Le Firme

Miracolo a sinistra: remigrare i criminali
Ansa
Secondo un sondaggio Swg, tre cittadini su quattro sono favorevoli all’espulsione degli immigrati condannati. Non solo, un progressista su quattro vuole il blocco navale. E, pure nella rossa Emilia-Romagna, De Pascale chiede più repressione.

La sinistra sulla sicurezza non è credibile. Nel senso che sebbene dopo aver parlato a lungo di percezione negli ultimi tempi abbia riscoperto la questione, non ha proposte concrete per garantire agli italiani la soluzione ai loro problemi. Chi lo ha detto? Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, o il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi? Oppure è una frase pronunciata dal leader della Lega, Matteo Salvini, o da quello di Forza Italia, Antonio Tajani? No, le parole sopra riportate non sono di nessun esponente di centrodestra, ma di Michele De Pascale, governatore della rossissima Emilia-Romagna.

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Agli ultra il daspo, ai violenti rossi niente
Ansa
Daspo all’ultrà interista che ha lanciato un petardo contro il portiere della Cremonese: eventi sportivi vietati per quattro anni. Meno rigore con i violenti di piazza che hanno assaltato e ferito gli agenti. La sinistra li difende: l’idea del fermo sarebbe liberticida.
Non sono un esperto di fuochi d’artificio, però ieri ho imparato una cosa: non tutti i petardi sono uguali. La differenza sta in chi li lancia e soprattutto in chi li riceve. Se per esempio il mortaretto è sparato da un ultras contro un calciatore mentre

è in corso una partita di calcio, non soltanto l’hooligan rischia l’arresto, ma in un battibaleno la giustizia lo «condanna» a quattro anni di Daspo, proibendogli l’accesso allo stadio. Se invece la bomba carta è lanciata contro le forze dell’ordine durante una manifestazione, come si è visto a Torino e Milano, al massimo si rischia un buffetto.

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Di Matteo rinnega le critiche alle correnti
Nino Di Matteo (Imagoeconomica)
Non solo parlò di «metodo para-mafioso»: a ottobre si dimise dal sindacato delle toghe contestando le «logiche di opportunità politica». Ora invita a non «strumentalizzare».

Immaginate la seguente scena. Un disgraziato finisce sotto inchiesta, il pm lo interroga e gli chiede conto del contenuto di una certa intercettazione e lui risponde piccato: «Ma come si permette? Lei sta strumentalizzando le mie parole». E il pm: «Mi scusi, come non detto, inchiesta chiusa, arrivederci, mi saluti i suoi». Vi sembra possibile? Impossibile, eppure è proprio quello che i leader del fronte del No al referendum stanno pretendendo se messi di fronte alle loro lampanti e documentate contraddizioni. «Lei strumentalizza» è la nuova parola d’ordine di questi signori.

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Hanno trasformato in «fluido»
perfino l’Uomo Vitruviano
iStock

Caro Uomo Vitruviano, le scrivo questa cartolina perché ho visto che le hanno tagliato le palle e volevo esprimerle la mia solidarietà.

Non si fa così. Abbiamo passato anni a celebrare lei e il genio del suo papà Leonardo da Vinci, l’abbiamo eletta a simbolo del rapporto tra arte e scienza, tra uomo e natura, l’abbiamo gelosamente custodita dal 1490 senza neanche esporla troppo nei musei per non consumarla, abbiamo sfruttato la sua immagine stampandola su gadget, libri, magliette e foulard, e adesso che facciamo? La eviriamo. Proprio così. Zac, taglio netto, addio zebedei. Anche lei è costretto a diventare fluido, no gender, no binary, gender void, il nome lo trovi lei, che è figlio di un genio. In ogni caso siamo sicuri che è una cosa da far girare le palle, almeno a chi le ha ancora.

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Baffino è un motivo in più per votare Sì
Massimo D’Alema (Ansa)

Da ieri c’è un motivo in più per votare Sì alla riforma della giustizia: Massimo D’Alema voterà No.

Spezzaferro (il soprannome gli venne affibbiato nel Sessantotto perché il líder máximo si vantava di riuscire a piegare con due dita i tappi a corona delle bottiglie di birra) ha infatti comunicato la sua decisione al Corriere della Sera, con apposita intervista. Che la legge messa a punto dal ministro Carlo Nordio ricalchi in gran parte le proposte della Bicamerale, di cui lui stesso nel 1997 fu presidente, poco importa. Né conta che, coerentemente con l’impostazione tenuta negli anni passati, la maggior parte dei dalemiani, ossia del gruppo che con lui conquistò Palazzo Chigi, sia favorevole alla riforma.

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