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Merz prende il petrolio di Putin, noi rivogliamo il gas russo
Friedrich Merz e Donald Trunp (Ansa)
Il conflitto è iniziato il 28 febbraio, ma l’inerte Bruxelles fissa la prima riunione d’urgenza per gli idrocarburi il 14 marzo. Intanto il cancelliere tedesco si muove da solo, ma anche noi avremmo bisogno del metano russo.

Non si può dire che la visita di Friedrich Merz alla Casa Bianca abbia riscosso molto entusiasmo. Sia in Europa che in patria è infatti stata oggetto di pesanti critiche. La colpa del cancelliere tedesco è di essere rimasto in un imbarazzato silenzio mentre Donald Trump attaccava Keir Starmer («Non è Churchill») e Pedro Sánchez («Taglieremo tutti i contratti commerciali»).

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Le ideologie devono rimanere fuori dalle corsie
Ansa

Dopo i magistrati, i giuristi, gli insegnanti e i persino i giornalisti democratici, ci toccano pure i medici democratici. Che senso abbia definirsi democratici, che cosa voglia dire in pratica e in che cosa questi professionisti si differenzino da chi fa onestamente il proprio lavoro, rispettando la legge, non si sa. O meglio: si intuisce che dietro il paravento dell’aggettivo democratico si nasconde una visione politica di parte, che ovviamente fa apparire l’appropriazione indebita del termine un po’ meno democratica. Ne è prova la vicenda dei cosiddetti medici democratici di Ravenna, posti sotto inchiesta dalla locale Procura.

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Riapriamo i gasdotti con Mosca o rischiamo il collasso
Ansa

Quale sia l’obiettivo di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu è piuttosto evidente: non si fermeranno fino a quando gli ayatollah non alzeranno bandiera bianca.

O perlomeno fino a che i loro eserciti non avranno esaurito le scorte di missili. Altrettanto chiaro è l’obiettivo di ciò che resta del regime iraniano dopo l’uccisione di Khamenenon avendo scampo, proverà a coinvolgere nella guerra altri Paesi dell’area, nella speranza di gettare l’intera regione nel caos. Allo stesso tempo i pasdaran punteranno a vendere cara la pelle, giocando sull’aumento del prezzo del gas e del petrolio per rendere il conflitto costoso e insostenibile nel tempo. È per questo che hanno bloccato lo stretto di Hormuz, al cui imbocco stazionano migliaia di navi.

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