Iran, le donne si fumano l’ayatollah. Dove sono le nostre femministe?

Circola la foto di una donna iraniana che, con la foto di Khamenei che brucia, si accende una sigaretta. Questa foto sta trovando supporto e diffusione sui social e sta circolando con una certa velocità. Ma non solo: varie ragazze (in Francia per esempio) si fanno un selfie mentre si accendono la sigaretta con la foto dell’ayatollah. È un segnale di supporto morale e politico alle donne iraniane che stanno lottando per la caduta di un regime che, per la verità, non gode - con grande soddisfazione per tutti gli amanti della democrazie e della libertà - di grande salute. Anzi.
Le donne in Iran vivono obbligate in una serie di gabbie che non permettono loro di esercitare i diritti che dovrebbero essere rispettati dai pubblici poteri. È bene ricordarli per comprendere meglio le loro lotte e le loro proteste, spesso più coraggiose di quelle degli stessi uomini iraniani.
Ce le ricorda una sintesi elaborata da una associazione, Terres des Hommes, attiva da anni in Iran per la difesa dei diritti stessi.
In base al Codice civile, il marito ha il diritto di scegliere il luogo in cui vivere e può impedire alla moglie di svolgere determinate professioni se le ritiene contrarie ai «valori della famiglia».
In base alla legge sui passaporti, una donna sposata non può tenerlo senza il consenso del marito che lo può revocare in qualsiasi momento in modo totalmente arbitrario.
Sempre il Codice civile consente alle ragazze di sposarsi all’età di 13 anni e ai ragazzi all’età di 15, una condizione che alimenta il fenomeno dei matrimoni precoci che spesso coinvolge persino bambine di dieci o undici anni (unioni che sono possibili nei casi in cui un giudice dia la sua autorizzazione). Tra il 2017 e il 2022, infatti, sarebbero state circa 184 le unioni che hanno interessato ragazze con meno di 25 anni.
In Iran non è mai stata approvata una legge sulla violenza domestica per prevenire gli abusi e proteggere le donne sopravvissute da un fenomeno che è sempre più pervasivo. Secondo statistiche ufficiali, tra marzo 2021 e fine giugno 2023, almeno 165 donne sono state uccise da membri maschi della famiglia. Una media di un omicidio ogni quattro giorni.
Ebbene il tema è questo: le nostre femministe supporteranno questa battaglia delle donne iraniane? O il patriarcato esiste solo in Italia e non nella Repubblica teocratica islamica? Non sarebbe bello vedere le femministe italiane «fumarsi» un signore che considera le donne meno di niente come qualcosa e non come qualcuno, quindi non titolari di diritti ma solo oggetto di doveri?
Questa non è ovviamente una domanda retorica, ma non vuole neanche essere particolarmente polemica, vuole essere uno sprone alle donne di questo Paese a unirsi alle donne iraniane, ma anche a quelle, ad esempio, francesi che abbiamo citato, in questi gesti simbolici e che non hanno un’immediata ricaduta pratica, ma che, in quanto simbolici, indicano la volontà di farsi cassa di risonanza di una protesta audace, forte, duratura, costante che vede da anni le donne iraniane in prima linea, ben più degli uomini che beneficiano di molti diritti in più di loro stesse, a combattere una battaglia dura, spesso con conseguenze molto pesanti: frustate, incarcerazioni, vari tipi di restrizioni della libertà personale, abusi e botte magari dalla stessa «polizia morale» che di morale non ha niente in quanto il nome del potere delegatole non da uno Stato di diritto, ma da uno Stato etico che si fa beffa del diritto come tutti gli Stati dittatoriali. In essi il diritto non preesiste allo Stato ma è lo Stato stesso che li formula e costringe i cittadini, in questo caso in particolare le donne, a rispettarli, spesso anche a rischio della vita.
Ci sembrerebbe una dimostrazione di grande responsabilità morale e politica che le donne italiane scendessero in piazza per unirsi alla protesta delle donne iraniane, non solo il nome del fatto di essere donne, ma a partire dai diritti umani che spettano a queste donne, dai diritti civili, dai diritti in campo penale, dai diritti in senso generale.
Non so se questo avverrà, ma sarebbe molto bello che nel nostro Paese avvenisse e sarebbe magnifico che proprio il nostro Paese diventasse il paladino, in anticipo sugli altri Paesi europei e non solo, di una manifestazione di solidarietà globale nei confronti di queste donne che lottano anche per gli uomini iraniani.
Sarebbe anche la dimostrazione che la lotta per i diritti in Italia è una lotta che non guarda alle divisioni politiche, ma guarda ai diritti stessi come faro fondamentale della partecipazione alla lotta delle donne oppresse.
Chissà se questo avverrà? Chissà se vedremo lottare in piazza non solo contro il patriarcato che si dice persistere nel nostro Paese, una verità certamente discutibile, e non contro il patriarcato certo del regime teocratico iraniano?
Speriamo di avere torto a dubitare che avverrà. Sarebbe molto bello il contrario.






