Milano da demolire: vanno a processo la star Boeri, Zucchi e un modello di città

Milano, ma anche Tirana. I Navigli e l’Albania. I cantieri sotto casa e quelli oltre l’Adriatico. Il giro dell’archistar Stefano Boeri, oggi, non è più soltanto una mappa urbana: è una rete di relazioni professionali, incarichi incrociati e concorsi pubblici che, dopo oltre 15 anni di centralità assoluta, è finita sotto la lente della Procura di Milano. Un mondo che ha accompagnato - e in parte guidato - la trasformazione della città e che ora viene raccontato nei fascicoli giudiziari come un sistema compatto, continuo, dove pubblico e privato si sono incrociati molto (troppo) spesso.
Il nuovo capitolo si è aperto ieri con il rinvio a giudizio sul concorso della Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic). Il gup Fabrizio Filice ha mandato a processo Boeri e Cino Zucchi per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto di interessi, fissando la prima udienza al 17 aprile. Insieme a loro finiscono davanti al tribunale anche quattro professionisti che, nelle carte, rappresentano l’ossatura del concorso: Pier Paolo Tamburelli (Baukuh), Angelo Lunati (Onsitestudio), Giancarlo Floridi e Andrea Caputo.
Tamburelli è interlocutore storico di Boeri; Lunati e Floridi erano titolari dello studio capogruppo vincitore (nel frattempo Floridi ha aperto un nuovo studio) e ricercatori nello stesso ambiente accademico (legato al Politecnico di Milano) dei commissari; Caputo è l’architetto arrivato terzo, ma comunque premiato, e che - secondo l’accusa - avrebbe avuto contatti con Boeri mentre la commissione era ancora riunita. È proprio questo perimetro che la Procura considera decisivo.
A vincere il concorso Beic, su 44 proposte, è stato il raggruppamento formato da Onsitestudio, Baukuh e Sce Project. Non un dettaglio. Sce Project non è soltanto uno dei vincitori della gara: è il filo che lega la biblioteca a un’altra vicenda giudiziaria, quella di Bosconavigli, e a una serie di progetti firmati da Boeri anche fuori dall’Italia, in particolare a Tirana, dove l’archistar lavora da anni su complessi residenziali e interventi urbani con gli stessi partner tecnici.
La Beic, nelle ricostruzioni della Guardia di finanza, non è descritta come un semplice concorso di idee. Il bando valeva quasi 9 milioni di euro, ma il vero interesse economico - secondo gli inquirenti - stava appunto nei passaggi successivi: progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, coordinamento della sicurezza. Una sequenza di affidamenti potenziali che trasformava la gara in un crocevia strategico. Ed è in quei giorni, tra fine giugno e inizio luglio 2022, che si concentra il racconto giudiziario: chat, messaggi, valutazioni sui progetti mentre la commissione era al lavoro, un incontro tra Boeri e Tamburelli la sera prima dell’aggiudicazione.
Gli arresti domiciliari per Boeri e Zucchi erano stati chiesti mesi fa, ma non sono mai scattati. Il gip Luigi Iannelli li aveva respinti, disponendo invece una misura interdittiva: un anno per Boeri, otto mesi per Zucchi, fuori dalle commissioni e dai contratti con la Pubblica amministrazione. Una decisione che, pur senza limitare la libertà personale, ha fissato una valutazione severa sulle modalità di gestione del concorso.
La difesa dei due architetti resta ferma. «Sono molto tranquillo e credo che nel dibattimento si chiarirà tutto», ha detto Zucchi sostenendo che «ci sono prove specifiche del rigore e della correttezza» con cui avrebbe operato. E ha aggiunto: «Non farò mai più una giuria in vita mia».
Anche Boeri ha affidato in una nota la sua replica: «Confermo la fiducia nella magistratura. Confido di poter dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati».
Il concorso Beic è solo una parte della storia. Perché mentre quella vicenda si avvia al dibattimento, un altro processo è già pronto a partire: Bosconavigli. Non una gara, ma un edificio di oltre 40 metri, 90 appartamenti, tra piazzale delle Milizie e viale Troya. Per anni raccontato come simbolo della nuova Milano residenziale, oggi è uno dei casi più rappresentativi delle inchieste sull’urbanistica.
Il processo inizierà il 16 marzo. Tra gli imputati c’è ancora Boeri, insieme ad altri progettisti, ai costruttori e a dirigenti comunali. La Procura sostiene che quell’intervento sia stato sviluppato senza il necessario piano attuativo e attraverso una procedura amministrativa ritenuta insufficiente, con un possibile danno economico per il Comune stimato in circa 5,5 milioni di euro. Le difese parlano invece di permessi regolarmente rilasciati e di pieno affidamento nelle determinazioni dell’amministrazione.
Anche qui riemerge Sce Project. Il direttore dei lavori di Bosconavigli è Stefano De Cerchio, fondatore proprio di Sce Project, lo stesso studio presente nel raggruppamento vincitore della Beic. Per l’accusa, non sono episodi isolati ma una continuità professionale che avrebbe dovuto essere dichiarata in sede di commissione pubblica.
Il modello Milano, per anni celebrato in tutto il mondo, è oggi al centro di un processo penale. In questo quadro rientra anche la presidenza della Triennale. Boeri, in scadenza, sarebbe rimasto, anche perché non ha neppure ascoltato le richieste di sospensione avanzate da un gruppo di architetti la scorsa estate. E mentre il dibattimento si avvicina, resta una scelta che non passa inosservata: il sindaco, Beppe Sala, non ha costituito il Comune parte civile. Una scelta che lascia aperto più di un interrogativo sul ruolo di Palazzo Marino in questa vicenda. Intanto - come ricordano le Famiglie sospese - è partito lo smantellamento delle residenze Lac, altro capitolo delle inchieste urbanistiche. «Ma il sindaco Sala ha preferito commentare Inter-Juventus. Un mese fa ci parlava di una soluzione ormai vicina...»







