Cronache dell'invasione

Ravenna, i conteggi dei medici no Cpr: «Ci siamo dentro, è una scelta etica»
Ansa
Le indagini sulle chat degli otto professionisti militanti e su 34 certificazioni di non idoneità fanno emergere una vera e propria mappatura dei migranti tolti di proposito dai centri: «Stiamo uniti, non succede nulla».

Le 34 certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento in un Cpr analizzate dagli investigatori della squadra mobile di Ravenna e al centro dell’inchiesta sugli otto medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci, incrociate con le chat contenute nei telefoni sequestrati, sembrano mostrare una competizione neppure troppo silenziosa.

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I giudici liberano persino gli immigrati pedofili
Nel riquadro a sinistra Mehdi El Antaki, condannato per omicidio da minorenne. A destra, Abdelkrim Chahine, condannato per violenza sessuale su minore di anni 14 (iStock)
Altre quattro mancate convalide di trattenimento: la Corte d’Appello di Roma rimanda in Italia immigrati con condanne gravissime che hanno chiesto protezione internazionale.

I giudici liberano dal Cpr in Albania 4 marocchini condannati per gravi reati tra cui violenza sessuale, anche su minori. Hanno fatto domanda di protezione internazionale. A pensar male si fa peccato, ma a vedere le sentenze spesso ci si azzecca. Dopo il caso del marocchino Fatallah Ouardi, trentanovenne con «condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo», per il quale la Corte d’appello di Roma ha annullato il trattenimento nel Cpr albanese di Gjadër, i magistrati della Capitale hanno compiuto nuove prodezze. Liberando altri galantuomini, soltanto perché hanno presentato istanza di protezione internazionale.

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I giudici premiano persino il clandestino stupratore
Il Cpr di Gjader (Albania), dal quale è stato riportato in Italia Fathallah Ouardi (Ansa)
Le toghe fanno rientrare dal Cpr in Albania un marocchino condannato per violenza di gruppo e spaccio: secondo loro non può essere espulso perché ha chiesto la protezione internazionale. Il premier Meloni: «Ma come si fa? E dove sono le femministe?».
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La Svizzera dice basta alla censura sui crimini commessi dagli stranieri
Ansa
Il Parlamento elvetico approva una proposta rivoluzionaria: sarà obbligatorio, per le autorità, comunicare la nazionalità degli autori dei reati. Finisce l’era degli omicidi e degli stupri compiuti da generici «uomini».

Accade regolarmente da anni, con qualche rara eccezione sempre accompagnata da polemiche. Quando a compiere un reato è un immigrato, il più delle volte i media italiani evitano accuratamente di fornire (almeno nei titoli più visibili) indicazioni sulla sua nazionalità e il suo status.

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I medici pro clandestini inchiodati dalle chat
Ansa
A «Farwest» le conversazioni dei dottori indagati a Ravenna: spunta un vero sistema per fregare lo Stato, fra la «non idoneità» ai Cpr come atto di «dissenso» e i certificati fotocopia scambiati nei messaggi. Poi l’esultanza: «Lo mettiamo in c... agli sbirri».

«Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Una delle tante frasi choc che si sarebbero scambiati gli otto medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per i quali la procura ha chiesto un anno di interdizione dalla professione. L’accusa? Falso ideologico. Avrebbero compilato certificati in cui si attestavano malattie inesistenti con l’obiettivo, secondo l’accusa, di evitare la detenzione e il rimpatrio nel Paese d’origine di almeno 34 migranti.

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