Una grottesca sceneggiata, con qualche tratto di involontaria comicità, quella che ha visto ieri come teatro la sala stampa della Camera dei deputati, dove la programmata conferenza stampa promossa dal deputato leghista Domenico Furgiuele, vicino a Roberto Vannacci, per il lancio della raccolta firme per la proposta di legge d’iniziativa popolare sulla remigrazione, è stata bloccata dai parlamentari d’opposizione e poi definitivamente annullata. La conferenza, già al centro di feroci polemiche nei giorni scorsi, prevedeva gli interventi dei promotori della proposta di legge, tra i quali Casapound (già protagonista nel 2011 di un’iniziativa alla Camera su Ezra Pound e contro l’usura), il Veneto Fronte Skinheads, la rete dei Patrioti e Brescia ai bresciani.
Poco prima che l’iniziativa abbia inizio, la sala viene occupata da una brigata di deputati di Pd, M5s, Avs e Azione (tra gli altri Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Matteo Orfini, Filippo Sensi, Arturo Scotto, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Gilda Sportiello, Carmela Auriemma, Gianni Cuperlo). Furgiuele si siede al banco dei relatori ma al posto dei suoi invitati ci sono i parlamentari d’opposizione, che sventolano la Costituzione e cantano Bella ciao. Il parapiglia è, in realtà, contenuto: qualche leggero spintone e qualche parolaccia, nessun episodio violento o comunque da rivedere al Var, le classiche urla «Via i nazisti dalla Camera!» alle quali si ribatte con «La democrazia di cui vi riempite la bocca qui non viene rispettata!» e via così. Gustoso lo scambio di battute tra Furgiuele e Ricciardi del M5s: «Lui, è quello che ha fatto la decima in Aula», dice Ricciardi indicando il leghista; «Certo che l’ho fatta! Infatti il presidente della Camera mi ha cacciato», risponde un impagabilmente flemmatico Furgiuele. Ridono un po’ tutti: i tempi sono cambiati, si pensa più a fare i video per i social che a fronteggiarsi con asprezza. Per recuperare almeno qualche insulto degno di nota occorre accontentarsi di un «Oh cretino, abbassa il tono» (Furgiuele a Cuperlo) con risposta «Oh stupido!» (Cuperlo a Furgiuele), con Ricciardi che commenta con malignità: «Furgiuele che dà dello stupido a Cuperlo è già qualificante».
Gli «ospiti» dunque nella sala stampa non ci sono, e mai entreranno: per la prima volta nella storia di Montecitorio, infatti, la conferenza stampa, così come tutte le altre previste per la giornata, viene annullata per motivi di ordine pubblico. Furgiuele tenta un blitz da un altro ingresso, ma niente da fare: i protagonisti della (non) conferenza stampa si radunano così all’esterno del palazzo, protestano, urlano a favor di telecamere: «Antifascisti mafiosi!» e a Riccardo Magi, che espone una foto di Giacomo Matteotti, qualcuno risponde «Matteotti sta bene dove sta» (ironia della sorte, Ricciardi rivela un paio di ore dopo su X che la prossima iniziativa programmata da Furgiuele, dal titolo assai meno divisivo «Dal made in Italy al made by italians, verso il diritto alla bellezza e alla felicità» si svolgerà nella Sala Matteotti di Montecitorio.
Al termine della giornata la sensazione è che tutti i protagonisti abbiano raggiunto il loro obiettivo: la sinistra può vantarsi di «aver impedito l’ingresso dei nazisti in Parlamento» mentre Furgiuele e i suoi hanno conquistato i titoli dei siti e dei tg e possono gridare alla censura antidemocratica. Suscita ilarità più che stupore il commento della capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella, che propone di «giungere a una regolamentazione che escluda l’ospitalità a gruppi che si richiamano all’ideologia fascista, come quelli che predicano la remigrazione e che praticano la violenza»: Daspo a vita da Montecitorio quindi anche ai gruppi, ai gruppetti e gruppettari dei centri sociali che sfasciano le città e aggrediscono le forze dell’ordine.
All’insegna della più profonda amarezza il commento che l’europarlamentare Roberto Vannacci affida a Facebook: «Oggi a Montecitorio», denuncia Vannacci, «è morta la democrazia. A un parlamentare è stato impedito con la forza di poter democraticamente esprimere le sue opinioni in uno spazio della Camera dei deputati e in un evento regolarmente autorizzato, programmato e pianificato. Una formazione chiassosa di parlamentari di sinistra, guidati da Bonelli, ha occupato l’Aula causando problemi di sicurezza e facendo annullare non solo quella ma tutte le conferenze stampa organizzate nella giornata. Quando si lascia decidere a una sola fazione del Parlamento chi può parlare e chi no, la democrazia è morta e la tirannia impera. I primi a violare uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale», aggiunge Vannacci, «sono stati questi sgangherati parlamentari che, evidentemente, non conoscono l’articolo 21 oppure lo applicano solo a loro uso e consumo secondo una rodata consuetudine della sinistra (puoi parlare solo se la pensi come me). Mi auguro un deciso intervento del capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione».
«Ritengo», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «che interrompere una discussione, un ragionamento, una conferenza stampa, un incontro pubblico di qualcuno che legalmente ne ha fatto richiesta, non sia democratico, non sia civile, non sia tollerabile».
Ecco #DimmiLaVerità del 30 gennaio 2025. Il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca attacca Schifani sulla frana di Niscemi: «Lo vado a prendere!».
«Io do soltanto un dato: in questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont»: le parole del capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky Tg24, rendono l’idea delle gigantesche dimensioni della frana di Niscemi.
«All’interno della zona rossa», aggiunge Ciciliano, «sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Tra queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case, che andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola. Già adesso è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata. La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte continua a cadere, arretra».
Il governo ha deciso la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e di ogni altra obbligazione. Nella bufera il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia dal 2017 al 2022. «L’ultimo allarme a Niscemi», argomenta Musumeci, ospite della prima edizione del Forum Difesa, promosso da Bruno Vespa e Comin & Partners in collaborazione con l’IAI, «è stato del 1997 e fu particolarmente significativo. Si disse che avrebbero dovuto pianificare alcuni interventi. Non si fece nulla. Io ho istituito una commissione, una commissione presso il mio dicastero della ricostruzione, proprio per capire perché le autorità locali hanno ritenuto di sottovalutare questo fenomeno». Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, però non ci sta: «A ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio, ai capi dipartimento». Musumeci, che riferirà in parlamento il prossimo 4 febbraio, è nel mirino delle opposizioni: tutte ne chiedono le dimissioni. Il co-leader dei Verdi, Angelo Bonelli, tira fuori un documento della Protezione civile che dal 2019 al 2022 era sul tavolo del presidente della Regione, Musumeci, che gli chiedeva di intervenire esattamente nei luoghi dove nei giorni scorsi si sono verificate le frane. «Quel documento», afferma Bonelli, «dimostra che Musumeci sapeva. È un ministro inadeguato e imbarazzante. In Sicilia erano disponibili 1,2 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico: sotto le giunte Musumeci e Schifani ne sono stati spesi solo 400 milioni. Oggi si prova persino a dare la colpa ai sindaci, quando la legge assegna la competenza sul dissesto idrogeologico alle Regioni».
Altro fronte caldo è quello della richiesta da parte ormai non solo delle opposizioni, ma anche di Forza Italia, di utilizzare per l’emergenza una parte dei fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto di Messina. Matteo Salvini è contrarissimo, ma il centrodestra si spacca: «Se ci sono dei soldi che momentaneamente non possono essere spesi per il Ponte», dice all’Huffpost il portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, «si possono utilizzare per l’emergenza in Sicilia. Non ci sarebbe nulla di male a far leva su finanziamenti che nel frattempo non possono essere utilizzati per il Ponte. Quando la procedura per la costruzione dell’opera riprenderà, e quei soldi serviranno per il Ponte, li si potrà reintegrare». In serata, poi, Nevi corregge il tiro: «I fondi del Ponte restano dove sono». Dopo una timida apertura nel pomeriggio, anche il leader degli azzurri, Antonio Tajani, chiude la porta all’idea. Martedì scorso Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, ha presentato all’Assemblea regionale siciliana un ordine del giorno per chiedere che il miliardo e 300 milioni di risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione originariamente previsti proprio per la prevenzione del rischio idrogeologico e che, nel maggio 2024, la Regione Sicilia aveva accettato di utilizzare per il Ponte, venga destinato all’emergenza causata dal ciclone Harry, e per Niscemi in particolare: il testo è stato approvato, a scrutinio segreto, con 32 sì e 24 no. Oltre all’opposizione, dunque, hanno votato a favore anche doversi consiglieri della maggioranza di centrodestra.
Intanto la Procura di Gela si è messa al lavoro per verificare eventuali responsabilità. Oggi prima riunione operativa presieduta dal procuratore capo, Salvatore Vella, dopo l’apertura di un’indagine, al momento contro ignoti, per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. «Abbiamo fatto il punto per accertare cosa andava fatto e non è stato fatto», dice Vella, «e dovremo accertare se sono state realizzate delle opere sul territorio che hanno contribuito a provocare la frana. Vogliamo accertare se si poteva evitare. Presto acquisiremo le carte necessarie. Sono coinvolti diversi enti. Effettueremo anche dei sopralluoghi».





