Stefano Graziosi
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Hillary impazzirà. Trump l'ha battuta da solo senza l'aiuto dei russi

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La vicenda Russiagate si conclude con un vincitore: Donald Trump. Il procuratore speciale Robert Mueller non ha infatti rinvenuto prove, in grado di dimostrare che il comitato elettorale del magnate abbia organizzato una cospirazione con il governo russo per interferire nelle elezioni presidenziali americane del 2016. A rivelarlo è la lettera inviata domenica al Congresso dal ministro della Giustizia, William Barr, che contiene le principali conclusioni dell'inchiesta. Ecco i dettagli...

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Il Russiagate finisce in una bolla di sapone

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Il procuratore speciale Robert Mueller ha consegnato il rapporto finale sull'indagine. Secondo le indiscrezioni, il documento non conterrebbe ulteriori incriminazioni nei confronti di figure vicine al presidente Trump. Che, a questo punto, medita vendetta.
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Mattarella spiazza i fan. Uomo Usa? Mica vero, è lui che ha aperto ai cinesi

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  • Indicato come il padre severo che richiama i monelli del governo alla fedeltà atlantica, in realtà il presidente si è esposto moltissimo in favore dell'accordo.
  • Xi Jinping ha incontrato il capo dello Stato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati e ha chiarito di «guardare con rispetto al dibattito in corso all'interno della Ue».
  • Nel Memorandum, i due Stati si impegnano a «realizzare scambi commerciali e investimenti aperti e liberi, per contrastare gli squilibri dell'unilateralismo».

Lo speciale contiene tre articoli.

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«Trump è un eroe tragico ma vero. Ha fatto tanto, gli manca solo il fisco»

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Lo storico che ha scritto un libro sulle ragioni strutturali che hanno condotto il magnate alla Casa Bianca: «Osteggiato dalle élite, ha un difetto: non lascia che i suoi successi parlino per sé e battibecca su Twitter».
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Dem e metà repubblicani fanno saltare lo stato di emergenza sul muro. Pur di dare addosso a Trump

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Il numero uno della Casa bianca si gioca il proprio futuro politico. Retrocedere su questo punto implicherebbe una sconfitta indelebile: un'eventualità che il presidente non può certo permettersi, visto l'approssimarsi delle elezioni del 2020.

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I democratici americani rinnegano Obama e scippano la battaglia di Trump contro la Silicon Valley

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  • La grande industria tecnologica americana potrebbe diventare una questione centrale nella prossima battaglia elettorale per le presidenziali statunitensi. Elizabeth Warren, ha presentato infatti pochi giorni fa la sua proposta per arginare le tendenze monopolistiche dei colossi della Silicon Valley. Esattamente il contrario delle politiche obamiane.
  • È altamente probabile che, come nel 2016, anche nel 2020 le sorti delle presidenziali saranno decise dal voto della classe operaia impoverita della Rust Belt. Non soltanto Donald Trump sta cercando di mantenere la presa su questa quota elettorale ma lo spostamento sempre più a sinistra del Partito Democratico mostra che una parte dell'asinello punti al recupero del voto dei colletti blu. Una situazione che potrebbe condurre i principali contendenti a una serrata critica dei colossi tecnologici: quei colossi cui buona parte degli operai guarda non a caso con sospetto, se non addirittura con astio.

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Cala il gelo fra Trump e la Boeing. «I nuovi velivoli sono troppo complicati»

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Il presidente, che ha scelto un ex manager dell'azienda come segretario della Difesa: «Non servono piloti ma informatici».
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L'eroina del Bronx è così liberal che fa le liste di proscrizione

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C'è qualcosa che non va nel Partito democratico americano. Qualcosa che fa tornare alla mente i sepolcri imbiancati di evangelica memoria. La neodeputata Alexandria Ocasio-Cortez vuole schedare tutti i compagni di partito che si permettono di votare in contrasto a una non meglio precisata ortodossia ideologica.
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Trump, carezze a Kim. Se riesce a far finire la guerra in Corea può vincere il Nobel

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I complimenti del presidente Usa all'ex nemico: «Grande leader di un Paese con un incredibile potenziale». Ma i nodi rimangono.
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Nei rapporti commerciali con la Cina Trump può giocare la carta Taiwan

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  • Mentre prende il via il summit ad Hanoi tra il presidente americano e il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, l'obiettivo di The Donald è conseguire un buon accordo con Pechino, che rassicurerebbe anche Pyongyang.
  • La riforma della Casa Bianca aveva due obiettivi: creare posti di lavoro e fare rientrare i capitali. Nel 2018 i contratti in più sono stati 2,6 milioni, mentre Netflix ha chiuso con 845 milioni di utile, zero tasse e 22 milioni di rimborsi grazie alla politica delle stock option.

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