Pensiero forte

«Stranger Things»: la comunità che salva
(Netflix). Nel riquadro, il saggio di Vincenzo Notaro, «Sottosopra. Il mondo dopo "Stranger Things" tra declino e destino»
La popolare serie Netflix propone il modello di un gruppo di «eroi improbabili»: dei ragazzini disorganizzati e impreparati ma che riescono lo stesso ad affrontare il male grazie a uno slancio collettivo e a un senso istintivo e non dogmatico del sacro.

Stranger Things è una serie televisiva statunitense ideata, scritta e prodotta dai fratelli Matt e Ross Duffer, distribuita dalla piattaforma Netflix a partire dal 15 luglio 2016, collocandosi fin dalle origini in un punto di convergenza tra sci-fi, horror e coming-of-age drama.

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L’arte come provocazione ha stufato. Si dica quando è una «ca... pazzesca»
«Comedian», di Maurizio Cattelan (Ansa)
Il tradizionale concetto del bello, espressione di creatività e maestria e mezzo di gratificazione estetica, è stato abbandonato al punto da spacciare per «opera» anche un crocifisso di plastica immerso nell’urina.

Un interrogativo nasce spontaneo alla lettura della pagina della Verità del 4 aprile scorso, in cui è riportata la veemente e sacrosanta invettiva contro l’arte cosiddetta «post moderna» (ma estensibile anche a buona parte di quella definibile, più genericamente, «moderna») tratta dal recente libro di Silvana De Mari Dizionario minimo di difesa dell’ovvio.

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L’idea che bastino buone leggi per uniformare popoli e culture diverse è il grande inganno del nostro tempo. Senza una popolazione storicamente e culturalmente coesa, la legge diventa impotente e lo Stato perde la sua funzione.

Pignatone e «la figlia del clan» che fu «costretta a collaborare»
Il libro del giornalista Danilo Chirico racconta la storia di Giusy Pesce, nata e cresciuta nella ‘ndrangheta. Arrestata, decise di voltare pagina. Dopo 30 anni rivela le pressioni, anche giudiziarie, e la vita sotto copertura.

L’ultimo incontro con la magistrata Cerreti è a Roma l’11 aprile, come sempre, in una caserma dei carabinieri. Quel giorno Giusy viene posta davanti a un bivio: dentro o fuori. Deve decidere se firmare o non firmare il verbale di fine collaborazione, quello che viene sottoscritto al termine dei centottanta giorni che i pentiti hanno a disposizione per raccontare tutto quello che sanno.

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Il Papa: «Chi fa la guerra ne risponde a Dio»
Papa Leone XIV (Ansa)
Le parole di Leone XIV alla sua prima Via Crucis: «Ora scura della storia, diffondiamo il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte». Telefonata con Volodymyr Zelensky («Serve una pace giusta») e con il presidente israeliano Isaac Herzog («Tutelare i civili»).

«Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto», anche quello di «avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».

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