Pensiero forte

In virtù dell’abituale rotazione, la presidenza dell’Unione ora tocca a Nicosia, che non ha mai reciso i legami con Mosca.

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato un cipriota. Allarme compagni europei: da ieri è scattato il semestre di presidenza di uno degli Stati più piccoli e tradizionalmente più legati a Mosca di tutta l’Ue. Urge richiamo alla sensibilità democratica dell’intero collettivo di Bruxelles: i tailleur di Ursula, la faccia tosta di Macron e financo le gaffe di Kaja Kallas dovranno fare i conti con il peggiore dei nemici interni, la rotazione delle poltrone di comando sulla tolda dell’Unione. Il meccanismo bizantino, figlio malato di un sistema evidentemente decotto, prevede infatti che la presidenza del consiglio dell’Ue, l’organo che riunisce gli Stati membri e che dunque delinea le linee strategiche ed elabora le politiche estere e di sicurezza, passi di mano ogni sei mesi. E dall’1 gennaio il delicato e prestigioso incarico è passato a Cipro, già paradiso degli oligarchi turchi, per anni hub finanziario della Russia e legato a Mosca da antichi interessi comuni in campo energetico e militare. O partigiano portami via, che mi sento di morir.

Continua a leggereRiduci
«Un trauma per i bimbi Trevallion. Bisogna ripensare tutto il sistema»
Ansa
Lo psichiatra (stimato da papa Francesco) scelto dalla «famiglia nel bosco»: «Abbiamo bisogno di regole più flessibili, che siano in grado di tenere conto di madri, padri e figli. L’istruzione parentale sia fatta bene».

Tonino Cantelmi è uno psichiatra di grande esperienza e autorevolezza. Professore associato all’Istituto di Psicologia dell’Università Gregoriana, componente del Comitato nazionale per la bioetica presso la presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2020 fu nominato da papa Francesco consultore del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Gli avvocati dei Trevallion, la cosiddetta famiglia nel bosco, lo hanno nominato consulente di parte, in vista della valutazione a cui saranno sottoposti nei prossimi giorni per volontà del tribunale dei minori dell’Aquila.

Continua a leggereRiduci
Paura a Modena: prete accoltellato a gola e schiena in pieno centro città
Via Castelmaraldo, a Modena, luogo dell'aggressione (Ansa). Nel riquadro, padre Rodrigo Grajales Gaviria
Il missionario colombiano, trovato ferito da un passante, non è in pericolo di vita. L’assalitore pare sia un giovane nordafricano.

Mattinata di paura ieri a Modena, dove, intorno alle 10, don Rodrigo Grajales Gaviria, un sacerdote colombiano di 45 anni, è stato accoltellato alla schiena e alla gola in via Castelmaraldo, nel centro della città. Il religioso, vice parroco della parrocchia San Giovanni Evangelista di via Diena e sacerdote di riferimento della comunità sudamericana di Modena, è stato trasportato all’ospedale di Baggiovara dal personale del 118, dove è stato operato d’urgenza. Secondo le informazioni diffuse nel pomeriggio di ieri don Rodrigo non sarebbe in pericolo di vita.

Continua a leggereRiduci
Così stasera Mattarella può evitare la solita sbobba in tv
Sergio Mattarella (Ansa)
Consigli non richiesti per un discorso da vero presidente.

Se fossi Mattarella stasera cambierei registro nel messaggio di fine anno rivolto agli italiani. Dopo undici anni di discorsi sulla stessa linea se non sullo stesso copione, vale a dire il patriottismo della Costituzione, la Repubblica antifascista nata dalla Resistenza, l’Italia come concessionaria locale dell’Unione europea e lo Stato nazionale come un franchising del marchio Ue-Nato, cercherei di dire qualcosa di nuovo e di diverso, da un punto di vista generale. Non tornerei al patriottismo nazionale e non mi fermerei dentro i nostri confini, ma mi soffermerei su un’altra prospettiva più universale: l’umanità è in pericolo, rischia di perdersi e non poter tornare più indietro. Non si tratta della minaccia nucleare o ambientale, delle guerre e delle autocrazie imperanti ma di qualcosa di più radicale e perfino più tangibile: la disumanizzazione del mondo.

Continua a leggereRiduci
La Corte costituzionale frena Giani sulla legge regionale per il fine vita
La decisione sul caso Toscana: no al ruolo del sistema sanitario, sì al «federalismo».

La Consulta frena la corsa della Toscana verso la liberalizzazione del suicidio assistito. Ieri, la Corte ha stabilito che la legge non è illegittima nella sua interezza, ma in diverse disposizioni viola competenze statali esclusive. E benché i rilievi non riguardino il merito - il collegio, che d’altronde aveva già indicato i principi generali in base ai quali bisognerebbe permettere l’accesso alla procedura, non si oppone certo al suicidio assistito in sé - essi, tuttavia, colpiscono alcuni aspetti essenziali della legge. Si tratta di dettagli con cui Eugenio Giani sperava di mettere il turbo all’agenda radicale e progressista sul fine vita. Un obiettivo che si allontana, anche se il governatore a caldo esulta.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy