2026-03-17
Tajani: «Speriamo di rinforzare la presenza di navi militari nel Mar Rosso senza cambiare il mandato»
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Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri di Bruxelles.
Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri di Bruxelles.
«La notizia la confermo ora: vedrò i genitori degli sfortunati bambini della vicenda del bosco mercoledì prossimo, con buona pace delle polemiche inutili». Lo ha detto Ignazio La Russa, presidente del Senato, in un video diffuso dopo le polemiche sull’incontro con la famiglia.
Ha poi aggiunto: «Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia. Diversi esponenti della sinistra hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano Il Centro che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la data».
La Russa ha quindi chiarito: «È esattamente vero che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà ed è vero che su questo tema sono stato sempre molto moderato. È esattamente vero che li vedrò, ma non questo mercoledì, perché non c’è aula e non sarò a Roma. L’incontro è previsto per il 25 marzo, cioè dopo il referendum».
L’effetto della guerra sulle pompe di benzina si è visto subito (ieri il diesel ha toccato i massimi da 4 anni superando i 2 euro al litro), ma sulle bollette tutti si chiedono cosa succederà. Uno studio di Papernest.it spiega quanto di questi aumenti si rifletterà realmente nelle bollette dei consumatori.
Secondo Arera metà delle famiglie italiane è esposta a variazioni dei prezzi del mercato nella parte più sensibile della bolletta perché ha sottoscritto contratti variabili, mentre l’altra metà non vedrà alcun cambiamento finché il contratto fisso non arriverà a scadenza (il contratto fisso ha la tariffa bloccata per la durata contrattuale che di solito dura dai 12 ai 24 mesi). In sostanza e oscillazioni giornaliere del mercato non si traducono subito in bollette più alte.
Le quotazioni tuttavia sono schizzate: il punto di rottura è arrivato il 4 marzo quando in sole 24 ore, le quotazioni di Luce (Pun) e Gas (Psv) sono schizzate rispettivamente del 32% e del 27%.
L’aumento non è solo teorico. Per una famiglia tipo il consolidamento di queste medie si traduce in esborsi significativi: per il 45,2% degli italiani (12 milioni di famiglie), se il trend persiste il rincaro supererà i 100 euro a trimestre. Insomma quello che abbiamo visto fin qui è nulla, ma c’è tempo per intervenire. Tempo che l’esecutivo sta prendendo per capire quali possono essere le mosse più efficaci, ma al contempo meno dannose per le casse dello Stato. La fretta d’altronde può creare problemi anche ai consumatori come suggerisce Papernest.it. Infatti abbiamo visto come durante la crisi del 2022, segnata dall’invasione dell’Ucraina, molti consumatori cambiarono tariffa proprio nel momento di massima tensione dei mercati, finendo per vincolarsi a prezzi «bloccati» su livelli altissimi. Questi contratti si rivelarono poi una trappola economica quando l’emergenza rientrò dimostrando che firmare un nuovo accordo nel pieno di un picco speculativo può essere più dannoso che restare con la vecchia tariffa. Passare al «fisso» secondo gli esperti è una mossa di difesa sensata solo se le previsioni indicano un rialzo strutturale e duraturo; al contrario, mantenere o scegliere il «variabile» conviene quando si scommette su una distensione dei mercati.
Intanto stanno uscendo le prime ipotesi di intervento per andare a tamponare l’emergenza immediata sui prezzi dei carburanti. Sulle accise mobili crescono i dubbi perché se da una parte si darebbe un segnale, dall’altra si crede che a fronte di una spesa ingente, gli effetti potrebbero risultare modesti. Per questo tutti i ministeri competenti sono al lavoro per arrivare a mettere sul tavolo altre proposte migliorative e concrete. Il governo sembra più orientato alla riedizione di un bonus anti rincari che dovrebbe andare a favore delle famiglie meno abbienti, cioè quelle con un Isee sotto i 15.000 euro e a sgravi fiscali per le aziende più esposte alla crisi. L’opposizione naturalmente rilancia sulle accise mobili, proposta che allo stesso tempo però resta convincente per il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. I tecnici continuano a lavorare su un set di misure ampio anche se si pensa che prima di dieci giorni non arriveranno risposte concrete. Al momento si parla di possibili sgravi fiscali per le pmi, di un credito di imposta sul diesel riservato al comparto dell’autotrasporto. Il Tesoro, intanto, sarebbe in attesa di conoscere l’entità dell’extragettito Iva legato alla crescita del costo dei carburanti nelle ultime due settimane per capire se possa essere sufficiente per finanziare gli interventi sul caro energia. «Per quanto riguarda le competenze del mio dicastero dovremmo portare nel prossimo Cdm (ancora non calendarizzato, ndr) misure per iniziare a dare una scossa che mi auguro efficace alle conseguenze della guerra in Medio Oriente» commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Misure che, aggiunge, «riguardano il costo dell’energia, quello di approvvigionamento di alcune materie prime critiche e i mercati di quei Paesi che per noi sono prioritari». Infine sottolinea: «In una prima fase penso sia importante realizzare misure per i ceti meno abbienti e per le imprese dell’autotrasporto. Pensiamo ad interventi mirati, più efficaci di quelli realizzati allo scoppio della guerra in Ucraina». Il vicepremier Matteo Salvini domani incontrerà in Prefettura a Milano i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere per fare un punto sul caro gasolio e benzina.
L’incertezza dell’esecutivo tuttavia diventa un terreno spianato per le opposizioni. «Il costo di questa guerra in questi 16 giorni gli italiani lo stanno già pagando. Il Codacons l’altro giorno ha detto che ogni giorno di questa guerra sta costando 16 milioni e mezzo soltanto sui carburanti. Noi abbiamo fatto una proposta su questo al governo, abbiamo chiesto di attivare le accise mobili» ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. Critico anche il M5s: «Se tutto va bene, l’interventino annunciato per autotrasportatori e famiglie fragili arriverà non prima di dieci giorni. Tanto, che fretta c’è».
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri che si è svolto a Bruxelles.
Milano, Roma, Torino: si saldano le manifestazioni di Potere al popolo, Usb, antagonisti, pro Pal. La protesta anti-Usa si fonde con quella anti- riforma: nella capitale bruciata una foto di Meloni e Nordio. Conte e Grosso costretti a prendere le distanze. A fuoco immagini di Trump e bandiere di Israele.
I più pacati scandivano «governo Meloni dimissioni» o «cacciamo il governo dei fascisti guerrafondai», esibendo striscioni sui quali avvertono: «Non ci arruoliamo». Poi a comando saltellavano, intonando «chi non salta è un fascista», sulle note di Bella ciao, cercando goffamente di fare il verso alla premier che saltava con il ministro degli esteri, Antonio Tajani, lo scorso novembre in chiusura dell’intervento al comizio dei big del centrodestra a Napoli, mentre la folla intonava «Chi non salta comunista è».
Ma la violenza che percorre manifestazioni come quella del Comitato No sociale, ieri a Roma, dove ai presunti pacifisti si mescola ogni genere di attivisti avvolti in kefiah e sventolando pure la bandiera di Hezbollah, ha portato subito a bruciare con fumogeni due immagini. La prima, che raffigurava il presidente del Consiglio mentre teneva a guinzaglio e con la museruola il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, recava la scritta «No al vostro referendum».
Sulla seconda fotografia, con la stretta di mano tra Meloni e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, era scritto: «No al vostro genocidio, 75.000 civili uccisi, 2 milioni di sfollati». I manifestanti saranno denunciati per vilipendio delle istituzioni, anche attraverso l’analisi delle immagini registrate dalla Scientifica.
In piazza a Roma, Milano e Torino c’era un po’ di tutto, da Potere al popolo a collettivi studenteschi come Osa e Cambiare Rotta; da Movimento migranti e rifugiati di Napoli a No Ponte Calabria; da Global movement to Gaza a Unione democratica arabo palestinese; da Moschea Omar a Emilia por Cuba passando per Strasaffica e via con le sigle che fremono per avere visibilità. Tra i cartelli, «Giù le mani dall’Iran», «Nessuna base, nessun soldato. Fuori l’Italia dalla Nato» e anche «No al colonialismo». Dimostranti hanno esibito uno striscione con scritto «Contro le aggressioni imperialiste. Difendere Cuba socialista». L’Associazione nazionale magistrati è intervenuta sulla violenza di quelle fotografie strappate e del messaggio devastante che gesti simili vogliono trasmettere. «Esprimiamo la nostra solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio per quanto accaduto al corteo di Roma. Il nostro invito ad abbassare i toni nel corso di questa campagna referendaria è sempre valso e sempre varrà per chiunque e a prescindere dai propri orientamenti personali e collettivi», ha fatto sapere.
Solidarietà è stata espressa dal presidente del Comitato Giusto dire No, Enrico Grosso. «Pensare che bruciare le immagini di Nordio e Meloni sia un atto che contenga un qualche senso è quanto di più distante dal nostro modo di intendere questa campagna referendaria», ha detto. Ed è stato costretto a pronunciare parole di condanna anche Giuseppe Conte, presidente M5s: «Questo governo deve andare a casa con la forza delle idee e della democrazia, non a colpi di odio e violenza. Mancano una manciata di giorni all’appuntamento del referendum, a chi scende in piazza oggi (ieri per chi legge, ndr) e nei prossimi giorni dico: continuiamo a spiegare e ribadire le ragioni del No democraticamente». Ringrazio di cuore chi ha manifestato la sua solidarietà, in particolare il presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso, e l’Anm. Auspico anche io che nei prossimi giorni il dibattito si mantenga nei termini indicati da Sergio Mattarella, con pacatezza e lealtà, sui reali contenuti. Naturalmente questi eccessi aggressivi, lungi dall’intimorirmi, mi sollecitano a proseguire con sempre maggior determinazione e vigore», ha dichiarato Nordio.
Il corteo romano, partito da piazza della Repubblica, si era concluso a piazza San Giovanni dove zainetti rosa e fagotti bianchi cosparsi di petali volevano ricordare le 175 bambine della scuola elementare Shajareh Tayyebeh in Iran, uccise da un missile americano nel primo giorno di bombardamenti. Manifestazioni che si dichiarano contro la violenza, eppure la fanno entrare. Come è accaduto ieri a Milano, dove alcuni manifestanti hanno bruciato una bandiera di Israele lungo un corteo partito dall’Arco della Pace con lo slogan «Contro guerra imperialista e sionismo». Promosso da realtà antagoniste nell’ambito della tre giorni di eventi per ricordare Davide Cesare, «Dax», ucciso nel 2003 da militanti di estrema destra, è stato il pretesto per occupare ancora una volta il Palasharp. Anche a Torino, nel corteo regionale per la Palestina, sotto una pioggia battente è stata bruciata la bandiera di Israele.
Ieri Meloni ha rilanciato sui social un video in cui il costituzionalista (ed ex parlamentare del Pd) Stefano Ceccanti spiega le ragioni del Sì al referendum. «Il professor Ceccanti, sicuramente non tacciabile di essere un mio sostenitore o elettore, spiega in pochi secondi perché votare Sì al referendum. Un invito ad andare oltre appartenenze politiche e contrapposizioni ideologiche, guardando semplicemente al merito del quesito».

