Come annunciato da Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno, il governo si appresta a varare un decreto in materia di sicurezza, immigrazione e potenziamento delle forze dell’ordine.
Le misure riguardano molti aspetti della gestione dell’ordine pubblico e il funzionamento delle strutture per il trattenimento e il rimpatrio degli stranieri. In particolare, verrebbe abrogata la disposizione che prevede, senza alcuna verifica del reddito, il gratuito patrocinio a spese dello Stato nei ricorsi contro i decreti di espulsione. In pratica, l’esecutivo si appresta a prosciugare il soccorso rosso che, con i soldi dei contribuenti, assiste i clandestini, usando ogni genere di espediente legale per evitare che siano rispediti ai luoghi d’origine. Vedremo prossimamente se le norme verranno approvate e, soprattutto, se saranno efficaci per combattere la criminalità.
Nel frattempo, visto che il nuovo decreto sicurezza è in fase di elaborazione, mi permetto di suggerire l’inserimento di un apposito paragrafo dedicato al risarcimento patrimoniale nei confronti dei parenti di ladri e rapinatori che, nell’atto di commettere un delitto, siano rimasti vittima di una reazione delle forze dell’ordine o di un qualsiasi cittadino. Ogni riferimento ai casi che hanno coinvolto il vicebrigadiere dei carabinieri Emanuele Marroccella o il gioielliere Mario Roggero è ovviamente voluto. Il primo è stato condannato a tre anni di carcere e a una provvisionale di 125.000 euro per aver sparato a un siriano che, colto con le mani nel sacco, aveva ferito un collega del sottufficiale. Per i giudici di primo grado il militare si sarebbe reso responsabile di «un eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi» e dunque, per la morte del ladro, deve risarcire i parenti, non solo i figli ma anche i familiari residenti in Siria. Il secondo invece è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver reagito durante una rapina e aver inseguito e sparato ai malviventi che hanno assaltato il suo negozio, legando e minacciando moglie e figlia. I familiari dei due banditi uccisi e del terzo rimasto ferito hanno chiesto risarcimenti milionari e il tribunale ha condannato Roggero a una provvisionale di 480.000 euro.
In pratica, le vittime di un’attività criminale, sia che si tratti di un carabiniere che sta svolgendo il proprio servizio, ovvero che fa rispettare la legge, sia che si tratti di un negoziante che reagisce di fronte ai rapinatori, diventano un bancomat per i parenti di coloro che, mentre stavano commettendo un crimine, sono stati feriti o uccisi. Le persone oneste, che indossino una divisa o abbiano un’attività, per il solo fatto di non aver alzato le mani di fronte a un ladro o a un rapinatore ma aver reagito, rischiano di dover pagare e finire sul lastrico per risarcire i familiari di un delinquente. Chi ruba o si introduce armi in pugno in un negozio, sfidando le forze dell’ordine, accetta la sfida di finire male. Il che non significa solo finire in manette ma anche all’ospedale o al camposanto. È lui a mettere a repentaglio la vita degli altri. Dunque perché, se la rapina o il furto vanno male, devono essere le vittime a risarcire? In una condizione di stress e di pericolo, sorpresa e minacciata da un’arma puntata contro di sé o i propri cari, una persona può reagire anche perdendo la testa e premendo il grilletto. Che sia un carabiniere o un gioielliere poco importa: conta piuttosto chi e che cosa ha generato la reazione. Che si tratti di un militare o di un negoziante o di un comune cittadino la sostanza non cambia, perché uccidere un uomo - anche se questi è un rapinatore - comunque non è cosa che si dimentica, ma si porta dentro tutta la vita. Perché aggiungere quindi una pena accessoria, ovvero il risarcimento ai familiari del criminale?
Lo so che la Corte costituzionale in passato ha eccepito a proposito dell’esclusione dai benefici di legge dei familiari di mafiosi vittime della criminalità organizzata, ma questo è un altro caso. Qui si parla di soggetti che ricevono centinaia di migliaia di euro perché qualcuno ha reagito a una rapina, uccidendo il rapinatore. Se un criminale ha messo a rischio l’incolumità delle persone, queste non devono essere chiamate a rimborsare i familiari del delinquente eventualmente ferito o deceduto a causa della reazione del rapinato. Non ci vuole molto, basterebbe una riga. E in tal caso anche il ragazzo di Varese che ieri mattina ha accoltellato un ladro che si era introdotto in casa sua sarebbe esentato dai rischi di dover pagare i parenti del criminale. I quali, subito dopo il decesso, hanno inscenato proteste di fronte all’ospedale. Se il rom non si fosse introdotto in casa altrui e non avesse aggredito il proprietario oggi sarebbe vivo e vegeto e la vittima, cioè il rapinato, non rischierebbe di pagare i danni ai parenti del rapinatore.







