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Il conto della guerra lo paga il referendum
(Ansa)
Piazze, strumentalizzazioni e bugie sono il segno che il cambiamento sulla giustizia fa paura. Ma i timori per le tensioni in Medio Oriente e per i rincari di pieno e bollette possono condizionare il voto del 22-23: il governo ci pensi per evitare flop.

Dicono che la separazione delle carriere serva a mettere i pubblici ministeri sotto il controllo della politica e dunque a indebolirli per poi porli al servizio del governo. Però allo stesso tempo dicono che la separazione delle carriere creerà un gruppo autoreferenziale di magistrati che non risponderà a nessuno. «Così si trasformano i pm in una casta separata di 2.200 Torquemada autoreferenziali, autogestiti con il loro Csm, più potenti e agguerriti di ieri»: Marco Travaglio scripsit.

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Persino Ursula si ricrede sul nucleare, la Schlein no
Ursula von der Leyen (Ansa)

Adesso che il prezzo del gas oscilla intorno ai 54 dollari a megawattora, cioè oltre il 20 per cento in più di due settimane fa, e il greggio sfiora i 100 dollari al barile, tutti riscoprono l’urgenza dell’autonomia energetica.

«L’Italia dipende troppo, più della media europea e delle principali economie occidentali, dalle fonti fossili importate», spiega il Corriere della Sera. «Consumiamo più energia di quanta ne produciamo e per soddisfare i nostri bisogni ci riforniamo da un parterre diversificato di fornitori. Ma questa dipendenza, unita al carattere manifatturiero ed energivoro dell’economia, può tradursi in un mix pericoloso quando gli equilibri geopolitici traballano», osserva Repubblica. In pratica ora che il Paese rischia il blackout c’è chi scopre l’acqua calda.

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Per fare un dispetto a Putin ci facciamo la guerra da soli
Vladimir Putin (Getty)
Donald Trump leva le sanzioni al greggio dello zar per tamponare il blocco di Hormuz e calmare i prezzi, ma la Ue (noi compresi) si oppone e così il Brent resta sui massimi. Tutto per non ammettere che senza Vladimir Putin siamo ko.

Gli Stati Uniti allentano le sanzioni contro la Russia. Già una settimana fa, dopo le prime bombe su Teheran, il Tesoro americano aveva autorizzato le raffinerie indiane ad acquistare milioni di barili di greggio da Vladimir Putin, facendo per 30 giorni un’eccezione al divieto imposto dopo l’invasione dell’Ucraina e inasprito di recente. Ma quello che era ritenuto inderogabile all’inizio del 2026, dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, oggi non lo è più.

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