A Roma va in scena il 2 giugno dominato dalla presenza regale di Sergio Mattarella, canuto sovrano da 11 anni (e per altri 3) di una nazione che 80 anni fa scelse di non avere più niente a che vedere con la monarchia. Eppure quasi ci risiamo, un po’ per acclamazione e un po’ per disperazione, mentre le Frecce Tricolori in volo sopra l’Altare della Patria rendono orgoglioso l’italiano e la Costituzione si conferma intoccabile come il Corano. C’è spazio persino per una predica politica. «Il popolo italiano è il risultato di tante migrazioni, di tanti apporti, e ciò non ci dispiace affatto, non lo consideriamo un problema», scandisce Mattarella in un confronto con un gruppo di under 35, «noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti Paesi d’Europa e delle Americhe. In fondo, è anche la nostra storia».
È la giornata di Re Sergio, così centrale in tutto, nella confortevole narrazione mainstream. 1) Al centro del palco, con due ali di quei corazzieri che qualche settimana fa hanno rischiato di suonare citofoni uruguagi per scoprire i retroscena della grazia a Nicole Minetti; 2) al centro dei complimenti, pure meritati per la sua sobria eleganza e per essere arrivato dal Quirinale su un’auto da sfilata d’epoca a Villa d’Este: Lancia Flaminia 335 scoperta del 1961, un gioiello che ci riconcilia con la tradizione e con il genio italiano dei motori dopo lo scempio della supposta Ferrari Luce (fioca); 3) al centro delle cronache rigorosamente genuflesse del Giornale Unico delle coscienze democratiche.
Il presidente-re in piedi sullo chassis saluta con la mano il popolo, «accompagnato nel magnanimo gesto da un dispiegamento di carabinieri in moto» (commento da Istituto Luce, fioco come la Ferrari).
Tutto alla perfezione secondo tradizione: la corona di fiori al Milite Ignoto, l’inno cantato da Andrea Bocelli, i bambini del reparto oncologico del Bambin Gesù accolti nei giardini del Quirinale, con la toccante foto con la piccola Sofia. Manca solo il lancio dei paracadutisti per via del troppo vento, con il rischio di doverne recuperare qualcuno nel Tevere o sulla cupola di San Pietro. Tutto secondo tradizione, anche le parole. «Guardando indietro questi 80 anni di Storia, con quello che ne è derivato di crescita dei diritti, di tutela della salute e difesa del lavoro, si può dire che la Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva, alle aspettative che quel voto espresse», spiega Mattarella.
Alla fine della parata il presidente offre un passaggio al ministro della Difesa, Guido Crosetto, e sente il dovere di aggiungere: «Nella fase storica che il mondo sta attraversando, caratterizzata da luci e ombre, le donne e gli uomini delle forze armate confermano la loro vocazione a concorrere alla costruzione della pace e della sicurezza globali. Le forze armate hanno impeccabilmente espresso lo spirito e le forti motivazioni che ne animano le donne e gli uomini, contribuendo a rappresentare un popolo orgoglioso della propria storia e della propria cultura».
Si riferisce a noi italiani e il passaggio ha un retrogusto di sano nazionalismo, incomprensibile per gruppettari global come Elly Schlein, che infatti se ne sta alla larga come Giuseppe Conte. Si nota anche l’assenza di Matteo Salvini, giustificata così da Ignazio La Russa: «Ognuno è dove vuole. Dell’opposizione non ho visto neppure un capogruppo». Il leader della Lega sarebbe rimasto al ministero dei Trasporti, «al lavoro per evitare lo sciopero dell’11 giugno» (fonte Mit). Comunque posta sui social: «Buona Festa della Repubblica, un pensiero a chi contribuisce con il lavoro di ogni giorno alla crescita del Paese, un ringraziamento ai costruttori di pace». Il governo è quasi al completo e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rappresenta anche la Lega.
Vorrebbero partecipare a tutti i costi gli ambientalisti, ma a modo loro, con striscioni, fumogeni e altro materiale da «antagonisti». In sei vengono fermati dalle forze dell’ordine e denunciati per invasione di area off limits e resistenza a pubblico ufficiale. Per il resto zero polemiche, quest’anno nessuno a sinistra sembra scomporsi neppure per il passaggio marziale in parata degli incursori della Marina, eredi nello spirito della Decima Mas. Zero fremiti, quando si muovono i monarchi in pectore tutto deve essere perfetto.
Giorgia Meloni è anch’essa in prima fila, ha accompagnato Mattarella alla cerimonia del Milite Ignoto e sottolinea: «Questa è una festa di riconoscenza e di responsabilità. Riconoscenza per chi ha costruito ciò che abbiamo oggi con grandi storie e piccoli gesti. Responsabilità perché dopo 80 anni dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani. Abbiamo tutte le carte in regola per essere ambiziosi, mi piacerebbe che fosse anche una festa di orgoglio». Dettaglio curioso: il premier indossa un paio di sneakers. «Devo fare la scala dell’Altare della Patria, mi serve una scarpa comoda. E se qualcuno storce il naso non mi importa».
Nel 2 giugno regale c’è spazio anche per un congedo molto pubblicizzato da siti e agenzie. È quello di «Briciola», il cagnolino mascotte dei carabinieri che per 12 anni ha sfilato con la fanfara del 4º reggimento a cavallo. Meticcia di piccola taglia, «nel 2022 una sua capriola nel cortile d’onore riuscì a strappare un sorriso al presidente». Non è un corgi ma per la narrazione va bene uguale.