Le Firme

Ora basta, va cambiato il sistema giudiziario
Matteo Renzi (Imagoeconomica)
Matteo Renzi attacca il ministro Piantedosi pensando di cavalcare il tema dell’«insicurezza» ma il titolare del Viminale dimostra numeri alla mano che, con la destra al governo, il contrasto ai reati aumenta. Sono i magistrati che rimettono in circolo i criminali.

Il pifferaio di Firenze andò per suonare ma tornò suonato, sbeffeggiato perfino dal prudente ex prefetto Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno, chiamato in causa dal senatore semplice Matteo Renzi e dai suoi compagni sul tema della sicurezza, ha infatti risposto al fondatore di Italia viva confrontando i dati del 2025 con quelli di quando al governo c’era proprio lui, il Bullo di Rignano. Una comparazione da cui l’esecutivo guidato dall’ex segretario del Pd non esce proprio benissimo.

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«Se la Cgil finanzia il comitato del No non può più dire che non fa politica»
Gian Domenico Caiazza (Imagoeconomica)
Gian Domenico Caiazza, presidente di «Sì separa» della Fondazione Einaudi: «Sulla data del referendum si sta trovando una mediazione tra governo e Quirinale, probabile il 22-23 marzo. L’Anm strepita perché perderà potere».
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Elkann e l’Europa ci hanno riportato al 1955
John Elkann (Ansa)
Settanta anni fa producevamo 230.000 vetture, oggi grazie alle scelte scellerate di Jaki, che ha seguito senza avere un’alternativa le follie di Bruxelles sull’elettrico, arriviamo a 213.000. Nonostante la marea di soldi pubblici che continuiamo a regalare alla famiglia.

Nel 2025 la produzione di auto in Italia è la più bassa da settant’anni. Nel 1955 ne erano state prodotte circa 230.000. I volumi produttivi annui dei veicoli negli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis sono scesi da 1.035.454 unità del 2017 (di cui 743.454 erano auto) a 379.706 del 2025 (di cui 213.706 auto). Pensate che nel 1955 le auto prodotte erano state oltre 230.000; quando ancora non c’erano le autostrade venivano prodotte più auto di ora.

Questi dati sono stati illustrati, in una conferenza stampa, dal segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici della Cisl, Ferdinando Uliano.

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Mattarella scelga: toghe rosse o democrazia
Sergio Mattarella (Ansa)
Il Colle deve decidere se stare col Parlamento e con la maggioranza degli italiani, se questi confermassero la legge Nordio, oppure con chi vuol sabotarne l’applicazione. Potrebbe accettare che il popolo chieda un cambiamento, ma poi le regole non si tocchino?

Ieri, sulla Verità, Alessandro Sallusti ha raccontato le manovre per evitare che la riforma della Giustizia varata dal governo Meloni determini il prossimo Consiglio superiore della magistratura. Da portavoce del comitato del Sì al referendum che dovrà approvare o cancellare la legge che porta il nome del ministro Nordio, Sallusti ha svelato il vero senso della discussione attorno alla data della consultazione popolare. Non si tratta di dare più tempo per organizzarsi a quelli che si oppongono alle nuove norme, ma di fare in modo che la riforma non abbia effetti sul prossimo Csm. Più in là nel tempo si va, nel chiedere agli italiani se sono d’accordo o meno a cambiare la Costituzione e a separare le carriere di pm e giudici, e più diventa impossibile che in autunno, quando l’attuale Csm esaurirà il proprio mandato, si possano eleggere i nuovi Consigli superiori della magistratura previsti dalla riforma.

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Lavoratori, addio: la Cgil difende i dittatori
Maurizio Landini (Ansa)
Un sindacalista tarantolato, sceso in piazza a Roma, spiega con tono minaccioso a un esule venezuelano che sbaglia a esultare per la caduta di chi ha oppresso la sua gente. D’altronde Landini insiste: Maduro è un leader «legittimamente eletto dal popolo».

«Sei scappato dal tuo Paese, scappa anche da qua. Vigliacco e traditore». Il sincero democratico della Cgil - inclusivo, pacifista e pure resiliente alle vongole - ha gli occhi fuori dalle orbite mentre aggredisce il ragazzo venezuelano che vorrebbe spiegargli l’assurdità della manifestazione organizzata a Roma a difesa del regime di Nicolás Maduro. Piazza Barberini è uno spaccato del Metaverso: un centinaio di militanti rossi di rabbia inneggia al dittatore nel nome del diritto internazionale (calpestato per 27 anni senza che se ne accorgessero) e ingaggia una pseudo-colluttazione con quattro esuli venezuelani che pensavano di partecipare al loro 25 aprile.

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