Pensiero forte

Di chi è la colpa se sparano a Trump? Ovvio, di Trump
Donald Trump (Getty Images)
Fioccano pareri di esperti sui frutti dell’odio seminato dai Maga In alternativa, diventano buone persino le teorie complottiste.

Anche questa volta la versione più diffusa è che «se l’è andata a cercare». Tesi, appunto, non certo inedita che però si tinge ora di una sfumatura particolare. Più o meno i maestri del pensiero sono d’accordo sul fatto che Donald Trump sia la causa dell’ennesimo attentato ai suoi danni. Tuttavia qualcuno ritiene che il presidente abbia armato la mano (aspirante) assassina di Cole Tomas Allen alimentando l’odio e la divisione fra gli americani.

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Venezi: «La Fenice dovrà chiarire». E la Meloni smonta il «Corriere»
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier smentisce Via Solferino sul suo coinvolgimento nella cacciata del direttore. Alessandro Giuli si intesta la scelta. E il sovrintendente ammette: «Mi è costata». Ma la bacchetta insiste: «Non ho offeso, sono stata bullizzata».

Nessun coinvolgimento del premier, Giorgia Meloni, nel licenziamento della direttrice musicale Beatrice Venezi dal Teatro La Fenice di Venezia. La narrazione secondo la quale dopo la sconfitta referendaria il presidente del Consiglio avrebbe adottato la linea dura del «chi sbaglia paga», non è piaciuta alla stessa Meloni, che ieri ha contestato la ricostruzione del Corriere della Sera sul suo ipotetico intervento nel licenziamento.

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Dietro gli attacchi Usa al pontefice c’è il messianismo dei protestanti
Donald Trump prega insieme ai pastori evangelici
Un pezzo dell’amministrazione di Donald Trump considera un obbligo religioso sostenere Israele.

I cattolici presenti nell’attuale amministrazione Usa, probabilmente quella con più cattolici della storia, si stanno trovando in singolare contrapposizione con gli esponenti del «protestantesimo sionista» e non certo per motivi squisitamente religiosi quanto per le implicazioni geopolitiche che le convinzioni basate sul dispensazionalismo generano.

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Il Papa va alla Sapienza che espulse Ratzinger
Papa Leone XIV (Ansa)
Giovedì 14 maggio Leone XIV parlerà nell’università che, 18 anni fa, sprangò le porte a Benedetto XVI. Oggi come allora, le autorità della Chiesa vanno bene quando rientrano nei confini del pensiero prevalente, come testimoniano Matteo Zuppi e Vincenzo Paglia.

Chissà se questa sarà la volta buona. Il 14 maggio papa Leone XIV dovrebbe visitare l’Università La Sapienza di Roma, lo stesso ateneo che nel 2008 respinse con rabbia Benedetto XVI offrendo una clamorosa anticipazione della censura woke che sarebbe divenuta prassi circa un decennio dopo. Leone, fanno sapere dalla Sala stampa vaticana, dovrebbe cominciare la visita alle 10.20 dalla cappella universitaria «Divina Sapienza», dove ad accoglierlo ci saranno il cardinale vicario Baldo Reina, la rettrice dell’Università, Antonella Polimeni, e il cappellano don Gabriele Vecchione.

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Programmi scolastici rassegnati a un livellamento verso il basso
Giuseppe Valditara (Ansa)
Una commissione ministeriale propone di spostare la lettura dei «Promessi sposi» di Alessandro Manzoni al quarto anno di liceo. Il motivo? Oggi gli studenti sono abituati alla comunicazione breve e faticano a comprendere i testi lunghi.

«Questa riforma non s’ha da fare». Si potrebbe ricorrere alla parafrasi di una delle battute più celebri de I promessi sposi per sintetizzare l’attuale posizione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, rispetto a una delle proposte di revisione dei programmi scolastici liceali avanzate nei giorni scorsi da una commissione ministeriale formata da docenti di scuola superiore e dell’università.

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