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Marzio G. Mian: «Sulla Groenlandia ha vinto Trump»
Nel riquadro Marzio G. Mian (Ansa)
Il reporter: «Il tycoon ha chiesto 100 e ottenuto 30 senza fare nulla. Gli Usa indietro nell’Artico rispetto a Russia e Cina, anche Biden si è mosso in tal senso. Gli Inuit non stanno coi danesi e sono usciti dall’Europa nel 1985».

«Un giorno il sindaco di un paese della Norvegia artica mi disse: li vedi quei birdwatchers? Non saprebbero distinguere un gabbiano da una gazza. Sono tutte spie». «Nel 2007 una spedizione russa ha piantato una bandiera di titanio 4.000 sotto il pack del Polo Nord. Come dire: questa terra è nostra». Meglio fidarsi di chi i ghiacci li frequenta da 30 anni e ne ha sentito lo scricchiolio sotto le scarpe. E mentre improbabili troupe (anche italiane) inseguono funzionari danesi a Nuuk per farsi dire che «la Groenlandia preferisce l’Europa agli Stati Uniti», per cogliere il battito cardiaco del Grande Nord è più interessante rivolgersi a un Virgilio speciale, Marzio G. Mian, reporter e scrittore di lungo corso, uno dei primi giornalisti a intuire l’importanza strategica del mondo oltre la mitica Thule. La conferma in due libri: Artico, la battaglia del Grande Nord e La guerra bianca (Neri Pozza). Oggi rilanciati da un testimonial involontario d’eccezione, Donald Trump.

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Il Pd ha le visioni: «Quell’angelo è la Meloni»
Due immagini del cherubino raffigurato in un affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina (Ansa)
Allarme antifascista al Nazareno per un cherubino restaurato in San Lorenzo in Lucina: «Somiglia troppo al premier, Giuli intervenga». L’interessata scherza: «Non sono io». Il rettore: «Niente politica e quelle comunque sono anime del Purgatorio».

«Tutto scorre, anche il migliore dei single malt», parola di Manlio Scopigno che non era un critico d’arte ma un allenatore filosofo. Nel dibattito della sinistra artistica, che l’altra sera deve avere fatto tardi in terrazza, tutto scorre verso un affresco che giganteggia in una cappella della basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma: un angelo che tiene in mano una pergamena dell’Italia avrebbe il volto di Giorgia Meloni. Scatta immediatamente l’allarme di pennello democratico.

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La sinistra già si prepara a sfasciare le città mentre il mondo ci guarda
Torino messa a ferro e fuoco dai militanti violenti di Askatasuna durante il corteo dello scorso 20 dicembre (Ansa)
A Milano surreale manifestazione anti Ice, a Torino Askatasuna pronta alla guerra. Arrivano le Olimpiadi e il circo rosso, con le sue coperture istituzionali, si attiva.

Holiday on Ice. Traballando sui pattini, la sinistra gruppettara si appresta a salutare le Olimpiadi italiane con il consueto spirito istituzionale e proattivo, animata dalla volontà di collaborare all’immagine positiva dell’Italia nel mondo. Programma: cortei, occupazioni, incendi, agguati, lacrimogeni, scioperi a sorpresa. Oggi a Milano e Torino vanno in scena le prove generali con due nobili motivazioni: impedire che Barney, Fred e John (i 3, diconsi tre, ufficiali dell’Ice, l’agenzia federale Usa) mettano piede in città e partecipare al gioco dello «sfascio libero» di Askatasuna.

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