Geopolitica

La missione in corso fino all’11 aprile vuole creare l’avamposto di una nuova economia. La geopolitica si estende nello Spazio.

Oltre 50 milioni di spettatori la notte del primo aprile hanno seguito online il lancio della missione Artemis 2, la prima del ventunesimo secolo diretta verso la Luna con equipaggio umano. Anche se la capsula Orion non entrerà nell’orbita del nostro satellite naturale ma le girerà attorno, questo volo validerà sistemi e procedure per i prossimi voli come fecero gli uomini di Apollo 8. Tutto per riportare presto l’umanità dove non mette piede dal 1972, ovvero dalla fine del programma spaziale conclusosi con Apollo 17.

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Netanyahu l’aveva proposto per eludere le rotte di Hormuz e Bab el-Mandeb. Ora, le monarchie sunnite starebbero rivalutando il corridoio dall’India all’Europa. Passando per Israele ed evitando il Mar Rosso.

Le carte le aveva scoperte, giusto due settimane fa, Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano sosteneva che, per evitare le insidie di Hormuz e quelle dell’altro Stretto, Bab el-Mandeb, tenuto in scacco dagli Huthi, petrolio e gas dei Paesi del Golfo avrebbero dovuto transitare sulla direttrice Est-Ovest, attraverso la penisola arabica, fino a sboccare nei porti mediterranei dello Stato ebraico. Adesso sembra che i produttori di oro nero, su quella proposta, stiano facendo più di un pensierino.

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Trump esaspera i toni con Teheran. Intanto Vance negozia sottotraccia
Donald Trump (Getty Images)
Il tycoon minaccia di riportare il nemico all’età della pietra: «Duri attacchi per le prossime due-tre settimane». Ma poco dopo: «Facciano un accordo prima che sia tardi». E il suo vice parla con uno dei capi del regime.

Nonostante le difficoltà, il processo diplomatico tra Washington e Teheran non si sarebbe del tutto incagliato. Ieri sera, Channel 12 riferiva che si sarebbero tenuti dei colloqui indiretti, mediati dal Pakistan, tra il vicepresidente americano, JD Vance, e il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. L’ultimo scambio di messaggi sarebbe avvenuto martedì: nell’occasione, il numero due della Casa Bianca avrebbe proposto una tregua in cambio dell’apertura di Hormuz.

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Hormuz: i volenterosi parlano, l’Iran agisce
Getty Images
  • Oltre 40 gli Stati che hanno aderito alla riunione sullo Stretto convocata dal Regno Unito. Parigi annuncia: «Telefonata prodromica al G7 con i Paesi del Golfo settimana prossima». Meloni sente Starmer, il governo sciita vara un nuovo protocollo per la navigazione.
  • Razzo sulla base italiana in Libano. Non chiara l’origine, nessun ferito. Crosetto in costante contatto. I pasdaran mirano al centro di Amazon in Bahrein.

Lo speciale contiene due articoli.

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Trump ci spinge dentro  
la coalizione per Hormuz
Keir Starmer (Getty Images)
Oggi vertice a Londra fra 35 Paesi per riaprire lo Stretto. Abu Dhabi intenzionata a forzare il blocco al fianco di Donald Trump. L’Iran: «Mai chiesto tregua, gli States mentono».

L’attività diplomatica degli Stati Uniti e dei Paesi europei ruota attorno alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma procede su due binari paralleli. Stando a quanto rivelato da Axios, Washington e Teheran starebbero discutendo la possibilità di un cessate il fuoco in cambio della riapertura del canale marittimo.

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