europa a pezzi

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Oggi il Parlamento di Strasburgo discuterà l’introduzione di cinque nuovi balzelli destinati a incrementare il bilancio Ue: Ets, carbonio, rifiuti elettronici, prelievo sulle grandi imprese e accise sul tabacco. Per l’Italia si tratta di 8 miliardi di imposte in più.

Siamo alla commedia dell’assurdo: Bruxelles non solo non vuole che si sfori il patto del 3%, ma punta addirittura a introdurre tasse europee dell’ordine di 60 miliardi l’anno. Se un uomo venisse dalla Luna e gli spiegassimo cosa sta accadendo nella Ue, ci prenderebbe per matti. Purtroppo è tutto vero. Che poi 60 miliardi l’anno di cosiddette «entrate proprie» fanno a spanne circa 8 miliardi di balzelli per il nostro Paese, a spanne 300 euro a famiglia. Aggiuntivi ovviamente a quelli tricolore. E gli effetti della guerra? E la crisi energetica? E il Pil dell’eurozona che cresce un quarto rispetto a quello americano? E l’invasione cinese?

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Liti sui soldi, dogmi contabili. Il problema dell’Europa non era Orbán: è l’Europa
Ansa

Le divisioni sulla crisi energetica provano che l’Unione rimane un comitato d’affari, che si aggrappa a zerovirgola e nemici esterni perché non ha legittimità democratica.

Morto un Orbán se n’è fatto quasi un altro, ma questo promette di non disturbare il manovratore europeo, fintantoché il manovratore europeo non disturberà lui. Così, adesso che Budapest ha messo via la mannaia dei veti, adesso che alle riunioni dei capi di governo, come ha scritto il polacco Donald Tusk, non ci sono più i russi a origliare per interposti ungheresi, l’Europa può finalmente guardarsi allo specchio. Per scoprire che il suo problema non era Orbán, bensì l’Europa stessa.

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Bruxelles non risolve alcuna crisi ma vuole gestire 367 miliardi in più
Ursula von der Leyen (Ansa)
L’Unione europea, già spaccata sul bilancio 2028-2034, pretende risorse e «nuove tasse».

A Cipro si sta consumando l’ennesima eurofollia. I capi di Stato e di governo hanno affrontato il dossier relativo al prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea 2028-2034. Il rimborso del debito contratto per finanziare i 421 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto del Next Generation Eu, insieme all’incremento senza precedenti dei fondi che la Commissione Ue ritiene vadano destinati alla Difesa, mette pressione.

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Trump paga e riapre Hormuz. Ma l’Ue vuol chiuderci in casa
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il cessate il fuoco in Libano (e 20 miliardi da Washington) spingono Teheran a sbloccare lo Stretto. Anche Giorgia Meloni pronta a inviare navi. L’Europa invece prepara il lockdown: domeniche a piedi, smart working, bici e luci spente.

Non andate in vacanza e possibilmente guidate piano, senza correre in autostrada. Abbassate di qualche grado il riscaldamento e indossate la maglia di lana. Insomma, la ricetta della Ue per affrontare la crisi energetica si traduce in una raccomandazione: state in casa e copritevi bene. Fin lì ci sarebbe arrivata anche mia nonna, nonostante fosse una povera contadina che viveva in una cascina riscaldata da un grande camino.

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Bruxelles beffata dai comici russi: «Manovre anti Biennale»
Henna Virkkunen (Ansa)
La vice di Ursula von der Leyen, Henna Virkkunen, si credeva al telefono con l’ex leader di Kiev e dice la verità.

Sono giorni che cerchiamo dal governo alcune risposte rispetto alla questione Biennale di Venezia e risposte chiare non ne arrivano. Sappiamo solo che l’Europa ha tagliato 2 milioni di euro di finanziamento per ragioni politiche. Ma, come bene aveva sottolineato recentemente, la Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco è autonoma per statuto, a maggior ragione dalla politica italiana e Ue. Dunque? Nemmeno Mattarella ha nulla da eccepire in difesa dell’autonomia della Biennale, detta anche l’Onu dell’arte (tra l’altro delle Nazioni Unite la Russia è membro permanente)?

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