La prima visita di un leader occidentale nel Golfo dall’inizio della guerra in Iran è il segnale inequivocabile che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha archiviato i dossier spinosi per rivolgere l’attenzione alle vere emergenze del Paese che, come ha scritto il direttore Maurizio Belpietro, sono i soldi, la sicurezza e la salute.
Si comincia dai primi, perché la guerra in corso promette di far schizzare di nuovo l’inflazione alle stesse. Per questo ieri mattina, dopo un vertice di maggioranza convocato la sera precedente, i ministri si sono riuniti in un Cdm organizzato per prorogare le misure adottate per sterilizzare il rincaro energetico. «Il governo è intervenuto con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia» ha scritto Meloni sui social, sottolineando che «sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro».
Giancarlo Giorgetti nella conferenza stampa post Cdm ha chiarito che le coperture ci poteranno fino all’inizio di maggio. «L’onere di queste misure sono intorno ai 500 milioni. Per 200 milioni c’è l’autocopertura che deriva dall’incremento del gettito Iva; per 300 milioni sono risorse che sono state recuperate sostanzialmente sulle risorse Ets - CO2 che non erano state ancora utilizzate, avendo premura di non toccare quelle originariamente destinate al sollievo degli energivori» ha precisato, ma per quanto riguarda il futuro bisognerà capire che verso prenderà la guerra. Questo lo scopo della missione di Meloni. Ieri pomeriggio è giunta a Gedda in Arabia Saudita, la prima visita nella regione da parte di un leader di Ue, G20 e Nato dall’inizio del conflitto, con incontri in programma con i principali rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo della missione è rafforzare le relazioni con queste nazioni e ribadire il sostegno dell’Italia di fronte agli attacchi iraniani, consolidando al contempo un partenariato strategico sempre più solido. Il focus principale resta quello della sicurezza energetica nazionale. Il Golfo rappresenta infatti una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia e ha un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali.
Dopo la tappa in Algeria e quella nei Paesi del Golfo, Meloni ha in programma un viaggio in Azerbaigian. Una missione che potrebbe svolgersi a maggio o giugno.
La missione serve anche per il nodo sicurezza che si intreccia a doppio filo con l’emergenza degli immigrati irregolari. Gli sfollati in Libano sono già un milione e se la crisi dovesse continuare potrebbero moltiplicarsi. Il tema è stato sollevato dall’Italia anche a livello europeo. Tra gli ambiti sui quali l’Italia offrirà supporto al Golfo c’è quello della Difesa. Le richieste e le necessità di questi Paesi sono diverse in questa fase. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura difensiva, ma potrebbero arrivare nuove richieste che saranno valutate. Intanto l’ambasciata iraniana in Italia ieri su X ha scritto: «Se l’Italia è preoccupata per il blocco dello Stretto di Hormuz, allora pretenda la fine della guerra».
«Le interlocuzioni con Teheran esistono, a livello diplomatico» spiegano le fonti italiane, «noi come altri non le abbiamo mai interrotte». Quindi alla domanda se vi siano interlocuzioni in corso «la risposta è sì», e si sta cercando di negoziare «per arrivare a una cessazione delle ostilità come tutti stanno cercando di fare, a livello quantomeno europeo».
Sul fronte interno, dopo lo spacchettamento delle deleghe lasciate da Andrea Delmastro al ministero della Giustizia, è stato trovato un nome per il ministero del Turismo. A sostituire Daniela Santanchè è il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, stimato da tutti i colleghi della maggioranza, che ieri ha giurato al Colle dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Meloni, inoltre, in un’intervista al Tg1 ieri sera, è tornata sulla questione Sigonella: «Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e, stavolta, noi non siamo d’accordo».
«Che il governo va avanti l’ho detto un minuto dopo l’esito del referendum. Non abbiamo tempo da perdere, particolarmente in un momento come questo. A me divertono le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti che però per me sono alchimie di palazzo, chi vuole continui pure a parlare di questo che noi intanto continuiamo a fare il nostro lavoro per il bene di questa nazione», ha aggiunto il premier.
Il governo va avanti pancia a terra sui temi economici e sociali. L’obiettivo è intervenire per migliorare le condizioni di vita degli italiani messe a dura prova dalle congiunture internazionali. Ieri sera un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi proprio per parlare del Documento di finanza pubblica.
Con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Una riunione decisiva che avrà una ricaduta diretta sul Consiglio dei ministri di oggi che dovrà affrontare risolutivamente il nodo del caro carburanti.
A unire il campo largo invece in questo momento c’è poco se non una convinzione: Giuseppe Conte farebbe qualunque cosa pur di tornare a fare il premier. Non un semplice sospetto ma una certezza con cui deve fare i conti Elly Schlein. Da segretario del Pd e quindi del partito con maggior percentuale di voti, dovrebbe essere lei il punto di riferimento e l’interlocutore di chiunque volesse relazionarsi con le opposizioni in Italia. I fatti però hanno dimostrato tutto il contrario. L’incontro di Conte con Paolo Zampolli l’uomo di Donald Trump in Italia, infatti, dice tante cose. La prima è che da ex premier, il leader pentastellato è considerato l’uomo di riferimento dall’entourage del presidente degli Stati Uniti. Un fatto che Giuseppi ha tenuto a sbandierare. Il San Lorenzo è uno dei più noti locali di pesce a Roma, e come altri, viene spesso usato per incontri di lavoro ai più alti vertici. È nella categoria dei ristoranti dove si va «per farsi vedere». Ed è quindi così che dovrebbe arrivare il messaggio a Schlein. Forte e chiaro. «Il leader sono io», sembra dire, «lo sanno anche Oltreoceano».
Per Carlo Calenda, «Conte può incontrare Vladimir Putin e dire che è progressista, poi incontrare Trump e dire che è liberale, può fare la manifestazione “No Kings” e poi mandargli un messaggino. È concavo e convesso, dove lo metti sta e se dovesse saltare l’alleanza col centrosinistra lui per rientrare a Palazzo Chigi fa l’alleanza con Casapound e visto che c’è si porta dietro quello che è il secondo trasformista in Italia dopo di lui, cioè Matteo Renzi. Quindi sono una coppia perfetta», ironizza pungente. Poi aggiunge: «Schlein deve sapere e il Pd deve sapere che questa roba porterà alla scomparsa del Partito democratico, come già fu il Conte due. Io gli avevo detto: non lo fate e l’hanno fatto. Il Movimento 5 stelle era inesistente e adesso abbiamo un Movimento 5 stelle che contende la leadership al Partito democratico».
Ed è chiaro a tutti che il tema della leadership è estremamente divisivo, un elefante nella stanza che non può più continuare a esser ignorato. Eppure c’è chi rimanda il problema.
Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, in un editoriale pubblicato dal suo Rinascita, scrive: «Sono giorni che si parla solo di questo. Delle divisioni nella coalizione progressista, delle ambizioni che ognuno coltiva, dei reciproci sospetti e, infine, nelle ultime ore è divampata la ricerca verticistica, irrealistica, inopportuna del cosiddetto federatore». Per questo, per Bettini, su un punto «occorre essere chiari: troveremo il modo più largo, trasparente e sensato di scegliere il leader delle forze progressiste, il candidato premier. Allo stato attuale, tuttavia, occorre il più rapidamente possibile levare dal campo questo tema divisivo e prematuro. Questo affanno personalistico e distraente». Piuttosto, per l’esponente dem, «occorre agire da subito, insieme, come opposizione al governo Meloni, che allo stato attuale resta». E poi: «In secondo luogo, nel modo più ragionato, pacato e responsabile vanno create le condizioni perché i vari partiti della coalizione elaborino una posizione comune sulle grandi questioni del futuro. Non sono affatto pessimista».
All’ottimista Bettini si affianca Andrea Orlando, che rincara: «Penso che sia stato un errore precipitare la discussione sulle primarie, credo che la vittoria referendaria non si possa trasferire automaticamente nel campo politico. Lo può diventare se siamo in grado di far sì che tutto il popolo che ha partecipato al voto sia partecipe alla costruzione dell’alternativa. Si ridia la possibilità di partecipare non solo per andare a votare questo o quell’altro alle primarie ma per costruire dal basso un altro percorso alternativo a quello della destra».
Anche per Matteo Renzi, leader di Italia viva, bisogna stare sui temi. Per l’ex premier bisogna puntare tutto sulla sicurezza: «Il centrosinistra deve dire parole chiare. Su questo tema ci giochiamo le prossime elezioni ma soprattutto il futuro dei nostri ragazzi».
Schlein ha detto la sua due sere fa, ospite di Rete 4. «Io lavorerò come sempre per costruire un’alleanza. Ricordo che nel 2022 abbiamo perso le elezioni perché non c’era un’alleanza. Lavoriamo anzitutto sui programmi e poi naturalmente condivideremo la scelta del candidato premier e se saranno le primarie, io ho sempre detto benissimo, perché io sarò assolutamente disponibile a questo».
La vicenda che riguarda l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si arricchisce di dettagli. Ieri i pm hanno ascoltato Miriam Caroccia, indagata nell’ambito della vicenda della Bisteccheria Italia di via Tuscolana, nella quale aveva investito anche Delmastro, dove la Procura della Repubblica di Roma contesta i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.
Al termine dell’interrogatorio l’avvocato dei Caroccia ha chiarito la posizione dell’ex sottosegretario e dei rapporti con il suo assistito, Mauro Caroccia, padre della socia dell’ex sottosegretario. I due «si sono conosciuti tra il 2022 e il 2023. Era un semplice cliente del ristorante. Si sono piaciuti, l’ha cominciato a frequentare e poi hanno deciso di aprire il ristorante quando Caroccia non aveva più possibilità di poter continuare l’attività per mancanza di liquidità». «Delmastro ci ha fatto beneficenza. Ci ha aiutato perché in quel momento ero incensurato, ero stato appena assolto», ha precisato Caroccia, interrogato dalla Dda di Roma.
La vicenda della Bisteccheria ha acceso il dibattito anche in Aula. Il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati di Montecitorio «ha deciso all’unanimità di sanzionare l’ex sottosegretario Delmastro, applicando l’articolo 7 del proprio regolamento, il quale non prevede altri tipi di misure», ha dichiarato la deputata di Avs Francesca Ghirra. Debora Serracchiani (Pd), commentando le ultime notizie, ha detto: «Ma se Delmastro non c’entra niente, perché l’avete fatto dimettere?». Il capogruppo del M5s, Riccardo Ricciardi, in un richiamo al regolamento, ha puntato il dito contro «il sottosegretario alla Giustizia che con un ristorante ci ricicla i soldi della camorra», accusa. Da Fdi ha replicato Ylenja Lucaselli. «È l’esempio classico della non cultura del M5s: si accosta un parlamentare alla camorra e alla mafia senza uno straccio di indagine». Avs sulla stessa linea dei pentastellati: «La vicenda Delmastro non può ritenersi conclusa con la censura del Comitato reputazionale della Camera dei deputati», ha detto Angelo Bonelli. «Delmastro deve spiegare perché ha investito 45.000 euro in un ristorante, in una società legata a una persona condannata per mafia. Si tratta, tra l’altro, di un ristorante che a Roma tutti conoscevano, chiamato Da Baffo, già oggetto nel 2020 di sequestro da parte della Guardia di finanza e della Procura distrettuale Antimafia. Come poteva l’ex sottosegretario alla Giustizia non sapere che quel ristorante aveva già avuto problemi con la giustizia?».
Intanto al ministero della Giustizia sono state redistribuite le deleghe di Delmastro. Al sottosegretario Andrea Ostellari è affidata la delega al Dap e alla polizia penitenziaria mentre al viceministro Francesco Paolo Sisto vanno quelle sul Dipartimento informatico tecnologico (Dip) e la magistratura onoraria. Redistribuzione che lascia pensare che non ci sarà alcuna nomina per nuovi posti da sottosegretario nonostante le speculazioni di questi giorni.
Non solo Delmastro al centro del dibattito politico di ieri. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è finito nell’occhio del ciclone. La giornalista Claudia Conte, in un’intervista a Money.it, ha dichiarato di avere una relazione con il ministro, il quale non ha ancora confermato né smentito. La notizia ha fatto il giro dei siti di gossip soprattutto perché Piantedosi risulta sposato e con due figlie. La giornalista il 12 febbraio scorso è stata nominata consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. Una consulenza «a tempo parziale e a titolo gratuito», come si legge nella documentazione ufficiale. Dall'esecutivo continuano a smentire possibili rimpasti, il governo prosegue il suo lavoro. Giorgia Meloni ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il Ministro del Lavoro, Marina Calderone, per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell’occupazione e dei salari. Nel corso del colloquio si è inoltre avviata una riflessione, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero.





