È un piano casa non poco controverso quello presentato da Zohran Mamdani questa settimana. Il progetto del sindaco dem di New York è ufficialmente volto a contrastare la crisi degli alloggi che caratterizza la Grande Mela.
In tal senso, punta a costruire 200.000 nuove case a prezzi accessibili e a preservarne altre 200.000 già esistenti, sempre a prezzi accessibili, nel corso dei prossimi dieci anni. Per conseguire questo obiettivo, è previsto lo stanziamento di 22 miliardi di dollari in edilizia abitativa nell’arco di cinque anni.
Il piano prevede inoltre maggiori controlli sui proprietari di immobili considerati «negligenti», nonché l’aumento delle sanzioni per le condizioni abitative non sicure. Tra l’altro, secondo il progetto, il Comune «condurrà indagini approfondite su almeno dieci portafogli immobiliari che presentano la maggiore concentrazione di violazioni gravi e di lunga data. L’obiettivo sarà quello di garantire che questi edifici vengano trasferiti dalle mani di questi soggetti disonesti e ceduti ad acquirenti responsabili della conservazione, supportati sia dagli inquilini che dall’amministrazione». «Per gli edifici che hanno subito un abbandono cronico, ci impegneremo a trasferire la proprietà a gestori responsabili, tra cui enti di tutela del territorio, organizzazioni non profit o persino gli inquilini stessi», ha affermato lo stesso Mamdani in un discorso tenuto martedì.
Il sindaco ha inoltre previsto un fondo per finanziare l’acquisizione di alloggi da parte degli inquilini. Nel piano, l’amministrazione comunale si impegna anche ad approvare il Community opportunity to purchase act: una norma che «offrirebbe agli acquirenti qualificati, con una comprovata esperienza nella gestione di alloggi a prezzi accessibili, una finestra esclusiva per acquistare determinate proprietà quando vengono messe sul mercato». Non solo. Il progetto di Mamdani stabilisce anche «uno standard minimo combinato di salario e benefit essenziali di 40 dollari l’ora per i lavoratori edili impiegati in progetti di edilizia abitativa mirati e assistiti dalla città».
Il mondo progressista esulta, sostenendo che, con queste misure (che ricordano le occupazioni di Ilaria Salis), Mamdani starebbe affrontando la crisi abitativa che affligge New York. Tuttavia, dall’altra parte, i critici non mancano. C’è chi paventa veri e propri espropri ai danni dei proprietari di case e chi parla di indebite intromissioni dell’amministrazione municipale nel settore privato, oltreché dei costi esorbitanti che il piano comporterebbe. D’altronde, il tema del «trasferimento» di edifici privati ad «acquirenti responsabili della conservazione, supportati sia dagli inquilini che dall’amministrazione» appare quello maggiormente controverso. E proprio questo tema torna di fatto a esporre Mamdani all’accusa di radicalismo. Del resto, secondo il New York Post, tra i registi del suo piano casa figurerebbe Cea Weaver: un’attivista che, nel 2019, auspicò la «confisca della proprietà privata».
Sia chiaro: il nodo dell’emergenza abitativa a New York esiste. E, al di là della Grande Mela, si tratta di una questione centrale anche in vista delle prossime elezioni di metà mandato. Non a caso, a gennaio, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per limitare l’acquisto di case unifamiliari da parte dei grandi investitori di Wall Street. Segno, questo, del fatto che il problema c’è e ha una rilevanza di livello nazionale. Tuttavia, non è detto che la linea aggressiva di Mamdani non inneschi un effetto boomerang. Come noto, il Partito democratico americano è sempre più spaccato tra un’ala di estrema sinistra e una tendenzialmente centrista: si tratta di due anime che faticano a trovare una sintesi. Non si può quindi escludere che le ricette del sindaco newyorchese possano indirettamente avere delle ripercussioni negative per l’Asinello in vista delle midterm di novembre, spaventando l’elettorato dem più moderato. Il che potrebbe seriamente costare al Partito democratico la riconquista della Camera dei rappresentanti.






