Come nasce l’idea di Sensorial?
«Sensorial nasce dall’incontro tra materia, neuroscienze, arte e un’eredità familiare radicata nel mondo del cemento. La mia storia personale si intreccia con un percorso di studi dedicato all’architettura, alla percezione, alla neuroestetica e al benessere psicofisico. L’intuizione è arrivata quando ho compreso che il cemento, da materiale tecnico e asettico, poteva trasformarsi in una materia viva, vibrante, capace di emozionare e custodire memoria. Da questo incontro nasce Concrial: un cemento sensoriale, emozionale, un ponte tra corpo e spazio».
Qual è stato l’episodio o l’intuizione che le ha fatto vedere il cemento come una materia «viva» e capace di raccontare luce?
«L’intuizione è stata considerare il cemento non solo come materiale costruttivo ma come tela artistica, veicolo emotivo, custode del gesto creativo. Attraverso la connessione emotiva che ho avuto toccando questa materia, ho capito che avrei potuto applicare i miei studi in ambito neuroscientifico alla materia stessa e non soltanto allo spazio architettonico. Passare per la materia era la via per creare esperienze sensoriali significative».
Il primo esperimento che ti ha fatto capire che il cemento poteva diventare design?
«Dall’incontro con i maestri artigiani e da una serie di eventi significativi, è nato il desiderio e l’esigenza di creare qualcosa di assolutamente unico e innovativo dove la luce incontrava la materia. Questo primo esperimento, assolutamente sorprendente e folgorante, ha dato vita a quella che poi è diventata la collezione Moon: una trama artistica e materica che assorbe la luce del giorno per rilasciarla in condizioni di oscurità. Questo è stato il momento in cui ho capito che il cemento poteva diventare un medium artistico e sensoriale. Moon è stato poi selezionato per realizzare lo scorso anno il Teatro dell’Infinito nell’isola di Sindalah, a Neom, in Arabia Saudita».
Che ruolo ha l’artigianato italiano in questo processo?
«L’artigianato è l’anima di Sensorial. La gestualità, il tempo, la ritualità e la cura del dettaglio rendono ogni creazione unica, irripetibile e profondamente umana. Le radici umbre incontrano neuroscienze e ricerca, dando vita a oggetti unici e identitari».
Qual è la sfida più grande nel lavorare il cemento come materiale di design?
«È cambiare la percezione e l’immaginario del cemento: trasformarlo da materiale freddo e rigido a materia emotiva, luminosa, tattile. La sfida più grande è oggi quella di consegnare ai creativi dei settori design, architettura e arte un terreno progettuale nuovo e sorprendente, sia in termini applicativi che funzionali. Questo significa integrare luce, frequenze sonore, texture, colori e tecniche artistiche all’interno di una sostanza antica, rendendola viva senza perderne la forza originaria».
Sensorial comprende anche gioielli in Concrial.
«I gioielli nascono dal desiderio di portare la materia sensoriale sul corpo. Per farlo, abbiamo alleggerito e trasformato il cemento, rendendolo luminoso, tattile, identitario. Il gioiello diventa un frammento di emozione, un simbolo intimo, un oggetto che racconta la persona che lo indossa».
Quali tecniche utilizza per rendere il cemento adatto al corpo?
«Microimpasti alleggeriti, fibre minerali elastiche, inserti metallici fluidi, trattamenti setosi a poro chiuso. E ovviamente alcune tecniche che sono di dominio dei nostri artigiani. Ogni gioiello è rifinito a mano e unico. Il risultato è un oggetto leggero, confortevole e sorprendente».
Quando e come è arrivata l’idea di trasformare un materiale «grezzo» come il cemento in qualcosa da indossare?
«La collezione Wearable Concrete nasce dalla conoscenza della illustre designer milanese Giuliana Cella, definita dal Financial Times “la regina dell’etno-chic”. Attraverso questa capsule collection abbiamo creato preziosi del tutto non convenzionali, a metà tra micro-architettura, monili talismanici e luminescenti, preziosi che toccano in ciascuno di noi un sentire esotico e ancestrale».
Il viaggio come identità, la natura come maestra, Firenze come luogo d’origine e di ritorno. È attorno a queste coordinate che si sviluppa il nuovo capitolo di Sr Explorer, il progetto firmato da Stefano Ricci. Questa volta, l’ottava, è stato presentato al Teatro Niccolini insieme alla collezione Autunno-Inverno 2026/2027, nata tra la Patagonia e la Terra del Fuoco, terre estreme che hanno guidato una riflessione sull’uomo, sulla natura e sul suo fragile equilibrio. «Guardo al futuro e vedo nuovi orizzonti da esplorare, nuovi territori e un grande desiderio di vivere circondato dalla bellezza», afferma Ricci, introducendo il progetto. «Oggi non vi parlo nel mio ruolo di designer, ma con lo spirito di un esploratore. Come un grande viaggiatore che ha raggiunto luoghi remoti del Pianeta, semplicemente perché i miei obiettivi iniziavano dove altri vedevano dei limiti».
Per Ricci, la natura è la matrice di ogni forma creativa: «Non esiste ispirazione più profonda dell’osservare e vivere la natura. Il Polo Nord raggiunto con una slitta trainata dai cani; l’Africa, dove ho disegnato le collezioni più emozionali; l’Asia, con le sue montagne che tagliano il cielo blu. Dietro ogni capo che porta il mio nome c’è tutto questo». Il progetto Explorer vive anche attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, rappresentate dal direttore creativo Filippo e Niccolò Ricci, amministratore delegato. «Riunire gli esploratori a Firenze è un sogno che ho coltivato per anni», racconta Filippo. «Da bambino, con mio fratello Niccolò, ho viaggiato seguendo i nostri genitori. Ho nutrito una profonda fascinazione per l’avventura, alimentata dagli autori che ho amato: Ernest Hemingway, Wilbur Smith, Rudyard Kipling. Ogni spedizione è stata un capitolo della mia storia personale».
La svolta arriva nel 2022, durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del gruppo, a Luxor: «Ho capito che era giunto il momento di spingerci ai confini della Terra. Così siamo arrivati in Islanda, sul sito del più grande ghiacciaio d’Europa, osservandone lo scioglimento irreversibile. Da lì è nata una nuova consapevolezza: un senso di responsabilità verso le generazioni future». Filippo parla di un viaggio che non è mai solo estetico: «Grazie a straordinari compagni di viaggio, ho scoperto nuovi mondi, fotografato animali rari, conosciuto Paesi che forse avevo visitato per lavoro, ma che non avevo mai davvero esplorato». E la restituzione di quel percorso approda nel luogo simbolo della città: «Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio presentiamo i risultati del nostro lavoro, per ascoltare le voci di chi conosce questo Pianeta, la nostra Madre Terra, meglio di me». Un forum per discutere di temi come ambiente e futuro. Per Niccolò, «non uno slogan, ma un impegno concreto che la mia famiglia porta avanti dal 1972». È lui a dare struttura etica al progetto che individua tre pilastri: sostenibilità, cambiamento climatico, dialogo tra culture. «Questi sono i fondamenti dei progetti Sr Explorer, frutto di un impegno fatto innanzitutto ai nostri figli: lasciare la Terra migliore di come l’abbiamo trovata». Da qui nasce la missione: «Cercare e sostenere le iniziative che meritano davvero la nostra attenzione». E rivendica un orgoglio identitario: «Siamo fiorentini, discendenti di navigatori ed esploratori. Più difenderemo le nostre radici, meglio costruiremo un futuro luminoso».
La missione in Patagonia non è solo un’esperienza umana ma anche il motore creativo della nuova collezione. Le immagini sono state scattate nel profondo Cile, tra le acque del Grey Glacier, i parchi naturali e i fiordi, seguendo le tracce dei puma. Proprio per tutelare questo animale emblematico, è stato firmato un accordo con la Fundación científica acción fauna per progetti di conservazione nel Cile centrale. «I pinguini dell’Isla Magdalena, con il loro manto lucido, hanno ispirato il lusso perfetto degli smoking da sera, total black, realizzati con i tessuti dell’Antico setificio fiorentino», spiega Filippo. Tra gauchos e pionieri dell’avventura, ecco i capi più sportivi dal parka bianco neve imbottito della più pregiata piuma d’oca al blouson multitasche, camicie sportive in cotone e cashmere fino all’alta sartorialità dei completi preziosi in alpha yarn vicuna (filo da 13,5 micron) e al capo in coccodrillo foderato in visone rasato per combattere le temperature estreme. Un esempio di come l’estetica, nel mondo Ricci, sia sempre unita alla narrazione del viaggio e alla tutela del patrimonio naturale. Mentre il progetto Explorer avanza, l’azienda continua a investire nel territorio: è stata infatti completata l’acquisizione della Moleria Locchi, storica realtà specializzata in molatura, incisione e restauro del vetro e del cristallo. Sul fronte retail, sono in arrivo nuove aperture: entro pochi giorni verrà inaugurata una boutique a Washington (Usa), seguita da una nuova sede a Roma nel primo trimestre 2026. Intanto è stata lanciata alla Fiera Cavalli di Verona la collezione Equestrian Line, dedicata al dressage e allo show jumping. Dal punto di vista economico, l’azienda registra una leggera decelerazione. «In un contesto geopolitico ancora incerto, dopo anni di crescita sostenuta, al termine del terzo trimestre si registra una lieve flessione nei ricavi», spiega Niccolò. «Il fatturato al 30 settembre supera i 152 milioni di euro, con una crescita single-digit nella rete retail».
C’è un’eleganza silenziosa nel successo di Zanellato. In un panorama della moda che cambia rapidamente, tra nuove sensibilità e mercati in evoluzione, il brand fondato da Franco Zanellato continua a crescere con coerenza e autenticità, restando fedele ai valori del Made in Italy e a un’idea di lusso discreto e consapevole. Partito da Vicenza, ha saputo trasformare l’azienda di guanti di famiglia, in un luxury brand conosciuto in tutto il mondo. L’iconica Postina, simbolo di una femminilità raffinata e senza tempo, oggi dialoga con tre nuove borse che ampliano l’universo creativo della maison, interpretando con linguaggio contemporaneo il concetto di «Arte e mestieri» che da sempre ne definisce l’identità. Una visione che piace e convince. A trainare questa crescita, il mercato italiano e la piattaforma e-commerce, ma soprattutto una strategia che mette al centro la ricerca, l’equilibrio tra tradizione e innovazione, e un dialogo sempre più diretto con le donne che scelgono Zanellato per ciò che rappresenta: autenticità, bellezza, rispetto dei tempi e dei gesti, una filosofia che unisce artigianalità e design contemporaneo sempre vincente. Ne abbiamo parlato con Franco Zanellato per capire come si spiega questo successo e quale direzione prenderà l’azienda nei prossimi anni.
Negli ultimi due anni avete registrato risultati straordinari: più 10% per la campagna S/S 2025 e più 21% per la S/S 2026. Quali sono, secondo lei, i fattori chiave che hanno portato a questi risultati così positivi in un momento complesso per il settore moda?
«Il risultato è sicuramente frutto del lavoro che è stato fatto nel 2024. Abbiamo effettuato un rebranding partendo dal nostro Dna. I valori che definiscono Zanellato sono il punto di origine e definiscono il percorso che stiamo e che vogliamo intraprendere. Questo lavoro si riflette in pieno sul prodotto e la collezione e il successo di questa campagna vendita ci ha incoraggiato nel voler proseguire su questi passi».
Oggi l’Italia rappresenta il 90% del vostro fatturato. Quali sono i mercati esteri su cui intendete rafforzare la presenza del brand e dove vedete le maggiori opportunità di crescita?
«L’Italia è sempre e comunque un mercato molto complesso da affrontare e rimane, a livello di distribuzione, un punto strategico su cui concentrarsi senza darlo per acquisito. Stiamo cercando di settarci per essere pronti per nuovi mercati e quando sarà il momento inizieremo questa seconda fase».
Quanti sono attualmente i punti vendita Zanellato nel mondo e come si bilancia la vostra strategia tra retail diretto, wholesale e canale online?
«In questo momento i punti vendita Zanellato diretti sono il nostro sito zanellato.com e Rinascente in quattro città. Molto importante per noi rimane il tessuto wholesale italiano dove abbiamo una distribuzione molto selettiva e intendiamo continuare a rafforzarla offrendo collezioni che possano premiare un’esperienza di acquisto all’interno dei nostri partner».
La piattaforma e-commerce sembra essere uno dei motori principali di questa crescita. Che ruolo gioca oggi il digitale nella relazione con il cliente e nel posizionamento del brand?
«Il digitale non è più solo un canale di vendita in quanto il cliente ricerca informazioni, ispirazioni e intrattenimento. Per questo motivo circa un anno fa abbiamo deciso di effettuare un replatform e approdare su una piattaforma nuova. Seguo sempre con molto interesse lo sviluppo delle piattaforme e-commerce grazie all’Intelligenza artificiale e credo che il futuro si concentri nel crescere su questo canale evolvendosi senza però snaturarsi».
La nuova offerta di borse che affianca Postina ha rappresentato un cambiamento importante. Come nasce questa evoluzione e in che modo ha contribuito a rafforzare l’identità Zanellato?
«L’arrivo di tre modelli che affiancano la nostra regina Postina sono il frutto tangibile della strategia di posizionamento di cui abbiamo parlato. Non sono semplici modelli: sono icone con un’ispirazione, uno story telling e delle lavorazioni dedicate. Non sono considerate le sorelle minori di Postina ma possiedono un’identità ben precisa e sono tutte accomunate al concetto di “Arte e mestieri” che rappresenta il manifesto di Zanellato».
Parlate spesso di «Arte e mestieri» come filosofia creativa. Come riuscite a mantenere questo equilibrio tra tradizione artigianale e design contemporaneo?
«Prima di essere il direttore creativo di questo brand sono un “uomo prodotto” e l’attenzione che metto nella ricerca e sviluppo, unita alla continua valorizzazione della tradizione artigianale, risultano essere una mia caratteristica e un mio modo di operare all’interno di Zanellato».
Mentre molti marchi faticano, Zanellato cresce. Cosa rende la vostra proposta così in sintonia con il mercato e con i desideri della clientela di oggi?
«Vorrei poterli riassumere in parole semplici: siamo un brand concreto, affidabile e senza tempo. Siamo legati alla tradizione artigianale e cerchiamo di svilupparla attraverso la ricerca di tecniche di lavorazione e pellami sempre all’avanguardia».





