Da sempre Massimo D’Alema si considera il Migliore. È cresciuto nel culto di Palmiro Togliatti, perché, pioniere del Pci, ad appena 9 anni tenne un discorso davanti al segretario del partito che di lui avrebbe detto: «Questo non è un bambino ma un nano», sospettando che l’età non fosse quella dichiarata.
Da uno così, che prima ha brigato per diventare segretario del Pds e poi per fare il presidente del Consiglio, missioni entrambe compiute, non ci si può dunque che aspettare un complesso di superiorità che il nostro, dotato di una naturale antipatia, non fa nulla per dissimulare. Si sente il più bravo, il più intelligente e il più furbo. Appunto, il Migliore tra i compagni e non solo. Questo lo ha da tempo convinto di poter far fesso chiunque e di poter dire tutto e il suo contrario senza che nessuno se ne accorga. La penultima prova l’ha data giorni fa, con un’intervista al Corriere della Sera in cui ha annunciato il voto contrario alla riforma della giustizia. Immaginando che qualcuno ricordasse le sue proposte in materia di giudici e Csm di quando era presidente della commissione Bicamerale, ha messo le mani avanti prima ancora di sentire le obiezioni, dando ai suoi compagni rimasti coerenti con le idee di 30 anni fa dei voltagabbana. Insomma, non è lui ad aver cambiato opinione, ma loro, in un ribaltamento dei ruoli che non poteva non lasciare a bocca aperta i pochi che conoscono la storia. Ma D’Alema sa che a conoscerla davvero, a ricordare le prese di posizione del passato, sono pochi e dunque, sentendosi più furbo degli altri, perfino dei suoi compagni, non si è fatto scrupolo di dar loro dei traditori, a cui naturalmente con tono condiscendente ha poi detto di volere bene.
Ma, come dicevo, quella non era che la penultima prova del complesso di superiorità di cui soffre. L’ultima l’ha offerta sabato, al convegno nel centro abusivo che ai contribuenti italiani rischia di costare 21 milioni. Il palazzo romano occupato da anni dai centri sociali è quello che il Comune non ha mai sgombrato e a cui l’elemosiniere di papa Francesco riattaccò la corrente, a spese del contribuente, non del pontefice. Lo avesse fatto chiunque altro, di rubare l’energia elettrica con un collegamento abusivo, sarebbe finito in galera, ma trattandosi di un monsignore ed essendoci la compiacenza della sinistra e dell’allora sindaco Virginia Raggi, tutti hanno fatto finta di niente, così gli italiani pagano anche la bolletta degli inquilini morosi del suddetto edificio.
Tuttavia, questa è la storia del palazzo abusivo, dove guarda caso D’Alema e compagni (c’erano Roberto Speranza, l’indimenticato ministro della Salute ai tempi del Covid, e Pier Luigi Bersani, anche lui indimenticato segretario del Pd che si fece mettere i piedi in testa dai 5 stelle in diretta streaming) hanno tenuto il congresso della loro corrente. Ma poi viene la storia di quel che ha detto l’ex premier diventato negli anni mediatore d’affari. Alla platea di compagni, l’ex pioniere portato davanti a Togliatti si è messo a parlare di declino dell’Occidente, che «le destre vogliono recuperare invocando un assetto da guerra e i pieni poteri». A D’Alema sul tema degli armamenti ha dato manforte Bersani, il quale riscuotendo grandi applausi ha invitato a chiamare il 118, perché «se serve un sistema missilistico per difendere l’Unione europea, comprare dagli americani significa stare fuori come i balconi». Nel palazzo occupato abusivamente, il rosso antico va di moda e infatti da vecchi nostalgici, D’Alema e compagni rispolverano l’antiamericanismo e il pacifismo. Nessuno però ha il coraggio di ricordare a colui che si crede il Migliore quella telefonata con cui lui si proponeva mediatore per una partita di aerei e navi da guerra da vendere alla Colombia. Anzi, alle forze paramilitari del Paese latinoamericano. Fu uno scoop del nostro giornale, con cui demmo conto non solo dei traffici con uno studio legale americano per evitare noie, ma anche di una somma pari a 80 milioni che i partecipanti all’affare avrebbero dovuto spartirsi se fosse andato in porto. Come per la riforma della giustizia, il líder Maximo conta sulla memoria corta della sinistra. Ma soprattutto confida su un solido complesso di superiorità. Perché se lui, come crede, è il Migliore, gli altri sono fessi. E dunque può perfino far loro credere che nonostante abbia mandato i nostri aerei a bombardare Belgrado, aggirando il Parlamento, lui è per la pace nel mondo. Anche se andava a braccetto con i capi di Hezbollah, quei simpaticoni a cui piaceva tirare missili su Israele.







