«Vabbè, lui bene perché almeno guadagno qualcosa se viene». E poi: «Amore, avete guadagnato voi? Qualcosa?». Infine, la frase che dà il senso della pressione continua dentro il sistema: «Devo sempre trovare ragazze… sennò si incazzano». Quando Sasha Dana Fontanarossa dice «si incazzano», nelle carte si riferisce a Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, i due che, secondo la Procura di Milano, stavano sopra di lei e sopra le ragazze, decidendo chi far arrivare, dove farle dormire, con quali calciatori mandarle e quanto pagarle. È da qui che oggi conviene ripartire per spiegare l’inchiesta milanese per favoreggiamento della prostituzione e riciclaggio: dal tema dello sfruttamento economico e della dipendenza materiale delle giovani ospitate nella casa di Cinisello Balsamo, tenute dentro un meccanismo fatto di stanze, regole, «buste», percentuali e pressione continua a trovare nuove presenze. E dentro quel mondo, raccontano i documenti, giravano anche gas esilarante nei palloncini e hashish.
È su questo sfondo che si apre la seconda fase dell’inchiesta che sta facendo tremare il mondo di Serie A e Serie B. Anche perché dall’elenco delle parole chiave emergono almeno 70 nomi riconducibili al mondo del calcio professionistico. Non significa siano stati clienti accertati (non sono indagati), ma solo profili ritenuti abbastanza rilevanti da entrare nel set di ricerca investigativa. Le squadre toccate sono soprattutto Inter, Milan, Juventus, Verona, Sassuolo, Torino, Monza, Bologna, Atalanta, Udinese, Lazio, Genoa, Cagliari, Fiorentina e Napoli, oltre ad alcuni profili con trascorsi in club esteri. Ma a giudicare dalle indagini ci sarebbero stati anche piloti di Moto Gp, Formula 1, giocatori di Hockey, imprenditori e politici.
Non a caso, nelle prossime settimane, alcuni calciatori potranno essere ascoltati come persone informate sui fatti. Dovranno chiarire come siano entrati in contatto con Buttini, quale rapporto avessero con il gruppo della MA.DE Milano e quale fosse la natura dei loro rapporti con le ragazze che partecipavano alle serate: semplice presenza da tavolo e dopocena oppure il passaggio al cosiddetto «servizio extra» del sesso a pagamento. E non è un passaggio banale: ieri molte ragazze che partecipavano a queste feste sono già state ascoltate dagli investigatori, chiamate a raccontare dal basso come funzionava davvero la macchina e che cosa accadeva nei rapporti con clienti e organizzatori. La prossima settimana, lunedì 27, è invece fissato l’interrogatorio di garanzia di Buttini, Luan Amilton Fraga Luz e Ronchi, difesi dall’avvocato Marco Martini, e anche dell’altro socio finito agli arresti domiciliari, Alessio Salamone.
Il nome che torna al centro di tutto è sempre quello di Buttini. Non solo come uno dei presunti capi dell’organizzazione, ma come snodo di un paradosso che per gli inquirenti è fondamentale. Per la Procura, dal 2015 al 2023 non ha dichiarato redditi e nel 2024 ha indicato appena 16.988 euro da lavoro dipendente, corrisposti dalla compagna Ronchi. Eppure, nello stesso tempo, guardando la sua pagina Instagram, si muove dentro un mondo di concierge, tavoli vip, viaggi, locali, Mykonos, Dubai, St Barth e contatti nel calcio che conta. È stata questa differenza palese, tra la povertà fiscale e la vita dorata sui social, che ha spinto i magistrati a guardare non solo alla prostituzione organizzata ma anche al denaro che quella rete avrebbe generato e poi assorbito negli anni.
Le carte spiegano che non tutte le giovani avevano la stessa funzione. Alcune erano ragazze immagine, hostess, accompagnatrici ai tavoli. Altre, però, erano disponibili anche a prestazioni sessuali. Il gruppo, secondo gli inquirenti, poteva contare su un centinaio di ragazze, molte giovanissime, italiane e straniere. Ed è proprio su di loro che si misura il rapporto di forza economico. I compensi ricostruiti nelle intercettazioni parlano di 70-100 euro a serata, con trattenute se la ragazza usa l’alloggio di Cinisello; in altri casi scatta un 10% sull’incasso del tavolo. Il cliente, secondo l’accusa, pagava l’organizzazione. Poi il vertice decideva quanto far scendere verso il basso. Fontanarossa, considerata dai pm la maitresse del gruppo, spiega che da quando vive nella casa viene pagata un po’ meno «perché comunque prendono un po’ diciamo per la casa», ma se fa spendere un tavolo prende la percentuale. Insomma prima c’è la cassa del gruppo, poi il resto.
In una conversazione del 19 dicembre 2025 la donna chiede a Ronchi «l’elenco» per capire dove sistemare le nuove arrivate, e la compagna di Buttini risponde che due dormiranno nella stanza doppia, mentre altre quattro andranno nella camera con i letti a castello; poi aggiunge che si fermeranno solo una notte e che la domenica ne arriveranno altre quattro. È un passaggio che spiega bene la gestione dell’azienda: non sono semplici ospiti, ma giovani distribuite e ruotate nella casa secondo le esigenze dell’organizzazione. Alle presenti veniva inoltre chiesto di versare anche il canone di affitto delle camere. È qui che l’inchiesta prende con più nettezza la forma dello sfruttamento economico: clienti disposti a spendere migliaia di euro, compensi minimi per chi partecipava alle serate, e un vertice che tratteneva il margine scaricando i costi verso il basso.
La Guardia di Finanza ricostruisce un profitto contestato di 1.214.374,50 euro. Ma soprattutto il decreto di sequestro spiega che quel profitto non proverrebbe solo dai clienti finali: deriverebbe anche dagli esercenti dei locali alla moda di Milano, che grazie alla presenza di personaggi in vista - soprattutto calciatori - e dell’indotto generato dalle serate organizzate dalla MA.DE avrebbero ottenuto maggiori incassi. È il punto in cui l’inchiesta smette di essere soltanto un fascicolo su escort e dopopartita e diventa una storia di economia della notte: tavoli, locali, ragazze e clienti che producono ricavi su più livelli.
Una parte consistente dei flussi, scrive il pm, è transitata anche su conti Revolut aperti in Lituania da Ronchi, Buttini, Barbera e Salamone, non dichiarati nelle rispettive dichiarazioni dei redditi. Il pm aveva chiesto di sequestrare anche una serie di immobili riconducibili a Ronchi e Buttini tra via Monte Nero e via Don Luigi Guanella: appartamenti, box, depositi, locali commerciali. La gip, però, ha detto no su questo punto. Nel decreto spiega che non ci sono ancora elementi sufficienti per affermare che quegli immobili siano il frutto di immediato reimpiego del profitto illecito, e che per i reati contestati non c’è base legale per la confisca per equivalente. Così il sequestro, almeno in questa fase, resta concentrato sul denaro che i pm stanno ancora cercando: sembra che sia stato spostato nei giorni scorsi.
È nell’estate del 2024 che il sistema dei «particolari» dopopartita per calciatori di Serie A, tra sesso, droga e serate riservate, comincia a incrinarsi. A farlo saltare è una ragazza, N.V., che il 23 agosto si presenta ai magistrati sostenendo di essere stata sfruttata dentro quel meccanismo. Nel suo racconto c’è uno schema tanto semplice quanto brutale: clienti disposti a spendere migliaia di euro, mentre alle ragazze restano appena 70 o 100 euro per una serata, oppure metà di una prestazione da 1.000 euro, con il resto trattenuto da chi organizza tutto e, in più, persino il costo della stanza da restituire ai «magnaccia». È da quella denuncia che oggi tremano gli spogliatoi di Inter, Milan, Juventus, Verona, Torino, Sassuolo e di molte altre squadre. Da quella denuncia nasce l’inchiesta della Procura di Milano coordinata dal pm Bruna Albertini e sfociata nell’ordinanza della gip Chiara Valori, che ha disposto i domiciliari per Deborah Ronchi, Emanuele Buttini, Alessio Salamone e Luan Amilton Fraga Luz, contestando un’associazione finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e all’autoriciclaggio, schermata dietro la MA.DE Milano.
Sul sito ufficiale la piattaforma si presenta come concierge tra Milano, Mykonos, St. Barth e Dubai, mentre sui social l’isola greca ricorre come estensione del brand tra yacht, ville e piscine. Sarebbero almeno settanta i calciatori passati dalle feste organizzate dall’agenzia milanese: i loro nomi, però, nell’ordinanza sono omissati e nessuno risulta indagato, perché la sola partecipazione alle serate non costituisce di per sé reato.
La denuncia di N.V. è il detonatore, ma anche la chiave per capire il meccanismo. La donna racconta che nella proprietà di via Don Luigi Guanella, a Cinisello Balsamo, c’era una base operativa usata per eventi quasi quotidiani, perfino durante il lockdown nel 2021, e che d’estate l’attività si spostava soprattutto a Mykonos. Sostiene che le ragazze, alcune domiciliate nello stabile, sarebbero state indirizzate verso rapporti sessuali a pagamento con ospiti selezionati soprattutto nel mondo del calcio e che Ronchi e Buttini avrebbero trattenuto almeno il 50% di quanto versato dal cliente, lasciando il resto alla ragazza. Fa anche un esempio preciso: una giovane colombiana che nel 2022 sarebbe stata costretta a prostituirsi per 1.000 euro, ma con metà somma trattenuta dalla coppia. In più, dice N.V., le ragazze dovevano versare anche il canone della stanza.
Ronchi e Buttini, difesi dall’avvocato Marco Martini, sono descritti dal giudice come i «promotori e dominus» del sodalizio: decidono, tengono le riunioni notturne, curano i rapporti con i gestori dei locali, impartiscono indicazioni al personale, organizzano gli spostamenti delle ragazze e gestiscono incassi e pagamenti. Salamone, Fraga Luz e Fabio Barbera, altro indagato, sono invece i partecipi operativi: seguono i clienti, in particolare i calciatori «di fama internazionale», scelgono le ragazze, organizzano incontri privati, hotel, voli, trasporti, palloncini con protossido di azoto e recupero crediti. Sasha Dana Fontanarrosa, anche lei indagata, viene indicata come la figura interna di gestione: accoglie le ragazze nella casa di Cinisello, spiega le regole, organizza weekend e tavoli e partecipa al reclutamento di nuove giovani.
Per il gip, la struttura assomiglia più a una piccola azienda che a un giro improvvisato: una sede, una gerarchia, una rete di autisti, bodyguard, dj e collaboratori. Un primo riscontro arriva già dal controllo anti Covid dell’11 aprile 2021 nello stabile di Cinisello, dove vengono trovate 17 persone, fra cui molti dei nomi poi ricorrenti nelle carte. Il giudice richiama anche i social: la pagina made_luxury_concierge mostrava eventi frequentati da «personaggi noti, per lo più calciatori», mentre i profili riconducibili a Ronchi, Buttini, Salamone, Fraga e Barbera pubblicavano foto con giocatori di Serie A e ragazze avvenenti. Nei contenuti social segnalati compaiono nomi come Victor Osimhen, Daniel Maldini, Caleb Okoli, Nadir Zortea, Wayne Rooney, Ronaldo, Kylian Mbappé, Zlatan Ibrahimovic, Dusan Vlahovic, Samuele Ricci, Ruben Loftus-Cheek, Riccardo Calafiori e i fratelli Esposito; tra i follower di Buttini figurano anche ex parlamentari e imprenditori noti. Il sistema delle ragazze è il centro dell’ordinanza. Non tutte, precisa il fascicolo, facevano le escort: alcune erano «ragazze immagine», hostess o ragazze da tavolo; altre, però, erano disponibili anche per prestazioni sessuali. Le intercettazioni raccontano una selezione continua: ragazze «di casa», altre da far arrivare in aeroporto, altre da sistemare in hotel per una notte e poi trasferire a Cinisello. In una conversazione Barbera spiega il criterio con brutalità: «Mi serve qualcuna che li acchiappa», perché quella sera «ci sarà qualche calciatore». In un’altra Salamone fa i conti: al Just servono «sei o sette donne». E in altre ancora si decide se mandarle al JustMe, al Philippe Plein, al Pineta o in ristoranti come Langosteria ed El Porteño Prohibido. La sensazione è quella di una rotazione continua, guidata dai gusti del cliente e dalla resa economica della serata.
Le intercettazioni più crude spiegano perché il fascicolo vada molto oltre una semplice storia di pr e locali. Il 4 dicembre 2025 G.S. dice a Salamone: «ho appena fatto il test e sono incinta»; subito prima gli chiede la data precisa di una serata e lui le risponde di guardare su Whatsapp, ai messaggi dei palloncini e alle foto, perché evidentemente era lui ad aver organizzato l’incontro. Il giudice annota che la ragazza cerca così di risalire al partner con cui ha concepito il figlio.
Sempre nelle carte, S.F. dice: «Questo fine settimana ho scopato tre volte con tre diversi». In un altro passaggio taglia corto: «Vado a fare la escort». E in un altro ancora, parlando con altre ragazze, emerge il linguaggio del tariffario implicito: «Ci siamo fatte pagare solo per fare after», mentre per il resto avrebbero potuto chiedere di più «per scopare». Emblematica, infine, è l’intercettazione del 18 febbraio 2026: M.G. chiede a Fraga Luz una ragazza per «un suo amico pilota di Formula Uno» in arrivo a Milano, spiegando che vuole «una tipa da scopare a pagamento». La risposta è immediata: «Gli mando la brasiliana». Poi aggiunge: «Se devi guadagnare qualcosa tu mettiti d’accordo con la brasiliana». Un passaggio che, per gli investigatori, mostra con quanta disinvoltura venissero organizzati anche gli incontri sessuali a pagamento.
Il sistema era quello delle «buste» in contanti: il cliente non pagava direttamente la ragazza, ma l’organizzazione, che poi decideva quanto liquidare. In un’intercettazione Ronchi chiede a Buttini se abbia preso i soldi delle buste destinate alle ragazze, e lui risponde di sì. È il dettaglio che chiarisce tutto: il denaro passava prima dal vertice e solo dopo scendeva verso il basso.
Poi ci sono i soldi veri, quelli che danno la misura economica del gruppo. La Guardia di Finanza ricostruisce un profitto contestato di 1.214.374,50 euro: Ronchi avrebbe incassato 847.769,70 euro, Buttini 187.065 euro, Barbera 111.701 euro, Alessio Salamone 67.838,80 euro e Fraga Luz 31.857 euro. Numeri che, secondo il gip, risultano del tutto sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. Il caso più evidente è quello di Buttini, per il quale vengono ricordati anni senza redditi dichiarati e un 2024 chiuso con meno di 17 mila euro da lavoro dipendente.
Per gli investigatori, il cliente pagava l’organizzazione e non la singola ragazza: Ronchi e Buttini centralizzavano gli incassi, con denaro che transitava tra conti personali, Revolut, società e ditte individuali, per poi rientrare in contanti e spese di gestione. È anche su questo schema che la Procura fonda la contestazione di autoriciclaggio. La prossima settimana sono previsti gli interrogatori di garanzia. E potrebbero essere ascoltate anche le ragazze.
È da qui che parte l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato ieri a quattro arresti domiciliari e al sequestro preventivo di oltre 1,2 milioni di euro, con accuse, ancora tutte da verificare, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e autoriciclaggio.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dietro una società che organizzava eventi con sede a Cinisello Balsamo si sarebbe mosso un sistema rodato: reclutamento di donne, tra cui escort di professione, presenza alle serate della movida e disponibilità a prestazioni sessuali per clienti selezionati. Non un contorno occasionale, ma un meccanismo stabile e oliato, con ruoli definiti, soldi in quantità e un’organizzazione capace di trasformare la notte in un business. Le donne, a quanto risulta, in alcuni casi alloggiavano negli stessi locali della società e venivano poi remunerate per trascorrere la serata con imprenditori e, soprattutto, con un numero consistente di calciatori di Serie A.
È questo il punto più delicato del fascicolo ed è anche la ragione del massimo riserbo che circonda l’indagine. Nelle carte, secondo quanto emerso, figurerebbero non solo calciatori residenti in Lombardia, ma anche giocatori in trasferta a Milano che, dopo le partite, avrebbero cercato un dopogara molto diverso da quello ufficiale. I nomi, però, compaiono solo in parte e restano per ora schermati da una cautela rigorosa. La Procura sa bene di muoversi su un terreno esplosivo: perché i personaggi coinvolti sono noti, perché il confine tra interesse pubblico e spettacolarizzazione è sottile, e perché questa è ancora la fase dell’accusa, non della condanna.
A rendere il quadro ancora più ambiguo c’è poi un dettaglio che colpisce. Nel corso di alcune serate, secondo quanto risulta agli atti, sarebbe stato usato anche il gas esilarante, la cosiddetta droga del palloncino: una sostanza che provoca euforia, non lascia tracce e non è classificata come dopante.
L’inchiesta, però, non si ferma al sesso a pagamento né all’inevitabile richiamo dei nomi famosi. La Guardia di Finanza ha lavorato anche sui flussi di denaro e sulla ricostruzione dei patrimoni, rilevando, secondo l’accusa, redditi del tutto sproporzionati rispetto a quelli dichiarati. È qui che il caso cambia peso: perché la movida, nella prospettiva investigativa, non sarebbe stata soltanto la scenografia, ma la copertura di una macchina economica vera e propria, capace di produrre utili ingenti e poi reimmetterli nel circuito legale.
Tre dei quattro arrestati, a quanto risulta, sono assistiti dall’avvocato Marco Martini, penalista di Monza, professionista noto negli ambienti giudiziari brianzoli per aver seguito in passato procedimenti delicati e ad alta esposizione mediatica. Un dettaglio che dice molto della sensibilità del caso e della battaglia difensiva che si annuncia.
Sullo sfondo, quasi inevitabile, riaffiorano vecchi ricordi milanesi. Ai tempi dell’Inter di Ronaldo, tra fine anni Novanta e inizio Duemila, la città aveva già incrociato storie di escort, notti eccessive e calcio. Non serve fare paragoni. Ma il precedente serve a ricordare che attorno al pallone, quando incontra denaro e celebrità, si muove da sempre un sottobosco pronto a vendere discrezione, compagnie e silenzio.





