Alla fine per gli inquirenti tutte le argomentazioni che ruotavano attorno alle gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi, devono essere apparse solo suggestioni. Tant’è che, come ha confermato ieri il loro consulente legale, l’avvocato Antonio Marino, le domande dei carabinieri nel corso delle due audizioni si sarebbero concentrate su quanto entrambe ne sapessero dei rapporti tra i vecchi e i nuovi protagonisti dell’inchiesta.
Ovvero, per stringere il campo, tra la vittima e Andrea Sempio, unico indagato per il delitto di Garlasco. Poco più di 30 minuti a testa. Un verbale di sommarie informazioni testimoniali da rileggere. La firma. E le raccomandazioni sulla riservatezza rispetto ai contenuti. Nessuna richiesta di precisazione sull’arma del delitto cercata dai carabinieri nel canale di Tromello ed evocata, senza alcun riscontro concreto, da un testimone che chiamò in causa proprio Stefania. E neanche sull’ipotesi che all’epoca Paola consegnò al capitano dei carabinieri Gennaro Cassese: «Secondo me ha potuto avere delle avance non corrisposte da qualche uomo che non ha accettato il rifiuto, facendosene una vera fobia e, studiate le abitudini della Chiara, in questa settimana ha agito d’impulso». Non c’era un nome. Ma a rileggere oggi quella dichiarazione sembrerebbe collegarsi in modo diretto al capo d’imputazione contenuto nell’avviso a comparire per rendere interrogatorio notificato a Sempio che, secondo la Procura, avrebbe ucciso «per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Quelle parole di Paola non sembrano quindi aver cambiato peso. Né avrebbero smesso di essere irrilevanti. «Se parlo io…», aveva detto in un messaggio audio privato all’ex amico Francesco Chiesa Soprani (che poi l’ha diffuso). Ora i magistrati, che attendono i verbali, verificheranno se davvero le due testimoni, entrate e uscite dalla caserma Montebello evitando i cronisti, avevano qualcosa da aggiungere rispetto al quadro investigativo. La loro convocazione, d’altra parte, era apparsa già da subito secondaria, visto che i pm avevano affidato ai carabinieri la conduzione delle audizioni. Saranno presenti, invece, oggi per ascoltare Marco Poggi. Anche lui testimone.
Sapeva dei video intimi tra Alberto e Chiara. Lo disse nel 2007: «Posso solo dirvi che dal loro contenuto (dei messaggi, ndr), anche se non completamente esplicito, intuii che il filmato che Chiara stava scaricando doveva contenere immagini relative alla loro intimità». E pochi giorni dopo il funerale chiese ad Alberto Stasi alcuni spezzoni di quei filmati, conservati nel computer di casa (un computer condiviso usato da Chiara, da Marco e dagli amici, tra cui Sempio) «per darli ai genitori». Sui contenuti di quel computer (materiale informatico all’epoca sequestrato) negli ultimi mesi si sono concentrati giornalisti e youtuber, che hanno radiografato le ricerche effettuate all’epoca (anche su siti porno) e gli ingressi nella cartellina che conteneva i video intimi e che Chiara pochi giorni prima di morire aveva protetto con una password. Per la terza volta da quando è stata riaperta l’inchiesta, Marco varcherà la soglia di una caserma per un ritorno mirato su ciò che sa ma anche su ciò che ha detto allora e che oggi viene riletto all’interno di un impianto accusatorio diverso. Il cui perno è il suo amico Andrea. Che, tramite i suoi legali, però, salvo ripensamenti, ha fatto sapere di scegliere la strada del silenzio. A Dentro la notizia, programma condotto su Rete 4 da Gianluigi Nuzzi, ha tentennato: «Qualunque cosa farò sarà concordata con i miei avvocati, mi fido di loro, seguirò i loro consigli. Io vorrei parlare, vorrei dire la mia, capiremo con i miei avvocati se ora è il momento giusto. Non c’è la mia verità». La scelta di non parlare è dettata, anche, da una ulteriore esigenza difensiva sorta negli ultimi giorni per via di un forum per seduttori nel quale, con il nick AndreaS, Sempio ha postato circa 3.000 messaggi tra confidenze a sfondo erotico e frasi irriverenti nei confronti di donne della tv, dello spettacolo e non solo, Giorgia Meloni compresa. Rispondendo a una domanda del «Conte Mascetti»: «E voi? C’è qualche caratteristica fisica o mentale che vi fa questo effetto? Intendo caratteristiche non banali, quindi astenersi t...e, c..i e faccine d’angelo», AndreaS ha risposto secco: «La Meloni». La surreale chiacchierata web è andata avanti con la replica del Conte Mascetti: «Io soffro di quello che chiamo “Complesso della Littizzetto”, non nel senso che vorrei lavorare con Fazio. Questo complesso si può spiegare con tre affermazioni», in cui l’utente esprime apprezzamenti per Luciana Littizzetto, Geppi Cucciari e scrive che, se dovesse scegliere se passare una notte con l’attrice e regista Paola Cortellesi o con Adriana Lima, la top model brasiliana «resterebbe a casa». I difensori di Sempio hanno quindi fatto sapere di aver «conferito incarico a uno psicoterapeuta di redigere una consulenza personale». L’indagato verrà sottoposto «ai canonici test usualmente utilizzati (anziché ricorrere ai frammentari dati documentali del fascicolo), essendo questi i presupposti ritenuti dal pool opportuni prima» che affronti eventualmente l’interrogatorio. Potrebbe quindi essere la stessa difesa a chiedere convocazione, ma dopo la notifica dell’avviso di chiusura dell’indagine e il deposito della documentazione investigativa raccolta.
Nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco due binari investigativi si stanno per intrecciare a un passo dal capolinea: oggi verranno sentite nella caserma dei carabinieri Montebello di via Vincenzo Monti a Milano, come persone informate sui fatti, le gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi; domani toccherà, sempre per delle sommarie informazioni testimoniali, quindi senza l’assistenza di un legale, a Marco Poggi, fratello della vittima e amico di Andrea Sempio, ormai unico indagato per il delitto a sfondo sessuale con doppia aggravante (i motivi «abbietti» e la «crudeltà»). Sempio, convocato anche lui ma con un avviso a comparire per rendere interrogatorio (firmato dai pm Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e Stefano Civardi), potrebbe trovarsi nella sala d’attesa il suo vecchio amico, nonostante le notizie delle agenzie di stampa che indicavano come luogo dell’audizione Mestre.
«Ci saremo, poi valuteremo se rispondere o meno», dice Angela Taccia, che con il collega Liborio Cataliotti difende Sempio. Mentre il suo ex avvocato, Massimo Lovati, che probabilmente sospetta una trappola, a Diario del giorno (su Rete 4), rispondendo alle domande di Sabrina Scampini, ha invitato Sempio a «non andare» dai pm e a «farsi portare in manette». «Sicuramente mi presenterò», è invece il messaggio di Stefania Cappa che Gianluigi Nuzzi ha letto durante la puntata di Dentro la notizia (sempre su Rete 4). Di certo la notifica che le gemelle hanno ricevuto spazza via l’animazione mediatica rispetto a un loro coinvolgimento nelle indagini, alimentato anche da una richiesta (qualche mese fa) della Guardia di finanza che avrebbe voluto analizzare i movimenti bancari di tutta la famiglia e della quale non si è più saputo nulla.
La nuova indagine, proprio nella sua fase finale, sembra provare a tenere insieme tutto: il movente, indicato dai magistrati in un rifiuto di un approccio sessuale, la dinamica del delitto, che appare però ancora fumosa (nel capo d’imputazione provvisorio compare, proprio accanto al numero di colpi con i quali prima è stata tramortita e poi uccisa Chiara, la parola «almeno»), ricordi dei testimoni (per Marco Poggi è la terza convocazione nel corso della nuova inchiesta), intercettazioni che non erano state trascritte o che erano state trascritte solo parzialmente dai carabinieri della «Squadretta» dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti (indagato a Brescia per corruzione in atti giudiziari in relazione all’archiviazione del 2017) e approfondimenti online. Quelli su un forum Web (Italian seduction) frequentato da Andreas, alias Andrea Sempio. Una community in cui utenti anonimi si scambiavano consigli su come approcciarsi alle donne. Sempio avrebbe postato oltre 3.000 messaggi fra 2009 e 2016. Qui avrebbe fatto riferimento a due donne che avrebbero tormentato la sua stabilità. «Allora one itis (termine in voga all’epoca nel gergo Web per indicare monomanie e ossessioni amorose non corrisposte, ndr) disastrosa per una barista di una birreria, palo secco, mi do da fare miglioro e tanto». E qui sarebbe da escludere la Poggi. Ma avrebbe scritto anche: «L’unica volta che mi sono innamorato è capitato in un momento oscuro della mia vita, tra i 18 e i 20». Non ci sarebbe però alcun riferimento esplicito a Chiara né al delitto. Una relazione dei carabinieri del Racis pare stia per finire tra gli atti dell’inchiesta. Anche se, come prevede il codice, non sono utilizzabili in un procedimento penale perizie sul carattere, sulla personalità e sulle qualità psichiche di un indagato.
A leggere il capo d’imputazione provvisorio manca invece l’arma del delitto. Neppure ipotizzata. Sempio, insomma, si ritrova con una convocazione nella quale gli viene contestato l’omicidio con doppia aggravante, il movente e una parziale ricostruzione della dinamica. In sostanza la Procura gli comunica di non sapere come e con cosa è stata uccisa Chiara, ma di sapere che è stato lui (il cui alibi, legato a uno scontrino di un parcheggio di Vigevano, non convince gli inquirenti) per un rifiuto sessuale. Resta da chiarire anche l’ingresso nella villetta dei Poggi senza effrazione. Nel 2011, i giudici di appello avevano preso in considerazione, per poi scartarla, l’ipotesi di una rapina finita male. Ma avevano scritto: «Non vi sono segni di effrazione alla porta». E aggiunto che «non vi sono prove che escludono che Chiara Poggi quella mattina, una volta svegliatasi, abbia disattivato l’allarme e abbia fatto uscire il gatto in giardino, lasciando socchiusa la porta di ingresso. O forse l’ha chiusa, ma può averla aperta scorgendo che qualcuno era entrato nel giardino». Uno scenario che oggi torna. Con una differenza: adesso si prova a legarlo al nome di Sempio. È così che si è ristretto il perimetro. Come andrà a finire?
Ieri il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenuto alla presentazione del libro L’impronta (la lezione di Garlasco e la fiducia degli italiani nella giustizia), di Giancarla Rondinelli, si è detto convinto «che alla fine non ci sarà un colpevole, perché è un processo che si trascina da tanti anni e che ha una ricostruzione due volte negata, poi accolta, adesso messa in discussione da una diversa e antitetica ricostruzione, che però è ancora quella dell’accusa, non è passata nemmeno al vaglio di un’udienza preliminare». E ha aggiunto: «Alberto Stasi ci ha messo cinque processi, se pensiamo che anche Sempio ce ne possa mettere cinque io non ci sarò più quando sarà finito tutto, ma ricordatevi che la mia previsione è che alla fine non ci sarà un colpevole».
Clamorose novità su Garlasco: convocati in procura anche Marco Poggi e le gemelle Cappa.E intanto ci si interroga sui messaggi che Andrea Sempio scriveva nelle comunità online di seduttori. Che personalità rivelano quegli scritti ambigui?





