Pensiero forte

Il razzismo etico di Montanari mette nel ghetto le idee di destra
Tomaso Montanari (Imagoeconomica)
Nel suo ultimo saggio, lo storico dell’arte propone una ricostruzione distorta e sommaria delle riflessioni che ruotano attorno a Fratelli d’Italia. E bolla come malvagio ciò che ha a che fare col partito della fiamma.

Oltre vent’anni fa, quando Luca Ricolfi tracciò in un’opera di successo, Perché siamo antipatici, una diagnosi dei mali che travagliavano la sinistra - allora più di ora suo ambito di appartenenza - e le impedivano di ampliare i consensi elettorali, il suo sguardo si appuntò sul suo innato «senso di superiorità etica».

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I progressisti esultano per il nuovo premier ungherese. Che vuole chiudere le frontiere ed esalta Meloni. È l’ultimo cortocircuito dei compagni.

«Stranger Things»: la comunità che salva
(Netflix). Nel riquadro, il saggio di Vincenzo Notaro, «Sottosopra. Il mondo dopo "Stranger Things" tra declino e destino»
La popolare serie Netflix propone il modello di un gruppo di «eroi improbabili»: dei ragazzini disorganizzati e impreparati ma che riescono lo stesso ad affrontare il male grazie a uno slancio collettivo e a un senso istintivo e non dogmatico del sacro.

Stranger Things è una serie televisiva statunitense ideata, scritta e prodotta dai fratelli Matt e Ross Duffer, distribuita dalla piattaforma Netflix a partire dal 15 luglio 2016, collocandosi fin dalle origini in un punto di convergenza tra sci-fi, horror e coming-of-age drama.

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L’arte come provocazione ha stufato. Si dica quando è una «ca... pazzesca»
«Comedian», di Maurizio Cattelan (Ansa)
Il tradizionale concetto del bello, espressione di creatività e maestria e mezzo di gratificazione estetica, è stato abbandonato al punto da spacciare per «opera» anche un crocifisso di plastica immerso nell’urina.

Un interrogativo nasce spontaneo alla lettura della pagina della Verità del 4 aprile scorso, in cui è riportata la veemente e sacrosanta invettiva contro l’arte cosiddetta «post moderna» (ma estensibile anche a buona parte di quella definibile, più genericamente, «moderna») tratta dal recente libro di Silvana De Mari Dizionario minimo di difesa dell’ovvio.

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L’idea che bastino buone leggi per uniformare popoli e culture diverse è il grande inganno del nostro tempo. Senza una popolazione storicamente e culturalmente coesa, la legge diventa impotente e lo Stato perde la sua funzione.

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