Dimmi La Verità | Alice Buonguerrieri (Fdi): «Sviluppi emersi dalle audizioni in Commissione Covid»
Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.
Un’inchiesta della Procura di Roma scuote i pilastri, per ora solo disegnati nei progetti, del Ponte sullo Stretto di Messina. L’ufficio guidato da Francesco Lo Voi indaga per i reati di corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte.
Gli indagati sono l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele; il responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, Vincenzo Virgiglio, e l’ex componente del Cda della società Stretto di Messina Spa Giacomo Francesco Saccomanno, già commissario della Lega in Calabria.
I fatti al centro dell’inchiesta ruotano intorno al parere della sezione di Controllo della Corte dei Conti sull’esame di legittimità della delibera Cipess 41/25, con la quale è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni. Le indagini, a quanto sostiene l’accusa, avrebbero documentato le condotte dei tre indagati, che avevano l’obiettivo di condizionare questo esame di legittimità. Nel dettaglio, gli inquirenti contestano a Miele di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei Conti e sull’andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi su questa delibera del Cipess, e inoltre di aver messo a disposizione il suo ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile. In cambio, sempre secondo l’accusa, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno, che consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da Accademia Calabria e interventi per sostenere le ambizioni professionali e lavorative in enti di diritto pubblico del magistrato dopo il pensionamento, avvenuto lo scorso febbraio. Secondo l’accusa, inoltre, Virgiglio e Saccomanno «avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa». La nota della Procura sottolinea che Miele «avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025 (nella quale la corte dei Conti bocciò la delibera, ndr) impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata». Agli atti anche alcune intercettazioni.
Immediata la replica dell’amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «Abbiamo accolto con sorpresa», commenta Ciucci, «le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La Società prosegue nel suo impegno di realizzare il Ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere», aggiunge Ciucci, «così come dettagliatamente definito dal Dl Commissari dell’11 marzo 2026».
Inevitabilmente, le opposizioni si sono tuffate sulla notizia, chiedendo all’unisono lo stop al progetto. «Dal mio punto di vista», commenta Saccomanno all’Adnkronos, «è tutto aberrante, basta leggere quanto mi contesta la Procura e si vede che sono fatti che non stanno assieme, fuori da ogni logica giuridica e razionale. Non mi risulta di aver mai parlato con Miele del parere della Corte dei Conti, non ho avuto alcun rapporto di questo tipo, se poi tra amici, come siamo io e Tommaso, commentiamo quanto accaduto e condividiamo i timori di una decisione politica dalla Corte dei conti, quale è poi stata non ci vedo alcun problema. Quella messa in campo dagli inquirenti è una ricostruzione “politica”, attacca Saccomanno, «vogliono colpire Salvini, il ponte e anche il povero dottor Miele. Ora bisogna fare chiarezza, io sono certo di dimostrare la correttezza della mia condotta, sono pronto a chiarire tutto, ma poi pensi se uno che ha combattuto la mafia, i criminali, si fa intimorire da quanto sta succedendo. Certo si deve subito fare la legge per la responsabilità civile dei pm che sbagliano».
Intanto, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, parlando a margine di un seminario sulle politiche tecnologiche al quale ha partecipato con Elly Schlein nella sede del Pd al Nazareno, boccia il ritorno al nucleare: «Il problema», sostiene Parisi, «è che abbiamo un’enorme disponibilità di energia basata sul solare, però per usarla è necessario anche ammodernare la rete. Quindi il nucleare adesso è una distrazione rispetto ai veri problemi energetici che abbiamo in Italia e che vanno risolti in un’altra direzione. Il problema che abbiamo in generale col nucleare», aggiunge, «è che costa moltissimo l’installazione e che per essere commercialmente utile deve essere utilizzato al 100%. L’energia solare costerà molto di meno del nucleare e sarà disponibile moltissimo d’estate e di giorno».
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