Non è certamente il caso di cantare vittoria, ma il blocco del ddl sul suicidio medicalmente assistito, che viene rinviato alle commissioni competenti, votato ieri dal Senato con 88 voti favorevoli e 59 contrari, è un evento significativo, di buon senso.
La scelta voluta da Stefania Craxi di accelerare i tempi, strizzando l’occhio al Pd con Alfredo Bazoli, non solo non ha trovato l’accoglienza che si pensava, ma ha aperto un confronto all’interno dei partiti, sia di maggioranza che di minoranza. In particolare, ha fatto molto scalpore la presa di posizione pubblica, avanzata significativamente su queste colonne, di Olimpia Tarzia, responsabile del dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia, che ha scelto di dimettersi in contrasto con la inaspettata deriva del suo partito a favore del suicidio assistito. In perfetta coerenza con il virtuoso gesto del fondatore del partito, Silvio Berlusconi, a favore della vita di Eluana Englaro, ha preso atto di un «nuovo corso» inaccettabile sui temi eticamente sensibili e ha espresso pubblicamente il suo dissenso. Dando voce, di fatto, a un diffuso e evidente malcontento che aleggia negli schieramenti dei partiti della maggioranza, non solo in Forza Italia.
Anche il Pd non è un monolite e il ddl Bazoli, anche da quelle parti, non gode per nulla di un convinto sostegno, soprattutto dopo le inequivocabili parole in difesa della vita - dal concepimento alla morte naturale - pronunciate da papa Leone XIV in varie occasioni, compresa l’ultima enciclica Magnifica Humanitas. Il Papa si rivolge a tutti gli uomini, ma in modo speciale ai cristiani cattolici, appellandosi alla coscienza, a quel «foro interno» di cui parla la teologia morale ove l’uomo «si trova solo di fronte a Dio», che va ben oltre le appartenenze politiche o le ideologie dominanti, ponendo la questione fondamentale: l’uomo non è il padrone della vita, neppure della propria vita. Di conseguenza, come può un parlamentare cattolico sostenere il «diritto alla morte dignitosa» - usando le parole che Elly Schlein ha pronunciato ieri dopo il voto - votando a favore di una legge che avalla il suicidio? Qui non è in gioco la cosiddetta «laicità» dello Stato, qui è in gioco il senso di umanità e di civiltà di un popolo che non scarta nessuno e si prende cura dei suoi «fratelli» più deboli e vulnerabili.
L’altro aspetto di questa triste vicenda è rappresentato dal «delirio» normativo di alcune Regioni italiane: bocciata (dalla Corte costituzionale) la pretesa di scrivere leggi, con il pretesto di superare l’inerzia del Parlamento, stanno tentando di aggirare l’ostacolo prevedendo precisi percorsi procedurali per garantire il «diritto» al suicidio assistito. Basti pensare al vademecum pro suicidio elaborato da Regione Lombardia e inviato a tutte le Ats lombarde, utilizzando perfino l’espediente di modificare il linguaggio: non più «suicidio assistito», ma «Mma», morte medicalmente assistita», molto più tranquillizzante al fine di anestetizzare le menti e le coscienze. Ora, che tutto questo caos sia fatto dalle giunte di sinistra non dice nulla di nuovo, ma che sia opera di giunte votate da elettori di centrodestra - i cui partiti a livello nazionale non sono per nulla convintamente favorevoli sul tema - non solo lascia molto perplessi, ma suscita anche una certa voglia di ritirare il proprio consenso a chi se ne è fatto promotore, il presidente della Regione Attilio Fontana e l’assessore Guido Bertolaso in testa. Senza dimenticare che, mentre il governo eroga centinaia di milioni di euro, ogni anno, per potenziare la rete di assistenza territoriale, domiciliare e hospice per le cure palliative, di queste risorse ne vengono utilizzate soltanto il 30% circa.
Non può non suscitare sdegno che si buttino via tempo e denaro per legiferare sul suicido assistito e non ci si faccia carico di usare fondi già disponibili per affrontare e alleviare concretamente la sofferenza di chi ne ha bisogno. Questo è il compito delle Regioni, piuttosto che ideologiche fughe in avanti.
A tale proposito, una volta per tutte, smettiamola con falsi slogan del tipo «il Paese lo vuole … la gente lo chiede … è una legge necessaria…»: chi vive davvero in mezzo alla gente e conosce i mille problemi che riguardano la salute e la sanità pubblica sa benissimo che la vera richiesta è di «essere curati», di abbattere le liste di attesa, di essere accompagnati con professionalità e umana solidarietà e nei momenti di maggiore sofferenza, di avere qualcuno che ti lenisca il dolore fisico e ti stringa la mano nell’ultimo saluto, piuttosto che metterti a disposizione un freddo aggeggio meccanico che fa partire l’iniezione letale. Si spenda in umanità piuttosto che in tecnologia mortifera, si legiferi per la vita e il sollievo del dolore, piuttosto che per aiutare le persone a suicidarsi.







