Giornali, sport e dossieraggi. Così il Qatar neutralizza gli scandali che lo riguardano
- Nonostante le inchieste, l’emirato continua a rafforzare la sua rete di influenza in Europa e Usa. Per gli Al Thani, cultura e turismo sono investimenti strategici.
- L’analista Benjamin Weinthal: «Un ex primo ministro si vantava di avere giornalisti sul libro paga in molti Paesi. Eppure la Cnn collabora col regime. Le donazioni alle università americane superano quelle di ogni altro governo straniero».
Lo speciale contiene due articoli
La strategia di influenza del Qatar non poggia su costruzioni ideologiche complesse, ma su un principio diretto e sistematico: trasformare la ricchezza dello Stato in accesso al potere, prossimità alle élite e capacità di orientare il contesto informativo. Politica, istituzioni, media, cultura, università e sport diventano così i vettori di una proiezione di soft power che opera in profondità, spesso senza bisogno di esporsi in modo esplicito. I fatti emersi negli ultimi anni mostrano come questa strategia agisca su più livelli. Secondo ricostruzioni investigative, un’operazione di intelligence riconducibile a Doha avrebbe preso di mira la donna che accusa il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan, nel tentativo di raccogliere informazioni personali utili a minarne la credibilità e a orientare la narrazione mediatica attorno a un procedimento giudiziario in corso. Un passaggio che segna il superamento della semplice influenza reputazionale, sconfinando nell’interferenza informativa su dossier altamente sensibili.
Sul fronte europeo, le indagini giudiziarie hanno prodotto riscontri concreti. In Belgio, il cosiddetto Qatargate ha portato al sequestro di ingenti somme di denaro contante e all’ipotesi di acquisti di influenza finalizzati ad attenuare le critiche dell’Unione europea verso Doha e a incidere su votazioni e risoluzioni del Parlamento europeo. Accuse analoghe sono emerse anche in Israele, dove investigatori hanno esaminato presunti flussi di denaro legati al Qatar che avrebbero coinvolto figure vicine al primo ministro Benjamin Netanyahu, con l’obiettivo di diffondere messaggi favorevoli a Doha nel dibattito pubblico interno. Anche in questo caso, il terreno di gioco non è quello della diplomazia ufficiale, ma quello della comunicazione e dell’influenza indiretta. Un capitolo centrale riguarda il controllo del contesto mediatico, soprattutto in Europa. Un passaggio chiave è rappresentato dall’ingresso del fondo sovrano Qatar Investment Authority nel capitale del gruppo francese Lagardère, che controlla testate storiche come Paris Match, Le Journal du Dimanche ed Europe 1, oltre al colosso editoriale Hachette. Formalmente si tratta di un investimento finanziario; sostanzialmente è un ingresso diretto nel cuore dell’ecosistema informativo europeo, in una fase in cui l’editoria attraversa una crisi strutturale che la rende particolarmente vulnerabile ai capitali esteri.
Inoltre, il Qatar, principale finanziatore e protettore di Hamas, ha costruito una potente architettura di soft power attraverso lo sport, utilizzandolo come piattaforma globale di legittimazione politica e reputazionale. Il caso più emblematico resta l’acquisizione, nel 2011, del Paris Saint-Germain da parte di Qatar Sports Investments. L’operazione ha trasformato un club di tradizione nazionale in un brand globale, proiettando l’immagine del Qatar al centro dell’élite calcistica europea e creando un canale permanente di relazioni con sponsor, media, istituzioni politiche e circuiti finanziari internazionali. A questo si aggiunge il ruolo del BeIN Media Group, che controlla diritti televisivi sportivi strategici in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti. Il possesso dei diritti di grandi competizioni non è solo un affare commerciale, ma uno strumento di influenza: inserisce Doha nei flussi mediatici globali, rafforza legami economici con le grandi reti televisive e crea dipendenze strutturali che rendono più difficile mantenere una distanza critica.
Il punto di massima esposizione globale è stato raggiunto con l’organizzazione dei Mondiali di calcio 2022. Per settimane, il Qatar è stato al centro dell’attenzione planetaria, riuscendo – nonostante le polemiche su diritti dei lavoratori, corruzione e libertà civili – a presentarsi come attore globale moderno e indispensabile. Lo sport ha funzionato da schermo reputazionale, capace di assorbire e attenuare critiche strutturali. Questo soft power sportivo si intreccia direttamente con media e politica. Sponsor, pubblicità, diritti televisivi ed eventi creano un ecosistema in cui l’influenza non viene imposta, ma normalizzata. In questo senso, lo sport non è un settore separato, ma un moltiplicatore che rafforza l’intero impianto di influenza. Nel campo della comunicazione strategica, la società Portland Communications è stata accusata di aver commissionato modifiche favorevoli a contenuti informativi online, incluse voci di Wikipedia, a beneficio di clienti statali come il Qatar. Un intervento apparentemente marginale, ma cruciale nel plasmare il contesto informativo di base da cui attingono giornalisti, analisti e, sempre più, sistemi di intelligenza artificiale.
Sul piano economico e istituzionale, Doha ha investito centinaia di milioni di dollari in asset strategici occidentali come CityCenterDC e ha acquisito una quota di minoranza in Monumental Sports and Entertainment, entrando nei principali ecosistemi sportivi e fieristici statunitensi. Allo stesso tempo, Brookings Institution ha confermato di aver ricevuto finanziamenti dal Qatar per il Brookings Doha Center, prima di interromperli nel 2017 a fronte delle crescenti critiche sulla commistione tra ricerca e interessi statali. In questo contesto europeo si inserisce anche l’Italia, dove la presenza del Qatar si è consolidata in modo meno visibile ma strutturale, attraverso acquisizioni mirate di asset simbolici nei settori della moda, dell’hotellerie di lusso e del real estate di pregio. Attraverso veicoli riconducibili alla Qatar Investment Authority e alla galassia finanziaria della famiglia Al Thani, Doha ha progressivamente messo radici in comparti chiave dell’economia italiana ad alta densità relazionale. L’operazione più rilevante resta l’acquisizione della maison Valentino da parte di Mayhoola for Investments, che ha portato sotto controllo qatariota uno dei marchi più iconici del made in Italy, centrale non solo sul piano industriale ma anche culturale e mediatico. Parallelamente, il Qatar ha investito nel settore alberghiero di fascia alta acquisendo strutture simboliche come l’Hotel Gallia a Milano e l’Hotel Excelsior a Roma, storicamente frequentate da capi di Stato, grandi manager e delegazioni internazionali. A questi si aggiungono investimenti immobiliari di pregio in palazzi storici e complessi direzionali nei centri di Roma e Milano, oltre al controllo di ampie porzioni della Costa Smeralda, dove Doha ha rilevato resort, hotel e infrastrutture turistiche di altissimo livello. A livello multilaterale, il Qatar ha annunciato un pacchetto di sostegno da 500 milioni di dollari alle Nazioni Unite, rafforzando la propria prossimità istituzionale e accumulando capitale reputazionale nei circuiti della governance globale. Contestualmente, Qatar Holding ha investito 375 milioni di dollari nell’operazione che ha portato Twitter X sotto il controllo di Elon Musk, assicurandosi una posizione di rilievo in uno dei principali snodi dell’informazione digitale globale.
«Doha usa società di sorveglianza per spiare politici in Occidente»
Benjamin Weinthal è un giornalista investigativo e writing fellow presso il Middle East Forum.
In che modo la strategia di influenza del Qatar è diversa dalle solite forme di diplomazia pubblica e perché può essere vista come un modello «industriale» di soft power?
«Le mie ricerche hanno scoperto che il regime del Qatar usa società di sorveglianza per screditare politici Usa come i senatori Ted Cruz e Tom Cotton e altri che vogliono mettere sotto pressione i Fratelli Musulmani e si oppongono a Hamas o interferiscono con l’agenda islamista radicale del Qatar. Ho ottenuto in esclusiva dei documenti su una presunta operazione di spionaggio del Qatar contro i legislatori statunitensi all’inizio del 2024 e ho pubblicato il materiale. Per questo penso che l’uso del soft power da parte del Qatar sia pieno di corruzione e attività illegali (vedi il ruolo nella corruzione dei funzionari Fifa). L’ex primo ministro Hamad bin Jassim si è vantato dicendo: “Abbiamo giornalisti sul nostro libro paga in molti Paesi”. Il Middle East Media Research Institute (Memri) ha rivelato per primo la dichiarazione di HBJ sulla corruzione dei giornalisti. La libertà di stampa non esiste in Qatar e i media controllati dallo Stato non possono criticare l’emiro Al Thani. È una forma di cattiva condotta giornalistica che la Cnn e l’agenzia di stampa tedesca Dpa abbiano aperto uffici a Doha e stiano collaborando col Qatar su progetti legati ai media. L’emittente statale qatariota Al Jazeera promuove le ideologie dei Fratelli Musulmani e di Hamas. Non si è ancora registrata come agente straniero, come richiesto da un ordine del Dipartimento di Giustizia Usa. Perché? Perché il potere di lobbying del Qatar è enorme a Washington e si sta diffondendo in tutti gli Usa. Il Qatar è sensibile ai rapporti del Memri che dimostrano il suo ruolo cruciale negli attacchi terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti».
È un salto qualità il presunto coinvolgimento del Qatar in operazioni di interferenza informativa legate a procedimenti giudiziari internazionali come quelli della Corte penale internazionale (Cpi)?
«Le attività del Qatar contro la Cpi e Israele sono state rivelate dal Guardian a novembre. Secondo l’articolo, il regime del Qatar ha assunto una società di intelligence britannica per screditare una dipendente musulmana della Cpi e subordinata del procuratore della Cpi caduto in disgrazia, Karim Khan, perché lei lo aveva accusato di abusi sessuali. L’uso di società di sorveglianza è in linea col modus operandi del Qatar. Secondo quanto riferito, il Qatar ha pagato due società di intelligence per ottenere informazioni sensibili sulla vittima, comprese quelle relative a suo figlio. Khan ha accusato il premier israeliano e l’ex ministro della Difesa di crimini di guerra. Esperti di diritti umani e di crimini di guerra, come lo specialista militare statunitense John Spencer, hanno criticato Khan e la Cpi per aver mosso accuse infondate contro Israele».
Perché il controllo diretto o indiretto dei media europei, come il gruppo Lagardère, è una questione centrale nella proiezione dell’influenza di Doha?
«Nasser Al-Khelaifi, un uomo d’affari qatariota e proprietario del Paris Saint-Germain, è stato accusato l’anno scorso di aver presumibilmente comprato un voto di un fondo di investimento qatariota nel cda del gruppo Lagardère nel 2018. Il controllo sul Psg permette al Qatar di avere un’influenza tra le élite della società francese. Un ex funzionario dei servizi segreti francesi mi ha detto: “Un esempio sono i giornalisti che vengono invitati nella sala Vip del Psg e hanno contatti con persone famose, come i politici. Questo ha un valore e loro ricompensano il Qatar con una pubblicità positiva”. Gli sforzi del Qatar per comprare più squadre di calcio di primo livello non hanno sempre avuto successo. Dopo che ho parlato dell’antisemitismo di HBJ, la famiglia Glazer, proprietaria del Manchester United, ha deciso di non vendere il club al Qatar. Un giornalista sportivo del Manchester Evening News ha riportato la mia notizia sul materiale Memri che ha rivelato le osservazioni antisemite di HBJ sul controllo ebraico dei mercati petroliferi».
In che misura lo sport ha funzionato come scudo reputazionale per il Qatar?
«Nel 2022, l’Ap ha riferito che un ex funzionario della Cia, Keven Chalker, e la sua società, Global Risk Advisors, hanno aiutato il Qatar in vista dei Mondiali 2022 spiando i funzionari calcistici dei Paesi concorrenti. La terribile situazione dei diritti umani e del lavoro in Qatar ha causato la morte di 6.500 lavoratori migranti. Le operazioni di influenza del Qatar sono state recentemente smascherate dal governo Usa, che ha dimostrato come il Qatar abbia versato 6,6 miliardi di dollari in donazioni e contratti alle università statunitensi, più di qualsiasi altro governo straniero. Molte delle università statunitensi, tra cui Georgetown, Cornell e Northwestern, che ricevono generosi finanziamenti dal Qatar, hanno enormi problemi di antisemitismo nei loro campus e tendono a nascondere l’islamismo estremista. La credibilità delle istituzioni è crollata perché sono contaminate dal denaro del Qatar».







