Tutti i misteri del marocchino che vuol gestire la moschea
Il factotum del contestato progetto torinese è un marocchino accusato di scarsa trasparenza nell’uso dei fondi dai suoi connazionali.
Il factotum del contestato progetto torinese è un marocchino accusato di scarsa trasparenza nell’uso dei fondi dai suoi connazionali.
Nel 2008, gli investigatori non chiesero ad Andrea come aveva trascorso la mattina dell’omicidio di Chiara. Il mistero delle audizioni sovrapposte con gli amici. L’avvocato Taccia: «Basta, ora andiamo a processo».
La donna è preoccupata dalla notizia che i Poggi vogliano far analizzare il ciondolo sporco di sangue che portava Chiara: «Magari ha strisciato per terra e ha raccolto materiale genetico tuo». Il figlio, intercettato, non la rassicura e risponde con «Boh, vedremo».
Il nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi registrato mentre si dice stranito dalla propria difesa. E dalle mosse di Silvio Sapone.
Secondo la Procura di Napoli il gruppo finito sotto indagine avrebbe consentito l’accesso ai corsi anche a personaggi famosi privi di requisiti. Poi è arrivata la «rete» di giornali.
Dopo lo scoop della «Verità», acquisito il vademecum circolato nel penitenziario toscano con gli «escamotage» medici e burocratici per evitare ai reclusi, una volta fuori, il trattenimento nei centri e il successivo rimpatrio. Un nuovo filone dell’inchiesta di Ravenna?
A Garlasco continua la sequenza di abbagli del Ris. Che hanno riguardato anche il pc di Stasi: errori e danni, il portatile è stato compromesso fin da subito dalla Scientifica.
Estate 2007: il generale è in ferie, due dei suoi diventano consulenti per i rilievi nella villa. Cerca di imbucarsi, ma viene stoppato. Sempio a «Porta a Porta»: «Io vittima di errori». Invertiti, resi inutilizzabili e poi buttati campioni di t-shirt e pantaloni sporchi di sangue. Sviste marchiane pure sui prelievi del Dna: non dal corpo di Chiara ma da un cucchiaio.
Il Reparto investigativo ha trattenuto una mole impressionante di documenti sull’omicidio di Chiara Poggi. L’inchiesta sui Garofano boy parte da quattro faldoni richiesti dalla difesa di Stasi: un patrimonio nascosto.
Intercettato, l’indagato per l’omicidio di Chiara parla del suo consulente e lascia capire di essere a conoscenza dei «buchi» investigativi. Intanto spuntano le mail del generale alla squadra: «Spingiamo un po’ sull’unicità» dell’impronta di Alberto.
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