La Verità - Moda e design
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Con TheCorner.com lo shopping online si fa in negozio

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Il dibattito sullo shopping online e offline sembra essere sempre attuale. C'è chi preferisce fare acquisti comodamente sul divano e chi invece non riesce assolutamente a rinunciare all'esperienza in negozio. TheCorner.com nasce proprio dalla necessità di coniugare queste due anime, all'apparenza apposte, regalando ai propri visitatori una «shopping experience» unica nel suo genere.

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L'italiano non rinuncia alle vacanze. Così i bagagli si fanno sempre più smart

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  • La valigia è diventato un oggetto indispensabile. Il mercato è in crescita e nel 2020 dovrebbe raggiungere i 67 miliardi di dollari. Di questi, 3 arrivano dalle vendite italiane.
  • Elisabetta Stucchi, General Manager Samsonite Italia: «Accompagniamo i Millennials in giro per il mondo». E nei negozi arriva la collezione ispirata a Barbie.
  • Trolley collegati allo smartphone, lucchetti Bluetooth e borsoni che si trasformano in mini scooter. Il viaggio - di lavoro o di piacere - è sempre più tech.
  • Da 73 anni l'azienda italiana Pellux è il punto di riferimento di Milano. L'ad Piermaurizio Di Rienzo: «Nella nostra offerta anche borse di coccodrillo da oltre 7.000 euro».

Lo speciale comprende quattro articoli e una gallery fotografica.

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«I miei gioielli da film piacciono alle star»

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Emanuele e Giulia Bicocchi

  • Il giovane designer Emanuele Bicocchi: «Molte celebrità indossano le nostre creazioni, tra cui il bracciale protagonista di due pellicole campioni d'incassi. Sono partito dal nulla e senza una lira, con la spinta di mia moglie allora sedicenne. Si fa tutto a mano e made in Italy».
  • Il marchio Lardini ha prodotto una maglietta speciale per sostenere la Lega del filo d'oro. «Un'immagine raffigurante me con i miei cugini e tutti quei bambini desiderosi di vivere a pieno le loro vite e raggiungere i loro obiettivi» spiega Clio Moretti Lardini.
  • Il gruppo francese Kering imprime una svolta non da poco a tutto il pianeta del fashion scegliendo solo indossatrici e indossatori maggiorenni.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Per i profumi spendiamo un miliardo e una boccetta può costare fino a 500 euro

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  • Firmati da brand noti o più di nicchia, maschili o femminili sono da sempre irrinunciabili per i consumatori del nostro Paese. Su un valore del mercato italiano dei prodotti cosmetici pari a oltre 10 miliardi di euro, il settore dei profumi vale il 12,6%.
  • Il nostro olfatto è in grado di distinguere milioni di combinazioni di fragranze diverse, ma i gusti olfattivi esprimono la nostra personalità molto più di quello che pensiamo e sono in grado di indicarci quale tipologia di viaggio fa al caso nostro.
  • Il caramello per gli eterni Peter Pan, i bergamotto per gli sportivi: a ognuno il suo aroma. Regalare un eau de toilette azzeccato significa conoscere una persona ed è sicuramente uno dei migliori complimenti che si possano fare.
  • Carner Barcellona, Twinset, Maria Candida Gentile: brand simbolo della nuova stagione.
  • Tra le ultime uscite in profumeria c'è anche Bond No. 9 Greenwich Village. Prezzo per una confezione? 425 euro.
  • Dal 2011 Francesca Dell'Oro si dedica alle fragranze. Una passione nata da bambina, sulle sponde del lago di Como. Cosa scegliere per la prossima estate? «Un profumo dalle note frizzanti».

Lo speciale contiene sei articoli e gallery fotografiche.

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«Brooks Brothers è ripartita con un’anima italiana»

Brooks Brothers per Pitti

  • Dopo essere passato a Claudio Del Vecchio, il marchio americano ha riservato più attenzione alla linea donna. E ora festeggia con nuove aperture.
  • «Collaboriamo con le scuole di moda per un futuro sostenibile». Così anche il Consorzio Detox si prepara al Pitti.
  • La manifestazione fiorentina al via a giugno. Attesi 1.220 espositori e 19.000 visitatori. Quasi la metà arriva da Paesi stranieri.

Lo speciale contiene tre articoli.

Nel 2018 ha compiuto 200 anni ma non li dimostra. Anzi. Basta il nome Brooks Brothers per pensare a una moda contemporanea e, allo stesso tempo, per evocare un'America con un certo stile. I prodotti più iconici del marchio, dalla camicia button down al blazer blu con i bottoni dorati, sono stati indossati dai Rockefeller, dai Vanderbilt e dai Kennedy, le grandi famiglie dell'aristocrazia americana. Per non parlare di Rodolfo Valentino, Clark Gable, Cary Grant, Fred Astaire e ben 40 dei 45 presidenti degli Stati Uniti. Senza dimenticare il look impeccabile di Leonardo DiCaprio ne Il Grande Gatsby.

Il debutto avvenne nel 1818 con una piccola merceria a Manhattan. La bottega degli esordi si chiamava solo Henry Brooks, per l'arrivo dei «Brothers» si dovette attendere il 1850, quando il negozio passò ai quattro figli maschi dopo la morte del fondatore. Nel 2019 si celebrano i 40 anni di presenza in Giappone, che verranno onorati con una grande sfilata evento a Tokyo il 23 maggio.

«L'anno scorso abbiamo festeggiato il bicentenario della nostra azienda, una tappa estremamente significativa», spiega Luca Gastaldi, amministratore delegato Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) del marchio, «non esiste nel mondo della moda un altro brand tanto longevo quanto il nostro».

Per Brooks Brothers cosa rappresenta il Giappone?

«Questa sarà la prima sfilata di Brooks Brothers nel Paese del Sol Levante, la terza in tutta la storia del marchio. Il Giappone è un Paese che apprezziamo molto per il suo mix dinamico di cultura, tradizioni e innovazione e rappresenta per noi il mercato internazionale più importante: basti pensare che pesa per il 12-13% sul nostro fatturato, quasi la metà del mercato internazionale (30% del fatturato totale), che include oltre al Giappone anche l'Emea, la Corea, l'Asia e l'America Latina. Dunque siamo molto orgogliosi di avere in questo Paese una storia fortunata e lunga: il primo flagship store è stato quello di Aoyama, aperto nel 1979».

Cosa è cambiato dopo l'acquisizione nel 2001 di Claudio Del Vecchio?

«In questi 18 anni il brand è stato riportato sui binari e ha assunto un ruolo basato sulla cultura del prodotto e del rapporto con la clientela. Prima del suo acquisto il marchio Brooks Brothers era stato svilito, aveva abbassato il suo posizionamento e tutti i pilastri fondamentali che avevano costituito il successo di questa azienda erano stati trascurati. Il mestiere di Del Vecchio e l'imprinting che ha dato con tutte le persone che hanno lavorato con lui hanno rifocalizzato il marchio. Qualità, ricerca, sviluppo e capacità di dare al nostro prodotto un giusto rapporto qualità prezzo sono i dogmi che ci guidano in tutto quello che facciamo. L'obiettivo è ancora quella del fondatore. Parlò per la prima volta di un concetto probabilmente all'epoca astruso che era quello di “fair profit". I fratelli Brooks si posero l'obiettivo di produrre solo capi di qualità, perseguendo un profitto equo, e di venderli a chi fosse davvero in grado di apprezzarne il valore. Quel principio oggi equivale alla missione aziendale del gruppo, amato negli Stati Uniti e distribuito in tutto il mondo. È una visione imprenditoriale che è rimasta intatta».

Quali sono i vostri punti di forza?

«La fortissima focalizzazione su prodotto intesa come ricerca, sviluppo, innovazione, standard qualitativi e grande attenzione al cliente. Tutto quello che facciamo avviene pensando al consumatore finale».

Qual è il vostro capo più venduto?

«In termini di volumi sempre la camicia, che la fa da padrone».

Sono i arrivo nuove aperture a Londra e negli Usa.

«Soprattutto in America non siamo passati indenni da questa crisi epocale e drammatica che ha coinvolto tutto il settore dei negozi, però Brooks Brothers è l'unico brand americano che nell'ultimo anno non ha chiuso punti vendita. Tuttavia non significa che non ne chiuderemo in futuro né che non ci saranno cambiamenti. La prova che continuiamo a credere nella vendita al dettaglio è proprio l'apertura a Hudson Yards, il progetto più significativo che è stato realizzato negli ultimi dieci a anni a New York. È stato costruito un quartiere intero dove si trovano residenziale, terziario e un centro commerciale meraviglioso. Per noi che nasciamo a New York e siamo parte degli Stati Uniti era irrinunciabile avere un negozio in quel luogo. E abbiamo inaugurato un nuovo concept store che è stato creato lo scorso anno. Presto arriveranno i primi monomarca in Cina».

Nuove collaborazioni?

«Prosegue ormai da cinque anni quella per la collezione donna con lo stilista Zac Posen. Anche questo un fatto epocale perché l'azienda non aveva mai avuto un designer. È un matrimonio che funziona con uno dei più talentuosi stilisti americani. Il settore donna cresce più che proporzionalmente rispetto all'uomo. Da tre anni, poi, collaboriamo con Riccardo Pozzoli sui progetti di comunicazione digitale, in particolare sui social e su Instagram. C'è una forte assonanza tra il brand e Pozzoli, influencer e giovane imprenditore attento a tematiche sociali, basti pensare al suo rapporto con l'Unicef: è un ottimo testimonial. Le affinità ci hanno portati a ragionare sulla possibilità di creare dei capi e da qui nasce una capsule collection formata da tre camicie riconoscibili da un ricamo sul polsino. Parteciperà come nostro ambasciatore alla Mille Miglia all'interno della scuderia Franciacorta».

Pitti ospita la sfilata di Ferragamo e il debutto di Armani

Più ricco di così non si poteva. Il Pitti uomo in programma dall'11 al 14 giugno a Firenze porterà una valanga di eventi. La manifestazione dedicata all'abbigliamento per lui più prestigiosa al mondo mantiene intatto il suo primato grazie anche al lavoro indefesso di Claudio Marenzi, presidente del Pitti e di Confindustria moda, Raffaello Napoleone, ad, Agostino Poletto, direttore generale, e Lapo Cianchi, direttore comunicazione. Ecco i numeri: 1.220 espositori, di cui 549 esteri (il 45%) e 230 tra nomi nuovi e rientri. Attesi in Fortezza da Basso circa 19.000 buyer, di cui oltre 8.000 stranieri.

«Sul fronte estero si confermano i principali Paesi di riferimento, tra cui Giappone, Germania, Regno Unito, Cina, Corea e Stati Uniti; potrebbe esserci un leggero calo da Francia, Russia e Spagna», ha commentato Napoleone, «oggi il sistema distributivo è un po' in crisi, i retailer stanno diminuendo mentre cresce l'ecommerce, e anche le fiere dovranno tener conto di questo trend evolvendosi di stagione in stagione. Noi lo stiamo facendo, ma non posso ancora rivelare nulla».

Il tema scelto come filo conduttore dei tre saloni estivi di Pitti immagine è The Pitti Special Click: «Una scintilla che produce alchimie sempre diverse», ha detto Poletto, «qualcosa per cui si viene e si continua a venire a Firenze per vedere, conoscere, cercare di capire». Con tanto di set design in Fortezza curato da Sergio Colantuoni.

Quest'anno Pitti uomo festeggerà i 30 anni della nascita del brand Pitti immagine, celebrati con la mostra Romanzo breve di Moda Maschile (11 giugno-29 settembre) al Museo della moda di Palazzo Pitti. L'esposizione, curata da Olivier Saillard, ripercorre tre decenni di moda maschile dal 1989 a oggi, attraverso 150 outfit donati da circa 90 brand. Karl Lagerfeld sarà ricordato con una performance firmata dall'artista di strada britannico Endless, che dipingerà il suo ritratto all'interno di un'installazione di 5 metri per 9 collocata al centro del salone. Il dipinto sarà riprodotto su 50 T shirt prodotte in serie limitata, che saranno commercializzate durante la fiera.

«Uno dei principali eventi di questa edizione, martedì 11 giugno, sarà la presentazione della collezione uomo primavera estate 2020 di un brand fortemente legato alla città di Firenze, Salvatore Ferragamo, che ha appena ottenuto l'autorizzazione a sfilare in piazza della Signoria, dove tra l'altro ha recentemente sponsorizzato il restauro della Fontana del Nettuno», ha annunciato Napoleone. «Inoltre, siamo molto felici di confermare l'appuntamento del Gucci garden, che inaugurerà il nuovo allestimento all'interno dello storico Palazzo della Mercanzia».

Grande attesa anche per la prima sfilata ufficiale di Cr runway, organizzata da Carine Roitfeld per celebrare il novantesimo anniversario di Luisaviaroma con tanto di performance di Lenny Kravitz, che si esibirà di fronte a circa 3.000 ospiti.

Tra gli altri appuntamenti da segnare in agenda, The Woolmark company con Luna rossa Prada Pirelli team e il debutto di Giorgio Armani, che sarà per la prima volta a Pitti con la linea ispirata allo streetwear A|X Armani exchange, nello stesso spazio che accoglierà il brand Emporio Armani junior durante Pitti bimbo.

«Givenchy presenterà il nuovo corso della griffe e la prima sfilata della collezione uomo firmata da Clare Waight Keller, in una location non ancora rivelata. Il fatto che un gruppo come Lvmh abbia scelto Firenze per lanciare una nuova linea fuori da Parigi è sintomatico del valore di Pitti uomo», ha detto Lapo Cianchi. Due gli eventi organizzati in collaborazione con Camera moda: i dieci anni del marchio Msgm fondato da Massimo Giorgetti e il lancio della collezione maschile del designer Marco De Vincenzo.

Marenzi ha commentato i dati preliminari registrati dal settore nel 2018, che ha visto una crescita complessiva del 3,3% e, in particolare, del 2,1% per quanto riguarda il comparto tessile e moda (escludendo gli accessori). Il giro d'affari dovrebbe attestarsi a circa 55,2 miliardi di euro.

«La crescita è stata trainata soprattutto dai Paesi extra Ue; verso la fine dell'anno si è registrato un rallentamento dell'Europa, con in particolare un segno negativo dopo anni per Germania e Spagna, che prevediamo continuerà nel 2019. Segnali positivi sono arrivati da Stati Uniti, Cina e Corea del Sud; è tornato a crescere il Giappone, stabile negli ultimi anni, mentre si è assistito a una nuova flessione della Russia. Il 2019 dovrebbe rimanere in linea con l'anno precedente».

A Firenze sta per andare in scena la moda sostenibile

Sarà la Corte della Palazzina Reale di Firenze a ospitare la presentazione delle cinque collezioni eco-friendly durante la settimana di Pitti Immagine Uomo 96. I riflettori si sono già accesi sullo shooting fotografico per le cinque capsule collection «The Time is Now!» realizzate dall'Istituto europeo di design insieme al Consorzio Italiano Implementazione Detox - CID e Greenpeace Italia. Dopo il lancio di «The Time is Now!» a gennaio 2019, il progetto ha raggiunto la fase conclusiva e le collezioni sono pronte per essere fotografate e presentate. Il lavoro è stato portato avanti da un gruppo di 15 creativi, selezionati fra gli studenti IED del 3° anno dei Corsi di fashion design e Fashion stylist delle sedi di Milano, Roma, Firenze, Torino e Como. Il gruppo, con la Direzione Creativa di David Parisi e Alessia Crea, ex studenti Ied e co-fondatori del brand Casamadre, è stato guidato in un primo workshop creativo e poi nelle fasi di sviluppo e finalizzazione dei capi.

Sono nate così le cinque collezioni moda uomo: DIVISI di Marcello Pipitone, Martina Modenese e Violetta Gancia; Human Trace di Lidia Vigna, Erica Pepe e Tatiana Ciardo; Oddly Beautiful di Minhae Ha, Zicen Zhang e Francesco Saverio Costanzo; Parcae di Andrea Luisa Berger, Cecilia Fefe e Rom Uzan e Puru Puru di Vittoria Xerra, Federica Murgia e Veikko Seppala. Le collezioni sono state realizzate con i tessuti forniti dalle aziende impegnate in detox e selezionate per i processi attenti all'ambiente a partire dall'eliminazione delle sostanze pericolose dai propri cicli produttivi, secondo i principi detox di Greenpeace; molti di questi tessuti inoltre sono stati prodotti utilizzando materiale riciclato. Le aziende del Consorzio che si sono rese disponibili per fornire i propri prodotti sono Be.Mi.Ve, Berto Industrie Tessili, Candiani Denim, Emmetex, Filati Biagioli Modesto, Furpile idea, Industria Biagioli, Industria Italiana Fialti, Lanificio Mario Bellucci, Marini Industrie, Miroglio Group e Texmoda Tessuti. «Come gruppo di aziende impegnate per un tessile sostenibile e innovativo riteniamo fondamentale lavorare insieme alle scuole di moda per far crescere le conoscenze sulle metodologie produttive che integrino i principi di sostenibilità e di economia circolare come elementi imprescindibili» spiega Andrea Cavicchi, presidente del Consorzio Detox. «Siamo convinti che il tema della progettazione sostenibile possa essere un importante pilastro per la formazione dei giovani designer e questo progetto con Ied sta facendo emergere un grandissimo interesse da parte dei docenti e dei giovani designer. Le aziende del nostro consorzio, che ringrazio, stanno contribuendo al progetto molto attivamente, mettendo a disposizione i loro prodotti e la loro esperienza produttiva, affinché si possa finalmente progettare capi o accessori realmente ecosostenibili».

Le immagini di anteprima di Pitti

Pitti

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Anche «Sports Illustrated» cede alla sharia e pubblica il suo primo burqini

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Sports Illustrated

Per la prima volta il magazine sportivo americano pubblica a fianco di donne praticamente nude una giovane musulmana che fa il bagno con il costume velato. Chi celebra l'inclusività dimentica che invece quel particolare indumento è simbolo dell'oppressione del sesso femminile.

All'interno alcune delle top model del numero in edicola e le foto delle modella velata.

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A New York arriva il circo degli orrori: al Met gala donne lampadario e uomini con tacchi a spillo

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Ansa

All'annuale evento che si tiene al Metropolitan museum, i vip di Hollywood hanno mostrato il lato peggiore della moda. Harry Styles, ex One Direction, si presenta vestito da donna con tacchi e orecchino di perle, Lady Gaga sfila in mutande e calze a rete. Ma il peggiore è Jared Leto, il rocker attore si presenta sul red carpet con in braccio la riproduzione della sua testa.

Lo speciale contiene gallery fotografiche e approfondimenti sul gala.

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«Il mio profumo cattura l’essenza del mare»

Acqua dell'Elba

  • L'architetto Fabio Murzi che nel 2000 ha dato vita con la sorella e un socio all'Acqua dell'Elba: «Non avevamo esperienza, ci dicevano che non ce l'avremmo fatta: ora esportiamo all'estero, gestiamo ben 26 boutique e stiamo lanciando una linea di creme solari».
  • Regenesi si dedica alla rigenerazione di materiali di post-consumo in oggetti e accessori moda dal design innovativo e completamente sostenibile.

Lo speciale contiene due articoli.

Il profumo del mare. La fresca brezza dell'isola. I sentori olfattivi della macchia mediterranea. Non è facile racchiudere tutto in un flacone di vetro. L'impresa impossibile è perfettamente riuscita a tre giovani avventurosi che nel 2000 crearono l'Acqua dell'Elba. «Mia sorella Chiara, Marco Turoni e io», racconta Fabio Murzi, presidente del marchio, «fummo ispirati dopo un giro in barca che ci portò davanti allo scoglio di Paolina dove fu ritrovata, nella stiva di un veliero del II secolo, una raffinata statuetta d'avorio, tappo che sigillava un'essenza preziosa, recuperato dalla Soprintendenza negli anni Sessanta e ancora oggi conservato al museo archeologico di Marciana Alta all'Isola d'Elba. Fu il nostro messaggio nella bottiglia, donatoci dal mare». In un settore controllato da poche multinazionali non era cosa semplice riuscire a inserirsi nel vasto mondo della profumeria. «La nostra è la storia di una piccola impresa italiana, di una manifattura artigianale di profumi. L'idea di partenza era quella di restituire l'emozione del profumo del mare e dell'isola ricreandolo in qualcosa di più di una fragranza, una vera e propria essenza».

Vi siete sempre occupati di profumi?

«Assolutamente no, noi facevamo tutt'altro. Mia sorella, come ogni donna, era appassionata di profumi ma non stava lavorando perché aveva un bimbo piccolo, Marco Turoni aveva 19 anni e si era appena diplomato mentre io facevo l'architetto. Abbiamo iniziato da zero e tutto è stato molto difficoltoso, nemmeno le associazioni di categoria ci sapevano indicare come costruire il laboratorio o dove comprare l'alcol per fare i profumi, che si acquista con delle autorizzazioni delle dogane e della Finanza. Quindi l'inizio è stato travagliato e complicato. Ma fu una sfida che ci appassionò da subito».

Il naso, creatore di profumi, ha un nome?

«Ci appoggiamo a maestri profumieri importanti. Il brief nasce da noi stessi e lo diamo a più di un naso essenziere che poi valutiamo direttamente. Ma la scelta finale è nostra. Un profumo è memoria e al profumo sono legati ricordi. Per noi sono il mare e l'Isola d' Elba».

Negli anni il vostro profumo si è modificato?

«Noi abbiamo una linea classica, uomo e donna, nata 20 anni fa. E questa è la particolarità dell'azienda artigiana. Poi abbiamo aggiunto altre linee ma non con la frequenza delle marche commerciali che ogni sei mesi escono con un nuovo prodotto. Dopo 20 anni, abbiamo dieci profumi. Ma bisogna innovare».

Le multinazionali cambiano di continuo, ma lei non pensa che un profumo dovrebbe identificare una persona, essere una sorta di biglietto da visita?

«Sono d'accordo. La maggior parte dei nostri clienti è molto fedele al profumo che ha acquistato magari tanti anni fa. Ci sono persone che non riescono più a trovare profumi che le aziende hanno tolto di produzione e sono costrette a orientarsi su altri senza esserne mai completamente soddisfatte. Poi c'è chi, soprattutto le donne, ama cambiare. Dopo un anno dal nostro inizio ci dissero che non avevamo futuro proprio perché non cambiavamo e non entravamo in profumeria con novità continue. Hanno avuto torto».

Dove si trova la vostra sede?

«A Marciana Marina, antico borgo marinaro. Qui sono i nostri laboratori e la nostra sede. Qui nasce l'idea che si innesta sui valori di cultura, tradizione e innovazione artigiana tipici della Toscana. Acqua dell'Elba riflette un unicum: la bellezza dell'ambiente insulare del Parco nazionale dell'arcipelago toscano. Portiamo avanti una ricerca costante e una produzione limitata per la difficoltà di reperire e selezionare le materie prime e per la lentezza dei processi produttivi».

Avete una rete di vendita capillare.

«Sì, 19 monomarca all'Isola d'Elba e sette nelle città turistiche più importanti: Roma, Firenze, Venezia, Siena, Lucca, Palermo. Oltre a 580 profumerie clienti. Non siamo ancora arrivati a Milano ma ci stiamo lavorando perché tanti nostri clienti sono milanesi. Da un paio d'anni abbiamo iniziato a esportare. È la fida del futuro cercare di crescere nei mercati internazionali».

E ora proponete anche nuovi prodotti solari.

«È una linea particolare che pone attenzione all'ambiente, alla natura e alla salute della pelle. Sono sette prodotti, tre protezioni corpo, viso, doposole e uno scrub, dotati del complesso ultra marine coral complex, tutti principi attivi che vengono dal mare, dal bacino del Mediterraneo: alga corallina, ricca di proteine e sali minerali, un cocktail marino abbinato all'acido ialuronico. Non contengono parabeni, siliconi, oli minerali e alla base dello scrub c'è sabbia marina che dopo l'uso torna all'ambiente».

Acqua dell'Elba ritorna con la sua esclusiva essenza alla terza edizione del Versilia yachting rendez vous.

«E lo fa in grande stile aggiudicandosi il titolo di “official scent" dell'intera manifestazione, in programma dal 9 al 12 maggio al porto di Viareggio. La presenza per il terzo anno consecutivo di Acqua dell'Elba continua sulla scia dei valori universali del mare che ci legano a questa importante manifestazione dell'alto di gamma del made in Italy, in cui crediamo fortemente. Essere partner del Vyr significa ribadire la linea ideale che ci unisce al mondo della nautica dove la cura del prodotto, l'attenzione al particolare e la dedizione per il lavoro da parte degli imprenditori, dei designer di yacht e delle maestranze dà vita a imbarcazioni uniche, così come noi facciamo quotidianamente nei laboratori, creando i nostri profumi. Al tempo stesso sottolinea l'elemento della nostra identità, la passione per il mare».

La collezione solari di Acqua d'Elba

Acqua dell'Elba

Con Regenesi, i rifiuti si trasformano in borse e accessori

Borse, accessori e molto altro. Linee di prodotto firmate da designer internazionali e basate su un ciclo virtuoso di produzione che trasforma i rifiuti in bellezza, unendo stile, funzionalità e design sostenibile. Un lusso accessibile, rigenerato e innovativo. Questa è Regenesi, azienda che dal 2008 si dedica alla rigenerazione di materiali di post-consumo in oggetti e accessori moda dal design innovativo e completamente sostenibile.

Nata nel maggio 2008, grazie a un'idea dell'imprenditrice Maria Silvia Pazzi, l'azienda rappresenta oggi un'eccellenza del Made In Italy nella produzione di accessori moda e oggetti di design per la casa interamente realizzati con materiali di scarto industriale, a cui Regenesi dona una nuova vita.

La Filosofia

Dal 2009 Regenesi investe al 100% nella trasformazione innovativa e sostenibile di materiali di post-consumo, scegliendo di scommettere su una produzione «responsabile» di accessori moda, oggetti per la casa, gioielli e prodotti nati dalle collaborazioni con altri brand, il tutto lasciando spazio alla creatività dei designer che reinventano dai rifiuti prodotti unici, sempre caratterizzati dall'impronta dell'italian style. I rifiuti diventano così materie prime dalle infinite qualità in grado di assumere forme nuove, funzionali e di grande stile.

La filosofia Regenesi è racchiusa nel concetto di bello applicato a un processo di trasformazione di qualità e ad alto valore tecnologico e ambientale, proponendo così un modo alternativo di considerare gli oggetti, sia nella loro vita precedente, sia in quella nuova e completamente sostenibile.

I materiali

Alluminio, plastica, pelle, tessuti, cartone, gomma e vetro, tutto rigenerato e trasformato. Ma non solo. Con 100 lattine, 300 bicchierini da caffè o con i pannelli di vecchi frigoriferi si producono oggetti di design. E altri con gli scarti di vera pelle provenienti da concia vegetale, lattice (estratto da piante di caucciù), acqua, sali ed agenti coloranti naturali. Ci sono le montature degli occhiali, manici di borse o di catarifrangenti di biciclette o ancora pezzi di veicoli rottamati. Tutto si riusa, si «regenera».

Il livello di innovazione raggiunto con la lavorazione e la trasformazione dei materiali permette di realizzare prodotti di alta qualità e dalle forme esteticamente sempre più coinvolgenti ottenendo così la «nuova vita migliore» che ogni materia vorrebbe. Mangiare da un piatto in materiale rigenerato o portare in salotto un tappeto realizzato con la gomma che solitamente riveste i campi da gioco, trasporta anche verso una nuova visione degli oggetti del nostro quotidiano.

Per il recupero dei materiali l'azienda sceglie di interfacciare piccole imprese che curano i processi ambientali e non usano materiali tossici.

I designer

Le collezioni Regenesi sono interamente realizzate da designer di fama internazionale. Ognuno di loro ha scelto un materiale in grado di emozionarlo e ispirarlo, e poi ha raccolto la sfida che un approccio al design di post consumo rappresenta rispetto alla tradizione.

Ogni interpretazione, prodotto e disegno nasce grazie all'unione tra il background dei designer e la loro personale visione della filosofia Regenesi, sempre nell'ottica di raggiungere un perfetto equilibrio tra stile, design sostenibile e funzionalità.

Alcuni dei designer Regenesi: Denis Santachiara, Matali Crasset, Marco Ferreri, Giulio Iacchetti, Setsu, Shinobu ito, Kaisli Kiuru e Annalisa Caricato.

Ad affiancare questo gruppo di lavoro c'è poi il progetto Regenesi's design Factory che, oltre a sviluppare il lavoro dei diversi noti designer, crea e disegna direttamente i propri progetti. Si tratta di un gruppo di giovani emergenti provenienti dalle scuole di design più importanti in Italia, tra cui il Politecnico di Torino e l'Università di Venezia.

Le collezioni

Dalla cucina all'ufficio agli accessori. Sono decine gli oggetti del design rigenerato.Una linea di sottopentole realizzati in alluminio rigenerato proveniente da rottamazione di autoveicoli; svuota tasche, portapenne e portaoggetti, tutti realizzati al 100% senza additivi o resine, con plastica riciclata e riciclabile; portablocchi, porta iPad e portabigliettini, in pelle rigenerata e prodotti interamente a mano da artigiani pellettieri italiani; pelle, legno e tessuti rigenerati danno vita a una linea di borse contemporanee.

Lamborghini by Regenesi

Nel 2013 Regenesi e Automobili Lamborghini hanno stretto una partnership per la produzione di una mini-collezione di accessori realizzati grazie al recupero di materiali provenienti dalle linee produttive di Lamborghini. Borse, porta iPad, portafogli e portacarte dal design essenziale, tutti in pelle rigenerata e riciclata dai sedili delle auto.

Dainese by Regenesi

Vissute, consumate e strisciate. Sono le tute Dainese, quelle dei campioni di motociclismo, oggi trasformate in accessori dal design inconfondibile e sostenibile. Pelle rigenerata al servizio dello stile per creare una linea composta da accessori moda per il viaggio, il tempo libero e il lavoro. La linea è realizzata grazie al recupero delle tute dei piloti di MotoGP che hanno dato vita a portachiavi, astucci per smartphone e tablet e portabiglietti da visita.

Il progetto, denominato Moto-recycling, trasferisce quindi in oggetti di uso comune il mito della velocità su due ruote e delle imprese passate dai motociclisti.

Regenesi

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Cinque anni d'attesa e almeno 5.000 euro per possedere una «it bag»

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  • Le borse più famose della storia della moda continuano a sedurre migliaia di donne. Un viaggio nella storia delle it bag più famose, dalla Kelly di Hermès alla Luggage Tote di Celine, senza dimenticare la creazione di Gianfranco Ferrè per Dior e l'indimenticabile 2.55 di Chanel.
  • Valentina Curzi di Vic Matié racconta la sua ultima collezione e afferma: «La donna è cambiata e nella vita di tutti giorni preferisce la comodità dello zaino o del marsupio»
  • Philip Karto ha dato vita a un nuovo business colorando gli accessori più tradizionali con graffiti o frasi celebri.

Lo speciale contiene due articoli e tredici box.

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Biancalancia presenta il cashmere eco «che protegge animali e ambiente»

Biancalancia

  • Il fondatore di Biancalancia, Alessandro Tortato, racconta: «Pettiniamo e non tosiamo le capre E usiamo tinte vegetali come il guado, scoperto nel Medioevo».
  • L'attrice spagnola Penelope Cruz è testimonial dei 650 negozi di Go Carpisa, brand detenuto dalla famiglia Cimmino celebre per l'intimo.
  • American Vintage presenta la prima gamma di jeans ecosostenibili e organizza una serie di workshop dedicati alla tintura vegetale organizzati insieme all'azienda francese Whole.

Lo speciale contiene tre articoli.

Il nome non è una scelta da poco. Una persona lo deve portare addosso tutta la vita, quello di un'azienda può essere d'auspicio per un roseo futuro. È quello che ha pensato Alessandro Tortato quando è nata la sua bimba, alla quale ha dato il nome di Bianca, e quando ha aperto i battenti della sua azienda di maglieria, Scudrera, che produce il marchio di cashmere di altissima qualità Biancalancia, chiamato così proprio in onore di Bianca. Scudrera, invece, era un personaggio del libro di Giulio Bedeschi Centomila gavette di ghiaccio. «Un alpino della ritirata di Russia particolarmente caparbio e limpido», spiega Tortato, «mi aveva colpito e mi sono detto che con un nome così sei inaffondabile. Le ha passate tutte e dalla battaglia di Nikolajewka è riuscito a tornare a casa».

È il 2010 quando Scudrera vede la luce, «la mia creatura». La maglieria era nel suo Dna. «Mastico maglie fin da bambino. Vengo da una famiglia che ha fatto maglie tutta la vita, ma poi ho compiuto un percorso autonomo lavorando come manager in un'altra azienda finché non ho deciso di partire da solo».

Scudrera nasce ex novo, dal nulla.

«E il brand Biancalancia è l'unico che distribuiamo, per questo la società e il brand sono legati a doppio filo. Creiamo una collezione dal disegno, alla produzione, alla distribuzione in tutto il mondo, non ci dedichiamo ad altri marchi, non produciamo per conto terzi ma ci occupiamo esclusivamente dello sviluppo della nostra idea».

Un'idea che si focalizza sul cashmere.

«Trattando solo l'eccellenza non si poteva che partire da lì. Negli anni ci siamo ampliati fino a proposte complete, dagli accessori a camicie, abiti, capotti, scarpe, un vero e proprio total look, anche se la nostra anima resta il cashmere».

Un filato prezioso ma che non è tutto uguale.

«Parlando oggi di cashmere siamo in una giungla perché si possono marcare 100% cashmere filati dalle performance più differenti, dai mediocri agli eccellenti. Noi specifichiamo sempre che il nostro cashmere è solo Cariaggi o Loro Piana, i più importanti disponibili in commercio. Le differenze sono sostanziali a cominciare dalla purezza e dalla lunghezza della fibra e dalla modalità della tintura. Abbiamo selezionato come partner esclusivo per la fornitura del puro cashmere il filo di Cariaggi, in particolare, la parte più sottile e leggera, il duvet, che Biancalancia utilizza. È l'essenza per una fibra unica in quanto a morbidezza e calore. L'infinita gamma di colori tutti tinti in fiocco proposta da Cariaggi ci consente una notevole libertà stilistica. La coloritura avviene in origine, sulla materia prima, il fiocco, e non sul filo greggio. Ciò permette al cashmere di mantenere inalterate le sue caratteristiche di morbidezza, lucentezza e resistenza, evitando lo stress della tintura in filo che ne provoca il decadimento e un filo più scadente, più schiacciato, più stressato e più soggetto a fare peeling. Grazie a tali caratteristiche Biancalancia può lavorare cashmere a due, tre, quattro fili, utilizzando i macchinari dalle finezze più estreme, realizzando capi fluttuanti, luminosi, leggeri e ancora più caldi».

Non manca l'attenzione all'ambiente.

«Assolutamente no e si parte dalla scelta delle tinture. Utilizziamo solo quelle naturali, colori vegetali tutti ecologici. Ad esempio la radice della robbia per ottenere sfumature di rosso molto brillante; la foglia di reseda soprattutto per i toni più caldi del giallo; il guado, già nota nel Medioevo, per il blu indaco. Questi sono accorgimenti fondamentali che danno tonalità di colore uniche ma che richiedono una manutenzione altrettanto curata. Bisogna avere la consapevolezza di portare un capo particolare. Il nostro cashmere è di provenienza quasi esclusivamente mongola. E il fiocco deriva solo dalla pettinatura del vello delle capre hircus: significa che le capre vengono pettinate e non tosate perché si è visto, anche in molti reportage, che la tosatura è una pratica molto stressante e violenta per l'animale. Del baby alpaca addirittura utilizziamo solo i cascami, la peluria che viene persa naturalmente durante la muta. I capi in pelle e montone derivano da animali che provengono dalla catena alimentare».

Secondo lei, il consumatore è preparato a distinguere un capo al quale è stata prestata tanta attenzione da uno prodotto in maniera scorretta sia per l'ambiente sia per gli animali?

«È un'evoluzione che si deve compiere altrimenti non andiamo da nessuna parte né come produttori né come specie umana. Anche a livello politico, negli ultimi tempi, c'è una certa sensibilità, abbiamo sempre più rappresentanti che all'interno delle istituzioni portano avanti queste istanze. La consapevolezza deve maturare all'interno delle persone. Io faccio informazione attraverso le mie etichette e i nostri comunicati stampa. Sono temi che valorizziamo anche sui social. La gente per fortuna è sempre più attenta e preparata».

Quali sono i vostri mercati di riferimento?

«Vendiamo per il 70% in tutto il mondo: i principali Paesi sono Giappone, Cina, Russia, Stati Uniti e l'Europa in generale. Il resto in Italia, che per noi è la realtà più importante. La nostra azienda si trova in provincia di Venezia ed è una fortuna perché siamo all'interno di un distretto in cui l'abbigliamento e la maglieria di alta gamma sono molto radicati».

Com'è strutturata la vostra azienda?

«Siamo in sette, un manipolo di coraggiosi. Il modello industriale che ho voluto sviluppare, già replicato, è un modello che si ispira all'outsourcing. Noi disegniamo, ci occupiamo dell'approvvigionamento delle materie prime, seguiamo la logistica, abbiamo controllori della produzione che escono quotidianamente nei laboratori che lavorano per noi, e poi amministrazione e backoffice per i nostri clienti. In questo modo riusciamo ad attingere alle eccellenze, che sono moltissime qui intorno a noi, per produrre diverse tipologie di capi. Seguendo le mie esigenze e i dettami della moda posso cercare chi sa fare un determinato tipo di lavorazione al meglio e il prossimo anno posso programmare una lavorazione diversa. Abbiamo un indotto notevole e lavoriamo con una trentina di laboratori. È la consapevolezza che non possiamo fare il meglio da soli. Se si tratta di maglie possiamo consideraci leader, ma se si tratta di tessuti ci rivolgiamo a chi ne sa più di noi».

Biancalancia

Biancalancia

Carpisa

Penelope Cruz, l'attrice spagnola più celebre al mondo, è di nuovo protagonista della campagna pubblicitaria primavera/ estate 2019 di Carpisa, noto brand leader nel settore delle borse e della valigeria. «Perché amo l'Italia? Amo lo stile Italiano, perché racconta anche parte di me. Il cinema, i nostri sogni. Per questo ci siamo scelti», queste sono le parole di Penelope Cruz nello spot televisivo. Penelope, innamorata dell'Italia, propone un modello di bellezza femminile autentica e un esempio di eleganza raggiungibile. La collezione di borse primavera estate 2019 indossata da Penelope è ispirata alla donna contemporanea, protagonista del tempo in cui viviamo, una proposta ricca e trasversale per incontrare le esigenze di ogni giorno di una donna dinamica ma sempre elegante.

«Penelope è nostra testimonial dal 2015», spiega Gianluigi Cimmino, presidente di Pianoforte Holding, «è stata scelta perché è la sintesi perfetta dello charme internazionale e della sensualità mediterranea, è un concentrato di classe e femminilità e quindi ambasciatrice perfetta per le nostre collezioni. Incarna talmente bene i nostri valori e la nostra idea di bellezza, che dal 2015 Penelope oltre ad essere testimonial delle nostre campagne, disegna anche ogni stagione, insieme alla sorella Monica Cruz, una capsule collection in limited edition per le nostre clienti».

La campagna è stata realizzata da Xavi Gordo, lo styling è dell'attrice spagnola Goya Toledo, il video è stato realizzato da Twin Studio. Di strada Carpisa ne ha fatta davvero tanta. Fondato nel 2001, il brand di borse, valigeria e piccola pelletteria, di proprietà del gruppo Pianoforte Holding, nata nel 2010 dalla fusione di Inticom-Yamamay e Jaked, con Kuvera-Carpisa e che oggi fa campo alle famiglie napoletane Cimmino e Carlino, in breve tempo Carpisa ha sviluppato una rete franchising di oltre 650 punti vendita in Italia e nel mondo, superando i 500 dipendenti impegnati tra la sede e il territorio. Nel 2017 nasce GoCarpisa il nuovo negozio dedicato al mondo del viaggio. Materiali supertecnologici, design contemporaneo, personalizzazione per trolley, beauty, borsoni, zaini e vari accessori sono il valore aggiunto do una collezione speciale. GoCarpisa è anche online con autentiche «storie di viaggio».

Ogni mese il sito è aggiornato con una nuova storia, creata sul lancio di prodotti o innovazioni e tecnologie brevettate. Ogni storia ha una destinazione «tipo» e delle peculiarità relative alla modalità di spostamento e alle caratteristiche del viaggiatore. Chi naviga si deve riconoscere e deve vivere in prima persona un'esperienza scoprendo quale è il miglior equipaggiamento possibile per affrontare la meta.

Da anni Carpisa è partner e promotore di iniziative di grande rilievo nel mondo dello sport, della moda e della cultura. Molti giovani atleti hanno prestato la loro immagine alle campagne pubblicitarie del brand. Tra questi Federica Pellegrini, Massimiliano Rosolino, Matteo Manassero, Tania Cagnotto e Diego Occhiuzzi.

American Vintage lancia il denim ecosostenibile

La produzione responsabile è ormai uno degli argomenti portanti del nuovo volto della moda. E non c'è come la tela jeans a inquinare. Dal momento che la produzione di denim necessita di una grande quantità d'acqua e di energia (la maggiore del settore tessile), American Vintage si impegna in una produzione responsabile in una fabbrica speciale per la realizzazione di una selezione della sua gamma di jeans. Fondata nel 1989 a Bizerte, in Tunisia, questa fabbrica high-tech è dal 2005 il riferimento mondiale per una produzione di denim etica e sostenibile. E in occasione della 34ma edizione del Festival International de la Mode et de la Photographie di Hyères, American Vintage ha creato uno spazio dedicato alla tintura vegetale, in partnership con l'azienda francese Whole.

Partner dal 2017 della celebre kermesse, American Vintage dedica ai talenti emergenti della fotografia il suo award, il Prix de la Photographie American Vintage grazie al quale, nelle precedenti edizioni, i vincitori Luis Alberto Rodriguez (2017) e Sarah Mei Herman (2018) hanno potuto esporre le loro foto in una boutique del brand e hanno ricevuto un premio del valore di 15.000 euro.

American Vintage, che da sempre sostiene iniziative dall'alto contenuto creativo, riconferma anche quest'anno il suo impegno creando, in parallelo con il suo premio, una serie di workshop dedicati alla tintura vegetale organizzati con l'azienda francese Whole. Un'occasione unica per permettere ai visitatori del Festival di scoprire e realizzare loro stessi tinture artigianali, naturali e resistenti, su capi in cotone di American Vintage. In blu grazie all'estratto di indaco, una pianta nota per i suoi pigmenti colorati, o in rosa, grazie a una preparazione a base di buccia di avocado: in questo modo le t-shirt e le canottiere iconiche del brand si tingeranno di un'aurea eco- sostenibile, gioiosa e accattivante. Un vero e proprio tributo che il brand di Marsiglia dedica alla sua passione per lo sviluppo di colori unici e vibranti, che la caratterizza sin dalla sua nascita, nel 2005.

Per far vivere l'esperienza di questo spazio anche oltre il momento del Festival, American Vintage ha creato un'edizione limitata di t -shirt e di canottiere nella tinta rosa che caratterizza il salone di Villa Noailles, cuore della manifestazione, realizzata da Whole e che saranno in vendita nei giorni del festival, in una selezione di boutique American Vintage e sul suo e- commerce.

American Vintage

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