Dalla cura del cancro alla vendita di armi. È questa la parabola di Genenta Science, società nata nel 2014 per sviluppare una terapia genica contro il glioblastoma, tra i tumori più aggressivi del cervello, e oggi impegnata nella costruzione di un gruppo attivo nella difesa, nell’aerospazio e nella sicurezza.
Il 29 giugno gli azionisti dovranno scegliere il nuovo consiglio di amministrazione e decidere se completare questa trasformazione. Alla lista guidata dal presidente Pierluigi Paracchi si contrappone quella di un gruppo di soci storici, che propone Riccardo Palmisano e contesta il voto maggiorato, il cambio dell’oggetto sociale e le operazioni realizzate nel settore militare. L’assemblea dovrà votare anche il cambio di denominazione in Saentra Forge e una delega quinquennale per raccogliere fino a 300 milioni di euro attraverso aumenti di capitale o obbligazioni convertibili, con la possibilità di emettere fino a 120 milioni di nuove azioni.
Genenta è nata intorno alla ricerca del professor Luigi Naldini e dell’Ospedale San Raffaele. Il progetto principale, Temferon, utilizza cellule staminali geneticamente modificate per trasportare interferone all’interno del microambiente tumorale. Dopo il glioblastoma, la piattaforma è stata estesa al carcinoma renale metastatico.
Nel 2021 la società si è quotata al Nasdaq a 11,50 dollari per azione, con Cdp Venture Capital tra gli investitori. Il San Raffaele è rimasto centrale sia sul piano scientifico sia su quello societario. Possiede poco più dell’8% del capitale, ma grazie al voto maggiorato dispone di circa un quinto dei diritti di voto.
Il passaggio decisivo avviene nel maggio 2024, quando Genenta introduce, su proposta di Paracchi, un sistema che attribuisce fino a dieci voti alle azioni possedute da lungo tempo. Il regolamento consente di considerare anche gli anni di possesso precedenti all’iscrizione nell’elenco speciale.
In questo modo Paracchi, pur detenendo una quota economica inferiore al 10%, arriva a controllare oltre la metà dei voti esistenti nell’assemblea del 29 ottobre 2025. In quella sede viene modificato l’oggetto sociale, estendendolo ai settori sottoposti alla normativa Golden Power, compresi difesa, aerospazio e cyber security. La maggioranza degli investitori, tuttavia, detiene Ads negoziate al Nasdaq. Per ottenere la maggiorazione, questi titoli devono essere trasformati in azioni ordinarie italiane, rinunciando alla loro diretta negoziabilità sul mercato americano.
La nuova strategia si intreccia con Fondazione Praexidia, presieduta da Paracchi e attiva nella difesa, nello spazio, nella sicurezza e nelle tecnologie dual use. Un accordo sottoscritto nel gennaio 2026 tra Paracchi, Praexidia e Genenta indicava che il presidente, grazie ai diritti maggiorati, controllava circa il 49% dei voti ed era in grado di incidere sulla nomina della maggioranza del consiglio.
Il 18 marzo alcuni soci hanno impugnato davanti al Tribunale di Milano sia la delibera sul voto maggiorato sia quella sul cambio dell’oggetto sociale, presentando anche richieste cautelari. La causa è ancora pendente e l’assemblea si terrà mentre la validità di queste modifiche resta sottoposta al vaglio del tribunale.
Il 4 maggio undici azionisti hanno inoltre formalizzato il proprio coordinamento alla Sec. Il gruppo deteneva circa il 23% del capitale e, grazie al voto maggiorato, oltre il 31% dei diritti di voto.
Nel frattempo altri soci si sono iscritti nell’elenco speciale, facendo salire il totale dei voti da circa 46 a oltre 92 milioni. Paracchi ha conservato gli stessi 22,7 milioni di voti, ma il suo peso è sceso da oltre il 54 a circa il 24,5%.
In questo contesto, con un azionariato spaccato in due, l’assemblea straordinaria convocata per il 25 marzo, che avrebbe dovuto approvare il cambio di nome in Saentra Forge, è stata revocata soltanto due giorni prima della data prevista.
Il principale investimento del nuovo corso è Atc Srl (Armi Tattiche Custom), produttrice di fucili tattici e sistemi per forze speciali. Dopo avere acquistato a gennaio il 19,5% per 1,275 milioni di euro, Genenta, nonostante la causa ancora pendente, ha modificato l’accordo che prevedeva l’acquisto di un ulteriore 31,5% di Atc e ha invece rilevato il restante 80,5% attraverso l’emissione di 24,6 milioni di nuove azioni a 0,39 euro ciascuna. I tre soci di Atc, Marco Spiga, Mattia Berardinetti e Gioacchino Specchi, arrivano così a detenere poco più della metà del capitale economico di Genenta. Resta decisivo, ma sembra facile capire quale lista sosterranno il 29 giugno.
Sul fronte finanziario pesa il contenzioso con Enea Tech. Genenta aveva ottenuto un prestito convertibile fino a 20 milioni di euro per Temferon, di cui 7,5 milioni già versati.
L’esito dell’assemblea dipenderà anche da San Raffaele e Cdp. Naldini si è schierato con i soci contestatori, ma l’ospedale, titolare delle licenze su Temferon e di circa un quinto dei voti, non ha preso posizione. Anche Cdp non ha ancora chiarito come intenda votare. Proprio due giorni fa Paracchi ha comunicato alla Sec che il 19 giugno ha stipulato a suo favore un bel paracadute di 12 mensilità più bonus. Sarà un segno di debolezza?
A distanza di 17 anni, diventa definitiva la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti, ex ad di Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovie dello Stato, nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, quando morirono 32 persone e oltre 100 rimasero ferite. La rottura dell’asse delle ruote del primo carro di un treno che portava Gpl provocò lo sviamento della cisterna e di altri quattro vagoni. Il serbatoio si squarciò dopo l’urto: il gas fuoriuscì, raggiunse le case vicine e prese fuoco, provocando esplosioni e un vasto incendio. Moretti andrà in carcere.
La Quarta sezione penale della Cassazione ha rigettato i ricorsi contro la sentenza dell’appello ter, confermando per Moretti la condanna per disastro ferroviario colposo. Con la decisione definitiva si apre ora la fase dell’esecuzione della pena e quindi l’ingresso in carcere per l’ex numero uno di Fs e Leonardo. Confermate anche le condanne per altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato. Tra loro Michele Mario Elia, già ad di Rfi, condannato a quattro anni, due mesi e 20 giorni.
Il nuovo giudizio d’appello era stato disposto dalla stessa Cassazione nel gennaio 2024. La responsabilità penale degli imputati era già stata confermata, mentre restava da ridefinire la quantificazione delle pene, con particolare riferimento alle attenuanti generiche. Le difese chiedevano che la riduzione fosse applicata nella misura massima di un terzo. La Corte d’appello di Firenze aveva invece mantenuto la diminuzione a un nono, ritenendola adeguata alla «gravità eccezionale dei fatti».
La Cassazione ha ora reso definitivo quel verdetto. Dura la reazione dell’avvocata Ambra Giovene, difensore di Moretti. «Sono indignata da questa sentenza perché profondamente ingiusta», ha dichiarato. Secondo la legale è ingiusto che, per un reato colposo, si aprano le porte del carcere per persone coinvolte in un fatto di estrema gravità.
«Ci furono 32 morti e centinaia di feriti, ma l’ingegnere Moretti non è colpevole. Non lo dice il suo avvocato, lo dicono le carte», ha aggiunto Giovene, ribadendo la posizione sostenuta dalla difesa nel corso del processo.
La legale ha poi fatto riferimento alle iniziative organizzate dai familiari delle vittime dopo la sentenza, tra cui un concerto. «C’è niente da festeggiare, per noi e per loro», ha detto, sottolineando che tutte le parti sono chiamate a rispettare la decisione definitiva della magistratura.
Si è svolto questa mattina un incontro tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma. Secondo fonti del ministero, il manager sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni e avrebbe convocato a breve una riunione con il management del gruppo.
La guida operativa di Fs potrebbe essere affidata all’attuale amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio. Prima di lasciare l’incarico, riferiscono fonti del Mit, Donnarumma dovrebbe chiudere nei prossimi giorni alcuni dei dossier più importanti.
Due giorni fa i vertici di Fs e delle principali società operative del gruppo avevano incontrato Salvini per discutere degli interventi infrastrutturali, degli obiettivi del Pnrr, della qualità del servizio e delle misure per ridurre i disagi registrati negli ultimi mesi. Sullo sfondo resterebbero divergenze sulla gestione del gruppo con il ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di controllo di Fs. «Salvini - affermano da ministero - ha ringraziato l'a.d per il lavoro svolto e gli oltre 90 mila dipendenti Fs che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell'azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall'interno».,





