Ottima la scelta di cambiare passo e mettere a tacere chiacchiere e polemiche. Io non avrei aspettato l’esito del referendum ma siccome le ho sbagliate tutte - ho fatto campagna per il Sì ed ero convinto di un successo anche alla luce dell’aumento dell’affluenza - me ne sto zitto. Dunque, avete ragione voi: la Meloni ha fatto bene a fare piazza pulita della Santanché, di Delmastro e della Bartolozzi. Ma basterà per rimettersi sulla stessa lunghezza d’onda con la gente, soprattutto quella che aveva votato centrodestra e non si fida di Schlein, Conte e compagnia?
Basterà mostrare lo scalpo del trio per calmare le acque? Ho qualche dubbio: il tempo di un pieno di benzina, il tempo della spesa importante o il tempo di una bolletta e i nodi torneranno al pettine. È su questo che premier e governo dovranno decidere la rotta e la velocità di navigazione.
La crisi si farà sempre più importante e se i venti di guerra non si calmeranno, soprattutto in Iran e nell’area mediorientale, saranno dolori lancinanti. Se qualcuno si era fatto l’idea di poter dare mance elettorali con la manovra del prossimo anno, dovrà ripensarci. La questione energetica sarà molto più pesante della (pur seria) questione «morale» posta dalle vicende di Santanché e Delmastro o dalle bizze della ex capo di gabinetto di Nordio; dalle famiglie alle aziende nessuno è al riparo dall’aumento del costo della vita. Ecco perché la questione che La Verità pone da tempo si fa urgente: che intende fare Giorgia Meloni con la Russia? Davvero ritiene che basterà il repulisti delle ultime ore per poter navigare in tranquillità da qui al 2027? Suggeriamo la risposta: no. Il premier dà l’impressione che il record di longevità sia simbolicamente il segnale di serietà per eccellenza o forse ritiene che sia meglio non scombinare troppo la squadra per evitare che il caos diventi totale. Può avere ragione. Ciò detto, non possiamo non sottolineare che cinque anni di Schillaci alla Sanità, di Calderone al Lavoro o Urso allo Sviluppo economico non costituiranno un asset vincente. Ma la Meloni si sarà fatta i suoi calcoli. Non ci mettiamo becco. Dove invece non intendiamo mollare - e ci perdonerà - è sull’energia e su un robusto aggiustamento dei tempi d’attesa nella Sanità. Su quest’ultimo aspetto diciamo che il pressing è più agevole: prende Schillaci e lo invita a darsi una mossa. Sull’energia russa invece è più complesso e ce ne rendiamo conto. Però la situazione è davvero al limite. La sciagurata idea di Donald Trump di bombardare l’Iran la stiamo pagando tutti. Gli americani avranno la possibilità di fargli barba e capelli col tagliando di medio termine e mi sembra che già qualche avviso lo stiano mandando con i recenti appuntamenti elettorali; ma noi? Noi italiani, intendo.
Anche noi, che pure avevamo ben salutato il bis del tycoon alla Casa Bianca, iniziamo a vedere storto il numero uno americano, i suoi capricci e i suoi deliri. Non potendo intervenire su Trump, chiediamo alla Meloni un atto sovranista, all’insegna dell’interesse nazionale: riallacciare i rapporti con la Russia, cioè con Putin. Il viaggio in Algeria è importante e può tamponare il deficit di gas dal Qatar dovuto al conflitto nell’area mediorientale, ma non possiamo scordare il contesto generale delle politiche energetiche italiane: noi - come gli altri Paesi in Europa - ci stiamo smarcando obtorto collo dal gas e dal petrolio russo, fonti energetiche che avevamo in grande quantità e a costi molto competitivi; tuttavia quella combinazione vantaggiosa (quantità e prezzo) non ci è stato possibile rimodularla: gli «amici» americani ci stanno facendo pagare il gas naturale il triplo e pure gli altri non ce lo regalano.
Quanto al pedigree dei fornitori, diciamo che è meglio non fare l’esame del sangue ai presidenti dei Paesi che ci fanno comodo: ci rimarremmo male. Inoltre, più ci avvitiamo con i Paesi fornitori, soprattutto in Africa, e più avremo difficoltà nella gestione dei rimpatri. Il gas e il petrolio russo servono all’Italia come servono al cartello energetico per una stabilità dei prezzi globale. Con Putin ci stanno parlando in tanti, parecchi lo fanno segretamente e il via vai di navi fantasma è un indicatore. Con la Russia le relazioni industriali e finanziarie non mancano. L’Italia e questo governo non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno all’Ucraina, però è arrivato il tempo di essere realisti nell’interesse degli italiani: torniamo a parlare con Mosca. Aveva davvero senso biasimare Buttafuoco? L’apertura della Biennale al Cremlino poteva costituire un canale relazionale; davvero Giuli ha agito con il pieno sostegno del governo? Beh, presidente Meloni, se pensa di medicare la sconfitta referendaria con la sostituzione di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, e non affrontare il tema scottante dell’energia russa, il rischio di un malcontento crescente è alto. Ci pensi.







