Dopo la batosta del referendum sulla giustizia il centrodestra avrebbe bisogno di dimostrarsi unito, per prepararsi il meglio possibile alle elezioni del 2027. Invece, a quanto pare, i partiti che compongono la coalizione fanno di tutto per dare la sensazione di correre ciascuno per conto proprio. E pure di dover sistemare nuove e passate rivalità. Un esempio del caos, e anche del nervosismo, che regna tra leader e colonnelli della maggioranza, lo si è avuto nella giornata di ieri, con una serie di dichiarazioni che hanno fatto emergere vecchi dissidi e ambizioni mai sopite.
Tutto ha avuto inizio con il congresso di Noi moderati, la piccola formazione nata da una costola di Forza Italia e di cui è presidente Maurizio Lupi, mentre Mara Carfagna è segretario. Per l’occasione Ignazio La Russa, intervenuto all’adunata dei militanti lombardi della quarta gamba del centrodestra, si è fatto sfuggire una battuta sul candidato sindaco di Milano. «Io personalmente voglio un politico, perché un civico o è così bravo, così noto e così capace che il nome appena lo fai brilla, oppure è un salto nel buio», ha detto il presidente del Senato, «perché o troviamo un Batman della società civile, oppure è difficile». Che cosa abbia in testa la seconda carica dello Stato, nonché uomo forte di Fratelli d’Italia in Lombardia, non è difficile da scoprire, perché già mesi fa fece il nome dello stesso Lupi.
All’uscita di La Russa hanno fatto da contraltare quelle degli alleati. Prima Massimiliano Romeo, capogruppo leghista in Senato, nonché coordinatore lombardo del partito di Salvini, il quale nella stessa sede del congresso di Noi moderati ha voluto precisare che il candidato lo si sceglie a Milano, non a Roma. Mancava poco che dicesse «a Palazzo Madama» e poi la replica sarebbe stata ancor più chiara. Ma a fronte del nome di Lupi in campo, Romeo ha aggiunto: «Possono esserci quattro o cinque persone che ci sembrano buone? Iniziamo a vederci noi e poi proponiamo ai leader di partito».
Meglio ancora ha fatto Antonio Tajani che, da Pechino, dov’è in missione, ha mandato un videomessaggio alla conferenza nazionale dei sindaci civici per l’Italia. Nessun riferimento a Lupi o ad altri possibili candidati, ma solo un impegno per tutti i sindaci civici, dunque non politici. «Forza Italia vuole essere un punto di riferimento per tante liste che hanno bisogno di contatti, di collegamenti, di risposte dal Parlamento nazionale e dal governo centrale». Forza Italia, dunque, non Noi moderati. Che tra il partito fondato da Silvio Berlusconi e la formazione tenuta a battesimo da Lupi e Giovanni Toti non corra buon sangue è noto, così come si sa che neppure con Mara Carfagna e altri transfughi come Mariastella Gelmini i rapporti sono idilliaci.
Ora, può essere che tra ex ci siano questioni irrisolte ed è possibile che partiti con maggior vocazione lombarda vedano mal volentieri alcuni tentativi di imporre dalla Capitale delle decisioni. Tuttavia, come ho scritto più volte, il centrodestra si deve porre il problema di riconquistare la capitale economica d’Italia. Se oggi Milano è una città moderna, la più attrattiva delle metropoli europee, lo si deve allo straordinario lavoro fatto dalle giunte di centrodestra tra il 1997 e il 2011. Se non ci fossero stati Gabriele Albertini e Letizia Moratti, non avremmo avuto l’estensione delle metropolitane ed Expo, ma neppure la trasformazione di interi quartieri. Al contrario, avremmo avuto la sola speculazione edilizia regalataci negli ultimi anni di governo delle sinistre. Dunque, bisogna riprendere il controllo del capoluogo lombardo, perché è funzionale a mantenere anche il controllo della maggioranza di governo.
Ma oltre alla questione delle candidature c’è quella delle nomine, con l’ingresso al governo di Paolo Barelli in veste di sottosegretario non si sa di che cosa e l’uscita di Federico Freni, vice di Giancarlo Giorgetti, pronto a fare il salto in Consob. E anche qui i rapporti fra alleati non sono rose e fiori.
Tutto ciò non lo si fa con le divisioni e i veti incrociati, men che meno con le antiche rivalità o le frettolose rese dei conti. Il centrodestra a livello nazionale ha governato per quattro anni e se non ci saranno atti di autolesionismo ha la possibilità di finire la legislatura e governare per altri cinque. Ma soprattutto ha davanti a sé un obiettivo che sarebbe un delitto non raggiungere: nominare nel 2029 il presidente della Repubblica. Però anche un bambino capisce che se si comincia a litigare per la poltrona di sindaco di Milano è difficile poi riuscire a conquistare quella che sta lassù sul Colle. Dunque, animo cari ragazzi: piantatela di farvi del male. Più che Schlein, Conte e Renzi, gli unici che possono far perdere il centrodestra e regalarci un governo di sinistra per cinque anni e un simil Mattarella per sette siete voi.







