Dopo la moschea Miriam di via Padova a Milano, anche quella di Piacenza sulla strada Caorsana aveva legami con l’Abspp, l’associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese accusata di essere uno strumento per raccogliere fondi per Hamas. Elemento ancora più inquietante è che stiamo parlando della comunità che fa capo al piacentino di adozione Yassine Baradai, neo eletto presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii).
Un video ne mostra il collegamento, così come la promozione degli aiuti a Gaza lo scorso settembre ha rivelato i legami con l’Abspp dello storico centro islamico di via Padova. «I volontari dell’Associazione orfani di Gaza, con il sostegno della moschea Mariam di Milano, stanno preparando pasti caldi da distribuire agli orfani e alle famiglie più bisognose. Questo è il cuore del Progetto pasti caldi Gaza: trasformare la solidarietà di Milano in speranza concreta per chi ogni giorno lotta per sopravvivere. Ogni donazione è il filo che unisce Milano a Gaza», si leggeva sui social nell’invito ad aderire.
Accanto al logo dell’associazione islamica di Milano c’era quello di Abspp, fondata da Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia finito in manette con l’accusa a vario titolo di finanziamento all’organizzazione terroristica legata ad Hamas. Ma anche a Piacenza si erano raccolti fondi pro Gaza attraverso Abspp.
L’ha scoperto Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega. In un video del 12 aprile 2023, la comunità islamica informava: «Le donazioni e le raccolte della moschea di Piacenza sono giunti ai bisognosi della città di Gaza in Palestina. Ringraziamo l’associazione Abspp onlus per la loro preziosa collaborazione e di averci dato la possibilità di poter trasmettere la nostra solidarietà ai cittadini della martoriata Gaza».
Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto attraverso diverse organizzazioni benefiche, ufficialmente destinate a scopi umanitari ma in realtà destinato all’organizzazione terroristica responsabile della strage del 7 ottobre per le proprie esigenze strategico-militari, proveniva anche da iniziative come «pasti caldi». Il periodo della raccolta fondi cui fa riferimento il video è lo stesso in cui, secondo le carte dell’inchiesta, risultano gli ultimi bonifici verso presunte organizzazioni benefiche palestinesi.
«Quanto alle uscite, nel periodo dal 2/1/2017 al 6/9/2023 (data dell’ultimo bonifico rilevato su questi conti), sono stati disposti n. 168 bonifici verso organismi stranieri per complessivi 1.558.557,43 euro, di cui 738.644,56 euro sono stati inviati a n. 16 entità aventi iban palestinesi dichiarate come associazioni caritatevoli con finalità di beneficenza (con causali pagamento adozione a distanza orfani, pacchi viveri, progetto Ramadan 2018 pasti caldi, sostegno famiglia, progetto cartella scolastica ecc.), la maggior parte delle quali alla luce delle emergenze delle indagini, risultano essere legate ad Hamas», si legge nell’ordinanza del gip che aveva disposto la custodia cautelare in carcere di Hannoun e di altre otto persone.
Oggi, tra l’altro, scade il termine ultimo per la formalizzazione da parte della difesa della richiesta di annullamento o, in subordine, di attenuazione delle misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari.
«Dopo Milano, il filo conduttore islamista ci porta a Piacenza, proprio nella città del nuovo presidente dell’Ucoii, allargando pericolosamente una rete che intreccia estrema sinistra e organizzazioni filo-Hamas e che trova il suo fulcro nella Fratellanza Musulmana e nel suo braccio operativo nel nostro Paese: l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia», tuona Cisint. Aggiunge: «Punti che si collegano in una vera e propria ragnatela. Ritornano sempre gli stessi nomi, le stesse associazioni e gli stessi imam. Un esercito religioso e silenzioso che lavora sottotraccia per rafforzare la propria influenza e che mira a entrare nelle nostre istituzioni facendo leva sulla propria ideologia islamista e sulle alleanze politiche nella sinistra, per conquistarci, annullarci e poi governarci. Strutture che trovano basi operative in alcune moschee, dove vengono formati, indottrinati ed educati a odiare l’Occidente e ad applicare la sharia».
Ieri Baradai ha lamentato sul quotidiano Libertà che «una parte marginale dell’informazione tende a rappresentare le comunità musulmane come un fenomeno estraneo». Secondo il presidente Ucoii «si tende ad associare in modo sistematico l’islam a estremismo, radicalismo o terrorismo, anche in assenza di nessi verificabili».
Sicuramente le indagini faranno luce sulle reali finalità delle donazioni, anche se le perquisizioni stanno già confermando l’impianto accusatorio. Nel corso degli anni sarebbero stati raccolti e trasferiti fondi per diversi milioni di euro attraverso associazioni formalmente benefiche, in favore di organismi dichiarati illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas, o direttamente a favore di esponenti di Hamas e di sostegno di familiari dei terroristi.
Cisint invita anche a mantenere alta l’attenzione su Islamic Relief (Ir) Italia, network internazionale impegnato nella cooperazione umanitaria, che avrebbe legami con i Fratelli musulmani e forse con Hamas. Iniziative fatte con Islamic Relief sono state promosse dalla moschea Mariam di Milano e da quella di Piacenza in un «Tour per gli orfani di Gaza», lo scorso novembre.







