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Gratteri si rifiuta di darmi la mano: «Mascalzone, poi facciamo i conti»
Nicola Gratteri (Ansa)
A tre giorni dal voto il Fronte del No ha mostrato il suo volto, dalle minacce del procuratore di Napoli all’avviso di garanzia che mi ha inviato il pm De Pasquale. Ecco perché l’Italia si sta giocando il futuro.

Mancano tre giorni al voto sulla riforma della giustizia. Negli ultimi due mesi ho girato l’Italia in lungo e in largo quale portavoce della campagna del Sì. Ho incontrato migliaia di persone che volevano informarsi, capire la riforma in tutti i suoi dettagli. A differenza di quelli del No che votano contro un governo senza porsi il problema di una giustizia più giusta ed efficiente, noi del Sì siamo stati nel merito della questione dimostrando di avere la ragione dalla nostra parte.

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L’amichettismo da abbattere del signor No
Enrico Grosso, presidente del Comitato del No (Imagoeconomica)
Il leader del Comitato antiriforma di Aosta beccato a dibattere su una causa con il capo del Tribunale durante un convegno. Ecco perché non vogliono separare le carriere...

Avete presente lo slogan di chi si oppone al referendum sulla giustizia? È del tipo: giù le mani dalla magistratura che deve rimanere libera e indipendente. Bene, immaginate se il presidente del Comitato «Sì referendum», il professor Nicolò Zanon, venisse beccato a perorare la causa di un suo cliente con il presidente del tribunale che sta esaminando la pratica in questione. Il commento più moderato, immagino, sarebbe: «Visto? Ecco la prova: quelli che sostengono il Sì vogliono condizionare i giudici».

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Melillo stronca la riforma della giustizia dopo una scalata sotto l’ombrello del Pd
Giovanni Melillo (Imagoeconomica)
Il procuratore antimafia, che lavorò per Andrea Orlando, è uno spot del «sistema Palamara».

Il «Fatto Quotidiano» ha pubblicato ieri un lungo articolo, a firma di Liana Milella, che dà conto della posizione del procuratore Giovanni Melillo sul referendum confermativo della riforma della giustizia approvata dal Parlamento. Melillo non è un magistrato qualsiasi: dopo una lunga e, come si dice in questi casi, «onorata carriera», dal 2022 è a capo della Procura nazionale antimafia, cuore e motore di tutta l’azione investigativa che riguarda mafia e terrorismo.

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