Cento anni di storia, tradizione e innovazione per Valdo, celebrati a Milano tra racconti, immagini e degustazioni. Pierluigi Bolla sottolinea la visione futura dell’azienda: «Innovazione e tradizione sono i binari su cui Valdo continuerà a muoversi», mentre il Prosecco conferma il suo ruolo di icona culturale e simbolo di italianità.
Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.

A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».

L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.

La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 17 al 19 aprile l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari ospiterà la 6 Hours of Imola, appuntamento che quest’anno aprirà il FIA World Endurance Championship dopo il rinvio della gara del Qatar a causa del conflitto in Medio Oriente.
Imola si prepara a un weekend di adrenalina pura. Dal 17 al 19 aprile, l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari ospiterà la FIA WEC 6 Hours of Imola 2026, che apre quest’anno il mondiale di endurance dopo il rinvio della tappa in Qatar. Saranno 14 le case costruttrici al via tra le categorie Hypercar e LMGT3, con Ferrari pronta a giocare in casa davanti ai propri tifosi, in una stagione che si annuncia tra le più competitive degli ultimi anni.
La presentazione ufficiale dell’evento si è svolta mercoledì a Milano, nella cornice della Rinascente di piazza Duomo, scelta simbolica per raccontare un progetto che vuole andare oltre il semplice evento sportivo e mettere insieme motori, territorio e Made in Italy. Così, per il terzo anno consecutivo, il circuito romagnolo sarà teatro di una delle tappe più attese del campionato. «Il WEC sta crescendo molto», ha spiegato il Ceo Frédéric Lequien, sottolineando come la categoria endurance stia attirando sempre più marchi automobilistici e pubblico. «Oggi abbiamo una presenza di costruttori che non si era mai vista prima nel motorsport». Il format delle gare di durata – con più classi di vetture in pista e numerosi sorpassi – contribuisce a rendere lo spettacolo accessibile anche ai nuovi appassionati. «Vogliamo restare una categoria popolare», ha aggiunto Lequien, ricordando che il prezzo medio dei biglietti resta contenuto proprio per favorire la partecipazione di famiglie e giovani.
Sul fronte sportivo, i piloti del team Proton Competition, Giammarco Levorato e Stefano Gattuso, hanno anticipato le sfide del weekend: dalle strategie di endurance alle soste e al cambio pilota, fino al lavoro di squadra che trasforma ogni gara in una prova di resistenza e precisione. «Correre a Imola è un’emozione unica – ha raccontato Levorato – il circuito combina tecnica e passione, e il pubblico italiano rende ogni giro ancora più intenso». Tra le grandi case protagoniste, la più attesa sarà sicuramente la Ferrari, reduce da una stagione 2025 straordinaria nel mondiale endurance. «È stata l’annata più bella di sempre per Ferrari nell’endurance», ha ricordato Antonello Coletta, Global Head of Ferrari Endurance and Corse Clienti, citando il titolo costruttori, il successo alla 24 Ore di Le Mans e la vittoria a Imola davanti al pubblico italiano. Tornare sul circuito intitolato a Enzo e Dino Ferrari, ha aggiunto Coletta, «sarà un’emozione speciale. Correre in casa significa avere una responsabilità in più, ma anche una motivazione enorme».

Tuttavia, l’appuntamento non si limiterà alla pista. Accanto alla gara, Imola ospiterà un ricco programma di iniziative pensate per coinvolgere cittadini e visitatori. Sul piano dell'intrattenimento, infatti, il circuito emiliano non è più solo una pista: è un palcoscenico globale dove sport, tecnologia e cultura italiana si intrecciano. Dentro il tracciato, la Fan zone accoglierà appassionati di tutte le età con attività, aree food e intrattenimento. Sabato sera, a incendiare l’atmosfera ci penserà il dj e producer francese Martin Solveig, protagonista di festival e club di tutto il mondo, con il suo sound house ed elettronico.
L'evento del 17-18-19 aprile coinvolgerà inoltre tutta la città e sarà preceduto, già dal pomeriggio di giovedì 16, dalla tradizionale presentazione dei piloti nel centro storico di Imola che si trasformerà in un teatro a cielo aperto. Un appuntamento che permette al pubblico di incontrare i protagonisti del mondiale. Dal venerdì alla domenica, l’Imola Fan City Experience proporrà concerti, dj set, laboratori, simulatori di guida, esposizioni di auto storiche e show car, tour guidati tra motori e cultura, installazioni artistiche e artigianato locale. Al centro, il Made in Italy, celebrato in tutte le sue forme, dal cibo alla moda, dall’arte ai motori. «Vogliamo che chi arriva a Imola viva un’esperienza completa», ha spiegato il direttore dell’autodromo Pietro Benvenuti, sottolineando il legame tra circuito e territorio. Per il sindaco Marco Panieri, l’obiettivo è ambizioso: rendere la tappa italiana la più partecipata dell’intero mondiale. «Non è solo una sfida per Imola, ma per tutto il Paese», ha detto. «Il motorsport è una parte fondamentale della nostra identità industriale e culturale».
La conferenza stampa di presentazione ha reso chiaro quanto la città e il circuito siano legati alla Motor Valley e all’orgoglio italiano nel motorsport. Con il prologo e la prima gara della stagione concentrati nello stesso weekend, Imola diventerà il centro del mondiale endurance. Tra Hypercar, tifosi e grandi marchi dell’automotive, la stagione 2026 partirà proprio dalla Motor Valley, dove la passione per i motori è parte dell’identità del territorio.
Un missile ha colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, nel pieno dell’escalation tra Iran e Israele. Il ministro della Difesa Guido Crosetto rassicura: «Nessuna vittima tra i nostri militari». Condanna dell’attacco da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre i Pasdaran rivendicano nuovi raid nella regione.
La guerra tra Israele e Iran si allarga e torna a lambire direttamente anche l’Italia. Nella serata di mercoledì un missile ha colpito la base militare italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove è presente un contingente di circa 120 militari impegnati nella missione internazionale contro l’Isis.
A rendere nota la notizia è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha informato della situazione con un messaggio inviato al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, poi letto in diretta durante la trasmissione televisiva Realpolitik su Rete4. «Un missile ha colpito la nostra base di Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime nel personale italiano», ha scritto il ministro.
Poco dopo Crosetto ha confermato personalmente la circostanza anche all'agenzia di stampa Adnkronos, spiegando di aver parlato direttamente con il comandante della base, il colonnello Stefano Pizzotti. «Stanno tutti bene», ha assicurato il ministro, precisando che al momento non risultano né vittime né feriti tra i militari italiani presenti nella struttura. Anche il capo di stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, si è messo in contatto con il contingente per monitorare la situazione. La conferma è arrivata anche attraverso un messaggio pubblicato sui canali social del Ministero della Difesa, dove Crosetto ha ribadito di essere «costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante dei Covi». L’attacco si inserisce in un quadro di crescente escalation militare nella regione. I Pasdaran iraniani hanno rivendicato un’ondata di operazioni coordinate contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati. Secondo quanto dichiarato dalle Guardie rivoluzionarie, sarebbe stato lanciato «l’attacco più violento dall’inizio della guerra» con bersagli che includerebbero proprio Erbil, una base navale americana in Bahrein e obiettivi in Israele. Quasi in contemporanea, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato nuovi bombardamenti sulla capitale iraniana. L’esercito dello Stato ebraico ha riferito che sono in corso attacchi «su larga scala» contro obiettivi a Teheran, segno di una spirale militare che continua ad ampliarsi e che rischia di trascinare sempre più attori regionali nel conflitto.
La base di Erbil rappresenta uno dei principali avamposti della presenza internazionale nel nord dell’Iraq. Situata in una posizione strategica vicino ai confini con Siria, Turchia e Iran, la struttura è stata istituita nell’ambito della coalizione internazionale contro l’Isis e negli anni ha svolto un ruolo chiave nell’addestramento delle forze curde locali. Migliaia di militari sono stati formati proprio qui su richiesta delle autorità della regione autonoma del Kurdistan iracheno.
Dall’Italia è arrivata subito anche la reazione della Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso «ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil», spiegando di aver parlato con l’ambasciatore italiano a Baghdad per verificare la situazione. «Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria», ha scritto il vicepremier.
L’episodio segna comunque un passaggio delicato per la sicurezza del contingente italiano nella regione. Se da un lato l’attacco non ha provocato vittime, dall’altro conferma quanto il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran stia progressivamente estendendo il proprio raggio d’azione, trasformando il Medio Oriente in un teatro sempre più instabile e imprevedibile. In questo contesto anche le missioni internazionali, finora concentrate sulla lotta allo Stato islamico, rischiano di trovarsi coinvolte indirettamente in una guerra più ampia.





