Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, ha lanciato la provocazione dal pulpito di Davos all’ultima edizione World Economic Forum. «L’Intelligenza artificiale permetterà di ridurre drasticamente l’immigrazione perché non avremo più bisogno di importare persone per i lavori di basso livello». E la memoria subito corre al 2017.
Alessandro Gassman tromboneggiava sulla necessità di avere immigrati. «Senza immigrati il Paese si ferma. Buon tutto», twittava il figlio d’arte. Molto figlio ed un po’ meno di arte. «Il Paese si ferma? Ma se arrivano e stanno stravaccati fuori dalle stazioni Termini e Centrale» replicava un certo Roberto. E qui arriva la perla di saggezza passata alla storia anche se non più reperibile in rete avendo il nostro eroe abbandonato X ed ancora prima cancellato -probabilmente per la vergogna- il post passato alla storia: «Te piacciono i pomodori? Le verdure? Le fragole? Il vino? Senza di loro scordateli Robertì». Allora non si parlava ancora di intelligenza artificiale. Ma di macchine che aiutavano a raccogliere, separare e confezionare in automatico i pomodori ce n’erano eccome. Cose che Gassmann ignorava evidentemente. La retorica globalista abbracciava la narrazione dell’allungamento e dell’allargamento delle catene del valore. Si spostano più fasi del processo produttivo laddove il lavoro costa di meno licenziando gli operai. E simmetricamente, piuttosto che esportare capannoni, si importano braccia che si accontentano di lavorare per un salario più basso. Di qui lo stucchevole rimando ai lavori «che gli italiani non vogliono più fare» per giustificare l’immigrazione incontrollata.
Ora però la narrazione cambia anche ai piani alti. Anzi a dire il vero è già cambiata da un paio di anni. Ce la sbatte in faccia il Ceo di uno dei più importante player nel settore dei big data oggi. Ma quasi due anni fa, sempre dal palco del World Economic Forum in Arabia Saudita Larry Fink - Ceo di Blackrock e attuale padrone di casa a Davos - ci anticipava il concetto con brutale chiarezza.
Dopo aver promosso l’apertura delle frontiere e l’immigrazione di massa in America dichiarava che i Paesi «xenofobi» con «popolazioni in calo» avrebbero potuto essere in realtà i «grandi vincitori» in un futuro dominato dall’intelligenza artificiale e dalla robotica. «Posso sostenere che nei Paesi sviluppati i grandi vincitori sono i Paesi con una popolazione in calo», affermava Fink. «Abbiamo sempre pensato che la diminuzione della popolazione fosse una causa di crescita negativa, ma nelle mie conversazioni con i leader di questi grandi Paesi sviluppati che hanno politiche migratorie xenofobe, che non permettono a nessuno di entrare, con una demografia in calo, questi Paesi svilupperanno rapidamente la robotica, l’intelligenza artificiale e la tecnologia» In altre parole, gli immensi costi sociali dovuti alla sostituzione in massa di lavoratori con i robot saranno più facilmente gestibili in quei Paesi che non avranno accolto immigrati clandestini in maniera disordinata. In quel caso il welfare necessario a sostenere questi lavoratori sarà molto più costoso. Mentre quindi ci raccontavano come ineluttabile la necessità di importare schiavi per abbassare il costo del lavoro, già sapevano che ci sarebbe stato un ulteriore problema.
In Amazon, ad esempio, le riduzioni di personale sono state significative. Nell’ultimo quarto del 2025 sono state licenziate quasi 15.000 persone come parte di un più ampio piano di efficientamento aziendale che riguardava il 4% della forza lavoro cosiddetta corporate. Il tutto grazie all’intelligenza artificiale ritenuta essere la tecnologia più trasformativa dai tempi di internet. È inoltre prevista una seconda tornata di licenziamenti -sempre di circa 15.000 unità- in questo primo quarto del 2026 stavolta nei comparti AWS (servizi web), Prime Video e risorse umane. Alla fine, quasi il 10% del comparto corporate composto di circa 350.000 unità. E il tutto in attesa di quella che sarà la vera rivoluzione. Da qui al 2033 Amazon non assumerà fino a 500.000-600.000 nuove unità nei settori della logistica. Non stiamo parlando semplicemente di mancate assunzioni. Ma di vere e proprie riduzioni del personale. Come infatti evidenziato da Riccardo Ruggeri nel suo libro incipit Editoria & Amazon di alcuni anni fa, il turnover settimanale in Amazon è pari al 3% settimanale. In pratica ogni sette giorni cambia il 3% del personale. Il che significa che «nell’arco di nove mesi il rinnovo dei dipendenti è totale». In pratica l’azienda è fatta di persone che nove mesi prima non c’erano. Stante queste dinamiche, la riduzione di personale sarà mostruosa. L’intelligenza artificiale mette quindi a dura prova la retorica immigrazionista. Ma non basta. A ben vedere sono altri i racconti che crolleranno con l’uso intensivo dell’intelligenza artificiale. Oggi stupidamente utilizzata per mettere in bikini chiunque appaia in una foto. Questa moda ha infatti un costo. La fame di energia dei data center necessari all’Ia spinge alla produzione di energia on site. Saranno necessari motori di aerei sul posto e tanto combustibile fossile. La soluzione è più costosa rispetto alla connessione alla rete. Si stima che l’energia prodotta sul posto costi il doppio rispetto a quella reperibile sul mercato. Che però non c’è in quantità sufficiente dati i fabbisogni. Ora raccontateci la favoletta delle rinnovabili, della transizione coi pannelli solari ed i mulini a vento. Anzi per dirla alla Gassmann «ti piace mettere le persone in bikini Robertì?» Bene, beccati il petrolio!







