Cronache dell'invasione

Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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Stretta sui certificati anti Cpr
Getty images
Presentato un odg per fermare i documenti che permettevano ai migranti di evitare i centri di permanenza per il rimpatrio, come nel caso dei medici indagati a Ravenna.

Un ordine del giorno per mettere un freno al rischio di certificati potenzialmente falsi, che, come nel caso che ha portato all’inchiesta di Ravenna su 8 medici del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale locale, fermavano l’accesso ai Cpr degli stranieri visitati prima del trasferimento, impedendo di fatto di eseguire i provvedimenti di espulsione.

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Le circostanze impongono di rivedere l'atteggiamento nei riguardi di Mosca. Non possiamo continuare a danneggiarci per seguire le follie europee.

«Disobbediamo alla tortura di Stato». Così Sea Watch aggira ancora la legge
Un'immagine d'archivio della Sea Watch
La nave delle Ong rifiuta la destinazione di Marina di Carrara e sbarca 57 clandestini a Trapani. Il Viminale medita sanzioni.

Parola d’ordine: «Disobbedire». La nave Sea-Watch 5 non segue l’indicazione ricevuta dalle autorità. Il porto assegnato era Marina di Carrara. Ma la rotta cambia. Dopo uno stop in rada si punta su Trapani. Non per errore. Per scelta. «Abbiamo dovuto dichiarare lo stato di necessità», fanno sapere dalla nave. È qui che si apre il varco. Perché lo stato di necessità non resta una condizione. Diventa uno strumento.

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Immigrati infetti lasciati liberi di proposito
Ansa
Lo scandalo dei certificati medici anti-Cpr a Ravenna si allarga ancora: alcuni dottori ideologizzati, pur consci di patologie tipo Tbc o scabbia fra i clandestini, li avrebbero bollati come «inidonei» ai centri di rimpatrio mettendo a rischio la collettività.

Scabbia e tubercolosi. La prima passa da pelle a pelle, basta un contatto. La seconda viaggia nell’aria, con un colpo di tosse o un po’ di saliva. Patologie che i medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna conoscevano bene. Tanto da diagnosticarle ai clandestini che Prefettura e Questura hanno tentato di espellere dal territorio italiano perché considerati pericolosi, ma che grazie ai certificati di inidoneità al trattenimento in un centro per il rimpatrio erano liberi di contagiare. È in questo passaggio che l’inchiesta sui falsi certificati dei medici No-Cpr diventa clamorosa. Perché se si certifica un rischio sanitario e poi lo si lascia circolare, non è più solo una valutazione medica. È una scelta. Una scelta diametralmente opposta rispetto a quelle del periodo della pandemia da Covid, quando bastava un sospetto per isolare, tracciare, limitare. In questo caso no. Qui si scrive che il rischio c’è ma si lascia andare il paziente.

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