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Mai così tante medaglie italiane in un giorno
(Ansa)
Cinque riconoscimenti per gli Azzurri: un argento e quattro bronzi. Un primato storico. Goggia sul podio, ma con amarezza. Vittozzi è il volto del giorno: riesce a trovare l’armonia anche dentro la più infernale delle prove e porta la staffetta a vincere.

Azzurro cielo, azzurro da record. La seconda giornata delle Olimpiadi è una grandinata di medaglie: cinque, quando il giornale chiude. Un argento e quattro bronzi, primato storico per i Giochi italiani del freddo (meglio di Lillehammer) che in 48 ore ne contano già otto. La processione da podio comincia con l’argento della Staffetta mista del Biathlon e si conclude con il bronzo del missile Dominik Fischnaller sullo slittino col turbo. In mezzo altri tre podi da terzo posto: Sofia Goggia nella discesa libera, Lucia Dalmasso nello slalom gigante di Snowboard. E verso sera, nella voliera milanese dello Speed skating in fiera, arriva anche il bronzo a km zero: lo ottiene Riccardo Lorello nel Pattinaggio di velocità (5000 metri), sulle ali del tifo di casa, visto che è di Rho. «Abito a 10 minuti da qui, è tutto un sogno. Soprattutto perché sono venuti a vedermi i miei nonni».

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Si accende la fiamma delle Olimpiadi diffuse senza spettacolini queer
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali allo stadio di San Siro (Ansa)
La cerimonia d’apertura è un inno all’italianità. Coinvolte tutte le località. Canzoni e citazioni di grandi poeti. Ma che tristezza i fischi all’ingresso della squadra israeliana.

Dopo aver visto Roberto Fico andare in autobus a Montecitorio e Carlo Cottarelli salire al Quirinale con lo zainetto, Sergio Mattarella aveva un sogno: farsi portare a un evento istituzionale in tram. Il presidente della Repubblica ci riesce nella notte olimpica, sul vecchio «gamba de legn» giallo guidato da Valentino Rossi che si ferma davanti a San Siro in nerazzurro (lui è interista). Il tricolore sale sul pennone, Laura Pausini intona l’inno di Mameli tarpato del sì finale. E la Cerimonia d’apertura dei XXV Giochi invernali può cominciare. Per 14 giorni l’Italia sarà al centro del mondo dello Sport mondiale.

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L’angelo-Meloni val bene una censura. Volto sparito per volere della... Curia
Il volto dell'angelo con le fattezze di Giorgia Meloni rimosso dall'affresco di San Lorenzo in Lucina (Ansa)
Assecondati i capricci della sinistra sul cherubino somigliante al premier all’interno di una basilica romana Il restauratore elimina la testa: «Me l’ha detto il Vaticano». Ma quanta ipocrisia sull’uso improprio del sacro.

Neanche dipinta sul muro, e non è una metafora. Il Vaticano ha assecondato l’urgenza fisiologica della sinistra italiana e al grido «Vade retro Giorgia» ha imposto di oscurare al volo il volto dell’angelo nella cappella di San Lorenzo in Lucina a Roma, accostato (con qualche ragione) al profilo della premier Meloni. Ieri, evidentemente così terrorizzato da perdere il sonno e la faccia (la sua), il restauratore Bruno Valentinetti ha preso il pennello e ha tirato due mani di calce sul cherubino cancellandone le fattezze per non avere ulteriori grane dai datori di lavoro in tonaca.

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