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Usa, abbattute le tariffe sulla pasta e rinviate di un anno quelle sui mobili
Scott Bessent (Ansa)
La tassa americana sull’import di alcune marche alimentari cala dal 91% a circa il 9%.

Il 2026 inizia con una buona notizia per l’industria agroalimentare e quella dei mobili italiani. I dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulle importazioni hanno messo a dura prova il Made in Italy soprattutto in quei settori maggiormente esposti oltre oceano. Ora il cambio di passo, grazie a un lavoro ininterrotto di diplomazia svolto dal ministero degli Esteri. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo, che in base alle analisi fatte nel frattempo, le aliquote dei dazi fissate in via provvisoria il 4 settembre verranno ridotte. Dal 91,74%, che si sarebbe sommato al 15% già in vigore su tutti i prodotti europei arrivando al 107%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana (in totale si arriva quindi al 17,2%), al 13,98% per Garofalo (28,9%) e al 9,09% (24,09%) per gli altri 11 produttori non campionati.

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Il governo fa il pieno di fondi Pnrr. La manovra tassa-banche è legge
Ansa
Meloni: 153 miliardi dall’Ue, Italia capofila. Ok finale della Camera alla legge di bilancio.

Con 216 sì e 126 voti contrari la Camera ha approvato in via definitiva la legge di Bilancio. Una manovra da 22,5 miliardi, «costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità» ha commentato la premier Giorgia Meloni sottolineando che il governo prosegue «nel percorso di riduzione dell’Irpef per il ceto medio, nel sostegno alla natalità e al lavoro, nel rafforzamento della sanità pubblica e nel supporto alle imprese».

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Secondo Bankitalia, gran parte dei guadagni dei lavoratori immigrati non resta nel Paese: le rimesse pesano circa lo 0,5% del Pil e i residenti extra Ue versano solo il 23% dell’Irpef. Il flusso parte da Roma e Milano e riguarda Bangladesh, Pakistan e Marocco.

La narrazione più diffusa da chi vorrebbe un ingresso incontrollato di migranti è che questi contribuiscono a pagare le pensioni degli italiani (a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della scarsa natalità nel nostro Paese) e alla crescita economica. I dati aggiornati della Banca d’Italia disegnano però un diverso scenario sul quale vale la pena di riflettere al di là di pregiudizi ideologici. Ovvero che gli introiti del lavoro degli immigrati, per una fetta consistente non rimangono in Italia, non sono spesi o investiti in Italia, ma vengono in gran parte spediti ai familiari dei Paesi d’origine.

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