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La società posseduta interamente da Gazprom contesta le sanzioni imposte da Bruxelles che impediscono la manutenzione dell’unica condotta sopravvissuta al sabotaggio del 2022. Senza interventi, il tubo potrebbe irreversibilmente deteriorarsi.

La società proprietaria del Nord Stream 2 ha citato in giudizio il Consiglio dell’Unione europea, contestando le sanzioni imposte da Bruxelles a quello che resta del gasdotto saltato in aria il 26 settembre 2022. La Nord Stream 2 Ag chiede alla Corte di giustizia dell’Unione europea che venga annullato l’articolo 5 bis septies del regolamento (Ue) n. 2025/1494 del Consiglio, del 18 luglio 2025, meglio noto come diciottesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia.

L’articolo in questione vieta di «effettuare, direttamente o indirettamente, operazioni in relazione ai gasdotti per il gas naturale Nord Stream e Nord Stream 2, per quanto riguarda il completamento, l’esercizio, la manutenzione o l’uso dei gasdotti». La società, al 100% di proprietà del colosso russo del gas Gazprom, elenca sette motivi per cui ritiene illegittimo il divieto di effettuare operazioni sul gasdotto e su quel che ne resta. Ad esempio, le nozioni di «operazione» e «manutenzione» non sarebbero giuridicamente definite, e il divieto si configura come una espropriazione de facto. Inoltre, la società dice che eventuali manutenzioni sarebbero volte «a meri fini di sicurezza per gli anni a venire» e non darebbero vantaggi patrimoniali alla Russia (che è la ragione delle sanzioni).

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Bruxelles presenta un altro prestito, attraverso bond, ma esenta tre Stati membri per avere l’unanimità Oltre la metà dei soldi destinata alla Difesa. Volodomyr Zelensky ci rimborsa solo se Mosca pagherà i danni bellici.

Dopo la faticosa discussione tra i leader europei lo scorso dicembre, la Commissione ora presenta un pacchetto legislativo per assicurare all’Ucraina un sostegno finanziario nel biennio 2026-2027. Ursula von der Leyen propone un prestito da 90 miliardi di euro finanziato tramite emissioni di debito comune dell’Unione. Il pacchetto si compone di una nuova proposta che istituisce il prestito (un documento di 76 pagine) e di due proposte di modifica (dello Strumento per l’Ucraina e del regolamento sul quadro finanziario pluriennale).

Il prestito, denominato «Ukraine support loan», sarà articolato in due componenti principali. Circa 60 miliardi di euro saranno destinati all’assistenza militare, mentre i restanti 30 miliardi confluiranno nel bilancio generale ucraino, con l’obiettivo di garantire la continuità delle funzioni statali e dei servizi pubblici essenziali. Secondo le stime della Commissione, il pacchetto coprirebbe all’incirca due terzi del fabbisogno finanziario di Kiev per i prossimi due anni, una valutazione condivisa con il Fondo monetario internazionale. Finora l’Ue ha fornito 193,3 miliardi all’Ucraina.

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Si cercano accordi con Sudamerica o India mentre a casa nostra rallentano gli scambi. Scendono consumi e redditi, ride la Cina.

La morbosa attenzione riservata ai dazi imposti da Donald Trump non ha portato bene all’Unione europea, che continua a picconare quella che dovrebbe essere la sua reale ragione d’essere, ovvero il mercato unico.Secondo una bozza del rapporto annuale sulla salute del mercato unico dell’Unione, il commercio tra gli Stati membri in percentuale sul Pil è sceso dal 23,8% del 2023 al 22% del 2024. La bozza del documento, la cui versione ufficiale è attesa per la fine di questo mese, è stata vista dal Financial Times che ha rilanciato la notizia. Dopo avere scandagliato il rapporto dello scorso anno, noi aggiungiamo che anche nel 2023 il dato era in calo, rispetto ad un 2022 in cui la percentuale era al 26% del Pil europeo.

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