Geopolitica

Piano in tre fasi dell’Iran, Trump «valuta»
Manifesto di propaganda sulla chiusura di Hormuz a Teheran (Getty Images)
  • La proposta prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti e la riapertura di Hormuz. I negoziati sul nucleare inizierebbero solo in un secondo momento. La Casa Bianca non chiude ma specifica: «Linee rosse rimangono». Putin si offre di ricevere l’uranio.
  • Netanyahu: «Lavoro non finito in Libano». Parole forti di Smotrich in Cisgiordania.

Lo speciale contiene due articoli.

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Tutto quello che non torna dell'attentato: dall'acount social inattivo che si riaccende solo per indicare il nome dell'attentatore alla sicurezza che mette in salvo prima il vicepresidente JD Vance e solamente in un secondo tempo Trump. Ne parliamo con Giacomo Gabellini e Stefano Graziosi.

Ansa
Il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani e il Fronte di Liberazione dell’Azawad ufficializzano la cooperazione e lanciano un’offensiva coordinata su larga scala: città conquistate, attacchi fino a Bamako e ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara. La giunta di Goita sotto pressione, il Paese verso una fase decisiva.
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Apocalisse atomica un po’ più vicina
Il Cold War Museum Regan Vest viene inaugurato a Rebild, in Danimarca, il 10 febbraio 2023. Al centro del museo si trova il bunker antiatomico, costruito segretamente negli anni Sessanta per ospitare il governo danese, funzionari e il reggente danese in caso di guerra nucleare (Ansa)
Nel 95% delle simulazioni belliche, Claude, Gemini e ChatGpt hanno gestito l’escalation minacciando o usando armi nucleari tattiche. Vincoli morali? Nessuno.

Nei conflitti in corso, da quello in Ucraina a quello in Medio Oriente, di certo l’Intelligenza artificiale è ampiamente impiegata. Tuttavia, in guerra sarebbe opportuno moderare il ricorso all’IA, perché rischia – anche più di quanto già non faccia l’uomo – di portare il mondo verso l’apocalisse nucleare. Non è purtroppo uno spauracchio, bensì una evidenza piuttosto solida. È quanto si evince dalle 46 pagine di Ai arms and influence, un recente studio del King’s College London, condotto dal professor Kenneth Payne del dipartimento di studi sulla Difesa.

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Influencer, commentatori e cospirazionisti si scatenano: gli spari all’Hilton sarebbero stati una messinscena per santificare il presidente americano per fare dimenticare guerre e scandali.

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