Governo

Vannacci arruola pure due (ex) leghisti e la spunta sul logo registrato nel 2010
Roberto Vannacci. Nel riquadro, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (Ansa)
Sasso e Ziello migrano in Futuro nazionale, il cui simbolo venne depositato già 16 anni fa. I diritti di proprietà, però, sono scaduti.

Il carro è pronto, i buoi pure. Il progetto politico di Roberto Vannacci, pare prendere forma. «Non voglio far vincere la sinistra. Futuro Nazionale è uno squillo di tromba, una sveglia per una destra che ha perso radici e identità», sostiene il generale. Arianna Meloni è tranquilla: «Vannacci toglie voti alla premier? Siamo ancora all’inizio, non ci preoccupiamo». L’umore nero di Matteo Salvini, invece, riecheggia su Radio24: «Mi sono fidato della parola di un uomo, evidentemente è stata fiducia mal riposta».

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Maratona Meloni: da Rogoredo ai bilaterali
Il saluto di Giorgia Meloni alle forze dell'ordine a Milano Rogoredo (Ansa)
Nel capoluogo che luccica per i Giochi, il premier ha dato priorità ai militari impegnati nella lotta allo spaccio nel «boschetto». Poi l’incontro con Vance: «Valori comuni tra Italia e Usa». Strade sicure: Crosetto punta ad assumere 12.000 carabinieri ausiliari.

È in una Milano blindata e sospesa, divisa tra la dimensione internazionale delle Olimpiadi invernali e la quotidianità caratterizzata da zone rosse e transenne, che si svolge la giornata del presidente del Consiglio Giorgia Meloni: una sequenza di tappe che si presenta come cronaca, ma che letta in controluce assume un significato politico più ampio. L’inizio non è olimpico ma molto più urbano, legato alla città reale e alle sue emergenze irrisolte.

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Il premier Giorgia Meloni, arrivata a Milano per partecipare questa sera alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, in mattinata ha fatto visita ai carabinieri e ai militari impegnati per la sicurezza alla stazione di Rogoredo. «Sono venuta a salutare e ringraziare», ha detto il presidente del Consiglio, come si vede anche in un video che ha postato sui social, stringendo le mani ai militari impegnati nel presidio e posando per i selfie con alcuni passanti e addetti della Protezione civile.

«Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella conferenza stampa al termine del Cdm, riferendosi alle norme introdotte con il decreto sicurezza e al fenomeno delle Brigate rosse.

Nordio ha definito il fenomeno delle Br come «nato per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni “compagni che sbagliano” e “sedicenti Brigate rosse”». La nuova norma introdotta dal decreto sicurezza «non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l’impunità non c’è per nessuno, quindi è una parola impropria», ha aggiunto in merito al nuovo provvedimento contenuto nel decreto, che istituisce un registro separato per i reati commessi con «causa di giustificazione».

Nel decreto sicurezza «viene introdotta la previsione del fermo di prevenzione. Preciso che l’interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall’inizio».

Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Il fermo di prevenzione «Non è una misura liberticida, in molti ordinamenti è presente, e c’è il rapporto con l’autorità giudiziaria, a cui viene comunicato che la persona è accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta fino a due ore. Se poi dovesse ravvisare che non ci sono le condizioni può disporre la liberazione: è stato sempre così nella nostra formulazione, conosciamo i limiti fissati dalla Costituzione sulla limitazione della libertà personale».

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