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Giudici sorpresi: «Toni aggressivi». Ma Trevallion è il nuovo caso Tortora
La famiglia Trevallion (Ansa)
Il tribunale dei minori si lamenta del «clamore mediatico». Mentre i legali della famiglia nel bosco fanno ricorso per rimediare alla separazione. Il Garante: «Ignorata la mia Pec per incontrare i bambini».

«È il caso Tortora dei bambini». Così rilancia sui social Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. «Non ricordo chi l’abbia detto, ma condivido. Le decisioni nei confronti della “famiglia nel bosco”, l’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi figli e la volontà di spostarli in un’altra struttura rischiano di essere un clamoroso errore giudiziario».

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Proteste contro i giudici. Le assistenti sociali tramano: spostare i piccoli Trevallion
I manifesti appesi in solidarietà alla cosiddetta famiglia del bosco fuori dalla casa famiglia di assegnazione a Vasto (Ansa)
L’avvocato della famiglia del bosco: «Vogliono evitare i giornalisti». Ieri fiaccolata di solidarietà davanti alla struttura che li ospita. Preoccupa la mamma: è sotto choc.

In tre ore, si è consumato il vergognoso strappo dai suoi figli. L’allontanamento dalla struttura di Vasto di Catherine Birmingham Trevallion è avvenuto senza rispetto, umanità. Nessuna attenzione a preparare i piccoli per l’ulteriore distacco. Via dalla casa nel bosco, via dalla famiglia, ora la separazione violenta dalla mamma.

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Salis sale sulla Flotilla: destinazione Cuba
Ilaria Salis (Ansa)
Dopo l’impresa alla volta di Gaza, l’eurodeputata antifa tenta l’azione dimostrativa per rompere il blocco navale contro L’Avana imposto dagli Usa. Con lei anche Mimmo Lucano. Lucio Malan (Fdi): «Compagna in soccorso della dittatura comunista».

Sfidare i governi è il nuovo imperativo della sinistra, attiva solo nelle iniziative fuori casa. Dopo Flotilla 1 e 2 alla volta di Gaza (la seconda è annunciata per metà aprile, ma i venti di guerra non faranno salpare le imbarcazioni degli attivisti), adesso si guarda a Cuba. Obiettivo, sfidare illegalmente l’embargo statunitense con il contributo determinante di Ilaria Salis, l’europarlamentare che ci tocca pagare per vederla definirsi «antifascista», come principale ragione del suo essere Bruxelles.

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