Governo

Il governo pressa i cinesi: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto
(Getty Images)
Se Pechino resta nell’azionariato del gruppo degli pneumatici a marzo scatta il divieto di vendita sul mercato Usa. La Meloni è pronta a usare i poteri speciali.

C’è un momento, nella vita delle aziende globali, in cui la geopolitica smette di essere un concetto astratto e diventa una fattura da pagare. Per Pirelli quel momento ha una data precisa: marzo. Manca poco al momento in cui a Washington esporranno il cartello con scritto: vietato l’ingresso. Non un difetto di fabbrica, non un richiamo di sicurezza. Un problema legato al passaporto cinese dell’azionista di riferimento. E così il governo Meloni si ritrova con il piede sull’acceleratore dei poteri speciali e l’altro sul freno della diplomazia. Perché il messaggio che arriva da Washington non ammette interpretazioni creative: se Pechino resta dentro, Pirelli resta fuori. Fuori dal mercato Usa, fuori da un quinto dei ricavi.

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Ursula offre 45 miliardi in più per il sì dell’Italia al Mercosur
Ursula von der Leyen (Ansa)
L’impressione non è delle migliori; a una lettura superficiale se ne ricava che basta pagare. L’Italia dice sì al Mercosur dopo che Ursula von der Leyen, cedendo alle pressioni di Roma, ha sbloccato un esborso aggiuntivo da 45 miliardi per rimpinguare i fondi Pac. Giorgia Meloni, proprio da Parigi dove si teneva l’ennesimo vertice dei volenterosi, rompe il fronte di resistenza che la univa a Emmanuel Macron, che così resta solo sulla trincea del no, anche perché i contadini francesi non mollano e pure ieri sono tornati a bloccare L’Esagono con i trattori.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.

Referendum, si stringe sulla data per non rinviare al 2030 il nuovo Csm
Carlo Nordio (Imagoeconomica)
  • Venerdì in conferenza stampa Giorgia Meloni dovrebbe dare un segnale: l’obiettivo sono le urne il 22 e 23 marzo. Senza accelerazione, le nomine dei capi delle procure resterebbero in mano alle correnti per altri 4 anni.
  • Il sindacato dei magistrati ha raddoppiato la quota di iscrizione dei soci e ha stanziato già 500.000 euro. Ora è pronto a metterne altrettanti. A meno che non intervenga la Cgil.

Lo speciale contiene due articoli

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Enrico Costa: «Proveranno anche l’ostruzionismo ma approveremo il testo in tempo»
Enrico Costa (Imagoeconomica)
Il deputato di Fi: «L’opposizione vuol far melina perché sa di non poter vincere».

Enrico Costa, deputato di Forza Italia, è vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio.

Onorevole Costa, Alessandro Sallusti ieri sulla Verità scrive che il fronte del no al referendum sulla giustizia punta a ritardare il più possibile la consultazione popolare per arrivare alle elezioni del prossimo Csm, anche in caso di vittoria del sì, con le norme attuali. Condivide l’allarme?

«Condivido l’allarme di Sallusti perché l’avevo già lanciato giorni fa. È evidente che questo tentativo di allungare il brodo, di fare melina, di buttare la palla in tribuna da parte del fronte del no, che chiede di non celebrare il referendum nel prossimo mese di marzo ma di rinviarlo più avanti, ha un obiettivo che secondo me non è quello di un improbabile recupero sul sì: sono convinto che più tempo c’è per spiegare le ragioni della riforma più persone si convincono a votare a favore».

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