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Migranti Albania: dall'accordo ai centri - Cronistoria di un esperimento europeo
8 novembre 2024: un gruppo di migranti intercettato in acque internazionali intorno all'Italia arriva a bordo della nave Libra della Marina Militare italiana a Shengjin in Albania (Ansa)

Il 6 novembre 2023 Italia e Albania firmano un protocollo per la costruzione di due centri per migranti in territorio albanese, gestiti e finanziati dall'Italia. Obiettivo dichiarato: esternalizzare parte della gestione delle richieste d'asilo per alleggerire il sistema italiano. Il progetto, primo del genere in Europa, prevede centri a Shengjin (hotspot portuale) e Gjader (centro trattenimento ed espulsioni) con capacità iniziale 3.000 persone all'anno.

Dal novembre 2023 all'operatività dei primi trasferimenti nell'ottobre 2024, tra costruzione accelerata, costi (670-680 milioni di euro fino al 2028), sentenze della magistratura che bloccano i trattenimenti, polemiche politiche e attenzione internazionale: questa è la cronistoria completa dell'accordo Italia-Albania sui migranti, dalle origini alle prospettive future.

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«Si deve votare Sì per dare più diritti ai cittadini e più libertà ai magistrati dai vincoli delle correnti. Con il sorteggio si andrà avanti per merito e non per appartenenza correntizia. Questa è una riforma attesa da 30 anni». Lo dichiara il professor Nicolò Zanon, presidente del «Comitato Sì Riforma», nel corso del forum Ansa.

«Il 99% delle richieste di intercettazioni viene accettato dal GIP, così come la richiesta di proroga delle indagini: c’è un sostanziale appiattimento e il giudice finisce per condividere una cultura di scopo». È quanto afferma, sempre nel corso del forum Ansa Francesco Petrelli, presidente del «Comitato Camere Penali per il Sì».

«Negli ultimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane, attorno a questo referendum si è creato un clima di forte confusione, polemiche, semplificazioni, slogan e talvolta informazioni parziali o peggio completamente distorte. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, nella maggior parte dei casi non succede nulla», lo dice il premier Giorgia Meloni nel video postato sui social sul referendum.

«Sono storture che negli 80 anni di storia della Repubblica Italiana non siamo mai riusciti a correggere. Abbiamo fatto riforme in tantissimi ambiti, ma sulla giustizia mai in maniera sostanziale, perché a ogni tentativo la reazione è stata sproporzionata. La sinistra si oppone a qualsiasi forma di modernizzazione di questa nazione», ha aggiunto.