A Giuseppe Conte non piace che si ricordi il buco creato dal suo governo con il Superbonus. Ieri, dopo che Giorgia Meloni ha ricordato quanto ancora pesi sulle casse pubbliche la misura del 110 per cento voluta dal governo giallorosso, il capo dei 5 stelle ha reagito in malo modo, accusando il presidente del Consiglio di suonare come un disco rotto. «Questa lagna la sentiamo da quattro anni. Basta con le balle: dopo quattro anni e zero riforme il tempo delle Superscuse è scaduto».
Peccato che i numeri e le relazioni delle autorità finanziarie dicano altro e cioè da tempo abbiano riconosciuto che il provvedimento introdotto da Conte e da lui più volte sventolato in campagna elettorale abbia creato gravi problemi di finanza pubblica. Ve lo ricordate quando l’ex premier concludeva i comizi dicendo che grazie a lui gli italiani avevano la possibilità di ristrutturare la casa gratuitamente? Scandiva con forza l’avverbio perché avesse più presa sull’elettorato: gra-tui-ta-men-te. In realtà il bonus 110 per cento non era affatto gratuito. A pagare era lo Stato e di conseguenza i contribuenti. Così si sono scaricati sui conti pubblici gli affari di alcune centinaia di migliaia di famiglie che con il denaro statale si sono rifatti casa.
Conte si nasconde dietro la scusa che questo è servito a rilanciare l’economia nazionale dopo il Covid. Gli studi di Banca d’Italia - istituto indipendente - hanno già abbondantemente smentito questa frottola. L’aumento del Pil ottenuto con il Superbonus non solo è stato più basso di quanto viene detto, e dunque non è stato ripagato da un aumento delle entrate, ma almeno la metà dei lavori sussidiati con denaro pubblico sarebbero stati fatti ugualmente, perché i proprietari degli immobili erano già intenzionati a farli. Dunque, quello di Conte e dei 5 stelle è stato un autentico regalo, fatto utilizzando risorse che potevano essere destinate a sostenere sanità e scuola, ma anche la riduzione delle tasse. Cito non a caso settori che avrebbero potuto beneficiare dei soldi sprecati con il Superbonus, perché sono quelli su cui la coalizione giallorossa oggi all’opposizione insiste di più, accusando l’attuale maggioranza di non aver fatto nulla per migliorare istruzione, liste d’attesa negli ospedali e pressione fiscale. Che cosa sarebbe stato possibile finanziare con 120 miliardi, cifra che è pari al bilancio dell’intero settore scolastico e poco di meno di quello della salute? Aggiungo di più. Le ricerche di Banca d’Italia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio, altra authority indipendente, hanno chiarito che il Superbonus è andato a vantaggio dei ceti più abbienti e questo mentre l’opposizione giallorossa continua a parlare di un aumento della povertà in Italia (per altro smentita dall’Istat). Quante famiglie avrebbero potuto essere aiutate con i fondi regalati a chi si è ristrutturato il castello a spese dello Stato?
Infine, due ultime osservazioni. Pagella politica, sito indipendente di fact checking, ha passato al setaccio le dichiarazioni dei leader sulla questione del Superbonus. Quella che riporto è la sintesi pubblicata a dicembre 2025: «Il peso del Superbonus continua a farsi sentire, anche se non influisce direttamente sul deficit. Lo Stato ha accumulato oltre 100 miliardi di debito aggiuntivo e dovrà gradualmente far fronte a una raccolta delle tasse più bassa a mano a mano che i crediti da ripagare maturano. È vero che lo Stato non deve più “scrivere” che ha speso un certo numero di miliardi in più, perché lo ha già fatto nel momento in cui ha concesso il credito. Ma questo non toglie che è proprio quest’anno che dovrà rinunciare a delle risorse dal punto di vista finanziario a causa delle mancate entrate fiscali».
Ultima citazione da Liberi oltre le illusioni, associazione che promuove il pensiero critico e la divulgazione scientifica: «Il Rapporto sulla politica di bilancio 2025 dell’Ufficio parlamentare di bilancio e numerose fonti indipendenti mostrano che il Superbonus è stato caratterizzato da inefficienza economica, effetti regressivi, inflazione settoriale e un’eredità fiscale pesantissima. Questa misura non è un modello da imitare, ma un caso scuola di come l’emergenza può essere usata per giustificare interventi populisti, con benefici di breve periodo e costi che ci accompagneranno per decenni».
Che altro c’è da dire? Caro Conte, basta balle, ne abbiamo sentite troppe.







