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Passetto indietro di Trump sui dazi: «Gabelle giù per alluminio e acciaio»
Donald Trump (Ansa)
Secondo il «Ft» le ripercussioni della politica protezionistica della Casa Bianca hanno avuto conseguenze non tutte positive sull’economia domestica. Si va verso misure più circoscritte su singole categorie di merci.

Donald Trump fa un passetto indietro. Aveva abituato il mondo a una politica aggressiva sui dazi ma ora, stando alle ultime indiscrezioni, sarebbe intenzionato ad ammorbidire la linea dura adottata lo scorso anno. A spingere questo cambio di rotta, secondo quanto dice il Financial Times, ci sarebbero le sollecitazioni provenienti dal dipartimento del Commercio e dall’ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti, oltre a uno studio della Federal reserve di New York, tutti allarmati per i danni collaterali inflitti all’economia domestica, a cominciare da rincari generalizzati che stanno penalizzando i consumatori.

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L’ex Ilva riparte, le toghe la spengono
Ansa
A un mese dal referendum, il gip di Taranto dice no al dissequestro dell’altoforno 1. Il governo mette 1,2 miliardi nell’acciaieria, ma grazie ai magistrati ne bruciamo 2,5.

Con un timing perfetto, a un mese circa dal referendum sulla riforma della giustizia, la magistratura mette un paletto al piano del governo sull’Ilva. Il gip del tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, ha rigettato l’istanza di dissequestro per l’altoforno 1 presentata da Acciaierie d’Italia. L’istanza era stata discussa nell’udienza di lunedì e tutti si aspettavano il parere favorevole per riavviare la produzione dell’impianto siderurgico.

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Smentiti i sindacati. L’ex Ilva riparte (quasi) a pieno regime e aspetta il fondo Usa
Imagoeconomica
Il governo investe un miliardo nelle manutenzioni: tornano in azione due altoforni. Piano rispettato: ora cessione a Flacks.

Se fosse per i sindacati, l’ex Ilva sarebbe già entrata nella storia dei fallimenti industriali. Sono mesi che la Cgil e la Uilm, la sigla dei metalmeccanici della Uil, non fanno che suonare le campane a morto per lo stabilimento siderurgico, descrivendo il piano del governo come un percorso verso la «chiusura inesorabile» o una «resa industriale». Invece a dispetto di queste Cassandre, a partire da maggio l’ex Ilva conta di tornare a Taranto, con due altorforni, il 2 e il 4, e quindi raggiungere una produzione di acciaio di 4 milioni di tonnellate su base annua come ha illustrato l’azienda nell’incontro con i sindacati metalmeccanici. La produzione sarà quindi a un livello in grado di reggere i costi, di far funzionare gli impianti del Nord e di riportare l’occupazione ai livelli ante sequestro dell’altoforno 1.

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