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Cara Bindi, lei è una ragione in più per votare Sì
Rosy Bindi (Getty Images)

Cara Rosy Bindi, le scrivo questa cartolina per ringraziarla: finalmente è tornata ad avere un incarico ufficiale. Da quando, nel 2018, dopo 24 anni ininterrotti in Parlamento, aveva rinunciato a candidarsi, lasciando ogni ruolo politico, sentivamo la sua mancanza. La costante presenza in tv e qualche suo surrogato rimasto nel partito (a cominciare da Elly Schlein) non potevano certo bastare a colmare il profondo vuoto lasciato dalla sua assenza nella vita politica di tutti i giorni: per questo salutiamo con gioia la sua nuova discesa in campo come leader del Comitato per il no al referendum sulla giustizia. Un altro motivo in più per votare sì, per altro, caso mai fosse venuto nel frattempo qualche dubbio.

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In virtù dell’abituale rotazione, la presidenza dell’Unione ora tocca a Nicosia, che non ha mai reciso i legami con Mosca.

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato un cipriota. Allarme compagni europei: da ieri è scattato il semestre di presidenza di uno degli Stati più piccoli e tradizionalmente più legati a Mosca di tutta l’Ue. Urge richiamo alla sensibilità democratica dell’intero collettivo di Bruxelles: i tailleur di Ursula, la faccia tosta di Macron e financo le gaffe di Kaja Kallas dovranno fare i conti con il peggiore dei nemici interni, la rotazione delle poltrone di comando sulla tolda dell’Unione. Il meccanismo bizantino, figlio malato di un sistema evidentemente decotto, prevede infatti che la presidenza del consiglio dell’Ue, l’organo che riunisce gli Stati membri e che dunque delinea le linee strategiche ed elabora le politiche estere e di sicurezza, passi di mano ogni sei mesi. E dall’1 gennaio il delicato e prestigioso incarico è passato a Cipro, già paradiso degli oligarchi turchi, per anni hub finanziario della Russia e legato a Mosca da antichi interessi comuni in campo energetico e militare. O partigiano portami via, che mi sento di morir.

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Renzi fa più ridere di Zalone (nella realtà)
Matteo Renzi (Ansa)
L’ex premier, alla disperata ricerca di visibilità, accusa i meloniani di pensare al film «Buen Camino» anziché al taglio delle tasse. Piccolo dettaglio: nessun esponente di Fdi ha parlato della pellicola. L’unico a farlo è stato Renzemolino, e ci fa scompisciare...

Dura vita quella del Renzemolino, prezzemolino al sapor di Matteo Renzi. Voi mettetevi nei panni del leader di Italia (quasi) viva: è il 29 dicembre e tocca anche oggi trovare un modo per finire sui giornali. Che fare? Nonna Maria che compie 106 anni ce la siamo già giocata per Natale, il dibattito sulla manovra langue, le polemiche sul ceto medio non si confanno al post panettone, figuriamoci quelle sul campo largo o larghetto. E dunque? Nei giorni scorsi Renzemolino ha provato a lanciare una nuova parola d’ordine contro Giorgialand, ma la trovata (assai lessa) non ha fatto presa. Un po’ meglio la battuta sul dibattito in Senato «durato meno del concerto di Baglioni». Ma ci vuol altro per guadagnarsi un titolo mentre l’Italia prepara i botti di Capodanno. E così ecco il colpo di genio: aggrapparsi all’uomo dei miracoli, al comico che muove le folle, al re del botteghino e della visibilità. Aggrapparsi a Checco Zalone. Alle 10.55 di lunedì 29 dicembre arriva il post. E così, anche per oggi, Renzemolino è salvo.

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