Geopolitica

Vale la pena lottare per gli iraniani
Ansa
Il popolo persiano non è mai stato domato. Il libro di uno dei suoi scrittori spiega perché il fondamentalismo religioso che lo opprime è ancora più pericoloso del comunismo.

L’Iran non sta perdendo la guerra. Non ci sono i segnali di crollo che si erano verificati in Libia e in Iraq dopo i primi giorni. L’Iran si è preparato per decenni alla guerra ed è in grado di resistere. Se una parte della sua popolazione vuole la libertà dallo Stato islamico anche a costo della morte, è indubbio che un’altra parte sia disposta a combattere per lo Stato islamico fino alla morte. D’altronde, quattro decenni di indottrinamento non possono essere passati invano. La domanda è: «Perché attaccare l’Iran?» Chi ce lo fa fare di far morire un po’ di gente, aumentare le distruzioni, prendere a calci le nostra già scalcinate economie? L’Iran è un Paese atroce e ingiusto. Innegabile. Lo è anche la Corea del Nord, se per questo. Non è la stessa cosa. La risposta a queste domande esiste. Vale la pena di fare la guerra all’Iran anche a costo di morti e distruzioni, anche a costo di povertà, esattamente come valeva la pena di combattere Hitler. Lo spiega un iraniano.

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Sulla crisi in Medio Oriente il ministro ha dichiarato: «L’Italia non partecipa e non parteciperà assolutamente alla guerra. Noi lavoriamo con la nostra diplomazia per cercare di impedire un allargamento del conflitto».

Tajani ha poi sottolineato l’importanza del traffico nello Stretto di Hormuz: «Ci auguriamo che quanto prima si possa tornare a transitare attraverso Hormuz per impedire che ci sia un’impennata nel costo dell’energia». Infine, il ministro ha assicurato controlli contro eventuali speculazioni: «Stiamo vigilando affinché non ci sia assolutamente speculazione da parte delle imprese. Chi specula verrà sanzionato».

Trump: «Adesso le navi tirino fuori le palle per attraversare Hormuz»
Donald Trump (Ansa)
Il segretario alla Guerra fa eco al tycoon: «Stiamo decimando il regime». Intanto però in Iraq muoiono sei militari americani in seguito allo schianto di un aereo. Verso il Golfo 2.200 marines e 10.000 intercettori.
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Mentre il Brent gira intorno a quota 103 dollari, il tycoon concede una deroga di 30 giorni alle sanzioni. E libera 100 milioni di barili al giorno. Una toppa per calmare i mercati che non risolve il problema. Zelensky, Macron e Merz si indignano.

Il petrolio si muove ma resta attaccato al trono delle tre cifre. Il Brent gira intorno a 103 dollari al barile, il Wti resta poco sopra i 97 dollari. Una pausa, forse tecnica, forse politica. Lo capiremo più avanti. Le Borse europee, invece, non hanno apprezzato il cambio di spartito. Milano chiude a -0,3%, Francoforte a -0,7% e Parigi a -0,9%. Nulla di catastrofico, ma abbastanza per ricordare che i listini non amano le sorprese geopolitiche, soprattutto quando coinvolgono migliaia di petroliere parcheggiate alle porte di Hormuz.

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«Valutiamo di ritirare i soldati dal Libano»
Il ministro della Difesa Guido Crosetto (Ansa)
  • Il ministro Crosetto al «Corriere»: «Lì ci sono 1.300 dei nostri, è una missione di pace ma c’è una guerra in corso». Sinistra ostaggio di Conte: dice no al tavolo di confronto promosso dalla Meloni e si trascina dietro la Schlein. Che chiede più Unifil.
  • Ucciso in Iraq un militare francese. Ma Parigi non vuole fare ritorsioni. Il sergente Arnaud Frion colpito da un drone. Macron furioso: «Però ora serve sangue freddo».

Lo speciale contiene due articoli.

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