Geopolitica

Passetto indietro di Trump sui dazi: «Gabelle giù per alluminio e acciaio»
Donald Trump (Ansa)
Secondo il «Ft» le ripercussioni della politica protezionistica della Casa Bianca hanno avuto conseguenze non tutte positive sull’economia domestica. Si va verso misure più circoscritte su singole categorie di merci.

Donald Trump fa un passetto indietro. Aveva abituato il mondo a una politica aggressiva sui dazi ma ora, stando alle ultime indiscrezioni, sarebbe intenzionato ad ammorbidire la linea dura adottata lo scorso anno. A spingere questo cambio di rotta, secondo quanto dice il Financial Times, ci sarebbero le sollecitazioni provenienti dal dipartimento del Commercio e dall’ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti, oltre a uno studio della Federal reserve di New York, tutti allarmati per i danni collaterali inflitti all’economia domestica, a cominciare da rincari generalizzati che stanno penalizzando i consumatori.

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Merz: «C’è frattura tra l’Europa e gli Usa». Macron vaneggia: «Il modello siamo noi»
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
  • Il cancelliere tedesco: «Vecchio ordine tramontato, era nuova». Il presidente francese fa il bullo con l’atomica e vuole più missili.
  • L’asse Roma-Berlino è un segnale.. Con Parigi in crisi, tocca alle altre due potenze continentali interagire con Washington.

Lo speciale contiene due articoli.

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Dal miliardario alla «segretaria». Gli altri sodali impuniti di Epstein
Jeffrey Epstein (Ansa)
Sarah Kellen, assistente del faccendiere, teneva l’elenco delle «massaggiatrici»: non è mai stata processata. Leon Black, fondatore di Apollo Global Management, è stato accusato di violenze. Eppure non è incriminato.

L’ala liberal delle élites mondiali sta uscendo con le ossa rotte dal rilascio degli Epstein files. La sinistra statunitense (e quella europea che la rincorre a fatica) cerca pretestuosamente di rigirare lo scandalo contro Donald Trump - in Italia ci provano con Matteo Salvini -, ma la rete del faccendiere era notoriamente intrecciata coi democratici, di cui è stato un generoso finanziatore per anni. Oltre alla solita battaglia destra-sinistra, però, c’è una partita più ampia e bipartisan: quella per la trasparenza. La sta conducendo, fosse anche per mere ambizioni personali, il repubblicano Thomas Massie, e il suo pressing sta dando frutti, anche a costo di far vacillare la figura della procuratrice generale Pam Bondi. Massie, in un’intervista rilasciata mercoledì, ha raccontato di un’inusuale cena dell’anno scorso a cui Bondi aveva invitato tutti i rappresentanti repubblicani. A un certo punto le ha chiesto: «Quando esce la prossima tranche di file?». Risposta di Bondi: «Tutto ciò che resta è materiale pornografico con bambini, ed è disgustoso. Nessuno vuole vedere quella roba».

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La mossa di Trump nel Golfo e i rischi di una guerra regionale
La portaerei statunitense USS Gerald R. Ford (Ansa)

La portaerei USS Gerald R. Ford si unisce alla flotta americana nel Golfo mentre Washington aumenta la pressione su Teheran: tra negoziati sul nucleare e minacce incrociate, cresce il rischio di un’escalation capace di incendiare il Medio Oriente e scuotere i mercati energetici globali.

Il Pentagono ha deciso di inviare in Medio Oriente la portaerei più grande e tecnologicamente avanzata della Marina statunitense, la USS Gerald R. Ford, mentre cresce la pressione su Teheran e prende forma l’ipotesi di un possibile intervento militare contro l’Iran.

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Iran, Bibi da Donald per la linea dura
Marco Rubio e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Washington ribadisce la preferenza per la via diplomatica pur evocando lo spettro dell’operazione Midnight Hammer. Netanyahu chiede garanzie su uranio e missili.

La crisi iraniana resta in bilico. Ieri, Benjamin Netanyahu è stato ricevuto a Washington da Donald Trump: si è trattato del loro settimo faccia a faccia, da quando l’attuale presidente americano è tornato alla Casa Bianca.

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Le Firme

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