È bastato poco, una semplice parola tradotta male, per scatenare l’ennesima strumentalizzazione. Questa volta ci ha pensato la stampa francese a mettere zizzania tra Giorgia Meloni e un altro leader internazionale. Un leader di partito: Marine Le Pen. Interrogata sulla sua vicenda giudiziaria, Meloni aveva risposto di non credere a tutto quello che legge. Frase tradotta così: «Non credo a tutto quello che dice». A chiarire tutto ci ha pensato Marion Maréchal Le Pen, la nipote e leader di Identité liberté, che in un post rilanciato poi da Meloni, ha scritto: «Quando la tv Bfm trasforma il “non credo a tutto quello che leggo (sulla stampa) su Marine Le Pen” di Giorgia Meloni in “non credo a tutto quello che dice Marine Le Pen”. Come si può sentire» allegando anche il video dell’intervista, «dopo aver ricordato che “aveva rispetto per Le Pen”, Meloni sottolineava che non bisognava fidarsi di quello che una certa stampa “autorevole” diffonde sul campo nazionale. E Bfm le ha immediatamente dimostrato che aveva ragione a diffidare». Anche Vincenzo Sofo, ex parlamentare europeo di FdI e marito di Maréchal, ha denunciato in un commento la «notizia falsa basata su una traduzione errata».
Unico neo di un vertice che ha oggettivamente riscosso molto successo nei due Paesi e oltre. Il primo a beneficiarne e a riconoscerlo è il leader libanese Joseph Aoun che ha accolto con favore gli sforzi di Francia e Italia per la creazione di una coalizione multinazionale che succeda alle forze Unifil, missione che terminerà il suo mandato a fine anno. L’iniziativa, annunciata nella conferenza stampa post vertice dal presidente francese Emmanuel Macron e dal presidente del Consiglio Meloni, è «una sincera espressione dell’impegno internazionale a sostegno della sovranità e della stabilità del Libano» ha commentato Anoun.
In Italia non mancano le polemiche. «Nel bilaterale Francia - Italia, è nuovamente stata sottolineata la necessità di un nuovo protagonismo europeo dentro la crisi internazionale che stiamo vivendo. Sono di due giorni fa le dichiarazioni del segretario generale della Nato Rutte. Parole che, se pur ufficialmente chiarite, non possono essere archiviate come “parole a caso”. Forse è utile che su quanto sta avvenendo ci possa essere un confronto di fronte al Paese», ha commentato Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd in Senato che ha aggiunto chiedendo nuovamente che Meloni riferisca in Parlamento: «Per questo torniamo a chiedere con forza che su tutta questa vicenda il governo, se possibile anche nella persona della stessa presidente del Consiglio, chiarisca la propria posizione: dai rapporti europei, alle parole di Rutte, alla guerra di Israele e Usa all’Iran. Crediamo che questo sia, ancor più che nel passato, il momento giusto perché Meloni scelga di stare dalla parte dell’Europa, senza più remore o retropensieri e senza più titubanze». E se Boccia ha letto in questo incontro titubanze da parte del premier, il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo legge il contrario: «Ho piena fiducia nella premier che ha dimostrato di saperci fare in politica estera». «È giusto che l’Europa si rafforzi» ha aggiunto convinto però che debba anche mantenersi il rapporto con gli Stati Uniti nonostante gli «incidenti» con Trump.
A proposito di Trump, il presidente americano ieri ha minacciato l’introduzione di nuovi dazi nei confronti di «qualsiasi Paese» intenda imporre la digital tax. «Sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti d’America. Tale dazio prevarrà sugli accordi commerciali stipulati con il Paese in questione, indipendentemente dal fatto che siano stati attuati, firmati o meno. Inoltre, il dazio del 100% sarà immediatamente applicato qualora tali Paesi procedano con l’introduzione dell’imposta domanda». Bruxelles ha replicato, sostenendo che le sue minacce sono ingiustificate e quindi, se attuate, la Commissione Ue risponderà.
L’ennesima sparata del tycoon che arriva nelle stesse ore in cui a Washington sembrerebbe essere arrivata l’intesa tra Israele e Libano, rifiutata però da Hezbollah perché indebolirebbe la l’unità il Paese, per un cessate il fuoco dopo quattro giorni di trattativa. Roma però si è subito congratulato per il risultato: «Il Governo italiano accoglie con favore l’annuncio di un accordo quadro tra Libano e Israele, grazie alla mediazione Usa». Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha pubblicato un messaggio su X scritto in farsi in cui spiega che «il comandante della Forza Quds iraniana, Qaani, ha recentemente lanciato numerose minacce contro Israele. In ogni caso, se l’Iran attacca Israele, sarà il suo più grande errore. Né Hormuz né il fuoco sui civili lo aiuteranno. Nulla ci fermerà. Le nostre forze sono pronte a portare a termine la missione».
Su Hormuz non si riesce a risolvere l’impasse. I Guardiani della rivoluzione islamica ieri hanno smentito le dichiarazioni di alcuni funzionari statunitensi secondo cui sarebbe stato istituito un canale diretto tra Teheran e Washington sul tema dello Stretto di Hormuz. «Si tratta di una menzogna completa e lo smentiamo con forza. Non è mai accaduto e non accadrà. Lo Stretto di Hormuz è territorio iraniano e non ha nulla a che fare con gli Stati Uniti». Non proprio una bella notizia considerata la violazione del cessate il fuoco nello Stretto da parte degli iraniani condannata e denunciata così da Trump: «La Repubblica islamica dell’Iran ha lanciato almeno quattro droni d’attacco unidirezionali contro navi in transito nello Stretto di Hormuz. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave da carico. Sono stati riportati danni, ma la nave ha potuto proseguire la navigazione. Ovviamente, si tratta di una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco».
Meloni e Macron si sciolgono: «Mai più relazioni glaciali». Via alla coalizione in Libano
È il primo vertice intergovernativo tra Francia e Italia da quando Giorgia Meloni è presidente del Consiglio. Il trentaseiesimo nella storia della Repubblica. Un incontro particolarmente significativo considerato il burrascoso rapporto tra i due, soprattutto nei primi anni, ma adesso, sempre per tutelare l’interesse nazionale, si cambia registro.
Il presidente Emmanuel Macron ha accolto Meloni intorno alle 17.30 a Villa Eilenroc a Cap d’Antibes. «Giorgia, da quanto tempo». E lei replica lo stesso, scherzando. Il clima è leggero prima di entrare e dopo. Meloni viene acclamata «Giorgia, Giorgia, Giorgia» dai passanti all’uscita del bilaterale. A chi chiede dei rapporti glaciali del passato Macron risponde che non c’è più nulla di glaciale. Meloni racconta di essersi divertita sui retroscena su di loro: «Noi difendiamo i nostri interessi nazionali, questo chiede franchezza talvolta, ma le nostre relazioni non sono mai state glaciali. I rapporti sono più complicati di come si raccontano».
Ed è molto cortese l’intervento del presidente del Consiglio che inizia congratulandosi per il G7 organizzato a Evian la scorsa settimana. «Avevamo preso da tempo l’impegno di un incontro bilaterale fra noi. Senza Italia e Francia, l’Europa e l’occidente non sarebbero quello che sono. Molte le intese che sono state firmate oggi nei settori di Difesa, tecnologia, autonomia strategica e penso al Samp T. Abbiamo capito quanto sia fondamentale nel momento complesso che stiamo attraversando collaborare insieme su questo». Meloni sul tema dei satelliti è autocritica: «abbiamo bisogno di fare dei passi in avanti». La Francia è il primo investitore estero in Italia ricorda «e io penso che si possa anche fare meglio». «Ci siamo confrontati anche sui temi internazionali» aggiunge. «Garantire la percorribilità dello Stretto di Hormuz è una priorità strategica per tutti». Su questo punto, rispondendo ai giornalisti spiega che l’Italia non ha mai partecipato al conflitto in Iran, al contrario di quanto sostiene Teheran. «Abbiamo rispettato i nostri impegni, cedendo le basi per attività non cinetiche ma di logistica e tecnica e quando si sono prospettate richieste che esulavano da quel perimetro non abbiamo concesso l’autorizzazione. Il governo ha fatto quel che ha dichiarato in Parlamento. Come lo stesso Mark Rutte ha confermato dallo Studio Ovale». E sulle parole del segretario generale della Nato spiega: «Il segretario generale nella sua, diciamo così, entusiastica ricostruzione ha messo insieme cose che in realtà sono diverse tra loro, confondendo la tipologia dei voli autorizzati, e lui stesso poi ha corretto e puntualizzato. Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione. È probabilmente un tentativo di preparare al meglio il prossimo vertice della Nato, ma in ogni caso credo che si debba essere prudenti quando si parla di queste materie». Sulla questione libanese spiega che Italia e Francia possano fare molto. «Abbiamo deciso di lanciare una coalizione per il post Unifil» perché «c’è la necessita di non lasciare un vuoto bisogna garantire una presenza internazionale. Sono due nazioni che possono naturalmente guidare una coalizione internazionale sul territorio. Il governo libanese deve avere il pieno controllo del territorio. Sono importanti i dialoghi che si stanno tenendo a Washington su Libano e Israele. Noi vogliamo organizzare un vertice che coinvolga i Paesi europei ma anche quelli della regione in una cornice che possa dare un mandato chiaro strutturato che possa fare la differenza». Per Meloni proprio la chiarezza del mandato è stato uno degli elementi più critici della missione Unifil. Macron ha spiegato di dover dare nuove prospettive in Libano. «Sulla base di questo programma bisogna cercare di creare una collaborazione più ampia possibile, una forza multinazionale che agisca a fianco delle forze armate libanesi». E nomina Arabia Saudita e Qatar come possibili membri di questa missione. Meloni interrogata su Marine Le Pen risponde: «Non conosco i termini giudiziari della causa contro Marine Le Pen e non sono in grado di giudicarli: ho rispetto di chiunque abbia il consenso dei cittadini, perché la democrazia funziona così». E aggiunge: «Sono una persona che non crede automaticamente a tutto quello che legge, perché ricordo che cosa veniva scritto su di me prima che io diventassi presidente del Consiglio».
«Italia e Francia sono partner naturali e indispensabili, l’obiettivo di questo vertice è proiettare la nostra relazione verso il futuro con obiettivi chiari» esordisce Macron nella conferenza stampa congiunta. Particolarmente interessante il punto in cui il presidente francese parla di nucleare sottolineando l’intenzione di «costruire con l’Italia una partnership industriale nel campo del nucleare civile». Ha anche annunciato che «è stata decisa la creazione di una squadra mista italo-francese contro l'immigrazione irregolare». Un vertice intergovernativo che ha chiuso diversi accordi e a cui naturalmente hanno partecipato diversi i Ministri italiani e francesi. Per l’Italia erano presenti Antonio Tajani, (Esteri), Matteo Piantedosi, (Interni); Guido Crosetto, (Difesa); Adolfo Urso, (Imprese), Francesco Lollobrigida, (Agricoltura); Gilberto Pichetto Fratin, (Ambiente), Anna Maria Bernini, (Università e Ricerca); Alessandro Giuli, (Cultura). Per il ministero delle Infrastrutture era presente il viceministro Edoardo Rixi.
È apparentemente incomprensibile il motivo che ha spinto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a dire che l’Italia avrebbe consentito 500 decolli aerei dalle basi Nato presenti in Italia.
Eppure un’ipotesi potrebbe essere quella di un maldestro tentativo di riavvicinare Donald Trump a Giorgia Meloni spiegando che non è vero che i Paesi europei non avrebbero aiutato. Parole che però hanno sortito l’effetto opposto e alle quali il ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto seccamente. L’ennesimo caso diplomatico che ha preceduto la riunione in formato E5 che si è tenuta a Berlino in vista del summit Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara. La riunione si è tenuta tra i capi di Stato e di governo di Germania, Francia, Regno Unito e Polonia, oltre al segretario generale della Nato Mark Rutte, in videocollegamento da Washington dove si trovava per un incontro con il presidente degli Usa Donald Trump.
Un incontro preceduto da un breve colloquio tra Meloni e il primo ministro della Polonia Donald Tusk. Dopodiché Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico (dimissionario) Keir Starmer e Tusk si sono salutati sulla terrazza del palazzo della Cancelleria, rinfrescandosi con un bicchiere d’acqua e fermandosi a parlare per qualche minuto prima di entrare nei saloni del palazzo che ospitano il vertice. La premier si è soffermata in particolare a parlare con Tusk, entrambi appoggiati al parapetto, mentre alle loro spalle andava in scena un altro breve colloquio a due fra Merz e Macron. È chiaro anche dalle dinamiche che Meloni in questo formato esce forte del fatto di essere l’unico leader stabile e quindi capace di poter dare una linea ed essere credibile.
«Ci aspettano decisioni e appuntamenti importanti e l’Italia come sempre farà la propria parte» spiega Meloni ma «l'Europa deve assumersi le proprie responsabilità in termini di difesa e sicurezza portando avanti con decisione il cammino intrapreso per una componente più forte e solida dell’Alleanza atlantica» ha detto nel punto stampa congiunto al termine del vertice. E poi lancia un ramoscello di pace direzione Washington: «Bisogna rafforzare l’Alleanza Atlantica, rendere ancora più solido il legame transatlantico che rimane uno dei pilastri costitutivi dell’unità dell’Occidente». Su Hormuz ribadisce: «Sul Medio Oriente, la firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran è per tutti chiaramente un segnale molto positivo, ma siamo consapevoli di quanto il contesto resti precario, di quanto sia necessario contribuire e compiere ogni sforzo per consolidare il quadro» anche perché come già detto al Giorno della Verità «restano centrali il dossier nucleare, la stabilità regionale e la sicurezza delle rotte marittime internazionali con annessa libertà di navigazione. Lo Stretto di Hormuz è una priorità strategica per tutti. Su questo l’Italia ha già offerto la propria disponibilità a dare una mano, ferme restando ovviamente le autorizzazioni che nel caso sarebbero necessarie». Mentre «sull’Ucraina ribadiamo il nostro impegno per una pace giusta e duratura all’interno di uno scenario che richiede prima di tutto garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita. Ma niente è possibile se noi non continuiamo a sostenere Kiev fino a quando non sarà possibile avere una pace giusta e duratura». E poi: «L’Italia come sapete in questo senso continua a essere impegnata, in particolare siamo impegnati per quanto riguarda le infrastrutture critiche e la resilienza energetica, fronte decisivo che il presidente Zelensky ha rimarcato anche nei giorni scorsi durante il G7 e il Consiglio europeo». Merz, il padrone di casa, ha spiegato che «percorsi solitari sulla difesa sarebbero un errore». È Tusk che ha portato le spese per la Difesa della Polonia al 7%, a spingere affinché l'Europa e i singoli Paesi europei si impegnino di più sul rafforzamento delle capacità di difesa. Per Emmanuel Macron bisogna «consolidare con grande forza il pilastro europeo della Nato, che è estremamente importante». E anche lui sull’Ucraina riconosce che «è un risultato importante il fatto che per la prima volta da 18 mesi tutti i membri del G7 abbiano firmato insieme lo stesso testo e che gli americani, con noi, abbiano dichiarato di sostenere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, di assumere un sostegno militare ed energetico all’Ucraina, di adottare sanzioni contro la Russia e di impegnarsi nello stesso percorso». Macron ha anche riconosciuto che il primo ministro britannico Keir Starmer ha «fatto molto in questi ultimi due anni per rafforzare il ruolo del Regno Unito in Europa e nella Nato». Per Starmer è il giorno dei saluti che arrivano anche da Meloni e gli altri leader.





