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La  «rete» che prova a mettere Conte al posto della Meloni
Giuseppe Conte (Getty Images)
Cresce l’attivismo di Giuseppi. Dopo il pranzo con l’inviato di Donald Trump (ma le interlocuzioni sono a un livello anche più alto), lancia messaggi di apertura a Pechino e frena sul gas russo. A consigliarlo, l’ex ambasciatore Pietro Benassi, che punta alla Farnesina.

In fondo, a chi è stato presidente del Consiglio prima in alleanza con la Lega e poi con il Pd, deve sembrare un giochetto da ragazzi andare d’accordo sia con Donald Trump che con Xi Jinping. Giuseppe Conte, il CamaleConte, ci prova: campione mondiale di cinismo politico, si lascia intervistare da Bloomberg, colosso dell’informazione globale con sede a New York, di orientamento politico pragmatico e tutto orientato al business, e rispolvera la sua mai sopita passione per il multilateralismo e in particolare la Cina: «Trump e gli Usa», sottolinea Giuseppi, «ovunque si muovono tutelano i loro interessi economici e commerciali. La formula Make America Great Again non può essere sottoscritta dagli alleati più piccoli come l’Italia. Io non posso dare il sangue al mio alleato to Make America Great Again».

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Dimmi La Verità | Marco Pellegrini (M5s): «Cosa penso del discorso di Meloni in Parlamento»

Ecco #DimmiLaVerità del 9 aprile 2026. Il deputato del M5s Marco Pellegrini commenta il discorso in Parlamento di Giorgia Meloni.

L’ultima piroetta di Trump (forse) ci evita il lockdown
Donald Trump (Getty Images)
Oggi il premier in Aula su questione energetica e politica internazionale, ma la svolta su Hormuz smonta in anticipo il teatrino preparato dalle opposizioni. Cresce nella maggioranza l’ala ostile al lockdown.

Il ritorno in Parlamento di Giorgia Meloni, dopo il referendum e con il mondo intero con il fiato sospeso per la fragile tregua tra Usa (o meglio, Israele e Usa) e Iran, non sarà una passeggiata. La premier lo sa bene e affila le unghie: il momento è difficile, molto difficile, probabilmente il più cupo della sua esperienza a Palazzo Chigi: un po’ di sollievo sembrava arrivato dal cessate il fuoco accettato da Washington e Teheran, ma ci ha pensato il solito Benjamin Netanyahu, bombardando in maniera terribile il Libano, facendo strage di civili e colpendo anche un veicolo italiano dell’Unifil, a far riesplodere l’incendio.

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