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Sempre meno gay fanno le unioni civili. Ennesimo «diritto» che non vuole nessuno
Gay pride a Milano (Ansa)
I numeri confermano il crollo delle richieste. Ma Elly Schlein a Milano difende gli Lgbtq. Infischiandosene di lavoro, sanità, energia...

Ci sono voluti trent’anni per approvare la legge sulle unioni civili. Prima i Pacs, poi i Dico, quindi DiDoRe, infine la legge Cirinnà. Discussioni, battaglie, cortei per le vie delle principali città. Alla fine, il 20 maggio del 2016 ci fu la promulgazione da parte del presidente della Repubblica e il 5 giugno dello stesso anno l’entrata in vigore delle nuove norme. Ne valeva la pena? Probabilmente, per chi ha così ottenuto di regolare davanti alla legge la propria unione, sì. Ma valeva la pena di un così grande impegno politico per un risultato minimo?

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Gli sciiti occupano la Centrale per le autoflagellazioni del rito pubblico dell’Ashura.

Benvenuti nel Milanostan. Fra autoflagellazioni maschili, nenie di tradizione sciita e universo femminile con il burqa è andato in scena il rito pubblico dell’Ashura. Dove? Davanti alla Stazione Centrale di Teheran trasferita in piazza Duca d’Aosta, con il traffico di via Vittor Pisani bloccato per dare spazio al corteo musulmano che commemora il martirio dell’imam Hussein, nipote di Maometto, durante la battaglia di Karbala nel 680 dopo Cristo.

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Per la Cgil con il caldo non si lavora, ma si può sfilare sul carro del Pride
Ansa
Secondo Maurizio Landini e compagni, la mancata pioggia e i morti nei cantieri sono colpa di Giorgia Meloni. Faticare al sole è un suicidio mentre andare al corteo arcobaleno a Napoli (alle 15) è un dovere. Alla faccia dell’allerta.

Lavoratori di tutto il mondo, refrigeratevi. La Cgil di lotta e di condizionatore è da tempo impegnata, come sappiamo, in una campagna infuocata, o per meglio dire: ghiacciata, contro il caldo.

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Edi Rama: «Vogliamo entrare nella Ue ma la troppa burocrazia la condanna all’irrilevanza»
Edi Rama (Ansa)
Il premier albanese: «L’euro premia economie solide però le riforme le fanno i governi. La sinistra sbaglia a voler fare politica senza consenso. Il woke non diventi scomunica».

È nato il 4 luglio, come il Ron Kovic interpretato da Tom Cruise dell’omonimo film. Ma lui è venuto al mondo qualche anno dopo, nel 1964. Per Giorgia Meloni si è inginocchiato e ha realizzato un foulard. Ma lui è di sinistra. Una sinistra concreta, però. Seppur cosmopolita e colta. Per esempio sostiene una gestione pragmatica dell’immigrazione e ha collaborato attivamente con l’Unione europea e con l’Italia per contenere e gestire i flussi.

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Via kebab e negozi etnici dai centri storici
iStock
In Europa la socialista Mette Frederiksen, che apprezza Giorgia Meloni, ordina la stretta contro i ghetti degli stranieri. E addirittura vieta la preghiera del muezzin. Nelle Marche Francesco Acquaroli mette al bando i bazar per salvaguardare la tradizione nazionale.

L’ha evocata Giorgia Meloni martedì, nel Giorno della Verità. Rispondendo a una domanda sul nuovo regolamento per i rimpatri, il presidente del Consiglio ha rivelato un’intesa con il premier della Danimarca, Mette Frederiksen, per rendere al più presto operativi gli hub nei Paesi terzi, allo scopo di rimandare a casa gli immigrati che non hanno diritto di restare. Potrebbe sembrare un accordo fra capi di governo di destra per frenare l’invasione di clandestini. E invece no, i partiti accusati di essere xenofobi, razzisti, fascisti eccetera, invece non c’entrano nulla, perché Mette Frederiksen non fa parte né di un partito sovranista né di un gruppo conservatore, ma è socialista.

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