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Migranti Albania: dall'accordo ai centri - Cronistoria di un esperimento europeo

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Migranti Albania: dall'accordo ai centri - Cronistoria di un esperimento europeo
8 novembre 2024: un gruppo di migranti intercettato in acque internazionali intorno all'Italia arriva a bordo della nave Libra della Marina Militare italiana a Shengjin in Albania (Ansa)

Il 6 novembre 2023 Italia e Albania firmano un protocollo per la costruzione di due centri per migranti in territorio albanese, gestiti e finanziati dall'Italia. Obiettivo dichiarato: esternalizzare parte della gestione delle richieste d'asilo per alleggerire il sistema italiano. Il progetto, primo del genere in Europa, prevede centri a Shengjin (hotspot portuale) e Gjader (centro trattenimento ed espulsioni) con capacità iniziale 3.000 persone all'anno.

Dal novembre 2023 all'operatività dei primi trasferimenti nell'ottobre 2024, tra costruzione accelerata, costi (670-680 milioni di euro fino al 2028), sentenze della magistratura che bloccano i trattenimenti, polemiche politiche e attenzione internazionale: questa è la cronistoria completa dell'accordo Italia-Albania sui migranti, dalle origini alle prospettive future.

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Dimmi La Verità | Fabio Amendolara: «Napoli, soldi e sesso in cambio di certificati per stranieri»

Ecco #DimmiLaVerità del 23 aprile 2026. Il nostro Fabio Amendolara ci rivela I dettagli dell'inchiesta su soldi e sesso in cambio di certificati per extracomunitari a Napoli.

Salis, tanta immagine zero sostanza: tutti i guai che non risolve a Genova
Silvia Salis (Getty Images)
La nuova icona della sinistra è troppo impegnata a farsi immortalare con Dj di grido in mezzo ai giovani per pensare che nella sua città il 65% dei senza dimora non ha una struttura dove stare.

Pochi mesi fa, per la prima volta in Italia, è stato realizzato un censimento nazionale delle persone senza fissa dimora in 14 grandi città. L’indagine, condotta dall’Istat insieme alla Federazione Italiana Organismi per le persone senza dimora, ha utilizzato il metodo «Point in Time»: una fotografia istantanea già diffusa in molti Paesi europei e negli Stati Uniti per misurare la povertà estrema.

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«Ong antirazzista finanziava il Ku Klux Klan»
Getty Images
Il Dipartimento di Giustizia Usa indaga su un’organizzazione che si presenta come baluardo contro l’estremismo di destra. L’accusa è di aver versato oltre 3 milioni a gruppi suprematisti e aver foraggiato i militanti per fomentare l’allarme sociale.

L’organizzazione che da anni si presenta come uno dei principali baluardi contro l’estremismo di destra finisce ora sotto accusa per aver finanziato proprio quegli ambienti che dice di combattere. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, infatti, ha avviato un’inchiesta sul Southern poverty law center (Splc), contestando il trasferimento di oltre 3 milioni di dollari a soggetti legati a gruppi suprematisti bianchi, tra cui movimenti riconducibili al famigerato Ku Klux Klan. In altre parole, si tratta di una vicenda che solleva numerosi interrogativi sui metodi e la trasparenza di una delle Ong più influenti del panorama americano.

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«I Carc si rifanno ai terroristi delle Br». Ma la Fiom li difende
Ansa
Secondo gli inquirenti, i sei indagati stavano costruendo una struttura eversiva. E i sindacati parlano di «repressione».

«Le Brigate rosse hanno sbagliato i tempi, non le finalità, e pertanto la loro esperienza è risultata fallimentare». In questo concetto la Procura antiterrorismo di Napoli, che martedì ha disposto la perquisizione di sei indagati per associazione a delinquere con finalità terroristico-eversive, individua la «convergenza ideologica tra il Partito dei Carc», acronimo di Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, quelli che sognano ancora di poter guidare una rivoluzione proletaria, «Nuovo Partito comunista italiano (nel cui solco opera il collettivo Autonomia studentesca e culturale) e l’esperienza brigatista».

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