Israele intensifica le operazioni contro Teheran, il Pentagono è pronto a settimane di operazioni a terra in Iran e il segretario di stato americano Marco Rubio avverte del rischio di prolungate interruzioni nello Stretto di Hormuz con conseguente protrarsi della guerra per un altro mese.
Più che i prezzi è il tempo che peserà sull’economia globale tanto che i mercati finanziari internazionali restano appesi a ogni dichiarazione ufficiale per «governare» la volatilità dei titoli. Nell’incertezza delle prospettive Citigroup ha avvertito: «Le turbolenze in Medio Oriente presentano rischi significativi al ribasso per l’economia globale che potrebbe entrare in stagflazione e cioè “crescita ostacolata e aumento dell’inflazione, anche perché le banche centrali saranno costrette ad aumentare i costi di finanziamento per arginare lo shock inflazionistico causato dal settore energetico».
Per il nostro Paese, proprio gas e petrolio restano le materie prime che più pesano nelle tasche e sulle bollette dei cittadini a causa dei continui rincari. Arriva oggi alla Camera il decreto Bollette. Tra le novità una legata al bonus sociale: il presidente della commissione Attività produttive Alberto Gusmeroli, ha infatti fatto sapere che “anche le famiglie che hanno il teleriscaldamento possono accedere al bonus sociale in base all’Isee». Il leghista ha spiegato che finora, «mentre nei settori dell’energia elettrica, del gas e del servizio idrico erano già previsti strumenti di sostegno per i nuclei familiari in difficoltà, gli utenti serviti dal teleriscaldamento restavano esclusi. Ora rimediamo a una disparità evidente e rafforziamo concretamente il contrasto alla povertà energetica». Il teleriscaldamento in Italia «serve infatti circa 1,36 milioni di alloggi, equivalenti a oltre 2,5 milioni di cittadini». Previste anche le modifiche che estendono la vita delle centrali a carbone, penalizzate dalla politica woke dell’Ue, al 2038. La boccata d’ossigeno per automobilisti e autotrasportatori dal taglio delle accise con uno sconto di circa 25 centesimi sulla benzina e 12 centesimi sul Gpl è invece in scadenza. Il provvedimento introdotto con un dl per bloccare la speculazione scadrà il prossimo 7 aprile e non è ancora chiaro se il governo prorogherà lo sconto o ne introdurrà un altro. Possibilmente senza creare tensioni come accaduto per il taglio del credito d’imposta per gli investimenti in energia rinnovabile ovvero il ridimensionamento degli incentivi alle imprese (il 35% delle risorse prenotate) per Transizione 5.0 varato venerdì dal governo che ha provocato la rabbia di Confindustria. «È la rottura del patto di fiducia», ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini mentre Il ministro Giancarlo Giorgetti aveva motivato la scelta con la necessità di confrontarsi con le imprese per capire le nuove urgenze di sostegno, a seguito dell’impatto della guerra. Se ne discuterà mercoledì al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Nella ricognizione effettuata dalla Cna è l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari seguita da rame, ferro, alluminio e carburanti mentre si registrano rialzi un po’ più contenuti per l’acciaio. Ma non va per nulla bene neppure sul piano della logistica e dei trasporti, con noli marittimi in crescita per la quarta settimana consecutiva. Crescono nel frattempo i timori per il calo di produzione anche dell’elio, un sottoprodotto del gas naturale fondamentale per la produzione di microchip, compresi quelli utilizzati per alimentare il boom globale dell’intelligenza artificiale, nonché per il funzionamento di alcuni dispositivi medici.
Intanto sono state le tensioni geopolitiche a spingere Moody’s a rialzare le stime sull'inflazione per quest’anno che passano dall’1,8% al 2,1%. Per il prossimo anno l’agenzia stima una crescita del Pil italiano a +0,8% con un’inflazione al 2%. E sempre causa guerra sono in aumento i rendimenti del debito pubblico nei Paesi europei e negli Usa. Gli investitori chiedono rendimenti più elevati, mentre la fiducia nell’economia globale cala. I titoli a 2 anni, più sensibili alle aspettative sui tassi nel breve periodo, sono saliti più rapidamente dei decennali, in un classico movimento di bear flattening (appiattimento ribassista), mentre i rendimenti sulle scadenze più lunghe riflettono i timori per l’impatto frenante sull’economia del rincaro dell’energia.
L’Italia affossa la definizione biologica di genere. Non è bastata la petizione organizzata online per ottenere il risultato sperato da Pro Vita & Famiglia. Anche il nostro Paese ha votato sì all’Onu sull’ideologia gender e ora Antonio Brandi, presidente dell’associazione, chiede che il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva la diretta responsabilità di indicare le linee guida alla delegazione italiana in Commissione, chiarisca il perché di quel voto.
Come spiega Brandi, infatti, «l’Italia ha vergognosamente votato sì alla proposta del Belgio di non intervenire, quindi de facto per boicottare e affossare, su un’altra proposta, quella degli Usa, dal titolo «Protezione di donne e ragazze attraverso una terminologia appropriata» che non chiedeva nulla di nuovo né di assurdo, ma anzi di ovvio, ovvero che la parola «genere» venisse interpretata nel senso scientifico, naturale e biologico del termine e nel senso che fu concordato a Pechino nel 1995, quando 189 Paesi, tra cui la stessa Italia, la sottoscrissero». Inoltre, il voto di ieri sullo Status delle Donne (CSW70) viene considerato un «tradimento» politico da parte di una maggioranza conservatrice che in campagna elettorale aveva parlato e promesso di difendere altri valori.
La decisione passata ieri nel Palazzo di vetro di New York ha fatto seguito al primo voto dello scorso 9 marzo quando l’Italia si è uniformata all’approvazione del documento finale che parla di aborto come «diritto», di donne trans equiparate alle vere donne e di finanziamenti a lobby Lgbt e transfemministe. Come sottolinea con rammarico Brandi, il documento che orienta le politiche di genere a livello globale per i prossimi anni, «per la prima volta nella storia, non per consenso unanime, ma con un voto». E già nella petizione online Pro Vita spiegava i tre punti principali di quel documento.
Il primo è l’espressione «salute sessuale e diritti riproduttivi», il linguaggio che l’Onu usa sistematicamente per introdurre l’aborto come diritto universale senza mai scrivere la parola «aborto». Senza riserve.
Nel secondo punto la parola «genere» compare decine di volte senza una definizione biologica vincolante. «Una porta lasciata aperta deliberatamente alle interpretazioni fluide», sottolinea la onlus. Infine, nel terzo punto si parla di soldi: finanziamenti pubblici garantiti, stabili e pluriennali alle organizzazioni femministe. Non come scelta degli Stati, ma come obbligo.
Inoltre, ricorda Brandi, da decenni impegnato nella difesa della vita, gli Stati Uniti avevano provato a correggere il testo con otto emendamenti, tra cui uno che chiedeva di definire «genere» come distinzione biologica tra uomini e donne. A mettersi di traverso l’Olanda che, a nome di tutta l’Unione europea, ha risposto chiedendo di bocciarli tutti in blocco. E così gli emendamenti sono stati respinti. Peraltro, prima dell’avvio della discussione, Pro Vita aveva chiesto al titolare della Farnesina di rendere nota la posizione italiana alla CSW70, anche con un camion vela davanti al ministero degli Esteri e appunto con la petizione pubblica senza però mai ricevere risposta da Tajani.
«L’Italia ha votato sì. In silenzio. Senza che il governo spiegasse nulla. E quel voto conferma che è in atto un tradimento da parte del governo, sulla scena internazionale, a discapito degli italiani, che nel 2022 hanno votato una maggioranza conservatrice, che si è sempre detta pronta a difendere la famiglia, la vita e la donna, ma che invece non ha avuto questo coraggio all’Onu», incalza il presidente Brandi. Pro Vita in sostanza non chiedeva all’Italia di votare contro l’Unione europea né di stravolgere anni di politica estera ma proponeva al nostro Paese «di tornare a Pechino 1995 e cioè a un documento che l’Italia ha già firmato, che nessuno ha mai formalmente modificato e che stabilisce in modo inequivocabile che “genere” significa uomini e donne e non fluidità».
Vivere nel bosco senza televisione, senza tablet e senza bagno è talmente grave che i giudici decidono prima di mandare tre bambini e la loro mamma, senza papà, in una «attrezzata» casa famiglia. Ma poi, visto che la mamma non è «collaborativa» e che i bambini sono diventati «aggressivi», sempre i giudici decidono di separare nuovamente il nucleo familiare rimandando la madre dal marito e spedendo i tre piccoli in un’altra casa famiglia. Più lontana, così che vedere i bambini diventa oltremodo più difficoltoso.
Hanno, invece, più vita facile figli e genitori rom anche se vanno in macchina senza patente e ammazzano una donna mentre fuggono dalle forze dell’ordine. L’incredibile e inquietante fatto di cronaca raccontato ieri sera da Fuori dal coro, la trasmissione di Rete 4 condotta da Mario Giordano, è successo a Modena. La scorsa settimana quattro giovani rom a bordo di un’auto in fuga dai carabinieri hanno travolto il veicolo su cui viaggiavano madre e figlia che erano praticamente arrivate a due passi dal casa. A causa dell’alta velocità della macchina condotta dai giovani balordi, nel violento impatto è rimasta uccisa Antonietta Berselli, di 89 anni. Il ventenne alla guida di un’Alfa Romeo era senza patente e quando ha visto i carabinieri è scappato contromano a folle velocità. Subito dopo l’impatto, i quattro rom erano scappati a piedi per rientrare nel campo abusivo in località San Matteo, alle porte della città, dove da un decennio un gruppo di famiglie stazionavano con le loro roulotte sotto il ponte della Tav. Il giovane al volante è stato poi arrestato, un altro si è costituito mentre gli altri due a bordo della vettura sono stati riaffidati alle famiglie.
Ed ecco il punto ben evidenziato dalla troupe di Mediaset. Il ventenne alla guida è andato in carcere mentre uno dei due riconsegnati alle famiglie è il fratello minorenne. Ma a quale famiglia, visto che anche il padre è in galera da alcuni anni per un reato che la moglie definisce «una cosa riservata nostra»? La madre, inoltre, ha altri quattro figli a cui badare mentre si dice «dispiaciuta» per la morte dell’anziana ma non sa se è vero, come dicono i carabinieri, che il figlio non ha la patente e che lui «non sa guidare». Del resto il ragazzino, che non frequenta una scuola da anni, all’inizio del servizio televisivo neanche dice che l’arrestato è il fratello ma afferma, invece, che è «normale scappare dai carabinieri, come fanno tutti» e manda a quel paese l’Italia e tutti gli italiani. Ma tant’è, lui e un altro amico sono tornati in famiglia e chissà se nel campo abusivo degradato quanto basta c’è l’acqua corrente e il bagno che mancano alla famiglia del bosco… Epperò c’è stata una svolta arrivata dopo la tragedia, lo smantellamento del campo perché, come detto dal sindaco Massimo Mezzetti, «occorre ripristinare la legalità e chi sbaglia deve pagare». Infatti la polizia locale insieme ai servizi sociali, hanno provveduto con i carro attrezzi a rimuovere roulotte e camper dove vivevano due famiglie. Una condizione ai margini della legalità alla quale si sommava lo stato di assoluto degrado dall’altra parte della strada, diventata una discarica a cielo aperto.
Il giudice, però, aveva scelto quel campo abusivo come domicilio per gli arresti domiciliari di uno dei componenti della famiglia. E così senza nuocere ai minorenni, anche se delinquenti, il nucleo famigliare è stato spostato presso la parrocchia di San Pancrazio, sempre nel Modenese. Una decisione che non era stata comunicata al parroco don Damiano che, contrariato ora chiede spiegazioni a Comune e diocesi in merito a tempi, spese e organizzazione: «Eravamo ignari di tutto. Vorremmo sapere per quanto tempo queste persone rimarranno qua, a chi spetteranno le spese per le utenze, chi si farà garante del decoro dell’area».





