A sinistra hanno una sola ricetta: dare soldi ai loro amici
I progressisti hanno creato ingiustizia sociale, ora vogliono soldi con cui ingaggiare «educatori» per i teppisti.
I progressisti hanno creato ingiustizia sociale, ora vogliono soldi con cui ingaggiare «educatori» per i teppisti.
Su «Repubblica» la deputata dem Bakkali si definisce tale, pensando che il termine evochi i figli di immigrati. Invece indica i ragazzini che aggrediscono e rapinano. L’unico vero disagio è quello dei giovani che sgobbano.
Inserire altri articoli nel codice non è sempre un antidoto alle violenze: l’efficacia dissuasiva è limitata e le obiezioni sulla costituzionalità sono dietro l’angolo. Si rafforzino, piuttosto, gli strumenti esistenti.
Per i nuovi teppisti è tutto essere in streaming prima, durante e in seguito alle razzie. E i giganti del tech ci fanno i soldi sopra. È giunto il momento di chiedere il conto.
Dai social di Alessandro Di Cicco, in servizio alla Procura di Roma, insulti al premier, reo di non firmare il dpcm per l’aumento di stipendio alle toghe. Poi la toga denuncia: «Mi hanno hackerato il profilo». L’Anm frigna: «Così sembriamo attaccati ai soldi».
Hanno favorito il contagio delle piazze. Scoppiato il caos, tentano di tornare vergini. Spiace deludere chi ha evocato una «buona causa» dietro le botte: questi sono criminali.
L’ultimo rapporto del ministero del Lavoro dimostra che molti stranieri sono una zavorra statale: nel 2025, il 18% dei trattamenti per cassa integrazione e Naspi è finito agli immigrati non europei. Marocchini e albanesi primi beneficiari di pensioni assistenziali.
È l’ennesimo remake violento, in nome della democrazia, alimentato da Landini & C. Basta tollerare queste scimmiette schiave degli influencer che giocano alla rivoluzione.
Da Wojtyla in poi, la fragilità dei pontefici è condivisione dei mali del mondo, ma pure mano malferma laddove servirebbe vigore.
Il campo largo contro i tagli al bilancio Ue. Che spreme i contribuenti netti, come noi.
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