referendum giustizia

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Il pappagallo Bindi dice No e becca il Colle
Rosy Bindi (Imagoeconomica)
Nonostante l’invito del Quirinale ad abbassare i toni, la pasionaria diccì ripete i concetti di Gratteri sui massoni. E rilancia falsità sull’allarme democratico.

«Gratteri usa toni forti, non c’è dubbio. Però nel merito è difficile attaccare chi sostiene che questa riforma indebolisce la magistratura, che è una riforma che piace ai mafiosi e ai massoni deviati perché rende più debole la magistratura che ha combattuto la mafia e il terrorismo». Dopo aver fatto la doverosa premessa che bene ha fatto il presidente Sergio Mattarella a invitare tutti ad abbassare i toni della campagna referendaria, Rosy Bindi - in una intervista alla Repubblica - riesce in poche righe a smentire sé stessa e a infilare una serie di falsità da non crederci.

Ma come? O stai con Mattarella o con Gratteri: dare contemporaneamente ragione a tutti e due è cosa certamente da democristiana, quale è l’ex pasionaria oggi volto del comitato del No, ma soprattutto è prendere per i fondelli gli italiani.

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Il premier: «Bene Mattarella, che invita il Csm a restare estraneo alle diatribe». Nordio: «Nessun intento punitivo». Intanto un rilevamento per «Dritto e rovescio» dimostra che la rimonta del No è una fantasia.

«Ho trovato le parole del presidente della Repubblica giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente dice che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica». Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

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Il caso Tortora è la storia del più clamoroso abbaglio della giustizia italiana. Insieme a Vittorio Pezzuto, autore di «Applausi e sputi», ripercorriamo l'arresto di Enzo Tortora, le bugie dei falsi pentiti e la gogna mediatica di un uomo che trasformò il proprio calvario in una battaglia di civiltà per tutti i cittadini.

«Chi sbaglia paga? Loro non lo fanno mai»
Ansa
Sul referendum aumenta lo scontro sui finanziamenti ai comitati. Per Maurizio Gasparri e Enrico Costa (Forza Italia), i contrari «prima invocano autonomia per le toghe, poi sono opachi sui fondi ricevuti». Carlo Nordio: «Se richiesta, pronti a divulgare la lista dei nostri sostenitori».

Chi finanzia chi? In questi giorni la campagna elettorale per il referendum si arroventa su un altro argomento: i finanziatori dei comitati del Sì e del No. Alla richiesta di conoscere i finanziatori del comitato contrario alla riforma, i vertici di quest’ultimo rilanciano la palla nella metà campo avversaria: «Il comitato Giusto dire No», dice il presidente onorario Enrico Grosso, «ha uno statuto pubblico, chiunque andando sul sito www.giustodireno.it può scaricare lo statuto, può fare una sottoscrizione, se non ha ruoli politici, da 10 a 100 euro, è tutto perfettamente trasparente. Siamo sicuri che anche i comitati per il Sì manifesteranno la stessa sensibilità alla trasparenza che manifestiamo noi ogni giorno».

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«Toga non mangia toga». Vogliono farci credere che la riforma Nordio sia un attentato all'indipendenza della magistratura, ma la realtà è molto più concreta. Il vero scontro non è sulla libertà, ma sull'impunità.

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