Le Firme

Per favore questa volta non liberate i delinquenti
Gli scontri di Torino tra i manifestanti e le forze dell'ordine durante il corteo di sabato scorso contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna (Ansa)

«Arrestateli tutti», chiede a gran voce l’opinione pubblica dopo gli scontri di Torino. Vedere una banda di teppisti che aggredisce un agente mentre è a terra, colpendolo con un martello, ha scosso le coscienze degli italiani.

Ma non basta: ci si può indignare e chiedere di mettere tutti in galera, ma poi dopo che la polizia ha eseguito gli arresti, c’è qualcuno che li rimette fuori. Prendete il caso di quei «bravi ragazzi» che mesi fa misero a ferro e fuoco la Stazione centrale di Milano, scontrandosi per ore con le forze dell’ordine. Dopo il fermo di alcuni dei giovani coinvolti nella guerriglia, il tribunale li ha scarcerati, ritenendo che perfino la misura dei domiciliari fosse troppo rigida, perché impediva a chi era studente di frequentare le lezioni. Insomma, la detenzione, seppur nel confortevole salotto di casa, è stata ritenuta una misura sproporzionata in ragione dell’età.

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Saviano mi ricorda i giudici che scioperarono contro Giovanni Falcone
Roberto Saviano (Ansa)
Secondo lo scrittore, la riforma Nordio aiuterebbe i clan. Ma non dimostra come In realtà l’autonomia dei pm non verrebbe toccata. A fare paura è il sorteggio.

Ho letto con dispiacere le dichiarazioni del giornalista Roberto Saviano che si avventura in commenti e proposte di voto sulla riforma della giustizia. Non mi risultava, tranne qualche titolo onorario senza valore scientifico, che il dottor Saviano avesse compiuto studi giuridici e con che profitto. E infatti, interrogata la rete che tutto sa, mi ha risposto che «non risulta pubblicamente quale voto di laurea abbia ottenuto Roberto Saviano, quando si è laureato in Filosofia all’università degli studi di Napoli». Le biografie disponibili confermano semplicemente che si è laureato in filosofia, ma non riportano il voto finale del suo percorso di laurea.

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Basta un Sì per far finire il gioco delle correnti
Imagoeconomica

Oltre a favorire i mafiosi, come scrive Roberto Saviano, e i topi, come sostiene una delle correnti della magistratura, prima di marzo la riforma della giustizia sarà probabilmente accusata anche di contribuire al surriscaldamento del pianeta.

In vista del referendum costituzionale, l’Anm, la sinistra e la cosiddetta stampa progressista immagino che addebiteranno altre colpe alla legge voluta dal ministro Carlo Nordio. In effetti, la norma ha una responsabilità gravissima: restituisce indipendenza e autonomia ai magistrati. Lasciate perdere la separazione delle carriere e tutte le fanfaluche di cui si discute in questi giorni: il nodo vero è la fine del sistema delle correnti, ovvero la rimozione di quel blocco di potere che negli ultimi 50 anni ha governato la magistratura con promozioni e provvedimenti disciplinari. Non in nome della legge, come dovrebbe essere, ma nel nome di gruppi organizzati come partiti. E per di più di sinistra.

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Vannacci non molla: «Fedele solo ai valori»
Roberto Vannacci (Ansa)
Il generale intervistato dal condirettore della «Verità»: «Fondare un mio partito? Allo stato attuale non c’è nulla, ma non posso escludere niente. C’è malcontento verso l’offerta politica. L’Ue va cambiata. E la remigrazione non è come la racconta la sinistra».

«Al momento nessun partito, ma tutto può succedere, io non cambio le mie idee». L’ex generale Roberto Vannacci, intervistato ieri sera dal condirettore della Verità Massimo de’ Manzoni alla Festa dei lettori controcorrente ad Abano Terme, ha toccato tutti i massimi temi di attualità. Dal suo progetto politico alla remigrazione, da Trump all’Ucraina, passando per l’Unione europea che «andrebbe riformata».

La «vannaccimania», come la chiama De’ Manzoni, è ingranata. Anche se l’europarlamentare non si sbilancia. «Non sono cambiato, anzi, continuo a dire che bianco è bianco e nero è nero. Il grigio non mi piace e continuo ad andare dritto per i miei ideali. Allo stato attuale, al di là del grande rumore dei giornali, non c’è nulla, ma il domani non posso ipotecarlo».

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La separazione delle carriere è già nella Carta, la riforma evita troppa discrezionalità
Maria Francesca Mariano, Gip di Lecce
In qualità di arbitro, il giudice deve essere equidistante tra pm e difesa. La nuova norma non fa altro che sancire ciò che oggi è rimesso alla sensibilità individuale.

Intervengo sul tema della separazione delle carriere in vista dell’imminente convocazione referendaria, dopo quasi trent’anni di funzioni da giudice penale, raccontando una storia.

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