Donald Trump fa un passetto indietro. Aveva abituato il mondo a una politica aggressiva sui dazi ma ora, stando alle ultime indiscrezioni, sarebbe intenzionato ad ammorbidire la linea dura adottata lo scorso anno. A spingere questo cambio di rotta, secondo quanto dice il Financial Times, ci sarebbero le sollecitazioni provenienti dal dipartimento del Commercio e dall’ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti, oltre a uno studio della Federal reserve di New York, tutti allarmati per i danni collaterali inflitti all’economia domestica, a cominciare da rincari generalizzati che stanno penalizzando i consumatori.
Un report della Fed rileva che nel 2025 le aziende e i consumatori statunitensi hanno pagato quasi il 90% del costo legato alle tariffe.
L’impatto sull’inflazione è stato comunque più contenuto di quanto molti economisti temessero. La crescita dei prezzi al consumo è scesa dal 3% di gennaio 2025 al 2,7% di dicembre. I funzionari della Fed sostengono che gli effetti si faranno sentire nel corso di quest’anno, con il calo delle scorte e i conseguenti rincari da parte delle aziende. Nel dubbio che questo scenario si avveri, la Casa Bianca starebbe, secondo il Financial Times, valutando un passo indietro sulla politica doganale a cominciare dai dazi su acciaio e alluminio.
L’aumento dei costi delle materie prime importate ha, infatti, portato a un ritocco al rialzo dei listini dei prodotti quotidiani, dai semplici stampi per le torte fino alle lattine per alimenti e bevande. Lo scorso anno il presidente degli Stati Uniti, con un ordine esecutivo, aveva imposto tariffe sulle importazioni di acciaio e alluminio del 50%, a prescindere dal Paese di origine, estendendo il prelievo fiscale anche a beni realizzati con questi metalli, tra cui lavatrici e forni.
Il malessere dei consumatori sulla accessibilità economica negli Stati Uniti, sempre secondo il Financial Times, avrebbe spinto l’amministrazione di Washington a riconsiderare l’efficacia di tali misure. Il costo della vita potrebbe diventare un fattore determinante in vista delle elezioni di midterm, in programma per novembre.
Pertanto, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario, la Casa Bianca starebbe pianificando una riduzione mirata delle tariffe su acciaio e alluminio. Il nuovo orientamento prevede una revisione accurata degli elenchi dei prodotti colpiti. Al posto dei dazi generalizzati, il governo statunitense intenderebbe avviare indagini di sicurezza nazionale più circoscritte e mirate su singole categorie di merci.
Una politica di passi in avanti e repentini ripensamenti, a suo tempo castigata dal Ft che appioppò al presidente americano il nomignolo di Taco, che sta per Trump always chickens out (Trump si tira sempre indietro). Ma tra il quotidiano londinese e la Casa Bianca non è mai corso buon sangue e anche questa volta, il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, si è affrettato a smentire le indiscrezioni bollandole come «fake news basate su fonti anonime che vogliono sabotare la politica commerciale di Trump». Poi ha ribadito che l’acciaio e l’alluminio sono «sacri» per questa amministrazione e «non c’è alcun fondamento nel fatto che stiamo pensando di ridurre i dazi. Trump ha come regola che non ammette eccezioni o esclusioni».
Intanto, Stati Uniti e Taiwan hanno firmato l’accordo sulla riduzione dei dazi americani a carico dei beni importati da Taipei, assieme agli impegni di spesa dell’isola per i prodotti a stelle e strisce. L’intesa mette nero su bianco quanto concordato a gennaio sul taglio delle tariffe statunitensi su molte esportazioni taiwanesi dal 20% al 15% e sul contestuale aumento degli investimenti nel settore tecnologico americano. Un accordo che è anche in chiave anti Cina, dal momento che Pechino è fortemente contraria a rapporti formali tra Washington e Taipei. Taiwan prevede di aumentare gli acquisti dagli Usa, fino al 2029. In ballo ci sono 44,4 miliardi di dollari in gas naturale liquefatto e petrolio, 15,2 miliardi in aerei e motori civili, altri 25,2 miliardi in apparecchiature elettriche, reti elettriche e altri prodotti.
Intanto la Camera degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha votato per revocare i dazi decisi da Trump sul Canada. Sei deputati conservatori, appartenenti all’ala più moderata del Grand old party, si sono uniti ai colleghi democratici e votato a favore del blocco dei dazi al Canada, consentendo alla Camera di approvare una misura che lo speaker Mike Johnson e il presidente in persona avevano con tutte le loro forze cercato di fermare. Sono crepe, queste nella maggioranza, che indicano come sia tutta in salita la strada per i repubblicani in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo novembre.
C’è, poi, il caso pendente alla Corte suprema che dovrà decidere sulla legittimità delle tariffe Usa. Tuttavia, anche in caso di sconfitta, il presidente Trump potrà adottare nuove barriere commerciali all’importazione utilizzando una base giuridica differente.







