Inchieste

Roma: odissea stadio per gli alberi
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Catenaccio del Tar nell’area dove i giallorossi vogliono costruire il nuovo impianto. Lavori sospesi a tutela di 26 piante destinate all’abbattimento. Esultano i residenti.

Non è un grande periodo per la Roma: le spaccature tra Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri, una classifica al di sotto delle aspettative e zona Champions molto a rischio. Il tutto con i proprietari americani, la famiglia Friedkin, che qualche soldino finora ce l’hanno buttato dentro nella speranza di vedere i giallorossi nel giro del calcio che conta. E - soprattutto - nella illusione di vedere sgambettare i propri atleti in uno stadio nuovo, di proprietà come è prassi per la nuova dimensione del professionismo sportivo, dal calcio al basket passando per le altre discipline. Insomma, nel mondo la tenuta dei bilanci passa anche dagli impianti.

Invece nulla. Come dicevamo non è un grande periodo per la Roma, così il tormentato progetto del nuovo stadio subisce un’altra battuta d’arresto. Le cronache riferiscono che «Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha accolto l’istanza cautelare monocratica proposta nell’interesse di un gruppo di cittadini residenti, disponendo l’immediata sospensione delle attività di taglio della vegetazione in un’area boscata di proprietà di Roma Capitale».

In poche parole la difesa di «26 individui arborei per attività connesse a sondaggi di archeologia preventiva» sta avendo la meglio sul pressing dei giallorossi o almeno dei legali che da anni cercano di inquadrare la porta e realizzare il gol urbanistico. Invece niente da fare, poiché il nuovo provvedimento presidenziale, spiega la nota dei difensori del comitato dei cittadini, «interviene nell’ambito del giudizio promosso contro il nulla osta rilasciato dal dipartimento Tutela ambientale di Roma Capitale in favore di As Roma srl, relativo all’abbattimento di 26 individui arborei […]

Il Tar ha riconosciuto la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile, evidenziando come […] le attività di taglio avrebbero potuto determinare la distruzione definitiva di un habitat naturale […]. Alla luce di tali considerazioni, il presidente ha disposto la sospensione immediata delle attività».

In confronto il vecchio allenamento del «torello» (un giocatore nel mezzo di un cerchio obbligato a intercettare il pallone che i compagni attorno si passano) è roba da dilettanti rispetto all’ennesimo giro legale. Fatto sta che l’odissea dello stadio di proprietà va avanti tra stop and go. E a questo punto si possono fare tre considerazioni:
1) i giudici sono laziali; 2) i giudici li manda Lotito; 3) i giudici non vogliono un nuovo stadio. Battute scherzose a parte, è evidente che la questione dello stadio rischia di indebolire ulteriormente la società giallorossa, che sull’asset immobiliare aveva costruito un pezzo delle trattative tra i precedenti proprietari (gli italo-americani Pallotta) e gli attuali Friedkin. Avere uno stadio di proprietà non è un vanto ma un valore aggiunto che, specie per le società quotate in Borsa, diventa quasi fondamentale: in Europa le grandi squadre sono proprietarie degli impianti dove giocano e dai quali generano un pezzo di bilancio oltre la rosa dei giocatori. Si può bocciare allora un investimento siffatto per la difesa di 26 alberi altrimenti va a rischio la zona? Mah…

A onor del vero la strada per i Friedkin sembrava essersi messa se non in discesa quanto meno in pianura dopo le difficoltà iniziali. Invece ora ecco il blocco delle attività da parte del Tar per la difesa degli «individui arborei» (come si legge nel provvedimento) all’interno dell’area interrelata alla costruzione dello stadio.

Chissà se in Spagna, in Germania, in Inghilterra e ovunque il football mette in equilibrio giocatori, schemi di gioco e asset immobiliari, le squadre hanno dovuto passare quel che stanno passando i club italiani con i comitati di cittadini e ancor più con le decisioni dei giudici amministrativi. Forse no, infatti il loro calcio sta meglio (anche per questo).

La Svizzera manda fatture monstre ai feriti italiani di Crans-Montana
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Le famiglie ricevono conti fino a 75.000 euro per 15 ore di ricovero nella Confederazione.

Dolore e rabbia non riescono a placarsi. A quasi quattro mesi dalla strage di Crans-Montana (il rogo del Constellation, bar dei coniugi Jessica e Jacques Moretti, ove la notte di Capodanno morirono 41 giovani tra cui sei italiani e oltre 100 rimasero feriti) le prassi della Svizzera continuano a tormentare genitori straziati.

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«Prezzi gonfiati per gli acquisti dei servizi segreti». Terremoto sull’ex 007
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Al centro dell’indagine Giuseppe Del Deo, ex numero due dell’Aisi. Coinvolti pure imprenditori amici. C’è un altro filone sui dossieraggi.

Due nuove inchieste toccano la cybersecurity e attraversano i rapporti tra società private e apparati dello Stato. I decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma ed eseguiti dai carabinieri del Ros riguardano undici persone. Da una parte la cosiddetta Squadra Fiore, dall’altra «i neri» di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis e dell’Aisi, ora presidente esecutivo «autosospeso» di Cerved (società che si occupa di informazioni economiche e creditizie sulle imprese e che non è coinvolta nel procedimento).

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Quattro arresti e perquisizioni a Milano. Una società che organizzava feste offriva anche ai giocatori di serie A un pacchetto completo per fine match: serata in un locale, albergo e squillo. Il tutto per qualche migliaio di euro.
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Armi «fai da te» con le stampanti 3D. La nuova frontiera del crimine giovanile
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  • Superati limiti tecnologici che si consideravano strutturali, la cosiddetta «manifattura additiva» viene sempre più utilizzata nei teatri di guerra (per esempio in Ucraina). Ma lo è anche da terroristi e delinquenti comuni: bastano poche centinaia di euro e materiali facilmente reperibili.
  • Scaricare un manuale online è un gioco da ragazzi. A Verona tre minorenni avevano costruito un «laboratorio domestico» con l’intento di vendere i loro «prodotti».
  • TikTok funge da vetrina. Mentre su canali criptati come Telegram e (soprattutto) Odysee alcuni collettivi postano aggiornamenti su test balistici e nuovi file messi in rete.

Lo speciale contiene tre articoli.

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