Cronache dell'invasione

Il killer di La Spezia non perde tempo: in galera ha subito chiesto il Corano
Un momento del rito Cristiano copto per celebrare le esequie di Youssef Abanoub, ucciso dal suo compagno Zouhair Atif, nella classe dell'istituto superiore Einaudi Chiodo (Ansa)
  • Lo studente marocchino che ha ucciso Youssef era già stato monitorato dalla Digos perché ritenuto a rischio radicalizzazione. L’indagine scattò dopo l’allarme di una prof per il «modo estremo in cui parlava dell’Islam».
  • Il ministro Valditara pronto a fornire i metal detector agli istituti che le chiedono. Lepore (Pd): «Deriva trumpiana». Intanto, a Bologna trovato un alunno con un machete nello zaino.

Lo speciale contiene due articoli.

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Delitto La Spezia, sfogo del cugino di Youssef: basta maranza, viva gli agenti
I funerali di Youssef Abanoub, il ragazzo ucciso a La Spezia da un coetaneo di origine marocchina. Nel riquadro, Kiro Attia Ayman, il cugino della vittima (Ansa)
Il cugino di Youssef, ucciso a coltellate a La Spezia, e come lui di fede cristiana, spiazza i progressisti: «Il problema sono i maranza, oggi facciamo entrare gente che era già criminale nel proprio Paese».

Da giorni illustri commentatori e politici progressisti vanno ripetendo che per combattere la violenza diffusa bisogna non tanto varare nuove misure repressive o spargere più agenti del territorio, ma occuparsi del disagio giovanile e ascoltare i ragazzi. È una teoria interessante, motivo per cui speriamo con tutto il cuore che tutte queste personalità autorevoli tengano fede ai loro propositi e ascoltino la voce di un ragazzo. Parliamo di Kiro Attia Ayman, giovanissimo cugino di Youssef Abanoub, studente ucciso a coltellate in una scuola di La Spezia la scorsa settimana da un compagno, Zouhair Atif, 19 anni, marocchino. Va ascoltato con attenzione Kiro, perché parla con gentilezza e intelligenza, senza cadere in mezzo luogo comune. E dice cose diverse dalle banalità che circolano sui media e che vengono quotidianamente ribadite dall’intellettuale unico progressista.

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Un musulmano ogni 100 presenti in Italia è in cella. In totale ce ne sono 13.814, agli ordini di decine di predicatori che organizzano i momenti di preghiera nei penitenziari. Intanto 37 detenuti si sono convertiti ad Allah e 194 sono a rischio radicalizzazione violenta.

Le carceri italiane scoppiano. In cella ci sarebbe infatti più del doppio dei detenuti consentiti dalla capienza degli istituti di pena. Nonostante amnistie, indulti e depenalizzazioni introdotte nel corso degli anni dal Parlamento, gli ultimi dati parlano di un sovraffollamento del 137 per cento e per questo l’Italia ha ricevuto plurime condanne dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia, a fronte di cifre allarmanti sulla saturazione del sistema carcerario, ce ne sono altre che dovrebbero far riflettere e che, soprattutto, dovrebbero aiutare a capire un fenomeno. I numeri da cui partire sono quelli della popolazione reclusa in generale e quello dei detenuti stranieri.

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L'Unione europea stanzia fondi su fondi per rieducare i cittadini a convivere con rom e immigrati, senza mai rispondere ai veri bisogni della popolazione, lasciando dilagare l'insicurezza.

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