riforma giustizia

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Noi magistrati del Sì ci stiamo battendo per il nostro 25 aprile
Nel riquadro, Natalia Ceccarelli, giudice Corte d’appello di Napoli (iStock)
Natalia Ceccarelli, giudice Corte d'appello di Napoli: «Siamo diventati parte di una vera "primavera" e siamo amati dalla gente. Serve un futuro senza correnti e raccomandazioni».

Quando Carmen Giuffrida mi ha chiamato, in una fredda mattina di gennaio, e mi ha proposto di aderire al manifesto di un manipolo di magistrati per il Sì, confesso, ho tentennato. Non per la giustezza dello schieramento - di cui non dubitavo, avendo avuto modo di osservare da vicino le allegre scorribande correntizie - bensì per il timore della lapidazione che, puntuale, si sarebbe abbattuta sul miniclub di kamikaze in gestazione.

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Chi sostiene il No difende una reliquia fascista
Benito Mussolini con Dino Grandi, ministro della Giustizia e autore dell'«Ordinamento Grandi» che nel 1941 stabilì l'unificazione delle carriere dei magistrati. (Getty Images)
La non separazione delle carriere è un’invenzione del 1941, sopravvissuta al regime e passata alla Repubblica. Quanti la propugnano come «baluardo democratico» stanno abbracciando un retaggio di autoritarismo. Infischiandosene della responsabilità delle toghe.

Il dottor Nicola Gratteri ha fatto una terrificante lista dei votanti Sì al prossimo referendum sulla riforma Nordio: inquisiti, rei mafiosi, massoni, Willy il coyote, lo sceriffo di Nottingham. La signora Elena Schlein in arte Elly ha sottolineato che Casapound vota Sì, quindi alla lista dei reprobi che votano Sì si è aggiunto il fascismo.

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Il leader del fronte antiriforma dà dei cessi ai «sanitari per il Sì»
Giovanni Bachelet (Imagoeconomica). Nel riquadro, il post in cui dà dei cessi a chi voterà Sì
Giovanni Bachelet la fa fuori dal vaso. Deliri all’incontro pubblicizzato dalla Diocesi di Milano.

Svolta trash per i maggiorenti del fronte contrario alla riforma della giustizia: per schernire il neonato comitato dei sanitari per il Sì, Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No ed ex deputato Pd, ha pensato bene di accomunarlo alla foto di un wc (e di un bidet). Si dice che quando si è a corto di argomenti, il «bene-rifugio» sia l’insulto gratuito. E dare sostanzialmente dei «cessi» agli avversari politici e di pensiero non può essere altrimenti catalogato se non come insulto.

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Vassalli voleva la separazione delle carriere
Giuliano Vassalli (Ansa)
Anche se «Repubblica» nega impunemente la sua esistenza, un’intervista di 39 anni fa al «Financial Times» rivela la visione del padre del nuovo Codice penale. Per il giurista, l’«enorme potere» delle toghe ci rende un Paese «a sovranità limitata».

Questa è la storia di quel che potrebbe sembrare quasi un tentativo di depistaggio. Il tema sono il referendum sulla riforma della separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, e soprattutto le parole pronunciate 39 anni fa sulla materia dal grande giurista Giuliano Vassalli.

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La riforma assicura il giusto processo. E la Carta è già stata modificata 46 volte
Ansa
Ciò che davvero spaventa il fronte del No è il sorteggio del Csm: i nuovi membri non avrebbero «debiti» nei confronti delle correnti.

Quella che si sta affrontando verrà ricordata come la campagna referendaria delle allusioni e delle suggestioni, dei sospetti e delle riserve mentali, dove il grande assente è il dibattito sul testo normativo e sulle sue reali implicazioni. Sembra esserci quasi una gara a chi delinea gli scenari più catastrofistici, evocando una sorta di Blade runner giudiziario.

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