Garlasco, la frase choc a Porta a Porta: «Nella sfera sessuale di tutti c’è lo stupro»
Bufera sulla giornalista Concita Borrelli dopo le parole pronunciate su Rai1 durante Porta a Porta. Pd all’attacco della Rai e di Bruno Vespa, mentre il Garante privacy richiama i media contro la «morbosa spettacolarizzazione» della vicenda.
Del caso Garlasco, con tutta sincerità, non ne possiamo più. A parte lo schifo per una vicenda che si trascina da vent’anni e che paventa un terribile errore giudiziario. A parte lo strazio di due genitori che ancora non trovano giustizia per l’assassinio della loro figlia. A parte una magistratura schizofrenica che dopo due assoluzioni condanna un ragazzo a vent’anni salvo poi chiederne, a fine pena, la revisione del processo.
Premesso tutto questo, oltreché il fatto che di questa tragica storia iniziata nel 2007, la cosa più agghiacciante è che non esista ancora un colpevole certo, dobbiamo anche sorbirci, da mattina a sera, su ogni canale, ogni trasmissione e programma tv, le chiacchiere asfissianti di esperti, scienziati, colonnelli e giornalisti di ogni specie e grado che, facendo finta di sapere tutto, non sanno nulla.
Giovedì sera è ri-toccato alla giornalista Concita Borrelli che, durante la trasmissione “Porta a Porta” su Rai1, se n’è uscita con una frase da far venire i brividi solo a pensarla. Cinquantasette anni, avellinese, ex avvocato, consulente di Porta a Porta, collaboratrice del Messaggero, autore tv, da vent’anni volto Rai, sposata con Fulco Ruffo di Calabria, discendente da una delle sette più grandi casate del Regno di Napoli, Borrelli esordisce così: “Nella sfera sessuale di ognuno di noi c'è lo stupro, c'è nei nostri sogni”. Senza riflettere che magari tutto questo è solo nei suoi.
In collegamento c’è la giallista Elisabetta Cametti che si sofferma sul profilo psicologico di Andrea Sempio, ormai unico imputato del processo dopo la chiusura delle indagini della Procura di Pavia: “Lui sognava di stuprare le donne, sognava di accoltellarle, ma non solo. Ci sono anche una serie di ricerche fatte online, tutte a sfondo sessuale, violento. Lui aveva un interesse per gli stupratori, per i predatori, per gli omicidi, questo ovviamente non fa di lui né un aggressore né un assassino, però è chiaro che c'è una parte di lui che potrebbe essere un comportamento delittuoso”.
Dopo l'intervento più tecnico della criminologa Anna Vagli, parla Borrelli: “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, dico una cosa terribile, forte, c'è lo stupro. C'è che qualcuno ti prende e tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell'immaginazione, ce l'abbiamo tutti e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini. Questo è pericolosissimo, questi profili, che se ne faccia un uso molto misurato, ci fermiamo alla sfera sessuale”.
Cametti prende subito le distanze, muovendo energicamente la testa in segno di diniego. Chi non proferisce parola, invece, è il presentatore, Bruno Vespa, sempre pronto a cantarle a tutti come fece un mese fa contro il deputato Pd Giuseppe Provenzano, al quale ordinò, urlandogli in faccia, di stare zitto, per una innocente battuta non gradita. Invece, a quanto sembra, è parso gradire la battuta infelice della sua amica e collaboratrice, visto che non ha fiatato.
La scena impietosa è finita ovviamente sui social, scatenando un'indignazione generale. Un'affermazione pericolosa e fuorviante di cui, in risposta al commento di un giornalista su X, Borrelli cerca di mettere una toppa che è peggio del buco: "Le fantasie sessuali sono al di sopra di noi! Non facciamo gli ipocriti. Io non sogno come auspicio, sognare significa fantasia".
Indignazione arriva anche dal mondo politico innescando uno scontro Pd-Rai. I componenti democratici della commissione parlamentare di Vigilanza Rai sono infuriati: “Parole inaccettabili, che banalizzano il tema della violenza sessuale e risultano offensive nei confronti delle donne e di tutte le vittime di abusi e violenze. È ancora più grave che simili affermazioni trovino spazio nel servizio pubblico radiotelevisivo, che ha il dovere di promuovere rispetto, responsabilità e attenzione su temi tanto delicati. Nel pieno rispetto della libertà di espressione, ribadiamo che non può esserci alcuna ambiguità quando si parla di violenza e stupro”.
La deputata Pd Ouidad Bakkali commenta: “Il servizio pubblico radiotelevisivo non può e non deve essere un luogo in cui la violenza sulle donne venga minimizzata o, peggio, presentata come un dato di natura universale. La Rai ha il dovere di promuovere il rispetto della dignità della persona e di non contribuire, nemmeno indirettamente, alla diffusione di stereotipi che alimentano la cultura dello stupro. Chiediamo che i vertici Rai rilascino pubbliche scuse nei confronti delle vittime di violenza sessuale, delle associazioni che le rappresentano e di tutti i telespettatori. Chiediamo altresì che la direzione aziendale avvii una verifica interna sull'accaduto e adotti le misure necessarie affinché episodi simili non abbiano a ripetersi”.
Secondo Bakkali “altrettanto inaccettabile è stato il comportamento del conduttore Bruno Vespa, che ha lasciato correre tali parole senza alcuna interruzione, senza un cenno di dissenso, senza la minima presa di distanza. Su un canale del servizio pubblico, finanziato dai cittadini, un simile silenzio complice non è tollerabile. Chi conduce una trasmissione ha la responsabilità editoriale e morale di impedire che affermazioni di questa natura vengano veicolate senza alcun contraddittorio”.
Il Garante privacy dice, invece, stop morbosità su Garlasco facendo un fermo richiamo ai media nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e delle regole deontologiche dei giornalisti, oltreché delle garanzie costituzionali. Regole deontologiche che, a quanto pare, per molti giornalisti sono solo optional.
"Si assiste a una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca, in contrasto con il principio di essenzialità dell'informazione e suscettibile di travalicare il necessario rispetto della persona e della sua dignità”, scrive il Garante in una nota. “Si tratta di un limite che deve essere garantito non soltanto alla vittima e ai suoi familiari, ma anche agli indagati e a tutte le persone che, a vario titolo, risultino coinvolte o richiamate nella narrazione mediatica. L’Autorità continua a vigilare sulla vicenda, anche alla luce dei reclami ricevuti dagli interessati, e si riserva di intervenire ulteriormente rispetto alle istruttorie già aperte, anche nei confronti di eventuali utilizzatori di contenuti acquisiti o diffusi illecitamente".
Il Garante ricorda che la riproduzione, la condivisione o l'ulteriore diffusione di contenuti acquisiti in modo illecito può integrare una violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali, facendo riferimento al servizio televisivo relativo ai colloqui tra Stasi e il suo legale.
Sembra un film tragicomico. C’è poco da ridere però per Massimo Calearo Ciman, finito in guai giudiziari serissimi: frode da 9 milioni su fondi pubblici.
Imprenditore di 71 anni, ex deputato del Pd dal 2008 al 2013, durante il IV governo Berlusconi e, dopo il 2011, quello di Mario Monti, si è fatto notare più per le sue intemperanze e goliardate che per i risultati ottenuti nella vita. È stato anche a capo di Confindustria Vicenza dal 2003 al 2008, e contemporaneamente presidente nazionale di Federmeccanica (2004-2008).
L’imprenditore ora è indagato per il fallimento dell’azienda di famiglia, la Calearo Antenne spa di Isola Vicentina, fondata nel 1957, che contava 600 dipendenti, già in grave crisi finanziaria e dallo scorso anno sottoposta a liquidazione giudiziale a causa delle difficoltà economiche derivate dalle perdite indotte dalla pandemia e poi dalla difficile ripresa. Assieme a lui, nel registro della procura, ci sono finiti i figli Carlo Alberto ed Eugenio già presidente dei Giovani imprenditori di Vicenza, oltre all’ex amministratore delegato dell’azienda Luca Corazza. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta.
La Finanza ha sequestrato beni e liquidi per oltre 4 milioni di euro: 15 immobili, tra i quali la villa di famiglia sui Colli Berici del valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro, 18 terreni, 2 veicoli, le quote di 8 società di capitali. Ricostruito un articolato sistema di distrazione patrimoniale e di utilizzo illecito di fondi pubblici, sviluppatosi mentre la società si trovava in uno stato di dissesto economico. Gli indagati avrebbero dapprima aggravato la situazione debitoria per poi ottenere finanziamenti garantiti dallo Stato presentando documenti e dati contabili falsi. Sotto la lente delle fiamme gialle ci sono due finanziamenti: uno da 7,5 milioni di euro erogato da Invitalia e uno da 1,5 milioni di euro concesso da Banca Sistema e garantito da Sace per 1,35 milioni.
Le indagini avrebbero poi evidenziato come parte di quelle somme sarebbe stata destinata a finalità diverse rispetto a quelle dichiarate nei progetti di investimento. Circa 3,8 milioni di euro sarebbero stati trasferiti verso partecipate estere nonostante il vincolo di destinazione dei fondi a investimenti e attività produttive esclusivamente in Italia. Nel mirino anche la cessione di immobili all’estero per 2,8 milioni di euro a fronte di pagamenti che, secondo gli investigatori, non sarebbero mai stati effettuati. Tra gli episodi contestati figurano l’erogazione di compensi non concordati al presidente del consiglio d’amministrazione per circa 186.000 euro e l’utilizzo illecito di crediti d’imposta finanziati con risorse del Pnrr per circa 115.000 euro. Di particolare rilievo l’impiego fraudolento di 282.000 euro provenienti da finanziamenti pubblici destinati a favorire le imprese in difficoltà durante il Covid che sarebbero stati inviati dalla società vicentina a una controllata estera attraverso l’indebita applicazione dell’Iva sugli acquisti effettuati da quest’ultima.
«Io sono tranquillo, pacifico e sereno. È una tempesta in un bicchiere d’acqua. Dimostreremo che abbiamo agito per l’interesse dell’azienda e che non ci siamo messi in tasca un euro. Non ho niente da nascondere. Questo è un dato di fatto», commenta Calearo. «Andremo a vedere cosa è stato fatto da chi ci è subentrato, quando ci hanno consigliato di non gestire più noi l’azienda. Per fortuna o purtroppo, io non sono un “Signor nessuno”. Il mio nome fa cassetta. Hanno sbagliato bersaglio, dispiace per tutta questa pubblicità negativa».
D’altronde lui è un vero espero di pubblicità negativa, abilissimo a procurarsela anche in passato. Nel 2012, durante un’intervista alla Zanzara, disse che in Parlamento non ci va quasi più («Rimango a casa a fare l'imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più») e che lo stipendio lo prendeva solo per pagare un mutuo da 12.000 euro al mese. Walter Veltroni, che nel 2008, da segretario, lo aveva candidato capolista nel Pd, facendolo diventare parlamentare, si definì disgustato, descrivendolo come «una persona orrenda». Dopo le polemiche Calearo annunciò le dimissioni da deputato salvo poi ripensarci affermando: «In Parlamento ci sono i condannati, non è giusto che mi dimetta io che non ho fatto niente di male».
Sul piano politico è stato a dir poco discontinuo. Partito da Pd si è ritrovato tra le braccia di Berlusconi. Nel 2009 lascia il Pd in rotta con il nuovo segretario Pier Luigi Bersani. Fonda Alleanza per l'Italia con Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Nel 2010 lascia anche Api e dà vita al Movimento di Responsabilità Nazionale con Domenico Scilipoti e vota contro la mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Questo gli vale un posto da consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero. Personaggio interessante.
Un grande amore per il mare, ma stavolta il mare li ha traditi. Ecco come un paradiso terrestre può trasformarsi in un incubo. È stato così per cinque italiani, esperti subacquei, che ieri sono annegati alle Maldive. I cinque sono scesi in immersione dalla safari boat Duke of York, un’imbarcazione specializzata in crociere subacquee, in navigazione nei pressi di Alimathà, una delle isole disabitate dell’atollo di Vaavu e una delle mete più apprezzate per gli appassionati di immersioni, raggiungibile in circa un’ora di motoscafo da Malè.
Il gruppo avrebbe deciso di immergersi in una delle tante grotte presenti a 50 metri di profondità, nonostante le condizioni meteorologiche critiche per le attività in mare. Mare grosso, venti fino a 50 miglia orarie e allerta meteo gialla. Le «grotte di Alimatha» non sono cavità terrestri, ma grandi anfratti corallini, tunnel e passaggi naturali. Si sarebbero tuffati in acqua al mattino e non sarebbero più riemersi. L’equipaggio ne ha denunciato la loro scomparsa quando, verso mezzogiorno, non erano ancora tornati in superficie. La segnalazione è arrivata alle autorità alle 13,45 ora locale (le 10.45 in Italia). Le operazioni di ricerca sono partite subito e hanno portato al ritrovamento di un solo corpo. Altri quattro sono ancora dispersi.
Il primo corpo è stato ritrovato intorno alle 18.13 (le 15.13 in Italia) «a circa 60 metri di profondità all’interno di una grotta. Si ritiene che i restanti quattro subacquei si trovino all’interno della grotta, che è lunga circa 200 piedi (ovvero circa 60 metri, ndr)», ha dichiarato il sito web delle forze armate delle Maldive, che precisa si tratti di un’operazione molto pericolosa e ad alto rischio.
Una delle vittime è Monica Montefalcone, 51 anni, volto noto anche in tv, ricercatrice e studiosa dell’ambiente marino, professoressa associata in Ecologia marina tropicale e Scienza subacquea dell’Università di Genova, e la figlia di 23 anni, Giorgia Sommacal che studiava ingegneria biomedica nel capoluogo ligure. Montefalcone si trovava alle Maldive come coordinatrice di un progetto di ricerca assieme ad altri colleghi, tra cui l’assegnista di ricerca del dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, Muriel Oddenino, residente a Poirino, nel Torinese, ma originaria della Puglia, anche lei tra le vittime. La ricercatrice collaborava con la professoressa Montefalcone, si era laureata a Bari e si era poi specializzata nell’ateneo genovese. Secondo una prima ricostruzione, questa escursione subacquea a -50 metri non era però legata a quel progetto: per questo motivo non è ancora chiaro se altri ricercatori fossero in sua compagnia al momento della tragedia.
Altra vittima è Federico Gualtieri, di Borgomanero, nel Novarese, e il padovano Gianluca Benedetti, operation manager di Albatros Top Boat, la società che gestiva la safari boat. Dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di trasformare la sua grande passione per le immersioni subacquee in un’attività a tempo pieno. La Farnesina e l’ambasciata d’Italia a Colombo stanno provvedendo a prendere contatto con i familiari delle vittime per fornire ogni necessaria assistenza consolare. «Una tragedia, non posso aggiungere altro», commenta la console Giorgia Marazzi.
Da decenni l’università di Genova studia le profondità delle Maldive. «Sono sub espertissimi, ma nelle grotte è facile perdersi», commenta Roberto Danovaro, direttore per dieci anni della Stazione zoologica Anton Dohrn a Napoli, professore di biologia marina all’università Politecnica delle Marche e sub esperto (anche lui si è immerso spesso alle Maldive). «La loro esplorazione era complessa», spiega. «Si trattava di raggiungere una grotta profonda, a 50 metri. Per questo avevano con sé una guida, sempre italiana, e non erano accompagnati da studenti. Percorrendo le cavità e penetrando nei fori fra le rocce può capitare facilmente di perdere l’orientamento, specialmente se si solleva pulviscolo e la visibilità diventa scarsa. A quel punto c’è il rischio che le bombole si esauriscano. In altri casi le grotte possono contenere esalazioni di gas tossici». Un’altra ipotesi potrebbe essere legata alla «tossicità da ossigeno» o iperossia, una condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione a elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno può provocare perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici.





