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Ramy, nelle chat nessun depistaggio
Ansa
La perizia sui telefoni degli agenti coinvolti conferma che non ci fu speronamento né tentativo di insabbiare la verità. E i carabinieri erano sinceramente provati.

A un anno e mezzo dalla notte milanese del 24 novembre 2024, quella dell’inseguimento dello scooter Tmax guidato da Fares Bouzidi terminato con lo schianto in via Ripamonti all’angolo con via Quaranta e con la morte di Ramy Elgaml, l’inchiesta giudiziaria è ancora aperta e continua a esaminare uno dei punti più discussi: cosa accadde davvero negli ultimi istanti dell’inseguimento.

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A Milano si indaga per disastro
Ansa
La Procura si concentra sul conducente del tram 9 deragliato in centro venerdì scorso. Riccardo De Corato denuncia: «Il Comune non effettua la manutenzione da almeno 15 anni».

La Procura stringe il cerchio sull’autista del tram 9 deragliato il 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, schiantatosi contro l’edificio all’angolo con via Lazzaretto e costato la vita a due passeggeri, con una cinquantina di feriti. Nel decreto di sequestro firmato dalla pm Elisa Calanducci, che coordina le indagini con il procuratore Marcello Viola e l’aggiunta Alessandra Dolci, viene contestato a titolo colposo il disastro ferroviario, oltre all’omicidio e alle lesioni. Nel decreto viene richiamato anche l’articolo 116 sul «concorso anomalo», ipotesi che potrebbe portare all’iscrizione di altri indagati tra i dirigenti Atm. Una scelta legata agli accertamenti tecnici, dalla scatola nera alla ricostruzione della dinamica e all’analisi dei documenti aziendali.

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Occhi sul sistema di frenata del tram
I soccorsi ai feriti dell'incidente al tram di Milano del 27 febbraio (Ansa)
Proseguono le indagini sull’incidente di Milano: una tecnologia automatica avrebbe dovuto fermare il convoglio non appena il conducente avesse smesso di rispondere.

Trenta secondi. È in quell’arco di tempo che si concentra ora l’attenzione degli inquirenti della Procura di Milano, a meno di 24 ore dall’incidente che in viale Vittorio Veneto è costato la vita a due persone e ne ha coinvolte complessivamente più di 50, con decine di feriti ancora ricoverati. Il sistema di sicurezza cosiddetto «uomo morto», installato sui Tramlink (prodotti da una ditta straniera a cui è stato affidato l’appalto nel 2019 per 190 milioni di euro) è progettato per intervenire quando il conducente non è più in grado di agire sui comandi.

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