- Decisione choc della diocesi di Gorizia per Monfalcone, città in cui gli stranieri rappresentano oltre il 30 per cento degli abitanti.
- A Genova una dirigente chiede maggior inclusione per il mese sacro degli islamici.
Lo speciale contiene due articoli.
«Pregare è diritto di tutti». È con questa motivazione che a Monfalcone si è scelto di concedere degli spazi parrocchiali per il Ramadan alla locale comunità musulmana. La decisione è stata comunicata ai fedeli domenica mattina, nel corso delle liturgie celebrate nella chiesa di Staranzano. Ed è proprio alle Stalle Rosse di Staranzano, proprietà della parrocchia appunto, che la folta comunità bengalese troverà ospitalità in questo periodo. Ad illustrare le ragioni di questa scelta sono stati i parroci don Paolo Zuttion e don Flavio Zanetti, attraverso un messaggio pubblicato sul sito dell’Arcidiocesi di Gorizia.
«In considerazione del diritto sancito anche dalla nostra Carta costituzionale per tutti (cittadini e stranieri) di poter professare e pregare secondo la propria esperienza religiosa, senza entrare nelle polemiche politiche che caratterizzano lo stato attuale dei rapporti nel nostro territorio», recita la nota di don Zuttion e don Zanetti, «noi parroci delle comunità cattoliche della città di Monfalcone riteniamo doveroso raccogliere la richiesta della comunità musulmana ed offrire, per quanto è possibile, lo spazio e i tempi necessari per vivere adeguatamente la loro preghiera comunitaria nel periodo del Ramadan». «Per tanto», prosegue il comunicato dei due sacerdoti, «nei giorni di venerdì i fedeli di religione musulmana potranno trovare ospitalità, per qualche ora, nella nostra struttura delle Stalle Rosse in Staranzano».
Infine, i due parroci - che hanno agito evidentemente d’accordo con il vescovo di Gorizia, monsignor Carlo Maria Redaelli, tanto che ieri il Piccolo titolava in prima pagina «Vescovo salva-Ramadan» - hanno formulato l’auspicio che «nel tempo della nostra Quaresima che coincide con il loro mese sacro» possa essere comune e condiviso «il desiderio di maturare sentimenti di rispetto reciproco e di attenzione all’altro superando le paure e le diffidenze degli uni verso gli altri». Va sottolineato che don Zuttion e don Zanetti, per così dire, non hanno inventato nulla, dato che già nel 2021, per fare solo un esempio, un altro sacerdote - don Flavio Luciano, alla guida di una parrocchia di Cuneo - dava ospitalità a 200 persone della comunità islamica locale. Tuttavia, la decisione dei due sacerdoti di certo non era scontata, ecco.
Prova ne siano le parole di ringraziamento subito arrivate dalla comunità musulmana monfalconese. «Vogliamo ringraziare i fratelli cattolici, che hanno sempre dimostrato disponibilità all’espressione della nostra preghiera», ha dichiarato Rejaul Haq Rajiu, presidente dell’associazione Baitus Salat, rimarcando come «tutti i nostri rappresentanti hanno cercato di trovare una soluzione». Di certo i due sacerdoti per trovare «una soluzione» ce l’hanno messa tutta, arrivando ad ampliare la disponibilità delle Stalle Rosse in alternanza con il ricreatorio San Michele per circa sette, otto serate. Tutto questo è stato possibile grazie a mesi di lavoro, come ha spiegato al Piccolo don Zuttion, culminati in un incontro tra i rappresentanti musulmani e il già citato vescovo Redaelli, lo stesso che a fine gennaio Papa Leone XIV ha nominato nuovo segretario del Dicastero per il clero della Santa Sede.
L’auspicio dei due sacerdoti ospitanti di non voler entrare «nelle polemiche politiche» - né, va da sé, di volerle alimentare - per ora sembra trovare ascolto. Infatti anche il sindaco leghista di Monfalcone, Luca Fasan, ha deciso di non voler entrare nel merito delle decisioni assunte dalle parrocchie. «Non ho nulla da dichiarare», le sue parole. Delle critiche tuttavia se la aspetta comunque il sindaco di Staranzano eletto dal centrosinistra, Marco Fragiacomo, il quale naturalmente era al corrente dell’iniziativa dei due parroci - ringraziati «per la capacità di venire incontro e risolvere le questioni» - e che ha dichiarato: «Forse questo costerà delle critiche, ma voglio esprimere la mia grande stima nei confronti dei due sacerdoti, perché cercano di affrontare i problemi, piuttosto che crearli».
I consiglieri regionali del Partito democratico Francesco Martines e Massimiliano Pozzo, commentando la notizia hanno invece scelto toni tutt’altro che concilianti: «La chiesa di Monfalcone, nelle persone del parroco don Zuttion e l’arcivescovo Redaelli, dà una encomiabile lezione di civiltà. Altro che propaganda dell’odio». Evidentemente impazienti di alzare i toni, Martines e Pozzo hanno parlato perfino di «schiaffo sonoro alle politiche liberticide e discriminanti portate avanti negli ultimi anni» dalle forze leghiste. Il riferimento è al lungo braccio di ferro amministrativo sui luoghi di culto islamici che, da tempo, si svolge a Monfalcone. Un dibattito nel tempo risultato anche acceso e davanti al quale, con il placet del vescovo - quindi non con l’iniziativa solitaria di qualche sacerdote -, ora la Chiesa locale ha deciso di intervenire, tendendo la mano alla comunità musulmana nel mese del Ramadan.
Chi teme che questa mano tesa possa presentare dei rischi è l’europarlamentare Anna Maria Cisint, che di Monfalcone è stata sindaco per molti anni, dal novembre 2016 a luglio 2024. «Quando il messaggio dominante diventa quasi esclusivamente quello del “camminare insieme”, senza chiarire verso chi e verso cosa», dichiara l’esponente leghista alla Verità, «si produce una pericolosa ambiguità: si trasmette l’idea che tutte le strade siano equivalenti, che la verità sia negoziabile, che l’identità cristiana sia un dettaglio secondario».
Parole che ricordano quelle dell’indimenticato cardinale Giacomo Biffi, che segnalava che il dialogo si fa sempre in due e, quando oltre ad un’identità accolta, c’è «un’identità affermata».
Meno ginnastica e interrogazioni. Il Corano aiuta i fannulloni a scuola
Non basta la libertà di religione servono anche alcuni «accorgimenti per garantire il benessere psicofisico delle studentesse e degli studenti e favorire un clima scolastico inclusivo». Ma soltanto se si parla di Islam. La pensa così Roberta Pizzirani la dirigente dell’istituto superiore Vittorio Emanuele II-Ruffini di Genova che in nome dell’integrazione ha emanato una disposizione interna in occasione del Ramadan, il mese sacro dell’islam dedicato alla purificazione spirituale e alla preghiera, iniziato ieri. La circolare per l’istituto frequentato da 1400 studenti distribuiti tra liceo, istituto tecnico, professionale e corsi per adulti e detenuti, è diretta al corpo docente e al personale amministrativo con le indicazioni specifiche sulla gestione della didattica nel mese più importante per i musulmani. La Pizzirani ha suggerito di posticipare verifiche e interrogazioni dopo la prima settimana di digiuno per permettere agli studenti di adattarsi ai nuovi ritmi biologici, e di programmare comunque queste prove nelle prime ore del mattino, quando la soglia di attenzione e le energie cognitive sono più elevate. Ha inoltre raccomandato di non fissare test valutativi in concomitanza con la veglia di preghiera del ventisettesimo giorno o per la festa di fine Ramadan. Infine, ha invitato i docenti di scienze motorie a valutare eventuali esoneri dalle lezioni pratiche. Grande sorpresa degli altri studenti per queste regole da mezza vacanza per i compagni musulmani e immancabili polemiche, come hanno raccontato i quotidiani liguri, a cominciare da un gruppo di insegnanti che hanno segnalato la questione all’ufficio scolastico regionale giudicando la direttiva «una intromissione della dirigente nell’organizzazione e nella gestione delle lezioni». Ma il direttore generale dell’ufficio, Antimo Ponticiello, ha diffuso una nota ufficiale per smorzare i toni seppur sostenendo che l’iniziativa della dirigente «intende promuovere un clima inclusivo, senza dettare misure prescrittive e generalizzate per il personale scolastico, e che tali suggerimenti non intendono comprimere la libertà di insegnamento o danneggiare gli altri alunni, ma si inseriscono in una strategia di personalizzazione dei percorsi e nella prevenzione della dispersione scolastica».
«Qui non siamo in Marocco o Pakistan» hanno detto i consiglieri regionali della Lega Sara Foscolo, Sandro Garibaldi e Armando Biasi intervenendo sul caso. «È una inaccettabile e pericolosa islamizzazione, una integrazione al contrario. Non vogliamo arretrare sui nostri valori, non vogliamo calpestare la nostra identità, non vogliamo rinnegare le nostre tradizioni, non vogliamo che la scuola diventi un laboratorio di propaganda e di sottomissione all’Islam. La scuola pubblica deve restare laica e garantire regole uguali per tutti gli studenti, senza differenze legate alla religione» hanno sottolineato i tre esponenti del Carroccio che hanno chiesto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara l’invio immediato di ispettori a Genova.
E comunque la dirigente Pizzirani ha difeso la propria posizione sottolineando che si tratta di consigli finalizzati ad aiutare soprattutto i ragazzi dei corsi pomeridiani che rispettano il Ramadan. E sottolineando che è anche un modo per far andare i ragazzi a scuola e non lasciarli a casa ha lanciato un messaggio al suo corpo docente: «Non ci trovo niente di strano, se poi ci sono alcuni insegnanti dei corsi del mattino che si scandalizzano per la mia lettera, io mi scandalizzo per altro e mi hanno capito». A buon intenditor…
Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia: sono i sette Stati che l’Unione europea ha designato come «Paesi d’origine sicuri», secondo la relazione dell’eurodeputato di Fdi, Alessandro Ciriani per la creazione di un elenco Ue. Lista approvata ieri, insieme agli hub per migranti, dal Parlamento Ue con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni. Chi proviene da questi Paesi e chiede asilo in uno Stato membro vedrà la propria domanda esaminata secondo una procedura accelerata, potrà essere detenuto in appositi centri di trattenimento ed espulso con più facilità e rapidità.
Anche i Paesi candidati all’adesione all’Ue saranno presunti sicuri. Per quanto riguarda gli hub in Paesi terzi, le nuove norme consentono agli Stati Ue di concludere accordi per l’esame delle domande in loco. L’ok definitivo alla revisione del regolamento Ue è arrivato dalla maggioranza sostenuta dal Ppe e dalle destre con la conferma del modello Italia, tra esternalizzazione e cooperazione con gli Stati di transito per scardinare il business dei trafficanti di uomini. Tutto mentre il Consiglio dei ministri, previsto per oggi, si prepara a varare il nuovo pacchetto immigrazione, anticipato dal ministro Matteo Piantedosi. «L’approvazione dei due regolamenti europei relativi alla lista e al concetto di Paese terzo sicuro è un grande successo del governo italiano che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa» ha affermato il titolare del Viminale. Secondo Piantedosi, «il concetto di “Paese terzo sicuro” introduce criteri più chiari che consentiranno agli Stati di valutare l’inammissibilità della domanda di asilo, qualora il richiedente abbia transitato in un Paese terzo sicuro nel quale avrebbe potuto ottenere una protezione effettiva. Finalmente la svolta chiesta dall’Italia in materia di immigrazione c’è stata».
«C’è stata una maggioranza di centrodestra, nettamente, contro il tentativo della sinistra di bloccare questo importante provvedimento a difesa dei confini europei. Finalmente i richiedenti asilo che a cui verrà rigettata la domanda di asilo potranno essere rimpatriati subito. Non dovremo più attendere, non ci sarà più nel frattempo il provvedimento di sospensiva del procedimento. Addirittura, potranno sostare negli hub nei Paesi terzi, per esempio in Albania, in attesa del giudizio definitivo» ha dichiarato l’eurodeputata della Lega, Susanna Ceccardi.
«Anche oggi la sinistra, che chiede sempre maggior sicurezza, si è distinta per fare il contrario. Ha votato contro questo provvedimento, che è un provvedimento per la sicurezza dei nostri cittadini» ha aggiunto l’eurodeputata Anna Maria Cisint.
L’eurodeputata Isabella Tovaglieri ha sottolineato il risparmio economico: «Tutti quei ricorsi ovviamente strumentali che venivano promossi, poiché durante la pendenza del ricorso il rimpatrio era sospeso, erano tutti frutto di un gratuito patrocinio, che però gratuito non era perché il patrocinio è a carico dello Stato, quindi era pagato dai cittadini italiani. Oggi, grazie al fatto che la sospensiva non esiste più ma il rimpatrio è immediato, la mole di ricorsi calerà drasticamente e i tribunali non saranno più ingolfati».
Prevedibile l’immediata sollevazione di 39 Ong che hanno lanciato un appello per escludere la Tunisia dall’elenco perché «Stato autoritario e non sicuro».
«Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».
Chiaro il messaggio lanciato ieri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nell’informativa alla Camera sulle violenze di sabato nella manifestazione pro Askatasuna a Torino. Nel suo intervento a Montecitorio il responsabile del Viminale era stato chiaro: «C’è un innalzamento dell’asticella del conflitto che sa di guerra allo Stato di fronte alla quale non sono accettabili distinguo e condanne timide. Dietro gli incidenti non c’è stato un deficit prevenzione, ma una precisa intenzione criminale come avevano annunciato in un’assemblea gli antagonisti in cui si parlava di resa dei conti con lo Stato democratico». Dopo aver elogiato il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine che «hanno evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti», il ministro ha annunciato che la Procura di Torino procederà per il reato di devastazione, al momento contro ignoti. Sul tavolo dei pm è arrivata una prima informativa della Digos e ne sono attese altre. Inoltre sono state sottoposte a fermo 27 persone, 24 denunciate e tre arrestate. Tra le priorità e per il futuro con il nuovo pacchetto sicurezza, ha aggiunto Piantedosi, c’è la necessità «di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera e innescare spirali di violenza». E si tratta di strumenti non nuovi nel panorama delle democrazie europee, utilizzati da decenni «senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia». Tutti, è il monito di Piantedosi, devono prendere atto che «non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì ad una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico». Ribadito l’invito alla condanna unanime. «Anche nei momenti più difficili della nostra storia repubblicana le istituzioni e tutte le forze politiche hanno avuto la maturità e la capacità di attingere ad una riserva di saggezza e di equilibrio nell’interesse generale dei cittadini. E sarebbe grave se qualcuno derogasse soltanto perché alla guida del Paese c’è un governo di centrodestra. L’auspicio» ha sottolineato il ministro dell’Interno, «è che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza sostenendo le forze di polizia».
Un appello respinto al mittente da parte delle opposizioni. In un’intervista a Di martedì, il segretario dem, Elly Schlein ha affermato: «La sicurezza è il più grande fallimento del governo Meloni. I reati sono aumentati. Piantedosi è stato indicato dalla Lega che è al governo da 8 anni. Quand’è che si assumeranno una responsabilità se ci sono ancora problemi di sicurezza?». E ha rincarato: «Abbiamo assistito a una dimostrazione di irresponsabilità di chi fa passare migliaia di manifestanti come violenti. Ho chiamato Meloni per questo. Non strumentalizzare, di fronte alla violenza politica bisogna unire e non dividere».
Sempre a Di martedì, il leader della Cgil Maurizio Landini ha dichiarato: «Credo che a Torino ci sia stato un atto di violenza criminale di un gruppo di persone che in realtà hanno messo in discussione il valore di quella giornata, di quella manifestazione, di liberi cittadini che volevano esprimere un loro punto di vista». E ha aggiunto: «È nella storia che il movimento dei lavoratori, il movimento sindacale, che ha difeso e conquistato la democrazia, si è sempre battuto contro qualsiasi violenza che c’è stata in questo Paese. Quindi fare questi ragionamenti, che chi manifesta liberamente sarebbe complice dei violenti, è un attacco alla libertà delle persone di poter manifestare». Secondo la deputata M5s Chiara Appendino «gli anarchici sono i vostri migliori alleati: loro creano il caos e voi usate quel caos per varare misure liberticide, attaccare i giudici e soprattutto nascondere il vostro clamoroso fallimento sulla sicurezza».
La stessa informativa di Piantedosi doveva tenersi ieri pomeriggio in Senato ma è slittata ad oggi e sarà una comunicazione: quindi si voterà sulle risoluzioni che i gruppi parlamentari presenteranno, essendo fallita la proposta del premier Giorgia Meloni di arrivare ad una risoluzione unitaria. Il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto «un po’ deluso. Puntavo a testo condiviso».





