Zero passi avanti, uno indietro e una supercazzola. È la sintesi dell’ultimo episodio della serie intitolata Il giornalista e il ministro: Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e principe dell’informazione d’inchiesta e il Guardasigilli Carlo Nordio.
Breve riassunto delle puntate precedenti. Ospite di È sempre cartabianca su Rete 4, il giornalista ha raccontato che, secondo una fonte non verificata, il ministro della Giustizia era stato visto al Gin tonic, il ranch di Punta del Este in Uruguay di proprietà di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Nordio aveva telefonato in diretta, smentendo l’illazione, provocando il balbettio del giornalista nei confronti del quale si riservava di valutare l’azione giudiziaria. Firmata dal direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini, la Rai inviava la lettera di richiamo al conduttore di Report per violazione delle regole aziendali (l’uscita doveva riguardare la presentazione di un libro), decidendo nel contempo di ritirare le tutele legali al giornalista. Il ministro scioglieva la riserva e confermava la causa anche a Mediaset che ha ospitato l’esternazione del conduttore.
Il quale aveva approfittato dell’ospitalità di Bianca Berlinguer per dare appuntamento al pubblico sintonizzato in quel momento su Rete 4, nonostante la contemporanea presenza di Mario Giordano, a sua volta conduttore di Fuori dal Coro, con un «promo» un po’ spericolato, non particolarmente rispettoso del contesto. Dalla puntata di Report ci si attendevano, perciò, succosi sviluppi. Sebbene Ranucci sottolinei spesso di non guardare in faccia nessuno, la scaletta era monotona: il licenziamento di Beatrice Venezi dalla direzione musicale della Fenice, il mancato finanziamento da parte della commissione del ministero della Cultura del documentario su Giulio Regeni, i cavalieri bianchi impegnati a salvare la società Visibilia di Daniela Santanchè. Un menù vario e imprevedibile come una distesa del Sahara. Che, tuttavia, ha consentito al programma di Rai 3 di attrarre 1,8 milioni di telespettatori e il 10,3% di share (senza per altro intaccare quello di Fuori dal Coro che con il 6,14% ha superato la sua media abituale).
Quanto alla trama della serie più gettonata, invece, zero passi avanti. Chiacchiere sulle agenzie di modelle di Paolo Zampolli, voyeurismi sulle «globetrotter del sesso a pagamento», citazioni di Harvey Weinstein e degli Epstein files che fanno sempre colpo. La pista da verificare riguardo la presenza di Nordio al Gin tonic non porta, invece, da nessuna parte. Vicolo cieco. Nessuna fonte si è palesata. Tanto che «sono caduto in un eccesso», ha finalmente ammesso Ranucci che un paio di giorni prima, alla Verità che gli aveva chiesto se fosse stato avventato a parlare del ministro nel ranch, aveva risposto di no: «Semmai, sono stato troppo generoso». Insomma, una retromarcia in piena regola: «Mi copro il capo di cenere», ha concesso. Prima di avventurarsi in una precisazione che sa di sofisma di sesto grado. «Non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto che stiamo verificando una notizia», ha cavillato. Toccherà ai giudici del tribunale che esamineranno la causa intentata dal ministro cogliere la differenza. Provando a dare dignità al suo azzardo, Ranucci ha rivendicato con orgoglio che dal suo «eccesso» sono derivate due notizie inedite. Ovvero, che Nordio è stato in Uruguay e che è amico di Arrigo Cipriani, padre di Giuseppe. Spiace deludere il principe degli inchiestisti, ma in entrambi i casi si tratta di due non notizie. Quella di Nordio a Montevideo del 1° marzo 2025 era una visita ufficiale per l’insediamento del nuovo presidente uruguaiano, Yamandoù Orsi. Mentre per uno che è stato 40 anni magistrato in quel di Venezia la frequentazione del celebre Harry’s Bar di Arrigo Cipriani è quanto di più normale e consueto.
Non rinunciando a sventolare il vessillo della libertà di stampa «diritto inalienabile dell’umanità», Ranucci ha fatto sapere che affronterà il giudizio a sue spese. Buona fortuna.



