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Le toghe favorite dal sistema Palamara hanno fatto carriera. Ecco i nomi più grossi
In ordine da sinistra: Pietro Gaeta, Francesco Minisci e Paolo Auriemma (Ansa)
Da Paolo Auriemma a Michele Prestipino: le chat dello stratega delle nomine mostrano chi usufruito dei suoi aiutini. A danno dei colleghi.

Tutti lo cercavano. Tutti gli scrivevano. Tutti chiedevano incontri o sostegni. E tutti hanno fatto carriera. Le chat del caso Palamara raccontano gli intrecci senza filtri. Con frasi di questo tipo quando ci si affidava al capocorrente di Unicost: «La mia carriera è nelle tue mani». Come fece Gaetano Sgroia, attuale presidente di sezione al tribunale di Salerno.

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Anarchici saltano in aria: costruivano bombe
Il luogo dell'esplosione al Casale de Sellaretto (Roma). Nel riquadro Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone (Ansa)
Esplosione in un casolare alle porte di Roma: sotto le macerie vengono ritrovati i corpi di due attivisti insurrezionalisti. Stavano preparando un ordigno che poi è deflagrato. Da capire l’obbiettivo: azioni per Cospito o attentati alle ferrovie.
I soccorritori arrivati sul posto dopo il botto della sera di giovedì pensavano fosse un casolare occupato da senza fissa dimora. In realtà, si è scoperto, era un covo anarchico per la produzione di esplosivi.
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«Disobbediamo alla tortura di Stato». Così Sea Watch aggira ancora la legge
Un'immagine d'archivio della Sea Watch
La nave delle Ong rifiuta la destinazione di Marina di Carrara e sbarca 57 clandestini a Trapani. Il Viminale medita sanzioni.

Parola d’ordine: «Disobbedire». La nave Sea-Watch 5 non segue l’indicazione ricevuta dalle autorità. Il porto assegnato era Marina di Carrara. Ma la rotta cambia. Dopo uno stop in rada si punta su Trapani. Non per errore. Per scelta. «Abbiamo dovuto dichiarare lo stato di necessità», fanno sapere dalla nave. È qui che si apre il varco. Perché lo stato di necessità non resta una condizione. Diventa uno strumento.

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