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La bocciatura della norma toscana sul suicidio assistito apre spiragli: l’Aula deve privilegiare le cure palliative. Dove funzionano, le richieste di morire scompaiono.

Il combinato disposto - per così dire - fra il discorso tenuto da papa Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - in cui si condanna qualsiasi azione o legge che legittima azioni contro la vita, dal concepimento (aborto) alla morte naturale (suicidio assistito ed eutanasia) - con le parole del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di fine anno («Io penso che compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma sia sempre ridurre al minimo la solitudine», sostenendo cure palliative e caregivers familiari dedicati), propone una chiave di lettura nuova e illuminante sui temi inerenti il fine vita, compresa la stessa recente sentenza della Corte costituzionale.

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Sul fine vita la Consulta si è fatta autogol
iStock
La Corte costituzionale ribadisce l’esistenza di un diritto al suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento dell’Ssn. Allo stesso tempo, però, dichiara nulla la normativa con cui la Regione Toscana aveva cercato di darvi attuazione.

*Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 204/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul ricorso proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale toscana n. 16/2025 in materia di fine vita, ha, tra l’altro, confermato un principio già espresso nella precedente sentenza n. 132/2025: quello, cioè, secondo cui la persona che si trovi nelle condizioni stabilite dalla stessa Corte Costituzionale nella fondamentale sentenza n. 242/2019 (e alla quale possa, quindi, essere prestato aiuto al suicidio senza che chi lo presta incorra nel reato di cui all’articolo 580 del codice penale) avrebbe il «diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego».

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La Consulta soccorre il green pass
Toghe (Ansa)
Altro scudo della Corte costituzionale su obbligo vaccinale e certificato verde: le due misure «anti Covid» erano legittime. E i licenziamenti? «Frutto di scelte individuali».

Può essere che i giudici della Corte costituzionale, il cui compito è di verificare la conformità delle leggi alla Costituzione, si siano rifatti a loro stessi, o meglio, alla sentenza del 30 novembre 2022 con la quale la Consulta, per la prima volta nella storia, aveva stabilito che fosse «legittimo» l’obbligo vaccinale e relative sanzioni (sospensione dal lavoro e dallo stipendio per i non vaccinati), rendendo di fatto diritti fondamentali, come quello al lavoro, «disponibili» anziché «intangibili».

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La Consulta calpesta le forze dell’ordine: «Picchiare un agente non è sempre grave»
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.

Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.

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Matti liberi, «regalo» della Consulta
Vincenzo Lanni ripreso dalle telecamere di sorveglianza (Ansa)
La Corte ha pian piano ridotto la possibilità di applicare misure restrittive a carico di soggetti pericolosi. E il sistema inceppato «genera» persino accoltellatori tipo Lanni.

A fronte di fatti come quello della donna recentemente accoltellata a Milano, senza motivo alcuno, da uno squilibrato mentale già resosi autore, in passato, di fatti analoghi e ciononostante a piede libero, è logico che ci si chieda che cosa non funzioni nel sistema che, teoricamente, dovrebbe garantire che soggetti di già riconosciuta pericolosità siano messi in condizione di non nuocere ulteriormente. La risposta è che quel sistema, originariamente rispondente a una certa logica e suscettibile, quindi, di produrre un certo grado di sicurezza, è stato progressivamente, di fatto, smantellato a colpi di interventi legislativi e di pronunce della Corte costituzionale.

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