Il Pentagono ha chiesto una cifra astronomica per continuare le operazioni contro Teheran. Nonostante i proclami di una «vittoria militare», la realtà parla di scorte di munizioni al limite e di una difesa costretta a usare missili da milioni di dollari per abbattere droni iraniani da poche migliaia. È sostenibile?
Il rapporto Entso-E sul blackout in Spagna del 28 aprile 2025 è finalmente stato pubblicato. Come già anticipato sulla Verità, il rapporto stabilisce che il blackout è stato frutto di un insieme di fattori, tra i quali si rivela determinante la forte presenza di impianti a fonte rinnovabile non in grado di regolare la tensione.
Al momento del blackout era attivo un grande numero di impianti fotovoltaici, non obbligati alla regolazione della tensione, oltre che molti piccoli impianti fotovoltaici di fatto invisibili al gestore della rete. La presenza di molta generazione cosiddetta inverter-based ha impedito di regolare la tensione in risposta all’instabilità generata da una oscillazione. Oscillazione, peraltro, originata in Spagna su un nodo della rete con presenza rilevante di impianti fotovoltaici. Scritto nero su bianco da EntsoE.
Il tema è politico, e riguarda come è stato progettato il sistema e per quali fini. La questione è solo in parte tecnica, nel senso che una tecnologia in sé non «causa» blackout, e neanche «non causa». Piuttosto, il problema risiede nel sistema, che mette in relazione produzione e consumo, e il sistema è frutto di scelte politiche. Qui il rapporto è chiarissimo sulle gravi carenze del sistema spagnolo, dunque sulle gravi responsabilità politiche del governo di Pedro Sánchez.
La causa del blackout è certo tecnica, nel senso che la regolazione della tensione nel sistema spagnolo era gravemente carente per la grande presenza di generazione inverter-based (cioè da fonte rinnovabile). Ma è prima di tutto politica: è stato voluto un certo sviluppo del sistema elettrico spagnolo, in relazione allo sviluppo della generazione. Si è puntato sulla connessione di migliaia di impianti mettendo in secondo piano le regole e gli investimenti necessari a mantenere la solidità della rete. Il blackout spagnolo è il risultato della scelta di minimizzare i costi (perché la stabilità della rete ha un costo) per mostrare prezzi dell’energia spot bassi, limitando gli investimenti e i processi necessari a garantire la stabilità in un contesto dominato da generazione inverter-based. Il rapporto analizza la dinamica e fornisce una serie di raccomandazioni per evitare il ripetersi dell’incidente.
La sequenza del blackout iberico inizia alle 12.03 con un’oscillazione anomala. Si tratta di una perturbazione sulla rete associata a impianti basati su elettronica di potenza (cioè principalmente a fonte rinnovabile). Il fenomeno è descritto da Entso-E come oscillazione forzata e localizzata in un nodo ben identificato. La presenza in quel nodo di generazione inverter-based (cioè fotovoltaica o eolica) viene indicata come elemento rilevante nell’origine della perturbazione e nella sua capacità di propagarsi nella rete elettrica. Gli operatori di rete, per smorzare l’oscillazione, intervengono con misure standard. Le oscillazioni vengono attenuate, ma si produce un aumento della tensione che rende fragile la rete. Alle 12.32 si osserva un rapido aumento della tensione su larga scala. Entso-E afferma che parte rilevante della generazione rinnovabile operava con fattore di potenza fisso (cioè senza risposta dinamica alle variazioni di tensione). Si aggrava anche lo squilibrio sull’energia reattiva.
La Spagna non prevedeva regole esplicite per i produttori sulla fornitura di potenza reattiva. Non erano inoltre previste conseguenze economiche in caso di mancato rispetto dei requisiti relativi al controllo della tensione. L’aumento della tensione delle 12.32 ha attivato le protezioni degli inverter distribuiti. A quel punto, nel giro di pochi secondi si verifica una perdita di capacità produttiva accompagnata da una sequenza di disconnessioni a cascata. Tutto si spegne. Il sistema elettrico spagnolo a quella data è coerente con le scelte politiche. Priorità politica in Spagna è l’ottimizzazione del prezzo spot e non la robustezza operativa. I costi della stabilità non sono pienamente incorporati nel sistema elettrico spagnolo e questo riduce la capacità di risposta in condizioni di stress. Intanto, ieri è stata annunciata la visita di Sánchez in Cina dal 13 al 15 aprile.
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