Cronache dell'invasione

Ecco in che modo Salim El Koudri è diventato cittadino italiano
Ansa
L’aspirante stragista ha preso il passaporto grazie al padre. E pure se fosse accusato di terrorismo non potrebbe perderlo.

Se non sarà per sua scelta, Salim El Koudri, il cittadino italo-marocchino che sabato ha tentato una strage a Modena, non perderà la cittadinanza italiana, acquisita nel 2009 in contemporanea con il padre Mohammed. «È italiano come me e lei», conferma un autorevole esponente della maggioranza. Questa è la legge anche per chi commette reati gravissimi e un’eventuale modifica della norma non potrà essere retroattiva, per non divenire incostituzionale. In Italia chi ha acquisito la cittadinanza da minorenne ed è figlio di un cittadino italiano, anche naturalizzato, resta italiano per sempre.

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«Pazzo per forza» è il dogma della sinistra
Nel riquadro a sinistra, Salim El Koudri (Ansa)
Prima ancora che le indagini partissero, i media progressisti avevano già sentenziato: Salim El Koudri non è uno straniero e ha dato di matto. Perché solo così non crolla la narrazione secondo cui l’immigrazione è ricchezza e la cittadinanza vuol dire integrazione.

Come si costruisce una narrazione? Esattamente così.

Partiamo dal nudo fatto. In un pomeriggio di primavera come tanti, un uomo si lancia su una inerme folla di sconosciuti con l’auto, ne travolge molti ferendoli gravemente, poi esce dalla vettura e mena fendenti con un coltello con lama da 20 centimetri che si è portato da casa, colpendo chi gli si avvicina.

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Un’altra risorsa di 15 anni voleva farci saltare in aria
(Ansa/Polizia di Stato)
Operazione a Firenze contro un giovanissimo, già indagato mesi fa per i suoi collegamenti col mondo dello jihadismo. Dopo la messa alla prova, riscontrati nuovi tentativi per arruolarsi con i tagliagole.

Era l’ottobre scorso, quando a Firenze un quindicenne tunisino indagato per i reati di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e per porto di armi o oggetti atti ad offendere, finiva in comunità. A marzo di quest’anno gli venne concessa la messa alla prova, con conseguente revoca della misura cautelare. In realtà, il giovane non ha mai smesso di avere contatti con jihadisti, sul cellulare aveva foto di noti terroristi islamici e nei messaggi che gli agenti dell’antiterrorismo hanno trovato si diceva «pronto ad agire».

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L’imam di Firenze fa pure il giurista e «blinda» Salim: «Resterà italiano»
L'Imam di Firenze Izzadin Elzir (Ansa)
Ieri sera corteo di Cgil e Anpi, cori contro i «fascisti». Migliorano le condizioni dei feriti di Modena.

Mentre fortunatamente - è davvero il caso di dirlo - Salim El Koudri resta dietro le sbarre e le condizioni dei feriti, sia pure molto lentamente, migliorano, la sinistra modenese, a partire da quella al governo della città, fa di tutto per cancellare ogni possibile traccia della realtà che la carneficina messa a segno lo scorso sabato ha reso evidente. Tanto che Cgil e Anpi, in relazione alla strage, hanno pensato bene di organizzare una bella manifestazione... contro il fascismo.

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Dopo l’espulsione non c’è diritto all’asilo
iStock
La Cassazione fissa un punto importante: i clandestini che lasciano decorrere i termini per uscire dal Paese, non possono accedere alla protezione internazionale per guadagnare tempo. Scardinato uno dei trucchi legali più utilizzati dagli irregolari.

Per una volta, in materia di immigrazione, viene dalla Corte di cassazione una pronuncia che, oltre ad apparire come una corretta applicazione della legge, risponde anche a criteri di comune buon senso. Si tratta della sentenza n. 17197 della prima sezione penale, depositata il 13 maggio scorso, con la quale è stato affermato un importante principio di diritto: quello, cioè, secondo cui lo straniero che non abbia ottemperato, entro il termine assegnatogli, ad un provvedimento di espulsione emesso nei suoi confronti dal prefetto, commettendo così il reato previsto dall’articolo 14, comma 5 ter, del il decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione), non può invocare a propria giustificazione il fatto di avere, in un momento successivo alla scadenza del suddetto termine, presentato domanda di protezione internazionale.

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