«C’è chi fa politica con gli insulti e la volgarità. E chi risponde con la propria storia». Lo ha scritto su X il premier Giorgia Meloni in un post in cui ha allegato il video della sua replica al deputato Francesco Silvestri. Capogruppo M5s in commissione Esteri, Silvestri era intervenuto così durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo: «Dopo il referendum si è detto che la linea del governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump, lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda. Noi abbiamo bisogno di un leader in una condizione sociale completamente diversa e spero che tra qualche mese arriverà». Nella replica, palesemente adirata, Meloni ha risposto così: «Quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una persona che senza mai indossare delle ginocchiere è arrivata dove è arrivata, senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie, vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio in Italia sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci a proporla. Non ho mai indossato ginocchiere». Non è la prima volta che al presidente del consiglio vengono rivolte frasi ed epiteti sessisti e di pessimo gusto, basti pensare al leader della Cgil Maurizio Landini che definì Meloni «la cortigiana di Trump». L’intervento di Silvestri ieri ha scatenato numerose polemiche, a partire da deputato di Fdi Paolo Trancassini che ha sollevato per primo la questione chiedendo di aprire una istruttoria: «Si sa cosa si intende quando si dice che una donna, di fronte a un uomo, si è messa le ginocchiere», ha dichiarato. Invece il capogruppo Galeazzo Bignami ha aggiunto: «Le parole pronunciate da Silvestri sulle ginocchiere rappresentano un livello di confronto politico inaccettabile e indegno delle istituzioni repubblicane» e chiede alla Camera l’applicazione di sanzioni e la sospensione del deputato M5s mentre Augusta Montaruli ha chiesto al presidente Giuseppe Conte di espellere Silvestri. Invece per il leader M5s «è stata una critica politica legata alla subalternità della premier, non c’è nulla su cui speculare». Deborah Bergamini, vicesegretaria di Forza Italia, ha detto: «È evidente che il cosiddetto campo largo è stra-diviso sulla politica estera ma anche sul fronte del rispetto delle donne, dal campo largo arrivano allusioni indegne di sottomissione che non possono essere tollerate in questa Aula».
Ma il grillino della prima ora si è difeso di nuovo accusando: «Ho visto che si è alzato un grande polverone per le mie parole nella discussione generale sul termine ginocchiera, che è stato associato evidentemente in mala fede a una questione sessista, che non è. Innanzitutto perché basta ascoltare i secondi precedenti e mi sembra più che evidente che fosse legata alla postura politica del governo e non a una questione sessista, anche perché faccio notare che la storia del nostro Paese è fatta sì di persone che si sono inginocchiate politicamente, ma soprattutto sono stati uomini. Trancassini ha chiesto di aprire un’istruttoria, io verrò con molto piacere a difendermi, non ho problemi. Conosco benissimo il gioco della speculazione politica. Ma come diceva Michelangelo, “la malizia è negli occhi di chi la guarda” e non posso farci davvero nulla».
Ma stavolta l’intervento sessista e volgare non è piaciuto nemmeno ai suoi «alleati» del Pd. Lia Quartapelle ha espresso la sua solidarietà con una nota: «Scurrile invitare la presidente del Consiglio a usare le ginocchiere. Ci sono molti modi, duri ed efficaci, per criticare Giorgia Meloni, le espressioni sessiste non sono tra questi. Solidarietà alla premier». La vicepresidente dem della Camera, Anna Ascani, ha aggiunto: «Approfitto di essere tornata a presiedere per scusarmi con l’Aula: se avessi colto nelle parole dell’onorevole Silvestri il senso che qui è stato poi descritto naturalmente sarei intervenuta. Mi scuso per quello che evidentemente è stato colto come una mia mancanza».
Nel 1839 la prima linea ferroviaria italiana, poco più di 7 chilometri, fu la Napoli-Portici. Nel 2026, la tangenziale del capoluogo partenopeo è la prima smart road d’Italia, con tanto di certificazione ufficiale da parte del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.
La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti. Vogliamo collaborare con la giustizia». Dopo le lacrime è passata all’attacco Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura di udienza ieri nell’aula del politecnico di Sion, udienza che la vedeva a confronto con il marito Jacques Moretti.
I due, in quanto proprietari, devono rispondere dei reati di omicidio colposo, lesioni personali gravissime colpose e incendio colposo nell’inchiesta per la strage nel locale Constellation, andato a fuoco la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove morirono 41 giovani, tra cui 6 italiani, e 115 rimasero feriti. Per la prima volta la coppia è stata sentita insieme con la formula della procedura del confronto, cioè rispondendo nella stessa stanza alle domande che venivano poste. Anche Jacques ha affermato che «è stato molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare» dopo la tragedia.
Presenti in aula la procuratrice generale aggiunta del cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di legali delle parti civili, tra cui anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile, oltre alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti. Gli avvocati hanno contestato la scelta del procedimento che avrebbe dato modo ai due imputati di concordare una versione comune e discapito della spontaneità. E a quel «siamo stati distrutti» di Jessica ha replicato Laetitia Brodar-Sitre, mamma del sedicenne Arthur, morto nel rogo. «Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti. Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine».
Nel corso dell’interrogatorio la procura ha contestato a Jessica Moretti anche il reato di falso documentale. Gli addebiti riguardano una fattura del 2015 relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente, con cui era stato rivestito il soffitto del locale e che non era ignifuga. La fattura, palesemente falsificata, riporta infatti l’Iva in vigore in Francia benché sia stata emessa in Germania. Il documento, falsificato probabilmente per scopi fiscali, riporta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro.
Restano nel mirino degli inquirenti ancora i conti della coppia dopo la segnalazione arrivata dalla Francia alla procura Vallese. Un informatore, in forma anonima, aveva riferito che una carta di credito Revolut era stata inviata a Jessica. La carta non aveva limiti di spesa, cosa che aveva indotto l’informatore a sospettare un possibile collegamento con il riciclaggio di denaro. Un altro dettaglio emerso ieri è sulle bottiglie di champagne con le fontane luminose che avrebbero generato l’incendio. La dipendente Cyanne Panine, poi deceduta, con le fiaccole sulle spalle di un collega è stata indicata come colei che avrebbe inconsapevolmente generato il rogo. Il corteo pirotecnico non sarebbe stato un’iniziativa «spontanea» dei giovani camerieri, ma una pratica dettagliatamente organizzata dalla stessa titolare.
Durante l’interrogatorio sono stati fatti sentire degli audio tratti da una chat di Whatsapp in cui la titolare dà precise istruzioni ai camerieri sulla coreografia: «avrei gradito si facesse» o «potreste farlo». Poi: «Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation». Questi documenti contrastano con la versione sempre sostenuta dagli imprenditori francesi. «Non abbiamo mai obbligato nessuno», ha ribadito la donna. «Era una consuetudine ma quando si svolgeva la sfilata c’erano sempre due camerieri che erano preparati a gestire la situazione», si è difesa la Moretti. Per l’avvocato Romain Jordan quella di ieri è stata «l’ultima occasione che la coppia Moretti aveva per dare risposte alle vittime su tutti i punti che restano oscuri o nebulosi».





