È il 28 agosto del 2024 quando all’Hotel Sheraton San Siro a Milano vanno in scena gli ultimi giorni del calciomercato. Dirigenti, procuratori, manager dei club di Serie A si incrociano nei corridoi dove il calcio italiano tratta, pesa e misura i rapporti. Giuseppe Marotta è lì da presidente dell’Inter e dell’A.Di.Se., l’associazione dei direttori sportivi.
Gianluca Rocchi arriva da designatore degli arbitri di Serie A e B, invitato a parlare di riforme regolamentari e nuove procedure arbitrali. In pubblico, davanti agli addetti ai lavori, Rocchi ringrazia Marotta «per come lavora l’Inter» e cita il modello del Referee Assistant Manager, figura di collegamento tra club e mondo arbitrale. Allora sembrava una formula istituzionale. Oggi quella frase risuona in modo diverso, dopo la notizia dell’inchiesta della Procura di Milano in cui Rocchi è accusato, tra le altre cose, di avere scelto arbitri «graditi» all’Inter e di aver gestito un arbitro considerato «poco gradito» ai nerazzurri per tenerlo lontano da partite successive più delicate. Da qui nasce la domanda che da ore agita un calcio italiano già scosso dallo scandalo escort e calciatori: 20 anni dopo, siamo di fronte a una Calciopoli 2? L’Inter rischia davvero di pagare come la Juventus nel 2006, fino alla revoca dello scudetto 2024? È presto per dirlo. Di certo sarà un percorso lungo, anche perché le squadre che si sentono penalizzate potrebbero costituirsi in un eventuale processo o fare denuncia.
Di certo, dopo l’uscita di scena di Gabriele Gravina, l’impressione è che dentro la Figc sembra essersi aperta una fase nuova: la Procura generale dello sport ha chiesto una relazione immediata a Giuseppe Chinè, che aveva archiviato gli atti Aia sul caso poi sfociato nell’indagine su Rocchi. E chissà che non possano riaprirsi anche altri cassetti della gestione dell’ex numero uno della federazione. Se l’inchiesta troverà conferme, rischia di travolgere non solo Rocchi ma l’intero assetto federale costruito negli ultimi anni. Anche il ministro Andrea Abodi chiede chiarezza sull’esposto che aveva presentato il fischietto calabrese Domenico Rocca: chi lo ha ricevuto, chi lo ha valutato e perché finora non ci siano stati riscontri pubblici. «Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze» dice Abodi. Ma intanto, a quanto apprende La Verità, tra alcuni club c’è anche chi arriva già a chiedere lo spostamento dell’indagine a Roma dal momento che il capo della Procura Marcello Viola è un tifoso dell’Inter.
Giovedì 30 aprile, alle 10, Rocchi avrà la possibilità di difendersi davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione. Potrà rispondere all’accusa di concorso in frode sportiva oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. Il designatore ha già detto di avere agito correttamente e di avere fiducia nella magistratura. «Conosco il signor Rocchi da anni, è una persona seria e corretta». Spiegava ieri il suo avvocato Antonio D’Avirro. Ma i capi d’accusa, anticipati ieri dall’Agi, sono pesanti. E bastano a spiegare perché la vicenda abbia di gran lunga superato il perimetro delle classiche polemiche da moviola della domenica sera. Del resto, sostengono gli inquirenti milanesi, la scorsa stagione Rocchi avrebbe designato il fischietto Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 perché ritenuto arbitro gradito all’Inter; avrebbe persino «schermato» Daniele Doveri nella semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile dello stesso anno per evitare che un arbitro considerato poco gradito potesse poi dirigere gare più sensibili per i nerazzurri (una decisione presa a San Siro in concorso con altre persone che potrebbero essere indagate); e avrebbe interferito con il processo decisionale del Var in Udinese-Parma (1 marzo 2025), inducendo Daniele Paterna alla on field review che portò al rigore decisivo per l’Udinese. E poi c’è Inter-Verona. Gennaio 2024. Una partita del campionato dominato dall’Inter, ma oggi tornata sullo sfondo dell’inchiesta perché racconta lo stesso nodo: il Var che guarda, valuta e non richiama. In campo Michael Fabbri interpreta il contatto Bastoni-Duda come non falloso, leggendo la reazione del veronese come accentuata; al Var Luigi Nasca rivede l’azione e conferma il gol di Frattesi per il 2-1. A fine stagione quei due punti non cambiano lo scudetto, ma a gennaio pesano: la Juventus è ancora vicina e l’Inter resta davanti nella corsa al titolo d’inverno. Il cuore dell’inchiesta, però, non sembrano essere i singoli errori. C’è il sospetto che Rocchi potesse orientare designazioni, interventi Var e carriere interne: Udinese-Parma per la presunta «bussata» al vetro di Lissone, Bologna-Inter e il caso Doveri per gli arbitri «graditi» o «schermati», anche se sul campo l’Inter perse entrambe le partite.
Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna tornare all’esposto presentato da Rocca nel maggio 2025 e archiviato da Chinè. Assistente calabrese cresciuto nell’Aia fino alla Serie A, Rocca parte dalla propria esclusione ma attacca il sistema arbitrale: voti parziali, designazioni opache, graduatorie manipolate. Il punto è semplice: chi controlla voti e designazioni controlla le carriere. E forse anche il dissenso. Le tante partite citate nel suo esposto, da Frosinone-Sampdoria a Spezia-Cremonese ma anche Lazio-Genoa, Cesena-Spezia, Pisa-Frosinone (ma anche Inter-Roma persa dai nerazzurri lo scorso anno, che avrebbe favorito il Napoli), servono a descrivere un metodo: alcuni assistenti arbitrali penalizzati, altri rimessi «in carreggiata»; voti dichiarati immodificabili e poi ritoccati; designazioni usate per salvare o affossare le carriere. Di sicuro la resa dei conti nel calcio italiano è appena iniziata.







