Pensiero forte

Babbo Renzi perde con la «Verità». «Nessuna diffamazione negli articoli»
I signori Renzi (Imagoeconomica)
Il papà dell’ex premier dovrà risarcirci. Quanto scritto tra il 2018 e il 2019 si basava su fatti. Ad esempio, vari regali ricevuti da Matteo Renzi a Chigi erano stati trasferiti in un capannone dell’azienda di famiglia e prelevati da più soggetti.

L’ex premier Matteo Renzi, da qualche tempo, si è fatto paladino della libertà di stampa chiedendo a più riprese al governo di dare spiegazioni sul presunto spionaggio realizzato attraverso un’applicazione israeliana sui cellulari di giornalisti e attivisti. Anche se non è stato accertato che tutte le presunte vittime siano state effettivamente infettate dal malware, né che il governo abbia ordinato ai servizi segreti di spiare i cellulari dei sopra citati, l’ex premier si è erto a difensore dei cronisti. Peccato che sia lui che la sua famiglia da tempo portino avanti una temeraria guerra alla libertà di stampa condotta a colpi di querele e cause risarcitorie. Un modo per provare a mettere la mordacchia ai giornali toccando gli editori nel portafogli.

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«Tachipirina contro il Covid? Mai fatti test»
Assunzione di farmaci (iStock)
  • La Angelini, produttrice del farmaco, conferma alla commissione d’inchiesta che nessun esame fu svolto per verificare l’efficacia del paracetamolo sui contagiati. Eppure il medicinale era il pilastro del protocollo di Speranza, insieme alla «vigile attesa».
  • Due mesi all’infermiera per «lesioni gravissime». Medico assolto, nessun risarcimento.

Lo speciale contiene due articoli

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Invece di disarmare i baby assassini, la sinistra ci vuole parlare. Ma una predica non ferma un omicidio. Il contrasto al crimine sì.

A sinistra sta prendendo piede l’idea che per fermare i maranza, ossia le bande di giovani armati di coltello, bastino gli assistenti sociali. Ne ho avuto prova anche l’altra sera in tv, dove una giuliva Irene Tinagli, ex deputata montiana migrata nelle liste del Pd, spiegava che per evitare gli accoltellamenti nelle aule scolastiche non serve il modello securitario, ma sono necessari professionisti che operino per prevenire i conflitti e i disagi sociali. Il concetto che la mediazione di un terzo, estraneo alla famiglia e alla scuola ma anche alle forze dell’ordine, possa impedire che le bande giovanili si affrontino a colpi di machete è molto di sinistra e trae origine dalla convinzione che un bel dibattito e, magari, una successiva assemblea possano curare ogni cosa, anche i maranza. È il sociologismo applicato alla criminalità dove, alla fine, ogni colpa è riconducibile alla società brutta, sporca e cattiva. Non ci sono delinquenti, ma solo persone che non hanno avuto la possibilità di imboccare la retta via. Tutti nascono buoni, è la società, poi, che li fa diventare criminali. Dunque, per rimetterli in carreggiata servono gli assistenti sociali, ovvero il confronto. Del resto, non è lo stesso concetto per cui si vorrebbe introdurre l’educazione affettiva a scuola, per spiegare quali debbano essere i rapporti che regolano le relazioni uomo-donna e quanto sia sbagliata una società patriarcale, dove le faccende si risolvono a colpi di coltello?

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Solidarnosc insegna a Landini come si mette alle strette Elkann
Il sindacato polacco pronto alla lotta per difendere lo stabilimento Stellantis di Tychy.

I successori di Lech Walesa danno un po’ di lezioni alla Cgil su come impostare i rapporti con Stellantis: alzano la voce, battono i pugni sul tavolo, scrivono lettere scomode ai potenti e promettono battaglia. Altro che moderazione, altro che concertazione. A Tychy, nel cuore industriale della Slesia, Solidarnosc ricorda all’Europa che un sindacato, se vuole, può ancora fare il sindacato. Anche contro il primo socio, John Elkann. Anche contro i grandi azionisti, da Peugeot allo Stato francese, fino a BlackRock.

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Disagio giovanile, l’antidoto di Lewis: «Indicare l’ordine, il giusto e il bello»
Clive Staples Lewis. Nel riquadro, il libro «L’abolizione dell’uomo»
Adelphi ripubblica «L’abolizione dell’uomo» dell’autore delle «Cronache di Narnia». La migliore risposta a chi vuol fermare la violenza proponendo corsi sessuo-affettivi: «Irrighiamo i deserti con i giusti sentimenti».

«Il compito degli educatori moderni non è di sfrondare le giungle, ma di irrigare i deserti. La giusta difesa contro i falsi sentimenti è di inculcare giusti sentimenti». Possono bastare queste poche frasi di Clive Staples Lewis (1898-1963) per risolvere il contorto dibattito che da giorni si trascina a proposito della violenza e del disagio giovanile. Udiamo grandi e robuste parole come ascolto, integrazione e rispetto. Ci viene detto che se i giovani stranieri si riuniscono in bande e accoltellano è perché non abbiamo saputo accoglierli a dovere. E se fra i giovani italiani dilagano ansia e depressione, ci viene ribadito, è colpa della pressione a cui vengono sottoposti, alle carenze della scuola e alla mancanza di una educazione sessuo-affettiva diffusa.

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