Archiviati i gironi, il Mondiale entra nella fase a eliminazione diretta. L'Argentina è la grande favorita del lato basso del tabellone e, sulla carta, ha il percorso più agevole verso la semifinale. Più tortuoso invece il cammino delle big europee, con Francia, Germania, Spagna e Portogallo destinate a eliminarsi a vicenda.
Finalmente si comincia a fare sul serio. Dopo la fase a gironi, che diciamocelo, salvo rare eccezioni non ha regalato grande spettacolo, il Mondiale 2026 entra nel vivo con la fase a eliminazione diretta. La formula allargata a 48 squadre fortemente voluta da Gianni Infantino ha fatto sì che ci sarà un turno in più, quello dei sedicesimi di finale, al via questa sera in California a Inglewood, ore 21 italiane, tra Sudafrica e Canada.
Dalla fase a gruppi sono uscite indenni praticamente tutte le favorite e le altre big. Tuttavia non sono mancate le delusioni e le sorprese, come le storiche qualificazioni di Capo Verde e Repubblica Democratica del Congo, alla loro prima partecipazione al torneo iridato, o l'Africa che piazza ai sedicesimi ben 9 Nazionali su 10. Tra i flop è impossibile non citare la Turchia di Vincenzo Montella, arrivata negli States con grandi ambizioni ma andata a sbattere in un girone che l'ha vista perdere con Australia e Paraguay. Stesso discorso per l'Uruguay di Marcelo Bielsa, fuori a discapito proprio della rivelazione Capo Verde.
Ma veniamo al tabellone. Almeno sulla carta, gli incroci prodotti dalla fase a gruppi sembrano aver disegnato due percorsi molto diversi. Nella parte alta si concentra buona parte delle corazzate europee. La Francia, che continua a essere una delle principali candidate al titolo, potrebbe incrociare già agli ottavi la vincente tra Germania e Paraguay, dando vita a una sfida che avrebbe tranquillamente il sapore di una finale anticipata. Non meno complicato il cammino della Spagna, attesa dall'Austria al debutto nella fase a eliminazione diretta ma con il possibile incrocio ai quarti contro il Portogallo. Ed è proprio la nazionale di Roberto Martínez a rappresentare una delle grandi incognite del torneo. Il secondo posto nel girone, arrivato dopo il pareggio con la Colombia, ha spostato Cristiano Ronaldo e compagni nel lato più affollato del tabellone. Ai sedicesimi ci sarà subito la Croazia dell'eterno Luka Modric, poi, in caso di qualificazione, la probabile sfida con la Spagna e, più avanti, eventualmente Francia o Germania. Un percorso decisamente in salita per una squadra che continua ad affidarsi al suo capitano quarantunenne, ancora decisivo ma inevitabilmente chiamato a gestire energie e continuità. Anche Olanda-Marocco promette equilibrio. Gli africani hanno confermato quanto di buono mostrato negli ultimi anni e rappresentano un ostacolo tutt'altro che semplice per gli Oranje. Dalla stessa parte del tabellone attenzione anche agli Stati Uniti di Mauricio Pochettino: l'accoppiamento con la Bosnia è tra i più abbordabili del turno e potrebbe spalancare agli americani la porta degli ottavi contro una tra Belgio e Senegal.
La metà inferiore del tabellone, invece, sembra sorridere soprattutto all'Argentina. I campioni del mondo inizieranno contro la sorprendente Capo Verde, autentica rivelazione della competizione, e almeno fino alle semifinali eviterebbero gli incroci con le altre grandi favorite europee. Prima, però, servirà non sottovalutare avversarie che hanno già dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque. L'eventuale percorso albiceleste passerebbe infatti dalla vincente di Australia-Egitto e poi, con ogni probabilità, da una tra Svizzera, Algeria, Colombia e Ghana. Anche Brasile e Inghilterra sembrano destinate a contendersi un posto in semifinale. La Seleção di Carlo Ancelotti dovrà subito superare un Giappone organizzato e in crescita, mentre gli inglesi partono favoriti contro la Repubblica Democratica del Congo, una delle sorprese più belle di questa prima fase. Prima, però, entrambe dovranno evitare passi falsi in un Mondiale che ha già dimostrato come il divario tra le nazionali si stia progressivamente riducendo.
Da tutti i telegiornali di serata fino ai principali quotidiani, ieri mattina la rassegna stampa nazionale si è concentrata in larga parte sulle notizie emerse dal «Giorno della Verità», che hanno occupato le aperture delle principali testate. Inevitabile quando si organizza un evento in grado di concentrare attorno al tavolo il mondo della politica, coinvolgendo governo e opposizione, delle istituzioni e delle imprese.
Dal premier Giorgia Meloni ai ministri, passando per il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte e gli imprenditori e manager di aziende che rappresentano i settori produttivi e strategici del Paese, la kermesse ideata dal nostro quotidiano (giunta alla terza edizione) ha messo sul piatto diversi spunti interessanti e più di una notizia di cui dar conto. Da Repubblica al Corriere della Sera, passando per Il Fatto Quotidiano alla Stampa, Il Sole 24 Ore, Libero, Il Giornale, Avvenire, fino al Secolo XIX e al Secolo d’Italia, praticamente tutte le aperture di ieri erano dedicate alle dichiarazioni rilasciate da Meloni durante l’intervista con il direttore Maurizio Belpietro, con logica attenzione rivolta allo stato di salute del rapporto tra il premier e Donald Trump.
Del resto, la visita del presidente del Consiglio all’Acquario romano, splendida cornice dove si è svolta la terza edizione del «Giorno della Verità», è stata la prima uscita pubblica dopo la deflagrazione del caso relativo all’ormai famosa telefonata in cui il presidente americano ha confidato al corrispondente di La7 per la Casa Bianca, Daniele Compatangelo, di essere stato implorato da Meloni per una foto e di aver provato pena per lei. Motivo per cui le dichiarazioni spontanee di ieri, seguite alle comunicazioni social a cui si era affidato il premier nei giorni scorsi, erano attesissime da tutta la stampa e non solo. Il riferimento più gettonato è stata la battuta su Temptation island, il reality show in onda su Canale 5. Colpita da Trump. Per Hormuz ci siamo ha titolato Repubblica, aggiungendo nel catenaccio che «la politica estera non è Temptation island». Il Fatto: Meloni su Trump: no a Temptation island. Il Corriere ha puntato su Meloni e gli Usa: i rapporti bilaterali non cambiano e sulla stoccata rivolta all’opposizione, definita «scarsissima». Frase quest’ultima ripresa anche dal Giornale che ha aperto con Meloni a Trump: politica non è Temptation island. Anche Avvenire ha dedicato spazio alla notizia: Meloni cerca di smorzare la tensione con Trump, ha titolato in prima pagina il quotidiano dei vescovi.
Più o meno sulla stessa linea anche gli altri giornali che hanno scelto di valorizzare i passaggi dell’intervento del presidente del Consiglio, soffermandosi soprattutto sul rapporto con Washington, sul ruolo dell’Italia nella crisi mediorientale e sul botta e risposta con il campo largo. A registrare quanto accaduto all’Acquario romano sono stati anche i principali telegiornali della sera che hanno dedicato servizi e approfondimenti alle dichiarazioni del premier, rilanciando i passaggi più significativi dell’intervista condotta da Belpietro. Un’attenzione che ha trovato conferma anche nei siti di informazione e nelle agenzie di stampa, che per tutta la giornata hanno battuto e aggiornato le notizie emerse dai diversi panel. Una vera e propria vetrina sul mondo. Segno di come le parole pronunciate sul palco del «Giorno della Verità» abbiano finito per generare una eco mediatica notevole e orientare il dibattito politico della giornata, conquistando spazio ben oltre i confini dell’evento stesso.
Se la presenza del presidente del Consiglio ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione mediatica, altrettanto rilevanti sono stati i contributi arrivati dai rappresentanti delle istituzioni; dall’opposizione, rappresentata in questo caso da Conte; dalle imprese e dalle principali realtà produttive italiane, che hanno portato sul palco analisi, proposte e prospettive sui dossier destinati a incidere sul futuro dell’Italia. Per quanto riguarda i ministri, il titolare degli Esteri Antonio Tajani ha parlato delle crepe in seno all’Unione europea, dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente; il collega dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dato notizie in merito al deficit e smentito possibilità di elezioni anticipate; mentre Guido Crosetto ha svelato quelle che sono le vere spese per la Difesa. Sul tema lavoro, Marina Calderone ha confermato che la priorità del governo sono gli stipendi; il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha fatto il punto sugli investimenti nei campi italiani e Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di «strada spianata verso il nucleare». Sul fronte dell’opposizione Conte ha archiviato il Superbonus, ribadito che la patrimoniale non si può fare e «ignorato» Matteo Renzi dicendo che negli ultimi mesi gli esponenti del campo largo si sono incontrati diverse volte senza coinvolgere il leader di Italia viva.
Insomma, gli argomenti notiziabili non sono mancati, così come non non sono mancati gli spunti emersi dai panel dedicati al mondo produttivo che hanno restituito un quadro altrettanto denso, in cui imprese e manager hanno riportato al centro le condizioni concrete della competitività italiana. Il tema dominante è rimasto quello della sicurezza energetica, letta come fattore decisivo per la tenuta del sistema industriale in una fase di instabilità internazionale. Dalla gestione degli choc dei prezzi alla necessità di investimenti strutturali, fino all’accelerazione su innovazione e tecnologie, è emersa l’idea di un sistema chiamato a reagire in tempi rapidi.
Più che una somma di tavoli paralleli, ne è uscita la fotografia di un confronto unico, in cui politica ed economia si sono intrecciate sugli stessi nodi: energia, infrastrutture, lavoro e innovazione. Ed è proprio in questa sovrapposizione di piani che l’evento ha trovato la sua cifra. Tutti i video dei singoli interventi e dei panel del «Giorno della Verità» sono disponibili sul sito www.laverita.info, e accessibili anche inquadrando il Qr code presente in questa pagina.
Anche quest’anno il «Giorno della Verità» si è rivelato un’occasione proficua per mettere sul tavolo del dibattito alcune delle sfide che più incidono sul presente e sul futuro del Paese. Nei vari panel dedicati alle aziende, imprenditori e manager dei principali settori produttivi (dall’energia alle infrastrutture, passando per il digitale e il lavoro) sono emersi temi centrali per la competitività italiana ed europea, tra transizione energetica, innovazione tecnologica e trasformazione del mercato del lavoro.
Il filo conduttore della giornata è stato quello della sicurezza energetica e della necessità di accompagnare le imprese in una fase di forti tensioni internazionali. Nel confronto L’energia del potere. La partita decisiva per l’Europa, l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, ha ricordato come la risposta al recente choc energetico si sia tradotta in un intervento mirato a evitare rallentamenti del sistema produttivo. Da qui la scelta, condivisa con il governo, di una «iniezione di liquidità immediata» con un contributo a fondo perduto fino al 30%. Il tema dell’export è stato al centro anche del ragionamento sulla resilienza del sistema italiano, capace di reagire alle crisi geopolitiche grazie alla diversificazione produttiva e alla struttura familiare delle imprese. L’obiettivo è ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di export entro il 2027, ampliando la platea delle aziende esportatrici oggi ancora limitata a meno del 9% del totale.
Nello stesso solco si sono inseriti gli altri player del mondo industriale ed energetico. Il direttore generale di Enel per gli affari centrali, Edoardo Antonio De Luca, ha evidenziato come, dopo la guerra in Ucraina, l’energia sia diventata una variabile strategica per la sicurezza nazionale. Lorenzo Fiorillo (Eni) ha sottolineato il ruolo del super calcolo nella ricerca industriale, annunciando l’avvio del super computer HPC7, che porta l’Italia «al primo posto in Europa e al quarto nel mondo» nel settore del calcolo ad alte prestazioni. Un passaggio che conferma la centralità dei dati e della capacità computazionale.
A intrecciarsi con il tema dell’energia è stata anche la riflessione sulla competitività. Marco Gay (Unione industriali Torino) ha indicato tre direttrici per ridurre i costi e rafforzare le imprese: innovazione nei consumi, investimenti nelle rinnovabili e una strategia europea su ricerca e tecnologia. Più critico l’intervento di Riccardo Toto (Renexia), che ha richiamato la necessità di superare inefficienze del passato: «107 miliardi spesi negli anni dagli italiani non hanno prodotto nulla», ha osservato, indicando nell’eolico galleggiante una possibile leva industriale e geopolitica per il futuro.
Il tema delle infrastrutture ha dominato il panel Le reti della sovranità, dedicato al ruolo strategico delle reti fisiche e digitali. Andrea Giordano (Aeroporti di Roma) ha descritto la sostenibilità come un approccio strutturale, con investimenti in decarbonizzazione e oltre 55.000 pannelli fotovoltaici già installati a Fiumicino. Sul fronte idrico e digitale, il direttore generale di Acea Acqua, Luis Alejandro Gonzalez Naranjo, ha sottolineato come la sicurezza delle infrastrutture passi sempre più dalla tecnologia: «L’Intelligenza artificiale può aiutarci a passare da un approccio reattivo a uno preventivo». Lorenzo Giussani (A2a) ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare il sistema energetico europeo per ridurre la vulnerabilità agli choc esterni e stabilizzare i prezzi. Ampio spazio anche alle grandi infrastrutture di trasporto nel panel La fabbrica del futuro, dove l’ad di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, ha ribadito il ruolo strategico della rete autostradale: «Investiamo ogni anno 2,5 miliardi di euro tra investimenti e manutenzione». Georg Gufler (Doppelmayr Italia), Fulvio Giuliani (Interporto rivers) e Stefano Paggi (Fibercop) hanno arricchito il confronto sulla trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Sul tema lavoro e competenze, Daniele Grassucci (skuola.net) ha evidenziato il disallineamento tra aspirazioni giovanili e mercato, sottolineando come molte aspettative siano ancora legate a modelli superati. Andrea Stazi (Università San Raffaele Roma) ha richiamato i rischi dell’Intelligenza artificiale sul mondo delle professioni, avvertendo della possibile polarizzazione tra chi sa utilizzarla e chi ne resta escluso. Mentre secondo Rosario Rasizza (Openjobmetis), oggi è il lavoro a cercare i lavoratori.




