Medio Oriente, blocco marittimo degli Huthi all’Arabia Saudita. Attacchi e diplomazia tra gli Usa e l’Iran
La chiusura di Bab el-Mandeb può aggravare la crisi energetica. Teheran rivela: «Contatti con Washington tramite i mediatori».
La chiusura di Bab el-Mandeb può aggravare la crisi energetica. Teheran rivela: «Contatti con Washington tramite i mediatori».
La Cina rafforza i rapporti con la Corea del Nord dopo il riavvicinamento tra Kim Jong-un e Mosca. Pechino cerca di contenere l'influenza russa su Pyongyang, mentre il leader nordcoreano sfrutta la rivalità tra le grandi potenze.
Ferma condanna di Tajani verso Managua per la mancata estradizione di Casimirri, tra i rapitori di Moro, su cui gravano sei ergastoli. Il governo di Ortega rilancia, annunciando di voler rompere le relazioni con Roma. Rapporti sempre più tesi pure con gli Stati Uniti.
Teheran chiede agli Huthi il blocco di Bab el-Mandeb. Vance: «Israele sabota l’intesa».
Von der Leyen firma con Zelensky «il partenariato per la Difesa» ma, secondo il «Financial Times», concede già delle deroghe: l’Ucraina userà parte del fondo da 6 miliardi per acquistare materiale bellico da Pechino.
Il Pakistan tenta di mediare tra le fazioni libiche con l'appoggio dei sauditi e il via libera di Turchia ed Egitto. Mentre Roma continua a lavorare per la pacificazione, prende forma un nuovo equilibrio geopolitico nel Mediterraneo.
Oltre al blocco navale su Teheran, il tycoon annuncia che la tassa di rimborso sarà sostituita da «accordi commerciali» con il Golfo. Si allarga il fronte del conflitto: secondo Axios, Washington ha dato il via libera all’intervento saudita contro gli Huthi in Yemen.
Per realizzare il progetto Freyja, sarà cruciale l’apporto delle imprese della difesa di Parigi e Berlino. Anche Svezia, Danimarca e Norvegia avranno un ruolo centrale per radar e centri di controllo. Più marginale l’Italia.
Il Parlamento, su impulso del governo Magyar, ribalta la Costituzione e silura il presidente vicino all’ex premier. Bruxelles premia Budapest con 2 miliardi.
La Commissione europea, ostile al Board of peace, annuncia una piattaforma con lo stesso obiettivo: ricostruire la Striscia. Tredici Paesi aderenti, c’è anche l’Italia: quasi 900 milioni per i primi interventi.
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