Dalla geopolitica all’economia, dall’energia al lavoro: sulle sfide che stanno ridisegnando l’Italia e l’Occidente, martedì 23 giugno sarà «Il giorno della Verità», la terza edizione dell’iniziativa ideata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro.
Praticamente tutti i ministri in carica, e i protagonisti di questo momento storico, attraverso speech e interviste esclusive parleranno di economia, politica, difesa e sicurezza, sostenibilità energetica, agroalimentare, lavoro e formazione. L’obiettivo è sempre il solito: mettere nel mirino i nodi cruciali dell’agenda politica nazionale e internazionale mentre però è ancora in corso la guerra tra Russia e Ucraina e l’intesa sulla pace tra gli Usa e Iran appare meno solida di quanto si vorrebbe.
Per la prima volta, un leader dell’opposizione si confronterà con Belpietro nella splendida cornice dell’Acquario romano, lo storico edificio di fine Ottocento a due passi dalla stazione Termini, sede della Casa dell’architettura. La chiusura, come nella scorsa edizione, sarà riservata al faccia a faccia tra Belpietro e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’intero evento, costituito da una serie di panel tematici, si potrà seguire in diretta sui nostri canali social e sul sito Web della Verità.
Ad aprire le danze per sviluppare il tema «Una nuova Primav(era)», intervistato sempre da Belpietro, sarà Giuseppe Conte, il leader del M5s già al lavoro nel campo largo in vista delle prossime elezioni politiche.
Delle sfide sulla sicurezza si parlerà nel secondo panel della giornata, con l’intervento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A seguire, lo spazio dedicato all’economia dove sarà protagonista il ministro Giancarlo Giorgetti.
Si guarderà poi in avanti con «La fabbrica del futuro», spazio dedicato alla competitività nella rivoluzione digitale italiana, dove si confronteranno, con la conduzione del vicedirettore della Verità Giuliano Zulin, Georg Gufler, chief executive officer di Doppelmayr Italy, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione Interporto Rivers, Stefano Paggi, chief technology e operation officer di Fibercop e i rappresentanti di Autostrade per l’Italia e Fs.
È intitolato «Il tesoro d’Italia» il panel dedicato a cibo, filiere e sovranità in cui il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, spiegherà quale sarà la sfida per nutrire il futuro. Con la conduzione del condirettore del nostro quotidiano, Massimo de’ Manzoni, nello stesso spazio è previsto l’intervento di Federico Vecchioni, ceo di BF.
Altro argomento di grande attualità e partita decisiva per l’Europa è «L’energia del potere», panel in cui si confronteranno Riccardo Toto, direttore generaledi Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/Digital Eni, Marco Gay, presidente dell’Unione industriali di Torino, Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale Simest.
Seguirà l’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nello spazio condotto dalla giornalista Rai Manuela Moreno, «Le reti della sovranità», si parlerà di infrastrutture, investimenti e sicurezza energetica nell’era delle crisi. Interverranno Acea, Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Adr, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2a.
Inevitabile un focus sul «Lavoro che cambia», con salari, contratti, formazione e occupazione. La domanda cruciale è come alimentare lo sviluppo davanti alla grande trasformazione del mercato. Risponderà nella sua intervista il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
Quindi gli interventi di Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie all’Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e di Daniele Grassucci, direttore di skuola.net.
Concluderà i lavori, come nella scorsa edizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, intervistata in esclusiva dal direttore Belpietro, oltre al bilancio del suo governo, potrà anticipare i prossimi passi in agenda per chiudere la sua legislatura tra le richieste dei cittadini, la campagna elettorale già iniziata, i sondaggi e il programma della coalizione di centrodestra «incalzata» dal neo Futuro nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.
Non si placano le polemiche dopo il caso «patentino antifascista», chiesto agli editori dalla fiera Più libri più liberi, sulla presa di posizione del premier Giorgia Meloni che domenica ha parlato di censura sottolineando che «per la sinistra si è liberi di dire quel che loro permettono di dire». Gli organizzatori della manifestazione, che vede riuniti i rappresentanti della piccola e media editoria, avevano subito chiarito che non si tratta di «censura ma di chiarezza sui principi costituzionali e democratici», sottolineando però la necessità di «un ulteriore attento approfondimento».
Non si placano le polemiche dopo il caso «patentino antifascista», chiesto agli editori dalla fiera Più libri più liberi, sulla presa di posizione del premier Giorgia Meloni che domenica ha parlato di censura sottolineando che «per la sinistra si è liberi di dire quel che loro permettono di dire». Gli organizzatori della manifestazione, che vede riuniti i rappresentanti della piccola e media editoria, avevano subito chiarito che non si tratta di «censura ma di chiarezza sui principi costituzionali e democratici», sottolineando però la necessità di «un ulteriore attento approfondimento».
«Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini». Così ieri il ministro della giustizia Carlo Nordio è entrato a gamba tesa nel dibattito citando direttamente Mussolini ed evidenziando la contraddizione delle richieste degli organizzatori della Fiera con il testo «colonna» della giustizia italiana. «È proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini», ha aggiunto il Guardasigilli.
Immediate le reazioni a sinistra che da ieri utilizza un nuovo refrain: «Fdi insegue Vannacci». Angelo Bonelli, deputato Avs, non ha perso l’occasione: «Le dichiarazioni del ministro Nordio sono vergognose. Vorrei ricordargli che è vero che Mussolini ha apposto la firma, nel 1931, al Codice penale, ma quel documento è stato modificato dalla Repubblica italiana, dalla lotta antifascista e dalle sentenze della Corte Costituzionale. Stanno strizzando l’occhio ai neofascisti di Vannacci». Gli ha fatto eco il senatore Pd Dario Parrini: «Nella corsa di Fdi a inseguire a destra Vannacci la derapata più grossolana e ridicola la fa il ministro Nordio, campione vero di dichiarazioni assurde. Nordio dice che è sbagliato chiedere per la partecipazione a fiere editoriali una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione perché il Codice penale ancora vigente in Italia porta la firma di Mussolini, affermazione è sconcertante e ridicola».
Così Sandro Ruotolo, responsabile informazione e cultura del Pd: «Ma dov’è lo scandalo? La fiera ha semplicemente chiesto agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione italiana. Non un test ideologico, non una discriminazione politica, ma il richiamo ai valori fondativi della Repubblica democratica nata dalla Resistenza».
«Il Garante della Costituzione antifascista è il presidente della Repubblica, non il presidente di esposizione libraria» ha dichiarato la leghista ed ex magistrato Simonetta Matone. «Non servono firme su pezzi di carta, senza valore, per avere il diritto di partecipare ad una fiera dichiarandosi democratici e antifascisti. L’iniziativa di Roma degli editori indipendenti, invece di garantire democrazia rischia di alimentare le già troppe e odiose divisioni tra gli italian».
«Non è censura, si chiama rispetto della Costituzione e delle leggi. A mio avviso si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua, enfatizzata da Meloni che ha lanciato una specie di fatwa all’Associazione italiana editori», ha detto il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo. «Sarebbe stato più ragionevole operare in un altro modo: se fossero stati presentati volumi che avessero contemplato l’apologia del fascismo o l’istigazione all’odio, in quel caso si sarebbe dovuta fermare l’esposizione del libro motivando le ragioni. Questo sarebbe stato più logico e più equilibrato, a mio avviso».
Le note di Futura di Lucio Dalla hanno chiuso l’assemblea costituente di Futuro nazionale dopo il lungo intervento con cui Roberto Vannacci ha illustrato il programma del suo partito. A scatenare le polemiche un’affermazione fatta dal palco: «Il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri, uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. Con femminicidio e omofobia si fa il lavaggio del cervello». Affermazione che è diventato un caso politico con le reazioni da destra a sinistra. Per Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato, della Lega: «Il punto non è che la morte di una donna “pesa” più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Fn è totalmente fuorviante. Spero non ci sia nostalgia per il delitto d’onore». «Ci ritroveremo alle elezioni quando bisognerà presentare proposte credibili, realizzabili e non destinate a placare la fame di chi vuole governare senza idee e trovare un posto in Parlamento per chiunque», ha affermato la leghista ed ex magistrato Simonetta Matone. «A Vannacci diciamo solo di rassegnarsi: il reato di femminicidio esiste e non sarà certo lui a cancellarlo dal Codice penale», ha affermato Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati. Nel punto stampa, l’eurodeputato ha anche contestato le quote rosa e i criteri di rappresentanza nel mondo del lavoro: «Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande, questa è parità». Nella maratona oratoria, l’ex generale ha spinto sulla remigrazione: «Il centrodestra non riesce a farla. Mandateci al governo e ci riusciremo». Poi stop ai flussi, Italia agli italiani con un tetto del 4% di stranieri e, naturalmente, «espulsione di chi non ha titolo e revoca della cittadinanza per chi commette gravi reati». Inoltre, «per uccidere, per rubare e stuprare nessuna libertà, ma solo carceri e tolleranza zero». La scuola «deve essere dura e selettiva, dando priorità a quella pubblica, senza togliere nulla a quella privata. Deve formare il futuro del Paese evitando che sia un centro di bivacco della gioventù e centro formazione del Pd dove abbondano bagni neutri, Bella ciao, progetti gender». Per salvare le pensioni Fn promuove «la rinascita demografica dell’Italia», introducendo «il quoziente familiare e una drastica riduzione Irpef per ogni figlio. Al reddito improduttivo di cittadinanza vogliamo il reddito produttivo di maternità».
La giustizia per Fn è «quella che tutela le vittime e non i criminali», mentre sarà introdotto «il requisito della cittadinanza per le case popolari e il mutuo tricolore per chi deve acquistare la prima casa». Poi la sanità, che «non è di sinistra e gli ospedali non sono nati per uccidere anziani e malati, per dare medicine agli adolescenti per bloccare il loro sviluppo o fare le falloplastiche». E l’energia: «Per un risparmio energetico di 180 milioni annui, si passi all’ora legale permanente, togliere gli incentivi in bolletta alle rinnovabili».




