Inchieste

Fondi ad Hamas, tre scarcerati. Ma Hannoun rimane in galera
Mohammad Hannoun (Ansa)
Delusi dal Riesame i legali dell’architetto, che promettono battaglia in Cassazione.

Rimarrà nel carcere di Terni Mohammad Hannoun, l’architetto attivista palestinese accusato di aver finanziato Hamas, l’organizzazione terroristica responsabile della strage del 7 ottobre, attraverso le associazioni benefiche che controllava e indicato dalla Procura antiterrorismo di Genova come vertice della cellula italiana dell’organizzazione. Lo hanno deciso ieri i giudici del Tribunale del Riesame, Marina Orsini, Luisa Camposaragna e Paola Calderan (che depositeranno le motivazioni tra 30 giorni), chiamati a pronunciarsi sulle misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso su ordine del gip Silvia Carpanini.

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L’Air Force Renzi svenduto a 1 euro. Costò 168 milioni, sarà smerciato a pezzi
Fu richiesto dall’ex premier per le missioni all’estero e pagato oltre i valori di mercato, ma non ci salì mai. Poi Etihad, i proprietari, l’hanno regalato ai commissari di Alitalia. Si stima un danno erariale da 40 milioni.

Ballano almeno 40 milioni di euro. E nessuno li restituirà mai agli italiani. È la differenza tra i circa 54 milioni di euro pagati dallo Stato tra anticipo e canoni prima dello stop del 2018 per l’Airbus A340-500, noto come «Air Force Renzi», e quanto sarebbe costato acquistarlo o noleggiarlo a valori di mercato, stimati tra 15 e 30 milioni di euro da una consulenza tecnica depositata alla Procura di Civitavecchia, senza che allo Stato sia rimasto alcun bene. A certificare simbolicamente questa sproporzione è l’epilogo dell’operazione: come anticipato dal Corriere, nel 2023 l’aereo è stato ceduto per un euro, dopo un impegno complessivo da 168 milioni in otto anni e poche decine di missioni istituzionali.

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Un marocchino ben integrato massacra a morte un pensionato
Nel riquadro, la vittima Mauro Sbetta (IStock)

Un 68enne in provincia di Trento fa entrare in casa un immigrato residente da 30 anni in zona, dove lavora come operaio. Bevono qualcosa, poi scatta la furia omicida quando non ottiene i soldi che aveva chiesto.

Gli ha aperto la porta della villetta su due piani con giardino che aveva ereditato dal padre e in cui viveva da solo in via Marconi, nella piccolissima frazione di Strigno, a Castel Ivano, località trentina che era meta ottocentesca della borghesia austriaca. Una casa defilata, l’ultima del paese, affacciata sulla provinciale. Lo ha fatto accomodare e insieme hanno bevuto qualche birra.

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Schillaci si accorge delle liste d’attesa truccate e ammette di essere inutile
Orazio Schillaci (Ansa)
Il ministro prova ad assolversi sul «Corriere», ma conferma che senza «certa stampa» dormirebbe ancora: «Io non ho poteri».

Caro Orazio Schillaci, caro ministro della Salute, sono felice che si sia accorto che «chi trucca le liste d’attesa è indegno». Ci ha messo un po’ di tempo, ma evidentemente, con la dovuta calma, ci è arrivato anche lei. E sono contento pure che l’abbia fatto sapere tramite un’intervista al Corriere della Sera, riferendosi genericamente a «inchieste giornalistiche» e a «certa stampa». Quando parliamo con qualcuno noi, in genere, siamo abituati a guardarlo in faccia, e magari anche a chiamarlo per nome. Ma evidentemente quando si diventa ministri si preferiscono i messaggi trasversali. Detti anche pizzini.

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Di nuovo Lady Golpe. Rischia il processo per la denuncia fatta contro il colonnello
Donatella Di Cesare (Imagoeconomica)
Chiesto il rinvio per Donatella Di Rosa: è accusata di calunnia nei confronti del militare che le spediva foto e video piccanti.

Sesso, bugie e videotape con una spruzzata di terrorismo neofascista. Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa, trent’anni dopo avere denunciato un inesistente colpo di Stato e avere subito una pesante condanna per calunnia, ci sarebbe ricascata: la Procura di Roma ha chiesto per lei il rinvio a giudizio per un’altra presunta infondata accusa, questa volta nei confronti del colonnello dei carabinieri in congedo Massimo Giraudo (candidato dai 5 stelle in commissione Antimafia come consulente), il quale stava raccogliendo la sua testimonianza nel processo bresciano per la strage di Piazza della Loggia.

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