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Il governo vuole chiedere i danni a De Pasquale, Spadaro e Davigo
Sergio Spadaro, Fabio De Pasquale e Piercamillo Davigo (Ansa)
L’esecutivo rivede la linea dell’ex ministro Cartabia (e di Draghi) sui risarcimenti allo Stato da parte dei pm condannati per i disastri su Eni-Nigeria e per la divulgazione dei verbali di Amara. Gasparri interroga Nordio.

Dopo la sentenza d’Appello che ha confermato la colpevolezza di Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro per rifiuto di atti d’ufficio, il processo di Brescia entra nella fase delle conseguenze economiche. Accertata la responsabilità penale, resta ora da stabilire chi dovrà pagare e quanto. E, secondo quanto risulta a La Verità, il governo Meloni starebbe valutando, attraverso gli uffici legislativi, di chiedere i danni non solo a De Pasquale e Spadaro ma anche a Piercamillo Davigo, riconsiderando la linea seguita in precedenza dal governo Draghi.

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La commissione antimafia conferma: il bersaglio degli spioni era la Lega
Federico Cafiero de Raho, ex capo della Dna (Imagoeconomica). Nel riquadro l'ex finanziere Pasquale Striano
La relazione dei parlamentari attesta quanto documentato dalla «Verità»: dietro le attività illecite di Striano c’era un disegno preciso. Di 57 pezzi del «Domani» contenenti informazioni riservate, 27 erano anti Carroccio.

Le conclusioni della commissione parlamentare antimafia smontano ogni lettura rassicurante del caso Striano: non fu l’azione isolata di un singolo funzionario, ma il prodotto di un sistema segnato da controlli deboli, omissioni tollerate e responsabilità diluite che avrebbe consentito un uso privatistico delle banche dati dello Stato. È questo il contesto che la relazione delinea prima ancora di entrare nei singoli episodi.

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Milano, giù il primo palazzo abusivo
Beppe Sala. Nel riquadro, il cantiere di via Fauché (Ansa)
Il Comune, bocciato dal Consiglio di Stato, fa abbattere il cantiere di via Fauché che mascherava una nuova costruzione. Famiglie sospese e Urbanistica scoperta.

L’ordine di abbattimento del cantiere di via Fauché 9 segna uno spartiacque nella gestione urbanistica di Milano: la giunta guidata da Beppe Sala si ritrova smentita nei fatti e nelle aule di giustizia. La decisione presa ieri da Palazzo Marino non è soltanto un atto amministrativo. È prima di tutto un atto politico che arriva fuori tempo massimo e su spinta giudiziaria. E che fotografa un’urbanistica guidata dalle decisioni dei tribunali più che da una strategia di governo della città.

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