Governo

La Meloni fa piazza pulita
Giorgia Meloni (Ansa). Nei riquadri Giusi Bartolozzi, Andrea Delmastro e Daniela Santanchè
Al ministero della Giustizia si dimettono il sottosegretario Delmastro, per i suoi affari con la famiglia di un carcerato, e il braccio destro di Nordio, Giusi Bartolozzi. Palazzo Chigi spinge per il passo indietro della Santanchè. Serve stabilità, non chi parla troppo e frequenta male.

Fuori uno, fuori due e forse pure fuori tre. Giorgia Meloni ha impiegato 24 ore a decidere che serviva un cambio di passo. Qui c’è da salvare il governo e soprattutto evitare di giocarsi le prossime elezioni e di consegnare il Paese alla sinistra per cinque anni, quando si voterà il presidente della Repubblica. La sconfitta del referendum brucia, perché quando fu varata la riforma della giustizia sembrava un gioco da ragazzi. Da almeno 30 anni il Paese aspettava una legge che arginasse lo strapotere dell’Anm e dunque le modifiche costituzionali sembravano obiettivi facili, perché godevano del consenso della maggioranza degli italiani.

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Ordine da Palazzo Chigi: «Pedalare»
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari (Ansa)
Mentre il premier va ad Algeri, Fazzolari dà la linea: «Ora la legge elettorale, senza rinunciare al premierato». Ma l’esecutivo punta tutto su una Manovra espansiva.

«Vogliamo portare a termine tutti i punti del programma». A Palazzo Chigi si ricomincia a pedalare. Il referendum non viene considerato solo un incidente di percorso, e il terremoto in via Arenula sta a dimostrarlo. Ma il centrodestra è convinto di poter tornare in sintonia con la maggioranza del Paese «solo lavorando».

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Per rialzarsi dopo la prima batosta al centrodestra resta la Manovra
Giorgia Meloni (Getty Images)
La sberla fa male alla coalizione, che ora dovrà accantonare i sogni di premierato. Muovendosi con tatto anche sulla legge elettorale. Se però non vuol perdere nel 2027, adesso serve una risposta economica audace.

Lo schiaffo fa male, la gastrite provoca fitte e c’è voglia di chiudersi nella stanza buia. Nessuna parte del corpo del centrodestra è immune dal dolore che percorre il sistema nervoso dalla testa ai piedi. Quella del No al referendum è la prima vera sberla dal settembre 2022 e non basta consolarsi con «ha vinto l’Italia manettara» (vero) o con «il partito dei magistrati esiste, si chiama Anm, e ha qualche milione di elettori» (verissimo).

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La Repubblica dei giudici
Imagoeconomica
La sinistra si intesta una vittoria che è invece solo delle toghe: con la sconfitta della politica sancita ieri, avranno sempre più potere e presenteranno il conto anche agli «alleati». La scossa auspicata dal consigliere di Mattarella è arrivata: ci aspetta un anno difficile.
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Referendum giustizia, vince il No con il 53,4%
Ansa

Al referendum confermativo sulla riforma della giustizia ha prevalso il No. Affluenza record vicina al 59%. Giorgia Meloni invita a rispettare il risultato e assicura: «Rammarico per occasione persa. Ma andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l'Italia».

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