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Referendum sulla giustizia: storia, quesiti e scontro politico

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Referendum sulla giustizia: storia, quesiti e scontro politico
Giorgia Meloni ed Elly Schlein durante la campagna referendaria (Ansa)

Dalle urne deserte del 2022 alla sfida decisiva del 2026: l’Italia torna a votare sulla giustizia. Al centro del quesito la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la nascita di due Csm distinti e l'introduzione del sorteggio per l'elezione dei membri togati, misura pensata per arginare il peso delle correnti. A differenza di quattro anni fa, stavolta non è previsto il quorum: l'esito dipenderà esclusivamente dalla maggioranza dei voti validi. Dal caso Tortora allo scandalo Palamara, ecco la cronistoria dei referendum sulla giustizia, i dettagli tecnici della riforma Nordio e gli scenari politici che si apriranno all'indomani del voto.

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Ranucci si scusa con Nordio a metà
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)
Mister «Report» ammette di aver sbagliato a sostenere che il ministro era stato nel ranch uruguaiano. Poi prova a svicolare: «Ho detto che era una notizia da verificare».

Zero passi avanti, uno indietro e una supercazzola. È la sintesi dell’ultimo episodio della serie intitolata Il giornalista e il ministro: Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e principe dell’informazione d’inchiesta e il Guardasigilli Carlo Nordio.

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Per l’Uruguay è regolare l’adozione della Minetti. E Cipriani ringrazia il Colle
Nicole Minetti (Ansa)
Né affidamento informale né pratica privata: il tribunale del Paese sudamericano rispettò le procedure. Il compagno dell’ex igienista: «Da Mattarella atto d’amore».

A dispetto di quanto è stato raccontato nelle ultime settimane, la vicenda legata a Nicole Minetti, tra la grazia ricevuta dal Quirinale e il bambino adottato in Uruguay, comincia poco alla volta a rientrare dentro un perimetro più preciso. Restano ancora alcune verifiche da fare.

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Russi da censurare, regimi benvenuti: alla Biennale va in mostra l’ipocrisia
Ansa
Bruxelles strilla per la presenza di Mosca a Venezia, ma tace su Cuba e Cina, Stati dove i dissidenti vengono fatti morire in cella. D’altronde, è la stessa Ue che finge di non vedere le violazioni delle sanzioni che impone.

Più che un’esposizione internazionale d’arte, la Biennale di Venezia sta diventando il festival mondiale dell’ipocrisia. Non si parla di quadri, di opere, di allestimenti scenografici. Ma soltanto dell’apertura o meno del padiglione russo, considerata da alcuni come una sorta di legittimazione della campagna criminale di Vladimir Putin contro l’Ucraina.

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Vietato dire no alla moschea
Nel riquadro il manifesto della Lega rimosso dopo la protesta degli islamici dell’Ucoii (iStock)

A Venezia i fedeli di Maometto si lamentano per lo spot leghista sui bus contro la costruzione di un tempio islamico. La società concessionaria della pubblicità fa rimuovere i cartelloni: il messaggio non rispetta il codice etico aziendale. Il Carroccio fa ricorso.

Si può inneggiare ai No Tav, schierarsi per il No Trivelle e negare con tutte le forze la caccia e il nucleare. Ma se ti azzardi a scrivere «No moschea» su un cartello vieni bandito dal consesso civile. Accade a Venezia durante la campagna elettorale, con un oscurantismo a orologeria degno di Riad.

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