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L’Inquisizione finnica: deputata cristiana condannata per odio
Päivi Räsänen (Ansa)
Assolta per un tweet del 2019 in cui citava San Paolo, ma punita per un opuscolo del 2004 dove si esprimeva sulla omosessualità.

Un’assoluzione e una condanna. Si è concluso così, in un amaro misto di gioia e di delusione, l’iter processuale che da sette anni vedeva imputata Päivi Räsänen, classe 1959, medico, parlamentare finlandese dei Suomen Kristillisdemokraatit, i cristiano democratici di Finlandia, ed ex ministro degli Interni. Tutto aveva avuto inizio per un tweet del giugno 2019 in cui la donna, molto semplicemente, criticava la sponsorizzazione ufficiale della Chiesa evangelica luterana di Finlandia al Pride 2019 e, nel farlo, allegava l’immagine di un brano biblico da San Paolo. Incredibile a dirsi, tutto si è originato solo da questo.

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Ecco il primo vero suicidio di Stato. Giudici e Cnr forniscono l’«arma»
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Fa scalpore il caso di «Libera», la donna di Firenze che ha fatto ricorso alla morte assistita attraverso un dispositivo creato appositamente dall’ente scientifico. Il tutto nella Regione della legge sull’eutanasia.

Il suicidio assistito in Italia ora è a quota 14, ma quello consumatosi ieri ha un sapore drammaticamente particolare essendo la prima vera morte di Stato, la prima cioè che abbia coinvolto tutti gli ambiti istituzionali: quello legislativo, quello sanitario, quello giudiziario e quello scientifico. Per rendersene conto non resta che ripercorrere la vicenda della protagonista di questa morte on demand, vale a dire «Libera», nome di fantasia di una toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. La signora aveva iniziato la sua battaglia nel marzo del 2024 quando - sulla scorta della sentenza della Consulta n. 242 del 2019, nota anche come «sentenza Cappato» sulla non punibilità per chi agevoli il suicidio assistito - aveva fatto richiesta alla Usl Toscana Nord Ovest per la verifica della sussistenza dei requisiti per accedere alla procedura.

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Londra renderà possibile l’aborto fino al nono mese di gravidanza
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Abrogata la legge britannica che perseguiva le donne che ricorrevano all’Ivg oltre le 24 settimane Il rischio concreto è che, abolendo le sanzioni, la Camera dei Lord dia il via libera alla caccia al feto.

Mala tempora currunt nel Regno Unito. Non che il resto dell’Europa ultimamente se la passi benissimo, ma dall’isola di Sua Maestà Re Carlo - già travolta dal caso Epstein, con il principe Andrea finito in custodia cautelare - continua davvero ad arrivare un considerevole numero di notizie sconfortanti; solo nelle ultime ore ne sono arrivate un paio, una più drammatica dell’altra.

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