Nemmeno le Olimpiadi, nemmeno il rischio di una figuraccia internazionale con turisti bloccati alle fermate dei bus o alla stazione, costretti a rivedere i propri programmi, riescono a ricondurre alla ragionevolezza i sindacati. La Commissione di garanzia per i servizi pubblici (Cgsse) ha provato a convincerli ad accettare una sorta di tregua degli scioperi per favorire il tranquillo svolgimento dei Giochi invernali di Milano-Cortina. Invano, anzi c’è chi ha addirittura sollevato il problema che in questo modo si compromette il diritto alla mobilitazione.
Nelle scorse settimane l’Authority ha inviato una lettera alle organizzazioni sindacali, alle associazioni di imprese, alla presidenza del Consiglio e ai prefetti locali, chiedendo una «tregua sociale», ovvero uno stop delle astensioni dal lavoro nel periodo compreso tra il 4 e il 24 febbraio e tra il 4 e il 17 marzo. Cioè nei giorni in cui si svolgeranno rispettivamente le Olimpiadi e i Giochi paralimpici. A quanto pare la lettera è stata ignorata, i sindacati non hanno risposto. Come riportato dal Fatto, il Garante ha detto che «non sono pervenute manifestazioni di disponibilità o iniziative volte alla sottoscrizione del protocollo».
È evidente che vogliono tenersi le mani libere. L’evento è un’occasione troppo ghiotta per avere i riflettori accesi su qualsiasi tema in nome del quale creare caos. Ma a quanto risulta a La Verità, non sarebbero arrivate risposte nemmeno dalla presidenza del Consiglio e dal ministero dei Trasporti. Un cenno dalle autorità di governo, sulla ragionevolezza di una tregua sociale, potrebbe fare da moral suasion generale e richiamare l’attenzione alla scala delle priorità. In cima c’è il tranquillo svolgimento di un evento che sarà all’attenzione internazionale e convoglierà un flusso importante di turisti nel nostro Paese. Un’operazione di questo genere non è nemmeno nuova. Già nel 2006, in occasione delle Olimpiadi di Torino, il governo Berlusconi raggiunse un accordo con i sindacati per evitare scioperi tra il 31 gennaio e il 23 marzo. Come pure, nell’ambito del Giubileo, c’è stata un’intesa per evitare mobilitazioni sindacali nelle date più importanti dell’evento religioso.
Ora il presidente della Commissione, Paola Bellocci, vorrebbe fare lo stesso per i Giochi Olimpici. In più situazioni il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha rimarcato i disagi causati dalla frequenza ravvicinata degli scioperi e i disagi che creano ai cittadini e ai lavoratori. Una impostazione condivisa dai componenti del Garante, tant’è che la Commissione ha anche sanzionato le sigle che avevano organizzato la mobilitazione del 3 ottobre per Gaza e la Flotilla. La lettera inviata per sollecitare una tregua sociale in occasione delle Olimpiadi invernali si colloca in questo percorso, cioè valutare le priorità e l’impatto che lo stop ai trasporti potrebbe creare allo svolgimento dell’evento sportivo.
L’Authority potrebbe intervenire anche con un suo provvedimento, a prescindere da un’intesa con i sindacati ma al momento questo passo è stato escluso. La Commissione ha sottolineato che continuerà «la propria consueta attività di vigilanza sul rispetto delle norme vigenti in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali durante il periodo interessato».
Intanto, però, l’iniziativa della lettera è stata criticata dal sindacato di base Cub, una delle sigle più attive nella proclamazione degli scioperi che è stata protagonista di diverse mobilitazioni a cavallo tra il 2025 e il 2026 come lo sciopero nazionale di 24 ore, il 9-10 gennaio scorsi, nel settore ferroviario che ha creato notevoli disagi con la cancellazione di oltre il 50% dei treni e il 9 gennaio nel comparto aereo. Inevitabile quindi che si risentisse dell’iniziativa del Garante. «Per la Commissione, ogni occasione è buia per subordinare il diritto dei diritti alle logiche del profitto», ha replicato. Una risposta che la dice lunga sulle sue prossime iniziative.
La Germania esce dalla recessione. Dopo due anni di crisi profonda, l’economia torna a crescere grazie sostanzialmente a due strategie: il potenziamento degli investimenti nell’industria bellica, spinti dall’occasione favorevole concessa dal conflitto in Ucraina, ma soprattutto lo smantellamento dei vincoli sulla spesa pubblica che il cancelliere, Friedrich Merz, ha lasciato correre a piene mani.
Berlino, da fustigatore, nel passato, dei Paesi «cicale» quali la Grecia (impossibile dimenticare la troika voluta proprio dalla Germania per bastonare un governo considerato incapace di tenere stretti i cordoni della spesa) e l’Italia (altrettanto scolpiti nella memoria gli attacchi dell’ex cancelliera Angela Merkel al governo Berlusconi e le manovre per la sostituzione con Mario Monti), ha cambiato passo. Ora la spesa pubblica da «demonio» è un booster per l’economia. Così Merz può applaudire al +0,2% del PIl nel 2025 rispetto all’anno precedente, brindando all’uscita dalla crisi. «Dopo due anni di recessione, l’economia è tornata a crescere leggermente, soprattutto grazie al fatto che nel 2025 le famiglie hanno ripreso a consumare. La crescita è dovuta principalmente all’aumento della spesa per consumi delle famiglie e dello Stato. Le esportazioni, invece, sono diminuite», ha commentato il presidente dell’ufficio federale di Statistica tedesco, Ruth Brand. Per l’Italia si tratta certamente di una buona notizia perché la Germania continua a rappresentare il primo mercato di sbocco delle nostre esportazioni con il 12% del totale.
Un ripensamento rispetto all’austerità dei governi passati che riguarda anche un altro tema strategico per la Germania, il nucleare. «Abbandonarlo è stato un grave errore strategico», ha ammesso Merz nel suo intervento all’Unione delle Camere di commercio e dell’industria tedesche. La dichiarazione è stata accolta dagli applausi. «Ora stiamo attraversando la transizione energetica più costosa in tutto il mondo», ha aggiunto il cancelliere. «Non conosco un altro Paese che renda le cose così difficili e dispendiose come la Germania». Un cambio di passo coerente con l’impostazione del governo italiano, che sta valutando un ritorno al settore con reattori di nuova generazione.
Anche affidarsi totalmente alle rinnovabili non pare la soluzione giusta e perseguibile. È il caso della Spagna, che ha puntato fortemente, con il governo Sánchez, sull’energia pulita. Ora si scopre che Madrid, nel 2025, ha raddoppiato l’acquisto di gas dagli Stati Uniti. In un anno le importazioni sono aumentate del 100% (passando da 56.435 GWh nel 2024 a 111.660 GWh) mentre, contestualmente, quelle dalla Russia sono crollate del 40%, scendendo da 72,360 GWh a 42,629 GWh. L’aumento delle forniture statunitensi è stato favorito dalla politica commerciale del presidente Donald Trump, che ha ridotto i dazi sulle esportazioni europee in cambio dell’impegno dell’Ue di aumentare le importazioni di energia, inclusi gas e petrolio. Nel complesso contesto geopolitico, l’accordo ha avuto l’effetto di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dell’Europa, anche alla luce delle sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. Rispetto alle esportazioni di gas in Spagna, l’Algeria ha mantenuto costante il suo contributo, mentre il Qatar ha ridotto le sue vendite alla penisola iberica a meno della metà. La Spagna, che dispone della maggiore capacità di rigassificazione in Europa (con sette impianti) non avendo avuto le resistenze dei teorici italiani della «decrescita felice», continua a essere un hub fondamentale per la distribuzione del gas in Europa. Una parte della quantità di gas proveniente dagli Stati Uniti, infatti, non è destinata al consumo nazionale - secondo quanto riportato nel Bollettino Statistico di Enagas - ma viene redistribuita ad altri Paesi.
L’economia italiana migliora, la disoccupazione diminuisce e si torna a investire. A dispetto delle più fosche previsioni dell’opposizione, che aveva pronosticato sfaceli con il governo di Giorgia Meloni, la percezione dei motori del Paese, ovvero le aziende, è di segno opposto. La Banca d’Italia ha condotto un’indagine tra il 20 novembre e il 16 dicembre 2025 presso le imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, sulle aspettative di vendita e crescita e i giudizi emersi sono in miglioramento. Anche le attese sull’andamento della domanda, sia interna sia estera, sono più favorevoli rispetto alla precedente rilevazione, con l’eccezione delle aspettative delle costruzioni.
Le attese sulla crescita a 12 mesi dei salari si collocano in media attorno al 2%. Quelle per i prossimi tre mesi sulle condizioni economiche in cui operano le imprese sono migliorate lievemente, riflettendo effetti meno negativi dell’incertezza imputabile a fattori economici e politici e alle politiche commerciali. L’occupazione continuerebbe a espandersi nei prossimi tre mesi. La crescita dei prezzi di vendita si è lievemente ridotta per il complesso dell’economia e la dinamica attesa per i prossimi 12 mesi resta moderata. Le aspettative d’inflazione al consumo sono diminuite su tutti gli orizzonti e si collocano tra l’1,6 e l’1,8%.
Le imprese sono propense a tornare a investire, il segno che una situazione politica stabile anche a fronte dell’incertezza internazionale, induce a guardare con ottimismo al futuro e quindi a varare progetti di espansione imprenditoriale. Dall’indagine di Bankitalia emerge che rispetto al trimestre precedente, i giudizi sulle condizioni per investire sono più favorevoli, con un leggero miglioramento nell’industria in senso stretto e nei servizi, a fronte del peggioramento nelle costruzioni; la spesa nominale per investimenti nel complesso del 2026 continuerebbe a crescere rispetto all’anno precedente. Una quota significativa delle imprese manifatturiere ha dichiarato di avere utilizzato gli incentivi Transizione 4.0 e Transizione 5.0. La crescita dei propri prezzi di vendita si è leggermente ridotta per il complesso dell’economia e la dinamica attesa per i prossimi 12 mesi resta moderata. Le aspettative di riduzione del consumo sono diminuite su tutti gli orizzonti e si collocano tra l’1,6 e l’1,8%. I giudizi sull’andamento della domanda totale e di quella estera sono migliorati sia rispetto alla scorsa rilevazione sia rispetto a quella del periodo corrispondente nel 2024, esposto a una maggiore incertezza riguardo alle conseguenze delle politiche commerciali degli Stati Uniti.
«Le aspettative delle aziende rilevate dalla Banca d’Italia, sotterrano definitivamente le bugie dell’opposizione. Dopo il terribile decennio segnato dai governi tecnici e dai presidenti di Pd e 5 stelle, in cui i salari reali italiani diminuivano inesorabilmente a fronte di una crescita generalizzata in Europa oltre il 25%, finalmente il governo Meloni inverte la tendenza», commenta il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. E snocciola i dati del trend in miglioramento: «Nel 2023 c’è il primo incremento dei salari, che crescono a fronte di un’inflazione di poco più bassa, e nel 2024 il dato migliora ancora, con i salari a +3,5% contro un’inflazione all’1%, andamento confermato nel 2025. Con quale coraggio la sinistra ignora o diffonde i suoi numeri menzogneri? L’indagine di Bankitalia dice anche che il 2026 andrà ancora meglio. È finita la stagione della decrescita felice, come la chiamava certa sinistra».
Intanto, a conferma del clima di fiducia sull’economia, c’è il nuovo accordo tra il Gruppo Bei (che comprende la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti) e Bnl Bnp Paribas per mobilitare 335 milioni a sostegno degli investimenti e del capitale circolante di circa 300 imprese italiane.
Oltre 167,5 milioni sono destinati allo sviluppo economico delle regioni di coesione e circa 100 milioni a favore della filiera agroalimentare. L’operazione si inserisce in una collaborazione consolidata e di lungo periodo, rafforzata dalle quattro precedenti operazioni di cartolarizzazione realizzate a partire dal 2018. Nel complesso, tali iniziative hanno contribuito a sostenere più di mille imprese e a mobilitare oltre 2,3 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a favore dell’economia reale.
L’accordo prevede anche una cartolarizzazione sintetica su mutui ipotecari promossa da Bnl Bnp Paribas.





