True
2025-11-29
La Consulta calpesta le forze dell’ordine: «Picchiare un agente non è sempre grave»
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La Consulta decide che la tenuità dei reati valga anche contro gli agenti, cambiando così l’istituto giuridico della minaccia, resistenza e offesa a pubblico ufficiale. Fino ad oggi, qualunque reato compiuto contro un agente, non prevedeva mai la possibilità per il giudice di non procedere alla punibilità per tenuità. La Corte costituzionale, accogliendo la questione sollevata dal Tribunale di Firenze, ribalta tutto, dichiarando adesso l’illegittimità costituzionale della norma che, in automatico, escludeva la possibilità di applicare la speciale causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto a quei reati.
La sentenza 172, depositata giovedì, dice, in sostanza, che per chi oppone resistenza o aggredisce pubblici ufficiali varranno le attenuanti. Fino ad oggi nessuna attenuante valeva per violenze di quel genere. Almeno questo prevede il codice penale. Ora la Consulta dichiara illegittimo l’articolo 131-bis, terzo comma, così come modificato dalla riforma Cartabia del 2022, nella parte in cui dispone che «l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando il fatto è commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni».
Per la Corte «l’esimente del fatto di lieve entità può essere riconosciuta, in linea generale, per i reati puniti con la pena della reclusione non superiore nel minimo a due anni», e non può essere esclusa a priori. «La Corte - si legge nella sentenza - ha ritenuto manifestamente irragionevole che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto sia esclusa a priori per tali delitti (puniti con la reclusione da 6 mesi a 5 anni) e invece ammessa per il delitto di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, punito dall’articolo 338 del codice penale con la pena della reclusione da uno a sette anni».
Ritenendo illegittimo questo articolo in pratica giustifica, o fa passare in secondo piano, l’azione violenta contro le forze dell’ordine. L’esimente della lieve entità è sempre stata esclusa dalla legge per i reati contro gli agenti. Con questa sentenza la Corte costituzionale afferma che, se si tratta di reati puniti con quel limite di pena, non si può escludere la lieve entità, a prescindere. L’esimente è ciò che consente alla legge di non punire. Se l’azione violenta è «di lieve entità», per la Corte è causa di giustificazione (esempio legittima difesa), di scusante (esempio stato di necessità) o di un limite alla punibilità. Quindi, se fai del male ad un agente o un carabiniere, lievemente, in pratica non ti accadrà nulla. E chi stabilisce quando un atto di violenza sia lieve? Una molotov contro un poliziotto è un atto lieve? Un lancio di sassi? E un calcio o uno spintone a un carabiniere?
Ciò significa che da qui in avanti, per i delitti di violenza o resistenza commessi contro un agente, il giudice dovrà valutare, caso per caso, se l’episodio specifico sia di particolare tenuità ed, eventualmente, applicare la causa di non punibilità.
La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale di questa esclusione, ritenendo che la stessa fosse irragionevole per via di una «distonia normativa» creata appunto dalla riforma Cartabia. Una critica ben mirata e bizzarra. L’ex ministra della giustizia nel governo Draghi (2021-2022), Marta Cartabia, infatti, è stata prima giudice e poi presidente (2019-2020) di quella stessa Corte costituzionale che oggi boccia una legge che faceva parte del suo pacchetto di riforme. Peraltro, unica cosa buona che aveva fatto.
I sindacati di polizia sono sbigottiti. Netto il commento di Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato: «L’aggressione a chi porta la divisa non è mai lieve, o lo è o non lo è. Arretrare nella difesa di chi porta una divisa vuol dire arretrare nella difesa dello Stato, il timore adesso è che perda vigore il principio che qualsiasi violenza contro le forze dell’ordine rappresenti una violenza contro lo Stato». E chiede subito una revisione da parte del Parlamento. «Non accettiamo che venga mortificata la dignità professionale e umana degli agenti e chiediamo che si risponda con serietà e autorevolezza a chi prende a pesci in faccia lo Stato attraverso i suoi servitori più fedeli». Una sentenza che crea un precedente pericoloso.
Ogni giorno in Italia si registrano casi di aggressioni nei confronti degli agenti. Secondo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nei primi 9 mesi del 2025, ci sono stati più di 8.000 cortei, con 330 feriti tra le forze dell’ordine. Nel 2024 si sono verificati 2.695 attacchi fisici a poliziotti o carabinieri con lesioni refertate al pronto soccorso. Durante i controlli su strada si registra una media di oltre 2.500 aggressioni: più di 7 al giorno, una ogni 3 ore e mezza. Azioni che non devono essere sottovalutate, minimizzate o, addirittura, giustificate. Il rischio adesso è che la violenza sia sempre più percepita come ammessa e chi aggredisce un poliziotto possa persino pensare di farla franca.
Continua a leggereRiduci
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.La Consulta decide che la tenuità dei reati valga anche contro gli agenti, cambiando così l’istituto giuridico della minaccia, resistenza e offesa a pubblico ufficiale. Fino ad oggi, qualunque reato compiuto contro un agente, non prevedeva mai la possibilità per il giudice di non procedere alla punibilità per tenuità. La Corte costituzionale, accogliendo la questione sollevata dal Tribunale di Firenze, ribalta tutto, dichiarando adesso l’illegittimità costituzionale della norma che, in automatico, escludeva la possibilità di applicare la speciale causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto a quei reati.La sentenza 172, depositata giovedì, dice, in sostanza, che per chi oppone resistenza o aggredisce pubblici ufficiali varranno le attenuanti. Fino ad oggi nessuna attenuante valeva per violenze di quel genere. Almeno questo prevede il codice penale. Ora la Consulta dichiara illegittimo l’articolo 131-bis, terzo comma, così come modificato dalla riforma Cartabia del 2022, nella parte in cui dispone che «l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando il fatto è commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni».Per la Corte «l’esimente del fatto di lieve entità può essere riconosciuta, in linea generale, per i reati puniti con la pena della reclusione non superiore nel minimo a due anni», e non può essere esclusa a priori. «La Corte - si legge nella sentenza - ha ritenuto manifestamente irragionevole che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto sia esclusa a priori per tali delitti (puniti con la reclusione da 6 mesi a 5 anni) e invece ammessa per il delitto di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, punito dall’articolo 338 del codice penale con la pena della reclusione da uno a sette anni».Ritenendo illegittimo questo articolo in pratica giustifica, o fa passare in secondo piano, l’azione violenta contro le forze dell’ordine. L’esimente della lieve entità è sempre stata esclusa dalla legge per i reati contro gli agenti. Con questa sentenza la Corte costituzionale afferma che, se si tratta di reati puniti con quel limite di pena, non si può escludere la lieve entità, a prescindere. L’esimente è ciò che consente alla legge di non punire. Se l’azione violenta è «di lieve entità», per la Corte è causa di giustificazione (esempio legittima difesa), di scusante (esempio stato di necessità) o di un limite alla punibilità. Quindi, se fai del male ad un agente o un carabiniere, lievemente, in pratica non ti accadrà nulla. E chi stabilisce quando un atto di violenza sia lieve? Una molotov contro un poliziotto è un atto lieve? Un lancio di sassi? E un calcio o uno spintone a un carabiniere?Ciò significa che da qui in avanti, per i delitti di violenza o resistenza commessi contro un agente, il giudice dovrà valutare, caso per caso, se l’episodio specifico sia di particolare tenuità ed, eventualmente, applicare la causa di non punibilità.La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale di questa esclusione, ritenendo che la stessa fosse irragionevole per via di una «distonia normativa» creata appunto dalla riforma Cartabia. Una critica ben mirata e bizzarra. L’ex ministra della giustizia nel governo Draghi (2021-2022), Marta Cartabia, infatti, è stata prima giudice e poi presidente (2019-2020) di quella stessa Corte costituzionale che oggi boccia una legge che faceva parte del suo pacchetto di riforme. Peraltro, unica cosa buona che aveva fatto.I sindacati di polizia sono sbigottiti. Netto il commento di Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato: «L’aggressione a chi porta la divisa non è mai lieve, o lo è o non lo è. Arretrare nella difesa di chi porta una divisa vuol dire arretrare nella difesa dello Stato, il timore adesso è che perda vigore il principio che qualsiasi violenza contro le forze dell’ordine rappresenti una violenza contro lo Stato». E chiede subito una revisione da parte del Parlamento. «Non accettiamo che venga mortificata la dignità professionale e umana degli agenti e chiediamo che si risponda con serietà e autorevolezza a chi prende a pesci in faccia lo Stato attraverso i suoi servitori più fedeli». Una sentenza che crea un precedente pericoloso.Ogni giorno in Italia si registrano casi di aggressioni nei confronti degli agenti. Secondo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nei primi 9 mesi del 2025, ci sono stati più di 8.000 cortei, con 330 feriti tra le forze dell’ordine. Nel 2024 si sono verificati 2.695 attacchi fisici a poliziotti o carabinieri con lesioni refertate al pronto soccorso. Durante i controlli su strada si registra una media di oltre 2.500 aggressioni: più di 7 al giorno, una ogni 3 ore e mezza. Azioni che non devono essere sottovalutate, minimizzate o, addirittura, giustificate. Il rischio adesso è che la violenza sia sempre più percepita come ammessa e chi aggredisce un poliziotto possa persino pensare di farla franca.
Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia (Ansa)
Nella stessa intervista, Trump ha anche attaccato esplicitamente gli alleati europei, accusati di non essere in grado di garantire la propria sicurezza senza il sostegno americano: «Russia e Cina non sono affatto preoccupate della Nato senza di noi».
Le esternazioni del presidente statunitense hanno provocato una netta reazione da parte del governo della Groenlandia, arrivata ieri con un comunicato ufficiale. L’esecutivo di Nuuk ha respinto recisamente l’ipotesi che gli Stati Uniti possano prendere il controllo del territorio artico, sottolineando che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e che, in quanto tale, è membro della Nato. «Gli Stati Uniti hanno ribadito ancora una volta il loro desiderio di prendere possesso della Groenlandia», si legge nella nota, «e questo non può essere accettato in alcun modo». La replica groenlandese insiste sul fatto che la difesa dell’isola debba avvenire esclusivamente nel quadro dell’Alleanza atlantica e, pertanto, ha annunciato l’intenzione di intensificare gli sforzi affinché la sicurezza del territorio sia garantita sotto l’egida Nato. Insomma: una cooperazione multilaterale è bene accetta, ma senza alcuna pretesa unilaterale sulla sovranità dell’isola.
Sul caso è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha ridimensionato l’idea di una crisi dell’Alleanza legata alle parole di Trump. Rutte ha sostenuto che il presidente americano «sta facendo la cosa giusta per la Nato», sollecitando gli alleati a spendere di più per la difesa, e ha ricordato che al recente vertice dell’Aia è stato fissato l’obiettivo di portare le spese militari al 5% del Pil. «Sono convinto che senza Trump non saremmo mai arrivati a questo risultato», ha detto, rivendicando un rafforzamento complessivo dell’Alleanza. Il segretario ha poi richiamato l’attenzione sull’Artico, sottolineando che i Paesi dell’area stanno aumentando la cooperazione e che la Danimarca ha già aumentato gli investimenti militari, dagli F-35 ai droni a lungo raggio, anche per garantire la sicurezza della Groenlandia.
L’Italia, dal canto suo, si sta distinguendo per la una posizione improntata alla cautela. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiarito ieri che a Roma non è mai arrivata una richiesta per l’invio di truppe italiane in Groenlandia nell’ambito Nato. «È un’ipotesi di Keir Starmer, (Regno Unito e Germania stanno discutendo di piani per rafforzare la propria presenza militare in Groenlandia, ndr) ma non se n’è mai parlato», ha precisato il titolare della Farnesina, ribadendo che sulla questione «si deve lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di decidere del loro destino». Tajani ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verrà presentato il piano dell’Italia per l’Artico, che comprenderà anche la Groenlandia, confermando la linea di Roma a favore di una gestione multilaterale e coordinata delle nuove tensioni geopolitiche che attraversano la regione.
Continua a leggereRiduci