Le temperature record e le estati sempre più lunghe stanno cambiando abitudini, consumi e persino le condizioni in cui si svolgono le attività sportive. Nelle competizioni di corsa e marcia, il caldo è diventato un avversario sempre più difficile da affrontare, al punto da costringere gli organizzatori a programmare partenze all’alba e gli atleti a utilizzare dispositivi refrigeranti come gilet, bracciali e cappellini tecnici.
È da questa nuova realtà climatica che nasce Climasandal, l’ultima innovazione sviluppata da Geox e presentata dal presidente Mario Moretti Polegato. Un progetto che punta a trasferire nel segmento dei sandali la stessa filosofia che ha reso celebre nel mondo la «scarpa che respira», invenzione che ha dato origine a uno dei marchi italiani più riconosciuti nel settore delle calzature, grazie alla possibilità di forare la suola delle scarpe, garantendone allo stesso tempo traspirabilità e impermeabilità. Il resto è storia. Oggi, dopo quel leggendario esordio, Geox scrive il successivo capitolo delle calzature che respirano.
«Oggi siamo qui per ripetere quel successo grazie al lavoro di una squadra di giovani innovatori», ha dichiarato Polegato, sottolineando il ruolo centrale della ricerca e della formazione nella strategia dell’azienda. «L’innovazione è la leva per competere sui mercati globali», sostiene da sempre. Fondato da Polegato, il gruppo Geox ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 608,7 milioni di euro e circa 2.200 dipendenti a livello globale. L’Europa rappresenta il primo mercato dell’azienda con il 47,8% del fatturato, mentre l’Italia pesa per il 29,4%. Oltre il 70% del giro d’affari viene realizzato fuori dai confini nazionali, confermando la forte vocazione internazionale del marchio.
Il nuovo prodotto nasce da una riflessione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. I tecnici Geox hanno analizzato il comportamento del piede durante la camminata nei periodi più caldi dell’anno e studiato le soluzioni presenti sul mercato internazionale. Da questa attività è emersa l’esigenza di introdurre un sistema capace di migliorare la freschezza del piede senza ricorrere a componenti elettroniche o sensori.
La risposta è una tecnologia meccanica che sfrutta il movimento naturale della camminata. Ventilated Cushioning System: è questo il nome dell’inedita tecnologia capace di offrire alla calzatura un rinnovato modo di respirare. All’interno del sandalo è stata inserita una pompa posizionata nell’area del tallone che, a ogni passo, comprime l’aria e la convoglia attraverso una rete di canalizzazioni fino alla parte anteriore della calzatura. Il flusso viene rilasciato alla base delle dita in modo graduale, generando una sensazione di freschezza continua e non invasiva.
Per amplificare l’efficacia del sistema, Geox ha sviluppato anche una nuova suola ultraleggera, con un peso inferiore del 40% rispetto a quello di una tradizionale suola da sandalo. Un elemento particolarmente rilevante in una categoria di prodotto che rappresenta uno dei segmenti più importanti del mercato estivo delle calzature e che, secondo l’azienda, non ha conosciuto negli ultimi anni innovazioni tecnologiche significative.
Dietro il progetto c’è un percorso di formazione che coinvolge le scuole tecnologiche interne di Geox. «Abbiamo insegnato ai nostri giovani ricercatori a comprendere i bisogni delle persone e a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo», ha spiegato Polegato. Un approccio che, secondo il presidente, fa parte del Dna aziendale e rappresenta una leva competitiva fondamentale in una fase economica globale caratterizzata da forte pressione sui consumi e crescente difficoltà nel generare innovazione di prodotto. Per Geox, Climasandal rappresenta un’ulteriore evoluzione del modello di business costruito negli anni attorno all’innovazione tecnologica e alla valorizzazione dei brevetti tanto che l’intero progetto è stato protetto da brevetti internazionali già estesi nei principali mercati mondiali. Per Geox il Climasandal rappresenta non soltanto un nuovo prodotto, ma anche una conferma della capacità dell’azienda di trasformare ricerca scientifica e proprietà intellettuale in vantaggio competitivo.
«Mi sento fiero di far parlare il mondo della nostra nuova tecnologia», ha affermato Polegato. «E sono altrettanto fiero di continuare a stimolare i giovani verso la ricerca, l’innovazione e la cultura del brevetto».
Il lancio del Climasandal arriva in un momento in cui la capacità di differenziare l’offerta attraverso contenuti tecnologici e innovazione proprietaria è sempre più decisiva per la competitività delle imprese. Una sfida che Geox intende affrontare puntando ancora una volta sul binomio che ne ha segnato la storia: ricerca applicata e tutela della proprietà intellettuale. Da qui l’appello di Polegato a rafforzare il sostegno alla ricerca e all’innovazione. «La proprietà intellettuale, la formazione e la capacità di innovare sono elementi decisivi per il futuro delle imprese e del Paese», ha concluso il presidente, indicando nella collaborazione tra aziende, giovani e istituzioni uno dei fattori chiave per la crescita del sistema produttivo italiano.
C’è un’Africa che nella moda continua a evocare stereotipi esotici e cartoline coloniali. E ce n’è un’altra che, almeno nelle intenzioni di Stefano Ricci, diventa invece un viaggio interiore, quasi antropologico, alla ricerca di un lusso più autentico, silenzioso, essenziale. È la Tanzania scelta dalla maison fiorentina per la collezione Primavera/Estate 2027: non semplice scenario estetico, ma origine simbolica dell’uomo e della relazione con la natura.
La nuova tappa della «Stefano Ricci explorer mission» attraversa i baobab del Tarangire, le pianure del Serengeti, le foreste del Gombe Stream e le acque profonde del lago Tanganica, trasformando il viaggio in racconto culturale prima ancora che stilistico. «La Tanzania non è semplicemente una destinazione. È una terra primordiale. È un luogo dove la terra respira e ogni alba sembra il primo giorno della creazione», racconta il direttore creativo Filippo Ricci nella nota che accompagna la collezione. Il tono è volutamente evocativo, quasi letterario. «Questo è il luogo ancestrale in cui si scopre la differenza tra un viaggiatore e un bambino che torna a casa», continua Ricci, costruendo una narrazione dove il safari diventa metafora di libertà, contemplazione e ritorno all’essenziale. Una visione che si traduce in abiti pensati per un uomo cosmopolita ma lontano dall’ostentazione, sempre più attratto da materiali nobili, comfort e artigianalità invisibile.
Al centro del guardaroba torna così la sahariana, da anni uno dei codici stilistici della maison. In lino, cotone Giza 45 o lane ultraleggere, morbida ma rigorosa nella costruzione, viene proposta come simbolo di un’eleganza rilassata e internazionale. Accanto, pantaloni con coulisse, camicie in pura seta, maglieria impalpabile, giubbotti in pelle intrecciata fatti a mano e sneaker con suole 3D. La palette cromatica nasce direttamente dai paesaggi tanzaniani: beige safari, tabacco Serengeti, verde Gombe forest, arancio Masai, malva Hadzabe e soprattutto il blue tanzanite, vicino all’iconico blue Ricci. Toni naturali e polverosi che ricordano «i colori che piacevano a Hemingway», sottolinea il marchio.
L’Africa, in realtà, accompagna da tempo l’immaginario di Stefano Ricci. Nella collezione riaffiora anche il ricordo del rapporto con Nelson Mandela, per il quale il fondatore realizzò celebri camicie di seta divenute simbolo di uno stile personale e anticonvenzionale. Un legame che oggi si traduce in completi fluidi dal gusto internazionale e in smoking realizzati nei tessuti dell’Antico setificio fiorentino, dove motivi ispirati alla cultura Maasai vengono riletti con discrezione sartoriale.
La presentazione della collezione è stata accompagnata anche dai risultati economici del gruppo. Il 2025 si è chiuso con ricavi consolidati per circa 217 milioni di euro. Al netto di componenti straordinarie legate a un progetto immobiliare contabilizzato nell’esercizio precedente, la crescita organica si attesta intorno all’1%. «In un contesto geopolitico e macroeconomico incerto, il 2025 ha segnato una fase di fisiologica normalizzazione dopo un biennio di forte espansione», spiega l’amministratore delegato Niccolò Ricci. «La rete retail ha confermato la solidità del modello distributivo, registrando una crescita in linea con il gruppo e rafforzando il valore del brand nei mercati strategici».
Più incoraggiante l’avvio del 2026. Nonostante le tensioni internazionali, soprattutto nell’area mediorientale - cruciale per il marchio - il primo quadrimestre dell’anno si è chiuso con ricavi in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. «La stabilità è il risultato della strategia di diversificazione geografica attuata negli anni», sottolinea Niccolò Ricci, «che ha permesso di mitigare l’esposizione ai rischi regionali e bilanciare le performance a livello globale». La strategia di espansione prosegue infatti sul piano internazionale ma anche in Italia, dove il gruppo ha scelto Roma per presentare la collezione e annunciare una nuova boutique in via Bocca di Leone, nel cuore del lusso capitolino. Uno spazio di 180 metri quadrati ospitato in un palazzo storico vincolato dalla Soprintendenza delle Belle arti, progettato secondo l’estetica identitaria della maison: radica californiana dark, pietra serena lavorata a mano e ambienti pensati per un’esperienza immersiva e personalizzata. «Continuiamo a investire in progetti che rafforzano il posizionamento internazionale del brand», osserva Niccolò Ricci. «Dopo una lunga ricerca abbiamo scelto un palazzo di grande prestigio, rinnovando un binomio di assoluta eccellenza».
Per il 2026 sono previste anche nuove aperture a Batumi, in Georgia, e a Città del Messico, mentre il gruppo continua a rivendicare il valore del prodotto 100% made in Italy e dell’artigianalità come elementi distintivi nel segmento ultra high-end. Parallelamente, Stefano Ricci rafforza anche il fronte della responsabilità sociale e ambientale. Nell’ambito del progetto SR Explorer è stato raggiunto un accordo con il Jane Goodall institute Tanzania per sostenere programmi di ricerca sugli scimpanzé e iniziative dedicate alla tutela della biodiversità. «Il nostro contributo mira a sostenere concretamente un progetto di grande valore scientifico e ambientale, in linea con una visione di responsabilità verso i territori e le comunità locali», conclude Niccolò Ricci, ricordando Jane Goodall, figura simbolo della ricerca sui primati.
La longevità non è più soltanto una questione anagrafica. Oggi il dibattito scientifico si concentra sempre di più su come vivere più a lungo mantenendo energia, autonomia e qualità della vita. Un tema che intreccia ricerca, prevenzione, nutrizione, salute mentale e nuovi modelli di assistenza di prossimità.
In occasione del Milan longevity summit, Unifarco presenta il progetto GenAge® e il modello delle Farmacie specializzate in longevità: un approccio che punta a trasformare la farmacia in un vero «Longevity hub», dove il farmacista diventa guida multidisciplinare in un percorso costruito su evidenze scientifiche, analisi dello stile di vita e prevenzione personalizzata. Ne parliamo con il dottor Gianni Baratto, direttore scientifico e vicepresidente (Ricerca e sviluppo) di Unifarco, per capire quale ruolo potranno avere le farmacie nella diffusione di una cultura della longevità sana e consapevole.
Oggi si parla moltissimo di longevità. Secondo lei qual è il rischio più grande: trasformarla in una moda o riuscire davvero a renderla prevenzione quotidiana?
«Sicuramente oggi il termine “longevity” è ampiamente utilizzato e strumentalizzato anche fuori dai giusti contesti. È diventato un termine spendibile in svariati ambiti, dalla comunicazione sanitaria a quella finanziaria e assicurativa. Tuttavia è utile ricordare che, sebbene questo termine sia oggi sulla bocca di tutti e possa sembrare una trovata commerciale per vendere più beni e servizi, non è un tema così recente. Longevità si può tradurre anche con “salute nel tempo”, e ogni prodotto nasce per far star bene le persone. È esplosa questa meravigliosa bolla, finalmente ora parlare di longevità non è più fantascienza ma scienza, e questo ha reso più motivati brand come GenAge® a fornire a tutte le persone gli strumenti più concreti che la scienza oggi offre».
A che punto è la conoscenza?
«In questo campo non si ferma mai, nascono ogni giorno startup e aziende dedicate, vengono investiti sempre più capitali per lo studio di come accompagnare l’allungamento della durata media della vita con un parallelo aumento degli anni in salute. A chi è scettico suggeriamo di trovare i giusti referenti, interlocutori formati e competenti con cui differenziare ciò che è longevity solo per moda e convenienza da ciò che è realmente longevity, per una salute ora e nel tempo tramite un lavoro di squadra sulle proprie abitudini e sulla propria biologia. Così da esprimere al meglio le potenzialità genetiche che abbiamo ricevuto e vivere più a lungo e in salute, con partecipazione attiva alla vita sociale, autonomia e soddisfazione di noi stessi a qualsiasi età. Perché è davvero possibile».
Che cosa significa «manutenzione della salute» nella vita di una persona di 40, 50 o 60 anni?
«Quando parliamo di meccanismi biologici malleabili, di azioni sul nostro stile di vita, di cambiamenti che devono diventare sane routine mantenute nel tempo, ecco che si evidenzia chiaramente come sia necessario cominciare a occuparsi della propria longevità (in salute) prima che tutto sia visibile e manifesto. In realtà, a partire dai 35-40 anni, nel nostro corpo, i meccanismi biologici, la vitalità delle cellule, l’accumulo di danni, le compensazioni che prima erano altamente efficienti, cominciano ad alterarsi innescando la curva dell’invecchiamento. È nel momento in cui siamo al massimo della nostra vitalità che dobbiamo sostenerla e “revisionarla” (quasi fosse la nostra automobile), per darle l’energia e la carica per durare più a lungo nel tempo e in modo più performante».
Nel vostro approccio i farmacisti diventano una sorta di «guida della longevità». Come cambia il ruolo della farmacia rispetto al passato?
«Il farmacista è depositario di una solida esperienza formulativa e analitica di stampo multidisciplinare e ha le competenze necessarie per mettere la persona al centro, prendersene cura a 360 gradi, accompagnarla in modo personalizzato e sostenerne la motivazione. Possiede tutte le caratteristiche per essere il primo punto di riferimento e l’anello di congiunzione per un percorso multidisciplinare che include anche altri professionisti della salute. Oltre a questo, la farmacia è un presidio accessibile, diffuso capillarmente in tutto il territorio e intercetta tutte le fasce della popolazione. In farmacia, con la presenza di un farmacista preparatore formato nell’approccio pro-longevity promosso da GenAge®, potrà così concretizzarsi un percorso di manutenzione della salute fatto di analisi genetiche, analisi dei principali parametri ematici e dei marker infiammatori, test del microbiota e valutazione della composizione corporea. Approcci concreti, facilmente accessibili ed estremamente scientifici e personalizzati. Per rendere il tutto più approfondito e oggettivo, abbiamo creato il Programma yougevity, in cui alla figura del farmacista si affianca un team multidisciplinare composto da medico, nutrizionista, personal trainer e mental coach, per un’esperienza completa che integra ogni aspetto essenziale alla nostra longevità in salute».
Parlate di geroscienze e «hallmarks of aging». Quanto siamo vicini a una medicina che non cura solo le malattie, ma rallenta i meccanismi dell’invecchiamento?
«Negli ultimi anni la scienza dell’invecchiamento ha registrato un progresso senza precedenti. Ad oggi, è in grado di dare una risposta, seppur complessa e forse ancora incompleta, a questa domanda. La scienza si è concentrata soprattutto nell’analisi dei meccanismi chiave responsabili del progressivo declino dei sistemi di regolazione ed equilibrio (omeostasi) cellulare, identificando 12 “hallmarks of aging”, cioè 12 pilastri dell’invecchiamento».
Quali sono?
«Biomarker distintivi e responsabili della senescenza che si manifestano durante il normale invecchiamento, che lo accelerano se esacerbati e, viceversa, lo rallentano se gestiti correttamente. Metabolismo, funzioni cognitive, ossa, articolazioni, muscoli, pelle e intestino possono incontrare qualche ostacolo lungo il percorso degli anni anagrafici, spesso con segnali sottili, difficili da riconoscere e sensazioni che emergono nella routine quotidiana. Se siamo consapevoli dei nostri punti di forza e riconosciamo le nostre aree più vulnerabili, grazie a genetica e azione epigenetica con lo stile di vita pro-longevity, facciamo il primo fondamentale passo per lavorare sulla nostra biologia, rendendola più vitale, più funzionale, più ottimizzata e longeva».





