Ora tutto è nelle mani della diplomazia. La possibilità che venga accolta la richiesta del governo a Bruxelles, di estendere alle spese energetiche la deroga al Patto di stabilità consentita pere la difesa, è affidata alla capacità di mediazione del ministero dell’Economia.
Il ministro Giancarlo Giorgetti sa bene che forzare la situazione con uno strappo, rischia di essere male accolto dai mercati ai quali puntualmente il Tesoro si rivolge per piazzare i titoli del debito pubblico. In sostanza il governo non può permettersi un aumento dello spread. «Stiamo lavorando, è una cosa complessa, credo che non ci siano pregiudizi. C’è la consapevolezza della situazione eccezionale, dopo di che ci sono varie modalità, varie possibilità per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte», ha detto con chiarezza il ministro Giorgetti a Parigi per il G7 Finanza. Cioè sul tavolo della trattativa con la Commissione Ue non c’è solo la deroga al Patto di stabilità. Giorgetti sta cercando anche di coinvolgere Francia e Germania e durante il vertice a Parigi ha avuto colloqui con i ministri dei due Paesi, il francese Roland Lescure e il tedesco Lars Klingbeil. «Tutti sono preoccupati, ma lo sono a modo loro, perché ognuno ha situazioni differenti», è quanto riportato da Giorgetti dopo i colloqui. Ed è normale giacché la Francia veleggia oltre il 5% del deficit, la Germania pur avendo superato il 3% del deficit ha un debito molto basso. Quindi su questi due Paesi la crisi energetica, causata della guerra in Iran, ha un impatto circostanziato. Diversa la situazione per l’Italia che, ha ricordato il ministro, «ha il problema del debito ereditato molto elevato e c’è il rischio concreto di rialzare i tassi di interesse». Il che impone «molta prudenza nel muoverci e nel decidere». Poi ha sottolineato che «il doppio choc a cui siamo stati sottoposti come economia italiana, prima alla crisi energetica ucraina e ora alla crisi energetica del Medio Oriente, è un unicum probabilmente in tutta Europa insieme alla Germania».
Da parte della Commissione pare che ci sia una certa disponibilità a trovare una soluzione. «Continuiamo a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà. Ed è in questo spirito che stiamo anche esaminando la richiesta dell’Italia», ha detto il vicepresidente della Commissione, il falco Valdis Dombrovskis, al termine del G7. Il consiglio è di «adottare misure temporanee e mirate per sostenere l’economia che non aumentino la domanda di combustibili fossili», ha aggiunto. «Il problema è che stiamo affrontando uno choc dal lato dell’offerta. Pertanto se molti Paesi sostengono la domanda finiamo per mantenere alti i prezzi dell’energia e spendere molti soldi con benefici limitati. Ecco perché dobbiamo davvero riflettere attentamente su come organizzare la risposta politica».
Intanto l’agenzia Standard & Poor’s lancia l’ennesimo allarme sul rischio recessione per l’Europa con un rallentamento dell’economia e un aumento dell’inflazione.
Mentre si discute sul Patto di stabilità, il governo deve affrontare il problema del rinnovo del taglio delle accise sui carburanti. Il tema sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. La misura attualmente in vigore, prevede uno sconto di 24,4 centesimi al litro sul diesel e di 6,1 centesimi sulla benzina. La proroga però va rifinanziata e al momento, non è possibile utilizzare l’extragettito Iva legato all’aumento dei prezzi dei carburanti. Le risorse maturate a maggio saranno infatti disponibili solo dalla seconda metà di giugno. Secondo alcune stime, senza un nuovo intervento il prezzo della benzina potrebbe tornare vicino ai 2 euro al litro, mentre il diesel volerebbe oltre 2,20 euro. Sul tema è intervenuto anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini confermando gli aiuti per il costo del carburante. Nello stesso giorno è previsto a Palazzo Chigi un confronto con le associazioni dell’autotrasporto, dopo la proclamazione dello sciopero del settore dal 25 al 29 maggio.
Intanto l’aula del Senato ha approvato la mozione di maggioranza sul tema dei riflessi economici connessi alla sicurezza energetica. La giornata è stata segnata dal «giallo» del testo, che dedicava ampio spazio alla critica rispetto agli «obiettivi irrealistici» dell’aumento fino al 5% del Pil delle spese Nato e impegnava il Governo a promuovere «una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici».
Passaggi scomparsi dal testo definitivo. «Quella parte non doveva neanche entrare nelle mozione, non è lo strumento giusto per discutere delle spese Nato», ha spiegato uno dei capigruppo. Ma dall’opposizione Giuseppe Conte arringa: «Governo a pezzi, ha perso la bussola».







