Il governo va avanti pancia a terra sui temi economici e sociali. L’obiettivo è intervenire per migliorare le condizioni di vita degli italiani messe a dura prova dalle congiunture internazionali. Ieri sera un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi proprio per parlare del Documento di finanza pubblica.
Con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Una riunione decisiva che avrà una ricaduta diretta sul Consiglio dei ministri di oggi che dovrà affrontare risolutivamente il nodo del caro carburanti.
A unire il campo largo invece in questo momento c’è poco se non una convinzione: Giuseppe Conte farebbe qualunque cosa pur di tornare a fare il premier. Non un semplice sospetto ma una certezza con cui deve fare i conti Elly Schlein. Da segretario del Pd e quindi del partito con maggior percentuale di voti, dovrebbe essere lei il punto di riferimento e l’interlocutore di chiunque volesse relazionarsi con le opposizioni in Italia. I fatti però hanno dimostrato tutto il contrario. L’incontro di Conte con Paolo Zampolli l’uomo di Donald Trump in Italia, infatti, dice tante cose. La prima è che da ex premier, il leader pentastellato è considerato l’uomo di riferimento dall’entourage del presidente degli Stati Uniti. Un fatto che Giuseppi ha tenuto a sbandierare. Il San Lorenzo è uno dei più noti locali di pesce a Roma, e come altri, viene spesso usato per incontri di lavoro ai più alti vertici. È nella categoria dei ristoranti dove si va «per farsi vedere». Ed è quindi così che dovrebbe arrivare il messaggio a Schlein. Forte e chiaro. «Il leader sono io», sembra dire, «lo sanno anche Oltreoceano».
Per Carlo Calenda, «Conte può incontrare Vladimir Putin e dire che è progressista, poi incontrare Trump e dire che è liberale, può fare la manifestazione “No Kings” e poi mandargli un messaggino. È concavo e convesso, dove lo metti sta e se dovesse saltare l’alleanza col centrosinistra lui per rientrare a Palazzo Chigi fa l’alleanza con Casapound e visto che c’è si porta dietro quello che è il secondo trasformista in Italia dopo di lui, cioè Matteo Renzi. Quindi sono una coppia perfetta», ironizza pungente. Poi aggiunge: «Schlein deve sapere e il Pd deve sapere che questa roba porterà alla scomparsa del Partito democratico, come già fu il Conte due. Io gli avevo detto: non lo fate e l’hanno fatto. Il Movimento 5 stelle era inesistente e adesso abbiamo un Movimento 5 stelle che contende la leadership al Partito democratico».
Ed è chiaro a tutti che il tema della leadership è estremamente divisivo, un elefante nella stanza che non può più continuare a esser ignorato. Eppure c’è chi rimanda il problema.
Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, in un editoriale pubblicato dal suo Rinascita, scrive: «Sono giorni che si parla solo di questo. Delle divisioni nella coalizione progressista, delle ambizioni che ognuno coltiva, dei reciproci sospetti e, infine, nelle ultime ore è divampata la ricerca verticistica, irrealistica, inopportuna del cosiddetto federatore». Per questo, per Bettini, su un punto «occorre essere chiari: troveremo il modo più largo, trasparente e sensato di scegliere il leader delle forze progressiste, il candidato premier. Allo stato attuale, tuttavia, occorre il più rapidamente possibile levare dal campo questo tema divisivo e prematuro. Questo affanno personalistico e distraente». Piuttosto, per l’esponente dem, «occorre agire da subito, insieme, come opposizione al governo Meloni, che allo stato attuale resta». E poi: «In secondo luogo, nel modo più ragionato, pacato e responsabile vanno create le condizioni perché i vari partiti della coalizione elaborino una posizione comune sulle grandi questioni del futuro. Non sono affatto pessimista».
All’ottimista Bettini si affianca Andrea Orlando, che rincara: «Penso che sia stato un errore precipitare la discussione sulle primarie, credo che la vittoria referendaria non si possa trasferire automaticamente nel campo politico. Lo può diventare se siamo in grado di far sì che tutto il popolo che ha partecipato al voto sia partecipe alla costruzione dell’alternativa. Si ridia la possibilità di partecipare non solo per andare a votare questo o quell’altro alle primarie ma per costruire dal basso un altro percorso alternativo a quello della destra».
Anche per Matteo Renzi, leader di Italia viva, bisogna stare sui temi. Per l’ex premier bisogna puntare tutto sulla sicurezza: «Il centrosinistra deve dire parole chiare. Su questo tema ci giochiamo le prossime elezioni ma soprattutto il futuro dei nostri ragazzi».
Schlein ha detto la sua due sere fa, ospite di Rete 4. «Io lavorerò come sempre per costruire un’alleanza. Ricordo che nel 2022 abbiamo perso le elezioni perché non c’era un’alleanza. Lavoriamo anzitutto sui programmi e poi naturalmente condivideremo la scelta del candidato premier e se saranno le primarie, io ho sempre detto benissimo, perché io sarò assolutamente disponibile a questo».
La vicenda che riguarda l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si arricchisce di dettagli. Ieri i pm hanno ascoltato Miriam Caroccia, indagata nell’ambito della vicenda della Bisteccheria Italia di via Tuscolana, nella quale aveva investito anche Delmastro, dove la Procura della Repubblica di Roma contesta i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.
Al termine dell’interrogatorio l’avvocato dei Caroccia ha chiarito la posizione dell’ex sottosegretario e dei rapporti con il suo assistito, Mauro Caroccia, padre della socia dell’ex sottosegretario. I due «si sono conosciuti tra il 2022 e il 2023. Era un semplice cliente del ristorante. Si sono piaciuti, l’ha cominciato a frequentare e poi hanno deciso di aprire il ristorante quando Caroccia non aveva più possibilità di poter continuare l’attività per mancanza di liquidità». «Delmastro ci ha fatto beneficenza. Ci ha aiutato perché in quel momento ero incensurato, ero stato appena assolto», ha precisato Caroccia, interrogato dalla Dda di Roma.
La vicenda della Bisteccheria ha acceso il dibattito anche in Aula. Il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati di Montecitorio «ha deciso all’unanimità di sanzionare l’ex sottosegretario Delmastro, applicando l’articolo 7 del proprio regolamento, il quale non prevede altri tipi di misure», ha dichiarato la deputata di Avs Francesca Ghirra. Debora Serracchiani (Pd), commentando le ultime notizie, ha detto: «Ma se Delmastro non c’entra niente, perché l’avete fatto dimettere?». Il capogruppo del M5s, Riccardo Ricciardi, in un richiamo al regolamento, ha puntato il dito contro «il sottosegretario alla Giustizia che con un ristorante ci ricicla i soldi della camorra», accusa. Da Fdi ha replicato Ylenja Lucaselli. «È l’esempio classico della non cultura del M5s: si accosta un parlamentare alla camorra e alla mafia senza uno straccio di indagine». Avs sulla stessa linea dei pentastellati: «La vicenda Delmastro non può ritenersi conclusa con la censura del Comitato reputazionale della Camera dei deputati», ha detto Angelo Bonelli. «Delmastro deve spiegare perché ha investito 45.000 euro in un ristorante, in una società legata a una persona condannata per mafia. Si tratta, tra l’altro, di un ristorante che a Roma tutti conoscevano, chiamato Da Baffo, già oggetto nel 2020 di sequestro da parte della Guardia di finanza e della Procura distrettuale Antimafia. Come poteva l’ex sottosegretario alla Giustizia non sapere che quel ristorante aveva già avuto problemi con la giustizia?».
Intanto al ministero della Giustizia sono state redistribuite le deleghe di Delmastro. Al sottosegretario Andrea Ostellari è affidata la delega al Dap e alla polizia penitenziaria mentre al viceministro Francesco Paolo Sisto vanno quelle sul Dipartimento informatico tecnologico (Dip) e la magistratura onoraria. Redistribuzione che lascia pensare che non ci sarà alcuna nomina per nuovi posti da sottosegretario nonostante le speculazioni di questi giorni.
Non solo Delmastro al centro del dibattito politico di ieri. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è finito nell’occhio del ciclone. La giornalista Claudia Conte, in un’intervista a Money.it, ha dichiarato di avere una relazione con il ministro, il quale non ha ancora confermato né smentito. La notizia ha fatto il giro dei siti di gossip soprattutto perché Piantedosi risulta sposato e con due figlie. La giornalista il 12 febbraio scorso è stata nominata consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. Una consulenza «a tempo parziale e a titolo gratuito», come si legge nella documentazione ufficiale. Dall'esecutivo continuano a smentire possibili rimpasti, il governo prosegue il suo lavoro. Giorgia Meloni ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il Ministro del Lavoro, Marina Calderone, per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell’occupazione e dei salari. Nel corso del colloquio si è inoltre avviata una riflessione, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero.
Gksd e Gruppo San Donato hanno firmato un accordo con il ministero della Salute egiziano per lo sviluppo e la gestione del New Heliopolis Hospital, una nuova struttura sanitaria attualmente in costruzione al Cairo (Egitto).
Gksd è una società privata attiva soprattutto nella sanità e nella ricerca medica e il Gruppo San Donato è il principale gruppo ospedaliero privato in Italia.
La firma è avvenuta lunedì scorso durante l’Egyps egypt energy show, un evento internazionale dedicato al settore energetico, tenutosi nella capitale egiziana sotto il patrocinio del presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi.
A sottoscrivere l’accordo sono stati Kamel Ghribi, imprenditore originario di Sfax (Turchia), presidente del gruppo Gksd e vicepresidente del Gruppo San Donato, e Ahmed Mostafa, presidente dell’Organizzazione per l’assicurazione sanitaria dell’Egitto.
Alla cerimonia erano presenti anche il ministro della salute egiziano Khaled Abdel Ghaffar, il ministro del petrolio Karim Badawi e il ministro dell’energia di Cipro Michael Damianos.
L’ospedale di Heliopolis sarà il primo della National health insurance organization e rientra nel piano di riforma del sistema sanitario egiziano volto ad ampliare l’accesso alle cure.
La struttura sarà dotata di 433 posti letto e diversi reparti, tra cui un centro oncologico, un centro cardiologico, un centro di neurochirurgia, un’area pediatrica e materno-infantile, e un centro per i trapianti di organi. Si prevede che il nuovo ospedale servirà circa 1 milione di persone, contribuendo a potenziare l’offerta sanitaria nella capitale egiziana e nelle aree limitrofe.
L’avvio del contratto è previsto per il 2027, una volta completata la costruzione, e la durata sarà di 15 anni, durante i quali Gksd e Gruppo San Donato si occuperanno della gestione operativa e dell’organizzazione clinica.
Kamel Ghribi ha manifestato apprezzamento per il percorso di crescita intrapreso dall’Egitto, evidenziando come l’accordo costituisca una base concreta per potenziare la collaborazione nel settore sanitario tra Egitto e Italia e garantire ai cittadini egiziani servizi medici sempre più innovativi ed efficienti.
L’accordo con l’Egitto è solo uno dei tanti che Gksd ha firmato in Africa. Scorrendo solamente la cronaca degli ultimi mesi, in Libia (nord Africa), il 28 agosto 2025, era stato inaugurato a Bengasi un ospedale dotato di pronto soccorso, cliniche ambulatoriali, terapia intensiva, sale operatorie, dialisi, fisioterapia e supporti logistici. In Gabon (Africa centrale), il 4 novembre 2025, Gksd ha siglato due accordi: il primo per un ospedale con programmi di formazione medica, il secondo per un progetto di edilizia sociale per 25.000 persone, con scuole, strutture sportive, clinica e spazi pubblici.
Questi progetti rappresentano passi concreti nella strategia di Gksd per rafforzare le infrastrutture sanitarie e urbane in Africa.





