Caro Uomo Vitruviano, le scrivo questa cartolina perché ho visto che le hanno tagliato le palle e volevo esprimerle la mia solidarietà.
Non si fa così. Abbiamo passato anni a celebrare lei e il genio del suo papà Leonardo da Vinci, l’abbiamo eletta a simbolo del rapporto tra arte e scienza, tra uomo e natura, l’abbiamo gelosamente custodita dal 1490 senza neanche esporla troppo nei musei per non consumarla, abbiamo sfruttato la sua immagine stampandola su gadget, libri, magliette e foulard, e adesso che facciamo? La eviriamo. Proprio così. Zac, taglio netto, addio zebedei. Anche lei è costretto a diventare fluido, no gender, no binary, gender void, il nome lo trovi lei, che è figlio di un genio. In ogni caso siamo sicuri che è una cosa da far girare le palle, almeno a chi le ha ancora.
Lei no, purtroppo. Gliel’hanno tolte. Nella sigla ufficiale delle Olimpiadi compare infatti la sua immagine testicoli free. Per altro non si capisce nemmeno bene di chi sia la responsabilità: prima il dito è stato puntato sulla Rai, che in effetti dopo aver affidato la telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi a Petrecca potrebbe far di tutto, anche trasformare lei in una drag queen e suo papà Leonardo in un black bloc. Però la Rai si è giustificata: riceviamo le immagini a scatola chiusa dall’Olympic Broadcasting Services, diretta emanazione del Comitato Olimpico, che ha sede a Madrid. Sarebbero stati loro a evirarla. Evidentemente non sopportano la figura dei suoi testicoli. Preferiscono la loro figura del cazzo.
L’unica cosa che possiamo aggiungere per consolarla nel momento del dolore, è che la sua non è l’unica opera d’arte a incappare nella censura del sessualmente corretto. Sui social sono stati messi al bando uno dopo l’altro, solo per citarne alcuni, il Gesù Bambino di Raffaello Sanzio, le statue del Canova, l’Olimpia di Manet, il Crocifisso di Rubens e addirittura una statuetta paleolitica di 30.000 anni fa. Dunque che cosa poteva aspettarsi lei con quegli zebedei al vento? Per altro: non lo sa che siamo nell’epoca dell’asterisco e della schwa? Non lo sa che non esistono più uomini e donne? Pisellini e patatine? Fiocchi azzurri e fiocchi rosa? Nemmeno il genio di suo papà Leonardo era riuscito ad arrivare all’invenzione del fiocco arcobaleno. I geni del woke invece sì. Ci sono arrivati. Ora vorrà mica sconvolgere le loro convinzioni dimostrando l’indiscutibile esistenza del pisello?
Lo so che ai suoi tempi avevate gli attributi al posto giusto. Ma ora non più. Non so se dalle teche dov’è conservato, caro Uomo Vitruviano, lei ha seguito quello che è successo negli ultimi tempi. Non so se suo papà Leonardo l’ha aggiornata. Ma abbiamo messo al bando uno dopo l’altro Omero, Eschilo, Sofocle, Dante, Shakespeare, Melville, Conrad, Mark Twain, abbiamo censurato le favole di Cappuccetto Rosso (sessista) e di Biancaneve (razzista, sostituita da Mulattaneve), abbiamo iscritto Mago Merlino alla comunità Lgbtq+ e boicottato i Lego in quanto omofobi. Ci si può stupire se ora le censurano le parti basse? Si rassegni: lei è nato per rappresentare l’umanità, e in effetti la rappresenta in modo perfetto. Siamo o non siamo diventati un’umanità senza palle?
Ora vi indignate? Davvero? Vi sentite in colpa per il sushi a domicilio? Per il chicken burger king mangiato sul divano guardando la tv? Vi pentite come dei Gramellini per aver chiamato Glovo? Per aver usato il rider? Vi pentite di non avergli dato nemmeno la mancia? Vi sorprende la sua paga da fame? Vi sorprendono i 2,5 euro a consegna? Il trattamento da schiavo? Davvero?
Vi commuovete come dei Forneri dalla lacrima facile per «quei giovani senza diritti, usati da tutti e difesi da nessuno»? Per il caporalato delle consegne a domicilio? Per i poveri immigrati sfruttati? Per l’assenza di garanzie? Per l’assenza di contratti e di qualsivoglia diritto? Davvero avete questo coraggio? Davvero siete ipocriti fino a questo punto?
Scusatemi ma i farisei, al confronto, erano esempi di limpida schiettezza. Perché, j’accuse, voi lo sapevate. Lo sapevate benissimo. Lo sapevate fin dall’inizio. Sapevate tutto. Sapevate che quei rider vengono pagati una miseria, privati di ogni diritto, lasciati ore all’addiaccio, alla pioggia e al sole, all’afa e al gelo, per portare a casa uno stipendio da fame. Sapevate che sono per lo più immigrati, magari senza permesso di soggiorno, che non hanno alternativa per guadagnarsi da vivere. E sapevate pure che è proprio per questo che sono arrivati in Italia, per altro con il vostro convinto sostegno. Siete degli ipocriti perché per anni avete continuato a parlare di accoglienza, integrazione, multiculturalismo, muri da abbattere e frontiere da superare. Ma sapevate benissimo che questo era solo il velo per coprire le vere ragioni dell’immigrazione. Che è esattamente quella che rivela l’inchiesta su Glovo: avere una massa di disperati da sfruttare e sottopagare.
È evidente infatti che attraverso l’immigrazione è stata realizzata la più grande opera di distruzione dei diritti dei lavoratori che si sia mai vista nella storia. Pensateci. Fino alla fine degli anni Ottanta abbiamo assistito a una progressiva crescita degli stipendi e delle garanzie di chi lavorava. Poi la tendenza si è invertita. Stipendi in calo da trent’anni, precarietà in aumento, sempre meno tutele e sempre meno sicurezza. Guarda caso questo processo è iniziato e proseguito di pari passo con l’avanzare dell’immigrazione. Ovvio, no? Se hai a disposizione persone disperate, disposte a lavorare per paghe da fame, tutti prima o poi sono costretti ad adeguarsi. O accetti quel sistema o sei fuori mercato. L’immigrazione a questo è servita. A creare una massa di manodopera disposta a tutto per poter distruggere progressivamente i diritti di tutti i lavoratori, in modo da aumentare i guadagni delle Glovo del mondo. E voi, che ora vi indignate per quelle consegne a 2,5 euro lo sapevate benissimo, eppure applaudivate entusiasti all’arrivo di stranieri e chiedevate l’accoglienza senza se e senza ma. Questo è il risultato.
Fateci caso: perché tutta la grande stampa, gli intellettuali ortodossi e il mainstream in questi anni hanno sostenuto l’immigrazione? Ovvio: perché essa era funzionale alla grande finanza e alle multinazionali, insomma al potere economico da cui essi dipendono. E il paradosso fantastico è che tutta la sinistra si è accodata, sindacato in testa, a difendere l’immigrazione incontrollata, a dare del razzista a chi provava a opporsi, senza accorgersi che attraverso l’immigrazione si realizzava la cosa meno di sinistra possibile: il massacro dei lavoratori. Ripeto: di tutti i lavoratori. Perché quando si abbassano gli stipendi, si abbassano per tutti. Quando si distruggono i diritti, si distruggono per tutti. È il film che abbiamo visto in questi anni in Italia. Film horror, purtroppo.
Ricordo che anni fa, quando arrivai per la prima volta a Monfalcone, mi misero in guardia. La trasformazione lì era già in atto da un pezzo: nei cantieri navali, un tempo c’era l’aristocrazia operaia, lavoratori orgogliosi del loro mestiere, giustamente tutelati, protetti e retribuiti. Poi è cominciato il sistema delle cooperative. Degli appalti e dei subappalti. Assunzione in massa di lavoratori stranieri, per lo più bengalesi, che ovviamente si sono adattati a stipendi e condizioni di vita un tempo inimmaginabili. Risultato? Aristocrazia operaia fatta fuori e paghe più basse. I cantieri navali stanno benone, Monfalcone un po’ meno. Oggi è una delle città italiane a più alto tasso di stranieri, per lo più musulmani. Sembra un pezzo di Islam trapiantato nel Nord Est. Doveva essere un’avvisaglia, invece tutti hanno girato la testa dall’altra parte. Avanti con l’accoglienza, avanti con l’immigrazione. E così si è arrivati a oggi: prima di Glovo, la Procura di Milano è intervenuta per i lavoratori sottopagati nella logistica e nella moda, e se andrà avanti interverrà ancora, perché l’intero Paese è ridotto così. O peggio. E lo sanno tutti. E lo sapevano tutti. Anzi, è proprio quello che volevano. Per cui ora, per lo meno, ci risparmino le finte lacrime sul sushi versato.
Caro presidente Mattarella, le scrivo perché sono preoccupato per lei: non dev’essere facile sopravvivere all’ondata di melassa che la sta travolgendo. Dopo la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi, per dire, lei è diventato «il volto umano nell’era della disumanizzazione», «un modello di pace al tempo delle guerre», il «nuovo Pertini» ma anche «il Bearzot d’Italia», il «custode vero del nostro sport», dotato di «evidente simpatia umana», ma anche conoscitore «a menadito delle regole del tennis, della pallavolo e di una quantità imprecisata di discipline minori» (ma certo, le discipline minori: non è stato forse lei a scrivere le regole del curling?).
Ovviamente «sobrio» (a differenza di chi la incensa), «emozionato e emozionante», soprattutto quando ha raccolto il peluche sul tram, ovviamente «tram multietnico»: lei e Valentino Rossi, insieme «a sorpresa» (ma certo: non lo sapeva nessuno), a rappresentare la «quintessenza dell’Italia», fra i «boati» della folla. Lei è «presidente che prende il tram», un «cittadino qualunque» ma con una «pelle nuova» (qualsiasi cosa voglia dire) e gli immancabili «occhi che brillano», «italiano fino al cuore», e soprattutto «nonno olimpico per medaglie sul petto conquistate sul campo». Resta solo da capire quali siano queste medaglie olimpiche conquistate sul campo: slalom gigante fra i palazzi? Salto dal trampolino del Quirinale? In ogni caso l’entusiasmo trabocca. L’unico rischio, a questo punto, è che le mettano una tuta e la iscrivano a una vera gara. Che ne dice dello slittino?
Se gareggia lei, la medaglia è assicurata. Infatti, come ripetono i giornali ad articoli unificati, «Mattarella porta anche bene». E poi è allenato: è vero, lo slittino è più scomodo della poltrona del Colle, ma a star lì col sedere attaccato non c’è nessuno più bravo di lei. E comunque di certo non ci saranno critiche. Chi la tocca, infatti, muore: lo sa benissimo il giornalista Rai Auro Bulbarelli fatto fuori dalla telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi per avere dato una notizia vera (ma insomma come si permettono questi giornalisti di dare notizie vere, anziché adularla come si conviene?). Il povero Bulbarelli aveva anticipato che lei avrebbe fatto una sorpresa alla cerimonia d’inaugurazione. Lesa maestà, telefonate del Quirinale e sostituzione volante: così in un colpo solo abbiamo distrutto la telecronaca in diretta della Rai (chi è subentrato a Bulbarelli è stato sommerso di critiche) e la libertà di stampa. Ora, però mi rimane un dubbio: non è che adesso le viene voglia di scegliere anche chi farà la telecronaca di Cremonese-Genoa? O di Rivisondoli-Incisa Scapaccino?
Glielo chiedo perché temo che l’ondata adulatoria e gli applausi cortigiani la stiano facendo sentire onnipotente come nostro Signore. Sembra che in Italia faccia tutto lei: il custode dello sport e il custode della maggioranza, il nonno olimpico ma anche il papà dell’opposizione, il «cittadino qualunque» ma anche il re della Repubblica. I suoi consiglieri vanno in giro parlando di «provvidenziali scossoni» mentre lei, raccontano i giornali, scrive e riscrive leggi e decreti legge manco fossero le regole del curling. E se la Costituzione dice altro chi se ne importa? La stampa italiana applaude felice. E si attacca al tram.





