Lo ha dichiarato l'europarlamentare di Fratelli d'Italia a Strasburgo, riferendosi specificamente alla Calabria.
«Il Senato della Repubblica aderisce al Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Le bandiere sono esposte a mezz’asta per tutta la giornata di martedì 10 febbraio. La facciata di Palazzo Madama è stata illuminata con i colori della Bandiera dal tramonto del 9 febbraio all’alba di oggi e, nuovamente, sarà illuminata dal tramonto alla mezzanotte di martedì 10 febbraio».
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
Il prossimo corteo del centro sociale Askatasuna potrebbe essere il battesimo delle nuove norme. Gasparri: «Oltre a togliere loro la sede, speriamo arrivino le giuste condanne».
Torino, Milano e ancora Torino. Askatasuna rilancia e convoca una nuova piazza per il 28 marzo nel capoluogo piemontese. Un attacco allo Stato lo aveva definito gran parte dell’esecutivo, che, evidentemente, prosegue. L’annuncio è stato preceduto da un’intervista del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Corriere della Sera (ieri a Tripoli per una nuova missione dedicata al dossier migratorio e alla cooperazione in materia di sicurezza) che prevedeva nuove mobilitazioni.
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Gli attivisti alzano il tiro e si danno appuntamento a Roma. Obbiettivo: la Meloni. Un blog anarchico rivendica il sabotaggio dei treni: «Fuoco alle Olimpiadi».
Una nuova manifestazione contro il governo. Appuntamento il 28 marzo, stavolta a Roma. Perché a detta di Askatasuna la questione va «complessificata». Parola degli autonomi. Dunque pazienza se lo scorso 31 gennaio la città di Torino è stata messa a ferro e fuoco, se decine di negozi sono stati distrutti e le vetrine sfondate. Pazienza per i 103 feriti oltre al poliziotto Alessandro Calista colpito con il martello. Chi ha innalzato il livello dello scontro, dichiara una portavoce del centro sociale a margine di un incontro con i media, «è chi ha ordinato lo sgombero. Un governo nemico del popolo».
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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Andrea Abodi (Imagoeconomica)
Il ministro dello Sport Andrea Abodi: «Gli atleti sono eroi positivi come gli uomini in divisa. Quest’anno daremo medaglie pure a chi li ha sostenuti».
«Lo sport è una difesa immunitaria contro i violenti, gli sbandati fuori controllo che vogliono trasformare il Paese in una giungla, e contro gli sbandamenti del disagio, delle dipendenze e delle devianze. Gli atleti sono esempi positivi, come gli uomini in divisa, che vanno rispettati, sostenuti, apprezzati e valorizzati quotidianamente, non solo quando accadono fatti inquietanti e criminali come quelli di Torino».
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, racconta i primi giorni dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina, segnati dall’allarme sicurezza: «Serve più fermezza. Certi personaggi pericolosi non vanno accolti nei cortei. E quando un violento viene arrestato l’importante è che non venga subito rilasciato dalla magistratura. Altrimenti stiamo giocando partite differenti. Lo Stato dev’essere un’unica squadra, ma spesso al suo interno ci sono più squadre non sempre in sintonia tra loro».
Una cerimonia d’apertura nel nome dello spirito italiano?
«Sì, è stato uno spettacolo che resterà nella memoria di tutti, e che ha rappresentato al meglio la storia, il talento, la creatività e l’ingegno italiano. L’armonia come filo conduttore, come auspicio futuro».
Cosa si aspetta dalla squadra azzurra?
«La certezza di comportamenti esemplari, di saper competere con onore, e tanta fiducia in chiave medaglie che ha già trovato conferma nelle prime giornate di gara. Dico soltanto che in questi quattro anni atleti e federazioni hanno seminato molto bene, noi abbiamo dato ogni supporto e siamo competitivi in tutte le discipline».
Non si sbilancia sul numero di medaglie?
«Se vogliamo parlare di medaglie, ci sono due novità. La prima è la detassazione dei premi per atlete e atleti azzurri che saliranno sul podio olimpico e paralimpico, perché siamo convinti che il merito sportivo non vada tassato».
E poi?
«E poi ci saranno molte più medaglie, perché premieremo anche quelli che ho definito i volti della medaglia, grazie all’iniziativa “backstage heroes”. Nessuno vince da solo».
Cioè?
«Ogni nostro medagliato di Milano-Cortina 2026 potrà indicare quattro persone grazie alle quali è stato raggiunto il traguardo olimpico. Saranno tecnici, fisioterapisti, ma anche familiari e amici. Chi è stato vicino ai nostri atleti, con la sua professionalità o semplicemente con il cuore, riceverà un riconoscimento, una medaglia. È un’iniziativa dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, al quale ho dato e darò ogni supporto, insieme al collega Giorgetti, che sarà d’esempio anche per altre nazioni».
È stato inflessibile quando ha impedito al cantante Ghali di lanciare messaggi politici sul palco. E l’interessato, alla vigilia della cerimonia, ha pubblicato un messaggio polemico: «So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo… Un mio pensiero non può essere espresso».
«Chiariamo, io non ho impedito proprio nulla. È una polemica che non ho aperto e che considero comunque chiusa. Gli artisti sono saliti sul palco della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, non di un loro concerto. La Fondazione Milano-Cortina ha applicato le regole del Comitato Olimpico Internazionale, che non ammette messaggi politici. E questa regola vale per tutti e per tutta la durata dei Giochi».
Giochi blindati dalla paura di attentati. Controlli anti terrorismo ad ogni angolo, zone rosse ovunque, ispezioni. Il ministro Tajani ha parlato di attacchi hacker, di matrice russa, contro il ministero degli Esteri e contro alcuni siti di Milano-Cortina.
«Più che blindati, Giochi con un grande sistema di sicurezza. Siamo dotati anche di efficaci strumenti contro la guerra ibrida che hanno già dimostrato la loro efficacia. Mi auguro che il richiamo alla tregua olimpica sottoscritto da 165 Paesi su 193 delle Nazioni unite riesca a far riflettere tutti e a responsabilizzare i pochi che decidono».
E la politica?
«Mi aspetto che parli con una voce sola contro i violenti. Quello che è accaduto a Torino è inquietante e drammatico, ma non è accaduto per caso».
Lei crede?
«È la conseguenza anche del modo di fare politica di tutti i giorni, del linguaggio che si usa, che va al di là del necessario e indispensabile confronto. Ricordo quando nella stagione drammatica del terrorismo rosso, a sinistra si parlava dei “compagni che sbagliano”».
Cosa si aspetta?
«Più fermezza e meno tolleranza. Perché la fermezza toglie ossigeno agli odiatori e va esercitata anche prima che gli eventi accadano. Non si possono accogliere nei cortei gruppi dai quali sono noti i comportamenti violenti e criminali. E non basta lo sdegno a posteriori. Con il servizio d’ordine del Partito comunista dell’altro secolo non sarebbero stati accolti».
Si aspetta più fermezza anche dalla magistratura?
«Quando certi soggetti vengono arrestati, l’importante è che non vengano rilasciati il giorno dopo dalla magistratura. Altrimenti giochiamo partite differenti. È paradossale ritrovarsi i violenti in piazza a commettere gli stessi crimini dopo pochi giorni».
Insomma, si aspetta che tutto lo Stato remi nella stessa direzione?
«La sicurezza è una responsabilità di un’unica squadra, che è quella dello Stato. A volte sembra invece che lo Stato abbia più squadre, non sempre in sintonia tra di loro».
L’opposizione chiede al governo di intervenire contro gli agenti americani dell’Ice di stanza ai Giochi. Che idea si è fatto di questa polemica?
«La collaborazione internazionale in questi casi c’è sempre stata ed è indispensabile. Peraltro, la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico è saldamente nelle mani del ministero dell’Interno e di quello della Difesa. Il resto è solo speculazione politica che non porta da nessuna parte».
I fatti di violenza che hanno come protagonisti minorenni, anche nelle scuole, fanno riflettere politici e psicoterapeuti. Lo sport è un antidoto?
«Finalmente sta crescendo la consapevolezza che lo sport svolga un servizio sociale e rappresenti una difesa immunitaria contro degrado e violenza. Più si diffonde lo spirito sportivo, l’educazione ai valori dello sport e la pratica delle varie discipline, meno spazio c’è per il peggio che la società purtroppo esprime».
La violenza giovanile si manifesta dove lo sport è assente?
«Direi di sì, ma è anche il frutto di modelli sbagliati. Penso agli esempi negativi che arrivano da certe serie televisive dove lo Stato non esiste e non c’è rispetto della sacralità della vita. E dove i conti certi personaggi-criminali se li regolano da soli, in una guerra per bande».
Risultato?
«Gli effetti li riscontriamo non solo nello stile di vita dei ragazzi, ma nelle scelte. Basta uno sguardo sbagliato per far partire una rissa, una coltellata o un colpo di pistola. Abbiamo bisogno di alleanze tra famiglia, scuola, cultura e sport. È necessario moltiplicare i progetti come Caivano, orientati all’offerta di incontro, ascolto e opportunità. Dobbiamo anche valorizzare la stragrande maggioranza dei giovani che ha voglia di fare, crescere e migliorare».
Dunque, punta il dito contro i «cattivi maestri»?
«Sì, contrapposti agli eroi positivi dello sport, che bisogna saper valorizzare perché abbiamo tutti bisogno di buoni esempi, dei quali siamo ricchi e che sono fonte di positiva ispirazione».
I costi di queste Olimpiadi si aggirano intorno ai 6 miliardi. Molti temono che non rientrerete dalle spese.
«Puntualizziamo. Due miliardi di euro per l’organizzazione e 3,5 miliardi per le infrastrutture, in grandissima parte destinati al miglioramento della viabilità su gomma e su ferro. Per le infrastrutture sportive posso assicurare che dopo le Olimpiadi non ci saranno cattedrali nel deserto. Abbiamo previsto strumenti per monitorare l’eredità dei Giochi, perché non ripeteremo gli errori commessi in passato. L’impatto di Milano-Cortina sarà di 5,3 miliardi di euro, secondo le Università Bocconi e Ca’ Foscari, diciamo fonti più che autorevoli e affidabili».
E sui conti?
«Più che i costi, a me interessa la partita doppia, cioè che siano Giochi a saldo positivo, che sia un evento a valore aggiunto. Pensare solo alla spesa, non comprendere il ritorno degli investimenti e degli impatti diretti, indiretti e indotti, significa fare ragionamenti superficiali e fuorvianti».
I Giochi saranno un volano economico, possiamo certificarlo?
«Il lavoro della Simico, Società Infrastrutture Milano-Cortina, sotto il coordinamento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, produrrà un lascito tangibile dei Giochi che migliorerà la qualità della vita delle persone che vivono nei 22.000 chilometri quadrati interessati dalle Olimpiadi. Quindi non vincerà solo lo sport, ma anche il lavoro, la cultura e il turismo italiano».
Intanto continua la corsa per arrivare pronti agli europei del 2032. Anche se questo non è oggi il suo primo pensiero.
«Ho tanti primi pensieri e tra questi ci sono gli stadi. Non c’è molto tempo e abbiamo un piano di lavoro di concerto con Uefa e Federcalcio per rispettare le tappe che prevedono una scadenza fondamentale a settembre di quest’anno».
Quale?
«L’indicazione da parte della Federcalcio all’Uefa dei cinque stadi che dovranno ospitare le partite in Italia, con i progetti definitivi e i piani economico-finanziari approvati. C’è una competizione in atto tra vari progetti e sono certo che faremo bene anche in questa occasione. Peraltro, vogliamo andare ben oltre perché pensiamo, più ambiziosamente, di contribuire all’ammodernamento generale degli stadi delle tre leghe professionistiche, collaborando con i comuni e i club».
Il generale Vannacci, dopo aver lasciato la Lega, giocherà nella serie B della politica?
«Ognuno è artefice del suo destino. Non mi permetto di esprimere giudizi, ma enuncio un principio cardine: chi ha responsabilità pubblica deve sempre farsi guidare dal senso dell’onore. Non solo a parole ma nei comportamenti concreti».
Lo sa che, oltre a Calenda, si fa il suo nome come sindaco di Roma?
«Grazie, ma non è un tema sul tavolo. Mi auguro solo che il nuovo sindaco abbia visione, contenuti, sentimenti e forza d’animo».
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