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Il nostro viaggio nel Mezzogiorno d'Italia, alla scoperta delle imprese nate con Resto al sud, è giunto al termine.

Ma l'ottava e ultima tappa ci riserva non poche emozioni.

Siamo a Rutigliano, a sud-est di Bari, una città d'arte, conosciuta come la capitale dei fischietti in terracotta.

Qui Nicolaia Antonicelli, 29 anni, ha inaugurato un moderno polo didattico musicale, realizzando così il sogno del fratello Giacomo, scomparso prematuramente nel 2018.

Per tutte le info su gli incentivi Resto al Sud https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/creiamo-nuove-aziende/resto-al-sud

Ansa

«Giustizia è fatta. E ora la politica dem, che sul Forteto non si mai è unita al coro di denunce, faccia ammenda. Solo nel 2017, il Pd fiorentino aveva previsto uno stand della cooperativa alla Festa dell'Unità quando il fondatore Rodolfo Fiesoli era stato già condannato in appello a 15 anni e 10 mesi per abusi sessuali. Scelte scellerate che gridano vendetta e che oggi richiedono un mea culpa e delle scuse» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia, dopo la conferma da parte della Cassazione della condanna del fondatore della comunità Forteto, Fiesoli, a 14 anni e 10 mesi di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale anche su minori. «I nostri lettori più affezionati conoscono la brutta storia del Forteto, comunità di abusi e di orrori da sempre denunciata dalla nostra associazione. Pro Vita, appena nata, aveva lanciato una delle sue prime petizioni, poi presentata alle autorità competenti, per chiedere chiarezza sulla vicenda e per preservare i minori da ulteriori abusi e far tornare i bambini alle famiglie» hanno continuato Brandi e Coghe. "Quello che sconvolge è che, in attesa della sentenza definitiva, una parte della politica abbia scelto la strada del silenzio come nel caso di Bibbiano» hanno concluso Brandi e Coghe.

Ansa

«Il Tar del Lazio ha respinto con una sentenza il ricorso proposto dalla nostra associazione contro il diniego da parte del Comune di Roma all'affissione di 500 cartelloni che ritraevano l'immagine di un feto. La motivazione del Tar? Per 'lo smodato impatto emotivo' e perché sarebbero stati superati i 'limiti di violenza semantica'. Ora giudicate voi se c'è violenza nelle nostre frasi sull'embrione: TU ERI COSI' A 11 SETTIMANE, TUTTI I TUOI ORGANI ERANO PRESENTI, GIA' TI SUCCHIAVI IL POLLICE. E poi domandiamoci perché un bambino nella pancia oggi scandalizzi più di certe foto volgari e piene di nudità o dell'invito al consumo di marijuana che si incontrano per strada alzando gli occhi agli spazi pubblicitari» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita, diventata oggi Pro Vita & Famiglia, e autori della campagna pubblicitaria che provocò prima le polemiche e poi il divieto di affissione da parte del Comune di Roma che ieri è stato giudicato legittimo.

«In pratica la sentenza afferma che il Comune ha il diritto di regolamentare i messaggi che appaiono sugli impianti di sua proprietà e che il messaggio di Michelino, come abbiamo chiamato il bambino rappresentato nelle immagini, supera i limiti della sensibilità comune. Allora perché non vale lo stesso per gli spot dell'Agenzia di Pompe Funebri Taffo? Non contengono anch'essi una certa 'violenza del messaggio' scherzando sulla morte nostra e dei nostri cari? Ci aspettiamo che il sindaco di Roma Virginia Raggi intervenga su tutti i manifesti provocatori».

Brandi e Coghe concludono annunciando che i loro legali «stanno ora valutando di ricorrere al Consiglio di Stato».