Ecco #DimmiLaVerità del 21 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci parla dell'inchiesta su escort e calciatori.
Più che un giro di valzer è un giretto, ma il puzzle di poltrone da riempire per il centrodestra, tra Consob, incarichi di sottogoverno e candidature alle amministrative, rischia di aggiungere altra carne alla brace delle polemiche tra alleati. Siamo ormai in piena campagna elettorale per le politiche del 2027, e il risultato del referendum sembra non aver ancora convinto i leader della coalizione di governo a mettere da parte egoismi e tatticismi per impegnare ogni energia al rilancio dell’azione dell’esecutivo.
Partiamo dalla presidenza della Consob, l’autorità di controllo della Borsa, il bocconcino più prelibato tra le nomine da effettuare urgentemente. Il mandato di Paolo Savona si è concluso lo scorso 8 marzo, ed è il momento di procedere alla scelta del successore. La designazione avviene tramite decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio. Il mandato dura sette anni e non può essere rinnovato. Da settimane, se non da mesi, il nome più quotato, a proposito di borsa, è quello del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni. La partita è politica, ed ecco che il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, si è messo di traverso: a quanto risulta alla Verità, preferirebbe una promozione a presidente di uno degli attuali commissari della Consob, Federico Cornelli. Se non si scioglie questo rebus (magari attraverso il classico nome di superamento) non si può procedere all’incastro dei tasselli mancanti.
Se Freni la spunterà, lascerà la poltrona di sottosegretario al Mef, e quindi dovrà a sua volta essere sostituito: circola l’ipotesi del collega di partito Claudio Durigon, che è già sottosegretario, ma al lavoro: il posto andrebbe comunque a un esponente del Carroccio. Se Freni resterà invece al Mef, questo problema non si porrà. Ci sono poi altri posticini di sottogoverno da assegnare: Paolo Barelli, defenestrato dalla carica di capogruppo di Forza Italia alla Camera per far spazio a Enrico Costa, non potrà certo accontentarsi di restare deputato, oltre che presidente della Federazione italiana nuoto, ruolo che ricopre da appena 26 anni. Consuocero di Tajani, Barelli è destinato a diventare sottosegretario ai rapporti col Parlamento. C’è poi da riempire la casella di sottosegretario alla Cultura lasciata libera da Gianmarco Mazzi, promosso ministro del Turismo dopo l’addio di Daniela Santanchè. L’orientamento di Fdi sarebbe quello di non nominare nessuno, per non scatenare malumori e invidie. Verrà invece sostituito Andrea Delmastro, che si è dimesso per le note vicende della bisteccheria: Fdi avrebbe individuato il profilo perfetto per sostituirlo in Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito, ma la diretta interessata, caso più unico che raro, preferirebbe, a quanto ci risulta, continuare nel suo lavoro sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza.
Attenzione però alle amministrative: nel 2027 andranno al voto città molto importanti, come Napoli, Roma e Milano. A Roma per il centrosinistra si ricandida Roberto Gualtieri; sul fronte centrodestra, a quanto apprende la Verità, oltre alla proposta della Lega, che ha messo in campo l’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, nulla si muove (e i militanti sono preoccupati). A Milano, per il dopo Beppe Sala, è in pole position il leader nazionale di Noi Moderati Maurizio Lupi. A Napoli, la coalizione di governo ha raggiunto una prima intesa: il candidato a sindaco sarà espresso da Forza Italia, ma la lotta contro l’uscente Gaetano Manfredi è durissima, soprattutto considerando lo stato confusionale che regna in Fdi all’ombra del Vesuvio, come dimostra la gestione delle amministrative del mese prossimo in grossi centri dell’hinterland: si teme (prevede) un altro tracollo, dopo la scoppola terrificante al referendum, che ha visto la provincia di Napoli raggiungere il record dei No, al 71,5%.
Ma c’è una regione, in particolare, dove il centrodestra rischia di pagare a carissimo prezzo le divisioni interne, ovvero la Sicilia. Le regionali sono in programma nel 2027, ma c’è chi prevede urne anticipate il prossimo ottobre. La ricandidatura di Renato Schifani, presidente di Forza Italia, non è certa: a quanto ci risulta deve guardarsi le spalle da Giorgio Mulè, uno dei volti del rinnovamento del partito. In Fdi, poi, le lotte interne sono particolarmente insidiose: il partito regionale è commissariato, guidato dal deputato romano Luca Sbardella. Manlio Messina, ex uomo forte di Fdi in Sicilia, lo scorso luglio ha lasciato il partito, del quale era vicecapogruppo alla Camera (ci segnalano un corteggiamento politico nei suoi confronti da parte di Roberto Vannacci). Con le indagini che si susseguono a carico di esponenti di Fratelli d’Italia, c’è chi sussurra che il partito potrebbe decidere di far cadere Schifani e andare alle elezioni anticipate il prossimo ottobre, evitando uno stillicidio mediatico-giudiziario. Qui il centrodestra ha rotto anche con Cateno De Luca, vulcanico leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, segnalato dai sondaggi intorno al 10% e determinante per la vittoria di uno dei due schieramenti.
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