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Per Landini l’Italia è un regime, Caracas no
Maurizio Landini (Ansa)
Dopo aver lodato il venezuelano Maduro, il numero 1 della Cgil infiamma il comitato per il No insultando l’esecutivo: «Autoritario» Il capo dei dem lo segue: «Vinceremo le elezioni ma non controlleremo i giudici». Conte lapalissiano: «Vogliono cambiare la Carta».

Quella del No è la battaglia dell’Anm e della sinistra sinistra. È per loro, infatti, che cambierebbe l’equilibrio di potere costruito in decenni e per questo sono disposti a qualunque cosa per tentare di abortire la riforma, compreso mentire.

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La Meloni si dà i voti e non è contenta: «Sicurezza? Risultati insufficienti»
Getty Images
  • La conferenza stampa di inizio anno: «I criminali sono liberi perché spesso i magistrati vanificano il lavoro. Nel 2026 il focus sarà anche sulla crescita. Il Colle? Non ci punto. Con Mattarella non sempre vado d’accordo».
  • Il presidente del Consiglio difende Salvini dall’accusa di essere «filo Putin» e invita l’Unione a fare un passo: «Ma non in ordine sparso, sarebbe un favore allo Zar».

Lo speciale contiene due articoli.

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Anm sotto accusa per le bugie del No: «Mosse illecite, partono le denunce»
Ansa
Testa attacca il manifesto delle toghe: «Vergognoso affermare che comanderà la politica». Dubbi pure sui soldi al comitato.

La campagna referendaria del comitato del No è partita con il piede sbagliato. Il testo del manifesto fuorviante, a pensarla bene, mistificatorio, a pensarla male, ha trasformato il dibattito in un duello in cui vale tutto. Sì perché la frase: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?» per i promotori della riforma corrisponde all’esatto opposto dello scopo della stessa. Chicco Testa, presidente di Assoambiente, su X: «L’ attività dell’Associazione nazionale magistrati nella campagna per il No è semplicemente vergognosa e illecita. Dimostra con chiarezza la prepotenza e la violazione delle regole da parte di coloro che dovrebbero essere i primi a rispettarle. Sotterfugi da magliari e falsità diffuse a piene mani». Per esser chiari, nel secondo Dopoguerra i magliari erano venditori ambulanti, spesso truffaldini, famosi per vendere stoffa e tessuti di bassa qualità, spacciandoli per pregiati.

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