La strategia di Trump in Medio Oriente vacilla, Netanyahu insegue una vittoria che non arriva e l'Europa risponde alla crisi con l'austerity. Maurizio Belpietro analizza il caos geopolitico del 2026: rincari energetici, la prospettiva di un disimpegno Usa dalla Nato e Bruxelles che dà istruzioni per risparmiare gasolio. Intanto, all'orizzonte, spunta l'ombra di un Giuseppe Conte pronto a tutto pur di tornare a Palazzo Chigi.
L’operazione punta a ripetere l’agguato a Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura costretto alle dimissioni per una vicenda privata, anzi privatissima. Ricordate Maria Rosaria Boccia, l’«imprenditrice» campana improvvisamente assurta al ruolo di femme fatale che rovinò la carriera di colui che si era intestato il compito di mettere ordine nei finanziamenti statali al circolo di registi e attori politicamente impegnati? Bene, anzi male: ci risiamo.
Questa volta l’innesco della bomba che rischia di far saltare il ministro dell’Interno e di dare una botta al governo si chiama Claudia Conte. Giornalista, conduttrice, opinionista, nel suo profilo Linkedin si definisce impegnata sui temi del contrasto alle mafie e del bullismo adolescenziale. E fin qui nulla da dire. Però poi, intervistata da Money.it, non sui temi della difesa dei diritti umani o su quelli dell’economia, a una domanda sul suo rapporto con il ministro Piantedosi si è lasciata sfuggire, fra un sorrisino e l’altro, di non poter negare una relazione. Apriti o cielo! Relazione? È bastato poco e la frase ha fatto il giro delle redazioni e anche delle sezioni. In particolare quella di Avs, la sinistra che tra i suoi parlamentari europei annovera Ilaria Salis e il suo assistente nella camera da letto di un albergo romano. Abituati a rovistare tra le lenzuola, i compagni del duo Bonelli-Fratoianni si sono subito scatenati, trasformando il caso in un affaire di Stato.
L’obiettivo è chiaro: fare fuori Piantedosi con una faccenda privata, così come si è fatto con Sangiuliano. Una volta dimessosi si è scoperto che il ministro della Cultura non aveva nulla di cui rimproverarsi, se non di essere incappato in una relazione clandestina. Nessun danno erariale, nessuna rivelazione di segreto di Stato sul G7 della Cultura, nessun incarico retribuito dai contribuenti. Ma tutto ciò si è scoperto dopo, quando ormai l’uomo che voleva mettere ordine nei finanziamenti pubblici dei cinematografari di regime era già stato fatto fuori. Ora ci riprovano. Lo scalpo di Piantedosi sarebbe un successo da esibire contro chi vuole mantenere ordine e sicurezza in questo Paese. Colpire lui è un po’ come colpire la strategia che punta a fermare gli sbarchi, le Ong, il traffico di migranti, le Onlus che campano con il business degli extracomunitari. Affondare Piantedosi significa affondare la linea di una difesa dei confini, dare un’altra botta al governo e ipotecare seriamente le prossime elezioni.
Ovviamente non siamo stupiti. In passato si è fatto fuori Silvio Berlusconi ricorrendo a faccende private, privatissime, che nulla avevano a che fare con la gestione del Paese. La storia come sappiamo ritorna. E stavolta non punta sul presidente del Consiglio, ma su uno dei ministri più apprezzati. Un tecnico a cui nessuno finora ha saputo imputare alcunché, tranne forse, di aver frequentato una donna. Un’accusa che, evidentemente, per una sinistra convertita alle teorie gender è una colpa gravissima.
La Panorama Journalism Academy compie tre anni e dopo Pasqua inizierà le lezioni per «laureare» altri nuovi cronisti.
Abbiamo cominciato un po’ in sordina, insieme con l’università eCampus, convinti che una testata prestigiosa come Panorama, che ha fatto la storia dell’informazione in Italia, potesse essere una scuola di giornalismo per chi ha la passione di raccontare i fatti, di approfondirli o di scoprirli. In questi anni abbiamo visto passare giovani e meno giovani, ragazzi che si affacciano alla professione e professionisti esperti in altri campi che però, giunti all’età matura, vogliono inseguire qualche lontana aspirazione, entrando nei meccanismi della comunicazione. L’Academy di Panorama, che consente corsi online e in presenza e anche laboratori per mettere a frutto le conoscenze imparate facendo un vero giornale, ha visto passare docenti esperti. Cronisti specializzati nelle inchieste giudiziarie, redattori rodati nell’impaginare le notizie e nella titolazione, opinionisti abituati a commentare le principali notizie, speaker che padroneggiano i microfoni durante le dirette radiofoniche, conduttori abituati alla diretta tv. Sì, negli anni di insegnamento, la Panorama Journalist Academy ha visto sfilare fior di professionisti. C’è chi ha descritto come si muove un inviato sui teatri di guerra e ha narrato l’evoluzione del nostro mestiere grazie alla tecnologia. La scuola di Panorama, il grande newsmagazine che da 65 anni racconta l’evoluzione della politica, dell’economia, della cultura, degli esteri e dei consumi, ha consentito di approfondire la legislazione che riguarda l’informazione, cioè il diritto costituzionale di fare cronaca ma anche i limiti dettati dal codice in tema di diffamazione a mezzo stampa. E con i nostri esperti abbiamo accompagnato gli studenti all’uso dell’intelligenza artificiale, declinando ogni strumento offerto dall’innovazione nei diversi settori. Oggi si può fare informazione sulla carta, online, sui social o sui siti, in tv o in radio. Si possono fare inchieste con un podcast, opinioni con un tweet, interviste con YouTube o rubriche con Substack. Tutto è informazione e i canali sono infiniti, si tratta di individuare il giusto modo di usarli e anche il miglior sistema per trasformare una passione in una professione, che consenta anche di far quadrare i bilanci familiari.
Alcuni studenti del corso hanno trovato impiego qui, nel gruppo che edita Panorama, in testate come La Verità o Donna Moderna, lavorando per la tv del nostro quotidiano o del settimanale, ma anche per i social. Altri invece hanno iniziato a collaborare con altri editori, segno evidente che la lezione dell’Academy consente di fare strada. Per essere più precisi, il corso dura un anno e si rivolge ai laureati, a cui si riconoscono 60 crediti formativi, e ha valenza di un master universitario di primo livello. È aperto ai diplomati e adotta la formula weekend, venendo incontro alle esigenze dei lavoratori: le lezioni si svolgono online in streaming il venerdì e il sabato, ma sono anche registrate, quindi è possibile recuperarle in differita, secondo i propri tempi, mentre in diretta danno la possibilità di interagire con i docenti e chiarire con tempestività ogni dubbio. Una volta al mese, dal giovedì al sabato, da maggio a novembre (luglio e agosto esclusi) è previsto un laboratorio di tre giorni in presenza, che si tiene a Milano nella sede di fronte alla stazione: l’Academy è guidata da Massimo De Manzoni, condirettore della Verità, e tra i docenti ci sono Mario Giordano, noto volto della tv, Ivana Faccioli, direttrice delle news di Rtl 102.5, la radio italiana più seguita e tra i partner di prestigio del master, Giorgio Gandola, già direttore della Provincia di Como e dell’Eco di Bergamo, Francesco Borgonovo, vicedirettore della Verità. Non mancano poi i seminari con nomi autorevoli, come quello con l’inviato di guerra Fausto Biloslavo o con lo scrittore e filosofo Marcello Veneziani. Al termine dei corsi, per tutti gli studenti, è previsto un tirocinio da svolgere nella redazione di Rtl102.5 o all’interno di una delle testate del gruppo.
Che altro dire? In bocca al lupo e buona scrittura. O buona conduzione per chi sceglierà di puntare più sul giornalismo parlato che su quello scritto.





