Elezioni Ungheria, se Orbán perde è una sberla a Trump ma di sicuro non è la rivincita dell’Ue
Messaggi su Telegram a favore di Viktor Orbán manovrati dal Cremlino. Una ricerca di Vox Harbor, società di analisi dati, ha rivelato che i post affiliati alla Russia rappresentano una quota significativa dei contenuti filo-Orbán, diffusi tramite Telegram dopo averli tradotti e adattati al pubblico ungherese.
Molte narrazioni rispecchiano le tesi dello stesso primo ministro, ovvero che l’Unione europea vuole minare la sovranità dell’Ungheria, che i leader filo-europei di Kiev stanno complottando contro Orbán, che si cerchi di trascinare l’Ungheria nella guerra tra Ucraina e Russia e che si tenterà di manipolare il risultato elettorale per negargli la vittoria. Obiettivo, dunque, diffondere timore su quello che accadrà se sarà eletto Péter Magyar di Tisza, il principale rivale del premier.
Il Financial Times e il Washington Post avevano già riportato che la Russia avrebbe aiutato il partito di Orbán a vincere le elezioni, promuovendone l’immagine sui social media come «leader forte con amici in tutto il mondo», e screditando il principale rivale, Magyar, fatto passare come un «pupazzo dell’Ue».
Secondo il sito investigativo indipendente russo Agentstvo, quasi la metà del personale dell’ambasciata russa in Ungheria potrebbe avere legami con i servizi segreti. Quindici dipendenti dell’ambasciata hanno confermato di avere contatti con i servizi segreti e altri sei sono sospettati di averne. Il governo di Orbán e Mosca hanno sempre smentito qualsiasi interferenza russa. E Bruxelles ha negato interferenze nella politica ungherese. Di certo, se vince Magyar sarà la dimostrazione che la pressione di Putin non è così influente.
Ieri a Budapest si è svolto l’ultimo comizio del premier uscente. «Stringiamo la mano a un milione di ungheresi e diciamo loro che domani (oggi per chi legge, ndr) ci sono le elezioni, che l’Ungheria ha bisogno di pace e sicurezza, che Fidesz è la scelta sicura», aveva invitato a fare dalle prime ore del mattino. «Se ti fai degli amici, avrai qualcuno su cui contare in caso di problemi. Buone notizie», scriveva sabato il primo ministro sulla sua pagina social, riferendosi al fatto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un post pubblicato sulla piattaforma Truth, aveva assicurato a Orbán e al popolo ungherese il suo sostegno.
Magyar ha girato tutto il Paese, senza concedersi una tregua, ma la capitale l’ha lasciata all’ex alleato, al leader che oggi cercherà di sconfiggere. Nei suoi ultimi video, il quarantacinquenne avvocato si è rivolto a coloro che potrebbero essere bersaglio di «ricatti e pressioni da parte di Fidesz», esortandoli a pensare al proprio futuro e a quello dei loro figli. «Anche voi siete cittadini ungheresi liberi, il vostro voto vale esattamente quanto il mio o quello di chiunque altro. Fidesz perderà le elezioni di domenica e non dovrete più temerli», è stato il suo messaggio conclusivo.
Una sua affermazione alle urne sarebbe uno smacco per Trump ma non è affatto certo che rappresenti una vittoria dell’Unione europea. Magyar è stato il leader dell’opposizione a Orbán però rimane sempre uomo di destra. Si descrive come un liberale e un europeista, eppure è ben determinato a non cedere su sovranità nazionale e controllo dei confini, quindi non sarà molto compiacente verso Bruxelles. In campagna elettorale ha preferito concentrarsi su temi dell’economia e della corruzione nel suo Paese. Quanto al conflitto russo-ucraino, Magyar ha più volte espresso posizioni non dissimili dal premier uscente, schierandosi contro all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue e a nuovi miliardi a Kiev.
Ha fatto della lotta alla corruzione, del ripristino dello Stato di diritto gli argomenti principali del programma Tisza. Di frodi, provocazioni o eventi che potrebbero influenzare il voto, di video che riprendono presunti pagamenti e distribuzioni di pacchi di viveri se ne è continuato a parlare fino alle ultime battute di questa campagna elettorale.
Tra i veleni dell’ultima ora, sparsi sui social, non è passato certo inosservato il post dell'ex moglie di Péter Magyar e già ministro della Giustizia, Judit Varga. Non ha dichiarato che voterà per Fidesz, ma l’ha fatto capire chiaramente: «Io voto per la pace, non per la guerra. Per la pace, non per il caos. Per il vero amore, non per la manipolazione. A coloro che costruiscono la nazione, non ai distruttori e a coloro che incitano gli ungheresi contro gli ungheresi. Alla resistenza silenziosa, non al tradimento sfacciato. Forza Ungheria!», ha scritto pubblicando una sua foto sorridente al bar.
Oggi l’Ungheria vota ma le polemiche non finiranno presto. Il portavoce del governo, Zoltán Kovács, ha condannato la scelta di Magyar di riunirsi la notte elettorale a piazza Batthyany, di fronte al Parlamento e a pochi minuti dalla residenza del premier. «Bastano pochi minuti a piedi per passare dall’osservare i risultati all’agire», ha avvertito, alludendo al rischio che, nel caso di esito sfavorevole per Tisza, «in un momento di tensione la reazione si trasformi in escalation».
Secondo un sondaggio condotto dall’Istituto Publicus per Népszava tra il 7 e il 9 aprile e su un campione di 1.004 persone, otto ungheresi su dieci hanno sentito dire che, in base alle informazioni rese pubbliche poche settimane fa dall’investigatore di polizia Bence Szabó, l’Ufficio per la protezione della Costituzione avrebbe tentato di distruggere il partito Tisza del candidato Péter Magyar utilizzando mezzi dei servizi segreti.
Si tratterebbe di un gruppo composto da ex funzionari della sicurezza nazionale, poliziotti, esperti informatici, finanziato con fondi pubblici e incarichi dei servizi segreti, specializzato in diffamazioni politiche, attivo contro i partiti di opposizione attraverso una società di cybersicurezza aperta nel 2021. Malgrado la campagna denigratoria governativa, nonostante i soldi, le pratiche clientelari, i pacchi doni distribuiti dallo Stato a rom ed emarginati per «fare il voto giusto», come denunciato da più parti, alla vigilia delle elezioni l’ex alleato del premier uscente nelle proiezioni risulta sempre in netto vantaggio su Viktor Orbán di Fidesz, in carica da 16 anni .
La capacità di Péter Magyar e del suo staff di rispondere efficacemente alle campagne diffamatorie è stata sottolineata anche dall’analista politico Zoltán Somogyi secondo il quale «sarebbe sorprendente se Fidesz vincesse le elezioni». Sottolineando la posta in gioco internazionale delle elezioni ungheresi e «la lotta tra i servizi segreti occidentali e russi», l’esperto ha però aggiunto di ritenere che Magyar abbia perso un’occasione non criticando il rapporto tra Orbán e Trump e non approfondendo le questioni di politica estera.
Ieri, un assist a Orbán è arrivato da Volodymyr Zelensky che in un contesto di forte tensione con l’Ungheria a causa delle interruzioni nelle forniture di petrolio russo, ha dichiarato che entro la primavera sarà completato il ripristino dell’oleodotto Druzhba, danneggiato a fine di gennaio. Venerdì mattina, erano già stati espressi oltre 231.000 voti per corrispondenza, soprattutto da ungheresi residenti in Romania, Serbia, Germania.
E a proposito della nazione balcanica, la Commissione europea sta valutando la possibilità di interrompere fino a 1,5 miliardi di euro in fondi e sovvenzioni. Il blocco sarebbe dovuto alle riforme giudiziarie promosse dal presidente serbo Aleksandar Vučić, che rappresentano un «grave passo indietro» secondo la commissaria europea per l’allargamento, Marta Kos, e alla continua cooperazione della Serbia con Mosca in una «narrativa anti Ue» della politica di Belgrado.
L’interferenza di Bruxelles produce così l’effetto di allentare il processo di adesione del Paese alla Ue.
Tornando alle ultime battute della campagna elettorale in Ungheria, ieri era diventato virale un video del regista Gábor Herendi sui social. Invitava: «Andate a votare, perché conta davvero chi siede sulla sedia del regista. Non c’è bisogno di comprare un biglietto, basta cogliere l’occasione. Cambiamo il sistema! Ora o mai più!», mentre si vede la didascalia della frase finale «o mai più» barrata in rosso, come sullo sfondo degli striscioni del partito Tisza.
Tra video e fumetti creati con l’intelligenza artificiale per screditare il «traditore» Magyar, l’avvocato ex funzionario dell’apparato Fidesz ed ex marito di Judit Varga (già ministro della Giustizia), con Trump che ribadisce l’appoggio a Orbán, la realtà ungherese è che domani gli elettori si recheranno alle urne scegliendo essenzialmente tra due candidati entrambi di destra.
Domenica, l’Ungheria è alla prova del voto e Péter Magyar viene dato sempre in netto vantaggio su Viktor Orbán, il premier che dopo quattro vittorie consecutive per la prima volta dal 2010 si vede prospettare una sconfitta alle urne. Secondo il sondaggio Idea pubblicato dal quotidiano Nepszava, il 39% della popolazione adulta ungherese sostiene Tisza (Partito del Rispetto e della Libertà) di Magyar, superando nettamente il partito al governo Fidesz Kndp (30%), alleanza dei conservatori e cristiano democratici.
L’ultima proiezione dell’istituto Medián attribuisce a Tisza tra i 138 e i 143 seggi, ben al di sopra dei 133 necessari. «Ora o mai più», nelle ultime settimane semplicemente «Ora!», è stato il grido di battaglia di questo avvocato di 45 anni, fino a febbraio 2024 esponente di primo piano di Fidesz e marito di Judit Varga, ex ministro della Giustizia di Orbán, dalla quale si separa nello stesso periodo in cui rompe con il governo.
Di famiglia conservatrice (la nonna materna, Teréz Mádl, era la sorella di Ferenc Mádl, presidente della Repubblica dal 2000 al 2005; il nonno materno era l’ex giudice conservatore della Corte Suprema, Pál Eross), compie studi di giurisprudenza a Budapest e Amburgo. Si fa notare come persona molto patriottica e cristiana, odia il partito socialista (Mszp) e il mondo dell’allora premier Ferenc Gyurcsány, il «miliardario rosso». Come aspirante avvocato, fornisce assistenza legale gratuita alle vittime degli abusi della polizia durante le proteste del 2006.
Nel 2009 si trasferisce a Bruxelles con l’allora moglie Varga, assistente di János Áder ex politico di Fidesz e in seguito europarlamentare. Nella prima metà del 2011, durante la presidenza ungherese dell’Ue diviene uno dei diplomatici specializzati del ministero degli Affari esteri. Dal 2015 all’autunno del 2018 si occupa di mantenere i rapporti tra il governo Orbán e il Parlamento europeo, comprese le questioni legali, finanziarie e dei mercati dei capitali, di bilancio, commerciali e di politica di sviluppo. Nel 2018 rientra a Budapest per seguire la moglie nominata nel frattempo segretario di Stato per le relazioni con l’Ue.
Magyar lavora nel settore legale internazionale, dove assiste società multinazionali nei loro investimenti in Ungheria, ma in lui cresce sempre di più l’insofferenza verso l’orbanismo. La rottura avviene nel febbraio 2024 quando appare in diretta su un canale Youtube filo opposizione chiamato Partizán. L’allora presidente Katalin Novák, che aveva graziato uno dei pedofili condannati nel caso Bicske ed era una fedelissima di Orbán, si era appena dimessa e anche Varga, in qualità di ministro della Giustizia, aveva annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica.
In quel lungo intervento, Magyar espresse tutta la sua indignazione verso il sistema di corruzione e concentrazione del potere. «Posso dirvi che il Fidesz che vediamo oggi è molto, molto diverso da quello a cui mi sono iscritto nel 2002», dichiarò. L’intervista genera oltre 2,5 milioni di visualizzazioni e da quel momento cresce l’interesse per il personaggio Magyar. Il 15 marzo 2024, anniversario della fallita rivoluzione ungherese del 1848, in un comizio a Budapest annuncia la fondazione del suo nuovo partito.
Si presenta come volto del cambiamento, contro la corruzione, l’uso distorto dei fondi pubblici, propone limiti ai mandati, controlli sugli appalti, regole più stringenti sull’uso dei fondi europei. L’esordio elettorale è arrivato alle Europee del giugno 2024 quando il neonato partito Tisza ottiene circa il 30% dei voti. Anche in questa campagna elettorale si oppone al carovita e al clientelismo, promette che in Ungheria torneranno ordine, pace, sicurezza e sviluppo. Negli ultimi comizi ripete che «domenica scriveremo la storia e cambieremo il sistema». Evita di farsi coinvolgere nel dibattito sul sostegno internazionale all’Ucraina.
«L’apparizione di Tisza non solo ha completamente ridisegnato lo spazio dell’opposizione – a parte l’estrema destra di Mi Hazánk, ha praticamente appiattito l’intera ala liberale e di sinistra – ma Péter Magyar è anche riuscito ad attrarre molti degli elettori filogovernativi», osserva Nepszava.
Per colpire l’avversario, Orbán si è servito pure di un fumetto dal titolo Io, Due Facce realizzato dall’influencer ungherese di estrema destra Áron Ambrózy. Le illustrazioni, create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, mostrano un Magyar inaffidabile: indossa abiti tradizionali ungheresi ma mezzo volto è dipinto con i colori della bandiera europea. Viene raffigurato in atteggiamento servile nei confronti della Ue, delle grandi banche straniere e vicino al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al quale avrebbe chiesto aiuto per vincere le elezioni.
Per danneggiarlo sono stati affissi manifesti elettorali di un Péter Magyar imbianchino, simpatizzante di Fidesz. L’ex moglie Varga lo ha accusato di abusi, che lui ha negato. «Finora, nessuna delle accuse e delle frecciate rivolte a Péter Magyar ha attecchito», fa notare la Bbc.





