Vuole proporre al governo Meloni di modificare il decreto ministeriale emesso durante il Conte II, in merito alla certificazione aggiuntiva richiesta agli extracomunitari per ottenere alloggi o prestazioni socio-assistenziali, e che non include nell’elenco cittadini del Marocco, del Pakistan, di Algeria, Tunisia e di moltissimi altri Paesi. Lo definisce un atto discriminatorio nei confronti dei cittadini italiani che sono invece tenuti a presentare tutta la documentazione ai fini Isee.
Michele Jacobelli, classe 1962, consulente aziendale, presidente dell’Azienda territoriale per i servizi alla persona Valle Imagna - Villa d’Almè, per dieci anni (dal 2011 al 2021) sindaco leghista di Palazzago (Bergamo), lancia questa proposta dopo l’ondata di indignazione sollevata dalla vicenda parti civili contro il vicebrigadiere Emanuele Marroccella.
I parenti del siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, ucciso la notte del 20 settembre 2020 durante un tentativo di furto e dopo aver ferito un carabiniere collega del vicebrigadiere condannato a tre anni e al pagamento di una provvisionale di 125.000 euro, avevano chiesto alla Verità di dare a loro, direttamente, i 450.000 euro raccolti attraverso la sottoscrizione e pure i soldi per le spese legali dei loro avvocati. Peccato che abbiano già ottenuto il patrocinio gratuito, che in caso di extracomunitari può essere richiesto in base a una semplice autocertificazione. Per Jacobelli, un primo passo importante sarebbe mettere mano al decreto emanato nell’ottobre 2019, a firma dell’allora ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, di concerto con l’ex ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
«Sì, perché nell’elenco dei Paesi i cui cittadini sono tenuti a fornire documentazione relativa al patrimonio immobiliare eventualmente posseduto all’estero, per la certificazione ulteriore a fine Isee, il governo giallorosso aveva inserito solo il Regno del Bhutan, di Tonga, Malaysia, Nuova Zelanda, Qatar, Repubblica di Corea, Repubblica di Figi, Confederazione svizzera e pochi altri. Appena una ventina. Al cittadino italiano che vuole accedere a prestazioni sociali, invece si chiede la giacenza media dell’estratto conto, se ha case e immobili, investimenti, per verificare l’effettiva condizione di bisogno del richiedente. La regola deve valere per tutti, non solo per i cittadini italiani».
Si trattava di documenti chiesti per le dichiarazioni Isee ai fini del reddito e della pensione di cittadinanza e la proposta dell’ex sindaco è che «il decreto venga tolto o, meglio ancora, che la documentazione diventi obbligatoria per chiunque, indipendentemente dallo Stato di provenienza. Anche per evitare emorragie di fondi pubblici ingiustificate».
Jacobelli, già nel 2017 aveva richiesto che gli uffici comunali controllassero le domande di prestazioni socio-assistenziali da parte di extracomunitari, ritenendo che non potesse bastare l’autocertificazione. Nel novembre del 2018, però, il tribunale del lavoro di Bergamo ritenne discriminatoria la scelta operata dalla sua amministrazione di chiedere documenti aggiuntivi a due donne extracomunitarie, che volevano l’assegno per nuclei familiari numerosi.
Inutile fu spiegare che «chiedendo, come previsto dalla legge, la documentazione originale per i beni posseduti all’estero, la nostra amministrazione comunale metteva sullo stesso piano italiani e stranieri», ricorda. «Il giudice sosteneva che noi presentavamo questa richiesta solo ai cittadini extracomunitari, ma il motivo molto logico è che per i cittadini Ue esiste il dialogo telematico tra enti e quindi lo Stato può verificare quanto eventualmente autodichiarato. Cosa che non avviene tra enti di Paesi extra Ce e i nostri, salvo accordi internazionali bilaterali».
Senza documentazione la domanda andava respinta. Non per il giudice del lavoro, che condannò l’amministrazione a rilasciare prestazioni in assenza dei documenti, chiesti invece a tutti gli italiani. «Venne accolto il ricorso presentato da Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, e come sindaco dovetti anche a pagare circa 2.000 euro».
Un altro ricorso, sempre presentato da Asgi, fu invece rigettato da un giudice del tribunale di Bergamo perché non era affatto discriminatorio (come sollevato dalla cooperativa Ruah) che Palazzago e altri Comuni chiedessero la comunicazione del numero di migranti arrivati nei centri che si occupano di accoglienza e, quindicinalmente, delle loro condizioni di salute.
Jacobelli, a proposito di Asgi che ha progetti sostenuti da Open society foundation di George Soros, e di altre associazioni che operano pro extracomunitari, crede che sarebbe opportuno «fare delle aggiunte» all’articolo 52 del Dpr 394 del 1999, in merito al registro delle associazioni e degli enti che svolgono tale attività. «Bisognerebbe dichiarare che non possono essere iscritti quanti abbiano percepito o percepiscano finanziamenti o donazioni da associazioni, enti, organismi privati o Stati dichiarati non graditi per la sicurezza nazionale. E che a tal proposito venga stilato un elenco dei non graditi, in quanto portano persone senza documenti sul territorio italiano», sostiene l’ex sindaco. «Si ridurrebbero pure le richieste di patrocinio gratuito».







