Gli Emirati Arabi Uniti attaccano l’Iran per la prima volta, colpendo impianti strategici. Intanto l’Assemblea degli Esperti iraniana nomina il figlio di Ali Khamenei nuova Guida Suprema. Cresce la tensione in Medio Oriente tra raid, missili e crisi umanitaria.
Per la prima volta nella storia recente, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un attacco diretto contro l’Iran, prendendo di mira un impianto di desalinizzazione. Il raid segna un’escalation significativa nel conflitto in Medio Oriente, che vede ormai coinvolti Stati Uniti, Israele e diversi Paesi del Golfo. Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato la maggior parte dei missili e dei droni provenienti dall’Iran, pur confermando quattro vittime tra cittadini stranieri e feriti in un bilancio che ha incluso persone di più di una decina di nazionalità.
Il bombardamento degli Emirati arriva in una giornata già segnata da nuove tensioni sul fronte iraniano. L’Assemblea degli Esperti ha raggiunto un accordo sulla scelta del nuovo leader supremo della Repubblica Islamica dopo la morte di Ali Khamenei, aprendo uno scenario di incertezza politica interna che si intreccia con l’emergenza militare. L’ayatollah Mohammad-Mahdi Mirbagheri ha dichiarato che sono stati compiuti «grandi sforzi per determinare la guida» e che è stato concordato «un parere decisivo e unanime». Secondo altri membri dell’Assemblea, il candidato scelto dovrebbe essere «odiato dal nemico», citando addirittura gli Stati Uniti, che avrebbero già fatto il nome del prescelto. Il figlio di Khamenei, Mojtaba, resta tra i favoriti, ma la sua candidatura ha incontrato la ferma opposizione di Washington.
Sul terreno, la guerra si manifesta con numeri impressionanti di vittime e distruzione. Gli attacchi israeliani in Libano hanno provocato almeno 394 morti, tra cui 83 bambini e 42 donne, mentre gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono senza sosta. In Iran, oltre 1.200 persone sono rimaste uccise negli attacchi statunitensi e israeliani, con quasi diecimila edifici civili danneggiati o distrutti, secondo la Mezzaluna Rossa. La città di Teheran è avvolta da fumo e da una pioggia nera, contaminata dal petrolio che le bombe hanno fatto fuoriuscire dai depositi colpiti.
Il conflitto ha ormai travalicato i confini iraniani. Missili e droni iraniani hanno preso di mira Israele, la Giordania, il Kuwait e gli Emirati, causando danni materiali e morti tra civili e operatori di sicurezza. Secondo Abu Dhabi, gli attacchi dell’Iran hanno incluso 16 missili balistici e 117 droni, in gran parte intercettati dalle difese aeree locali. L’Iran, dal canto suo, dichiara di poter sostenere la guerra su vasta scala per almeno sei mesi, forte di un arsenale di missili e droni pronti all’impiego. La crisi ha provocato anche flussi di rifugiati: molti iraniani stanno attraversando il confine con la Turchia per sfuggire al conflitto, ricordando scenari già vissuti durante la guerra siriana. Il rischio di un’escalation regionale è evidente, con Paesi del Golfo vulnerabili e la produzione petrolifera in pericolo, minacciando ripercussioni globali. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ammonito che «se la guerra continua, non ci sarà modo di vendere petrolio, né la capacità di produrlo nella regione».
Anche la diplomazia internazionale accelera. Il presidente francese Emmanuel Macron si recherà a Cipro per riaffermare la solidarietà europea e cercare di contribuire alla de-escalation nel Mediterraneo orientale. La Cina, attraverso il ministro degli Esteri Wang Yi, ha richiamato tutte le potenze a svolgere «un ruolo costruttivo» e a evitare che la forza diventi diritto. In questo contesto, le parole di papa Leone XIV all’Angelus domenicale risuonano come un monito: «Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi» in Iran e in tutto il Medio Oriente, affinché la guerra non trascini nella destabilizzazione anche il Libano e i paesi circostanti.
Il conflitto sembra ormai destinato a protrarsi, con un intreccio di vendette, alleanze e interessi strategici che rende sempre più difficile prevedere il prossimo sviluppo. La prima volta degli Emirati contro Teheran non è soltanto un episodio isolato: potrebbe essere il segnale che la guerra, finora circoscritta, rischia di allargarsi a nuovi fronti.
In Italia il fenomeno delle dipendenze continua a rappresentare una sfida sanitaria e sociale di dimensioni rilevanti, con servizi di recupero spesso insufficienti. In questo contesto, le comunità terapeutiche come quella della Fondazione Genovese a Bodio Lomnago offrono spazi sicuri e percorsi concreti di riabilitazione.
Il fenomeno delle dipendenze in Italia continua a rappresentare una sfida sanitaria e sociale di dimensioni rilevanti. I dati più recenti contenuti nella Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze del Dipartimento delle Politiche antidroga, riferiti al 2024, delineano un quadro complesso: i Servizi per le dipendenze (SerD e SMI) hanno assistito 134.443 persone, con un aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre la spesa complessiva degli italiani per l’acquisto di sostanze stupefacenti ha raggiunto i 17,2 miliardi di euro.
La cocaina e il crack rappresentano oggi una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale, risultando responsabili del 35% dei decessi droga-correlati e del 30% dei ricoveri ospedalieri legati all’uso di stupefacenti. La cannabis rimane invece la sostanza illegale più diffusa, mentre nel 2024 il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe ha individuato 79 nuove sostanze psicoattive mai rilevate prima nel nostro Paese. Nello stesso periodo si è registrato anche un aumento dei decessi per droga, saliti a 231, e dei ricoveri ospedalieri correlati all’uso di sostanze, cresciuti del 13%.
Il fenomeno non riguarda soltanto la popolazione adulta. Secondo la ricerca ESPAD, che analizza i comportamenti a rischio tra gli studenti tra i 15 e i 19 anni, circa 970.000 giovani – il 37% – dichiarano di aver fatto uso di sostanze illegali almeno una volta nella vita. A crescere è anche l’utilizzo di psicofarmaci senza prescrizione medica, passato da 440.000 studenti nel 2023 a 510.000 nel 2024. A fronte di questi numeri, il sistema di presa in carico mostra criticità e squilibri territoriali. In Italia i servizi dedicati alle dipendenze registrano una significativa variabilità regionale in termini di personale e offerta socio-sanitaria. Mentre secondo le stime dell’Osservatorio sull’impatto socio-economico delle dipendenze mancano circa duemila unità di personale per raggiungere gli standard previsti dal DM 77/2022. Una carenza che limita la capacità del sistema di intercettare precocemente le persone con problemi di dipendenza e di garantire percorsi terapeutici adeguati.
In questo contesto, il ruolo delle comunità terapeutiche e delle strutture dedicate al recupero diventa sempre più centrale. È proprio in questa prospettiva che si inserisce il progetto avviato dalla Fondazione Laura e Alberto Genovese a Bodio Lomnago, in provincia di Varese, dove una tenuta storica abbandonata sta vivendo una nuova vita. Non come residenza privata o struttura turistica, ma come comunità terapeutica per il recupero dalle dipendenze. Il sito, da anni in stato di degrado, oggi offre spazi adeguati per chi affronta percorsi di riabilitazione. L’iniziativa non solo riqualifica un bene architettonico e paesaggistico, ma crea anche occupazione in un settore sottodimensionato e sottofinanziato. Inoltre, la comunità si trova lontano dai centri abitati, senza impatti diretti sulla vita quotidiana dei cittadini. In pratica, un doppio beneficio: sociale e urbano.

Tuttavia il progetto non è stato esente da polemiche, legate alla vicenda giudiziaria che in passato ha coinvolto Alberto Genovese. Nel 2022 l’imprenditore è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a 8 anni e 4 mesi, pena ridotta poi a 5 anni e 4 mesi, per violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti a due ragazze di 18 e 23 anni. Una sentenza più severa rispetto alle richieste della pubblica accusa. In sede processuale i legali di Genovese avevano chiesto l’assoluzione piena per l’accusa relativa alla 23enne, il riconoscimento della semi-infermità mentale e la concessione della pena minima per i fatti contestati nei confronti della 18enne. Secondo una perizia psicologica presentata dalla difesa, infatti, Genovese soffrirebbe di disturbi della personalità e sarebbe affetto dalla sindrome di Asperger: condizioni che, insieme all’abuso di alcol e stupefacenti, gli avrebbero impedito di rendersi conto della mancanza di consenso delle vittime. Le condotte sessuali, già pienamente scontate, ma che hanno avuto una risonanza mediatica molto superiore, sono state qualificate in sede processuale come continuazione interna del reato principale.
La vicenda ha inevitabilmente spostato parte del dibattito pubblico sulla figura di Genovese, più che sul progetto in sé. Resta tuttavia il fatto che l’iniziativa nasce con l’obiettivo di realizzare una comunità terapeutica dedicata al recupero dalle dipendenze e può essere visto non come un gesto isolato, ma una risposta diretta a un’esperienza personale drammatica, trasformata in un’opportunità concreta per la collettività.
La Fondazione, nata dall’esperienza personale dei fondatori, interpreta una forma di restituzione sociale. Chi ha attraversato la dipendenza e il percorso giudiziario mette oggi risorse proprie al servizio della collettività, richiamando il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. In questo senso, Bodio Lomnago non è solo una comunità terapeutica, ma un esempio di come la trasformazione personale possa tradursi in utilità sociale.
- Questa sera alle 20 l’Arena di Verona apre ufficialmente i Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo le Olimpiadi di febbraio, l’Italia torna al centro dello sport mondiale con la cerimonia inaugurale che darà il via a dieci giorni di gare, fino al 15 marzo.
- L’Italia schiera 42 atleti in tutte le sei discipline paralimpiche. Il programma prevede gare tra sci alpino, biathlon, sci di fondo, snowboard, para ice hockey e wheelchair curling, con medaglie in palio ogni giorno.
Lo speciale contiene due articoli.
Questa sera alle 20 l’Arena di Verona apre ufficialmente i Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo le Olimpiadi di febbraio, l’Italia torna al centro dello sport mondiale con la cerimonia inaugurale che darà il via a dieci giorni di gare, fino al 15 marzo.
Lo spettacolo, intitolato Life in Motion, trasformerà l’antico anfiteatro romano in una grande arena paralimpica. Sul palco si alterneranno musica, performance artistiche e tecnologia per raccontare il valore dello sport paralimpico e il percorso degli atleti che arrivano a questi Giochi dopo anni di preparazione. Tra gli ospiti annunciati figurano Stewart Copeland, storico batterista dei Police, il compositore e producer Dardust – autore anche dell’inno ufficiale –, il trio italiano Meduza e la cantante Mimì Caruso, rivelazione di X Factor 2024. In scena anche il dj Miky Bionic, noto per esibirsi utilizzando una protesi mioelettrica.
Per la prima volta una cerimonia di apertura paralimpica si svolge in un sito riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Arena, che poche settimane fa ha ospitato anche la chiusura delle Olimpiadi invernali, torna così al centro dell’evento. In tribuna sono attesi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente della Camera Lorenzo Fontana, al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e alle autorità locali guidate dal sindaco di Verona Damiano Tommasi.
Nel pomeriggio la città ha accolto anche la Fiamma paralimpica, arrivata in Veneto dopo un percorso che ha toccato diverse località tra cui Castelfranco Veneto, Asolo, Bassano del Grappa, Thiene, Vicenza e Padova. Il passaggio della torcia attraverserà il centro storico prima di concludersi con gli appuntamenti ufficiali legati alla cerimonia.
Quella che si apre oggi è l’edizione paralimpica con il maggior numero di atleti nella storia dei Giochi invernali: saranno 655 i partecipanti provenienti da tutto il mondo, impegnati in 79 gare per l’assegnazione delle medaglie. Le competizioni saranno distribuite in sei discipline, con il para sci nordico e il para sci alpino tra gli sport più rappresentati.
Per il governo e le istituzioni italiane l’evento rappresenta anche un momento simbolico. «I Giochi paralimpici Milano-Cortina 2026 rappresentano un’occasione storica, un momento di straordinaria importanza sportiva, istituzionale e culturale per il nostro Paese», ha dichiarato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. «È un evento che celebra il talento, la determinazione e la forza di tanti atleti e dimostra quanto lo sport possa essere uno strumento di inclusione e partecipazione». Un messaggio simile arriva anche dal presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha voluto sottolineare il valore umano prima ancora di quello agonistico della manifestazione. «A tutte le ragazze e i ragazzi che renderanno specialissimi questi giorni di gare invio il mio più caloroso benvenuto», ha detto. «Tre medaglie per disciplina finiranno sul podio, ma per noi tutti i 655 atleti sono già campioni».
Le Paralimpiadi non sono soltanto un evento sportivo. Per i territori coinvolti rappresentano anche un’occasione per rafforzare infrastrutture, turismo e accessibilità. Negli ultimi anni il movimento paralimpico ha mostrato una crescita costante, contribuendo a far avvicinare sempre più persone con disabilità alla pratica sportiva. Secondo le stime diffuse in occasione dei Giochi, manifestazioni di questa portata possono aumentare fino al 25% la partecipazione allo sport tra le persone con disabilità nei territori interessati.
Intanto le competizioni sono già iniziate con il wheelchair curling doppio misto. Per l’Italia sono arrivate due partite combattute ma senza vittoria: prima la sconfitta contro la Cina all’extra end e poi quella contro il Giappone per 6-5. «La Cina è una squadra molto forte e abbiamo giocato alla pari», ha commentato l’azzurro Paolo Ioriatti dopo il match. «Siamo rimasti in partita fino alla fine». La cerimonia di questa sera aprirà ufficialmente il programma dei Giochi. Da domani si entrerà nel vivo delle gare, con gli atleti pronti a contendersi le medaglie sulle piste e sul ghiaccio tra Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige.
Il programma e gli atleti azzurri in gara

La vittoria di Paolo Ioriatti e Orietta Bertò, in gara contro la Corea del Sud nel doppio misto curling in carrozzina che ha inaugurato il programma delle gare paralimpiche di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Il conto alla rovescia è finito: Milano e Cortina si preparano ad accogliere il mondo paralimpico. Dal 6 al 15 marzo, le piste, le arene e i centri sportivi del Nord Italia saranno il palcoscenico di sfide e imprese che raccontano talento, fatica e determinazione. Circa 660 atleti da 50 Paesi si confronteranno in sei discipline, dalle discese dello sci alpino al brivido del para ice hockey, dai tracciati del biathlon alle prove di snowboard e curling in carrozzina, in una lunga serie di gare che metteranno in mostra le capacità straordinarie di ogni protagonista.
Le competizioni si articolano su tre cluster principali. A Milano, nell’arena di Santa Giulia, si giocherà il torneo di para ice hockey, mentre a Cortina d’Ampezzo sono previsti sci alpino, snowboard e curling in carrozzina. In Val di Fiemme, al centro del fondo di Tesero, si disputeranno le gare di biathlon e sci di fondo.
Il calendario, come detto, si apre ufficialmente oggi con la cerimonia d’inaugurazione all’Arena di Verona e con le prime prove di sci alpino, biathlon e para ice hockey. Tuttavia, alcune gare, come il wheelchair curling, sono iniziate già mercoledì 4 marzo per consentire di completare tutti i round preliminari e le finali. La maggior parte delle finali sarà concentrata tra l’8 e il 13 marzo, con le ultime medaglie assegnate il 14 e il 15, prima della cerimonia di chiusura a Cortina.
La squadra italiana è presente in tutte e sei le discipline, guidata dai portabandiera Chiara Mazzel e René De Silvestro. In totale, il contingente azzurro comprende 42 atleti e quattro guide per lo sci alpino paralimpico. Tra gli esordienti figurano dodici nomi, pronti a confrontarsi con campioni di tutto il mondo.
Nel para ice hockey, l’Italia è inserita nel Gruppo A con Stati Uniti, Cina e Germania. Le prime due classificate accederanno alle semifinali, mentre le altre disputeranno i playoff per i piazzamenti. La squadra azzurra comprende tra gli altri Alessandro Andreoni, Gabriele Araudo, Nikko Landeros e Santino Stillitano, con la prima partita in programma il 7 marzo contro gli Stati Uniti. Nello sci alpino paralimpico gareggiano sette atleti italiani: Chiara Mazzel e Martina Vozza tra le donne, con Ylenia Sabidussi come guida, e Davide Bendotti, Renè De Silvestro, Federico Pelizzari, Luca Palla e Giacomo Bertagnolli tra gli uomini, affiancati dalla guida Andrea Ravelli. Le gare di discesa libera, super-G, combinata e slalom si svolgeranno tra il 7 e il 15 marzo. Cinque atleti italiani saranno impegnati nello snowboard paralimpico, con Riccardo Cardani, Jacopo Luchini, Davide Epis, Emanuel Perathoner e Paolo Priolo. Le prove di snowboard cross e banked slalom si svolgeranno dal 7 al 14 marzo. Il biathlon vede in gara Cristian Toninelli e Marco Pisani, mentre lo sci di fondo è rappresentato da sei atleti tra cui Michele Biglione e Giuseppe Romele, impegnati in sprint, distanze individuali e staffette. Il wheelchair curling vede sette italiani, tra cui Fabrizio Bich e Orietta Bertò, partecipare sia al torneo a squadre miste sia al doppio misto, quest’ultimo in programma per la prima volta nella storia dei Giochi.
In questa edizione dei Giochi, l’Italia conta su una delegazione completa, pronta a competere in tutte le specialità e a difendere il ruolo del Paese nel panorama paralimpico internazionale. I riflettori saranno puntati non solo sui risultati, ma anche sulla partecipazione record e sull’occasione di far conoscere a un pubblico più ampio lo sport paralimpico.




