L'editoriale

La Meloni fa piazza pulita
Giorgia Meloni (Ansa). Nei riquadri Giusi Bartolozzi, Andrea Delmastro e Daniela Santanchè
Al ministero della Giustizia si dimettono il sottosegretario Delmastro, per i suoi affari con la famiglia di un carcerato, e il braccio destro di Nordio, Giusi Bartolozzi. Palazzo Chigi spinge per il passo indietro della Santanchè. Serve stabilità, non chi parla troppo e frequenta male.

Fuori uno, fuori due e forse pure fuori tre. Giorgia Meloni ha impiegato 24 ore a decidere che serviva un cambio di passo. Qui c’è da salvare il governo e soprattutto evitare di giocarsi le prossime elezioni e di consegnare il Paese alla sinistra per cinque anni, quando si voterà il presidente della Repubblica. La sconfitta del referendum brucia, perché quando fu varata la riforma della giustizia sembrava un gioco da ragazzi. Da almeno 30 anni il Paese aspettava una legge che arginasse lo strapotere dell’Anm e dunque le modifiche costituzionali sembravano obiettivi facili, perché godevano del consenso della maggioranza degli italiani.

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La Repubblica dei giudici
Imagoeconomica
La sinistra si intesta una vittoria che è invece solo delle toghe: con la sconfitta della politica sancita ieri, avranno sempre più potere e presenteranno il conto anche agli «alleati». La scossa auspicata dal consigliere di Mattarella è arrivata: ci aspetta un anno difficile.
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I condannati votano No
Piercamillo Davigo (Imagoeconomica)

La «tesi» di Gratteri sbugiardata da Piercamillo Davigo: l’ex procuratore ha preso un anno e 3 mesi in Cassazione ed è in prima fila contro la legge Nordio. Ma finalmente abbiamo la possibilità di smontare le loro bugie con un Sì.

È finita e finalmente si vota. Una campagna referendaria tra le più brutte e menzognere della storia. Dove invece che del merito, ovvero della riforma della giustizia, si è discusso di tutt’altro, con un processo alle intenzioni più che alle decisioni, e soprattutto con la volontà di colpire il governo più che migliorare l’efficienza di Procure e tribunali. A simboleggiare la conclusione dello scontro, il dibattito a Milano fra due ex magistrati: Piercamillo Davigo e Antonio Rinaudo, il primo a favore del No alla legge voluta dal governo, il secondo sostenitore del Sì.

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Riforma sacrosanta: lo dice il buonsenso
Augusto Barbera (Imagoeconomica)
La riforma è guidata dal buon senso e infatti ha l’appoggio anche di un grande giurista di sinistra come Augusto Barbera. Finora le storture del sistema, dove pm e giudici sono complici, hanno rovinato la povera gente. Stop ai magistrati-ayatollah.

Mai avrei pensato di trovarmi completamente d’accordo con un esponente di lungo corso della sinistra, parlamentare del Pci prima e del Pds e del Pd poi. E invece, dopo aver letto la lunga intervista rilasciata da Augusto Barbera al nostro giornale, ho scoperto di condividere tutto, perfino le virgole. E allora mi sono chiesto se per caso avessi cambiato opinione io, che da sempre sono in contrasto con quelle dei cosiddetti progressisti, o se l’avesse mutata l’ex ministro del governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi in piena Tangentopoli.

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Bossi e la sua spiegazione della devolution: «Lo Stato non può più “fognattare”»
Umberto Bossi (Ansa)
Nel salotto tv del nostro direttore, nel lontano 2003, il fondatore del Carroccio illustrò la sua visione: «Le Regioni devono gestirsi in autonomia denari e competenze. Il Nord è grande ma è un nano politico».

Riproponiamo un’intervista realizzata da Maurizio Belpietro a Umberto Bossi nel 2003 per la trasmissione L’Antipatico in onda sulle reti Mediaset. All’epoca il leghista era ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione nel governo Berlusconi II.

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