Milano-Cortina 2026, tra cantieri e viaggio della fiamma è partito il conto alla rovescia
Il tempo stringe. Mancano ormai poche settimane all’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e il grande evento entra nella sua fase più delicata: quella in cui le promesse devono trasformarsi in realtà operative, i cantieri in impianti funzionanti e le attese in risposte concrete. Il 6 febbraio, con la cerimonia inaugurale, l’Italia tornerà a ospitare i Giochi invernali a vent’anni dall’esperienza di Torino 2006, in una formula inedita che unisce metropoli e montagne, grandi città e territori alpini.
Il simbolo più evidente di questa rincorsa è senza dubbio l’Arena di Santa Giulia, a Milano, destinata a essere il fulcro del torneo olimpico di hockey su ghiaccio. Nel fine settimana appena trascorso l’impianto ha vissuto il suo primo vero battesimo, aprendo al pubblico per il test event con le Final Four di Coppa Italia e campionato IHL. Un appuntamento cruciale, non solo per verificare la tenuta del ghiaccio e delle strutture, ma anche per testare flussi, sicurezza, trasporti e gestione del pubblico.
L’esordio non è stato privo di intoppi. Una piccola crepa nel ghiaccio ha causato una breve interruzione durante una delle prime partite, episodio che ha immediatamente acceso il dibattito sui social e attirato l’attenzione dei media internazionali. Gli organizzatori, però, hanno spiegato che si tratta di situazioni normali su piste nuove e hanno sottolineato come il problema sia stato risolto in pochi minuti. Le gare successive si sono svolte senza ulteriori criticità, permettendo di archiviare il test come complessivamente positivo. L’Arena, va detto, non è ancora completamente ultimata. Restano da completare alcune parti delle tribune, rifinire spogliatoi e aree tecniche, sistemare impianti e cablaggi. Ma il cronoprogramma prevede la consegna definitiva entro fine gennaio, in tempo per i primi match olimpici. Il Comitato olimpico internazionale e Fondazione Milano-Cortina parlano di una struttura che ha superato la prova generale e che ha tutte le carte in regola per diventare una delle sedi simbolo dei Giochi. Durante l’Olimpiade potrà ospitare fino a 11.800 spettatori paganti, mentre dopo l’evento sarà riconvertita per grandi appuntamenti sportivi e musicali, a partire già dalla primavera.
Se Milano rappresenta il volto urbano dei Giochi, la montagna è il cuore sportivo ed emotivo dell’Olimpiade. E proprio sulle nevi di Cortina d’Ampezzo si concentrano in questi giorni molte delle attenzioni. In particolare su Federica Brignone, la campionessa azzurra che incarna meglio di chiunque altro le speranze italiane. Dopo il grave infortunio della scorsa primavera, la sciatrice valdostana sta seguendo una tabella di recupero rigorosa e prudente. Ha rinunciato al rientro immediato in Coppa del Mondo per allenarsi direttamente sulle piste olimpiche, con l’obiettivo di essere pronta almeno per una delle gare in programma. Lo staff federale e il fratello-allenatore procedono senza forzature, consapevoli che l’obiettivo non è solo esserci, ma esserci nelle migliori condizioni possibili. Le decisioni definitive arriveranno giorno per giorno, ma una certezza c’è: Brignone vuole giocarsi fino in fondo l’occasione della carriera, l’oro olimpico che ancora manca al suo palmarès.
Mentre gli atleti si preparano, l’Olimpiade prende forma anche fuori dagli impianti grazie al viaggio della fiamma olimpica. Partita da Roma il 6 dicembre, la torcia sta attraversando l’Italia in un percorso di oltre 12.000 chilometri che tocca tutte le regioni. In questi giorni il fuoco olimpico è protagonista nel Nord, tra Piemonte e Lombardia, accompagnato da eventi, cerimonie e una partecipazione popolare significativa. Tra i tedofori figurano volti noti dello sport e della cultura italiana: da Giorgio Chiellini a Pecco Bagnaia, fino a Massimiliano Allegri. La fiamma entrerà a Milano il 5 febbraio e il giorno successivo illuminerà la città, passando anche da San Siro, prima di accendere il braciere durante la cerimonia inaugurale. Cerimonia che avrà un altro protagonista d’eccezione: Andrea Bocelli. Il tenore si esibirà il 6 febbraio, offrendo uno dei momenti più attesi dell’apertura dei Giochi. Una scelta che punta a valorizzare l’identità culturale italiana e a dare ai Giochi un respiro internazionale, unendo musica, sport e racconto simbolico del Paese ospitante. Accanto all’entusiasmo, cresce però anche l’attenzione sugli aspetti logistici e organizzativi. In diverse aree, soprattutto in Valtellina, sono già stati predisposti piani straordinari per la viabilità, con limitazioni temporanee ai mezzi pesanti durante il periodo olimpico. Misure pensate per garantire sicurezza e fluidità negli spostamenti di atleti, addetti ai lavori e spettatori, ma che inevitabilmente richiederanno adattamenti da parte dei territori coinvolti.
Milano-Cortina 2026 si avvicina così al momento decisivo. Le settimane che restano serviranno a limare gli ultimi dettagli, completare le opere e trasformare l’attesa in fiducia. Tra cantieri che si avviano alla conclusione, una fiamma che attraversa il Paese e campioni pronti a scrivere nuove pagine di storia, l’Olimpiade italiana entra finalmente nel vivo. Ora la parola passa ai fatti.
Il tiro sportivo in Italia è un movimento in crescita più di quanto raccontino i numeri. Non perché manchino risultati o strutture, ma perché si tratta di una disciplina che sfugge per sua natura alle rilevazioni immediate e alla visibilità ciclica dei grandi eventi. Stimare con precisione le dimensioni del tiro sportivo nel nostro Paese non è semplice: i dati sono frammentati tra più federazioni e specialità, e una parte consistente dei praticanti non rientra nei circuiti ufficiali.
Le stime più attendibili parlano comunque di oltre 100.000 tesserati, distribuiti tra tiro a volo, tiro a segno, tiro dinamico e altre discipline affini. A questa base va aggiunta una platea informale di appassionati che frequentano poligoni e campi di tiro senza un tesseramento stabile: una fascia difficilmente quantificabile, ma che secondo alcune valutazioni potrebbe arrivare a diverse centinaia di migliaia di persone. Numeri che non collocano il tiro tra gli sport di massa, ma che ne confermano la solidità all’interno del sistema sportivo nazionale. Questo quadro trova una prima conferma nel riparto dei contributi pubblici per il 2026 deliberato da Sport e Salute. Su un totale di 344,4 milioni di euro destinati agli organismi sportivi, il comparto del tiro – escludendo il tiro con l’arco – riceve complessivamente oltre 13 milioni di euro. Una cifra che riflette risultati internazionali continui e una capacità organizzativa valutata positivamente dal Modello algoritmico dei contributi (MaC), lo strumento adottato per misurare performance, crescita e utilizzo efficiente delle risorse pubbliche.
Nel dettaglio, la Federazione italiana Tiro a volo supera i 7,19 milioni di euro, collocandosi attorno alla quindicesima posizione nel ranking generale dei contributi. L’Unione italiana Tiro a segno riceve poco più di 4 milioni, mentre la Federazione italiana Discipline con Armi sportive da caccia si attesta sopra 1,55 milioni. Più contenuta in valore assoluto, ma significativa sul piano percentuale, la quota assegnata alla Federazione italiana Tiro dinamico sportivo, che registra l’incremento massimo consentito dal sistema, pari al 15%. I finanziamenti si inseriscono in un contesto più ampio di crescita del sistema sportivo italiano, sostenuto da un meccanismo di autofinanziamento attivo dal 2019 e da una politica pubblica orientata a premiare non solo il merito agonistico, ma anche l’impatto sociale e la sostenibilità gestionale. Le risorse complessive destinate allo sport, alimentate in larga parte dal prelievo fiscale generato dal calcio professionistico, hanno continuato ad aumentare nonostante la crisi pandemica, con effetti visibili sull’ampliamento della base dei praticanti.
Al di là dei numeri, il tiro sportivo resta una disciplina che vive soprattutto nella quotidianità dei poligoni e dei campi di tiro. È uno sport strutturato su percorsi formativi graduali, che possono iniziare in giovane età con le armi ad aria compressa e proseguire, nel tempo, verso specialità più complesse. La progressione è scandita da livelli tecnici precisi e da un sistema di controlli che pone la sicurezza come requisito imprescindibile. Allenatori, istruttori e ufficiali di gara garantiscono il rispetto delle regole e accompagnano i tiratori, soprattutto quelli alle prime armi, in un contesto rigidamente regolamentato.
Dal punto di vista della prestazione, il tiro sportivo richiede un equilibrio specifico tra precisione tecnica, forza mentale e condizione fisica. La stabilità del gesto, la capacità di concentrazione e la gestione della pressione sono fattori determinanti, tanto quanto l’allenamento muscolare. È una combinazione che spiega perché i percorsi agonistici siano spesso lunghi e perché i risultati arrivino dopo anni di lavoro lontano dall’attenzione mediatica. Il legame con le Olimpiadi contribuisce a dare visibilità alla disciplina, ma ne rappresenta solo una parte. Il tiro sportivo è presente quasi ininterrottamente nel programma dei Giochi moderni e oggi comprende sei specialità olimpiche, tra bersagli fissi e mobili. Tuttavia, la sua struttura non si esaurisce nel quadriennio olimpico: vive di attività federale costante, di competizioni nazionali e internazionali e di un movimento che, pur restando lontano dalle prime pagine, continua a produrre risultati e praticanti.
Lo stanziamento per il 2026 conferma questa continuità. Più che un’attenzione episodica, i fondi destinati al tiro sportivo certificano l’esistenza di un settore che funziona, cresce in modo misurato e contribuisce, nel suo perimetro, alla tenuta complessiva dello sport italiano. Un mondo che emerge raramente nel dibattito pubblico, ma che esiste ben oltre la vetrina olimpica.
Dalle Olimpiadi di Milano-Cortina ai Mondiali di calcio: tutto lo sport del 2026
Il 2026 si annuncia come uno degli anni più densi per lo sport internazionale. Il calendario è scandito da appuntamenti che vanno ben oltre la normale alternanza stagionale e che, mese dopo mese, accompagneranno gli appassionati tra grandi eventi globali, competizioni storiche e rassegne continentali. Due date su tutte fanno da riferimento: febbraio, con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, e l’estate, occupata dal Mondiale di calcio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
L’Italia sarà al centro della scena soprattutto nei primi mesi dell’anno, con i Giochi invernali diffusi tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Dal 6 al 22 febbraio Milano-Cortina rappresenterà il principale evento sportivo del 2026, con oltre tremila atleti impegnati in 116 gare e sedici discipline. A rendere particolare questa edizione non è solo la dimensione geografica, la più ampia mai vista per Olimpiadi invernali, ma anche il ritorno di elementi assenti da tempo, come i giocatori della NHL nel torneo di hockey. Subito dopo, dal 6 al 15 marzo, toccherà alle Paralimpiadi invernali, che segnano un anniversario importante a cinquant’anni dalla prima edizione.
Passata la parentesi olimpica, l’attenzione si sposterà progressivamente verso il calcio, vero filo conduttore dell’estate sportiva. I Mondiali, in programma dall’11 giugno al 19 luglio, saranno i primi a 48 squadre e il primo torneo iridato ospitato da tre Paesi. La formula allargata porterà a oltre cento partite distribuite su più fusi orari, con inevitabili effetti sugli orari televisivi europei. Per l’Italia, però, il Mondiale resta un punto interrogativo: la qualificazione passa ancora una volta dai playoff di marzo, con la semifinale contro l’Irlanda del Nord e un’eventuale finale da giocare pochi giorni dopo. L’auspicio è evitare la terza assenza consecutiva dalla Coppa del Mondo.
Sempre nel calcio, il 2026 sarà ricco anche di appuntamenti per club: la finale di Champions League a fine maggio, le coppe europee, le competizioni nazionali e l’avvio della nuova stagione tra agosto e settembre. A completare il quadro internazionale ci saranno anche i Mondiali femminili di basket a Berlino e le principali competizioni di volley, con Europei maschili e femminili in programma tra agosto e settembre.
Il tennis accompagnerà praticamente tutto l’anno solare. La stagione si aprirà in Australia con la United Cup e l’Australian Open, primo Slam dell’anno, e proseguirà senza pause reali tra Masters 1000, Internazionali d’Italia, Roland Garros, Wimbledon e Us Open. L’attenzione italiana sarà inevitabilmente concentrata su Jannik Sinner, che aprirà il 2026 con l’esibizione di Seul contro Carlos Alcaraz e punterà a consolidare il proprio ruolo ai vertici del circuito. Novembre, come ormai da tradizione, sarà il mese delle Finals: Atp Finals a Torino e fase finale della Coppa Davis a Bologna.
Anche il ciclismo seguirà il suo schema consolidato. Le classiche di primavera, il Giro d’Italia a maggio, il Tour de France a luglio e la Vuelta tra agosto e settembre scandiranno la stagione, che si chiuderà con i Mondiali su strada in Canada. Accanto alle corse a tappe, non mancheranno le grandi classiche e gli appuntamenti italiani più tradizionali, da Strade Bianche a Milano-Sanremo fino al Giro di Lombardia.
Il mondo dei motori, come sempre, non conoscerà pause. La Formula 1 tornerà in pista a marzo dopo i test invernali, con una stagione che attraverserà tutti i continenti e farà tappa anche in Italia a Monza. MotoGP e Superbike accompagneranno l’intero anno, mentre eventi iconici come la Dakar a gennaio, la 24 Ore di Le Mans a giugno e la 500 Miglia di Indianapolis completeranno un calendario particolarmente fitto.
Per atletica e nuoto il 2026 sarà un anno senza Mondiali all’aperto, ma non per questo povero di appuntamenti. In programma ci sono gli Europei di atletica a Birmingham, gli Europei di nuoto a Parigi e i Mondiali indoor, oltre alle tappe della Diamond League e ai principali meeting internazionali. Si tratta di competizioni importanti anche in chiave di avvicinamento alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Infine, il calendario offrirà spazio a numerosi altri eventi multisportivi e rassegne continentali: i Giochi del Mediterraneo a Taranto tra agosto e settembre, le competizioni di rugby con il Sei Nazioni, il basket tra NBA, Eurolega e tornei FIBA, fino alle manifestazioni di fine anno che chiuderanno la stagione sportiva.
Nel complesso, il 2026 si presenta come un anno capace di accompagnare gli appassionati senza soluzioni di continuità. Dalle Olimpiadi invernali in casa al Mondiale di calcio, passando per tennis, motori e grandi eventi italiani, il calendario offre un flusso costante di appuntamenti che renderanno difficile scegliere cosa seguire. Una lunga maratona sportiva che, mese dopo mese, promette di tenere accesi i riflettori su discipline, protagonisti e competizioni di ogni livello.





