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La pace di The Donald certifica il fiasco
Donald Trump (Ansa)
Molte concessioni e il rinvio della questione cruciale: il nucleare. In Medio Oriente, il tycoon sconta uno smacco. La Cina se la ride, anche se conferma alcuni punti deboli.

L’accordo Usa-Iran premia più la resistenza del regime che la campagna bellica di Donald Trump. Hormuz, intanto, resta chiuso fino alla firma del trattato. E nel frattempo Vladimir Putin compie una dura rappresaglia sulla capitale ucraina. Se non è una sconfitta, poco ci manca: l’accordo che si profila tra Usa e Iran conquisterebbe la pace, o comunque una lunga tregua, al prezzo di un sostanziale fallimento militare, politico e diplomatico. Con il rinvio alle calende greche della discussione sul nucleare, che è stato il casus belli, una profonda incertezza sul destino di Hormuz, il graduale sblocco di fondi congelati e il superamento delle sanzioni.

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Il nuovo sindaco musulmano della seconda città inglese si porta l’imam in Consiglio
Zaker Choudry (Ansa)
La seduta del City council di Birmingham inaugurata dalla preghiera islamica. E fa scalpore l’assassinio di un diciottenne, ucciso con il pugnale rituale da un sikh.

Nel nostro Stato laico, apparirebbe già strano se la cerimonia di insediamento di un sindaco venisse accompagnata dalla preghiera benaugurante di un parroco, direttamente dagli scranni del Consiglio comunale. Figuriamoci cosa potremmo pensare se, al posto del prete, ci fosse un imam.

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La Germania non ha abbastanza volontari: «Forse ci servirà la leva obbligatoria»
(Ansa)
Il governo diventa azionista di una fabbrica di tank e reclama la guida della Nato con meno Usa. Il cui hi-tech resta essenziale.

Toh: la spontanea adesione al ricostituendo esercito di Germania, che nelle intenzioni del governo di Friedrich Merz - con effetto déjà vu - dovrà diventare il più grande d’Europa, potrebbe aver bisogno di una spintarella: dall’arruolamento volontario si passerebbe alla leva obbligatoria. Come La Verità sospettava già da un annetto.

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