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Basta un Sì per far finire il gioco delle correnti
Imagoeconomica

Oltre a favorire i mafiosi, come scrive Roberto Saviano, e i topi, come sostiene una delle correnti della magistratura, prima di marzo la riforma della giustizia sarà probabilmente accusata anche di contribuire al surriscaldamento del pianeta.

In vista del referendum costituzionale, l’Anm, la sinistra e la cosiddetta stampa progressista immagino che addebiteranno altre colpe alla legge voluta dal ministro Carlo Nordio. In effetti, la norma ha una responsabilità gravissima: restituisce indipendenza e autonomia ai magistrati. Lasciate perdere la separazione delle carriere e tutte le fanfaluche di cui si discute in questi giorni: il nodo vero è la fine del sistema delle correnti, ovvero la rimozione di quel blocco di potere che negli ultimi 50 anni ha governato la magistratura con promozioni e provvedimenti disciplinari. Non in nome della legge, come dovrebbe essere, ma nel nome di gruppi organizzati come partiti. E per di più di sinistra.

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Hanno più paura dei poliziotti che di ladri e di spacciatori
Ansa
«Noi non li vogliamo», dice senza mezzi termini Beppe Sala, sindaco di Milano. Di chi parla? Degli spacciatori che infestano il boschetto di Rogoredo, zona tra le peggio frequentate del capoluogo lombardo dove l’altra sera un marocchino è stato ucciso durante un controllo antidroga? No, il primo cittadino della città italiana con il maggior numero di reati - da anni al top per furti, rapine e stupri - parla degli agenti dell’Ice, la polizia americana antimmigrazione. Dopo i fatti accaduti in Minnesota e la notizia che alcuni funzionari federali scorteranno la delegazione degli Stati Uniti ai giochi olimpici, Sala si dice preoccupato: «La popolazione di Milano non li accetterà. Questa è una milizia che uccide e io non mi sento tutelato da Piantedosi».
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Gli stranieri che delinquono spediti in galera a casa loro
Mette Frederiksen, primo ministro danese (Ansa)

Il governo (socialista) della Danimarca: «Chi si macchia di reati per almeno un anno di detenzione sarà espulso». Ovviamente non basta dirlo: servono accordi e volontà politica. Ma se qualcuno dà l’esempio...

Non lo dite a Ilaria Salis, che mostrandosi in catene e denunciando le condizioni degradanti delle carceri ungheresi è riuscita a conquistare un seggio al Parlamento europeo. Ma secondo la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, le prigioni italiane sono peggiori di quelle di Budapest. Infatti, il nostro Paese colleziona una condanna dopo l’altra per il trattamento inumano cui sottopone i detenuti e gli imputati. Il tema su cui battono i giudici di Strasburgo è quasi sempre il sovraffollamento: dietro le sbarre ci sarebbe il doppio degli «ospiti» consentiti. Problema annoso. Infatti, per ridurre il numero delle persone trattenute, nel passato si è fatto ricorso a una serie di escamotage, tra cui cancellare i reati oppure ridurre d’imperio le pene. Nel primo caso, con la ministra dei migliori Marta Cartabia si è fatto in modo che alcune violazioni del codice penale fossero perseguibili solo a querela di parte, in modo da far sparire un po’ di cause dai tribunali e poter dichiarare di aver ridotto l’arretrato giudiziario. Nel secondo, si sono varate amnistie e indulti con il solo obiettivo di rilasciare i condannati prima che avessero scontato per intero la pena.

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