Non si placano le polemiche sul 25 aprile che sabato, a Milano e Roma, più che una Festa della Liberazione è stata una mobilitazione ideologica tesa a creare uno scontro tra gli estremisti di sinistra e «gli altri». Come ha sottolineato ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nessun partigiano che ha fatto la Resistenza «avrebbe mancato di rispetto alla storia della Brigata ebraica che era stata al loro fianco a combattere e chi lo ha fatto ha sputato sui valori della Resistenza». Proprio l’allontanamento della Brigata dal corteo di Milano continua a far discutere, con un durissimo botta e risposta tra la Comunità ebraica milanese e l’Anpi.
Il presidente della comunità milanese, Walker Meghnagi, ha accusato l’Associazione di partigiani di aver «organizzato l’allontanamento della Brigata perché sin dall’inizio aveva detto “no agli ebrei al corteo”». «Siamo stati espulsi, cacciati dal corteo, in un modo assurdo, vergognoso, ed è andata bene perché poteva andare molto peggio», ha ribadito Meghnagi, che ha chiesto un incontro al Quirinale e al Papa.
E l’Anpi è andata al contrattacco: «Leggiamo le farneticanti e provocatorie dichiarazioni che ci accusano di fomentare l’antisemitismo». Per Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale, e Primo Minelli, presidente Anpi provinciale di Milano, «questo signore vuole così aumentare la tensione. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale». Tra le reazioni politiche, quella dell’ex vicesindaco Giuseppe De Corato, deputato di Fdi: «Fin dall’inizio l’Anpi si era dichiarata ostile alla partecipazione della Brigata facendola sentire indesiderata a un corteo al quale invece avevano pienamente diritto di partecipare». Sul fronte opposto, la segreteria milanese di Sinistra italiana: «La Brigata ebraica, nel corteo, non era sola, ma si è fatta capofila dei peggiori reazionari e guerrafondai portando con sé i vessilli dello Stato di Israele che nulla c’entrano con la Liberazione. Una palese provocazione e la contestazione è stata spontanea, promossa da centinaia di cittadini». Particolarmente amareggiato Emanuele Fiano, esponente dem e di Sinistra per Israele: «È giusto opporsi a Netanyahu, ma non bisogna confonderlo con il popolo ebraico. Le comunità ebraiche e i mondi a loro collegati ritengono ormai impossibile il dialogo con la sinistra. Si sentono attaccati, discriminati. E non vedono grandi margini di ricucitura di fronte a situazioni come quella che abbiamo vissuto a Milano». Il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci, è stato ancora più pesante: «Non so se ci sono le condizioni per tenere la tessera dell’Anpi».
Atti vandalici ci sono stati anche in altre città. Infatti, mentre la Cgil di Napoli e della Campania ha condannato «il vile atto di matrice fascista compiuto da ignoti su una locandina dell’Anpi», per il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, la lapide per i caduti bruciata a Torino la notte di sabato «è un fatto inaccettabile che colpisce le radici stesse del nostro presente e della nostra democrazia». A Pescara, invece, è stata vandalizzata con il disegno di una falce e martello e la scritta «Acab» sulla saracinesca la sede di Fratelli d’Italia.
Contrasto ideologico, ma senza incidenti, si è visto anche ieri a Dongo, sul lago di Como, dove diverse decine di militanti neofascisti si sono ritrovati per ricordare l’arresto di Benito Mussolini e alcuni gerarchi che tentavano di fuggire in Svizzera. I manifestanti hanno fatto il saluto romano e «la chiamata del presente». Poco più in là è stata organizzata una contromanifestazione dalla Cgil e dall’Anpi, con i partecipanti che hanno intonato la rituale Bella ciao. Sulla scia di questi avvenimenti, il senatore azzurro Maurizio Gasparri è tornato a invocare nuovi interventi per «normare» l’odio: «La serie di episodi di antisemitismo che si ripetono nelle nostre città ci fanno riflettere sulla necessità di iniziative normative, politiche ma anche di ordine sociale per contrastare il ritorno di sentimenti antisemiti, che speravamo fossero consegnati agli orrori del passato».
Dolore e rabbia non riescono a placarsi. A quasi quattro mesi dalla strage di Crans-Montana (il rogo del Constellation, bar dei coniugi Jessica e Jacques Moretti, ove la notte di Capodanno morirono 41 giovani tra cui sei italiani e oltre 100 rimasero feriti) le prassi della Svizzera continuano a tormentare genitori straziati.
Le famiglie dei feriti - alcuni molto gravi e ancora in riabilitazione - denunciano che «gli ospedali svizzeri non ci mandano le cartelle sanitarie (fondamentali per i processi, ndr) bensì le fatture per le cure ricevute poco dopo l’incendio». A far indignare anche le cifre: per un ricovero di appena 15 ore, prima del trasferimento in elicottero verso l’ospedale Niguarda di Milano, vengono contabilizzati dai 17.000 ai 75.000 euro. Sui documenti, inviati via mail, è indicato che quelle somme non dovranno essere pagate dalle famiglie, ma sono ben spiegati i dettagli economici relativi alle prime ore di ricovero in strutture come quella di Sion, dove i ragazzi furono soccorsi prima che venisse messo in moto il ponte aereo fra Svizzera e Italia. «Oltre il danno la beffa», commenta Umberto Marcucci, papà del sedicenne Manfredi sopravvissuto al rogo, «per tutti noi è stato uno choc vedere quella mail, arrivata senza nessun avvertimento, con cifre senza nessuna spiegazione che somigliano più che altro a una tariffa oraria». Intanto le famiglie sono sempre in attesa delle cartelle cliniche, che però non arrivano, e che invece sarebbero necessarie considerato che molti ragazzi sono ancora ricoverati o in fase di riabilitazione dopo ustioni gravissime e danni polmonari in virtù dei quali, per proseguire il percorso di ripresa, è utile sapere nel dettaglio le cure effettuate nelle prime ore successive all’incendio.
Nel frattempo, la postilla sui documenti contabili che specifica come il pagamento non vada effettuato, non rassicura mamme e papà di casa nostra che chiedono chiarezza e garanzie: vogliono la certezza che i costi saranno interamente coperti dal Cantone Vallese e che lo Stato italiano non debba intervenire. Per discutere di questa delicata questione l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, nei prossimi giorni avrà una serie di incontri con le autorità elvetiche, tra Berna e il Vallese, proprio per una conferma ufficiale di quanto già stabilito: le spese sanitarie sono interamente a carico delle autorità svizzere, non di quelle italiane né delle famiglie delle vittime. L’ambasciatore si fa portavoce dell’indignazione dei genitori: «Di fronte a una tragedia spaventosa, capisco che ricevere un documento del genere possa far male e far ripiombare nella tragedia, ma è prassi ricorrente in Svizzera».
Pià netto l’avvocato Domenico Radice, legale di diverse famiglie di feriti italiani, che parla apertamente di gestione inadeguata: «Al di là di chi dovrà pagare, l’invio delle fatture in un contesto del genere è abbastanza scandaloso e avrebbe richiesto maggiore attenzione. Per le famiglie la misura è colma».
Sul fronte delle indagini salgono a 13 gli indagati per la strage di Crans-Montana, provocata dal rogo innescato da fontane luminose pirotecniche, che incendiarono i pannelli fonoassorbenti del soffitto nel seminterrato. La Procura di Sion oltre al Comune di Crans-Montana ha coinvolto anche i vertici politici della vecchia amministrazione di Chermignon, in carica fino al 2017, prima della fusione tra le due comunità.
Il 18 aprile la manifestazione dei Patrioti della Lega in piazza del Duomo a Milano ci sarà, ma reazioni e polemiche non si fermano. Il Pd a Palazzo Marino, tramite la presidente del Consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi, nei giorni scorsi aveva provato a esortare Prefettura e Questura per annullare l’evento, ma senza esito.
Lo stesso sindaco, Beppe Sala, ha ammesso che non ci sono elementi per vietarla ma, nonostante questo, Buscemi non ha intenzione di ritirare l’ordine del giorno, che arriverà regolarmente in Aula oggi. La piddina chiede «un voto politico all’aula contro il Remigration summit, che è assolutamente xenofobo e razzista». Un voto che andrebbe contro il parere di Questore e Prefetto, unici titolati a decidere sui requisiti di ordine pubblico dell’evento e che avevano già dato il proprio assenso in nome del diritto di espressione di tutti. «Buscemi ha chiesto al prefetto di vietare piazza Duomo. Ma chi è? Il Duce? Poi ognuno la pensi come vuole. Non le piace la piazza dei Patrioti? Non ci sarà. Però io non ho mai presentato un ordine del giorno come Lega per impedire un comizio di Schlein, Conte, Renzi o chiunque altro. Mi sembra un atteggiamento volgarmente violento», ha dichiarato ieri il vicepremier Matteo Salvini. «Mi fa strano che un partito che si dice democratico voglia impedire che in piazza Duomo ci siano cittadini italiani che non la pensano come la sinistra, che vogliono aiutare famiglie e imprese. Quindi è un atteggiamento da vecchi fascisti, non da democratici». Inoltre il leader del Carroccio ha precisato: «Parleremo di sicurezza, di pace, di identità e di contrasto al fanatismo islamico: non c’è in nessun manifesto il termine “remigrazione”. Che, peraltro, non mi spaventa perché siamo in democrazia e ognuno è libero di portare avanti le sue idee. Noi vogliamo un contrasto serio, importante e ancora più deciso all’immigrazione clandestina ma nessuno si sogna di rimandare a casa gli immigrati regolari per bene che sono qua», ha aggiunto Salvini.
Contro la censura rossa il deputato leghista Igor Iezzi: «I tentativi della sinistra di bloccare la manifestazione sono sconcertanti e avvelenano il clima politico. Non vorremmo ci fossero reazioni violente come quelle viste in altre occasioni, anche all’estero, e ricordo con preoccupazione le accuse che le autorità ungheresi hanno mosso a Ilaria Salis e ad altri estremisti di sinistra. Sto valutando di andare in procura per denunciare gli esponenti di sinistra che hanno invocato il bavaglio per istigazione a delinquere».
Nel frattempo anche i centri sociali milanesi hanno deciso di mobilitarsi come annunciato con un comunicato online che mistifica i reali presupposti dell’evento: «Salvini ha chiamato a raduno le sue schiere per ospitare un ripugnante comizio che invocherà odio, razzismo, sessismo, repressione, controllo dei corpi, militarizzazione e suprematismo». Ad intervenire contro l’intolleranza dell’estrema sinistra anche l’europarlamentare della Lega Silvia Sardone: «Comunicando la loro presenza, i delinquenti dei centri sociali ci regalano un annuncio delirante».
E sempre ieri Salvini è tornato a parlare della situazione economica: «O lo cambiano, sto patto di stabilità, oppure se continueranno a non sentirci, faremo da soli. La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo. La cosa assurda è che ancora oggi con le crisi in corso Bruxelles permetta agli Stati di spendere miliardi per le armi, ma impedisca all’Italia di spendere altrettanti soldi per aiutare chi non ce la fa».





