Nathan Trevallion: «Ora siamo pronti a cambiare casa. Ma siano rispettati i nostri diritti»
Dalla fine dello scorso novembre Nathan Trevallion è separato dai suoi tre figli. Prima, per decisione del Tribunale, i bambini sono stati condotti in una casa protetta a Vasto, assieme a mamma Catherine. Poi, il 6 marzo, Catherine è stata allontanata dalla struttura, con una decisione che ancora adesso lascia molte perplessità.
I due genitori, in tutto questo tempo, hanno cercato di collaborare con le autorità, si sono resi disponibili a cambiare alcuni rilevanti aspetti del loro stile di vita. Ma ancora non è bastato. La perizia disposta dal tribunale a cui si sono sottoposti li descrive come inadatti, troppo rigidi e legati alle loro convinzioni. Ora Nathan e Catherine hanno deciso di cambiare avvocato per l’ennesima volta, rivolgendosi a Simone Pillon. Il quale ha iniziato a muoversi con molta cautela.
Pillon ribadisce la sua volontà (e quella di Nathan e Catherine) di offrire massima collaborazione. Ma, ribadisce, nel rispetto delle scelte di vita dei suoi assistiti. Spiega alla Verità che i «genitori si attengono scrupolosamente alle indicazioni ricevute, ma non possono non notare come i loro figli chiedano in ogni occasione quando potranno tornare a casa. Per questi bambini», continua l’avvocato, «l’esperienza della casa famiglia è molto più travolgente di quanto lo sarebbe per altri bambini. Questi bimbi sono abituati a vivere all’aperto, circondati dai loro animali, all’aria aperta. Vivere chiusi dentro per loro è ancora più traumatico, in più senza mamma e papà con cui erano abituati a stare tutto il giorno, anche se avevano contatti anche con altri bambini e altre persone».
Anche Nathan non può non soffrire notevolmente per quanto accaduto. «Sono profondamente addolorato e infelice nel vedere i bambini in quella situazione», dice alla Verità. «Sto vivendo questo periodo giorno per giorno. È il momento più difficile della mia vita. Non abbiamo i nostri figli a casa. Da quando ci sono stati portati via, la mia vita è diventata un susseguirsi di ansia, stress, paura e la nostra pace è svanita. Faremo il necessario, io e Catherine, per collaborare con le istituzioni ma chiediamo anche che siano rispettati i nostri diritti di genitori».
Qualcuno nelle settimane passate ha scritto e detto che c’erano tensioni fra te e tua moglie, è vero?
«No, non è vero. Grazie a questa esperienza siamo diventati più forti e uniti. Il nostro amore è così profondo che non ci separeremo mai. Le notizie riportate dai giornali, secondo cui litigavamo e vivevamo in case separate, sono completamente false. Non ci siamo mai separati e ci sosteniamo a vicenda in questo momento difficilissimo. Entrambi siamo molto preoccupati per i nostri figli e li pensiamo giorno e notte».
Che cosa vi sta dando la forza per affrontare questo momento così difficile?
«I bambini. L’amore che proviamo per loro ci ha dato tutta la forza di cui avevamo bisogno. L’amore per la nostra vita insieme, il modo in cui viviamo, la nostra casa, i nostri animali, i nostri amici, la famiglia, i vicini e l’ambiente che ci circonda ci ha aiutato enormemente. Andarcene sarebbe un ulteriore stress in una situazione già insopportabile. Aver dovuto affrontare la paura più grande che un genitore possa mai provare, ovvero perdere i propri figli, ci ha resi solo più determinati, più forti e più uniti».
Quando e come riuscite a comunicare con i bambini in questo periodo? E soprattutto: come stanno i vostri figli nella casa protetta?
«Li vedo sei giorni alla settimana per un’ora e mezza ogni mattina e il mercoledì pranzo con loro. Mia moglie fa due videochiamate a settimana di mezz’ora ciascuna e un incontro a settimana. È un primo passo poterci finalmente riunire tutti insieme come famiglia ogni settimana, ma ai bambini manca la loro casa, la loro mamma e il loro papà, i loro animali, Lee, Gallipoli, Uriel, la loro gallina preferita che amano disegnare, e i loro gatti che coccolavano tanto. Sentono anche la mancanza dei nostri amici. A volte sono tristi, arrabbiati, ansiosi e continuano a chiedere quando potranno tornare a casa».
A proposito di tornare a casa. Da parecchio tempo si parla di una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli in cui voi dovreste trasferirvi. Allora le chiedo: avete finalmente deciso di cambiare casa e di andare ad abitare lì? E che altri cambiamenti siete disposti a fare sulla base di quanto vi viene richiesto dalle autorità?
«Sì, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo deciso di andare a stare nella nuova casa, così quando i bambini usciranno saremo pronti ad accoglierli. Dovremo alzarci presto per governare gli animali, che purtroppo non possono venire con noi, ma ne vale la pena, pur di riavere i nostri figli a casa il prima possibile. Con Catherine abbiamo anche deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità, così da poter aiutare ancor meglio i bambini già da ora».







