Ladro ucciso da carabiniere: gli avvocati vogliono i soldi dati dai lettori della «Verità»
Vogliono chiedere ai lettori della Verità i soldi per pagare le spese legali dei familiari del pregiudicato siriano ucciso. Incredibile ma vero, gli avvocati delle parti civili non solo puntano alle donazioni raccolte, ma intendono chiedere ai sottoscrittori di provvedere a pagare la loro difesa.
Claudia Serafini e Michele Vincelli, legali di moglie, figli e fratelli di Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, ucciso la notte del 20 settembre 2020 durante un tentativo di furto e dopo aver ferito un carabiniere, tentano di battere cassa direttamente alla Verità, che non è parte processuale ma ha solo lanciato una raccolta di aiuti arrivata alla straordinaria cifra di 450.000 euro.
Donazioni da parte di tantissimi cittadini che hanno voluto così mostrare la loro solidarietà al vicebrigadiere Emanuele Marroccella, 44 anni, sposato con figli, condannato il 7 gennaio a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi». È stato ritenuto colpevole di aver sparato al delinquente Badawi nel tentativo di difendere il suo collega Lorenzo Grasso della Radiomobile di Roma, vivo per miracolo. Il siriano era morto.
Marroccella, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni deve pagare una provvisionale di 125.000 euro, somma pari a sei anni del suo stipendio di carabiniere e solo l’enorme generosità dei lettori della Verità gli ha tolto almeno questo incubo economico. Le modalità di versamento della provvisionale, stabilita dal giudice del Tribunale di Roma Claudio Politi a carico dell’imputato ritenuto colpevole in primo grado, vanno concordate tra avvocati. Non certo chiedendo alla Verità di far fronte al pagamento, contando sulle donazioni di così tanti cittadini.
«La richiesta delle parti civili si manda all’avvocato del difensore», confermano Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo legali del vicebrigadiere. Invece, i 450.000 euro devono aver prodotto un abbaglio, si vogliono avere i soldi subito dalla Verità. È singolare, poi, che si intenda chiedere sempre a questo giornale di provvedere alla liquidazione di 8.806 euro come «refusione delle spese di costituzione e difesa» sostenute da moglie, figli e fratelli del pregiudicato siriano.
Ovvero, 5.180 euro andranno all’avvocato di Zumbach Tania, Badawi Omar, Badawi Kaiser, Badawi Svetlana, Badawi Syriana, Badawi Selvana, Badawi Bakri, Badawi Dalai, Badawi Khadija, Badawi Manal, Badawi Youssef, Badawi Abduirahim»; e 3.626 al secondo legale che assiste Badawi Aber, un altro fratello del siriano. Tutte persone che avevano chiesto e ottenuto il patrocinio gratuito, cioè di non pagare i propri avvocati!
«La persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato», chiarisce il ministero della Giustizia. Per essere ammesso, deve dichiarare un reddito annuo imponibile non superiore a 13.659,64 euro. La domanda di ammissione si presenta alla cancelleria del giudice e nel caso dei parenti di Badawi era stata accolta.
Va sottolineato che «se il richiedente è straniero (extracomunitario) la domanda deve essere accompagnata da una certificazione (per i redditi prodotti all’estero) dell’autorità consolare competente che attesti la verità di quanto dichiarato nella domanda. In caso di impossibilità, la certificazione può essere sostituita da autocertificazione». Incredibile, un extracomunitario basta che dichiari di essere in difficoltà economiche, mentre un cittadino italiano deve dimostrare di tutto e di più.
Quando un soggetto gode del patrocinio gratuito, le spese sono a carico della collettività quindi noi tutti avremmo dovuto pagare le spese legali delle parti civili del siriano, ucciso durante un tentativo di furto e dopo che aveva ferito un carabiniere. A figli, moglie, fratelli di Jamal Badawi, in tutto tredici persone, è stato concesso di non pagare i propri avvocati ma gli stessi familiari hanno chiesto e ottenuto la provvisionale di 125.000 euro.
Su richiesta di contenuto risarcitorio della parte civile, infatti, il giudice penale può condannare l’imputato al pagamento di una provvisionale come anticipo sull’importo integrale che spetterà in via definitiva. Provvisionale immediatamente esecutiva, si può procedere all’esecuzione forzata senza attendere il deposito delle motivazioni della sentenza che, in questo caso, si conosceranno entro aprile.
Se non ci fosse stata la sottoscrizione e la straordinaria adesione di così tante persone, il vicebrigadiere Emanuele Marroccella sarebbe stato costretto a indebitarsi per pagare subito 125.000 euro, altrimenti il creditore può avviare un pignoramento dello stipendio o di altre somme.
Senza avere ottenuto le attenuanti generiche, con una pena inasprita rispetto ai due anni e sei mesi chiesti dalla Procura, il vicebrigadiere confida nell’Appello. «Non si trattò né di legittima difesa né di eccesso colposo, ma di uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale che non ha scelta: deve intervenire», hanno ribadito i suoi legali.
Le parti civili volevano che Marroccella fosse imputato addirittura di omicidio volontario e avevano chiesto una cifra astronomica, 200.000 euro per ciascun familiare, ridotta poi dal giudice a 15.000 euro per ogni figlio e la moglie del Badawi, a 5.000 euro per ciascuno dei suoi fratelli. Questi soldi, raccolti attraverso l’iniziativa della Verità, vanno al vicebrigadiere. Provvederà lui, attraverso i suoi avvocati, a pagare i 125.000 euro della provvisionale che gli è stata imposta assieme a una dura condanna.
Mentre sale a 45 il numero delle vittime del deragliamento di domenica sera ad Adamuz, in provincia di Cordoba, un quarto incidente ferroviario si è verificato in Spagna dopo i due di martedì sera in Catalogna, in uno dei quali ha perso la vita un apprendista macchinista.
Nella Regione di Murcia, giovedì mattina un treno a scartamento ridotto in servizio sulla linea Cartagena-Los Nietos si è scontrato ad Alumbres con una gru esterna alla rete ferroviaria, causando almeno sei feriti. Una Spagna sempre più sconcertata, e in lutto per le vittime, si chiede perché mai il governo non abbia provveduto alla doverosa manutenzione della rete, non solo di quell’alta velocità orgoglio del Paese.
Giovedì sono stati trovati gli ultimi due corpi dei passeggeri dispersi dopo il deragliamento del treno ad alta velocità Iryo partito da Malaga e diretto a Madrid, che aveva invaso la linea adiacente scontrandosi con un convoglio Renfe Alvia proveniente dalla direzione opposta e diretto a Huelva. Si sta lavorando per completare l’identificazione di tutte le vittime del tremendo incidente.
In Catalogna, solo nel pomeriggio il governo e i principali sindacati dei macchinisti della Renfe raggiungevano un accordo per ripristinare il servizio ferroviario suburbano Rodalies, dopo oltre 36 ore di inattività, in seguito all’incidente ferroviario a Gelida che aveva causato la morte di una persona e diversi feriti. Più di 400.000 catalani sono rimasti senza servizio ferroviario.
In segno di rispetto per le vittime, i partiti all’opposizione stanno rimandando lo scontro con Pedro Sánchez. Il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, ha già chiesto al governo di spiegare «nel dettaglio» perché le misure adottate dopo «questa settimana nera per le ferrovie» non siano state attuate in anticipo.
Oggi Vox ha annunciato di aver promosso un’azione legale contro l’ex presidente dell’Adif, Isabel Pardo de Vera, e l’attuale capo della compagnia ferroviaria statale, Pedro Marco de la Peña, per omicidio colposo e altri cinque reati a seguito dell’incidente ferroviario di Adamuz. Li ritiene «responsabili indipendentemente» dal fatto che le cause siano chiarite e attribuisce l’evento, ancora in fase di indagine, alla mancanza di manutenzione dei binari.
«Sánchez, con la felice collaborazione di Pilar Alegría (ex portavoce del governo e candidata del Psoe alle elezioni aragonesi dell’8 febbraio, ndr) ha avviato la Spagna verso la trasformazione in un Paese del Terzo mondo. Lo vediamo nelle ferrovie, nelle strade, nella rete elettrica, nei servizi pubblici... e nella corruzione dilagante», scriveva su X il leader di Vox, Santiago Abascal.
Intanto si celebrano i funerali delle vittime. Particolarmente toccante l’ultimo saluto alla famiglia Zamorano, padre, madre, figlioletto e nipote, tutti morti nel deragliamento mentre stavano viaggiando sul treno Alvia per tornare a Huelva. Solo la bambina di sei anni è sopravvissuta. Una folla immensa si è radunata ad Aljaraque, i compagni di classe del piccolo Pepe di 12 anni hanno lanciato in cielo palloncini bianchi. Il tributo di Stato per le vittime del tragico incidente si terrà a Huelva sabato 31 gennaio, alla presenza dei sovrani di Spagna. Da quella città proveniva infatti il maggior numero delle vittime.
In tanta tristezza, una notizia che rasserena. Boro, il cane scomparso dopo l’incidente e che viaggiava sull’Iryo, è stato ritrovato vivo dopo diversi giorni di intense ricerche nella zona. La sua proprietaria, Ana, era a bordo del treno assieme alla sorella Raquel ed entrambe erano rimaste ferite. Boro, incrocio tra uno schnauzer nero e un cane d’acqua spagnolo, terrorizzato dallo schianto e dalle urla era riuscito a scappare fuggendo attraverso i campi. Oggi i volontari l’hanno tratto in salvo e, dopo l’abbraccio della proprietaria, affidato alle cure dei veterinari.
Tre incidenti ferroviari in pochi giorni mostrano che il governo di Pedro Sánchez deraglia. Binari usurati, passeggeri che perdono la vita o rimangono gravemente feriti rivelano gravi falle nella manutenzione della rete ferroviaria spagnola, calata in dieci anni di oltre il 40%.
Secondo i dati Eurostat del 2024, la Spagna aveva un tasso di deragliamento pari al 21,05% di tutti gli incidenti ferroviari, rispetto al 4,18% dell’Unione europea. I deragliamenti sono quadruplicati in un decennio: dai 5 registrati nel 2014 ai 22 nel 2024. Nel 2018, primo anno del governo Sánchez, erano 7. Nel frattempo, il premier approvava miliardi di euro di prestiti per progetti ferroviari all’estero, principalmente in Marocco ma anche in Egitto e Uzbekistan.
Partendo dalla cronaca, ieri è circolato l’audio impressionante delle conversazioni telefoniche estratte dalla scatola nera del treno ad alta velocità Iryo e diffuse dall’emittente Cordópolis. Nelle registrazioni, il macchinista del treno 6189 proveniente da Malaga e diretto a Madrid, deragliato nel tardo pomeriggio di domenica ad Adamuz (Cordoba), parlava due volte con il centro di controllo dell’Adif a Madrid.
Nella prima, a un operatore dell’Amministratore delle infrastrutture ferroviarie di Spagna che dipende dal ministero dei Trasporti segnalava problemi tecnici riferendosi a un non precisato «intoppo». Quattro minuti dopo, alle 19 e 49 contattava nuovamente la stazione di Atocha per dire: «Devo informarvi che si tratta di un deragliamento. Sto invadendo il binario adiacente».
Chiede che il traffico sui binari venga fermato «urgentemente» e dal centro di comando Adif gli rispondono: «Sì, sì, sì… non ci sono treni in arrivo». Tra il deragliamento e la collisione con il treno Renfe Alvia 2384 partito da Madrid e che viaggiava nella direzione opposta verso Huelva, nel sud della Spagna, trascorrono invece «meno di 9 secondi» e l’impatto è tremendo. Muoiono 43 persone, anche il macchinista dell’Alvia, e sono oltre un centinaio i feriti. Due persone risultano ancora disperse tra i rottami dell’Alvia non ancora rimossi.
Per il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, il treno proveniente da Madrid invece era già passato «e la collisione era già avvenuta», ha spiegato in un’intervista a Telecinco. «Il macchinista non si era accorto di essersi schiantato», ha insistito il ministro. L’esame approfondito della scatola nera fornirà maggiori dettagli, sulla dinamica di questo tremendo incidente.
Quel che è certo, sono i problemi presenti sull’infrastruttura ferroviaria. Pur sottolineando che i binari erano stati ristrutturati a maggio, Puente ha confermato nelle sue apparizioni televisive che il treno deragliato mostrava segni di usura sulle ruote, così come i tre treni precedenti che avevano attraversato quella tratta. I treni Iryo presentano «un’ammaccatura spessa un millimetro e larga diversi centimetri». C’era qualcosa sui binari o i binari stessi stavano iniziando a cedere?
La scorsa estate, il sindacato dei macchinisti Semaf aveva pubblicamente denunciato il progressivo deterioramento delle rotaie, segnalando vibrazioni nelle linee ad alta velocità che collegano Madrid a Malaga, Siviglia, Valencia e Barcellona. Il sindacato ha proclamato tre giorni di sciopero.
Non bastava la tragedia in Andalusia. In Catalogna, vicino a Gelida, il crollo di un muro di contenimento è stato la causa dell’incidente ferroviario suburbano R4 Rodalies di martedì sera, in cui un apprendista macchinista ha perso la vita e oltre 30 persone sono rimaste ferite, cinque in modo grave. Puente si è affrettato a spiegare che l’incidente mortale di Gelida «non ha nulla a che fare con il servizio ferroviario», e l’ha attribuito alle «condizioni meteorologiche».
Sempre in Catalogna, nelle stesse ore c’era stato un altro deragliamento per dei massi caduti su binari, per fortuna senza vittime. Nel dolore e nella rabbia, cresce lo sconcerto dei cittadini spagnoli per i prestiti esteri a Marocco, Egitto e Uzbekistan che hanno superato 1,511 miliardi di euro dal 2021. Uno degli ultimi progetti approvati, l’11 febbraio 2025, ha riguardato la concessione di un prestito rimborsabile di 754,3 milioni di euro destinato all’acquisto di 40 treni interurbani in Marocco.
Dal 2021, il governo di Sánchez ha concesso circa 700 milioni di prestiti all’Egitto, soprattutto per la manutenzione e la fornitura di pezzi di ricambio per il materiale rotabile delle linee 1 e 2 della metropolitana del Cairo. Nel 2019 approvava un prestito di 57,4 milioni di euro all’Uzbekistan per l’acquisizione di treni ad alta velocità Talgo 250.
Nel frattempo, in Spagna l’investimento ferroviario da parte del gestore dell’infrastruttura Adif «ha accumulato un calo impressionante», nella manutenzione, riporta Libremercado, «e l’investimento effettivo - misurato in relazione alle dimensioni dei binari e all’utilizzo - è stato ridotto del 42,5%».
Non è finita. Nuove accuse arrivano al cerchio di fedelissimi del premier. Koldo García, ex consigliere dell’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos (entrambi in carcere), tra il 2023 e il 2024 (data del suo arresto) aveva ricoperto il ruolo di consigliere di Azvi, una delle aziende legate allo scandalo dei lavori pubblici che ha coinvolto il Psoe e diversi dirigenti socialisti.
Azvi è stata una delle aziende a cui è stato assegnato l’appalto nell’aprile 2022 per la ristrutturazione e il miglioramento del tratto di binario interessato dall’incidente di Adamuz. «La corruzione distrugge la fiducia nelle istituzioni. E la corruzione uccide», ha tuonato ieri su X il leader di Vox, Santiago Abascal.





