Inchieste

Ranucci si scusa con Nordio a metà
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)
Mister «Report» ammette di aver sbagliato a sostenere che il ministro era stato nel ranch uruguaiano. Poi prova a svicolare: «Ho detto che era una notizia da verificare».

Zero passi avanti, uno indietro e una supercazzola. È la sintesi dell’ultimo episodio della serie intitolata Il giornalista e il ministro: Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e principe dell’informazione d’inchiesta e il Guardasigilli Carlo Nordio.

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Per l’Uruguay è regolare l’adozione della Minetti. E Cipriani ringrazia il Colle
Nicole Minetti (Ansa)
Né affidamento informale né pratica privata: il tribunale del Paese sudamericano rispettò le procedure. Il compagno dell’ex igienista: «Da Mattarella atto d’amore».

A dispetto di quanto è stato raccontato nelle ultime settimane, la vicenda legata a Nicole Minetti, tra la grazia ricevuta dal Quirinale e il bambino adottato in Uruguay, comincia poco alla volta a rientrare dentro un perimetro più preciso. Restano ancora alcune verifiche da fare.

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Garlasco, non solo Sempio. Convocati dai pm pure Marco Poggi e le gemelle Cappa
Le gemelle Cappa, Paola e Stefania, cugine di Chiara Poggi (Ansa)
Oggi tocca alle cugine della vittima. Domani al fratello e all’unico indagato per omicidio. «Andrea ci sarà», assicurano i legali, mentre il suo ex avvocato, Lovati, teme la «trappola». Inquirenti sicuri, ma manca l’arma.
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I capi di Askatasuna: «La polizia non ci picchia: dobbiamo provocarla noi»
Un gruppo di autonomisti che si era staccato dalla marcia del Primo maggio a Torino ha tentato di forzare il cordone di polizia davanti all'ex edificio Askatasuna occupato in Corso Regina Margherita (Ansa)
Nelle intercettazioni la cinica strategia del centro sociale torinese: «L’ultima delle idee degli agenti è darci una manganellata, perché poi li licenziano, dobbiamo muoverci noi. Basta filmare qualcuno che ci colpisce. Se ci sgomberano ci torna solo in tasca».

«Non hai capito che non vogliono fare un cazzo? Siamo noi che dobbiamo fare... siamo noi... non sono loro... l’ultima delle idee loro è darci una manganellata hai capito?».

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Il locale di lusso promesso nel centro di Milano non ha mai aperto, ma continua a raccogliere soci e quote. Ora spuntano nuovi documenti e c’è chi valuta azioni legali. Però intanto i conti delle società sono in crisi.

A poco a poco comincia a crollare il castello di carte costruito da Jennie e Dangene Enterprise attorno a The Core, il club privato per super ricchi promesso a Milano in corso Matteotti 14 e mai aperto.

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