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«Stasi non ha ucciso Chiara». Omicidio da riscrivere, verso la revisione del processo
Alberto Stasi all'esterno del tribunale di Pavia per l'incidente probatorio nell'inchiesta su Andrea Sempio, Pavia (Garlasco), 18 dicembre 2025. (Ansa)
Nella nuova ricostruzione, non c’è alcun elemento che colloca l’ex fidanzato sulla scena del delitto. Il pg di Milano dopo l’incontro di ieri con i pm: «Studio né veloce né facile».

Il caso di Alberto Stasi, condannato con sentenza definitiva dopo un processo tortuoso a 16 anni di carcere, torna sul tavolo della giustizia con un carico di atti che sembra riscrivere la storia del giallo di Garlasco. La Procura di Pavia, però, nonostante in questi mesi di indagini abbia curato la raccolta di perizie, consulenze e intercettazioni, da questo momento è fuori dalla partita.

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«I Carc si rifanno ai terroristi delle Br». Ma la Fiom li difende
Ansa
Secondo gli inquirenti, i sei indagati stavano costruendo una struttura eversiva. E i sindacati parlano di «repressione».

«Le Brigate rosse hanno sbagliato i tempi, non le finalità, e pertanto la loro esperienza è risultata fallimentare». In questo concetto la Procura antiterrorismo di Napoli, che martedì ha disposto la perquisizione di sei indagati per associazione a delinquere con finalità terroristico-eversive, individua la «convergenza ideologica tra il Partito dei Carc», acronimo di Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, quelli che sognano ancora di poter guidare una rivoluzione proletaria, «Nuovo Partito comunista italiano (nel cui solco opera il collettivo Autonomia studentesca e culturale) e l’esperienza brigatista».

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Sesso per i permessi: 119 indagati a Napoli tra extracomunitari e funzionari pubblici
(IStock)
Al centro del sistema, che prevedeva rapporti carnali e soldi in cambio di documenti, c’era un bengalese che gestiva un Caf.

C’era un prezzo per tutto. Anche per un certificato anagrafico, una carta d’identità o una residenza. A Napoli, dove, secondo la Procura, un diritto diventava merce, quel prezzo oscillava tra i 100 e i 500 euro. Oppure, in alcuni casi, si è scoperto, diventava altro: prestazioni sessuali. Gli indagati sono 119, tra i quali anche quattro dipendenti comunali ora in pensione e due trasferiti a incarichi non operativi, intermediari e beneficiari dei favori illegali. Oltre a un ex consigliere municipale.

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