L’Europa assomiglia a un medico che dopo aver visitato il paziente prescrive una surreale ricetta: «Lei è messo male, ma niente antibiotici. Solo una passeggiata. Vedrà che starà meglio». Il paziente è l’Italia. Il medico è la Commissione europea. Le previsioni economiche di primavera diffuse da Bruxelles sono un capolavoro di schizofrenia burocratica. Da una parte confermano tutto quello che Roma denuncia da mesi per chiedere una deroga al Patto di stabilità.
Dall’altra però la risposta non cambia: prudenza e rigore. Giorgia Meloni non ci sta. A Brescia, dove partecipa all’evento di Coldiretti, dice: «Non ho cambiato idea sulle spese della difesa. Però, se non siamo in grado di difendere cittadini e nostre imprese, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere». Il ministro Giorgetti intervenendo in video-conferenza al Festival dell’Economia del Sole 24 Ore resta positivo: «Questi negoziati sono lunghi, richiedono tante spiegazioni in sedi anche non ufficiali. Il mio ottimismo deriva da razionalità della nostra proposta».
Il documento della Commissione conferma un’Europa che rallenta vistosamente perché la guerra in Iran ha trasformato il petrolio in un ordigno geopolitico. Crescita più bassa, energia più cara, inflazione in salita e rischio che la Bce torni a fare la voce grossa con i tassi. Esattamente quello che il governo italiano sostiene da settimane. Bruxelles annuisce, prende appunti e poi risponde con l’entusiasmo di un bancomat senza contanti: «Operazione non consentita». I numeri sono quelli che sono. La crescita nel 2026 sarà solo dello 0,9%. In autunno fa la previsione era dell’1,2%. Tre decimali sembrano poca cosa. In realtà sono miliardi svaniti come granite ad agosto. Per il 2027 Bruxelles prevede un leggero miglioramento: 1,2%. Sempre che nel frattempo il Medio Oriente non diventi una gigantesca stazione di servizio in fiamme. L’Italia riesce a fare peggio della media europea. Crescerà dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Insomma non una recessione, ma una forma avanzata di immobilismo motorizzato. Non c’è crescita. Un galleggiamento senza una direzione precisa. Come un pedalò dimenticato in mare nella bonaccia di Ferragosto. E mentre il Pil procede con l’energia di un bradipo sedato, il debito pubblico continua invece a correre come un motorino: 139,2% del Pil entro il 2027. Qui arriva la scena madre. Perché nello stesso momento in cui l’Italia diventa campione europeo del debito, la Grecia ci sorpassa nella gara del risanamento. Sì, proprio la Grecia. Quella che quindici anni fa veniva descritta come il laboratorio della catastrofe occidentale. Quella dei memorandum, della troika, dei pensionati disperati davanti ai bancomat. Atene riduce il debito dal 147,6% al 134,4%. Noi invece saliamo.
È come svegliarsi una mattina e scoprire che il compagno ripetente della scuola è diventato chirurgo cardiovascolare mentre tu sei diventato un anonimo colletto bianco. Ma il vero spettacolo arriva quando la Commissione spiega perché l’Italia soffre più degli altri. Scrive che il nostro sistema energetico dipende ancora troppo dal gas. In Spagna le rinnovabili proteggono meglio i prezzi. Germania e Olanda stanno nel mezzo. L’Italia invece è il «caso estremo». Appena il gas starnutisce, le bollette vanno in terapia intensiva.
La soluzione sarebbe logica: lasciamo all’Italia un po’ più di margine di bilancio per affrontare l’emergenza.
E invece no. Per il commissario all’economia Valdis Dombrovskis bisogna agire «con prudenza». Nel frattempo però succede una cosa curiosa. Come sempre ai danni dell’Italia. Perché mentre Bruxelles spiega a Roma che non ci sono spazi fiscali, metà continente sfonda tranquillamente i parametri. Ben 13 Paesi su 27 avranno un rapporto deficit/Pil sopra il 3% sia nel 2026 sia nel 2027. Tredici. Praticamente la metà dell’Unione. Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Sembra l’elenco delle nazionali iscritte alle qualificazioni per i prossimi Campionati Europei. Eppure il problema strutturale resta sempre l’Italia sospesa nel vuoto.
Nel 2027 finirà la spinta del Pnrr. Gli investimenti rallenteranno. Bruxelles avverte che la spesa pensionistica salirà per effetto dell’inflazione. Arriverà al 3,2% prima di scendere all’1,8%. La crescita resterà inchiodata vicino allo zero.
Il tutto mentre la Bce potrebbe alzare i tassi proprio a causa dell’inflazione energetica provocata dalla guerra. Che è esattamente il motivo per cui Roma chiede flessibilità.
Poi il capolavoro finale. Il pezzo che nemmeno la migliore satira avrebbe osato inventare.
Secondo il quotidiano Handelsblatt la Germania eviterà la procedura europea per deficit eccessivo anche se il suo disavanzo supererà il famoso tetto del 3%. Motivo? Perché probabilmente non riuscirà a spendere tutti i soldi stanziati. Geniale.
L’Italia chiede flessibilità perché deve spendere per salvare famiglie e imprese dal caro energia. Risposta: attenzione ai conti. La Germania invece evita la procedura perché non riesce a spendere abbastanza velocemente. Che dire? È il trionfo della metafisica contabile.






