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«A Babbo Renzi 200.000 euro: era lobbista di un condannato»

Per gli investigatori, Tiziano veniva esibito da Luigi Dagostino a politici del Pd e persino ad alcuni magistrati proprio mentre emetteva le fatture per le quali è indagato. Una strana coincidenza.

Non sappiamo se i magistrati considerino illeciti i rapporti d'affari che babbo Tiziano ha intessuto mentre il figlio era a Palazzo Chigi, ma quel che pare probabile è che stiano associando tale attività ai quasi 200.000 euro che l'imprenditore pugliese, pregiudicato e plurindagato Luigi Dagostino avrebbe consegnato ai genitori dell'ex premier in cambio di due fatture che i pm ritengono essere state giustificate con operazioni inesistenti. Infatti tra giugno e luglio 2015 la Tramor srl di Dagostino (passata poi al gruppo Kering) invia sul conto della Eventi 6 195.200 euro, collegati a due presunti studi di fattibilità per progetti mai realizzati.Nello stesso periodo Dagostino stava provando ad aprire con il gruppo Kering altri outlet in Liguria, Toscana e Puglia. Progetti che avevano bisogno anche dell'approvazione della politica.

Per questo, sembra, venne imbarcato nell'impresa Tiziano in veste di esperto di logistica. Molto curioso per un signore che sino ad allora anziché spostare facoltosi clienti appassionati di alta moda aveva distribuito giornali e volantini. L'esperienza quarantennale di Renzi senior, ex insegnante di educazione fisica, è infatti nel settore del marketing editoriale. Eppure, annotano i finanzieri, tra giugno e novembre 2015 lui, la moglie Laura Bovoli e Dagostino (tutti indagati per il reato di emissione e utilizzo di false fatture) avrebbero girovagato tra la Toscana, Roma e la Puglia per incontrare politici o tecnici collegati ai progetti per i centri commerciali. E non solo. Le Fiamme gialle hanno ricostruito gli spostamenti spulciando l'agenda sequestrata a Dagostino il 10 gennaio 2017. Un diario in cui l'imprenditore appuntava le riunioni di lavoro e gli spostamenti. Anche in orari antelucani. Per esempio l'8 giugno 2015 segna: «07,00 Tiziano Renzi (in ndr) ufficio per varie». Il 15 parte il bonifico da 24.400 per la prima fattura e il 16 l'immobiliarista scrive: «08,30 Tiziano Renzi ufficio». A fine giugno inizia il balletto per la fattura da 170.800 euro motivata con un altro studio di fattibilità. Dagostino ne sollecita il pagamento alla Kering, da pochi giorni nuova proprietaria della Tramor e il contatto è il manager calabrese Carmine Rotondaro, da lì a poco indagato e perquisito dalla Procura di Milano per reati fiscali e immediatamente licenziato dalla Kering. Il 2 luglio Dagostino registra un altro rendez vous con Tiziano Renzi nella piazza romana di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal Parlamento.

Da lì i due partono per la Puglia dove incontrano alcuni politici locali del Pd, tra cui Filippo Caracciolo, nominato nel 2017 assessore regionale pugliese all'Ambiente. Candidato alla Camera in un collegio uninominale, a febbraio si è dimesso dopo essere stato indagato per corruzione e turbativa d'asta.La sera del 2 luglio Dagostino e Renzi senior pernottano alla Bucadue, un'esclusiva masseria che si affaccia sul campo di golf a Fasano (Brindisi). Nel paese, da alcuni anni Dagostino sta cercando di costruire un nuovo outlet, non senza incontrare difficoltà con la giunta piddina. Forse per questo ha chiesto l'aiuto di Tiziano. Agli atti, per esempio, risulta anche un sms di congratulazioni, risalente al 2016, del babbo al neosindaco Francesco Zaccaria.Il 3 luglio 2015 Renzi e Dagostino incontrano al Bucadue il commercialista Massimo Pagliarulo, in rapporti di lavoro con Dagostino per quanto riguarda l'outlet e da lì a poco candidato alle primarie di centrosinistra per il Comune. Lo stesso giorno si svolge un altro abboccamento, questa volta all'hotel Palace di Bari, una struttura già frequentata da Tiziano in Puglia. Il governatore Michele Emiliano ha raccontato ai pm di Roma che nel febbraio 2015 il padre dell'allora premier lo aveva contattato da quell'albergo per incontrarlo e offrirsi come paciere tra lui e il figlio. Il tour de force non è finito. Il 4 luglio si legge sul diario: «17 Tiziano Renzi ufficio».

Due giorni dopo sulla mail di Dagostino giunge l'ultima versione della fattura 202 della Eventi 6, documento in cui, ricordano le Fiamme gialle, «l'imponibile aumenta di 40.000 euro» rispetto alle prime versioni. Lo stesso giorno Dagostino sollecita Rotondaro per il pagamento. Il 14 luglio, Dagostino e Renzi senior raggiungono un autosalone nei pressi di Milano per acquistare un furgone che serve a Tiziano. Per gli investigatori seguono «appuntamenti in Milano prima con dottor Scalise della Trussardi e poi con Rotondaro». Il 20 luglio quest'ultimo informa di aver ordinato il pagamento delle fatture con questo imprimatur: «Le ho verificate e le approvo». Il 24 luglio una funzionaria della banca dove ha il conto la Eventi 6 avverte la segretaria di Dagostino dell'arrivo del bonifico della Tramor. Il 29 luglio e il 6 agosto l'immobiliarista incontra nuovamente Tiziano. Dall'appunto non è chiaro se l'outlet The Castle, a pochi chilometri da Rignano sull'Arno, sia l'argomento del giorno o il luogo dell'abboccamento. Il 26 agosto a un summit partecipa anche Laura Bovoli e l'argomento è la Party srl (oggi chiusa), la società di eventi che i genitori dell'allora premier hanno costituito da pochi mesi con Dagostino.

Nel pomeriggio del 10 settembre si svolge un altro colloquio interessante: ai tavolini dell'hotel Boscolo di Roma i due inseparabili imprenditori prendono un aperitivo con Nicola Latorre, noto esponente del Pd pugliese: in passato è stato molto legato a Massimo D'Alema, prima di essere folgorato dal Renzi premier («È decisivo per ridefinire in profondità il sistema politico» dichiarò) e successivamente trombato dall'ex Rottamatore. Nell'agenda, il 19 novembre 2015, è appuntato un altro incontro con il parlamentare in piazza Eustachio a Roma. Nell'occasione, ad accompagnare Tiziano c'è anche il genero Andrea Conticini, suo stretto collaboratore. Il 12 settembre alle 10.30 Tiziano e Laura arrivano a Savelletri (una frazione di Fasano) e alle 21 Dagostino li porta a cena «da Tuccino a Polignano a mare». I buongustai sanno che è il ristorante di pesce più famoso della Puglia, amatissimo dal solito D'Alema e dal suo entourage.

Alle 12 Dagostino annota un incontro con «Pagliarulo+procuratore della Repubblica di Bari dottor Bottazzi+Tiziano Renzi». Bottazzi è un magistrato della Procura generale del capoluogo pugliese, una toga, raccontano le cronache, non insensibile al fascino femminile. Il pranzo si svolge nell'incantevole cornice del ristorante pescheria Due mari. Il 16 settembre Tiziano raggiunge l'amico Luigi in ufficio per un «ritiro macchina». Evidentemente Renzi senior e Dagostino condividono la passione per le auto: nel 2016 l'imprenditore ha ceduto a Tiziano una Range rover sport diesel, il cui modello base costa intorno ai 70.000 euro. Dal 21 settembre al 5 novembre ci sono altri quattro incontri. L'ultimo ha come ordine del giorno «varie Rivoire», lo storico caffè davanti a Palazzo Vecchio in cui Dagostino è subentrato nel gennaio 2016. Per la riuscita della trattativa sono stati utilizzati i buoni uffici di Renzi senior? Il 26 novembre la Tramor, concludono i finanzieri, contabilizza la fattura da 170.800 euro, pagata a luglio come «anticipo a fornitore Eventi 6». Ma per gli inquirenti non è chiaro che cosa abbia fornito l'azienda dei Renzi.

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Nel decreto di riordino delle polizze via libera al telemarketing selvaggio

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Il Consiglio dei ministri di metà febbraio ha varato il decreto attuativo che prevede l'entrata in vigore delle nuove norme Ue del comparto assicurativo. L'ha fatto a suo modo: omettendo il termine imparzialità necessario per una vera liberalizzazione. Ora il testo al vaglio della Commissione. Il presidente di Sna, Claudio Demozzi, denuncia: troppe deroghe alla trasparenza.
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Il governo si vende le immagini dell’Italia

Accordo «storico» tra il Mibact e una società inglese per la gestione delle licenze delle foto di 439 nostri musei e luoghi culturali. Un'operazione politicamente rilevante, conclusa con un ente privato straniero da un esecutivo in carica per gli affari correnti.
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L’Italia si sveglia e va alla guerra per Alfie

Alfano e Minniti danno la cittadinanza italiana al piccolo e fermano la sentenza. La nostra ambasciata durissima: fermatevi o denunceremo un omicidio. I manifestanti tentano di irrompere nell'ospedale, interviene la polizia. Altre udienze nella notte.
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Di Maio capisce e si rimette in riga: «Salvini addio, non vuole governare»

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  • Il candidato premier dei pentastellati sbatte la porta in faccia all'erede di Umberto Bossi e attende le mosse di Roberto Fico. Nel Movimento tutti scommettono sul presidente della Camera: ce la farà e passerà il testimone al candidato premier.
  • Il leader del Carroccio non ci sta: «Se fa una cosa del genere faremo una passeggiata a Roma».
  • Maurizio Martina: «Trattiamo ma senza ambiguità». Andrea Marcucci guida gli uomini del Bullo: «Mai un accordo».

Lo speciale contiene tre articoli.

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Napolitano disprezza il Paese che lo ha pagato 18 milioni

Ospite di Fabio Fazio, Giorgio Napolitano afferma che l'unica sovranità è quella europea e che quella nazionale non c'è più. Tanti saluti all'articolo 1 della Carta e ai soldi fatti con le nostre istituzioni.
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Il centrodestra vince in Molise e quindi è escluso dal governo

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In Molise ha votato poco più della metà dei molisani, ossia 172.000 elettori, mentre gli altri hanno preferito restare a casa. Dal punto di vista numerico dunque è come se fosse andata alle urne una città delle dimensioni di Reggio Emilia o poco più. Tuttavia, pur essendo un test elettorale ridottissimo a causa dei partecipanti, il voto di domenica rischia di pesare sugli equilibri nazionali più di quanto ci si immagini, favorendo, incredibilmente, proprio coloro che hanno perso.

Mi spiego: in termini di consenso, la scelta dei cittadini di Campobasso, Isernia e Termoli non può certo cambiare i risultati nazionale, variandoli a favore degli sconfitti. E però può influire sull'umore di chi siede in Parlamento, in particolare di chi fino a ieri dichiarava di non temere nuove elezioni e si diceva pronto a tornare alle urne nel caso non si riuscisse a formare un governo. Il voto di domenica infatti conferma una tendenza già tratteggiata nei giorni scorsi da diversi sondaggisti. E cioè che dopo aver raccolto a sorpresa il favore di moltissimi italiani, divenendo il primo partito del Paese, il Movimento 5 stelle stia deludendo una parte di chi li ha scelti come forza politica di rottura. Le rilevazioni della scorsa settimana sulle intenzioni di voto segnalano proprio una battuta d'arresto dei grillini, i quali però fino a prima erano dati in forte ascesa, come se l'onda lunga del 4 di marzo non si fosse ancora dispersa. Invece ora la popolarità di Luigi Di Maio, ovvero di colui che fino a ieri era considerato il leader perché benedetto dalla coppia Grillo-Casaleggio, sembra essersi appannata e insieme a con essa anche la volontà di cambiamento.

Il Corriere della Sera, con un articolo di Nando Pagnoncelli, qualche giorno fa ad esempio registrava il sorpasso di Matteo Salvini, il quale, sebbene sia stato a lungo in svantaggio rispetto a Di Maio, negli ultimi tempi ha visto salire le proprie quotazioni fra gli italiani, proprio a scapito del concorrente pentastellato, che ora sarebbe costretto a inseguire. Che ci dice tutto questo? Una cosa semplice. Ovvero che al momento la Lega sembra essere l'unico partito che potrebbe veder crescere ancora i propri consensi, mentre gli altri, nel caso andasse bene, dovrebbero accontentarsi di non perderli. Tutto questo mentre ci sono gruppi che scivolano verso la zona bassa della classifica, avvicinandosi pericolosamente alla soglia psicologica del dieci per cento. A quasi due mesi dalle elezioni, e dopo le dimissioni del suo segretario, il Pd pare non essersi ancora ripreso dalla batosta e nonostante la decisione di restare fuori dai giochi, ritagliandosi un ruolo all'opposizione, veleggia sempre lontano dai risultati di appena qualche anno fa, quando Matteo Renzi distribuì a milioni di italiani 80 euro.

Il voto delle Europee sembra appartenere a un'altra epoca, a una stagione storica non più recuperabile, e oggi al Pd tocca accontentarsi di meno della metà di quei voti, se non addirittura di un terzo. Proprio per questo il voto di domenica potrebbe far passare qualsiasi velleità di rivincita, archiviando in fretta la stagione dell'Aventino. Restare fuori dai giochi, lasciando che a sbrigarsela siano i grillini, potrebbe costare molto caro ai parlamentari del Pd. I quali dall'altro ieri potrebbero avere un motivo in più per digerire il boccone amaro dei 5 stelle. Se prima nel partito ex renziano qualcuno poteva pensare che l'onda del 4 marzo fosse momentanea, destinata cioè a passare con la fine dell'alta marea, adesso sa che le cose non stanno così. Se si tornasse a votare dunque non andrebbe meglio, ma peggio.

Un dettaglio non da poco per gente che non ha altro lavoro che stare in Parlamento. Già decimata dal voto, la pattuglia Pd potrebbe trovarsi ancor più ristretta. Diciamo dunque che da domenica c'è un motivo in più per fare il governo. Un motivo che potrebbe riguardare anche i 5 stelle. Un conto infatti è ottenere il 32 per cento, un altro è fermarsi un po' prima: per alcuni onorevoli potrebbe voler dire addio alla carriera politica.Risultato: dopo il voto in Molise ci sono molte spinte che concorrono alla nascita del governo. La paura di perdere la poltrona è un propellente fortissimo, che può accelerare qualsiasi esecutivo, perfino uno guidato da Roberto Fico, un signore che fino a ieri sembrava rappresentare l'ala grillina sconfitta. Mica male, insomma come risultato. I perdenti stanno al governo e i vincitori fuori. E poi dicono che la legge elettorale non funziona. Il Rosatellum al contrario è perfetto se si vuole prendere in giro gli italiani.

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Il programma dei «saggi» è un assist ai dem

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I dieci punti per un accordo di governo partoriti da Giacinto Della Cananea ignorano tutti i temi difesi al centrodestra: flat tax, smantellamento della Fornero, abolizione del Jobs act. In compenso flirtano con il Pd su Europa, immigrati e reddito di inclusione.
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Per contare in Europa e nel mondo l’Italia deve diventare azionista Ue

Restare passivi o estraniarsi è suicida. Dobbiamo scrollarci di dosso la sudditanza con la Francia ed esserci sui temi che contano. Nei trattati di libero scambio e nei rapporti con gli Usa è in gioco la nostra economia.