Sapete perché a sinistra sostengono che il decreto per favorire l’assistenza legale nei rimpatri di clandestini sia gravissimo? Perché smonta il business dell’assistenza e fa sfiorire gli affari di un sistema che campa sull’immigrazione. Ricordate le parole di Salvatore Buzzi, il compagno che a Roma aveva dato vita a una cooperativa specializzata nell’accoglienza? «Gli stranieri sono meglio della droga, perché con loro si guadagna di più».
Beh, da allora non è cambiato niente e la questione del gratuito patrocinio per chi rischia di essere espulso è parte del meccanismo che garantisce la filiera delle imprese specializzate in extracomunitari.
Non ci vuole molto a capirlo. Quando un migrante arriva in Italia, la prima cosa che gli capita è di venire a contatto con avvocati specializzati nei ricorsi. Se anche non ha diritto a restare nel nostro Paese, poco importa. Ci sono moduli prestampati che vengono fatti loro firmare e che servono prima a richiedere la protezione umanitaria e poi, quando la domanda sarà respinta, a opporsi al diniego. È una procedura che non porta da nessuna parte dal punto di vista giuridico, ma che assicura allo straniero la possibilità di restare in Italia ed evitare l’espulsione. Al legale tutto ciò porta un compenso modesto, riassumibile in alcune centinaia di euro. Ma se si moltiplica per dieci, cento o duecento casi, alla fine dell’anno sono soldi. Denaro facile, perché non bisogna istruire una causa né cercare espedienti giuridici. Per di più i quattrini sono assicurati, perché a pagare è lo Stato. Arriveranno tardi? Sì, ma arriveranno e spesso con gli interessi. Dunque, il business è garantito e di conseguenza anche quello che viene dopo. Lo straniero ha bisogno di assistenza, deve essere accolto e le cooperative sono pronte a spalancargli le braccia, offrendo vitto e alloggio a spese del contribuente. Poi ci sono altre cooperative pronte a sfruttare il migrante e anche multinazionali a cui la manodopera a basso prezzo e senza nessuna garanzia fa comodo, a cominciare da quelle che si occupano di consegne di cibo per finire ad altre che lavorano nella logistica. Insomma, è un’economia che si fonda sull’utilizzo di persone che non hanno tutele e sono disposte a tutto.
Come si fa a rompere il sistema su cui lucrano in tanti? Il governo prova ad assicurare un compenso a chi aiuterà il migrante a tornare a casa propria e dunque a rinunciare a intasare le aule di giustizia anche se non ha alcuna possibilità di ottenere un permesso di soggiorno o un asilo per motivi umanitari. A sinistra, per avere introdotto un semplice meccanismo che agevola i rimpatri volontari, parlano di «taglie in stile Far West», di deportazione e altre stupidaggini del genere. In realtà non c’è nulla di tutto ciò: semplicemente, come accade in altri Paesi europei, si cerca di favorire il ritorno in patria dello straniero. Non ci sono gli arresti in stile Ice e neppure file di extracomunitari ammanettati che vengono caricati a forza su voli speciali. C’è semplicemente un’assistenza al rimpatrio, come c’è un’assistenza per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Nonostante le perplessità del Colle e nonostante il vociare dell’opposizione, il governo ha deciso di tirare diritto. Il decreto verrà approvato e portato alla firma di Sergio Mattarella e poi, in un secondo tempo, verranno accolti alcuni suggerimenti che dovrebbero consistere nell’ampliamento della platea dei professionisti che potranno occuparsi della faccenda. Non più solo avvocati ma anche associazioni o organizzazioni, che potranno suggerire all’extracomunitario di fare le valigie. Insomma, a Palazzo Chigi non si sono fatti mettere i piedi in testa. Del resto, il gratuito patrocinio costa alle casse dello Stato, senza alcun beneficio e cioè senza un alleggerimento della presenza di stranieri e neppure una diminuzione del contenzioso in tribunale, quasi mezzo miliardo l’anno, cifra raddoppiata nel giro di un decennio o poco più. Dunque, cominciare a smontare il sistema era un obbligo. Perché per questo gli italiani hanno votato centrodestra.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
Il duro scontro sui soldi agli avvocati dei clandestini che scelgono di tornare a casa loro smaschera l’ideologia immigrazionista. Inizia ad andare a regime il centro in Albania finora boicottato dai giudici. Ecco come funziona e chi vi è trattenuto: già 83 espulsi. Un minorenne egiziano indiziato per l’uccisione di un ragazzo a Pavia. Con un cacciavite...
Il nostro è un Paese meraviglioso, soprattutto per le contraddizioni. Prendete ad esempio la normativa che riguarda i migranti: siccome la Costituzione assicura a tutti, anche a chi non ha i mezzi per pagarla, la tutela legale, ogni anno spendiamo quasi mezzo miliardo per liquidare le parcelle di avvocati che difendono migliaia di stranieri che non hanno diritto di restare in Italia.
Per cercare di ridurre il fenomeno e incentivare i rimpatri, il governo ha dunque immaginato di riconoscere ai difensori un bonus di 615 euro per ogni extracomunitario che riuscissero a convincere a tornarsene in patria. Apriti cielo: dalla sinistra all’avvocatura, passando per i magistrati democratici, tutti a strillare, denunciando l’anticostituzionalità del provvedimento.
Che cosa ci sia di non rispettoso della Carta su cui si fonda la nostra Repubblica non è dato sapere. Infatti, nella norma non è previsto alcun obbligo in capo agli avvocati di promuovere il rimpatrio dei migranti che non hanno titolo per ottenere il permesso di soggiorno, né vi è scritto che lo straniero intenzionato a restare in Italia debba essere privato della tutela legale. Dunque, qual è il problema? Debora Serracchiani, del Pd, parla di «un incentivo per la remigrazione». Riccardo Magi di +Europa addirittura di «una taglia, tipo selvaggio West», convinto che l’Italia sia a un passo dal somigliare agli Stati Uniti e dall’introdurre le squadre dell’Ice. Per Francesco Boccia, altro Pd, «così si mette in discussione l’indipendenza della difesa».
Ovviamente, nessuno dei critici è in grado di spiegare in che cosa consista il grave attacco alle garanzie della difesa o che male ci sia nella remigrazione. Oggi ci sono avvocati che campano facendo ricorsi fotocopia contro i decreti di espulsione. Come dicevo, lo Stato paga ogni anno quasi mezzo miliardo in parcelle per tenersi i migranti, perché con questo sistema nessuno viene espulso. Si sa che molti degli stranieri che si oppongono al rimpatrio non hanno alcun diritto di restare, ma questo poco importa. E non conta neppure che, una volta presentato il ricorso contro il provvedimento che intima l’espulsione, il migrante faccia perdere le proprie tracce e lo stesso difensore spesso non sappia nemmeno come rintracciarlo. Opposizione, magistrati e avvocati che si occupano dei diritti dei richiedenti asilo, in questo modo formano un blocco unico, che impedisce di rispedire a casa chiunque.
L’emendamento voluto dalla maggioranza prova dunque a smontare il fenomeno, favorendo i rimpatri. Non si obbliga lo straniero ad accettare la remigrazione. Né si impone agli avvocati di costringere i propri clienti a far le valige. Semplicemente si premiano i legali che, resisi conto dell’impossibilità di trasformare un clandestino in un residente con regolare permesso di soggiorno, convincono lo straniero a tornare nel Paese di origine. Che cosa c’è di male? Soprattutto cosa c’è di anticostituzionale? Davvero un bonus di 615 euro può essere paragonato agli arresti dell’Ice in America? Nonostante ciò che vogliono far credere Serracchiani, Magi, Boccia e compagni non siamo alla deportazione dei migranti. Semplicemente si cerca un modo per smontare un sistema perverso su cui troppi campano e che ingolfa la macchina della giustizia con procedimenti che non hanno alcuna possibilità di successo.
Se uno straniero non ha modo di essere regolarizzato, perché non convincerlo ad andarsene? Perché, per incassare una parcella di poche centinaia di euro, si deve avviare una pratica o un’opposizione all’espulsione che non porterà a nulla? I meccanismi che si vogliono difendere con la scusa che ogni persona ha diritto ad avere un legale che ne tuteli gli interessi, a prescindere da dove provenga e dal proprio reddito, sono ormai diventati una fabbrica che sforna clandestini. I quali non avranno alcuna possibilità di integrarsi, ma finiranno ai margini della società e, spesso, nelle mani della criminalità. In Germania e in Austria esistono vere e proprie agenzie statali che si occupano del rimpatrio dei migranti. Però, per loro fortuna, non esistono le versioni berlinesi e viennesi di Serracchiani, Magi, Boccia e compagni.





