Sabato prossimo Ursula von der Leyen sarà ad Asunciòn, capitale del Paraguay, per festeggiare l’approvazione lampo da parte della maggioranza degli ambasciatori Ue dell’accordo di libero scambio coi Paesi del Mercosur, ovvero dazi quasi azzerati tra la Ue e Argentina, Brasile, Uruguay e appunto Paraguay. Il 27 gennaio, giorno della Memoria, lo ricorderemo forse per un’altra fregatura in arrivo: la firma dell’accordo commerciale, anche in questo a tariffe commerciali quasi eliminate, tra l’Unione Europea e l’India. O almeno così auspica il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che in conferenza stampa con il premier Nerendra Modi ad Ahmedabad, in India, ha messo fretta alle istituzioni europee. «Possiamo usare questa chance e non vogliamo lasciarla inutilizzata», ha sottolineato spiegando che l'accordo raggiunto sul Mercosur è un «segnale incoraggiante». La Germania ha fretta. Ha bisogno di trovare più mercati dove esportare, in risposta ai dazi Usa. A costo di distruggere ulteriormente la produzione del Vecchio continente. Già perché se il Mercosur farà male agli agricoltori, l’accordo di libero scambio con l’India rischia di dare una mazzata al tessile-abbigliamento oltre che agli stessi contadini europei. E a dirlo non è qualche sovranista, bensì la stessa Commissione Ue.
Secondo uno scenario «ambizioso», riportato in un report di Bruxelles, «le esportazioni bilaterali dell’Ue verso l’India sono stimate in aumento del 107,6% (112,5 miliardi di euro), mentre le esportazioni di merci dell’India verso l’Ue dovrebbero crescere dell’86,6% (110,7 miliardi). La maggior parte dei settori dell’Unione registra un più che raddoppio del valore delle esportazioni bilaterali verso l’India (sebbene, in termini assoluti, l’aumento di valore non sia elevato nella maggior parte dei settori agricoli)». E pure «dal lato indiano, diversi settori registrano forti incrementi percentuali delle esportazioni bilaterali. Ciò riguarda l’abbigliamento (148,4%) e la chimica (130,5%), nonché i settori lattiero-caseario, cereali, zucchero, carne, tessile, autoveicoli e mezzi di trasporto, tutti i quali registrano aumenti delle esportazioni bilaterali verso l’Ue superiori al 100%». In particolare «le esportazioni bilaterali di prodotti tessili, sia dell’Ue sia dell’India, cresceranno in misura significativa in termini relativi, mentre le esportazioni dell’India sono destinate a crescere maggiormente in termini assoluti (8,4 miliardi di euro rispetto agli 1,4 miliardi dell’Ue). Una situazione analoga è stimata per il settore della pelle (con le esportazioni dell’India previste in aumento di 5,3 miliardi rispetto ai 970 milioni dell’Unione europea) e per i metalli ferrosi (4,7 miliardi rispetto a 2,1 miliardi). Al contrario, le esportazioni bilaterali dell’Ue di metalli non ferrosi sono stimate in forte crescita (339,4% o 8 miliardi) rispetto alle esportazioni bilaterali dell’India (in aumento del 71,2% o 956 milioni). Nel settore degli autoveicoli (automobili e componenti), le esportazioni bilaterali sono stimate in aumento in entrambe le direzioni: le esportazioni dell’Ue crescerebbero del 188,3% (6,6 miliardi) e quelle dell’India del 114,2% (6,9 miliardi di euro) nello scenario ambizioso». Insomma, la Ue esporterà più auto (tedesche) e importerà più prodotti tessili, riso e zucchero (a danno del made in Italy, no?).
Ma tutto questo spalancare le porte dei nostri mercati a un gigante come l’India quanto vale complessivamente? La Ue anche in questo caso ha fatto i conti. Ebbene, «entro il 2030, rispetto allo scenario in assenza dell’accordo, sia il Pil sia il benessere dell’Unione Europea dovrebbero aumentare rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2% negli scenari conservativo e ambizioso. I corrispondenti effetti sul Pil per l’India sono maggiori in termini percentuali, pari allo 0,6% e all’1,0%, rispettivamente», che si tratti dello scenario «conservativo» o «ambizioso».
«I benefici economici per l’India sono in larga misura trainati dal commercio: nello scenario ambizioso, le esportazioni e le importazioni totali dell’India dovrebbero aumentare rispettivamente del 5,7% e del 6,5%. Tuttavia, nello stesso scenario il Paese dovrebbe registrare anche una riduzione del 14,5% delle entrate tariffarie», scrive la Commissione nell’analisi sull’impatto. «La corrispondente diminuzione delle entrate tariffarie per l’Ue è stimata essere molto più contenuta, pari al 6,3%». In termini assoluti «si stima che il Pil di Bruxelles nei due scenari aumenterà di 25,5 o di 47,9 miliardi, mentre per l’India la crescita ammonterà a rispettivamente a 39 oppure a 69,6 miliardi». In sostanza Nuova Delhi guadagnerà in media circa 15 miliardi in più l’anno dall’accordo di libero scambio. Lo stesso film che andrà in onda col Mercosur, ovvero l’abbattimento dei dazi favorirà più il Sudamerica che noi. Perché allora si firmano questi accordi? La Germania ha «urgenza» di vendere auto. E forse armi. Il resto del Continente può anche chiudere.







