Si potrebbe fare il glorioso quiz de La Settimana enigmistica: trova la differenza, solo che la soluzione è troppo facile e salta agli occhi. Se sei extracomunitario ti viene sempre e comunque applicata una sorta di «scriminante a prescindere». Una dimostrazione clamorosa è di queste ore. Genti Berisha, uno che ha una fedina penale come un lenzuolo, sfuggito all’alt della polizia locale con conseguente caduta mortale dell’agente Francesco Imprezzabile che lo inseguiva, non fa un giorno di galera e va agli arresti domiciliari perché il gip Giulia Masci gli riqualifica il reato da omicidio stradale a morte in conseguenza di altro reato.
Invece il carabiniere Antonio Lenoci, che guidava la Gazzella all’inseguimento di Ramy, il ragazzo morto il 24 novembre 2024 mentre fuggiva in scooter da un posto di blocco, andrà a giudizio con l’accusa di omicidio stradale con l’aggravante dell’eccesso colposo nell’adempimento del dovere. Va detto che in Appello a Fares Bouzidi, immigrato che guidava lo scooter di Ramy, la pena è stata dimezzata: se l’è cavata con un anno e sei mesi e il riconoscimento pieno delle attenuanti generiche. Trova la differenza, appunto. Siamo a Milano, sono tutti e due inseguimenti. Il carabiniere viene accusato di omicidio stradale, l’albanese che provoca la morte di un vigile urbano gode dello sconto immediato: gli riqualificano il reato riducendone la gravità. Che invece, stando al racconto dei fatti, c’è tutta.
Lunedì 22 giugno Genti Berisha a bordo di un’Audi a noleggio percorre la strada nel quartiere Ponte Lambro. Lì c’è di pattuglia Imprezzabile che lo vede sfrecciare a forte velocità: gli intima l’alt. L’albanese accelera, ne nasce un inseguimento e Imprezzabile con la moto arriva a oltre 180 chilometri all’ora per cercare di fermare l’Audi: cade e muore. Berisha, arrestato, si difende dicendo di non aver speronato la moto dell’agente e spiega: «Non mi sono fermato al posto di blocco perché avevo un po’ di droga con me». Detta così, sembra quasi una disgraziata fatalità, ma lui è accusato di essere un trafficante internazionale. Era però libero di girare in Italia perché un giudice l’aveva scarcerato.
Berisha era stato beccato in Albania, estradato in Italia un anno fa perché la Procura di Brescia sospetta che sia uno degli uomini di fiducia del clan Cela, che gestisce un traffico di cocaina dal Sudamerica all’Italia via Albania. Ma scaduti i termini lo hanno messo fuori con obbligo di firma. E quella sera, vicino a Linate, era lì per i suoi affari. Incontrandolo, Imprezzabile ha perso la vita, ma per il gip di Milano, che lo ha messo agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico, l’albanese non ha ucciso; ha solo provocato una morte. Appunto: trova la differenza. Il ministro di giustizia Carlo Nordio ha detto che siccome il Codice Rocco è fascista andrebbe riformato, ma ci pensano già i magistrati italiani a introdurre delle nuove scriminanti tra le norme penali. Perché se l’accusa di razzismo è un’aggravante per un italiano, essere di un’altra etnia se si commette un reato è un’attenuante.
La cronaca lo propone tutti i giorni. A Pegli, giovedì, vicino al bagno Mediterraneé, un gambiano si è calato gli slip e ha cominciato, in pieno giorno, a masturbarsi davanti ai bambini, alle famigliole. Lo hanno ripreso e il video ha fatto 40 milioni di visualizzazioni in dodici ore su TikTok. Sono arrivati gli agenti della municipale, lo hanno fatto allontanare. Ora ha una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, ma non gli succederà nulla anche perché nessuno sa più dove sia. Anche se i bagnanti di Pegli hanno raccontato: «Non ne possiamo più, bivaccano dappertutto, fanno i loro bisogni, i loro comodi senza che nessuno faccia nulla». L’avvocato difensore di uno egiziano di 21 anni che l’8 giugno ha stuprato una ragazza di 16 anni ad Avezzano ha detto: «Non è una storia d’immigrazione, i due si conoscono, avevano solo bevuto troppo». Risultato l’egiziano (filmato mentre abusava della ragazza) è finito in carcere l’8 giugno, ma dopo l’interrogatorio di garanzia lo hanno rimesso in libertà». A Ferrara, un mese fa, un maliano di 29 anni ha cercato di violentare una ragazza di 20 anni in pieno centro. I carabinieri lo hanno arrestato, ma il giudice lo ha rimesso in libertà solo con l’obbligo di firma. Resta clamorosa la sentenza del gup di Brescia, Valeria Rey, che ha riqualificato il reato a carico di un bengalese di 29 anni che in un campo profughi nel Collio aveva stuprato e messo incinta una bambina di dieci anni. Per la giudice non ci sono gli estremi dello stupro, perché i rapporti si sono ripetuti, per cui per il bengalese, tenendo conto anche della sua cultura (così si è detto in tribunale), basta una condanna a cinque anni per «atti sessuali con minorenni». Sono solo gli ultimi casi. Giusto per memoria, a Firenze una professoressa trentenne che dava lezioni private d’inglese, ma anche di sesso a un ragazzino di 13 anni, è rimasta incinta. L’hanno condannata a sei anni e mezzo. Lei è fiorentina. Dunque: trova la differenza!
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 26 giugno con Carlo Cambi
A Bruxelles si parla di pesca e non solo; l’Ue fa come i gamberi, un passo avanti e due indietro. E come al solito si copre di ridicolo inseguendo il dogma green.
È cominciato nel peggiore dei modi un round molto impegnativo sulla Pac - la politica agricola comunitaria - che peraltro è basato su di una finzione: che non ci sia il convitato di pietra di nome Ucraina. Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen non ha ancora parlato perché manda avanti per ora Costa Kadis, suo omologo agli oceani e alla pesca, come se non fosse un pacchetto unico che riguarda la sovranità e la sicurezza alimentare. Si è capito che nel conto pluriennale 2028-2034 ci saranno meno soldi - si rilancia il fondo unico gestito dagli Stati che fa fuori le Regioni e cancella lo sviluppo rurale, tanto a Ursula von der Leyen servono i cannoni non le cascine - e più vincoli, ma se entra Kiev si «mangia» 91 miliardi sui 380 complessivi. Parlarne ora però pare brutto, anche se la Von der Leyen ha una gran voglia di abbracciare Volodymir Zelnsky.
Su una cosa il presidente però non torna indietro: sul dogma ambientale. Si riducono le possibilità di pesca, si insiste sulle etichette terroristiche per il vino, che sta vivendo dal punto di vista commerciale e di consumo, uno dei momenti peggiori. Non si fanno sconti sul Cbam, il balzello sulla CO2 (questa misura l’ha votata l’Eurocamera) con ulteriori costi per chi coltiva in un momento di gravissima crisi economica e di approvvigionamento alimentare, ma si dà una mano alle lobby delle multinazionali, perché vengono attenuate le cautele e le prescrizioni per le bevande energetiche, sui cibi ultraformulati e si ridà fiato al Nutri-score, l’etichetta a semaforo. In breve: il vino che non ha dietro di sé una lobby fa male al punto che bisogna scriverlo in etichetta; i beveroni gonfi di zucchero, taurina e caffeina sono un sorso di salute, le patatine rientrano nella dieta perfetta e l’olio extravergine di oliva (in crisi profondissima) è troppo grasso.
Da Coldiretti arriva un allarme rosso. A partire proprio dalla pesca dove si è toccato il fondo: l’Ue vieterà l’uso del piombo per le lenze e le reti. Lo denuncia l’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint che da tempo sta seguendo questa «pratica», che è stata allargata anche alla caccia, dove tra cinque anni sarà vietato usare i pallini. Si può pescare solo se le reti restano a galla. Il provvedimento rientra nel Regolamento europeo Reach che impedisce l’uso di pesi di piombo per la pesca professionale - le zavorre oltre i 50 chili vanno eliminate entro cinque anni - e impone l’immediata messa al bando dei fili piombati, provvedimento che riguarda la piccola pesca e 2 milioni di pescasportivi solo in Italia. Scrive la Cisint: «L’eliminazione del piombo negli attrezzi da pesca, che comporta ulteriori balzelli per gli operatori, è l’ultima follia ideologica della Commissione europea». In realtà è la penultima perché, come si è visto, torna in auge tutto l’armamentario pseudo-salutistico su vino, etichette e impronta carbonica, favorendo però gli «amici» della Von der Leyen: le multinazionali del cibo e della distribuzione.
Sul fronte della pesca ci sono altre novità, sempre penalizzanti per l’Italia, che importa circa l’80% del pesce: siamo i più forti consumatori europei, con un esborso di circa 4 miliardi. Costa Kadis ha suggerito: «Siamo a un bivio critico: nonostante un numero maggiore di stock ittici pescati in modo sostenibile, non ci siamo ancora». Dunque altri divieti - soprattutto nel Mediterraneo - e nuove restrizioni. Compensati con l’incentivo alla demolizione dei pescherecci e un sostegno, limitato, all’acquacoltura. Tanto ci sono i Paesi atlantici che vendono il pesce agli altri. La presidenza di turno cipriota ha provato a mediare sostenendo che ci sono 4 miliardi aggiuntivi sul fondo pesca, ma Italia, Francia e Spagna hanno presentato un documento che boccia le proposte della Commissione puntando alla salvaguardia delle nostre flotte attraverso anche stabilità nelle scelte. Che è come sperare di svuotare il mare con un cucchiaio.
Se n’è accorta la Coldiretti che ha dedicato a Bruxelles una giornata speciale alla pesca. Le richieste sono specifiche: almeno 7,3 miliardi da destinare al settore, semplificazione e meno divieti. Luigi Scordamaglia, ad di Filiera Italia e capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee di Coldiretti, ha ricordato che «la piccola pesca rappresenta il 70% della flotta, che si è ridotta del 40% negli ultimi dieci anni, e le nuove regole dovrebbero basarsi su dati concreti e valutazioni d’impatto, non su approcci ideologici». Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca chiede che si rivedano tutte le regole perché «solo nell’ultimo biennio, le giornate di pesca nel Mediterraneo sono calate di oltre il 15%, mettendo a rischio migliaia di pescherecci e famiglie». Ma l’Ue non ci sente. O meglio qualcosa fa: per evitare che la pesca vada a fondo toglie il piombo dalle reti.





