Witkoff accelera la svolta. Putin: «Ci avviciniamo al termine della guerra»
Passi avanti dopo la missione a San Pietroburgo. Ipotesi trilaterale Usa-Russia-Ucraina. Zelensky: «Pronto a congelare il fronte». La Slovacchia torna a cooperare con Mosca.
Passi avanti dopo la missione a San Pietroburgo. Ipotesi trilaterale Usa-Russia-Ucraina. Zelensky: «Pronto a congelare il fronte». La Slovacchia torna a cooperare con Mosca.
Inflazione, disoccupazione giovanile e carenze di beni essenziali alimentano la rabbia dei tunisini. Il sindacato riunisce l’opposizione contro Kais Saied, accusato di aver accentrato il potere. Sullo sfondo, il precedente del 2011 e i possibili riflessi sugli equilibri del Mediterraneo.
Trump bacchetta Roma e Parigi: «La capitale francese presto sarà musulmana».
Crosetto definisce gli scontri «frutto della guerra ibrida» via social. «Sei giovani su dieci stanno con chi protesta: sono manipolati. Pechino prende dati da anni». Salvini smonta la pista putiniana: «Leggo cose strambe». Lollobrigida: «Verifiche a livello europeo».
Il leader ucraino dopo i colloqui positivi a Oslo con l’inviato Usa: «Abbiamo idee chiare. Informate il Cremlino, poi un trilaterale».
Secondo fonti iraniane citate da Reuters, Teheran punta a prolungare lo stallo con Washington fino alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, impedendo a Donald Trump di rivendicare una vittoria diplomatica. Intanto restano profonde le distanze sul nucleare e sullo Stretto di Hormuz, mentre l’economia iraniana è sempre più in difficoltà.
Washington e Teheran potrebbero annunciare un’intesa nei prossimi giorni, secondo indiscrezioni della stampa araba. Ma gli attacchi degli Huthi e una petroliera in fiamme nello Stretto di Hormuz mantengono alta la tensione. Intanto Mosca rafforza i legami con l’Iran.
Dopo Putin, il Papa sente il presidente ucraino e rilancia l’appello al cessate il fuoco. Domani è atteso all’udienza generale in piazza San Pietro, dopo il rientro in Vaticano dal Gemelli.
Nelle regioni del Tigray e dell’Amhara gli scontri si fanno sempre più intensi. Il premier etiope, già cocco della sinistra americana e dei grandi media, è accusato di usare gli stessi metodi dei predecessori per eliminare il dissenso.
Le tensioni tra Etiopia ed Eritrea riaccendono i timori di una guerra nel Corno d’Africa. Washington chiede ad Addis Abeba di abbassare i toni, mentre nella regione si ridisegnano le alleanze e l’Italia si propone come mediatrice.
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