Geopolitica

Eliminato il capo degli 007 iraniani. Netanyahu: «Non ci fermeremo»
Benjamin Netanyahu (Ansa)
Il leader israeliano esulta per l’uccisione di Khadami, numero uno dell’intelligence, e del comandante Bakri. A segno il raid contro il più grande stabilimento di gas al mondo. La rappresaglia colpisce Haifa e Tel Aviv.

L’avvicinarsi dell’ultimatum Usa e le trattative in corso non hanno aperto margini di de-escalation in Medio Oriente. Anzi, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha promesso: «Continueremo con tutte le nostre forze, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti».

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  • I due Paesi sono strettamente legati alla Cina in funzione anti-vietnamita. La Cambogia, cresciuta in vari settori tra cui l'agricoltura e il turismo, è lo Stato asiatico più colpito dai dazi Usa (49%). Il Laos ha beneficiato di forti investimenti di Pechino nelle infrastrutture.
  • Il martirio dei preti cattolici cambogiani sotto il terrore comunista di Pol Pot. Oggi per 34 di loro è nelle fasi finali la causa di beatificazione.

Lo speciale contiene due articoli.

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Tre anni di guerra in Sudan: esercito riprende Khartoum, Darfur ai ribelli
Gli sfollati fuggono dal campo di Zamzam a causa del conflitto in corso nel Darfur settentrionale in Sudan (Ansa)
Dopo oltre 150.000 morti e 13 milioni di profughi, il conflitto tra il capo dell’esercito al Burhan e il leader paramilitare Hemeti resta senza sbocco. I governativi riconquistano la capitale, mentre i paramilitari dominano il Darfur e sono accusati di pulizia etnica. Paese diviso e crisi umanitaria fuori controllo.
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Ungheria al voto, Orbán cerca la riconferma contro Bruxelles e Kiev
Il premier ungherese Viktor Orbán (Ansa)
Il 12 aprile sfida decisiva tra Orbán e Magyar: in gioco i rapporti con Ue, Russia e Ucraina. Dalla visita di JD Vance a sostegno del premier al caso delle telefonate Szijjártó-Lavrov, tra accuse di interferenze straniere, scandali e sondaggi opposti, il voto ungherese diventa un test per gli equilibri europei e per i finanziamenti a Kiev.
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Hormuz, nuovo scontro tra Usa e Iran: Trump rilancia, Teheran accusa
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
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