Caro Zaia, sul fine vita è fuori strada
Il presidente del Consiglio regionale veneto, anche se in buona fede, si sta battendo per la legalizzazione del suicidio assistito. Ignorando ciò che dice la Costituzione.
Il presidente del Consiglio regionale veneto, anche se in buona fede, si sta battendo per la legalizzazione del suicidio assistito. Ignorando ciò che dice la Costituzione.
La Conferenza episcopale regionale si sveglia e tuona contro Michele De Pascale. L’ex pm Antonio Rinaudo: «Iniziative locali a rischio incostituzionalità». Malato di Sla ad Antonio Decaro (Puglia): «Visto che non mi curi, fammi morire dove si può».
La Corte costituzionale blinda il requisito del sostegno vitale, l’associazione Luca Coscioni: «Lotta in Aula».
Su «Unherd» lo scrittore attacca il piano francese sul fine vita: un «progressismo antidemocratico» finge di salvare la dignità.
Il ministro della Salute conferma l’omicidio: il piccolo soffriva di una grave malattia.
Alla Consulta, l’allarme dei malati incurabili che si ribellano alla morte programmata.
Il Pontefice ha ricordato ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune che la scienza «non può decidere sul destino delle persone». Un intervento frontale nel dibattito in corso sulla legge per il suicidio assistito.
Le Regioni usano solo il 30% dei fondi per le terapie del dolore: pensino a questo, invece che alle procedure per il suicidio assistito. Su cui perfino nel Pd ci sono pareri contrari.
Nuovo ok (non definitivo) all’«aiuto attivo a morire». E spunta un emendamento contro chi osa fare propaganda per la vita.
In campo etico, la facoltà di sottrarsi a pratiche incompatibili con le proprie convinzioni è un valore gigante, come con l’aborto. Per la dolce morte, però, non c’è un obbligo giuridico: viene eseguita su base volontaria.Il capo dell’Ordine regionale Francesco…
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