Da tutti i telegiornali di serata fino ai principali quotidiani, ieri mattina la rassegna stampa nazionale si è concentrata in larga parte sulle notizie emerse dal «Giorno della Verità», che hanno occupato le aperture delle principali testate. Inevitabile quando si organizza un evento in grado di concentrare attorno al tavolo il mondo della politica, coinvolgendo governo e opposizione, delle istituzioni e delle imprese.
Dal premier Giorgia Meloni ai ministri, passando per il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte e gli imprenditori e manager di aziende che rappresentano i settori produttivi e strategici del Paese, la kermesse ideata dal nostro quotidiano (giunta alla terza edizione) ha messo sul piatto diversi spunti interessanti e più di una notizia di cui dar conto. Da Repubblica al Corriere della Sera, passando per Il Fatto Quotidiano alla Stampa, Il Sole 24 Ore, Libero, Il Giornale, Avvenire, fino al Secolo XIX e al Secolo d’Italia, praticamente tutte le aperture di ieri erano dedicate alle dichiarazioni rilasciate da Meloni durante l’intervista con il direttore Maurizio Belpietro, con logica attenzione rivolta allo stato di salute del rapporto tra il premier e Donald Trump.
Del resto, la visita del presidente del Consiglio all’Acquario romano, splendida cornice dove si è svolta la terza edizione del «Giorno della Verità», è stata la prima uscita pubblica dopo la deflagrazione del caso relativo all’ormai famosa telefonata in cui il presidente americano ha confidato al corrispondente di La7 per la Casa Bianca, Daniele Compatangelo, di essere stato implorato da Meloni per una foto e di aver provato pena per lei. Motivo per cui le dichiarazioni spontanee di ieri, seguite alle comunicazioni social a cui si era affidato il premier nei giorni scorsi, erano attesissime da tutta la stampa e non solo. Il riferimento più gettonato è stata la battuta su Temptation island, il reality show in onda su Canale 5. Colpita da Trump. Per Hormuz ci siamo ha titolato Repubblica, aggiungendo nel catenaccio che «la politica estera non è Temptation island». Il Fatto: Meloni su Trump: no a Temptation island. Il Corriere ha puntato su Meloni e gli Usa: i rapporti bilaterali non cambiano e sulla stoccata rivolta all’opposizione, definita «scarsissima». Frase quest’ultima ripresa anche dal Giornale che ha aperto con Meloni a Trump: politica non è Temptation island. Anche Avvenire ha dedicato spazio alla notizia: Meloni cerca di smorzare la tensione con Trump, ha titolato in prima pagina il quotidiano dei vescovi.
Più o meno sulla stessa linea anche gli altri giornali che hanno scelto di valorizzare i passaggi dell’intervento del presidente del Consiglio, soffermandosi soprattutto sul rapporto con Washington, sul ruolo dell’Italia nella crisi mediorientale e sul botta e risposta con il campo largo. A registrare quanto accaduto all’Acquario romano sono stati anche i principali telegiornali della sera che hanno dedicato servizi e approfondimenti alle dichiarazioni del premier, rilanciando i passaggi più significativi dell’intervista condotta da Belpietro. Un’attenzione che ha trovato conferma anche nei siti di informazione e nelle agenzie di stampa, che per tutta la giornata hanno battuto e aggiornato le notizie emerse dai diversi panel. Una vera e propria vetrina sul mondo. Segno di come le parole pronunciate sul palco del «Giorno della Verità» abbiano finito per generare una eco mediatica notevole e orientare il dibattito politico della giornata, conquistando spazio ben oltre i confini dell’evento stesso.
Se la presenza del presidente del Consiglio ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione mediatica, altrettanto rilevanti sono stati i contributi arrivati dai rappresentanti delle istituzioni; dall’opposizione, rappresentata in questo caso da Conte; dalle imprese e dalle principali realtà produttive italiane, che hanno portato sul palco analisi, proposte e prospettive sui dossier destinati a incidere sul futuro dell’Italia. Per quanto riguarda i ministri, il titolare degli Esteri Antonio Tajani ha parlato delle crepe in seno all’Unione europea, dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente; il collega dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dato notizie in merito al deficit e smentito possibilità di elezioni anticipate; mentre Guido Crosetto ha svelato quelle che sono le vere spese per la Difesa. Sul tema lavoro, Marina Calderone ha confermato che la priorità del governo sono gli stipendi; il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha fatto il punto sugli investimenti nei campi italiani e Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di «strada spianata verso il nucleare». Sul fronte dell’opposizione Conte ha archiviato il Superbonus, ribadito che la patrimoniale non si può fare e «ignorato» Matteo Renzi dicendo che negli ultimi mesi gli esponenti del campo largo si sono incontrati diverse volte senza coinvolgere il leader di Italia viva.
Insomma, gli argomenti notiziabili non sono mancati, così come non non sono mancati gli spunti emersi dai panel dedicati al mondo produttivo che hanno restituito un quadro altrettanto denso, in cui imprese e manager hanno riportato al centro le condizioni concrete della competitività italiana. Il tema dominante è rimasto quello della sicurezza energetica, letta come fattore decisivo per la tenuta del sistema industriale in una fase di instabilità internazionale. Dalla gestione degli choc dei prezzi alla necessità di investimenti strutturali, fino all’accelerazione su innovazione e tecnologie, è emersa l’idea di un sistema chiamato a reagire in tempi rapidi.
Più che una somma di tavoli paralleli, ne è uscita la fotografia di un confronto unico, in cui politica ed economia si sono intrecciate sugli stessi nodi: energia, infrastrutture, lavoro e innovazione. Ed è proprio in questa sovrapposizione di piani che l’evento ha trovato la sua cifra. Tutti i video dei singoli interventi e dei panel del «Giorno della Verità» sono disponibili sul sito www.laverita.info, e accessibili anche inquadrando il Qr code presente in questa pagina.
Anche quest’anno il «Giorno della Verità» si è rivelato un’occasione proficua per mettere sul tavolo del dibattito alcune delle sfide che più incidono sul presente e sul futuro del Paese. Nei vari panel dedicati alle aziende, imprenditori e manager dei principali settori produttivi (dall’energia alle infrastrutture, passando per il digitale e il lavoro) sono emersi temi centrali per la competitività italiana ed europea, tra transizione energetica, innovazione tecnologica e trasformazione del mercato del lavoro.
Il filo conduttore della giornata è stato quello della sicurezza energetica e della necessità di accompagnare le imprese in una fase di forti tensioni internazionali. Nel confronto L’energia del potere. La partita decisiva per l’Europa, l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, ha ricordato come la risposta al recente choc energetico si sia tradotta in un intervento mirato a evitare rallentamenti del sistema produttivo. Da qui la scelta, condivisa con il governo, di una «iniezione di liquidità immediata» con un contributo a fondo perduto fino al 30%. Il tema dell’export è stato al centro anche del ragionamento sulla resilienza del sistema italiano, capace di reagire alle crisi geopolitiche grazie alla diversificazione produttiva e alla struttura familiare delle imprese. L’obiettivo è ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di export entro il 2027, ampliando la platea delle aziende esportatrici oggi ancora limitata a meno del 9% del totale.
Nello stesso solco si sono inseriti gli altri player del mondo industriale ed energetico. Il direttore generale di Enel per gli affari centrali, Edoardo Antonio De Luca, ha evidenziato come, dopo la guerra in Ucraina, l’energia sia diventata una variabile strategica per la sicurezza nazionale. Lorenzo Fiorillo (Eni) ha sottolineato il ruolo del super calcolo nella ricerca industriale, annunciando l’avvio del super computer HPC7, che porta l’Italia «al primo posto in Europa e al quarto nel mondo» nel settore del calcolo ad alte prestazioni. Un passaggio che conferma la centralità dei dati e della capacità computazionale.
A intrecciarsi con il tema dell’energia è stata anche la riflessione sulla competitività. Marco Gay (Unione industriali Torino) ha indicato tre direttrici per ridurre i costi e rafforzare le imprese: innovazione nei consumi, investimenti nelle rinnovabili e una strategia europea su ricerca e tecnologia. Più critico l’intervento di Riccardo Toto (Renexia), che ha richiamato la necessità di superare inefficienze del passato: «107 miliardi spesi negli anni dagli italiani non hanno prodotto nulla», ha osservato, indicando nell’eolico galleggiante una possibile leva industriale e geopolitica per il futuro.
Il tema delle infrastrutture ha dominato il panel Le reti della sovranità, dedicato al ruolo strategico delle reti fisiche e digitali. Andrea Giordano (Aeroporti di Roma) ha descritto la sostenibilità come un approccio strutturale, con investimenti in decarbonizzazione e oltre 55.000 pannelli fotovoltaici già installati a Fiumicino. Sul fronte idrico e digitale, il direttore generale di Acea Acqua, Luis Alejandro Gonzalez Naranjo, ha sottolineato come la sicurezza delle infrastrutture passi sempre più dalla tecnologia: «L’Intelligenza artificiale può aiutarci a passare da un approccio reattivo a uno preventivo». Lorenzo Giussani (A2a) ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare il sistema energetico europeo per ridurre la vulnerabilità agli choc esterni e stabilizzare i prezzi. Ampio spazio anche alle grandi infrastrutture di trasporto nel panel La fabbrica del futuro, dove l’ad di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, ha ribadito il ruolo strategico della rete autostradale: «Investiamo ogni anno 2,5 miliardi di euro tra investimenti e manutenzione». Georg Gufler (Doppelmayr Italia), Fulvio Giuliani (Interporto rivers) e Stefano Paggi (Fibercop) hanno arricchito il confronto sulla trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Sul tema lavoro e competenze, Daniele Grassucci (skuola.net) ha evidenziato il disallineamento tra aspirazioni giovanili e mercato, sottolineando come molte aspettative siano ancora legate a modelli superati. Andrea Stazi (Università San Raffaele Roma) ha richiamato i rischi dell’Intelligenza artificiale sul mondo delle professioni, avvertendo della possibile polarizzazione tra chi sa utilizzarla e chi ne resta escluso. Mentre secondo Rosario Rasizza (Openjobmetis), oggi è il lavoro a cercare i lavoratori.
Il Mondiale perde il primo allenatore italiano: Montella e la Turchia eliminati dopo due partite
Il Mondiale che vede assente l'Italia ma non gli allenatori italiani, perde il primo pezzo azzurro. Nella notte in cui il Brasile di Carlo Ancelotti ha trovato il riscatto battendo 3-0 Haiti, dopo il deludente pareggio dell’esordio contro il Marocco, la Turchia di Vincenzo Montella è costretta a salutare il torneo dopo appena due partite. La sconfitta per 1-0 subita contro il Paraguay, seguita a quella per 2-0 contro l’Australia, vale l’eliminazione matematica della nazionale ottomana, nonostante manchi ancora una partita per completare il girone. Un girone che vede gli Stati Uniti, prossimi avversari della Turchia, primi a punteggio pieno con 6 punti. Appaiate al secondo posto Australia e Paraguay a quota 3. Ciò significa che la Turchia, pur vincendo la terza partita, potrebbe al massimo agganciare una tra le due, restando comunque in svantaggio negli scontri diretti e senza possibilità di rientrare tra le migliori terze.
Un flop imprevisto alla vigilia per una Nazionale che tornava a disputare la fase finale di un Mondiale dopo 24 anni e che Montella aveva portato al torneo con un percorso di qualificazione solido culminato con il palyoff vinto contro il Kosovo. Poi, in pochi giorni, il crollo. Due sconfitte, tre gol subiti e, soprattutto, zero segnati, tradotti in una sensazione costante di sterilità offensiva che neppure il volume di gioco riesce a nascondere. Il dato più volte sottolineato dal tecnico italiano dei 62 tiri in due partite (30 contro l'Australia e 32 contro il Paraguay), da solo non può bastare per giustificare l'eliminazione precoce della Turchia dallla rassegna iridata. In tanti si aspettavano che le stelle, da Calahanoglu a Guler passando per Yildiz, potessero trascinare la Nazionale guidata da Montella, ma così non è stato. Lo juventino, più di tutti, si è presentato in condizioni fieiche non ideali.
Contro il Paraguay, la partita si è complicata subito: vantaggio sudamericano con Galarza dopo appena due minuti e poi una gara rimasta in equilibrio numerico solo a metà, visto il rosso ad Almiron per il nuovo intervento disciplinare legato alla mano sulla bocca, introdotto in questo Mondiale per contrastare episodi di comportamento antisportivo. Anche in superiorità numerica, però, la Turchia non è riuscita a trovare il gol. Il tema che accompagna l’eliminazione è proprio quello della produzione offensiva senza finalizzazione. Montella lo ha ribadito anche nel post partita, insistendo sul volume di gioco e sulle occasioni create. Dall’altra parte, però, resta il dato più semplice: nessuna rete segnata in 180 minuti. Per Montella il futuro sulla panchina della Turchia appare ormai segnato. Il Mondiale si chiuderà comunque con la partita contro gli Stati Uniti, ma il ciclo sembra destinato a interrompersi subito dopo. In Turchia si parla già di un possibile cambio in panchina, con l’ipotesi di un profilo esperto per ripartire, mentre per il tecnico italiano si aprono scenari diversi, anche legati al campionato turco, con il Fenerbache che pare intenzionato a puntare sull'Aeroplanino.
Se per Montella il Mondiale si chiude in anticipo, per Carlo Ancelotti il percorso con il Brasile prosegue invece con segnali più incoraggianti. Dopo il pareggio all’esordio contro il Marocco, il 3-0 contro Haiti ha riportato i verdeoro in testa al girone e soprattutto ha dato una risposta sul piano del gioco. La partita si è indirizzata già nel primo tempo. Il Brasile ha mantenuto il controllo del possesso e ha costretto Haiti a una fase difensiva molto bassa e fisica. Il primo gol arriva su una situazione sporca in area, con Vinicius protagonista e Matheus Cunha l’ultimo a deviare in rete. Poco dopo arriva anche il raddoppio dello stesso Cunha, con una conclusione di sinistro che chiude di fatto la gara già prima dell’intervallo. Il terzo gol, firmato da Vinicius su assist di Paquetà, conferma un Brasile più fluido rispetto all’esordio, anche se non mancano le note negative - come l'infortunio muscolare a Raphinha - e va sottolineato come la caratura dell'avversario che aveva di fronte non era minimamente paragonabile.
Ancelotti ha espresso soddisfazione per la prestazione complessiva, sottolineando soprattutto il miglioramento rispetto alla gara d’esordio e la necessità di continuare su questa linea. Il Brasile, ora primo nel girone, guarda già alla sfida con la Scozia, decisiva per il primo posto.
Nel quadro generale del Mondiale, resta ancora in gioco Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan. Dopo la sconfitta all’esordio contro la Colombia, la seconda partita del girone K contro il Portogallo diventa un passaggio obbligato. Una gara complicata, per non dire proibitiva, in programma martedì alle 19 italiane, che dirà se la squadra potrà restare agganciata alla competizione o se seguirà la Turchia fuori già nella fase a gironi. Per gli allenatori italiani, questo Mondiale sta già tracciando due traiettorie diverse: quella interrotta di Montella e quella ancora aperta, ma già più solida, di Ancelotti. E in mezzo, in attesa, quella di Cannavaro.





