È l’ala nuova del Palazzo dei Musei di Modena a ospitare (sino al 12 aprile 2026) la mostra Giorgio de Chirico. L’ultima metafisica. In un percorso espositivo affascinante, esposti 50 capolavori dell’ultima stagione creativa di uno dei grandi Maestri del Novecento.
Sarà che Giorgio De Chirico è uno fra i miei artisti preferiti (se non «lL» preferito…), sarà che di questo genio creativo schivo e scontroso ne ho sempre subito il fascino misterioso ed enigmatico, è comunque un dato di fatto che l’esposizione in corso al Palazzo dei Musei di Modena sia una delle mostre a mio parere meglio riuscite fra quelle dedicategli negli ultimi anni.
Una monografica non grande ma ben ragionata, ricca di 50 opere straordinarie che raccontano dell’ultimo periodo di De Chirico, quello della Neometafisica, un lasso di tempo che abbraccia un decennio (dal 1968 al 1978), l’ultimo di una vita lunga e intensa, iniziata a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888 e terminata a Roma il 20 novembre 1978. Due lustri di una vecchiaia attiva e prolifica, che vede un De Chirico più ironico, quasi giocoso e lieve, un uomo che guarda con maggior distacco e indulgenza alle vicende umane e le riporta sulla tela con una «leggerezza» nuova, lontana dalla cifra stilistica degli anni ’10, da quella Metafisica «tragica» (ispirata anche della filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche e dalla poesia di Rimbaud) che vedeva la vita come un’assurdità, una perenne e infruttuosa ricerca del senso dell’essere e dell’esistere.
Nell’ «ultimo De Chirico » non mancano i manichini ciechi e i biscotti ferraresi, le piazze vuote e gli interni, i cavalli, i templi greci e i richiami alla classicità; non mancano Ettore e Andromaca, gli Architetti e i gladiatori nell’arena, ma il tutto è rivisto e reinterpretato sotto una luce nuova e più disincantata, arricchita da soli spendenti (bellissimo Sole sul cavalletto del 1973) e volute che ricordano le antiche lire, gli strumenti musicali a corde che la mitologia greca (la natia Grecia rimarrà sempre nel suo cuore…) vuole inventate da Hermes e da lui donate ad Apollo.
Il De Chirico neo-metafisico , che pur mantiene quel velo di malinconia che lo caratterizza, non rinnega il passato, ma lo riprende e lo reinterpreta, ne modifica il linguaggio e il significato, lo adegua alla sua maturità e al suo nuovo sentire, ai nuovi moneti storici , alle nuove correnti artistiche (Pop Art in primis…) e ad orizzonti più ampi (in un’opera datata 1975, Visione metafisica di New York, compaiono anche i grattacieli della Grande Mela…), com’è giusto che sia. Alla pittura densa e corposa del periodo «barocco », il De Chirico della maturità sostituisce una pittura limpida e smaltata, fondata sul disegno e sulla costruzione nitida e semplificata delle forme, frutto di una vitalità sorprendente e una libertà intellettuale che sfidano la vecchiaia. La neometafisica diventa la sua risposta serena al tempo, un gioco di memoria e invenzione, una meditazione leggera sul destino umano, fusione sacra tra Poesia e Pittura. Ed è tutto questo che racconta la suggestiva mostra modonese, che regala al pubblico la visione di capolavori straordinari - tutti provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma - attentamente selezionati da Elena Pontiggia, curatrice e nota critica e storica dell'arte italiana.
Fra i più grandi fotografi contemporanei ancora viventi, a Elio Ciol il Museo Diocesano di Milano dedica una retrospettiva (sino al 15 febbraio 2026) di oltre 100 immagini, che spaziano dalle suggestive campagne dell’amato Friuli alle terre umbre e padane, dagli scatti neorealisti di città e architetture ai ritratti di gente comune, immortalata in una quotidianità fatta di gesti, affetti e sguardi.
Autore di immagini profonde e suggestive, che invitano a riflettere sulla bellezza e la spiritualità della vita quotidiana, Eio Ciol è sicuramente fra i più noti ed importanti fotografi contemporanei. Friulano di Casarsa della Delizia, 96 anni portati con la forza e il vigore tipici della sua terra, punto di partenza della sua poetica sono proprio le sue origini, quell’entroterra friulano che comincia a immortalare sin dagli inizi della sua carriera e che ritornerà sempre, come tema ricorrente, negli oltre settantacinque anni della sua lunga e proficua attività. Anche durante il periodo Neorealista degli anni Cinquanta, quando Ciol il Neorealismo lo interpreta «a modo suo», in una maniera assolutamente originale, scegliendo di mettere a centro dei suoi lavori non l’impegno politico, ma il reale in tutte le sue declinazioni: la natura, le architetture, il paesaggio, ma soprattutto l’uomo colto nella normalità della vita quotidiana, più « banale» che eccezionale, ma non per questo meno interessante.
La maestria di Ciol sta proprio in questo, nel saper dare alle immagini una profondità contemplativa e spirituale che nobilita paesaggi, luoghi e persone, regalando dignità alla povertà di contadini, bambini e anziani, sempre rappresentati con delicatezza e rispetto. La sua fotografia è fatta di piccoli gesti, sguardi e silenzi, proprio come ricorda i titolo della bella mostra allestita al Museo Diocesano di Milano, un’importante retrospettiva di oltre 100 immagini che regalano al visitatore una panoramica completa della poetica e dello stile di Ciol, caratterizzato non solo da una grande attenzione al dettaglio e da una profonda sensibilità, ma anche da una continua ricerca di nuove tecniche e sperimentazioni: particolarmente caro a Ciol fotografare in bianco e nero con una pellicola all’infrarosso, per restituire all’occhio di chi guarda una realtà che ha del magico, dell'onirico, con una vegetazione che diventa completamente bianca e i cieli sereni completamenti neri.
La Mostra
Curato dal figlio Stefano Ciol, che ha raccolto l’eredità artistica del celebre genitore, il percorso espositivo si articola in undici sezioni (chiamati più poeticamente «tempi ») che spaziano dalle foto neorealiste degli anni ’50 alle immagini della tragedia del Vajont, di cui Elio Ciol, profondamente turbato dalla catastrofe, racconta un dolore composto e profondamente umano, senza alcuna esibizione cronachistica. Molto interessante «Il tempo delle amicizie » , dove spiccano i ritratti di Pier Paolo Pasolini, di Padre David Maria Turoldo, sacerdote scomodo e poeta della condizione umana, e dell’ artista statunitense William G. Congdon , legato a Ciol da una lunga e profonda amicizia. Fotografo «della spiritualità», molto profondo è il legame che Elio Ciol ha con Assisi, la sua Betlemme, il luogo in cui l‘artista è tornato più e più volte per fotografare l’arte sacra, rimanendo profondamente affascinato dallo spirito del posto e da quell’ inscindibile identità di arte, uomo, natura, che sono poi tra i capisaldi della sua fotografia: ad Assisi, intrisa di spirito francescano come l’anima di Ciol, è dedicato «Il tempo del sacro» ,mentre a chiudere la mostra è «Il tempo della contemplazione » dove a catturare il visitatore sono i luoghi dell’infanzia e i paesaggi, che il fotografo contempla con meraviglia e gratitudine, in quanto parte del Creato «Il paesaggio è per me un dono: lo ricevo, non l’ho fatto io»
Dai Metafisici ad Arnaldo Pomodoro: le 10 mostre da non perdere in Italia nel 2026
Dai Metafisici ad Arnaldo Pomodoro, passando da Anselm Kiefer a Mark Rothko, ecco le 10 imperdibili mostre che da Nord a Sud animeranno il ricco panorama espositivo del 2026. Senza dimenticare la 61esima Biennale d’Arte di Venezia, che seguirà il progetto espositivo pensato da Koyo Kouoh, la curatrice svizzera-camerenunse prematuramente scomparsa nel maggio del 2025. Vediamo insieme qualche anticipazione.
1. Metafisica/Metafisiche
21 gennaio - 21 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
Un progetto espositivo vasto, dislocato in 3 diversi musei milanesi (Palazzo Reale, il Museo del Novecento e Palazzo Citterio), che mette in dialogo i grandi Maestri della Metafisica (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi ) con gli « eredi» internazionali e con gli «allievi » del XX e XXI secolo. Esposte a Palazzo Reale circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private.
2. I Macchiaioii
3 febbraio – 14 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
A Palazzo Reale di Milano una grande retrospettiva con oltre 100 capolavori del movimento pittorico che rivoluzionò l'Ottocento italiano, anticipò l'Impressionismo ed ebbe un ruolo attivo nel Risorgimento. In mostra fra gli altri, opere di Fattori, Lega e Signorini, in un’esposizione e che è frutto degli ultimi studi sui Macchiaioli da parte dei tre esperti italiani più autorevoli del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca
3. Le Alchimiste
7 febbraio - 27 settembre 2026. Palazzo Reale, Miano
Sarà allestita nella Sala delle Cariatidi Le Alchimiste, la nuova imponente mostra di Anselm Kiefer, tra i più influenti artisti contemporanei. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, nasce da un progetto avviato nel 2023 e presenta oltre quaranta grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza di questo luogo, pesantemente segnato dal bombardamento del 1943. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste (a Caterina Sforza,scienziata e condottiera, in primis…) un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno.
4. Barocco. Il Gran Teatro delle Idee
21 febbraio - 28 giugno 2026. Museo Civico San Domenico, Forlì
In un inedito confronto con il Novecento, che offrirà un’occasione unica per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente legate da un’inquietudine formale ed esistenziale, la mostra intende restituire una visione complessiva della cultura barocca vista attraverso i suoi protagonisti, i committenti, il ruolo di Roma e delle corti europee. Oltre 200 le opere esposte, che spaziano da Guercino a De Chirico, da Rubens a Boccioni, da Borromini a Melotti.
5. Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi
27 febbraio – 28 giugno 2026. Palazzo Roverella, Rovigo
Una mostra che mette in dialogo un protagonista dell’arte italiana dell’Ottocento e uno dei nomi più incisivi della scena europea: Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917) ed Edgar Degas (Parigi 1834 – 1917), legati da una lunga e profonda amicizia parigina. Il percorso espositivo, curato dalla storica dell’arte Francesca Dini, illumina affinità, rimandi e sorprendenti convergenze tra due maestri capaci di ridefinire lo sguardo moderno ed è reso unico da prestiti nazionali e internazionali di straordinaria qualità, provenienti da importanti musei e collezioni.Fra le opere esposte, la celebre Dans un café di Degas e la spendida Bambina dai capelli rossi di Zandomeneghi.
6. Mark Rothko
14 marzo - 23 agosto 2026. Palazzo Strozzi, Firenze
Indiscusso maestro dell’arte moderna americana, la mostra permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko (1903-1970) attraverso oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali. Curato dal figlio Christopher Rothko e da Elena Geuna, da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi a tutta la città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.
7.Andy Warhol. Ladies and Gentlemen
14 Marzo - 19 Luglio 2026. Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Un evento di respiro internazionale che non è solo una mostra su Warhol, ma una riedizione - a 50 anni di distanza - della trasgressiva esposizione che l‘artista in persona aveva presentato in Italia e che aveva segnato un punto di svolta nella sua produzione e nell’arte del tempo. Con Ladies and Gentleman, infatti, Warhol aveva per la prima volta eletto a protagonisti del proprio lavoro anonime drag queen afro-americane e portoricane, piuttosto che icone della società dello spettacolo sulle quali si era concentrato fino a quel momento. Esposta a Ferrara un’ eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, europei e americani.
8.Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra
20 Marzo 2026 - 19 Luglio 2026. Palazzo Ducale, Genova
Con un numero straordinario di opere di Van Dyck (58 in dieci sezioni tematiche) prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, l’esposizione genovese è senza dubbio la più grande mostra sul maestro fiammingo degli ultimi venticinque anni. Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen - affiancate da un comitato scientifico onorario internazionale composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri - la mostra permette al pubblico di ammirare opere di straordinario valore, fra cui spiccano il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando Van Dyck era ragazzino, il Ritratto dei Principi Palatini, Sansone e Dalila, il modernissimo studio per la figura di San Gerolamo e Le quattro età dell’uomo. Per chi volesse ammirare altre opere di Van Dyck e dei suoi contemporanei nordici, la mostra prosegue nei meravigliosi spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso e Palazzo Bianco) , facendo di Genova, a città dove Van Dyck risiedette a lungo e dove ha lasciato segni tangibili della sua presenza, teatro perfetto per le opere di questo grande Maestro.
9.Obey
6 maggio - 6 settembre 2026. Galleria d’Italia, Napoi
In continuità con il progetto dell’artista JR Chi sei Napoli? realizzato a Napoli nel 2024, una nuova iniziativa sarà realizzata alle Gallerie d’Italia con l’artista e illustratore statunitense Frank Shepard Fairey, in arte Obey , street artist di fama mondiale noto per aver realizzato, tra l’altro, il manifesto Hope, che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia.
10. Arnaldo Pomodoro
29 maggio – 18 ottobre 2026. Galleria d’Italia,Milano
Allestita alle Gallerie d’Italia milanesi, curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra celebrerà il centenario della nascita di uno dei più grandi scultori italiani contemporanei. A raccontare il percorso artistico di Arnaldo Pomodoro una selezione di lavori in prestito dalla Fondazione, posti in dialogo con esemplari dell’artista presenti nelle collezioni di Intesa Sanpaolo.
LA BIENNALE DI VENEZIA
In Minor Keys: sarà questo il titolo della 61esima Biennale d’arte di Venezia, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La scelta del tema e l’intero progetto espositivo resteranno quelli pensati da Koyo Kouoh, la curatrice camerenunse-svizzera (e la prima curatrice africana della Biennale Arte) prematuramente scomparsa lo scorso 10 maggio 2025, pochi mesi dopo la sua nomina da parte del Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia.































