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La sinistra inclusiva vuol cacciare i calciatori ebrei

La sinistra inclusiva vuol cacciare i calciatori ebrei
Manor Solomon durante la partita delle qualificazioni europee ai mondiali tra Italia e Israele a Udine, il 14 ottobre 2025 (Ansa)
L’assessore di Sesto Fiorentino, Jacopo Madau, contesta l’arrivo di Solomon nel club viola: «Non è il benvenuto e non può rappresentare né la città né la squadra». La ragione sarebbe l’appoggio a Netanyahu.

«Non sei benvenuto a Firenze». La genialata questa volta è frutto della mente di un personaggio noto in tutte le cancellerie internazionali, che terranno certamente conto del suo pronunciamento: l’assessore di Sesto Fiorentino alla Cultura, al Lavoro e alle Politiche giovanili, Jacopo Madau. Il suo bersaglio è il giocatore israeliano Manor Solomon, acquistato dalla Fiorentina per rinforzare la squadra che non è messa troppo bene. La questione è proprio data dalla sua origine israeliana. Il signor Madau sostiene, dall’alto della sua posizione, che Solomon avrebbe legittimato a varie riprese il genocidio di Gaza. A noi risulta, per la verità, che tutta questa propaganda pro Netanyahu in realtà non ci sia stata. Ci risulta invece che quando a Udine si è giocata la partita Italia-Israele Solomon, essendo il giorno della liberazione degli ostaggi israeliani, abbia molto giustamente esultato per il ritorno alla vita normale dei suoi connazionali tenuti in ostaggio da Hamas. Forse il signor assessore Madau trova in questo qualcosa di disdicevole.

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Varsavia punta ad avere «l’esercito più forte d’Europa»: la stessa ambizione di Berlino, i cui soldati hanno già sconfinato per erigere fortificazioni. E la destra anti Donald Tusk è in fibrillazione: «Proteggere il confine Ovest».

La Polonia avrà il «più forte esercito d’Europa». Lo ha promesso il premier, Donald Tusk, senza chiedere permesso alla Germania. La quale - piccolo problema - coltiva la stessa ambizione: il cancelliere, Friedrich Merz, lo va proclamando almeno dallo scorso maggio e, l’ultima volta, lo ha ribadito meno di un mese fa. Quella tra Varsavia e Berlino sarà una competizione leale? O una baruffa nel nome del riarmo? Alla faccia della difesa comune?

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In virtù dell’abituale rotazione, la presidenza dell’Unione ora tocca a Nicosia, che non ha mai reciso i legami con Mosca.

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato un cipriota. Allarme compagni europei: da ieri è scattato il semestre di presidenza di uno degli Stati più piccoli e tradizionalmente più legati a Mosca di tutta l’Ue. Urge richiamo alla sensibilità democratica dell’intero collettivo di Bruxelles: i tailleur di Ursula, la faccia tosta di Macron e financo le gaffe di Kaja Kallas dovranno fare i conti con il peggiore dei nemici interni, la rotazione delle poltrone di comando sulla tolda dell’Unione. Il meccanismo bizantino, figlio malato di un sistema evidentemente decotto, prevede infatti che la presidenza del consiglio dell’Ue, l’organo che riunisce gli Stati membri e che dunque delinea le linee strategiche ed elabora le politiche estere e di sicurezza, passi di mano ogni sei mesi. E dall’1 gennaio il delicato e prestigioso incarico è passato a Cipro, già paradiso degli oligarchi turchi, per anni hub finanziario della Russia e legato a Mosca da antichi interessi comuni in campo energetico e militare. O partigiano portami via, che mi sento di morir.

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Parigi esulta: i salari non crescono. È grazie all’euro, ma la sinistra tace
Emmanuel Macron (Ansa)
In Francia nessuno vuole intestarsi un’austerità molto più mite di quella imposta a noi.

Da quando il governo Meloni si è insediato, il presidente della Repubblica e tutta l’allegra compagnia della sinistra nostrana si sono accorti che in Italia esiste un problema salari. Ironia della sorte: con la maggioranza di centrodestra gli stipendi sono tornati a crescere, benché non ancora a sufficienza, più dell’inflazione. Al di là le Alpi, invece, qualcuno esulta per il motivo opposto. «La bassa inflazione rafforza la competitività della Francia», titola un articolo del principale quotidiano economico francese, Les Echos, di proprietà di Bernard Arnault, patron di Lvmh nonché l’uomo più ricco di Francia.

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Dal 2022 il patrimonio delle famiglie è salito a 11.000 miliardi. Merito anche della Borsa che dall’elezione della Meloni ha fatto +115%, ai massimi dal 2000. Il potere d’acquisto non ha però recuperato i maxi rincari.

La Borsa, si sa, ha un brutto carattere. Volubile, lunatica, isterica. Però ogni tanto si sveglia allegra, si mette la giacca buona, sistema la cravatta e decide di comportarsi bene. È successo ieri. Piazza Affari ha aperto il cassetto dei ricordi, ha soffiato via la polvere e ha ritrovato una vecchia fotografia: dicembre 2000. Venticinque anni fa. Altro secolo, altro mondo, altro capitalismo. Eppure eccoci qui: il Ftse Mib chiudendo a 45.374 punti ha segnato di nuovo ai massimi di inizio millennio, come chi torna nella casa dell’infanzia e scopre che il divano è lo stesso, ma ora ci si siede con qualche ruga in più e molta più esperienza. E adesso? Adesso si guarda avanti. Anzi, si guarda in alto. Perché dopo i massimi dal 2000 il prossimo numero non può che essere 50.000 punti.

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