Rinvio a giudizio per traffico di influenze, corruzione nel settore privato, appropriazione indebita e malversazione. Inoltre, confisca del passaporto, proibizione di lasciare il Paese e obbligo di comparire in tribunale ogni due settimane.
È stato un sabato nero per Begoña Gómez, moglie del premier spagnolo Pedro Sánchez, nei cui confronti il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto anche le misure cautelari richieste dai pubblici ministeri privati, tra le quali le associazioni HazteOir, Iustitia Europa, il Movimento per la rigenerazione politica della Spagna, il partito Vox e il sindacato Mani pulite, che vogliono una condanna della signora a 24 anni di carcere.
Il Psoe ha subito reagito definendo le misure «eccessive, sproporzionate e ingiustificabili». Per il quotidiano El País si tratta di un provvedimento «senza precedenti nella recente storia democratica spagnola». Ma per il giudice la pena detentiva applicabile all’imputata va dai due ai sedici anni, e considerato che nel sistema penale spagnolo la sospensione è possibile solo se non supera i due anni di reclusione, ha calcolato il rischio di fuga per giustificare l’adozione delle misure cautelari di carattere personale. La sentenza di Peinado giunge al termine di quasi due anni di indagine (con tante ingerenze del Psoe) e dopo l’udienza preliminare di lunedì.
Tutte le parti avevano presentato le proprie argomentazioni e gli avvocati della signora chiedevano l’archiviazione del caso. Niente affatto, il giudice che sta affrontando il suo ultimo processo importante (il prossimo 27 settembre andrà in pensione), ritiene che ci siano «ragionevoli motivi per sospettare un atto criminale» compiuto dalla Gómez, per la quale vuole un processo con giuria (la sua decisione non è appellabile), e che sussista il rischio che tenti di «sfuggire alla giustizia». Poco importa che la moglie del premier viva a La Moncloa sotto scorta. «Non c’è dubbio che questi agenti, in un dato momento, di propria iniziativa o su ordine dei superiori, potrebbero essere proprio coloro che collaborano all’azione o alle azioni compiute per facilitarla», scrive il giudice nelle 84 pagine della sentenza.
I sindacati delle forze dell’ordine hanno risposto con sdegno alle parole del magistrato. «Non è successo e non succederà. Non c’è un solo agente di polizia che potrebbe aiutare la moglie del primo ministro a sfuggire alla giustizia», è stato uno dei messaggi di protesta comparsi ieri su X.
Peinado ha disposto gli stessi provvedimenti anche nei confronti di Cristina Álvarez, assistente di Gómez alla Moncloa, anch’essa indagata in questo procedimento giudiziario, e ha rinviato a giudizio per traffico di influenze e corruzione nel settore privato l’imprenditore Juan Carlos Barrabés. Era uno dei professori del master affiliato alla cattedra che Begoña Gómez co dirigeva all’Università Complutense di Madrid.
Nella sentenza, Peinado afferma che la moglie del premier «aveva approfittato della sua vicinanza al presidente del governo per promuovere la propria carriera professionale» in ambito universitario, e che proprio per il suo ruolo di first lady aveva «ottenuto un dialogo privilegiato con funzionari di un’università pubblica, con aziende sponsor e con enti del settore tecnologico, raccogliendo al contempo sostegno, finanziamenti, collaborazioni e appoggio istituzionale e imprenditoriale».
In casa socialista, ieri le proteste sono state tutte affidate ai social. Il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, ha scritto su X: «Oggi è un giorno disastroso per tutti noi che crediamo nella giustizia», chiedendo: «Chi riparerà i danni causati?». Gli altri ministri hanno intonato una litania di «persecuzione ingiustificabile», «oltraggio assoluto», «decisione eccessiva e sproporzionata, più adatta a un processo politico che a un giusto processo contro una persona innocente».
Era l’aprile del 2024 quando Sánchez, dopo aver appreso dell’incriminazione della moglie, si prese «cinque giorni di riflessione», prendendo poi in giro gli spagnoli dicendo che restava al comando. «Per quanto si cerchi [...] non si trova alcun caso simile, poiché la condotta proveniente dai palazzi presidenziali, come in questo caso, sembra più tipica dei regimi assolutisti, fortunatamente ormai un ricordo del passato nel nostro Paese», ha scritto Peinado lo scorso aprile, quando propose di processare Gómez.
La signora Sánchez ha annunciato che presenterà ricorso, ma sono le mosse del premier a essere al centro dell’attenzione. Aveva intitolato la sua autobiografia Manuale della Resistenza, esclude le dimissioni ed è convinto di poter portare a termine il mandato ma è travolto dai casi giudiziari che coinvolgono la moglie, il fratello David Sánchez, il vertice del partito socialista accusato di corruzione.
Il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, è convinto che «presto sarà Sánchez» ad andare in prigione per corruzione e anche la sinistra spagnola sta cominciando a capire che il primo ministro è «la più grande minaccia alla democrazia».







