Non esiste alcuna giustificazione circa le parole usate dal presidente Donald Trump all’indirizzo del Santo Padre, Leone XIV. Sono espressioni offensive e prive di ogni elementare buon senso, rivolte alla più alta autorità morale universalmente riconosciuta. La guerra - cioè morti, distruzioni, dolori infiniti, violenze e nefandezze di ogni genere - non può e non deve mai essere un’opzione per raggiungere scopi anche positivi.
Che il regime iraniano grondi sangue innocente dai mantelli dei suoi ayatollah, che pasdaran, Hamas, Hezbollah siano il covo del terrorismo più crudele, non può e non deve giustificare massacri di bimbi, famiglie, uomini e donne, anziani la cui unica «colpa» è di vivere in luoghi in cui la pietà è scomparsa da anni. Il «male» è e resta sempre male e anche un giusto fine non può mai giustificare mezzi di violenza e di morte. Certamente il nucleare iraniano è un drammatico incubo da contrastare, ma non a prezzo di morti innocenti. Questo è la civiltà. Il contrario è barbarie. Chiunque ne sia l’artefice.
Bambini, famiglie, innocenti non hanno colore; che vivano a Gaza o in un kibbutz, a Beirut piuttosto che a Gerusalemme non fa differenza: la vita - ogni vita - è sacra e non può essere sacrificata né sull’altare della geopolitica, né su quello delle leggi delle «vite indegne di essere vissute». La profezia di suor Teresa di Calcutta si sta compiendo: fino a che la vita di un bimbo nel grembo materno verrà considerata carta stracciata, il mondo non avrà mai pace. Non è ciò che sta accadendo e che stiamo vivendo? Questa è l’integralità del messaggio del Papa: il rispetto e la difesa totale della vita. In questi giorni stiamo assistendo al festival dell’ipocrisia: quegli stessi che oggi osannano il Papa perché mette un freno al delirio trumpiano, sono da sempre i primi ad attaccare il Papa e la Chiesa cattolica perché condanna aborto e eutanasia.
E sono gli stessi che - paladini della libertà, della democrazia, del rispetto del pensiero di chiunque - negarono la parola a papa Benedetto XVI vietandone l’ingresso all’Università «La Sapienza» di Roma nel 2007. E non si tratta semplicemente di due pesi e due misura, si tratta del «lupo che si veste da agnello», si tratta di «lacrime di coccodrillo» per Gaza o per l’Ucraina, e di crudele e vergognosa indifferenza per la vita nascente e per la vita al termine.
Papa Leone XIV è davvero un «gigante» della pace, ma non si deve dimenticare che i suoi piedi camminano sicuri sulle orme dei suoi predecessori, da Pio XII a Francesco. I Papi non sono leader politici, i Papi sono «servitori» di un messaggio che non appartiene a loro, perché è divino e si è incarnato di Gesù Cristo: servitori di Cristo, dunque, vuol dire difensori della sacralità della vita umana, perché ogni vita è «sacra», dal concepimento alla morte naturale, dato che Dio stesso si è fatto uomo. L’orrore nel vedere i corpicini avvolti nel panno bianco a Gaza o in Ucraina, non può essere diverso dall’orrore per i bimbi cui viene negato di nascere. Forse, almeno sul piano storico, può essere utile ricordarci che chi si mette contro il Papa non finisce bene. Napoleone imprigionò Pio VII, Adolf Hitler organizzò di rapire Pio XII, Stalin si prese burla dello stesso Papa («Quante divisioni ha il Papa di Roma?») e massacrò preti e suore, l’Urss sappiamo come è andata a finire. Uomo avvisato, mezzo salvato … da Trump ai green-radical-chic del diritto all’aborto.







