
Nel 2025 la produzione di auto in Italia è la più bassa da settant’anni. Nel 1955 ne erano state prodotte circa 230.000. I volumi produttivi annui dei veicoli negli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis sono scesi da 1.035.454 unità del 2017 (di cui 743.454 erano auto) a 379.706 del 2025 (di cui 213.706 auto). Pensate che nel 1955 le auto prodotte erano state oltre 230.000; quando ancora non c’erano le autostrade venivano prodotte più auto di ora.
Questi dati sono stati illustrati, in una conferenza stampa, dal segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici della Cisl, Ferdinando Uliano.
La colpa ha un cognome: Elkann (con la collaborazione significativa di Carlos Tavares che, per fortuna, si è tolto dalle palle). Nel 2024, per l’esattezza il 6 febbraio, il signor John Elkann si recò a Roma e incontrò il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il capo dello Stato Sergio Matterella, l’ambasciatore Usa in Italia Jack Markell, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Teo Luzi e il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, per, scriveva l’Ansa allora, «ribadire l’impegno per realizzare i progetti industriali in atto e per le attività di comune interesse del tavolo al Mimit (il ministero delle Imprese e del Made in Italy)». Ci vuole veramente un coraggio che non avrebbe neanche una maschera del teatro napoletano per prendere per i fondelli le massime cariche dello Stato, ivi compreso il presidente della Repubblica. Tutte insieme. L’11 ottobre del 2024 il signor Tavares chiedeva nuovi soldi all’Italia, notevoli incentivi per proseguire sull’elettrico – era ormai noto a tutti che non era la strada da seguire in quanto il mercato, cioè gli automobilisti, non avrebbero comprato le auto elettriche perché troppo care e perché non avrebbero saputo dove ricaricarle –, ma Tavares, evidentemente, invece che venire dal Portogallo, come è scritto nei suoi curriculum, veniva dalla Luna o da Marte dove, evidentemente, ci sono Stati ai quali si possono chiedere soldi anche per progetti fallimentari, semi falliti o già falliti del tutto, e dei quali fallimenti si vuole scaricare la spesa sugli abitanti di quei pianeti.
Purtroppo, in Italia, negli ultimi anni, come dimostrato da una ricerca pubblicata dal Corriere della Sera, a cura di Milena Gabanelli, dal 1990 al 2019 i soldi pubblici dati alla Fiat e a Stellantis hanno raggiunto quota 4 miliardi più 887 milioni per la cassa integrazione. E dal 2021 sono stati persi 10.000 posti di lavoro. Nel frattempo, i dividendi, cioè gli utili presi dalla famiglia fu Agnelli ed ora Elkann, hanno raggiunto quota 16 miliardi. Anche di recente gli azionisti hanno preso soldi a manetta attraverso la cassa principale della famiglia Agnelli, l’holding finanziaria Exor che detiene il 14,9% di Stellantis, poi c’è lo Stato francese con il 6,4% e la famiglia Peugeot con il 6,1%; ed Elkann ha annunciato che la quota di dividendi distribuita per l’anno 2024 sarebbe aumentata in modo importante.
Chissà cosa avrà raccontato Elkann a tutte quelle cariche dello Stato? Ma poi, perché la visita al generale dell’Arma dei Carabinieri, il rispettabilissimo generale Luzi?
Ora Elkann sarà oggetto della trasmissione Chi l’ha visto?, nel senso che una mala lingua come Carlo De Benedetti, che forse in questa occasione l’ha azzeccata, ha sostenuto che Elkann si sia recato di corsa all’estero perché, oltre a tutti questi soldi presi dallo Stato, ha una pendenza enorme con l’Agenzia delle Entrate che ha rilevato un’evasione fiscale di qualche decina di miliardi. Certo, in questo caso non si può parlare, come nel caso di uno dei suoi operai, di evasione per sopravvivenza ma, semmai, di sopravvivenza all’estero dopo l’evasione. E pensare che Sergio Marchionne, che la malasorte ha fatto morire anzitempo, e non mi riferisco agli Elkann che, probabilmente, non avevano neanche capito cosa stava facendo rimettendo in ordine una società che perdeva vari milioni al giorno, ebbene, il dottor Marchionne aveva detto, anzitempo, che l’elettrico non poteva assolutamente funzionare. Poi morì e al suo posto, in parte, ci andò la coppia Elkann-Tavares che sarebbe come mettere un pittore che fa delle croste per sopravvivere al posto di Monet o, se volete, di Botticelli che, in questo caso, invece che dipingere Le Tre Grazie avrebbe dovuto dipingere Le Due Disgrazie. No, se ne dimenticarono in fretta, e s’è visto. Ve lo immaginate in un’orchestra senza direttore che casino verrebbe fuori? Ecco, questo è quello che è successo a Stellantis: accaparrare soldi, metterli al sicuro all’estero, darne un po’ anche al governo francese e fottersene dell’Italia e degli operai delle fabbriche del duo Elkann-Tavares. Che volete che vi dica in più?
Per digerire questa cosa ci vuole una damigiana di Maalox anche pensando, anzi, soprattutto pensando, alla sorte di quei poveri operai di Melfi e degli altri stabilimenti che si trovano o licenziati o in cassa integrazione. Domanda finale: «Ma quei 16,4 miliardi non potevano essere reinvestiti nelle imprese, dopo tutti i soldi presi dallo Stato, invece che metterseli nelle proprie taschine viste le esili figure, anche fisicamente, per non parlare del contenuto della scatola cranica, di Elkann e Tavares?». E pensate che Tavares si è beccato anche una liquidazione di svariati miliardi. Penseranno gli italiani: «Cazzo, ma se sbagliando uno guadagna tutti questi soldi, io che faccio il mio lavoro onestamente e in modo competente, quanti soldi dovrei ricevere?». Non c’è risposta a questa domanda se non nel becero immorale di questa famiglia nei confronti dell’Italia che gli ha concesso di divenire ricchissima anche attraverso grandi elargizioni dello Stato, cioè di noi tutti.






