La sinistra italiana accusa il governo Meloni di aver aumentato le tasse. Lo fa in modo furbesco perché dice una mezza verità, ma una mezza verità, come recita il titolo di un libro: Le mezze verità sono bugie intere. Infatti, in realtà, non sono aumentate le tasse, ma è aumentata la pressione fiscale, che è tutt’altra cosa. Non occorre neanche studiare un manuale di scienza delle finanze o di contabilità dello Stato. Troppo impegno intellettivo che per chi non è abituato a ragionare comporta uno sforzo eccessivo (naturalmente non vogliamo accusare la tutta la sinistra di carenze da questo punto di vista), ma non possiamo neanche tacere su delle bugie clamorose. Comunque, basta l’Intelligenza artificiale, cos’è la pressione fiscale lo sa anche l’Ia.
Se infatti andate su Google e digitate «pressione fiscale» l’Ia elabora una definizione perfetta: «La pressione fiscale è l’indicatore economico che misura il peso complessivo delle tasse e dei contributi sociali rispetto alla ricchezza prodotta da un Paese (il Pil). Si calcola come rapporto percentuale tra il gettito fiscale totale (imposte dirette, indirette, contributi sociali) e il Pil, mostrando quanta parte della ricchezza nazionale viene prelevata dallo Stato per finanziare servizi e apparato pubblico. Recentemente, in Italia, il dato ha superato il 42% (42,8% nel 2024 secondo l’Ocse), riflettendo un aumento rispetto agli anni precedenti, con dibattiti in corso sul suo impatto reale percepito dai cittadini e sulla sua comparazione internazionale». Perché, se lo sa l’Intelligenza artificiale, non lo sa, o fa finta di non saperlo, o non lo capisce l’intelligenza naturale? Perché, come dicevamo sopra, l’Intelligenza artificiale per funzionare richiede l’intelligenza umana che per pigrizia o per mancanza strutturale o per disonestà intellettuale, molti non usano.
La pressione fiscale non è la pressione sulle famiglie; è quella che deriva dalla somma di tutte le tasse che vengono versate allo Stato. Quindi, può darsi che un anno essa sia aumentata anche, in parte, dalla pressione fiscale sulle famiglie, ma non è il caso della pressione fiscale che si registra oggi in Italia.
Lo dimostra egregiamente uno studio della Cgia di Mestre, a cura di Paolo Zabeo, pubblicato ieri e consultabile sul sito stesso della Cgia. Scrive l’Ufficio studi dell’associazione degli artigiani di Mestre: «Entrando nel dettaglio delle misure a favore dei nuclei familiari, le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23% e della riduzione al 33% dell’aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi».
Le tasse per le famiglie sono diminuite nel periodo del governo Meloni di 33,3 miliardi di euro che diviso 3 fa 10,1 miliardi l’anno (tra l’altro coincide col costo degli 80 euro di Renzi).
È tanto? No. È sufficiente? No. Ma è quello che questo governo - oggettivamente, come dicevano i vecchi comunisti - considerando tre fattori: il debito e il deficit pubblici da tenere a bada per uno scellerato modo di affrontare l’argomento da parte della Ue; l’eredità del super bonus che pesa decine di miliardi sul bilancio pubblico che avrebbero potuto essere destinati e la misura di 30 miliardi l’anno alla riduzione delle tasse; il fatto che questo governo ha dovuto destinare parte delle risorse a capitoli del bilancio che non potevano rimanere scoperti, come ad esempio la sanità.
Ma allora a cosa è dovuto l’aumento della pressione fiscale? Cosa ha concorso a farla aumentare? La risposta è ancora data dall’Ufficio studi degli artigiani di Mestre. Si legge nello studio: «Negli ultimi anni il gettito è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione e ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti nel biennio più recente, che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive… Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più».
Questi concetti egregiamente esposti dall’Ufficio studi di Mestre, sono stati volutamente non detti da chi ha affermato, e continua ad affermare, che questo governo ha aumentato le tasse sulle famiglie. Le ha diminuite di poco, ma è una bugia dire che le ha aumentate. Certo, occorrerebbe cambiare le regole per poterle diminuire in modo sostanziale e cioè non è la misura di 10 miliardi l’anno, ma in una misura che vale dalle sei alle dieci volte questo importo. Purtroppo in Europa, non credono che diminuendo la pressione fiscale l’economia viaggerebbe a una velocità maggiore, il Pil aumenterebbe in modo significativo, e quindi non diminuirebbe il gettito fiscale. Se non credono a noi vadano a leggersi quel che da anni predicano i premi Nobel per l’economia statunitensi Joseph Stiglitz e Paul Krugman, a proposito dell’Europa e delle politiche di austerità folli che essa porta avanti con testardaggine pari alla loro inefficacia.






