Le alleanze di Trump vacillano
Il raid in Siria complica la partita geopolitica del tycoon, con i suoi i partner ai ferri corti. Sull’Iran, il presidente mira al disimpegno militare ma ogni scenario resta aperto.
Il raid in Siria complica la partita geopolitica del tycoon, con i suoi i partner ai ferri corti. Sull’Iran, il presidente mira al disimpegno militare ma ogni scenario resta aperto.
Secondo il Financial Times, Teheran valuta attacchi contro asset militari americani in Bulgaria e a Cipro se Washington dovesse intensificare il conflitto. Crosetto: «Nulla è precluso». La Nato: «Pronti ad affrontare qualsiasi minaccia».
Taipei porterà il budget militare oltre i 1.100 miliardi di dollari taiwanesi, sopra il 3% del Pil. Lai: «Investire nella difesa significa investire nella pace». Sullo sfondo la crescente pressione militare di Pechino.
Il presidente Usa pubblica una mappa dello Stretto con la scritta «Nuovo territorio degli Stati Uniti». Teheran minaccia di reagire e accusa Israele di ostacolare l’accordo con Washington. Erdogan intanto invita Trump a proseguire il dialogo.
Nel giorno della scadenza del memorandum con Washington, Teheran annuncia di aver raggiunto l’accordo con Muscat su Hormuz. Droni del regime colpiscono l’ufficio del premier del Kurdistan iracheno.
Il rapporto Interpol fotografa un ecosistema criminale sempre più organizzato: truffe, ransomware, furti d’identità e sextortion si espandono mentre autorità e legislazioni faticano a tenere il passo. L’AI moltiplica la capacità d’attacco.
Il generale Paolo Capitini: «I russi chiedono a Putin di essere più duro, ed è quello che sta accadendo. Per Zelensky prevedo una “pace brutta”. L’Iran sarà per gli Usa peggio del Vietnam».
L’attentato a Bengasi contro il generale Fawzi al Mansouri riaccende le tensioni nella Libia orientale. Intanto proseguono gli scontri a Zawiya e si dimette il governatore della Banca Centrale, mentre il Paese cerca una difficile riunificazione.
La guerra civile ha già provocato oltre 150.000 morti e quasi 14 milioni di profughi. L’esercito di al Burhan e i paramilitari di Hemeti si contendono il Paese, sostenuti da potenze regionali e internazionali interessate anche alle sue ricchezze minerarie.
Dalla Partizione del 1947 alla crescita economica e tecnologica: Nuova Delhi ha aumentato il proprio peso internazionale senza rinunciare a una politica estera autonoma.
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