Geopolitica

Rampini: «Donald agisce, Xi e Putin impotenti. Contano soltanto i rapporti di forza»
Federico Rampini (Ansa)
Il giornalista, da mercoledì in seconda serata su Canale 5: «Falso che la mossa di Donald Trump incentivi l’espansionismo sino-russo. Pechino rivendica Taiwan dal 2012, Mosca ha invaso con Barack Obama e Joe Biden».

Federico Rampini, il risiko geopolitico fluido di questi giorni non aiuta a orientarsi. Se dovessi fissare i punti cardinali del nuovo (dis)ordine mondiale, quali sarebbero?

«Primo: in geopolitica i rapporti di forza contano più dei buoni sentimenti. Secondo: usciamo da un trentennio di globalizzazione dove ridurre i costi e massimizzare i profitti era l’imperativo, entriamo nell’era della geoeconomia dove la sicurezza nazionale condiziona le strategie economiche. Terzo: bisogna studiare seriamente la storia, perché molti eventi di questo periodo hanno antefatti illuminanti (per esempio, Trump si è formato negli anni Settanta, è un “allievo” di Nixon). Quarto: nazioni e popoli che hanno una memoria imperiale riattivano velocemente i “muscoli” dei loro imperi passati».

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«Effetto» Venezuela: Colombia, Cuba e Messico si piegano alla dottrina Usa
Claudia Sheinbaum (Ansa)
Donald Trump: attacchi al Paese confinante per i narcos. E Claudia Sheinbaum apre. Bogotà chiede aiuti contro l’Eln, L’Avana molla Diaz-Canel.

Dopo il successo dell’operazione Absolut Resolve che ha portato l’ormai ex presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, in una prigione statunitense, non si ferma il confronto a distanza fra Donald Trump e i Paesi dell’area caraibica e latinoamericana. Il tycoon americano ha fermato la seconda ondata di attacchi prevista contro Caracas, sostenendo di non vederne attualmente la necessità, dato che Stati Uniti e Venezuela stanno lavorando bene insieme, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione del Paese.

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Usa sequestrano un’altra petroliera «russa»
Donald Trump (Ansa)
Caracas scarcera due italiani. Giorgia Meloni: «Buon segnale, speriamo si estenda ad Alberto Trentini». Gli Stati Uniti inviano una delegazione diplomatica in Venezuela e intanto la Guardia costiera blocca una quinta nave, la Olina, battente bandiera del Timor Est.

La pressione statunitense sul Venezuela e sui suoi partner entra in una fase sempre più esplicita e muscolare. Nelle prime ore di venerdì la Guardia costiera degli Stati Uniti è salita a bordo di una quinta petroliera sospettata di violare il blocco imposto sulle navi coinvolte nel trasporto di greggio sanzionato da e verso Caracas. In tal senso, le autorità americane continuano a monitorare altre imbarcazioni ritenute impegnate in manovre elusive per aggirare le restrizioni. L’ultima nave fermata è la Olina, precedentemente nota come Minerva M, questa volta battente bandiera del Timor Est.

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Khamenei chiude il web, non la rivolta in Iran
Getty Images
Continuano le manifestazioni di protesta nel Paese, la polizia spara sui civili: oltre 40 i morti. Il leader degli ayatollah scrive su X per attaccare gli Stati Uniti. Reza Pahlavi, erede in esilio dello scià: «Prego Washington di intervenire per aiutare il mio popolo».

Ora l’Iran è isolato. In concomitanza con le manifestazioni di protesta di due giorni fa, il governo di Teheran ha letteralmente spento la rete Internet in gran parte del Paese rendendo difficili anche le comunicazioni telefoniche fisse e mobili. Anche ieri migliaia di persone sono scese in piazza e hanno manifestato in molte città, non solo a Teheran. Notizie di nuovi scontri con le forze di sicurezza arrivano da diverse aree, con i manifestanti che hanno dato fuoco a palazzi governativi e ad automobili per le strade.

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«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.

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