Ufficio complicazione affari semplici. Nel marasma più totale del referendum sulla giustizia dove si è detto e si continua a dire di tutto, dove la campagna referendaria si è trasformata in un palcoscenico dove va in scena la ricerca spasmodica dell’eccessivo e del sensazionale, ci stava bene anche la polemica sulla partecipazione del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla puntata di Pulp Podcast, il programma di Fedez, in onda oggi alle 13.
Il rapper s’inventa una delle sue solite mosse di marketing per far parlare di sé e Meloni coglie al volo l’occasione per rivolgersi al pubblico dei giovanissimi che seguono il podcast, facendo impazzire i compagni.
A parte l’irritazione della sinistra che si è vista derubare ancora una volta la scena dal presidente (Schlein e Conte hanno, infatti, stupidamente declinato l’invito di Fedez), l’aspetto più succoso della vicenda è arrivato da quella volpe di Giovanni Floris. Lo stesso Fedez smaschera una delle sue mascalzonate prese a prestito dalla sua vicina di rete Lilly Gruber.
Ma l’Agcom, come al solito, sbaglia mira e, invece che a La7, spara su Rete4 e la Nove: «Devono riequilibrare gli spazi in favore del No», dicono, «in caso di mancato riequilibrio, entro il 20 marzo, ultimo giorno di campagna elettorale, ci sarà una sanzione pecuniaria». E alla Gruber che invita in studio Formigli e Giannini per parlare solo delle ragioni del No e a Floris che fa un’intervista di mezz’ora a Travaglio solo per stroncare il governo, invece, chi ci pensa?
Comunque, l’ospitata del premier ha fatto trasalire i progressisti, compreso Floris che decide di chiedere a Fedez di inviargli alcuni spezzoni del suo podcast per trasmetterli in diretta. Motivo? Mettere in cattiva luce Meloni. Ma quando Fedez chiede in cambio la presenza in studio su La7 del collega rapper Davide Marra, Floris decide di mandare in onda solo dei virgolettati senza trasmettere i filmati. «Siamo stati contattati dalla redazione di DiMartedì. Ci viene richiesto l’utilizzo di alcuni stralci di nostre puntate: Tajani, Vannacci e Gasparri mi sembra. Chiediamo il motivo. Intuiamo che si voglia mettere degli stralci di puntate, quelli in cui cazzeggiamo e gigioneggiamo, per sminuire i contenuti del podcast», racconta Fedez su Instagram. E aggiunge: «A quel punto diciamo: “Siamo disponibili a darvi queste clip a patto che Marra possa presenziare per difendere l’onorabilità del podcast”. E loro cosa fanno? Non invitano Marra e al posto delle clip mettono tre virgolettati passando sopra a centinaia di puntate fatte in maniera deontologicamente più che professionale».
Bella figura Floris. Quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba e batte in ritirata.
La stessa fuga messa in atto all’ultimo momento dal procuratore della Repubblica del tribunale di Trani, Renato Nitti il quale avrebbe dovuto partecipare domani a un incontro pubblico per il No a Margherita di Savoia, insieme, tra gli altri, al sindaco di Margherita di Savoia e presidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani, Bernardo Lodiposto, indagato due settimane fa per corruzione proprio dalla Procura di Trani. Piccolo cortocircuito.
Anche lui però, come Floris, è stato smascherato e a quel punto non ha potuto fare altro che battere in ritirata, rinunciando al comizio. Nitti, mangiato dall’imbarazzo e dalla vergogna, prova a smentire spudoratamente: «Mai prevista la mia presenza». Peccato che il suo nome appariva già sulla locandina del convegno. Bella figura, pure per lui.
Crolla, dunque, l’assunto del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, secondo il quale solo gli indagati voteranno Sì, visto che anche Bernardo Lodiposto, da indagato, parteciperà ad un convegno per il No, senza Nitti, ma insieme ad altri illustri membri della giustizia pugliese come il sostituto procuratore del tribunale di Trani, Francesco Tosto e il giudice al tribunale di Foggia, Antonio Diella (nonché presidente nazionale del comitato Giusto dire No). Ma il momento delle comiche deve ancora arrivare. Siccome Nitti non voleva proprio rinunciare a parlare del No, allora ha scelto un convegno senza indagato. Sempre domani, alla stessa ora dell’incontro a Margherita di Savoia con Lodispoto, il procuratore di Trani sarà ad Andria a un evento dal titolo «Ragioni del No al referendum» insieme al magistrato Marco Gambardella e all’ex magistrato, Luigi De Magistris.
D’altronde la Puglia non è nuova agli intrighi e intrecci tra politica e magistratura. Basti rileggere la notizia ferale della maxi voragine nella sanità pugliese da 369 milioni di euro che vede come protagonista Raffaele Piemontese, oggi assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità ed ex assessore alla Sanità, il quale, come ha scritto La Verità qualche giorno fa, il 14 marzo si è seduto in mezzo a illustri magistrati a un convegno a Vieste organizzato dal Pd dal titolo: «Difendere la Costituzione. Le ragioni del No». Piemontese era accanto al presidente del tribunale di Bari, Alfonso Orazio Maria Pappalardo. Ma a spalleggiare Piemontese c’era soprattutto Enrico Infante, procuratore di Foggia, la città di Piemontese.Quando le comiche sfociano nel grottesco non si ride più.







