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Zero sconti per l’agente che sporca la divisa
Ansa
«La Verità» è solidale con coloro che fanno il loro dovere e poi finiscono sotto accusa. Nell’inchiesta di Milano, tuttavia, emergono prove inquietanti contro il poliziotto. Il quale, se colpevole, non meriterà alcuna attenuante.

Come i lettori sanno, La Verità sta dalla parte delle forze dell’ordine quando queste, per aver fatto il proprio dovere, sono messe sotto accusa. Abbiamo difeso i carabinieri del caso Ramy, perché un militare che ha inseguito chi fuggiva all’alt non può finire sul banco degli imputati per «eccesso colposo nell’adempimento del proprio dovere». Né un vicebrigadiere può essere condannato per «eccesso colposo di uso legittimo dell’arma» per aver fatto fuoco contro un ladro che aveva ferito un collega. Come gli agenti in servizio antisommossa a Pisa, che respinsero i manifestanti pro-Pal che volevano forzare il cordone di polizia, è assurdo che si debbano difendere dall’accusa di «eccesso colposo di legittima difesa». In un’operazione in piazza o in un servizio in strada nessuno sa quale uso della forza proporzionato debba essere usato. Chi indaga - e a volte condanna - poliziotti e agenti per aver fatto il proprio dovere dovrebbe provare sulla propria pelle che cosa significhi confrontarsi con delinquenti o con manifestanti violenti e avere pochi istanti per reagire. Dunque, giù il cappello di fronte agli uomini in divisa, per i quali abbiamo raccolto e raccoglieremo fondi per sostenerli nei processi che dovessero subire per aver fatto rispettare la legge e aver difeso gli italiani.

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I giudici votano per l'invasione
Ansa

Dopo il risarcimento alla nave della Rackete, dissequestrato un altro scafo della Sea Watch. I magistrati sono tenuti ad applicare le leggi, non a interpretarle e nemmeno a stravolgerle. Ma ogni giorno assistiamo a un rovesciamento della realtà e pure del diritto.

Al plenum del Csm Sergio Mattarella ha invocato il rispetto delle istituzioni, con evidente riferimento al Consiglio superiore della magistratura i cui membri, secondo una recente polemica innescata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, sarebbero eletti con un sistema «para-mafioso». Ma il rispetto degli italiani e della loro volontà da chi viene garantito? Il capo dello Stato, che pure è sempre attento a evocare i principi costituzionali, non mi sembra che chieda di osservare l’articolo uno della Carta su cui è fondata la nostra Repubblica.

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Epstein & C. Sesso, droga e foto per ricattare il mondo
Jeffrey Epstein (Getty Images)

Le tre esse dei grandi casi di cronaca che appassionano l’opinione pubblica ci sono tutte: sesso, sangue e soldi. Ma il caso Epstein è molto di più di un caso di cronaca: è una storia di politica e affari, ovviamente loschi.

Ogni giorno le carte rilasciate dall’amministrazione americana contribuiscono ad alimentare uno scenario inquietante, dove il traffico di minorenni creato dal finanziere suicida e dalla sua complice Ghislaine Maxwell non è il fine, ma il mezzo. Le giovani non sono il centro della storia, ma il contorno. Questo non è il #MeToo della grande finanza, ma il sistema di potere con cui si puntava a controllare il mondo. Le ragazzine portate a Little Saint James, nelle isole Vergini americane, a bordo del Lolita Express, non erano lì solo per contribuire al piacere degli importanti ospiti, ma per essere usate come «merce di scambio» e ancor più, da quello che si capisce, come arma di ricatto, da impiegare verso politici e potenti del globo.

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