Quando c’è da fornire un aiutino a un magistrato, il Csm non si tira indietro. Certo, ha respinto due volte la richiesta avanzata dalla giunta della Regione Puglia di autorizzare il collocamento dell’ex governatore, Michele Emiliano, come consigliere legislativo per lo «studio e la ricerca», però lasciando aperta una terza soluzione.
Se il nuovo presidente, Antonio Decaro, accetta di far pagare ai pugliesi non solo un incarico da 130.000 euro l’anno ma anche i contributi previdenziali, la terza commissione del Consiglio superiore della magistratura darebbe il via libera all’incarico per Emiliano. L’ex governatore non vuole saperne di tornare a fare il pm, professione da lui esercitata fino al 2003 quando era diventato sindaco di Bari, carica ricoperta fino al 2014. Nel frattempo era stato segretario regionale del Pd, assessore comunale a San Severo e due volte presidente di Regione.
Per l’esattezza, sarebbe anche rientrato nei ranghi ma solo alla settima professionalità, la maggiore, come se avesse continuato ad amministrare giustizia in tribunale. «Ogni lavoratore, quando torna, chiede la ricostruzione della carriera ed è stata cosa accaduta ad altri magistrati che sono rientrati», era stata la sua giustificazione. Lo scorso dicembre aveva cambiato idea: «Non torno a fare il magistrato, anche per non mettere in imbarazzo tutti quanti, sarei una specie di orso al luna park. Io tutta quest’ansia di ricominciare a lavorare non ce l’ho», disse alla trasmissione di Radio 1, Un giorno da pecora.
C’era, però, il nodo del suo collocamento fuori ruolo dalla magistratura, considerato che Decaro in giunta non lo voleva malgrado l’impegno di Elly Schlein di offrire a Emiliano l’incarico di assessore in cambio della sua rinuncia a candidarsi Regione. Come occupare l’ex presidente, che potrebbe andare in pensione il prossimo luglio al compimento dei 67 anni, in attesa delle politiche del 2027, quando punta a entrare in Parlamento?
Il ruolo di consigliere giuridico di Decaro sembrava la soluzione ritagliata su misura per l’ex governatore-sceriffo. Una figura pensata proprio per consentire l’ingresso di Emiliano come supporto tecnico, mantenendogli una posizione centrale nelle decisioni sul suo territorio.
La Regione Puglia aveva presentato la prima richiesta di autorizzazione a gennaio, respinta dal Csm in quanto, sostanzialmente, inadeguata. La legge Severino dice che quel tipo di incarico tecnico può essere affidato a un magistrato solo se questi si mette alle dipendenze di altra amministrazione e, in ogni caso, l’incarico «fuori ruolo» prospettato per Emiliano non veniva accettato perché una consulenza politica regionale non era funzionale all’attività giudiziaria futura del magistrato, né rispondeva all’interesse dell’amministrazione giudiziaria.
Non solo, dopo la riforma Cartabia il tetto complessivo per i magistrati collocabili fuori ruolo è fissato a 180 unità per l’area ordinaria, con ulteriori limiti basati sul tipo di incarico e sull’ente di destinazione. E per un numero ridotto di posti (40) può trattarsi di collocamenti presso enti diversi da ministeri e organi costituzionali. Da Palazzo dei Marescialli era partita la richiesta di riscrivere l’istanza, rispedita ancora una volta al mittente in quanto, come nuova ipotesi, prevedeva di mettere in aspettativa retribuita l’ex governatore, garantendo il pagamento della consulenza ma non degli oneri previdenziali fondamentali ai fini pensionistici. Rigettata per incompatibilità normativa, perché il ruolo disegnato per Emiliano «non rientra in alcuno dei casi previsti dalla legge, che include anche i consiglieri giuridici ma quelli inseriti in “organi di rilevanza costituzionale”, quindi governo, Parlamento o omologhi», secondo quanto racconta Repubblica.
Se lo Stato non paga i contributi, nessun problema: ci pensa la Regione Puglia a sistemare il suo ex governatore, assumendosi anche quell’onere. Sarebbe questo, infatti, il piano ultimo che si sta predisponendo per ottenere il beneplacito del Csm. I giudici che hanno aspettato l’esito del referendum per negare l’aspettativa a Emiliano, forse per non mostrarsi troppo permissivi con il collega, non avrebbero nulla da obiettare se a sobbarcarsi del collocamento pro tempore di Emiliano fosse la Regione, ovvero i cittadini pugliesi. Con un disavanzo 2025 della sanità locale calcolato in 369 milioni di euro (quasi il triplo del deficit dell’anno precedente). Con richieste di interventi quali chiusure o accorpamenti di reparti o di interi ospedali, razionalizzazione della spesa farmaceutica e altre economie di cui doveva farsi carico la precedente amministrazione: «La Puglia è ancora in piano di rientro e, dopo anni di governo regionale di centrosinistra, non ha mai messo in campo una strategia credibile per uscirne. La verità è che non si possono chiedere sempre più risorse senza assumersi la responsabilità dei risultati», tuonava due giorni fa il gruppo regionale di Fratelli d’Italia.
Con l’ipotesi di aumentare l’addizionale Irpef per raggiungere l’obiettivo dell’equilibrio contabile, confermata dal presidente Decaro, si trovano i soldi per dare una poltrona all’ex presidente di Regione garantendogli pure i contributi perché arrivi alla pensione senza preoccupazioni di sorta.







