Le Firme

Occhio agli inciuci: gli italiani li puniscono
Sergio Mattarella (Ansa)

Non conosco Andrea Ninzoli, segretario lombardo dei ragazzi di Forza Italia, tuttavia mi ha colpito una sua intervista in occasione delle manifestazioni del 25 aprile. Conversando con il cronista dell’Huffington Post, il capo dei giovani azzurri non ha escluso l’appoggio del suo partito a un governo di sinistra nel caso in cui il risultato delle prossime elezioni politiche fosse incerto e il Pd, pur avendo la maggioranza, non avesse i numeri per governare. L’apertura a una collaborazione con il partito di Schlein, per quanto proveniente da un giovane dirigente regionale, ha indotto Marcello Sorgi, cronista esperto di cose parlamentari, a scrivere che Forza Italia volge lo sguardo a sinistra.

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I sei 25 aprile diversi che dividono gli italiani
Ansa
Gli antifascisti si spaccano fra moderati ecumenici, eredi del Pci e grillini terzomondisti. Ma ci sono anche tre frange critiche sulla commemorazione: i riconciliatori, i revisionisti, quelli che vogliono guardare avanti. Non è così che si unisce un Paese.

A più di ottant’anni dalla Liberazione, l’Italia ha celebrato la Resistenza in sei modi diversi, a conferma di quanto la festa unisca gli italiani. A essere generosi, i sei sono ulteriormente divisi in due campi, come gli Orazi e i Curiazi.

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Rocchi indagato: «Designava arbitri che fossero graditi all’Inter»
Gianluca Rocchi (Ansa)
Il selezionatore è accusato di concorso in frode sportiva Avrebbe avuto «riunioni a San Siro». Lui: «Estraneo ai fatti».

È il 28 agosto del 2024 quando all’Hotel Sheraton San Siro a Milano vanno in scena gli ultimi giorni del calciomercato. Dirigenti, procuratori, manager dei club di Serie A si incrociano nei corridoi dove il calcio italiano tratta, pesa e misura i rapporti. Giuseppe Marotta è lì da presidente dell’Inter e dell’A.Di.Se., l’associazione dei direttori sportivi.

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Infrangiamo le regole Ue ma basta dare soldi agli evasori
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
I dati del Mef sono uno schiaffo per gli onesti: oltre un italiano su quattro vive alle spalle degli altri. E solo 1,4 milioni dichiarano più di 75.000 euro. Sforamento è necessario, ma l’Agenzia delle entrate deve vigilare.

Puntuali come le cambiali in scadenza, a fine aprile arrivano le statistiche del Mef sulle dichiarazioni fiscali degli anni precedenti. Il dipartimento delle Finanze elabora i dati del ministero e poi li risputa in pillole che finiscono sulla prima pagina del Sole 24 ore. L’ultima capsula, resa nota ieri dal quotidiano confindustriale, mi ha avvelenato la giornata. La sintesi è nel titolo di prima pagina: «Irfep zero per 11,3 milioni di contribuenti, solo il 3,3 per cento dichiara più di 75.000 euro». In altre parole, siccome nel 2024 a presentare la dichiarazione dei redditi sono stati 42,8 milioni di italiani, significa che più di uno su quattro vive alle spalle degli altri, perché non paga neppure un euro di tasse.

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Dopo gli spot per la «morte dolce» ora anche i sani vogliono l’eutanasia
iStock
Una donna inglese ha scelto il suicidio assistito in Svizzera a causa del dolore dovuto alla perdita del figlio. È il risultato di una propaganda che ha normalizzato il fine vita con casi estremi dal forte impatto emotivo.

Wendy Duffy, 56 anni, ex operatrice socio-sanitaria britannica delle West Midlands, è il primo o comunque il più clamoroso caso occidentale di eutanasia per crepacuore. Questa donna ha scelto il suicidio assistito non perché malata terminale o disabile grave vessata da un dolore continuo e costante.

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