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Trump conferma: «Oggi l’ultimatum». Pakistan e Turchia cercano la tregua
Donald Trump (Ansa)
La Repubblica islamica dice no alle proposte, ma rilancia con 10 punti. The Donald: «Passo in avanti, però non basta».

Sono ore di alta tensione quelle che sta attraversando la crisi iraniana. Stasera (alle ore 20 di Washington Dc), è prevista la scadenza dell’ultimatum fissato da Donald Trump: a meno che Teheran non riapra lo Stretto di Hormuz, il presidente statunitense, che domenica non ha escluso l’eventualità di schierare truppe di terra, si è detto pronto a colpire le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica.

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Hegseth in ansia per lo stallo in Iran: via il capo dell’esercito vicino a Vance
Pete Hegseth (Ansa)
La purga rivela il nervosismo del vertice del Pentagono, fautore dell’attacco nel Golfo.

Tira un’aria strana ai vertici del Pentagono. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha ordinato il siluramento del capo di Stato maggiore, il generale Randy George. Secondo Nbc News, «il licenziamento di George è derivato in parte dal risentimento di lunga data di Hegseth nei confronti dell’Esercito e dei suoi vertici, nonché dal suo difficile rapporto con il segretario dell’Esercito Dan Driscoll».

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Trump esaspera i toni con Teheran. Intanto Vance negozia sottotraccia
Donald Trump (Getty Images)
Il tycoon minaccia di riportare il nemico all’età della pietra: «Duri attacchi per le prossime due-tre settimane». Ma poco dopo: «Facciano un accordo prima che sia tardi». E il suo vice parla con uno dei capi del regime.

Nonostante le difficoltà, il processo diplomatico tra Washington e Teheran non si sarebbe del tutto incagliato. Ieri sera, Channel 12 riferiva che si sarebbero tenuti dei colloqui indiretti, mediati dal Pakistan, tra il vicepresidente americano, JD Vance, e il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. L’ultimo scambio di messaggi sarebbe avvenuto martedì: nell’occasione, il numero due della Casa Bianca avrebbe proposto una tregua in cambio dell’apertura di Hormuz.

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