Pensiero forte

I giudici adesso nascondono i bambini del bosco
Nathan Trevallion con i bambini (Ansa)
Marina Terragni, Garante per l’infanzia, chiede di far visita ai figli separati dai genitori assieme ad alcuni consulenti indipendenti. Cecilia Angrisano risponde picche: gli esperti non possono entrare «per non turbare i piccoli». O forse per non disturbare il tribunale?

La vicenda della famiglia nel bosco ha attraversato tutte le fasi. Alla fine della scorsa settimana è entrata a piedi pari nel territorio del tragico, con la decisione del tribunale dei minori dell’Aquila di separare ulteriormente i bambini dalla madre, lasciandoli da soli in casa protetta. Ora siamo decisamente entrati nell’assurdo o nel grottesco, fate voi.

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Clamoroso: il tribunale dell'Aquila vieta alla garante dell'infanzia di visitare la famiglia nel bosco accompagnata da esperti imparziali. L'ennesimo smacco ai Trevallion.

Ordinanze giudiziarie, bimbi costretti allo choc di essere allontanati dai genitori e ora emergono anche incongruenze tra le perizie delle Asl. «Un'immagine metaforica di un fallimento istituzionale». Così lo psichiatra Tonino Cantelmi descrive l'allontanamento forzato di Catherine dai suoi figli.

Distruggere l’unità madre-figlio è una decisione contro l’umanità
(iStock)
L’equilibrio Stato-famiglia è delicato. Romperlo compromette il benessere dei cittadini.

Prima di tutto le madri e i bambini. Nella lunga vita dello scrivente, passata in gran parte a ricordare ai padri i loro compiti verso i figli e le mogli, ho dovuto in ogni caso riaccorgermi che l’unità base, che va sempre confermata perché la vita continui nel mondo, è quella madre-bambino. Al di fuori non c’è storia, almeno storia umana. Dunque il fenomeno, semplicemente umano, che fa sì che la signora Catherine Trevallion sia separata dai suoi tre piccoli figli deve venire ormai riconosciuto nel suo aspetto di atto contro l’umanità.

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«Fermate quei giudici, fanno male ai bimbi»
Da sinistra, Massimo Ammaniti (Ansa), Vittorino Andreoli (Getty) e Claudio Risé (Basso Cannarsa)
Da Vittorino Andreoli a Massimo Ammaniti fino a Claudio Risé, tutti criticano con parole di fuoco le decisioni del tribunale dei minori dell’Aquila: «Errore gravissimo separare i Trevallion, c’è il rischio della schizofrenia». Ma le toghe ascoltano le assistenti sociali invece degli esperti.

Non sono uno psicologo e neanche uno psichiatra, ma ho letto con crescente incredulità gli interventi di tre autorità in materia. Massimo Ammaniti, Vittorino Andreoli, Claudio Risé sono considerati nei loro rispettivi campi grandi esperti nello scandagliare l’animo umano. Il primo è stato per lunghi anni docente di psicopatologia dello sviluppo, con attenzione per l’età evolutiva. Il secondo è stato direttore del dipartimento di psichiatria degli ospedali di Verona.

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