Piazza Affari si toglie il cappello davanti ai conti di Unipol. Il titolo sale dell’8,6% a 21,1 euro dopo l’annuncio che l’anno scorso la compagnia ha guadagnato 1,53 miliardi, con un miglioramento del 36,8% rispetto al 2024. Non un ritocco cosmetico, ma un balzo di quelli che cambiano la postura. Gli azionisti festeggiano: dividendo di 1,12 euro per azione, contro gli 0,85 dell’esercizio precedente (+31,8%).
La cedola complessiva vale circa 804 milioni di euro, con un rendimento che sfiora il 5,7%, calcolandolo rispetto alle quotazioni attuali del titolo. Per il presidente Carlo Cimbri è solo l’inizio. L’obiettivo minimo è confermare 1,12 euro per azione per tutto il triennio. Se le condizioni lo consentiranno, verrà migliorato. La traiettoria è quella giusta per superare gli obiettivi del Piano industriale.
L’amministratore delegato, Matteo Laterza, aggiunge un dettaglio che agli investitori piace: nel 2025 è stato distribuito circa il 70% degli utili. Una percentuale robusta, che rende sostenibile nel tempo quel monte dividendi da 804 milioni e oltre. Non un fuoco di paglia.
Poi si allarga il campo. Cimbri cita Plauto: «Homo homini lupus». Il mondo degli affari è pieno di lupi e il bosco bancario italiano non è un prato fiorito.
Al centro della scena c’è Bper, il «lupetto» posseduto da Unipol. «Si è appena mangiata Cappuccetto Rosso», scherza il presidente, alludendo all’acquisizione della Banca Popolare di Sondrio. Dopo un pranzo così, è normale che venga sonnolenza: tempo di digerire tagliare i costi e fare quel lavoro duro che non finisce sempre in prima pagina ma che può essere molto glamour per gli azionisti.
Nel bosco si muovono anche altri animali: Banco Bpm ha un percorso definito; Monte dei Paschi di Siena sta costruendo il suo mettendo in fila Mediobanca e Generali. A guidarlo Luigi Lovaglio, «un supermanager che sa il fatto suo». Cimbri non ha dubbi: «Saprà far fruttare i capitali affidati dagli azionisti». Sullo sfondo resta il nodo Mediobanca, con equilibri in evoluzione che rendono difficile oggi immaginare l’assetto futuro di Assicurazioni Generali, anche sul fronte delle partnership di bancassicurazione, dove oggi pesa la presenza dei francesi di Axa.
Unipol si attrezza «per stare in sicurezza nel mondo dei lupi». Nessuna frenesia di shopping assicurativo ma grande attenzione agli incastri bancari, dove le sinergie con Bper, dice Cimbri con un sorriso, sono più naturali che con qualunque altro partner.
E poi c’è il capitolo sanità, con lo Ieo di cui Cimbri è presidente e Unipol grande azionista, con il 14%. Il vecchio progetto di crescita proposto da Leonardo Del Vecchio non è più sul tavolo. Faceva perno sulla fusione fra due eccellenze ospedaliere come Ieo e Humanitas. Mediobanca, primo azionista dello Ieo, l’aveva bocciato. Leonardo Del Vecchio se l’era legata al dito ma non aveva avuto il tempo di insistere. Ora tutto è cambiato. Il controllo della banca d’affari è passato sotto l’ombrello di Mps, dove pesano la Delfin degli eredi Del Vecchio e il ruolo di Francesco Milleri. «Se verrà riproposto lo valuteremo nel contesto attuale», dice Cimbri. Nessuna pregiudiziale: Unipol spalleggerà qualunque progetto sostenibile che salvaguardi le prospettive dello Ieo. Il dossier si riaprirà nei prossimi mesi, anche alla luce del piano industriale del Monte.





