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Parigi: 6.000 soldati a Kiev dopo la tregua
Emmanuel Macron (Ansa)
Macron illustra in parlamento alle forze politiche francesi il piano da attuare in Ucraina una volta concluso l’accordo di pace. Londra ha già stanziato 200 milioni di sterline in vista dell’invio di un contingente di 7.500 militari. Mosca: vogliono la guerra.

L’ipotesi di una tregua in Ucraina sta producendo una frenetica attività diplomatica e militare, soprattutto nella coalizione dei cosiddetti «volenterosi». Messe ai margini da Washington e Mosca, sia Londra che Parigi - ma anche Bruxelles - stanno tentando in tutti i modi di recuperare credibilità e peso specifico. Con un ottimismo a tratti ingenuo, Francia e Regno Unito si sono già proiettati su un possibile «dopoguerra» che, nei fatti, è ancora tutto da costruire.

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Walz ora soffia sulla guerra civile
Tim Walz, governatore democratico del Minnesota (Ansa)
Nei guai per la truffa dei somali, il governatore cavalca le proteste per la tragedia di Minneapolis, dove una donna, violando un posto di blocco dell’Ice, è stata uccisa.

Gli Stati Uniti rischiano, ancora una volta, di diventare una polveriera pronta a scoppiare. Come già accadde nel 2020, quando la morte di George Floyd innescò un’ondata di proteste violentissime in tutto il Paese, anche oggi la miccia si è riaccesa a Minneapolis. A provocarla è stata l’uccisione di Renee Nicole Good per mano di un agente dell’Ice, le forze federali anti immigrazione. La dinamica è ancora da chiarire in tutte le sue sfaccettature, ma la polemica politica tra repubblicani e democratici ha già assunto toni particolarmente aspri, mentre le manifestazioni si sono diffuse ben oltre i confini del Minnesota, arrivando in grandi metropoli come New York, Miami e San Francisco.

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Maduro e moglie attesi dal processo
Getty Images
Dopo aver preparato il terreno con i bombardamenti, la Delta force cattura il despota con un blitz fulmineo e un limitato numero di vittime. Inadeguate le difese del regime.

Nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela, culminata nella cattura del presidente, Nicolás Maduro, e della moglie, Cilia Flores. L’attacco è iniziato poco dopo le 2 del mattino (ora locale), con una serie di esplosioni a Caracas e nei pressi di diverse installazioni strategiche. Alcuni testimoni hanno riferito di forti boati, sorvoli a bassa quota di velivoli militari statunitensi e blackout in diverse zone della Capitale. Tra gli obiettivi colpiti figurano la base militare di Fuerte Tiuna, il principale complesso delle forze armate venezuelane, e la base aerea di La Carlota. I raid - compiuti da oltre 150 velivoli - avevano il chiaro scopo di neutralizzare sistemi di difesa, comunicazioni e capacità di reazione immediata dell’esercito venezuelano, preparando il terreno alla cattura del presidente.

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