Pensiero forte

Una sentenza sconfessa il diritto a morire
Eutanasia (iStock)
Annullato in Appello il risarcimento dovuto dall’azienda sanitaria triestina ai figli di un uomo, cui l’ospedale aveva negato il suicidio assistito, poi praticato in una clinica: «Tutt’altro che pretestuose le perplessità dei medici, mai stata provata la volontà del paziente».

Nel dubbio, in favore della vita. È la lezione che si deve trarre dall’ultima sentenza della Corte d’Appello di Trieste sul suicidio assistito. La quale, ribaltando il verdetto di primo grado, ha condannato i figli di un ottantaquattrenne a restituire il risarcimento che avevano ottenuto dall’azienda sanitaria, per il suo rifiuto di staccare i tubicini dell’alimentazione artificiale all’uomo.

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Se il coraggio della libertà infrange il volere unico del «Noi» collettivo
(IStock)
  • Nel suo ultimo romanzo, Christelle Dabos, famosa per la saga dell’«Attraversaspecchi», racconta un’umanità in cui tutti pensano allo stesso modo. E raccoglie l’eredità di Zamjatin e Rand, i precursori del genere distopico.
  • Nell’«Asse del lupo», lo scrittore Tesson ripercorre l’eroico cammino di Rawicz: il polacco fuggito dall’inferno e trattato come un pazzo perché anticipò Solzenicyn.

Lo speciale contiene due articoli.

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Per non scordare Crans, salvate le coscienze
Omaggio alle vittime davanti al locale Le Constellation di Crans Montana (Ansa)
Nessuno può togliere ai gestori del locale e allo Stato la loro responsabilità. Ma non dimenticare il disastro vuol dire anche insegnare ai giovani come rimanere sempre lucidi. E come saper rinunciare a stordimenti e strumenti che appannano la realtà.

«Del senno di poi sono piene le fosse» è un vecchio proverbio tramandato dal Manzoni che spiega come siamo tutti bravi, dopo, a capire le cose, a intuire dove sono stati fatti gli sbagli, come si potevano evitare i disastri. La frase significa: quelli che sanno tutto «dopo» sono tanti, e con la loro inutile e tardiva scienza ci si possono riempire le fosse; ma ha anche un secondo significato, più sinistro e sottile: nelle fosse ci stanno i morti, perché essere incauti può uccidere. Bisogna pensare col senno di prima, non con quello di poi, o qualcuno lo pagherà con la vita, e altri piangeranno il vuoto atroce che è stato lasciato dalla loro morte. È un discorso di responsabilità.

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Kennedy jr ammonisce la Germania: «I medici free vax vanno riabilitati»
Robert Kennendy (Ansa)
Il segretario alla Salute americano scrive all’omologa tedesca: ora basta procedimenti.

Robert Kennedy jr non ha dimenticato le ingiustizie del regime Covid. E ha scritto una lettera di rimostranze nientemeno che a Berlino, chiedendo di smetterla con la persecuzione di medici e pazienti, esentati dall’uso delle mascherine o dalle vaccinazioni durante la pandemia. Nina Warken, l’omologa tedesca del ministro della Salute di Donald Trump, è stata rampognata dal rampollo di Bob perché la Germania manderebbe ancora alla sbarra dottori e semplici cittadini. In un video su X, Kennedy ha affermato di aver scoperto che «oltre 1.000 medici e migliaia dei loro pazienti» hanno subito procedimenti giudiziari per i certificati di esonero. Numeri difficili da verificare. Anche nel nostro Paese l’Ordine ha comminato sanzioni, persino a colleghi che si limitavano a esigere accertamenti, prima di rifilare le dosi ai loro assistiti. Ciò che conta davvero è il principio enunciato dal segretario alla Salute: «Quando un governo criminalizza i medici per aver consigliato i propri pazienti, si supera una linea che le società libere hanno sempre considerato sacra».

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La bocciatura della norma toscana sul suicidio assistito apre spiragli: l’Aula deve privilegiare le cure palliative. Dove funzionano, le richieste di morire scompaiono.

Il combinato disposto - per così dire - fra il discorso tenuto da papa Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - in cui si condanna qualsiasi azione o legge che legittima azioni contro la vita, dal concepimento (aborto) alla morte naturale (suicidio assistito ed eutanasia) - con le parole del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di fine anno («Io penso che compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma sia sempre ridurre al minimo la solitudine», sostenendo cure palliative e caregivers familiari dedicati), propone una chiave di lettura nuova e illuminante sui temi inerenti il fine vita, compresa la stessa recente sentenza della Corte costituzionale.

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