La ricetta di Starmer: migranti a delinquere e lockdown notturno per i giovani inglesi
Il governo laburista delle proibizioni selettive in stile Keir Starmer sta cercando di mette al bando TikTok e Instagram dai 16 anni in giù per via legislativa.
Con una stretta dirigista vorrebbe bloccare lo scrolling infinito, impedire le connessioni criptate per aggirare i controlli, verificare l’età con riconoscimento facciale, documenti digitali e carte di credito.
Tutto in nome della salute mentale dei ragazzi. Ma con una particolarità: la severità scatta solo su alcuni fenomeni. A quattro anni, per esempio, i british baby devono poter decidere se cambiare la loro «attribuzione di genere» a scuola. «I social media», invece, «rendono i bambini e gli adolescenti più infelici, li espongono a molestie e abusi online e possono perfino danneggiare la loro salute mentale», ha dichiarato Starmer annunciando il divieto di accesso adolescenziale ai social. E visto che si tratta di ragazzi ha annunciato il provvedimento «per Natale».
Dopo il regalo sotto l’albero il premier prevede «di far entrare in vigore il divieto all’inizio del prossimo anno, probabilmente in primavera». E, così, per entrare su X, TikTok, Facebook, Snapchat, YouTube e Instagram, ci saranno più controlli che per entrare in Inghilterra. Ma il premier britannico ha spiegato che il governo è pronto anche a seguire il modello australiano, primo Paese al mondo ad aver introdotto il bando totale dei social ai minori di 16 anni. E non basta. Londra sta valutando ulteriori restrizioni per i ragazzi di 16 e 17 anni: un «coprifuoco digitale» dalle 20.30, limitazioni alle piattaforme di gioco online e il blocco dell’autoscrolling.
Quel meccanismo che, nelle parole di Starmer, produce un «costante attaccamento alla macchina» e impedisce agli utenti di smettere di consumare immagini e video. È il fenomeno del doomscrolling: il vortice di contenuti negativi che cattura soprattutto gli adolescenti. E che, secondo gli studi scientifici citati dal governo britannico, sarebbe collegato a disturbi del sonno e dell’alimentazione, al peggioramento del benessere mentale, alla crescita dello stress sociale e dell’ansia, fino alla depressione e alla vulnerabilità psicologica. Starmer, non senza scadere nell’ovvietà, ha affermato che «governare significa fare delle scelte (quelle che sull’immigrazione clandestina non riesce a fare, ndr)». E la scelta del suo governo è chiara: intervenire pesantemente sui comportamenti digitali dei ragazzi.
È la stessa filosofia che Londra ha già adottato sul fumo avviando la cosiddetta «smoke-free generation»: chi è nato dopo il 2008 non potrà mai acquistare legalmente sigarette nel corso della propria vita. Una proibizione permanente costruita per generazioni future che ancora non hanno raggiunto la maggiore età. Poi le sigarette elettroniche usa e getta. E ora i social. Ed è qui che emergono le incoerenze del governo a proibizione selettiva. Perché mister Labour sembra avere antenne sensibilissime su TikTok e Instagram, ma molto meno rigide quando il terreno diventa ideologico. Il vero punto debole della narrazione è legato alle grooming gang. Gli stupratori seriali che hanno abusato di migliaia di ragazzine inglesi mentre le istituzioni britanniche erano negazioniste. Oggi Starmer accusa i conservatori di non aver fatto abbastanza contro i danni provocati dai social network. Ma tra il 2008 e il 2013 era direttore del Crown prosecution service, l’ufficio del pubblico ministero dell’Inghilterra e del Galles. E proprio in quegli anni lo scandalo delle grooming gang travolgeva il Regno Unito. Solo nel 2025 il governo laburista, travolto dall’indignazione dell’opinione pubblica, si è deciso ad avviare un’inchiesta.
Naturalmente il Regno Unito non è isolato. La Francia di Emmanuel Macron vuole vietare i social agli under 15. La Spagna di Pedro Sánchez prepara restrizioni simili. E strette sono annunciate anche in Danimarca, Grecia, Austria e Portogallo. Anche in Cina esistono limiti al tempo trascorso online, restrizioni sui videogiochi e controlli sui contenuti. Ma dentro quella cornice finiscono anche censura, filtraggio ideologico e controllo dei comportamenti. E con la pandemia da Covid, l’Europa ha già dovuto sopportare metodi invasivi di sorveglianza e di controllo imposti dai governi. Compreso il coprifuoco. Che, però, nel caso Uk è digitale. E Starmer sembra essersi già fatto prendere la mano. «Il governo britannico chiarisce che gli adulti potranno continuare a utilizzare i social media verificando la propria identità tramite documenti digitali, riconoscimento facciale, passaporti e carte di credito». È il testo di un retweet di Elon Musk sulla sua piattaforma, accompagnato da questo suo commento: «Uk è uno stato di polizia». Poi, con i pochi caratteri consentiti da X, ha fornito la sua interpretazione di quella che ritiene «una legge sulla censura»: «È un lupo travestito da agnello. Il vero obiettivo è consentire al governo britannico di tracciare ogni persona».
Alla fine anche il Piano Starmer finisce inevitabilmente per ricordare la logica pandemica: sicurezza per tracciamento, tutela in cambio di controllo.






