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Dai dazi a Maduro. Così il ciclone Trump ha stravolto il mondo ma rischia sui prezzi
Donald Trump (Ansa)
Promosso il decisionismo sui dossier internazionali. Il tycoon zoppica sulle vicende economiche interne. Atteso al test del voto.

Sembra passato un secolo. E invece è soltanto un anno. Il 20 gennaio 2025, Donald Trump si reinsediava alla Casa Bianca, ereditando un mondo in fiamme, segnato dalla crisi dell’ordine internazionale emerso dalla fine della Guerra fredda e, soprattutto, dal ritorno in auge della Machtpolitik. Trump è tornato infatti al potere quando gli Usa erano ormai diventati un egemone in crisi. Davanti alle mire revisioniste di Cina, Iran e Russia, il presidente americano ha quindi deciso di abbandonare i vincoli di un ordine internazionale declinante, nella ferma convinzione - non per forza moralmente condivisibile - che non si possa giocare a rugby seguendo le regole del calcio. E così, con non poca spregiudicatezza, ha combinato la durezza del principe di Bismarck con la «madman theory» di nixoniana memoria.

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Riad, Ankara e Islamabad puntano a un patto di difesa
Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

Nuovi equilibri si preparano in Medio Oriente e in Asia Meridionale. Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno infatti preparato una bozza di accordo di difesa dopo circa un anno di colloqui.

“L'accordo trilaterale Pakistan-Arabia Saudita-Turchia è già in fase di elaborazione”, ha dichiarato mercoledì il ministro pakistano per la Produzione della difesa, Raza Hayat Harraj. “La bozza di accordo è già disponibile presso di noi. La bozza di accordo è già disponibile con l'Arabia Saudita. La bozza di accordo è già disponibile con la Turchia. E tutti e tre i Paesi stanno deliberando. E questo accordo è in fase di discussione da dieci mesi”, ha proseguito.

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L’Iran rialza la tensione con gli Usa: «Stop alle impiccagioni? Falsità»
Getty Images
Teheran riaccende lo scontro con gli States, smentendo la sospensione delle esecuzioni dei dissidenti. Khamenei contro Trump: «I morti li causa lui». La replica: «È il momento di cercare una nuova leadership».

È tornata a salire la tensione tra Washington e Teheran. Ieri Ali Khamenei ha attaccato duramente Donald Trump. «In questa rivolta, ha fatto dichiarazioni di persona, ha incoraggiato i sediziosi ad andare avanti e ha detto: “Vi sosteniamo militarmente”», ha tuonato la guida suprema dell’Iran, per poi aggiungere: «Consideriamo il presidente degli Stati Uniti un criminale, a causa delle vittime e dei danni, a causa delle accuse contro la nazione iraniana».

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