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Non ha più senso mandare armi e soldi in Ucraina
Volodymyr Zelensky (Ansa)

A Milano, ma non solo, mi succede con una certa frequenza di incrociare auto di grossa cilindrata con targa ucraina. Non penso si tratti di turisti, né di imprenditori in viaggio d’affari. Immagino siano persone che possono permettersi di fuggire dalla guerra.

Ovviamente non li biasimo: al posto loro probabilmente anche io cercherei di salvare la pelle, mettendo migliaia di chilometri tra me e le bombe di Putin. Però è un dato di fatto che a quasi quattro anni di distanza dall’inizio dell’invasione russa, gli ucraini non ne possano più dei missili che cadono sulle loro teste ogni giorno. Domenica un lettore, che ringrazio perché spesso mi segnala articoli apparsi sulla stampa estera, insieme con gli auguri mi ha mandato un rapporto dell’Unhcr (cioè dell’Onu) sul numero di rifugiati con passaporto di Kiev. Dei 41 milioni di ucraini, almeno otto milioni sarebbero da tempo lontani dalla madre patria. Cioè, un quinto dei residenti a seguito dell’invasione è scappato. Più di un milione e mezzo avrebbe trovato asilo in Polonia, quasi un milione in Germania, 500.000 nella Repubblica Ceca, poi a seguire vengono tutti gli altri Paesi europei: con un’eccezione, gli oltre due milioni e mezzo di profughi che sarebbero riparati in Russia.

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I giudici stanno sempre con i ladri
Giudici (Ansa)
Dopo quella che ha punito il gioielliere Mario Roggero, un’altra sentenza sconcertante a Perugia: negata l’aggravante della rapina per un furto violento di un cellulare. Per le toghe «la colluttazione non ci sarebbe stata se la vittima non avesse reagito».

Siete convinti che la legge tuteli le persone oneste? Beh, vi sbagliate, perché la legge sta dalla parte di ladri e rapinatori, per lo meno se si dà retta a certe sentenze. A Perugia, infatti, la Corte d’appello non ha riconosciuto le aggravanti a carico di un uomo che aveva cercato di sottrarre uno smartphone a una donna, strappandoglielo dalle mani mentre questa era all’interno della sua vettura. Nonostante la colluttazione nata tra il malvivente - che voleva appropriarsi del cellulare - e la vittima, per i giudici non si può parlare di rapina, ma soltanto di furto aggravato e dunque il delinquente è stato condannato alla pena minima di due anni e non a quella dai cinque in su prevista nel caso in cui il tribunale avesse deciso di riqualificare l’accusa.

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Il silenzio imbarazzato di chi sfilava con loro
Laura Boldrini e Nicola Fratoianni (Ansa)
La sinistra ha sempre girato a braccetto con soggetti in odore di rapporti con le milizie. Adesso però sono spariti tutti...

Più passano le ore, anzi i giorni, e più diventa imbarazzante il silenzio degli amici di Mohammad Hannoun. Ma come? Fino all’altro ieri erano sempre pronti a sposarne la causa, facendosi fotografare al suo fianco, ben lieti di abbracciarne la lotta per la Palestina libera, invocando una soluzione per Gaza e una condanna per genocidio nei confronti di Israele. E ora che l’architetto giordano è finito in manette, con l’accusa di aver finanziato i terroristi di Hamas e di essere a capo di un’associazione che agiva da collettore di fondi per il movimento armato dei fondamentalisti islamici, i compagni di piazza e piazzate che fanno? Si voltano dall’altra parte, facendo finta di niente, anzi di non conoscerlo?

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