Il governo prende tempo. L’atteso intervento sul prezzo dei carburanti con la proroga della scadenza del taglio delle accise, non è entrato in Consiglio dei ministri. Benzina e gasolio sono tornati al livello precedente la riduzione di 25 centesimi delle imposte. Così quando il 7 aprile finirà lo «sconto» e se il governo non deciderà di prolungare la misura, gli automobilisti dovranno mettere in conto anche questo aumento.
Ma rinunciare al gettito delle accise per un’altra settimana non è un passo facile. Il problema è sempre quello della copertura in una congiuntura economica che non concede margini di manovra e con i riflettori di Bruxelles accesi sui nostri conti pubblici. Il premier, Giorgia Meloni, dovrebbe rinunciare all’impegno ufficiale di abbassare il deficit sotto la soglia del 3% entro il 2026 per uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. Un impegno assunto quando lo scenario internazionale non era funestato dalla guerra in Iran e dal blocco delle forniture energetiche. Un impegno preso, inoltre, in un momento in cui il governo aveva il vento in poppa e non la spina nel fianco di un referendum finito come sappiamo. Ragionamenti che si stanno facendo al ministero dell’Economia dove il guardiano dei conti, Giancarlo Giorgetti, deve vedersela con la fiducia dei mercati a ogni emissione di titoli di Stato. Di qui la cautela su nuovi interventi sulle accise: «Stiamo valutando ma non penso arriveranno nel Consiglio dei ministri», aveva spiegato nei giorni scorsi il viceministro all’Economia, Maurizio Leo.
Al centro dell’ordine del giorno della riunione del governo, il decreto fiscale che punta a garantire l’operatività delle pubbliche amministrazioni e a sostenere il regolare svolgimento delle attività delle imprese. Arriva l’estensione dell’iperammortamento per favorire gli investimenti tecnologici, con la soppressione della clausola «made in Ue» introdotta dall’ultima legge di Bilancio. Eliminato il vincolo di provenienza europea dei beni agevolabili con la soppressione del riferimento ai «beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo». Il governo mette in campo risorse importanti: il piano finanziario prevede oneri «valutati in 95,6 milioni di euro per l’anno 2027, 191,5 milioni di euro per l’anno 2028, 297,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2029 e 2030, per poi proseguire con 267,6 milioni di euro per l’anno 2031 e 172 milioni di euro per l’anno 2032 fino a 5,6 milioni di euro per l’anno 2034». Avrà carattere retroattivo, visto che si applicherà «agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026». Questa estensione, che era stata richiesta dal mondo delle imprese, permette l’acquisto di beni strumentali anche da produttori di macchine per il movimento terra extra Ue che sarebbero, invece, rimasti esclusi dalla misura approvata nella scorsa legge di Bilancio. Forza Italia rivendica con forza i risultati ottenuti nel decreto. Raffaele Nevi esprime soddisfazione per lo stop al vincolo «Made in Europe», definendolo un beneficio concreto per settori strategici come agricoltura e movimento terra.
Rinviata al primo luglio l’introduzione della tassa da 2 euro sui pacchi di piccolo valore in arrivo dai Paesi extra europei. Il governo ha deciso di concedere più tempo per l’adeguamento tecnico, come si legge nel testo approvato, per permettere la «copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi». Introdotto un credito di imposta per le imprese pari al 35% dell’importo richiesto, destinato alle aziende che hanno presentato comunicazioni per investimenti.
Dietrofront sulla stretta sui dividendi, percepiti dagli imprenditori e dalle società, introdotta dall’ultima legge di Bilancio. Cancellate le novità previste dalla Manovra per accedere alla tassazione agevolata dell’1,2%. Viene eliminato, quindi, il limite delle partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, tramite società controllate, in misura non inferiore al 5% ovvero di importo non inferiore a 500.000 euro. La misura introdotta dal decreto fiscale sarà retroattiva visto che troverà applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2026.
Slitta dal primo marzo al primo maggio 2026 la misura sull’obbligo di applicazione della ritenuta d’acconto sulle provvigioni per agenzie di viaggio, turismo, mediatori marittimi e agenti petroliferi prevista dall’ultima legge di Bilancio.
Aumenta da 100 a 118 euro l’imposta di bollo sui conti correnti intestati a società. All’Avvocatura dello Stato è autorizzata la spesa di 500.000 euro annui per spese degli atti processuali.
Un’altra norma fiscale riguarda gli sportivi. Sulle somme versate agli atleti partecipanti a manifestazioni sportive dilettantistiche, non si applicano fino al 31 dicembre 2026 le ritenute alla fonte se l’ammontare delle somme non supera 300 euro.
All’indomani della visita in Algeria, il premier Giorgia Meloni torna a fare i conti con le urgenze dell’economia. I prezzi dei carburanti sono tornati al livello precedente il taglio delle accise che scade il 7 aprile. Negli ultimi giorni gli spiragli di un’intesa sulla riapertura dello stretto di Hormuz e, più in generale, di una fine a breve del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno spinto il prezzo del greggio verso il basso, sotto i 100 dollari al barile. Va però ricordato che le quotazioni non si ripercuotono nell’immediato sul prezzo applicato per i rifornimenti. I distributori devono prima smaltire le scorte di greggio già acquistate con le tariffe più elevate. Alla scadenza del taglio delle accise quindi bisognerà mettere in conto un aumento dei prezzi alla pompa di 25 centesimi. Ipotizzando un costo stabile della materia prima, senza lo sconto sulle accise la benzina schizzerebbe a 1,980 euro, mentre il gasolio a 2,265 euro. Un pieno da 50 litri di diesel costerebbe 12,20 euro in più di oggi. Eventuali oscillazioni del petrolio potrebbero amplificare l'impatto degli aumenti.
La sfida sarebbe di prorogare il taglio delle accise, magari rendendolo più sostanzioso ma c’è il problema della copertura e la congiuntura economica non concede margini di manovra. Il nuovo aggiornamento dell’Ocse è una doccia gelata per il governo. Il Pil italiano è rivisto al +0,4% nel 2026, in calo rispetto al +0,6% indicato a dicembre, e al +0,6% previsto per il 2027. Inoltre torna a salire l’inflazione, attesa quest’anno al 2,4%. L’aumento dei prezzi era già in atto prima delle tensioni geopolitiche recenti, ma il contesto internazionale ha contribuito a rafforzare il trend.
Previsioni con le quali il ministero dell’Economia è costretto a fare i conti. Ad aprile sarà il Documento di finanza pubblica a mettere nero su bianco questo fragile scenario con crescita più debole, energia più cara e meno soldi da spendere.
Tant’è che il governo, nonostante la sarabanda di accuse dell’opposizione in fibrillazione dopo il successo referendario, si muove con cautela. Alla vigilia del consiglio dei ministri, previsto per oggi, mentre si susseguono gli interrogativi se il governo prenderà misure per raffreddare l’inflazione a cominciare dal caro carburanti, il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, frena: «Stiamo valutando ma non penso» risponde tranciante a chi cerca di stanarlo sul tema della accise. Ma ad annunciare un possibile nuovo intervento è stato il vicepremier, nonché ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Se la guerra non finisce saremo costretti a rinnovare la scelta di ridurre le accise».
Il collega del Made in Italy, Adolfo Urso, lascia intendere nuove misure in arrivo per sostenere famiglie e imprese. «Lavoreremo anche con successivi provvedimenti qualora il consiglio dei ministri decidesse di farlo già nella prossima seduta» ha detto ma sottolineando anche che «il prezzo dei carburanti è cresciuto in Italia molto meno che negli altri Paesi europei». Quanto all’inflazione sottolinea che «l’Italia ha oggi le carte in regola».
Ma non c’è solo il tema del taglio delle accise. Il decreto carburanti attende il decreto attuativo per definire le modalità operative, i criteri di accesso e le procedure di fruizione del beneficio. C’è poi il decreto bollette; oltre 5 miliardi per contenere i costi di elettricità e gas nel periodo 2026-2028. Un pannicolo caldo, secondo Confcommercio.
Intanto altri Paesi si muovono. In Germania il Bundestag ha varato un provvedimento che vieta l’aumento del prezzo di benzina e gasolio più di una volta al giorno, alle 12 in punto. Per le violazione sono previste sanzioni fino a 100.000 euro. In vista c’è l’incremento delle deduzioni per i pendolari.
Anche l’Austria ha approvato un taglio temporaneo a una serie di imposte sui carburanti per arrivare a un risparmio di circa 10 centesimi al litro. La Polonia porta l’Iva dal 23 all’8% e le accise al minimo previsto dall’Ue, ossia 29 centesimi di zloty per la benzina (0,066 centesimi di euro) e 28 centesimi di zloty (0,068 centesimi di euro) per il diesel. «I prezzi al litro dovrebbero scendere di circa 1,20 zloty (circa 28 centesimi di euro)» ha annunciato il premier, Donald Tusk.
Intanto Palazzo Chigi lavora sul decreto fiscale che dovrebbe prevedere il rinvio della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, correzioni sull’iperammortamento escludendo il requisito di investimenti made in Europe previsto dalla manovra. Potrebbe entrare nel provvedimento anche una riapertura dei termini della rottamazione quater, per coloro che non hanno versato la rata di novembre. È attesa sul tavolo del consiglio dei ministri anche la riforma del Testo unico della finanza (Tuf), con una serie di modifiche per le società quotate.
Mentre a Roma è bufera sul dopo referendum, la premier Giorgia Meloni, ad Algeri, rafforza l’asse strategico con il principale fornitore di gas del nostro Paese, muovendosi in anticipo rispetto ad altri Stati europei. Dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ottiene la rassicurazione che «l’Algeria è un partner strategico affidabile dell’Italia e dell’Europa ed è disponibile a rispettare gli impegni» per le forniture di gas.
Il premier rilancia una cooperazione che ha nell’energia il suo pilastro, ma che si estende ormai a un perimetro più ampio, dall’agricoltura alla formazione, fino alla sicurezza regionale.
«Sono molti gli ambiti della nostra cooperazione. Con il presidente Tebboune abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali, Eni e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas e l’esplorazione offshore. Questo consentirà anche in prospettiva di rafforzare il flusso di fornitura di gas all’Italia», ha detto Meloni. Il gasdotto Transmed, che collega i giacimenti algerini alla Sicilia sin dagli anni Ottanta, si conferma l’asse portante di questa relazione, in un quadro in cui il Mediterraneo torna centrale nelle strategie energetiche europee.
L’incontro è servito anche per porre le basi della creazione di una Camera di Commercio Italia-Algeria «come strumento stabile per liberare il potenziale che è ancora inespresso nelle nostre relazioni». La premier ha sottolineato il «dinamismo» e il «know how delle imprese». In prospettiva c’è l’organizzazione di un nuovo vertice intergovernativo, «più velocemente possibile». Il presidente algerino ha ribadito la volontà di «approfondire le relazioni» anche nell’ambito del piano Mattei.
La missione di Giorgia Meloni assume un valore rilevante alla luce della dichiarazione di forza maggiore arrivata dalla QatarEnergy, che è pronta a rivedere i contratti già in essere a causa del danneggiamento di alcuni impianti colpiti dai missili iraniani. Roma, rafforzando una direttrice energetica considerata più stabile e politicamente affidabile, gioca in anticipo rispetto ad altri attori europei - a partire dalla Spagna - che ora cercano di recuperare terreno. Oggi il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares, volerà ad Algeri, a quattro anni dalla crisi diplomatica, per riaprire un canale politico e preparare una successiva visita del premier Pedro Sánchez finalizzata a ottenere maggiori forniture di gas. Un’operazione che arriva quando l’Italia ha già consolidato il proprio asse con il Paese africano.
Giorgia Meloni, al termine dell’incontro, ha sottolineato come in una fase di «instabilità crescente il rapporto tra Roma e Algeri resta una delle straordinarie certezze sulle quali poter contare». Un legame che, ha aggiunto, non è mai stato «così solido e così proficuo».
Nel 2025 l’Algeria si è confermata il primo fornitore di gas dell’Italia, con oltre 20 miliardi di metri cubi importati su un totale di circa 61 miliardi, consolidando un ruolo ulteriormente rafforzato dopo la riduzione delle forniture russe. A questo si aggiunge la crescente componente di gas naturale liquefatto (Gnl): nel corso dell’anno sono arrivati nei terminali italiani 47 carichi provenienti da questo Paese su un totale di 221, pari a circa il 21%. Un dato in linea, ma in aumento in termini assoluti, rispetto al 2024, quando i carichi erano stati 31 su 150 complessivi (circa il 20,7%). L’incremento di 16 carichi su base annua, pari a oltre il 50%, segnala una strategia sempre più orientata alla flessibilità delle forniture via nave, complementare ai flussi via tubo.
Accanto all’energia, la collaborazione si estende al Piano Mattei per l’Africa. Tra i temi principali figura il progetto di agricoltura desertica in partenariato con Bf International per il recupero di oltre 36.000 ettari di terreno desertico destinati alla produzione agricola. «Il progetto procede in modo spedito, con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7.000 a 13.000 ettari», ha affermato Meloni. Parallelamente, prende forma il centro di formazione professionale agricolo di Sidi Bel Abbes, destinato a diventare un hub di riferimento per l’intero continente africano. «Abbiamo ottenuto circa 100 candidature per la posizione di direttore», ha sottolineato la premier, evidenziando «l’attenzione e la rilevanza attribuite a questa iniziativa», con l’obiettivo di avviare le attività entro l’estate. Meloni ha sottolineato la «forte complementarietà» tra le due economie, indicando settori chiave come agroindustria, difesa, farmaceutica, infrastrutture, logistica e digitale. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo. La premier ha riconosciuto il ruolo «straordinario» svolto dall’Algeria nell’area, sottolineando come la cooperazione tra i due Paesi sia essenziale per contrastare jihadismo e criminalità transnazionale. Sul fronte migratorio, Meloni ha definito la collaborazione con Algeri «un modello per la regione», evidenziando come abbia contribuito a ridurre gli sbarchi irregolari e le morti nel Mediterraneo.




