Europa a pezzi

Conservatore e ambiguo su Kiev. Magyar punta a scalzare Orbán
Péter Magyar (Ansa)
Péter Magyar è dato in netto vantaggio alle elezioni di domenica in Ungheria: il suo partito, fondato nel 2024, ha il 39% dei consensi. Era alleato del premier, ma è andato via contestando corruzione e concentrazione del potere.

Domenica, l’Ungheria è alla prova del voto e Péter Magyar viene dato sempre in netto vantaggio su Viktor Orbán, il premier che dopo quattro vittorie consecutive per la prima volta dal 2010 si vede prospettare una sconfitta alle urne. Secondo il sondaggio Idea pubblicato dal quotidiano Nepszava, il 39% della popolazione adulta ungherese sostiene Tisza (Partito del Rispetto e della Libertà) di Magyar, superando nettamente il partito al governo Fidesz Kndp (30%), alleanza dei conservatori e cristiano democratici.

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Ma l’Ue ci vuole morti prima di mollare le sue stupide regole
Valdis Dombrovskis (Ansa)
Dopo Dan Jorgensen, responsabile comunitario dell’energia, pure Valdis Dombrovskis, «ministro» dell’Economia, spiega che per sospendere il Patto di stabilità occorre prima una «grave recessione. E non ci siamo ancora». È ora che il governo dia uno strattone a Ursula & C.

«Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità sono di avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario». Poche idee e ben confuse, verrebbe da dire. Il guaio è che queste idee - sempre le stesse e confusamente pessime - costituiscono la bussola economico/finanziaria della Commissione europea, tant’è che da giorni Bruxelles manda i soliti «avvisi di navigazione».

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Lo Stretto rischia di trasformarsi in un «casello» marittimo: possibile joint venture tra Iran e Usa per guadagnare dai transiti. Sulle navi anche il salasso delle polizze.

La guerra è finita. Forse. Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco provvisorio di due settimane, ponendo fine a sei settimane di conflitto. Chi si aspetta che le acque dello Stretto tornassero presto a essere quelle di prima, silenziosamente attraversate ogni giorno da oltre 100 petroliere e navi cargo senza chiedere il permesso a nessuno, si prepari però a cambiare idea.

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Kanye West bandito dall’Inghilterra
Kanye West (Ansa)
Il Regno Unito revoca il permesso d’ingresso al rapper, che avrebbe dovuto esibirsi quest’estate a Londra. Secondo le autorità è un «antisemita» e non deve cantare.

Il Regno Unito ha revocato il permesso d’ingresso al rapper americano Kanye West, invitato in estate a esibirsi al Wireless Festival di Londra. A decidere il bando è stato il ministro dell’Interno, Shabana Mahmood, perché «la presenza dell’artista non è ritenuta positiva per il bene pubblico». In poche parole: niente visto al «turista americano» West per le sue parole antisemite.

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Ue folle: Patto di stabilità inviolabile
Ursula von der Leyen (Ansa)
La Commissione ammetterà lo sforamento del 3% soltanto con grave recessione Roma e Berlino: tasse su extra profitti a società energetiche per aiutare le imprese.

«Non c’è una situazione economica tale da giustificare la sospensione del Patto di stabilità». Una sentenza praticamente che arriva da un portavoce della Commissione europea. L’attivazione della clausola generale del Patto è prevista solo in caso «di grave recessione e a condizione che non metta in pericolo la sostenibilità fiscale nel medio termine. E al momento non siamo in questo scenario», spiega, aggiungendo che «non abbiamo ricevuto richieste dagli Stati per valutare la possibilità di attivare la clausola nazionale di salvaguardia che sospende il Patto di stabilità per mitigare l’aumento dei prezzi dell’energia.

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