Le Firme

La Germania vuole remigrare 800.000 siriani in tre anni
Il cancelliere tedesco Merz con il presidente siriano al-Sharaa (Getty Images)
Patto tra Merz e al-Sharaa: la Germania finanzierà la ricostruzione del Paese mediorientale, che accetterà la remigrazione dell’80% dei profughi accolti 10 anni fa. Alla faccia dei dubbi sul rispetto dei diritti umani.

La chiamano «migrazione circolare», perché «remigrazione» pare brutto e «deportazione» si usa solo se di mezzo c’è Donald Trump. Il senso rimane quello riassunto dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz: l’80% dei siriani presente in Germania, cioè oltre un milione di persone, «dovrà tornare nella propria patria entro i prossimi tre anni».

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Israele choc: Pasqua bloccata
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme (Ansa)

Vietato l’accesso al Santo Sepolcro per il cardinal Pizzaballa:«Motivi di sicurezza». È un autogol di Netanyahu, che acuisce tensioni già forti. Papa Leone XIV: «Impedito un rito ai fedeli».

Quando all’inizio del 1991 mi recai per la prima volta in Israele la guerra del Golfo era in corso. Gli Scud di Saddam Hussein scavavano crateri enormi tra le case di Tel Aviv e il governo guidato da Yitzhak Shamir, esponente del partito di destra Likud, raccomandava alla popolazione non soltanto di nascondersi nei rifugi, ma anche di indossare le maschere antigas.

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Cara Salis, se Franceschini l’ha scelta il Pd è suo
Silvia Salis (Imagoeconomica)

Cara Silvia Salis, caro sindaco di Genova e astro nascente della sinistra, le scrivo questa cartolina nella certezza che lei sarà davvero la Papessa del Pd. Lo so che come sempre ci tiene a stare (a metà) fuori dalla mischia: ha già annunciato che non correrà le primarie, anche se ci ha tenuto a far sapere che, se la chiamassero direttamente a diventare la leader, «ci rifletterebbe». Risposta sublime. Come l’altra volta quando le domandarono delle possibilità di avere un ruolo nazionale e lei rispose: «Oggi faccio la sindaca, domani chissà». Lei non è una Papessa. Lei è di più: l’oracolo di Delfi. Anzi di Pd(elfi).

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Meloni incontra Tajani e Salvini per scacciare lo spettro del voto
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Ansa)
Un rischio seguire i consigli di chi chiede elezioni subito: vertice fra i leader per fissare i punti del rilancio. Scontro con Emanuele Orsini sugli incentivi. Psicodramma: l’ex ministro del Turismo non lascia il gruppo Whatsapp.

«Esagerare una vittoria è infantile, esagerare una sconfitta è delittuoso». Il colonnello di Fratelli d’Italia è lapidario e forzatamente anonimo, perché non è il momento di creare ulteriore moto ondoso in un mare già agitato. Quello del governo, dove sembra che in queste ore la regola stia dentro la vecchia canzone di Enzo Jannacci: l’importante è esagerare.

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L’Europa sta perdendo il conflitto senza neanche combatterlo
Kaja Kallas (Ansa)
Ci avevano spiegato che dovevamo tagliare il gas russo per non sottostare ai ricatti di Putin. Ma non ci avevano mai spiegato come fronteggiare una crisi energetica grave.
Come se non bastasse l’alta rappresentante per la politica estera della Ue, Kaja Kallas, ha appena ingaggiato un duello verbale con il segretario di Stato americano Marco Rubio sullo scarso impegno Usa nei confronti della Russia, ricordando che un anno fa era stato proprio lui ad assicurare provvedimenti pesanti della Casa Bianca nel caso in cui Mosca avesse ostacolato gli sforzi per terminare la guerra in Ucraina.
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