riforma giustizia

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Riforma sacrosanta: lo dice il buonsenso
Augusto Barbera (Imagoeconomica)
La riforma è guidata dal buon senso e infatti ha l’appoggio anche di un grande giurista di sinistra come Augusto Barbera. Finora le storture del sistema, dove pm e giudici sono complici, hanno rovinato la povera gente. Stop ai magistrati-ayatollah.

Mai avrei pensato di trovarmi completamente d’accordo con un esponente di lungo corso della sinistra, parlamentare del Pci prima e del Pds e del Pd poi. E invece, dopo aver letto la lunga intervista rilasciata da Augusto Barbera al nostro giornale, ho scoperto di condividere tutto, perfino le virgole. E allora mi sono chiesto se per caso avessi cambiato opinione io, che da sempre sono in contrasto con quelle dei cosiddetti progressisti, o se l’avesse mutata l’ex ministro del governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi in piena Tangentopoli.

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Barbera: «La sinistra che voterà No solo per dar contro a Meloni tradisce la Costituzione»
Augusto Barbera (Ansa)

L’ex presidente della Consulta Augusto Barbera: «Non sono di destra, ma il governo sta facendo la cosa giusta. Tanti come me la sosterranno. L’Anm si è rivelata essere formazione politica».

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Anche il Csm lo mette nero su bianco: «Le correnti creano debiti elettorali»
Consiglio superiore della magistratura (Ansa). Nel riquadro, Giuseppe Bianco, magistrato penale
Una delibera del 2010 afferma che un togato non deve essere «interprete acritico» di interessi associativi. La magistratura scelga: se si concepisce come corpo politico si faccia eleggere, altrimenti serve terzietà.

La campagna referendaria sta finendo. E comunque vada il voto, quello che ormai è clamorosamente emerso è che il correntismo attuale si rifiuta caparbiamente di rispondere a una sola, ineludibile, domanda: la magistratura è un corpo politico o tecno-giudiziario? Se è tecno-giudiziario, deve accettare che il tanto sbandierato principio di indipendenza si connetta a quello altrettanto importante della riserva di legge, cioè delle materie riservate esclusivamente al legislatore elettivo.

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La riforma sarà il nostro 25 aprile: così ci libereremo dal correntismo
Andrea MIrenda (Imagoeconomica)
Da oltre vent’anni, dentro il Csm decisioni, incarichi, carriere e trasferimenti sono fortemente condizionati dallo strapotere di gruppi organizzati con chiara postura da partito: destra, centro e sinistra giudiziaria.

Parlo a voi come cittadino, come magistrato, come membro del Csm. Lo voglio fare con parole semplici. Su questo referendum si stanno dicendo da ogni parte - troppe cose, spesso in modo distorto o catastrofico. Io penso, invece, che l’unica via giusta e corretta sia guardare al testo della riforma, per ciò che è, senza paure e senza slogan.

È semplicemente falso, allora, che questa riforma metta in pericolo l’indipendenza della magistratura. Nessuno del Fronte del No saprà indicarvi una sola norma in tal senso, salvo inondarvi di un fiume di chiacchiere, inversamente proporzionale alla sostanza. Le garanzie previste dalla Costituzione restano intatte: viene espressamente sancita l’indipendenza sia del giudice, finalmente terzo, che del pubblico ministero. Altro che controllo della politica!

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Il conto della guerra lo paga il referendum
(Ansa)
Piazze, strumentalizzazioni e bugie sono il segno che il cambiamento sulla giustizia fa paura. Ma i timori per le tensioni in Medio Oriente e per i rincari di pieno e bollette possono condizionare il voto del 22-23: il governo ci pensi per evitare flop.

Dicono che la separazione delle carriere serva a mettere i pubblici ministeri sotto il controllo della politica e dunque a indebolirli per poi porli al servizio del governo. Però allo stesso tempo dicono che la separazione delle carriere creerà un gruppo autoreferenziale di magistrati che non risponderà a nessuno. «Così si trasformano i pm in una casta separata di 2.200 Torquemada autoreferenziali, autogestiti con il loro Csm, più potenti e agguerriti di ieri»: Marco Travaglio scripsit.

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