La tossicodipendenza cambia volto e abbassa sempre di più l’età di chi ne resta coinvolto. A lanciare l’allarme è Andrea Bonomelli, presidente della comunità Lautari, che parla di un fenomeno ormai diffuso e trasversale: «Oggi è allargato a tutte le tipologie di sostanze, sempre più chimiche, con un aumento molto accentuato della componente psichiatrica».
Secondo Bonomelli, anche droghe considerate leggere in passato hanno subito una trasformazione: «La marijuana è ormai dichiarata droga pesante perché lavorata chimicamente e quindi porta subito a una dipendenza molto elevata». Un cambiamento che si riflette anche nel profilo dei consumatori: «Il tossicodipendente non è più ai margini della società, isolato e senza lavoro. Cerca di vivere la quotidianità, lavora, ma continua a far uso di sostanze, con conseguenze che leggiamo ogni giorno nella cronaca». A preoccupare è anche l’età sempre più precoce: «Gli ultimi dati evidenziano un inizio di uso di sostanze stupefacenti pesanti già a partire dagli 11 anni», sottolinea il presidente della comunità. Il tema è stato al centro di Lautari in Festa 2026, l’appuntamento annuale che si è svolto sabato 18 aprile a Pozzolengo, nel Bresciano, nella tenuta di Borgo La Caccia. Oltre mille persone – tra famiglie, educatori, volontari e ragazzi impegnati in percorsi di recupero – si sono ritrovate per una giornata che unisce condivisione e testimonianza.

All’evento ha partecipato anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha rivolto un messaggio diretto alle comunità impegnate nel recupero: «Cercherò di convincere il Parlamento ad esservi più vicini». Un riconoscimento esplicito al lavoro svolto da realtà come Lautari: «Fate un servizio alla nazione perché ridate all’Italia dei figli in grado di fare molto più di quello che facevano prima di entrare in comunità». Nel suo intervento, La Russa ha richiamato anche la linea del governo sul tema delle dipendenze, citando le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «La risposta migliore alle dipendenze è la comunità come questa, capace di seguire i ragazzi ogni giorno per reintrodurli nella società». Da qui l’auspicio di un rafforzamento del rapporto tra istituzioni e queste realtà, per offrire «una prospettiva di speranza e una concreta occasione di riscatto» a chi vive situazioni difficili. Un messaggio in linea con quello del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha sottolineato il valore di iniziative come questa: momenti utili a riconoscere «i percorsi compiuti» e l’impegno quotidiano di chi affronta un cammino di recupero. «La comunità è il luogo in cui le persone possono ritrovare fiducia, relazioni e nuove opportunità», ha ricordato.
Per la comunità Lautari, la giornata rappresenta soprattutto la conferma di un metodo. «È la dimostrazione concreta che il cambiamento è possibile», ha spiegato Bonomelli. «Qui non celebriamo solo un traguardo, ma il coraggio quotidiano di chi decide di ripartire». Lo sguardo resta rivolto al futuro: rafforzare i percorsi educativi e lavorativi e creare opportunità reali di reinserimento. «Vogliamo essere una comunità sempre più aperta, capace di dialogare con il territorio e costruire alleanze, perché nessuno si salva da solo». Un segnale che arriva da Pozzolengo e che racconta una realtà in evoluzione: da un lato l’allarme per una dipendenza sempre più diffusa e precoce, dall’altro il tentativo di costruire percorsi concreti per uscirne.
Jannik Sinner torna sul trono del tennis mondiale e lo fa vincendo uno dei tornei più prestigiosi della stagione sulla terra battuta. Nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, l’altoatesino supera Carlos Alcaraz in due set, 7-6(5), 6-3, al termine di una partita lunga oltre due ore e combattuta soprattutto nel primo parziale. Un successo che vale il titolo e anche il ritorno al numero uno del ranking Atp.
La sfida si gioca in condizioni non semplici, con il vento a disturbare costantemente il ritmo degli scambi e a rendere complicato il controllo dei colpi. Il primo set è segnato da diversi errori, ma anche da una tensione evidente: i game scorrono senza un vero padrone, tra occasioni mancate e improvvisi cambi di inerzia. Sinner fatica a trovare continuità con la prima di servizio, mentre Alcaraz alterna soluzioni brillanti a passaggi a vuoto, soprattutto con il dritto. L’equilibrio resta intatto fino al 6-6, con entrambi costretti più volte ai vantaggi. Nel tie-break l’azzurro cambia passo: alza la qualità al servizio, prende l’iniziativa negli scambi e si costruisce due set point. Sul secondo, un doppio fallo dello spagnolo chiude il parziale dopo oltre un’ora di gioco. L’avvio del secondo set sembra premiare Alcaraz, più aggressivo in risposta e capace di strappare il servizio a Sinner nel terzo gioco. Il match, però, non prende la direzione che lo spagnolo sperava. Sinner resta lucido, non forza le soluzioni e torna subito in partita con un controbreak costruito sulla profondità dei colpi e su una maggiore solidità negli scambi lunghi. Da quel momento cresce progressivamente, mentre Alcaraz perde precisione e si espone a qualche errore di troppo, anche nei momenti in cui avrebbe la possibilità di consolidare il vantaggio. Il passaggio chiave arriva sul 3-3, in un game lungo e molto combattuto: Sinner si procura più di una palla break e alla fine riesce a convertire grazie a una risposta aggressiva seguita da un dritto decisivo. È lo strappo che indirizza definitivamente la partita. L’italiano, avanti nel punteggio, gestisce con attenzione i propri turni di servizio, senza concedere occasioni, mentre lo spagnolo fatica a rientrare. Nel nono game arriva la chiusura: Sinner sale rapidamente sul 40-0 e, alla prima occasione utile, archivia l’incontro con una prima vincente. È il punto finale di una partita meno spettacolare del previsto ma estremamente solida da parte di Sinner, capace di adattarsi alle condizioni e di leggere meglio i momenti del match. Per lui si tratta dell’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, un traguardo che conferma la sua continuità ai massimi livelli.
A fine partita Sinner ha espresso tutta la sua gioia: «Non so da dove cominciare per commentare questa settimana. Sono venuto qui per accumulare più partite possibili in vista dei grandi tornei che si avvicinano e ho ottenuto un altro traguardo incredibile» - ha detto il tennista altoatesino - «Tornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria, voglio vincere trofei». Il campione italiano ha poi aggiunto: «Ho cercato di restare lì mentalmente anche quando ero sotto, è stata una partita di alti e bassi per tutti e due, ma oggi non era semplice per il vento che continuava a cambiare. Questo torneo per me vuol dire tanto. Sono super super contento di avere almeno un trofeo come questo a casa». Il successo di Montecarlo ha anche un peso simbolico: Sinner interrompe la serie negativa contro Alcaraz sulla terra battuta e si riprende la vetta del tennis mondiale. Un segnale importante all’inizio della stagione sul rosso, proprio contro il rivale che negli ultimi anni lo aveva più spesso messo in difficoltà su questa superficie.
Dopo oltre venti ore di colloqui a Islamabad, il negoziato tra Stati Uniti e Iran si chiude senza un accordo. La sesta settimana di guerra, iniziata il 28 febbraio con l’offensiva congiunta di Washington e Israele, si apre così con uno stallo diplomatico che conferma quanto la distanza tra le parti resti profonda, nonostante i tentativi di mediazione del Pakistan.
A certificare il fallimento è il vicepresidente americano J.D. Vance, che lascia il Paese con toni netti: «Non abbiamo raggiunto un accordo» e, soprattutto, «non c’è un impegno esplicito da parte dell’Iran a non sviluppare armi nucleari». È questo, nelle parole dell’amministrazione statunitense, il nodo centrale. Washington chiede una garanzia chiara e duratura sul programma atomico iraniano, ritenuto il punto non negoziabile dell’intera trattativa. «Devono capire che questa è la nostra offerta finale», aggiunge Vance, lasciando intendere margini ridotti per ulteriori concessioni. Da Teheran la lettura è opposta. La televisione di Stato parla di «richieste irragionevoli», mentre il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei riconosce che un’intesa su alcuni punti è stata trovata, ma conferma divergenze su «due o tre questioni importanti», senza entrare nei dettagli. Il clima, segnato da quaranta giorni di conflitto, resta quello della diffidenza reciproca. «Nessuno si aspettava di raggiungere un accordo in un solo incontro», sottolinea Baghaei, lasciando però aperta la porta a un possibile proseguimento del dialogo: «La via della diplomazia non è chiusa».
Tra i dossier più sensibili rimane quello dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico globale e leva geopolitica nelle mani di Teheran. Una fonte della sicurezza iraniana chiarisce che la situazione non cambierà finché non verrà definito un quadro condiviso con gli Stati Uniti. Nelle stesse ore, segnali di tensione arrivano proprio dal mare: due superpetroliere dirette verso il Golfo Persico hanno invertito la rotta all’avvicinarsi alle acque controllate dall’Iran, mentre i Pasdaran ribadiscono che qualsiasi tentativo di attraversamento da parte di navi militari sarà contrastato. Il fallimento dei colloqui riapre anche il fronte delle opzioni sul tavolo di Washington. Donald Trump, intervenuto indirettamente rilanciando un’analisi sulla sua piattaforma, lascia intravedere la possibilità di un blocco navale contro l’Iran, sul modello di quanto già fatto in Venezuela. Un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe un ulteriore salto di tensione in un’area già altamente instabile.
Nel frattempo, il conflitto continua a produrre effetti su scala regionale. Nuovi raid israeliani nel sud del Libano hanno causato almeno undici morti, mentre il bilancio complessivo delle vittime nel Paese, secondo le autorità locali, supera le duemila unità dall’inizio di marzo. Sul fronte iraniano, Teheran denuncia migliaia di feriti, tra cui oltre duemila minori, nei bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele. In questo quadro, il Pakistan prova a mantenere aperto un canale di comunicazione. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar invita entrambe le parti a rispettare il cessate il fuoco e ribadisce la disponibilità di Islamabad a proseguire il ruolo di mediatore. Ma, al di là delle dichiarazioni, il negoziato si è fermato su questioni strutturali: il nucleare, la sicurezza marittima, il rapporto di forza nella regione.





