Dimmi La Verità | Mirella Molinaro: «I dettagli sulla strage dei braccianti di Amendolara»
Ecco #DimmiLaVerità del 3 giugno 2026. La nostra Mirella Molinaro ci rivela i dettagli delle indagini sulla strage dei braccianti di Amendolara.
La risposta alla lettera inviata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen per chiedere margini di flessibilità fiscale per contrastare il rialzo dei prezzi dell’energia non arriverà attraverso le parole del presidente della Commissione europea, ma in maniera più ufficiale, ovvero, come riporta l’Agi, con la presentazione del pacchetto-primavera del Semestre europeo, che verrà presentato oggi.
Il pacchetto di primavera del Semestre europeo, ricordiamolo, è l’insieme di documenti e raccomandazioni di politica economica e di bilancio adottato annualmente dalla Commissione europea, che traccia analisi socioeconomiche di ciascuno Stato membro e fornisce orientamenti mirati per garantire finanze pubbliche stabili, competitività e crescita.
Bene: la Commissione europea concederà un margine dello 0,3% per investimenti in energia all’interno dell’1,5% previsto per le spese per la difesa all’interno della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità. La direzione è quella auspicata da Giorgia Meloni, che alcune settimane fa, chiedendo con forza che una parte della flessibilità garantita dalla Commissione per le spese per la difesa potesse essere destinata a fronteggiare il caro carburanti, che con tutte le ricadute sull’economia ha un effetto pesantissimo sull’intera economia, pronunciò una frase di rara efficacia: «Se non ho più una nazione, non serve difenderla». La flessibilità per le spese destinate all’energia, a quanto si apprende, sarà concessa per tre anni, dal 2026 al 2028, per un massimo dello 0,3% sul totale dell’1,5% di spazio consentito per le spese per la difesa all’interno della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità. Si tratta di circa 7 miliardi di euro l’anno, per un massimo del doppio in tre anni: una cifra non trascurabile.
Si va dunque nella direzione giusta, anche se ora inizia il solito iter iper complesso della burocrazia di Bruxelles: a quanto apprende La Verità, questa possibilità verrà citata nello «chapeau» delle raccomandazioni del semestre, che dovranno poi passare l’esame del Comitato politica economica, del Coreper, dell’Ecofin, e del Consiglio europeo. Uno sviluppo positivo, quindi, che andrà poi consolidato nelle prossime settimane lavorando sugli Stati membri della Ue. La proposta di Giorgia Meloni fa breccia in quello che sembrava un muro di gomma eretto dalla Commissione, ma attenzione: ci sono comunque degli aspetti tecnici da tenere in considerazione. Le indiscrezioni circolate a Bruxelles nelle ultime ore, infatti, raccontano di rigidi paletti per poter usufruire di questa flessibilità, che sarà concessa solo per quegli investimenti che vadano nella direzione della famigerata transizione dalle fonti fossili, e non per misure di sussidio alla domanda di energia da queste stesse fonti. Sostegno dunque a investimenti in veicoli elettrici, pannelli solari, reti elettriche e sistemi di accumulo, misure di efficienza energetica e ampliamento della capacità produttiva delle energie pulite. Nessun quattrino, stando alle indiscrezioni, potrà arrivare da questa flessibilità a misure sostegno di consumi di petrolio e gas attraverso sussidi generalizzati. Non potranno neanche essere inseriti nel conteggio programmi già esistenti o sussidi preesistenti: la flessibilità riguarderà esclusivamente nuove misure adottate dopo il febbraio 2026 con obblighi di rendicontazione dettagliati per evitare riclassificazioni di spese già previste.
A quanto riporta l’Ansa, le deroghe per l’energia saranno attivate seguendo la stessa procedura della clausola di salvaguardia per la difesa: gli Stati interessati dovranno presentare una richiesta formale, alla quale seguiranno una proposta della Commissione e l’approvazione del Consiglio Ue, per la quale serve la maggioranza qualificata, L’iter, come dicevamo, è estremamente farraginoso e richiederà dunque diversi passaggi: per arrivare alla operatività effettiva si dovrà attendere il prossimo autunno.
Bicchiere mezzo pieno (di benzina) o mezzo vuoto? Parliamoci chiaro: se lo spazio di flessibilità per contrastare il caro energia sarà sottoposto a una serie di vincoli tali da renderlo poco utile ad affrontare presto e bene la crisi attuale, allora saremo di fronte a un pannicello caldo. Se invece, anche attraverso il dialogo con gli altri Stati, si riuscirà a far capire alla Commissione europea che un paziente che arriva in ospedale in codice rosso non può essere operato tra sei mesi e senza poter utilizzare il bisturi, allora la misura darà effettivo respiro all’economia. «È un mese che stiamo lavorando e sento dire che non otterremo niente. È un percorso lungo e complicato, vediamo come va a finire», ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Intanto ieri la Borsa di Milano ha battuto il suo record: il Ftse Mib è cresciuto dell’1,61% a quota 50.578 punti, livello mai raggiunto dal principale indice milanese. Fortissimi acquisti per Stm, che ha rivisto le stime sui data center: il titolo è salito del 15,1% nel finale a 68,26 euro, al suo massimo storico. I ricavi previsti dal gruppo quest’anno salgono da 500 milioni a 1 miliardo e potrebbero raddoppiare nel 2027.
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