- Cardiologi concordi: l’alta temperatura da sola non è letale, ma aggrava malanni come diabete, ipertensione o miocarditi.
- Orazio Schillaci riunisce la cabina di regia. Nei prossimi giorni attenzione a eventi e concerti.
Lo speciale contiene due articoli
«Quaranta gradi all’ombra, l’umanità cerca di difendersi dall’ondata di caldo». Così, un cinegiornale dell’estate 1959 dava notizia delle alte temperature che si registravano in Italia. Nessun dato allarmistico su decessi da sbalzi climatici, solo la cronaca di giornate infuocate dalle quali è meglio difendersi stando a casa, all’ombra, in luoghi ventilati o, per chi può, cercando il refrigerio di mare e piscina.
Fotogrammi di canicola conservati dall’Istituto Luce, accompagnati da descrizioni ironiche, mai drammatiche: «Per due uova al burro basta il davanzale infuocato del balcone», spiegava la voce fuori campo. Negli ultimi anni, invece, oltre al caldo dobbiamo sopportare bollettini catastrofici sulla colonnina di mercurio che sale, sul numero di accessi al pronto soccorso e viene pure stilato l’elenco dei poveracci che muoiono.
Decessi sbattuti in prima pagina, con grande sciatteria: non si fa cenno alle patologie di cui soffrivano le persone perché quel che importa è creare la psicosi da «morto per il cambio climatico». «Il caldo di per sé non è un fattore mortale», dichiara Alessandro Capucci, professore di cardiologia all’Università Politecnica delle Marche e clinico di cardiologia a Bologna. «Ho 77 anni, ricordo “caldi” molto importanti negli anni Cinquanta e Sessanta, grandi siccità, campi arsi e crepati ma non c’era tutto questo allarmismo. Le consideravamo estati normali, stavamo attenti a non uscire sotto il solleone, a non praticare sport in qualsiasi orario come oggi mi capita di vedere. Quando c’è caldo, si esce a far jogging tra le sei e le sette del mattino, non dopo le nove. E non alla sera, perché le temperature rimangono elevate».
Una volta si parlava di accorgimenti dettati dal buon senso, per non stressare ulteriormente il fisico e avere poi problemi di salute. Oggi, ci vorrebbe la stessa attenzione, soprattutto se si soffre di patologie croniche quali ipertensione e diabete, ampiamente diffuse. Quando si parla di morte per eccessivo caldo, in realtà «il meccanismo scatenante è una patologia di base», spiega Fabio Angeli, professore di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi dell’Insubria, direttore dei reparti di Medicina generale e della Cardiologia riabilitativa all’Irccs Maugeri di Tradate.
«I soggetti più a rischio sono chi ha avuto un problema cardiaco, chi ha malattie polmonari e chi ha una storia di insufficienza renale perché il caldo, unito ad alti tassi di umidità, crea una vasodilatazione generalizzata potentissima che può innescare eventi ischemici e con la perdita di elettroliti, soprattutto potassio, scatenare l’aritmia. Un rischio basso nel soggetto sano, ma che aumenta in modo vertiginoso nella persona con comorbilità».
Certo, si può anche morire, sotto il sole, «il caldo è un cofattore, che può facilitare anche delle complicanze cardiovascolari in soggetti che stanno facendo delle terapie e i cui parametri devono essere tenuti sotto controllo, ma questa non è una novità», afferma il cardiologo Giuseppe Barbaro, già responsabile del servizio di Cardiologia ed Ecocardiografia del Policlinico Umberto I di Roma. Porta come esempio «l’operaio che suda, perde liquidi e magari sta assumendo un farmaco antiaritmico. Si può scatenare un’aritmia, o avere un crollo della pressione tale da avere una sincope».
Avverte il professor Capucci: «Soprattutto per chi fa uso di antipertensivi, è fondamentale non stare fermi in piedi per 5-10 minuti, in un luogo caldo, bevendo un alcolico che è un vasodilatatore come il calore. La pressione può calare molto e in una crisi vasovagale il battito cardiaco rallenta al punto che si può perdere conoscenza. Chi prende farmaci, va monitorato nei mesi estivi ed è meglio che faccia qualche controllo in più».
Angeli precisa: «A pazienti che già assumono farmaci, diuretici o vasodilatatori, in estate il medico che li ha in cura dovrebbe titolare (aggiustare gradualmente, ndr) il dosaggio, per non acuire gli effetti del caldo. Purtroppo il problema si sottovaluta, non viene seguito il paziente nel tempo. Basterebbe istruire la persona, invitandola a controllare la pressione e la frequenza cardiaca prima di colazione e cena, due tre volte la settimana. Si parla tanto di “strategia di popolazione”, però nessuno la applica. Pensiamo a uno screening dell’ipertensione arteriosa, dal costo zero e che ha dei benefici a medio e lungo termine davvero significativi».
Poi ci sono persone che non hanno ancora una patologia diagnosticata e non presentano sintomi, ma con alte temperature e forte umidità la malattia subclinica si manifesta con un aggravamento apparentemente inspiegabile. «Questo vale anche per i giovani, perché non tutti sono sani al cento per cento e quelli che hanno una patologia spesso non lo sanno. Le accortezze non hanno età», dichiara Capucci.
Il cardiologo Barbaro porta l’attenzione proprio su «soggetti giovani con miocardite misconosciuta che può passare inosservata, è asintomatica nel 40% dei casi, finché non provoca aritmie gravi, scompenso cardiaco o, nei casi più estremi, morte improvvisa. Seguo ragazzi di 21, 23 anni che hanno avuto la miocardite dimostrata con la risonanza magnetica, che con il caldo hanno un aumento della frequenza cardiaca e anche aritmie».
Molti problemi al cuore sono post vaccino Covid. «Tanti, purtroppo. Ho un ragazzo di 20 anni che aveva fatto tre dosi a 16 anni e che ha una miocardite così grave, da richiedere l’impianto del defibrillatore altrimenti è a rischio di morte improvvisa», conclude Barbaro.
Il ministero della Salute rassicura. «Over 65, non c’è picco di decessi»
Una cabina di regia interistituzionale per monitorare il caldo eccezionale che sta colpendo il nostro Paese, mettere in campo azioni di prevenzione e focalizzare l’attenzione anche ai grandi eventi. Come già aveva annunciato il ministro della Salute Orazio Schillaci a fine maggio, ieri si è riunita la cabina prevista nell’ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo. Il Piano si attiva annualmente e quest’anno è partito già lo scorso 25 maggio con azioni specifiche di allerta, monitoraggio, sorveglianza e comunicazione alla cittadinanza. Nel corso della riunione sono stati analizzati i dati raccolti dal 15 maggio al 22 giugno in relazione ai decessi nella popolazione over 65 e agli accessi ai pronto soccorso. In diverse strutture sanitarie viene applicato il cosiddetto «codice calore», un percorso assistenziale finalizzato a garantire una presa in carico più rapida delle persone fragili e dei soggetti maggiormente esposti agli effetti delle temperature estreme. Tali flussi non registrano, al momento, picchi significativi di morti come sta accadendo invece in Francia.
Prosegue dunque il monitoraggio dei dati per le ricadute sanitarie delle ondate di calore che sarà integrato, in via sperimentale, nelle aziende sanitarie di alcune grandi città, con un sistema di sorveglianza sugli accessi ai centri salute mentale territoriali. Inoltre nella circolare emanata si parla anche della massima attenzione che sarà posta ai grandi eventi, a partire dai concerti, organizzati in molte città, in raccordo con le autorità sanitarie locali e le altre istituzioni coinvolte. Al tavolo interistituzionale di ieri erano presenti, oltre a Schillaci, il capo del Dipartimento per l’emergenza del ninistero della Salute, Mara Campitiello, il direttore generale per la prevenzione, Sergio Iavicoli, rappresentanti del ministero della Salute, della Protezione civile, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio (Dep).
Nel frattempo, il ministero della Salute, dal 22 giugno, ha attivato il numero di pubblica utilità «1500», messo a disposizione dei cittadini per informazioni e richieste. Nei primi giorni di attività sono circa 300 le chiamate già arrivate e a contattare sono stati, in particolare, datori di lavoro, che hanno chiesto informazioni sulle ordinanze attive, anziani e figli di anziani, che chiedono approfondimenti nel 57% dei casi su problemi di carattere cardiocircolatorio e nel 37% dei casi su tematiche psicosociali. Tutti i giorni, dal 25 maggio, sono disponibili sul sito del ministero i bollettini sulle ondate di calore, con le previsioni a tre giorni sulle condizioni climatiche che possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione. I bollettini andranno avanti fino al 20 settembre. Il ministero ha già attivato anche una campagna di comunicazione dedicata sui propri canali social e sul sito istituzionale, che sarà ulteriormente potenziata, con tutte le informazioni sugli effetti delle ondate di calore sulla salute e il decalogo con i consigli utili per proteggersi dal caldo intenso.
Sul fronte occupazionale il governo è già intervenuto con il decreto infrastrutture-Pnrr, provvedimento che introduce condizioni agevolate per l’accesso agli ammortizzatori sociali nei comparti dell’edilizia e delle attività affini, ma anche agricoltura, nel caso in cui la temperatura superi i 35 gradi o quando la temperatura percepita risulti comunque incompatibile con lo svolgimento delle attività lavorative. Parallelamente, numerose Regioni hanno adottato ordinanze che vietano i lavori più pesanti all’aperto nelle ore centrali della giornata.
Barba incolta, camicia e pantaloni blu, sneakers nere. Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni di detenzione, ieri mattina Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia. Acclamato da una folla di sostenitori, l’ex sindaco di Roma e oggi leader di Indipendenza, 68 anni, si è fermato a parlare con i giornalisti. «Mi sento cambiato. Esco dal carcere da innocente. Il reato per cui sono qui è stato abolito». Alemanno, 68 anni, era stato condannato in via definitiva a un anno e dieci mesi per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell’inchiesta nota come «Mondo di Mezzo».
Nella sua lunga detenzione ha tenuto un «diario di cella». E l’ex storico colonnello della destra sociale ieri lo ha ribadito: «Ho conosciuto una realtà terribile, una vergogna per la nostra Repubblica. Il carcere in Italia è un’offesa per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà sufficienti opportunità di recupero a chi vuole ricostruirsi una vita». Nel primo giorno di libertà, ha voluto subito dare lezioni alla politica: «Parlerò con il ministro Nordio, sul sovraffollamento il governo non ha fatto nulla. Tre giorni fa, dalla mia cella è uscito un senzatetto, dopo sei mesi, perché era accusato di aver rubato 16 euro da un parchimetro. Qualcosa non funziona».
Ma l’eccesso di presenze nelle carceri, secondo l’ex sindaco, è causato anche dagli immigrati: «Nel mio braccio ce n’erano pochi e la situazione era tranquilla. Ma negli altri dominano gli immigrati divisi per clan. C’è razzismo contro gli italiani, gli immigrati gli chiedono il pizzo per usare le docce».
All’esterno della prigione non c’era il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci: «Lo vedo stasera a cena. Non siamo d’accordo su tutto però è il volto nuovo e la speranza della politica italiana. Non chiedo candidature. Ho già dato, voglio portare la mia esperienza, la mia capacità di fare analisi politica, di dare prospettive». Chiaro il messaggio anche alla leader di Fdi: «Giorgia Meloni apra un grande dibattito nella destra. In Italia bisogna cambiare tutto, non c’è niente da conservare. Se Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà. Altrimenti, con l’arroganza e con la prepotenza, sarà sempre respint». E a proposito delle affermazioni del ministro Guido Crosetto, secondo cui Vannacci regala voti a sinistra: «Penso che debba farsi un esame di coscienza sul modo con cui ha generato il fenomeno Vannacci. Per il resto abbiamo la disponibilità, purché i valori e i principi sovranisti vengano fatti realmente propri da uno schieramento più largo».
La tensione tra Fn e la maggioranza è comunque altissima. Ieri il deputato Edoardo Ziello ha accusato il centrodestra di voler imbavagliare i vannacciani e di aver favorito Azione con un «emendamento marchetta» (sulla raccolta delle firme) nell’iter per la riforma della legge elettorale, che venerdì verrà discussa a Montecitorio.
Dalla geopolitica all’economia, dall’energia al lavoro: sulle sfide che stanno ridisegnando l’Italia e l’Occidente, martedì 23 giugno sarà «Il giorno della Verità», la terza edizione dell’iniziativa ideata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro.
Praticamente tutti i ministri in carica, e i protagonisti di questo momento storico, attraverso speech e interviste esclusive parleranno di economia, politica, difesa e sicurezza, sostenibilità energetica, agroalimentare, lavoro e formazione. L’obiettivo è sempre il solito: mettere nel mirino i nodi cruciali dell’agenda politica nazionale e internazionale mentre però è ancora in corso la guerra tra Russia e Ucraina e l’intesa sulla pace tra gli Usa e Iran appare meno solida di quanto si vorrebbe.
Per la prima volta, un leader dell’opposizione si confronterà con Belpietro nella splendida cornice dell’Acquario romano, lo storico edificio di fine Ottocento a due passi dalla stazione Termini, sede della Casa dell’architettura. La chiusura, come nella scorsa edizione, sarà riservata al faccia a faccia tra Belpietro e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’intero evento, costituito da una serie di panel tematici, si potrà seguire in diretta sui nostri canali social e sul sito Web della Verità.
Ad aprire le danze per sviluppare il tema «Una nuova Primav(era)», intervistato sempre da Belpietro, sarà Giuseppe Conte, il leader del M5s già al lavoro nel campo largo in vista delle prossime elezioni politiche.
Delle sfide sulla sicurezza si parlerà nel secondo panel della giornata, con l’intervento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A seguire, lo spazio dedicato all’economia dove sarà protagonista il ministro Giancarlo Giorgetti.
Si guarderà poi in avanti con «La fabbrica del futuro», spazio dedicato alla competitività nella rivoluzione digitale italiana, dove si confronteranno, con la conduzione del vicedirettore della Verità Giuliano Zulin, Georg Gufler, chief executive officer di Doppelmayr Italy, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione Interporto Rivers, Stefano Paggi, chief technology e operation officer di Fibercop e i rappresentanti di Autostrade per l’Italia e Fs.
È intitolato «Il tesoro d’Italia» il panel dedicato a cibo, filiere e sovranità in cui il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, spiegherà quale sarà la sfida per nutrire il futuro. Con la conduzione del condirettore del nostro quotidiano, Massimo de’ Manzoni, nello stesso spazio è previsto l’intervento di Federico Vecchioni, ceo di BF.
Altro argomento di grande attualità e partita decisiva per l’Europa è «L’energia del potere», panel in cui si confronteranno Riccardo Toto, direttore generaledi Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/Digital Eni, Marco Gay, presidente dell’Unione industriali di Torino, Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale Simest.
Seguirà l’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nello spazio condotto dalla giornalista Rai Manuela Moreno, «Le reti della sovranità», si parlerà di infrastrutture, investimenti e sicurezza energetica nell’era delle crisi. Interverranno Acea, Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Adr, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2a.
Inevitabile un focus sul «Lavoro che cambia», con salari, contratti, formazione e occupazione. La domanda cruciale è come alimentare lo sviluppo davanti alla grande trasformazione del mercato. Risponderà nella sua intervista il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
Quindi gli interventi di Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie all’Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e di Daniele Grassucci, direttore di skuola.net.
Concluderà i lavori, come nella scorsa edizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, intervistata in esclusiva dal direttore Belpietro, oltre al bilancio del suo governo, potrà anticipare i prossimi passi in agenda per chiudere la sua legislatura tra le richieste dei cittadini, la campagna elettorale già iniziata, i sondaggi e il programma della coalizione di centrodestra «incalzata» dal neo Futuro nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.





