Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
Prudenza ma soprattutto confusione. In Europa si va in ordine sparso perché mentre per la Commissione la soluzione migliore è mantenere l’accordo sui dazi raggiunto con gli Usa a luglio, l’Europarlamento ha messo in pausa il processo di ratifica. Il portavoce della Commissione europea per il commercio, Olof Gill, ha spiegato che «ciò che ci interessa è tornare a una situazione di stabilità e prevedibilità il più rapidamente possibile». Il quadro che si ha per farlo è la Dichiarazione congiunta Ue-Usa, ma è necessario «che le nostre controparti americane ci spieghino esattamente cosa sta succedendo, in modo da poter tornare a una situazione in cui le aziende nell’Ue e negli Stati Uniti possano continuare a fare ciò che sanno fare meglio: commerciare, investire, creare posti di lavoro, creare prosperità su entrambe le sponde dell'Atlantico». Insomma calma e gesso, mentre il commissario Maros Sefcovic tenta di ricevere rassicurazioni da Washington.
Nell’agenda di ieri, prima una riunione dei ministri del Commercio del G7 nella quale si è parlato molto di riforma del Wto come previsto, ma anche delle novità sul lato dazi appunto, e poi una riunione dei i relatori sui dazi al Parlamento europeo. Al G7 Sefcovic ha spiegato che «stabilità e prevedibilità sono priorità assolute per le nostre imprese: ho ribadito che il pieno rispetto dell’accordo Ue-Usa è fondamentale. Rimango in contatto con le mie controparti per ottenere rassicurazioni». Più tardi nell’incontro dei relatori non si è arrivati a decidere sulla ratifica dell’intesa commerciale Usa-Ue. Il voto, che si sarebbe dovuto tenere oggi, semplicemente è stato rinviato. Il socialista tedesco Bernd Lange, al termine della riunione dei relatori ombra ha spiegato: «È chiaro che le basi legali sono cambiate: ci sono nuove tariffe totalmente diverse dalle precedenti. Molti prodotti al 15% non sono coperti dagli accordi firmati in Scozia. Ci sono molti elementi incerti e quindi abbiamo deciso di non votare domani, ma di tenere un altro incontro dei relatori la prossima settimana». Non un «no» quindi, ma un rinvio che però consegna instabilità e imprevedibilità alle nostre aziende. Tutto il contrario di quello che servirebbe alle imprese come invece raccomandato anche da Sefcovic.
Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che «è interesse americano non peggiorare la situazione», riportando le discussioni che si sono tenute nella riunione del G7 con i responsabili del commercio. «Noi siamo favorevoli al dialogo, impegnati a far sì che l’accordo Ue-Usa sia rispettato, riteniamo che anche con la nuova base giuridica si possa arrivare allo stesso risultato». Il messaggio che Tajani manda alle imprese è quello di «continuare a lavorare negli Stati Uniti, continuare a progettare, continuare a investire con il sostegno di Ice, Simest e Sace» perché in questo momento «l’unica cosa da non fare è quella di spaventarsi. Il governo accompagnerà le imprese». E dimostrando segni di ulteriore distensione ha aggiunto: «Mi sembra avviata una fase di dialogo costruttivo (con gli Usa, ndr) per cui non c’è atteggiamento aggressivo, non ci saranno risarcimenti per gli esportatori europei, forse qualche risarcimento per gli importatori statunitensi che hanno fatto causa».
Il nodo risarcimento era e resta il più discusso, ma Tajani assicura che non ci sarà alcuna guerra commerciale. Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo è d’accordo per il rinvio della ratifica sull’intesa Usa-Ue sui dazi. «Ora c’è una situazione non chiara e quindi anche per noi è la cosa migliore congelare questa decisione in attesa di capire meglio quali sono i provvedimenti realmente in campo da parte dell’amministrazione americana». Anche perché «la posizione europea deve essere una posizione comune, unitaria, a difesa di un accordo che è in vigore e che ha consentito anche all’Italia di avere dei buoni risultati dal punto di vista dell’export negli Stati Uniti, che quindi dobbiamo cercare di preservare il più possibile». Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, d’altronde, la decisione della Corte ha danneggiato le nostre imprese. Adolfo Urso spiega che la sentenza ci ha «svantaggiati rispetto alla Cina, al Brasile e ad altri partner nostri competitori nel mercato americano per i quali l’amministrazione Trump aveva determinato dei dazi maggiori rispetto al 15% concordato con la commissione Ue». Di fatto perdiamo la posizione di vantaggio, eppure regna grande scetticismo circa l’utilizzo del famoso bazooka ipotizzato dal presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
«Sono fiducioso che troveremo un modo per risolvere queste controversie commerciali senza ricorrere a questo strumento» ha commentato il cancelliere tedesco Friedrich Merz che prevede di recarsi a Washington nei prossimi giorni per presentare «una posizione europea coordinata». Buona fortuna al cancelliere, arrivare ad una sintesi in Europa sarebbe una grande notizia.
Mentre a protestare a Bologna per l’evento del Sì organizzato da Fratelli d’Italia ci sono poco più di quattro gatti, all’interno dell’hotel Savoia non si cammina per la quantità di persone accorse. Sala piena e gente in piedi e tutto intorno un forte presidio delle forze dell’ordine. «Sono una persona perbene e voto Sì», si legge sulle magliette di qualcuno.
All’evento «Non c’è sì-curezza senza giustizia» gli ospiti d’onore sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Per Fratelli d’Italia presenti i capigruppo alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan e poi Giovanni Donzelli, Augusta Montaruli e Elisabetta Gardini. La mattinata si è aperta con un video del premier Giorgia Meloni. Poi le interviste/dibattito con i due ministri Nordio e Piantedosi.
«Il referendum è un voto di merito sulla riforma. I governi si valutano nelle sedi e nei tempi propri», ha ribadito il ministro dell’Interno escludendo «scossoni istituzionali» a prescindere dall’esito del voto. Sul tema del rapporto tra polizia giudiziaria ha chiarito: «Sfido chiunque a indicare dove, nel testo costituzionale, sia previsto anche indirettamente un simile assetto. Non si incide sul rapporto tra polizia giudiziaria e autorità giudiziaria, che resta saldo e rappresenta una ricchezza del nostro ordinamento». Per quanto riguarda i toni della campagna ammonisce velatamente il suo collega Nordio quando dice: «Dobbiamo puntare sulla forza della ragione e non commettere falli di reazione rispetto alle provocazioni che arrivano da alcune parti. È legittimo che nel Paese ci sia chi sostiene il Sì e chi il No, ma il confronto deve restare nel merito».
Piantedosi ha parlato anche di immigrazione lamentando che «alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole, concettualmente sfavorevole, non alle leggi ma alla filosofia del contrasto all’immigrazione irregolare». Il numero uno del Viminale ha parlato di «filosofia immigrazionista, legittima a livello di politica, di opinione pubblica, ma non si può immaginare che possa essere quella di un giudice». «Alcuni sono ben noti», ha proseguito, «altri hanno nomi ben precisi e hanno avuto anche l’accortezza di dire che in qualche modo ha chiesto la collocazione personale proprio nelle Sezioni specializzate, che curano questa materia proprio per intervenire in maniera che poi abbiamo visto in casi specifici. È così, noi l’abbiamo verificato», la sua grave accusa.
All’evento interviene anche Nordio. «La riforma tende anche a liberare le energie di tutti magistrati bravi, preparati e operosi che non essendo iscritti alla corrente fino adesso non hanno nessuna possibilità di assumere incarichi apicali». Sui toni usati nei giorni precedenti, Nordio spiega di non pentirsi «perché io non li ho mai inaspriti (i toni), a suo tempo mi sono limitato a citare quello che avevano detto altri. Nel complesso delle polemiche che sono state accese da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il presidente Mattarella perché con il suo intervento speriamo, e siamo certi anzi, che i toni saranno ricondotti nell’ambito fisiologico della dialettica dei contenuti». E poi: «Parleremo del contenuto di questa riforma sperando che non ci diano degli eversori, anticostituzionalisti, piduisti, mafiosi o altro, ma semplicemente che si possano analizzare gli elementi di un codice di una riforma costituzionale che si inserisce nel percorso iniziato 40 anni fa da un eroe della Resistenza che era Giuliano Vassalli». Su Gratteri «non sono mai stato in lite, anzi» assicura. «Ogni volta che lo vedo, ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci. Lui ha un carattere un po’ fumino e un modo di esprimersi pittoresco che non è il mio. Però, quando si esagera con gli aggettivi bisogna anche cercare di abbassare i toni». Il padrone di casa è Galeazzo Bignami, Bologna la sua città. «Non c’è sicurezza senza giustizia e non c’è giustizia senza il coraggio di mantenere gli impegni presi con i cittadini», ha esordito aprendo l’incontro. «Il nostro interesse non è alimentare scontri o contrapposizioni, né costringere le nostre bravissime forze dell’ordine a dover difendere il diritto di tutti a parlare e manifestare. Abbiamo quindi ritenuto, pur sapendo che sarebbe stato più penalizzante in termini di partecipazione, di svolgere l’incontro in questa struttura, garantendo maggiore controllo e tranquillità. A noi interessa confrontarci nel merito». Quanto al referendum «se Bologna risponde così, e se l’Emilia-Romagna risponde così, credo che potremo avere soddisfazioni». Inevitabile affrontare l’argomento del Cpr a Bologna e a margine risponde: «È chiaro che dobbiamo farlo nel dialogo con le istituzioni e abbiamo apprezzato l’apertura del presidente Michele de Pascale. Per il governo la cosa migliore è trovare un accordo con i territori però è altrettanto importante introdurre questi strumenti dove c’è bisogno» e «noi riteniamo che Bologna sia un luogo utile».





