Dio, patria, famiglia e sondaggi: la Costituente di Futuro nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, all’auditorium della Conciliazione a Roma, è un successo annunciato. Fnv si colloca già intorno al 5% ma è destinato a crescere, per due ragioni: una «alta» e una di pura cucina politica.
Quella «alta»: Vannacci mette a nudo le contraddizioni del centrodestra, che una volta vinte le elezioni si è adeguato alla realtà dei fatti, accantonando diversi proclami, soprattutto a livello di politica internazionale. La seconda: al di là degli esponenti istituzionali che hanno già aderito, in Italia c’è una miriade di assessori, consiglieri comunali e regionali e attuali parlamentari ed europarlamentari, che non hanno avuto garanzie dai rispettivi partiti di un posto al sole, sotto forma di una ricandidatura alle prossime politiche, o di una presidenza di commissione nei consigli regionali, o di una poltroncina di sottogoverno (cda di partecipate, enti, acquedotti, teatri, pro loco, bocciofile). Molti di costoro, chi per vendetta e chi per speranza, sono già pronti a imbarcarsi sul vascello del generale: aspettano solo il momento giusto.
Ma torniamo alla convention di ieri: Vannacci, ormai l’unica pop star della politica italiana, non delude le aspettative dei suoi. C’è anche il momento mistico: Vannacci legge la preghiera dei paracadutisti francesi e chiede alla sala di alzarsi in piedi e pregare con lui. «Con la forza e la fede andremo avanti, il resto lo conquisteremo da soli», profetizza, e manca solo un bell’«amen» dalla platea. Scena western: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia», esclama Robert Charles Bronson Vannacci, «e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo». Poi, sull’accusa di essere funzionali alla sinistra: «Ci hanno accusato di essere alleati con la sinistra», replica Vannacci, «di essere gli utili idioti. Io mi dovrei alleare con questa destra che porta avanti l’agenda Draghi o il debito comune? Questo governo si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita (ma è una signora, suvvia generale, ndr) Von der Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra. Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro nazionale, guardiani della sovranità, o con Von der Leyen, Draghi e il globalismo». E la remigrazione? «L’Italia agli italiani! Non mi vergogno di dirlo», arringa Vannacci, «prima remigrazione non si poteva dire, adesso che il termine remigrazione è entrato nell’uso comune, anche grazie a me, si dice che non si può fare perché non si può togliere la cittadinanza. In Italia ci sono 530.000 clandestini entrati illegalmente che devono essere remigrati. E sono solo quelli entrati in via mare, altrimenti sarebbero molti di più. Equivalgono alla popolazione di Molise e Valle d’Aosta messe insieme e vengono mantenuti da tutti gli italiani».
Rispondendo a una domanda sulle critiche di Giorgia Meloni ai suoi parlamentari, accusati appunto di «fare quello che serve alla sinistra», Vannacci chiede al premier il famoso riconoscimento politico, sotto forma di una chiamata: «Non ho risposto al presidente del Consiglio», sottolinea Vannacci, «perché se avrà una domanda da farmi, me la fa direttamente e avrò l’onore e il piacere di risponderle. Mi risulta che abbia parlato alla sporca dozzina e loro hanno replicato. Al premier rispondo quando mi interpellerà».
Lo sgarbo vero arriva quando, in riferimento alla famosa frase sulle «ginocchiere» del deputato del M5s Francesco Silvestri, Vannacci smonta la narrazione di Fdi: «Se avessi provato a mettermi nei panni di una donna», dice il generale, «quella frase non l’avrei percepita come sessista. Così come la parola “cortigiana”, ma non sono una donna e non ho questa sensibilità. Il mio parere conta quel che conta». Respinge ogni accusa di filoputinismo, di essere un asset russo: «Nella mia carriera», rivendica il generale, «ho ricevuto, tra encomi, elogi, croci e medaglie, circa una trentina di onorificenze dalla Repubblica Italiana. Fra cui l’ultima è stata quella di essere nominato, con grande onore, Cavaliere della Repubblica. Proprio per aver fatto sempre gli interessi della Repubblica italiana. A rischio della mia vita e di quella dei miei uomini».
Bene, benissimo, ma alla fine che fa, Vannacci? Si allea col centrodestra? Il generale alzerà la posta fino all’ultimo istante utile, e intanto gigioneggia: «Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra», sottolinea il generale, «è il centrodestra che parla di Fnv, che dovrebbe aderire al centrodestra. Non è una mia istanza, sembra sia quasi un’aspettativa di questo centrodestra e che quindi dovrei ammorbidire le mie posizioni, e io rispondo di no: le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio». Così il leader di Futuro nazionale, nel punto stampa dopo il suo intervento all’assemblea costituente di Fnv. «Ancora prima di nascere Futuro nazionale Vannacci è al 5%, grazie proprio a queste posizioni e a queste linee rosse. Noi siamo il sestante che riporta l’alleanza di centrodestra nella giusta direzione». Traduzione: per ora vi faccio rosolare, arrivo al 10% e poi sarò io a dare le carte. Questo è il progetto del generale, vedremo se alla fine avrà il punto in mano o starà bluffando.
La Difesa italiana cambia volto: l’obiettivo del ministro Guido Crosetto è aumentare l’organico complessivo di Esercito, Marina militare, dell’Aeronautica militare e del Corpo unico della Sanità militare di 40.000 unità, con un incremento progressivo degli organici e la creazione di tre tipi di riserve: operativa, volontaria specialistica e territoriale.
Il progetto è contenuto in uno schema di Disegno di legge dal titolo «Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al governo per la revisione dello strumento militare», che abbiamo avuto modo di visionare.
Naturalmente, lo schema dovrà innanzitutto essere presentato dal ministro Guido Crosetto in Consiglio dei ministri: una volta licenziato dal Cdm, passerà all’esame del Parlamento, che potrà apportare eventuali modifiche. Dalla Difesa apprendiamo che a illustrare i contenuti del Ddl saranno anche esponenti di vertice delle Forze armate, attraverso specifiche audizioni. Veniamo ai dettagli. Per incrementare la capacità operativa dello strumento militare nazionale, si legge nello schema del Ddl, è istituita la riserva operativa, al fine di disporre di un adeguato bacino di personale addestrato e prontamente impiegabile, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, anche in tempo di pace. Ne farà parte personale militare in congedo da non più di cinque anni, che potrà essere richiamato in servizio, ma chi vorrà potrà fare domanda per una proroga. Il personale della riserva operativa può essere richiamato in servizio annualmente per lo svolgimento delle attività di addestramento finalizzate allo sviluppo e al mantenimento della prontezza operativa, secondo modalità definite dalla Forza armata di appartenenza. La riserva volontaria specialistica nasce invece al fine di disporre di un adeguato bacino di personale in possesso di peculiari competenze professionali, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, sin dal tempo di pace, per l’assolvimento dei compiti di cui all’articolo 89.
È costituita da ufficiali, marescialli, sergenti e graduati di complemento. Chi ne fa parte, può essere richiamato in servizio, a domanda, per specifiche esigenze della Forza armata di appartenenza o del Corpo unico della Sanità militare. Infine, la riserva territoriale: stando allo schema del Ddl, questo personale è impiegato in attività addestrative, operative e logistiche, limitatamente al territorio nazionale, presso comandi, enti, reparti e unità dislocati nell’area geografica o regione di arruolamento, ferma restando la possibilità di schieramento, addestramento e formazione al di fuori dell’area geografica o regione di assegnazione. Questa riserva ha l’obiettivo di avere a disposizione un bacino di personale radicato sul territorio nazionale, rapidamente impiegabile a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate, incluso quello a supporto delle Forze di polizia, alla gestione delle emergenze e delle calamità, al soccorso e all’assistenza. Per partecipare alle procedure selettive per il reclutamento dei volontari della riserva territoriale occorre avere un’età non inferiore a 25 anni e non superiore a 35, e un diploma di terza media. I vincitori delle procedure selettive sono ammessi alla ferma prefissata di dodici mesi e sono disponibili, limitatamente al territorio nazionale, per l’assegnazione a comandi, enti, reparti e unità dislocati nell’area geografica o regione di arruolamento, ferma restando la possibilità di schieramento, addestramento e formazione al di fuori dell’area geografica o regione di assegnazione.
Come dicevamo l’obiettivo è raggiungere gradualmente le 40.000 unità in più, a seconda delle risorse disponibili (un membro della riserva operativa richiamato in servizio, ad esempio, viene pagato 130 euro per ogni giornata di lavoro) e delle effettive capacità di reclutamento, con questo cronoprogramma: un massimo di 5.071 unità per il 2028, 5.321 per il 2029, 7.001 per il 2030, 7.444 per il 2031, 7.500 per il 2032 e 7.663 per il 2033. Questo aumento, a regime, porterebbe le forze armate italiane a superare le 200.000 unità. Intanto l’Italia si appresta a tagliare in maniera consistente rispetto a quanto previsto la somma da chiedere in prestito al fondo Safe (Security Action for Europe), uno strumento finanziario europeo da 150 miliardi di euro nato per sostenere gli Stati membri negli investimenti nel settore della difesa e negli appalti congiunti. Al nostro Paese è stata riservata una quota di prestiti agevolati pari a 14,9 miliardi di euro, ma l’intenzione del governo è ridurre i prestiti previsti a circa 5 miliardi di euro per dare priorità alle misure contro il caro energia. Del resto, come ha spesso ripetuto il premier Giorgia Meloni, se non si affronta la drammatica crescita dei prezzi dei carburanti, in Italia resterà ben poco da difendere.
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