La riforma sarà il nostro 25 aprile: così ci libereremo dal correntismo
Parlo a voi come cittadino, come magistrato, come membro del Csm. Lo voglio fare con parole semplici. Su questo referendum si stanno dicendo da ogni parte - troppe cose, spesso in modo distorto o catastrofico. Io penso, invece, che l’unica via giusta e corretta sia guardare al testo della riforma, per ciò che è, senza paure e senza slogan.
È semplicemente falso, allora, che questa riforma metta in pericolo l’indipendenza della magistratura. Nessuno del Fronte del No saprà indicarvi una sola norma in tal senso, salvo inondarvi di un fiume di chiacchiere, inversamente proporzionale alla sostanza. Le garanzie previste dalla Costituzione restano intatte: viene espressamente sancita l’indipendenza sia del giudice, finalmente terzo, che del pubblico ministero. Altro che controllo della politica!
Il vero problema che questa riforma prova ad affrontare è un altro: il sistema delle correnti.
Da oltre vent’anni, dentro il Csm, le decisioni più importanti - incarichi, carriere, trasferimenti, disciplinari - sono fortemente condizionate da gruppi organizzati con chiara postura da partito: destra, centro e sinistra giudiziaria. Le correnti sono potenti associazioni private, estremamente radicate, capaci di controllare ogni aspetto della vita professionale del singolo magistrato. Intuibile, allora, il potere di costoro di mettere in ginocchio la magistratura attraverso promesse, minacce, favoritismi, accordi opachi tra gruppuscoli, ritorsioni, specie verso i «cani sciolti». La perdita di credibilità che ne deriva è sotto gli occhi di tutti: Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e, per finire, il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno severamente stigmatizzato questi metodi improntati a modestia etica.
Il sorteggio serve, allora, a eliminare questo potere parallelo ed è naturale che chi lo detiene vi dica di votare No: non puoi chiedere alla malattia di indicare la cura e ai tacchini di preparare il pranzo di Natale.
Il sorteggio sceglie persone a caso, ma impedisce che tutto sia deciso prima, nelle stanze segrete delle correnti politicizzate.
Chi viene sorteggiato non è meno serio o meno competente di un eletto: è un magistrato come gli altri, che risponde solo alla legge e alla propria coscienza, naturalmente capace di affrontare i processi di chiunque, in qualunque materia, anche la più drammatica. Che, poi, gli «eletti» al Consiglio non siano stati, per ciò solo, «i migliori», lo dicono chiaramente i troppi scandali cui costoro hanno dato vita.
Se volessimo davvero i migliori al Csm, al netto della vuota retorica sulle speciali caratteristiche per far cosa non si sa, si dovrebbero fare concorsi, non certo elezioni.
Un altro punto fondamentale è la separazione netta tra giudici e pubblici ministeri. Oggi giudici e pm decidono reciprocamente sulle rispettive carriere. Questo non è sano. Non lo è per loro né per i cittadini. Rendere questi ruoli più distinti accrescerà la professionalità del pm davanti a un giudice reso ancora più autorevole dalla vera terzietà, con sicuro aumenta della fiducia generale nel processo.
Lo stesso vale per il sistema disciplinare. Non è corretto che le correnti che governano le carriere siano, nello stesso tempo, anche giudici di coloro che amministrano: questa è la realtà. Serve, anche qui, un giudice disciplinare davvero terzo, come accade in ogni sistema equilibrato. Questo non significa vendetta, né velleità di punizioni di massa: semplicemente trasparenza e credibilità. Si dice spesso: «I magistrati già vengono puniti». Ma rispetto a cosa? Moltissimi procedimenti vengono archiviati prima ancora di arrivare davanti a un giudice e l’intera filiera disciplinare, dalla Procura generale al ministero, passando per l’Ispettorato generale e la Sezione autonoma di disciplina, rivela un minimo comune denominatore: la trasversale e tutt’altro che marginale presenza di magistrati sensibili al correntismo. La vera trasparenza ci sarà solo quando anche le archiviazioni disciplinari saranno autorizzate da un organo giudicante imparziale, al pari del giudice delle indagini preliminari.
In questa campagna referendaria i toni sono diventati eccessivi, non c’è alcun dubbio. Si è parlato di giudici sotto la politica, di colpi di Stato, di fine della giustizia, di complotti, di minaccia alla vita dei cittadini. Per l’arrivo degli alieni ci stiamo attrezzando. Tutto allo scopo di disinformare e non far capire. La riforma va giudicata per quello che dice, non per le intenzioni che taluno le attribuisce. E se è vero che essa non risolverà tutti i problemi della giustizia, va anche detto che nessuna riforma, da sola, potrà mai farlo. Credo, però - da cittadino, da magistrato e da membro del Csm - che sarà quel grande passo avanti, nella giusta direzione, che gli Italiani attendono da vent’anni a questa parte. Un passo nobile, per rendere la magistratura più credibile, più trasparente e più vicina ai cittadini. La paura è incomprimibile sentimento umano, ma tocca alla ragione governarla attraverso il peso degli argomenti. E la ragione, leggendo il testo revisionato, non trova alcun motivo vero per temere la perdita di indipendenza della magistratura. Trova, invece, strumenti per correggere storture evidenti che, chi dice No, finge di non vedere.
Per questo, con convinzione e senza polemica, voterò Sì. Liberare la magistratura dalle correnti sarà un nuovo 25 Aprile!




