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Rogoredo usato per spingere il No a suon di balle
La Scientifica a Rogoredo sul luogo dell'omicidio (Ansa)

Carmelo Cinturrino non ha soltanto ucciso Abderrahim Mansouri, ma rischia di aver stecchito anche la riforma della giustizia varata dal governo Meloni. L’agente omicida di Milano, che per simulare la tesi della legittima difesa ha messo accanto alla vittima una pistola, si è infatti rapidamente tramutato in un’arma nelle mani dell’opposizione per sostenere il No al referendum.

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Melillo stronca la riforma della giustizia dopo una scalata sotto l’ombrello del Pd
Giovanni Melillo (Imagoeconomica)
Il procuratore antimafia, che lavorò per Andrea Orlando, è uno spot del «sistema Palamara».

Il «Fatto Quotidiano» ha pubblicato ieri un lungo articolo, a firma di Liana Milella, che dà conto della posizione del procuratore Giovanni Melillo sul referendum confermativo della riforma della giustizia approvata dal Parlamento. Melillo non è un magistrato qualsiasi: dopo una lunga e, come si dice in questi casi, «onorata carriera», dal 2022 è a capo della Procura nazionale antimafia, cuore e motore di tutta l’azione investigativa che riguarda mafia e terrorismo.

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Il nuovo sport è compiacere Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)
Il «Corriere» attribuisce il merito dei successi a Milano-Cortina non agli atleti, bensì all’«ala istituzionale» del Capo dello Stato. Dalle medaglie dei Giochi alla frana di Niscemi, la narrazione mediatica intende trasformare il Colle in una divinità taumaturgica.
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D’Alema scorda la Colombia e fa la colomba
Massimo D'Alema (Ansa)
Baffino va nello stabile occupato di Roma, che ci costa 21 milioni, a dar lezioni di pacifismo. Passando sopra le sue imbarazzanti trattative sulle armi, rivelate da questo giornale. E anche sulla riforma della giustizia rinnega la Bicamerale e le sue vecchie idee.

Da sempre Massimo D’Alema si considera il Migliore. È cresciuto nel culto di Palmiro Togliatti, perché, pioniere del Pci, ad appena 9 anni tenne un discorso davanti al segretario del partito che di lui avrebbe detto: «Questo non è un bambino ma un nano», sospettando che l’età non fosse quella dichiarata.

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Caro Abodi, ci risparmi il tiro al disabile
Andrea Abodi (Ansa)

Caro Andrea Abodi, caro ministro dello Sport, le scrivo in questo momento di festa, mentre si crogiola con i successi olimpici, per chiederle se, ebbro di trionfi, non potrebbe ritirarsi dall’ultima gara in corso. Mi riferisco, ovviamente, alla gara di tiro al bersaglio contro gli atleti paralimpici russi e bielorussi. Il Comitato ha deciso di ammetterli alla cerimonia inaugurale con le loro bandiere, ma lei, insieme al nostro governo, ha cominciato a sparare un colpo dopo l’altro, manco fosse sulla pista del biathlon. Ora: capisco l’euforia del momento, i successi danno alla testa. Ma non le sembra esagerato prendersela con degli invalidi che, facendo lo slalom ogni giorno della loro vita, sognano di farlo pure sulla neve? Davvero lei è convinto sia un danno se venti disabili (13 russi, 7 bielorussi) sfilano alla cerimonia d’inaugurazione con la loro bandiera?

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