Ecco #DimmiLaVerità del 3 febbraio 2025. Il pubblico ministero della Dda di Napoli Giuseppe Visone spiega perché l'Anm ha sbagliato a schierarsi per il No alla riforma della giustizia.
Il pacchetto sicurezza approderà domani in Consiglio dei ministri: dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, si limano gli ultimi punti dei temi più delicati per far sì che le norme siano pienamente coerenti con la Carta costituzionale e con le leggi già vigenti. Il governo sta definendo quali norme faranno parte di un decreto legge, quindi immediatamente efficaci, e quali di un disegno di legge, che diventa effettivo solo dopo l’approvazione del Parlamento. A quanto apprende La Verità da autorevoli fonti, sono due le misure che occorre definire in maniera estremamente precisa: lo scudo penale per le forze dell’ordine e il cosiddetto fermo preventivo per impedire la partecipazione di personaggi potenzialmente pericolosi, in quanto già noti alle forze dell’ordine o con precedenti per reati specifici, alle manifestazioni di piazza.
Sullo scudo penale la maggioranza va avanti compatta, ma occorre evitare che la legge possa avere profili di incostituzionalità, e non passare quindi l’esame del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La «protezione» invocata per le forze dell’ordine, lo ricordiamo, eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di «evidente» legittima difesa. Introdurre questo «scudo« solo per una categoria di cittadini può andare in contraddizione con la Costituzione, che prevede l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Per superare questo scoglio, l’idea è di estendere questa sorta di «protezione» anche a tutti i civili, come ad esempio a chi apre il fuoco contro ladri che si sono introdotti in casa. Sul fermo preventivo Forza Italia invita a non varare provvedimenti affrettati: «Di questo si è discusso», dice al termine del vertice il capogruppo in Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, «però è un tema che approfondirà il governo tenendo conto dei principi giuridici che vigono nel nostro Paese. Già adesso un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che sia in commissariato e non allo stadio. Non è un fermo, ma in Italia molte volte ci si dimentica di norme che sono in vigore. L’obiettivo è quello di impedire concentrazioni di persone che, come abbiamo visto a Bologna, a Roma a Torino, molte volte sono le stesse, gli stessi ambienti che si spostano, delle frange di disordine». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sta lavorando per sciogliere gli ultimi nodi, partendo dal presupposto che questo provvedimento, un fermo in questura non avallato da un giudice, non possa comunque superare le 12 ore. A differenza degli stadi, che sono luoghi chiusi, ai quali è quindi possibile negare l’accesso con provvedimenti amministrativi (il famoso Daspo), le manifestazioni si svolgono in luoghi aperti. Può succedere che un noto scalmanato venga fermato mentre è diretto, ad esempio, a Roma, dove è in programma una manifestazione. Se il soggetto fermato sostiene di recarsi a nella capitale per un controllo in ospedale, o in visita a un parente, o per impegni di lavoro, che succede? Molto più lineare invece la possibilità di applicare il fermo preventivo in presenza di «elementi di fatto», come il possesso di armi, strumenti atti a offendere, o caschi, passamontagna o altri strumenti per camuffare il volto. C’è poi comunque il tema del diritto alla manifestazione, pure tutelato dalla Costituzione: occorre dunque fare le cose per bene evitando lacune o bug che potrebbero compromettere l’applicabilità delle norme. Forza Italia esprime dubbi anche sulla possibilità di obbligare gli organizzatori di una manifestazione di piazza a versare in anticipo una cauzione da trattenere nel caso in cui l’evento degeneri in violenza creando danni e rischi per cittadini e beni pubblici. «È una misura complicata da attuare», argomenta Gasparri, «ci sono delle valutazioni, perché c’è il tema della responsabilità oggettiva. Io per esempio posso anche essere l’organizzatore ma magari arriva qualcuno che compie atti violenti in piazza quando sono già andato via».
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