2026-03-17
Tajani: «Speriamo di rinforzare la presenza di navi militari nel Mar Rosso senza cambiare il mandato»
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Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri di Bruxelles.
Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri di Bruxelles.
«La notizia la confermo ora: vedrò i genitori degli sfortunati bambini della vicenda del bosco mercoledì prossimo, con buona pace delle polemiche inutili». Lo ha detto Ignazio La Russa, presidente del Senato, in un video diffuso dopo le polemiche sull’incontro con la famiglia.
Ha poi aggiunto: «Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia. Diversi esponenti della sinistra hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano Il Centro che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la data».
La Russa ha quindi chiarito: «È esattamente vero che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà ed è vero che su questo tema sono stato sempre molto moderato. È esattamente vero che li vedrò, ma non questo mercoledì, perché non c’è aula e non sarò a Roma. L’incontro è previsto per il 25 marzo, cioè dopo il referendum».
Sono anni che il Partito democratico e la sinistra tutta sembrano ossessionati dalla educazione (o rieducazione) dei fanciulli. Non si perdono un fatto di cronaca nera per sostenere che sia necessario introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, sono disponibili a finanziare ogni genere di progetti che puntino a instillare nei più giovani la visione del mondo progressista.
Però, quando qualche politico di schieramento avverso compie mezzo gesto per occuparsi di vicende che riguardano i minori, apriti cielo: sdegno e indignazione piovono come grandine ardente. E a farne le spese, manco a dirlo, sono i minori in questione, nel caso specifico i tre bambini della famiglia nel bosco.
È bastato che Il Centro pubblicasse l’indiscrezione secondo cui la famiglia nel bosco sarà domani al Senato, invitata dal presidente Ignazio La Russa, per scatenare l’inferno. Da Palazzo Madama non avevano ancora confermato né smentito la notizia che già i progressisti erano sulle barricate. «Ancora una volta La Russa interpreta il suo ruolo con faziosità e scarso rispetto per le istituzioni», ha attaccato il senatore dem Walter Verini. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Trevallion e la famiglia. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno - l’altro ieri il presidente del Consiglio, ieri il ministro Salvini, oggi addirittura la seconda carica dello Stato, domani Nordio con gli ispettori - avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum. Tutto ciò è molto grave, dimostra cinismo, spregiudicatezza istituzionale, ma anche nervosismo in vista di domenica. In vicende come queste che riguardano ragazzini ci vogliono sensibilità, delicatezza, confronto serrato e disponibilità tra famiglia, psicologi, assistenti sociali, magistrati minorili, legali. La Russa in qualche modo ricorda lo stesso cinismo che venne usato in occasione della vicenda di Bibbiano».
A rincarare la dose ci ha pensato Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie del Partito democratico. «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno», ha dichiarato. «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta Ignazio La Russa dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori».
Davvero curioso. Il Pd sostiene di avere a cuore la sorte della famiglia, eppure si irrita se qualcuno se ne occupa. E chi dovrebbe occuparsene se non la politica? Se i dem possono entrare a piedi pari in ogni questione riguardante la scuola e l’educazione, per quale motivo il centrodestra non potrebbe interessarsi alla storia dei Trevallion? Rispondono i sinceri democratici: perché così si fa propaganda a favore del referendum. Interessante. Se si vuole sostenere che su questa vicenda nulla di pur vagamente politico va pronunciato, allora ci si sarebbe dovuti indignare anche per la manifestazione di sostegno che l’Associazione nazionale magistrati ha organizzato mesi fa dentro il tribunale dell’Aquila a favore della giudice che ha deciso sui Trevallion. Quell’incontro si concluse con il coro «siamo tutti Cecilia Angrisano»: un bel modo di essere imparziali e di tenere lontano le passioni politiche.
In ogni caso, il presidente del Senato, dopo qualche ora di furenti polemiche sinistrorse, ha inteso chiarire la situazione. «Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia», ha detto. «Diversi esponenti della sinistra, alcuni noti, alcuni a me non noti, hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano Il Centro che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la data, i genitori degli sfortunati, bambini della cosiddetta famiglia del bosco, che è su tutti i giornali».
«È esattamente vero», ha precisato La Russa, «che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà, ed è esattamente vero che li vedrò ma non questo mercoledì perché come tutti sanno questo mercoledì non c’è Aula, non sarò a Roma e sono come tutti in attesa della data referendaria. La cosa che mi ha veramente stupito è l’acrimonia per un’eventuale visita adesso come in un’altra data, quasi che il presidente del Senato debba chiedere scusa o addirittura il permesso a lor signori per incontrare privatamente chi ritiene. Se ne facciano una ragione, la notizia la do e la confermo ora: vedrò i genitori mercoledì della prossima settimana, con buona pace delle polemiche inutili».
Non importa se il presidente del Senato abbia cambiato idea o sia stato frainteso. Il punto è che le polemiche inutili e assurde sono divenute la cifra di questa vicenda come ha rimarcato ieri giustamente Tonino Cantelmi, il super esperto della famiglia Trevallion. «Il momento che viviamo in questa vicenda si sta caratterizzando per scontri istituzionali spaventosi: l’assistente sociale contro i legali della famiglia e, quindi, di fatto contro la famiglia; la Garante nazionale dell’infanzia, un gigante, costretta a definire balle alcune affermazioni rappresentate dall’ente che gestisce il servizio sociale implicato», ha riassunto il professore. «Credo che la nostra responsabilità sia quella di fermarci e di lavorare solo nell’interesse dei bambini. Registro che in questo momento stiamo perdendo la bussola e ogni giorno che passa aumentiamo il dolore».
È per i motivi elencati da Cantelmi che la politica non solo può, ma deve intervenire. Con tutta evidenza, le istituzioni nei riguardi dei Trevallion hanno perso la bussola. È stato consentito alla psicologa che somministra i test alla famiglia di pubblicare post che la deridevano. Rimane al suo posto una assistente sociale che diserta un incontro con la Garante nazionale dell’infanzia e che poi denuncia i legali della famiglia. Fanno allibire persino i Comuni del Vastese che, tramite un legale appositamente assoldato, accusano la Garante di mentire riguardo all’operato dei servizi sociali. Di fronte a questo quadro allucinante è non solo auspicabile ma necessario che le autorità politiche intervengano. Il ministro Nordio ha deciso di inviare ispettori che oggi saranno al tribunale dell’Aquila e si spera facciano chiarezza su come è stata gestita tutta questa faccenda. Se i Trevallion saranno da La Russa, indipendentemente dalla data, si tratterà di un segnale importante di vicinanza a due genitori vessati.
E se qualcuno ritiene che la vicenda della famiglia nel bosco possa spingere gli italiani a votare sì, beh, fa bene. Visto come certe istituzioni hanno gestito tutta questa storia, è il minimo pensare che vadano riformate.
L’effetto della guerra sulle pompe di benzina si è visto subito (ieri il diesel ha toccato i massimi da 4 anni superando i 2 euro al litro), ma sulle bollette tutti si chiedono cosa succederà. Uno studio di Papernest.it spiega quanto di questi aumenti si rifletterà realmente nelle bollette dei consumatori.
Secondo Arera metà delle famiglie italiane è esposta a variazioni dei prezzi del mercato nella parte più sensibile della bolletta perché ha sottoscritto contratti variabili, mentre l’altra metà non vedrà alcun cambiamento finché il contratto fisso non arriverà a scadenza (il contratto fisso ha la tariffa bloccata per la durata contrattuale che di solito dura dai 12 ai 24 mesi). In sostanza e oscillazioni giornaliere del mercato non si traducono subito in bollette più alte.
Le quotazioni tuttavia sono schizzate: il punto di rottura è arrivato il 4 marzo quando in sole 24 ore, le quotazioni di Luce (Pun) e Gas (Psv) sono schizzate rispettivamente del 32% e del 27%.
L’aumento non è solo teorico. Per una famiglia tipo il consolidamento di queste medie si traduce in esborsi significativi: per il 45,2% degli italiani (12 milioni di famiglie), se il trend persiste il rincaro supererà i 100 euro a trimestre. Insomma quello che abbiamo visto fin qui è nulla, ma c’è tempo per intervenire. Tempo che l’esecutivo sta prendendo per capire quali possono essere le mosse più efficaci, ma al contempo meno dannose per le casse dello Stato. La fretta d’altronde può creare problemi anche ai consumatori come suggerisce Papernest.it. Infatti abbiamo visto come durante la crisi del 2022, segnata dall’invasione dell’Ucraina, molti consumatori cambiarono tariffa proprio nel momento di massima tensione dei mercati, finendo per vincolarsi a prezzi «bloccati» su livelli altissimi. Questi contratti si rivelarono poi una trappola economica quando l’emergenza rientrò dimostrando che firmare un nuovo accordo nel pieno di un picco speculativo può essere più dannoso che restare con la vecchia tariffa. Passare al «fisso» secondo gli esperti è una mossa di difesa sensata solo se le previsioni indicano un rialzo strutturale e duraturo; al contrario, mantenere o scegliere il «variabile» conviene quando si scommette su una distensione dei mercati.
Intanto stanno uscendo le prime ipotesi di intervento per andare a tamponare l’emergenza immediata sui prezzi dei carburanti. Sulle accise mobili crescono i dubbi perché se da una parte si darebbe un segnale, dall’altra si crede che a fronte di una spesa ingente, gli effetti potrebbero risultare modesti. Per questo tutti i ministeri competenti sono al lavoro per arrivare a mettere sul tavolo altre proposte migliorative e concrete. Il governo sembra più orientato alla riedizione di un bonus anti rincari che dovrebbe andare a favore delle famiglie meno abbienti, cioè quelle con un Isee sotto i 15.000 euro e a sgravi fiscali per le aziende più esposte alla crisi. L’opposizione naturalmente rilancia sulle accise mobili, proposta che allo stesso tempo però resta convincente per il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. I tecnici continuano a lavorare su un set di misure ampio anche se si pensa che prima di dieci giorni non arriveranno risposte concrete. Al momento si parla di possibili sgravi fiscali per le pmi, di un credito di imposta sul diesel riservato al comparto dell’autotrasporto. Il Tesoro, intanto, sarebbe in attesa di conoscere l’entità dell’extragettito Iva legato alla crescita del costo dei carburanti nelle ultime due settimane per capire se possa essere sufficiente per finanziare gli interventi sul caro energia. «Per quanto riguarda le competenze del mio dicastero dovremmo portare nel prossimo Cdm (ancora non calendarizzato, ndr) misure per iniziare a dare una scossa che mi auguro efficace alle conseguenze della guerra in Medio Oriente» commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Misure che, aggiunge, «riguardano il costo dell’energia, quello di approvvigionamento di alcune materie prime critiche e i mercati di quei Paesi che per noi sono prioritari». Infine sottolinea: «In una prima fase penso sia importante realizzare misure per i ceti meno abbienti e per le imprese dell’autotrasporto. Pensiamo ad interventi mirati, più efficaci di quelli realizzati allo scoppio della guerra in Ucraina». Il vicepremier Matteo Salvini domani incontrerà in Prefettura a Milano i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere per fare un punto sul caro gasolio e benzina.
L’incertezza dell’esecutivo tuttavia diventa un terreno spianato per le opposizioni. «Il costo di questa guerra in questi 16 giorni gli italiani lo stanno già pagando. Il Codacons l’altro giorno ha detto che ogni giorno di questa guerra sta costando 16 milioni e mezzo soltanto sui carburanti. Noi abbiamo fatto una proposta su questo al governo, abbiamo chiesto di attivare le accise mobili» ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. Critico anche il M5s: «Se tutto va bene, l’interventino annunciato per autotrasportatori e famiglie fragili arriverà non prima di dieci giorni. Tanto, che fretta c’è».
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri che si è svolto a Bruxelles.

