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Risarcimenti: ecco cosa si può fare
Imagoeconomica
Nel caso di malviventi fermati in modo giudicato illecito mentre commettono un reato, i tribunali dovrebbero valutare il concorso di colpa. E quindi tagliare i fondi.

Difficile non condividere l’indignazione e lo sconcerto - di cui si è reso interprete, sulle colonne di questo giornale, il direttore Maurizio Belpietro - generati in larga parte della pubblica opinione dalla condanna, in primo grado, del vicebrigadiere dei carabinieri Emmanuele Marroccella, oltre che a tre anni di reclusione, anche al versamento di una provvisionale di 125.000 euro. Ed è senz’altro meritevole di attenzione l’idea, espressa anche da Franco Battaglia, nell’articolo a sua firma comparso sulla Verità del 18 gennaio scorso, che sarebbe opportuno un intervento normativo per impedire che casi del genere si ripetano.

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Sul fine vita la Consulta si è fatta autogol
iStock
La Corte costituzionale ribadisce l’esistenza di un diritto al suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento dell’Ssn. Allo stesso tempo, però, dichiara nulla la normativa con cui la Regione Toscana aveva cercato di darvi attuazione.

*Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 204/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul ricorso proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale toscana n. 16/2025 in materia di fine vita, ha, tra l’altro, confermato un principio già espresso nella precedente sentenza n. 132/2025: quello, cioè, secondo cui la persona che si trovi nelle condizioni stabilite dalla stessa Corte Costituzionale nella fondamentale sentenza n. 242/2019 (e alla quale possa, quindi, essere prestato aiuto al suicidio senza che chi lo presta incorra nel reato di cui all’articolo 580 del codice penale) avrebbe il «diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego».

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La guerra vietata è guerra infinita
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky (Ansa)
La Carta Onu voleva bandire i conflitti. Invece, ha solo fatto sì che non venissero più apertamente dichiarati. Rendendo anche più difficile trovare vie d’uscita diplomatiche.

C’erano una volta le dichiarazioni di guerra. Frutto di meticolosa preparazione nelle cancellerie diplomatiche, illustravano con dovizia di argomentazioni il perché della ritenuta necessità della guerra contro il Paese cui la dichiarazione era diretta. E c’erano i trattati di pace, che mettevano formalmente fine alle guerre, il più delle volte con reciproche concessioni, ovviamente più pesanti da parte di chi, complessivamente, era risultato soccombente nel confronto di forze sui campi di battaglia. Le guerre non erano dirette alla reciproca distruzione dei belligeranti ma solo a risolvere, con una sorta di «giudizio di Dio», le controversie che non si erano potute appianare per via diplomatica.

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