Ieri, l’ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha fatto almeno un paio di dichiarazioni che negano l’evidenza scientifica. Durante l’audizione in commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da Sars-Cov-2, Nicola Magrini ha definito inutili quando non dannosi il plasma dei convalescenti e l’aspirina.
L’affermazione è stata fatta nel contesto delle misure prese durante la seconda ondata, da settembre a dicembre 2020. Innanzitutto, l’ex dg ha voluto precisare che nei primi protocolli di trattamento domiciliare Aifa le indicazioni «non erano di vigile attesa ma di watchful waiting, monitoraggio attento e presente, non da remoto, dell’evoluzione clinica del paziente».
Peccato che la circolare dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, firmata il 30 novembre 2020 dall’ex direttore generale della Prevenzione sanitaria Giovanni Rezza e uscita dopo 8 mesi con le linee guida sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2, riportasse proprio «vigile attesa» e «trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)». L’accoppiata tachipirina e vigile attesa che lasciava senza cure centinaia di migliaia di persone atterrite dal virus, quando rimanevano contagiate e sapevano di non poter andare al Pronto soccorso. Quanto al «monitoraggio non da remoto», sappiamo che la maggior parte dei medici si rifiutava di visitare i propri assistiti, lasciandoli spesso anche senza risposte telefoniche. Magrini, che è specializzato in farmacologia clinica, ha poi spiegato ai parlamentari della commissione che gli studi clinici randomizzati (Rct) sono lo strumento più affidabile anche durante la pandemia per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. «Undici trattamenti non hanno dimostrato nessuna efficacia su mortalità, durata ricovero e ventilazione e qualche potenziale danno. Li cito rapidamente, l’idrossiclorochina, il lopinavir […] il plasma dei convalescenti che in Italia ha avuto faticose polemiche, l’aspirina…».
Non si è trattato solo dell’ennesimo insulto al professor Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune (e che si tolse la vita nel luglio del 2021), ma anche della negazione dell’efficacia dell’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti, riconosciuta da studi autorevoli.
Come quello dell’ottobre 2023, uscito su The New England Journal of Medicine (Nejm) e che dimostrava una mortalità ridotta nei pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), indotta da Covid-19, ai quali era stato somministrato plasma raccolto da donatori convalescenti, entro 5 giorni dall’inizio della ventilazione meccanica invasiva. Non solo, tra l’inizio di aprile 2020 e la fine di agosto 2020, quasi 100.000 pazienti ricoverati in circa 2.200 ospedali statunitensi con infezioni da Sars-CoV-2 furono trattati con plasma convalescente nell’ambito di un programma autorizzato dalla Fda.
In Italia, invece, lo studio clinico randomizzato e controllato chiamato Tsunami, promosso da Istituto superiore della sanità e Aifa «non evidenziò benefici» e la cura venne bocciata. Forse perché costava poco. Ancora oggi, Magrini insiste nel definire il plasma iperimmune inefficace, magari con qualche potenziale danno. E vogliamo parlare dell’aspirina? Solo guardando agli studi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri pubblicati nel 2021, 2022 e 2023, era documentata l’importanza di farmaci antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina. Nel gennaio di quest’anno, un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, prendeva in esame i meccanismi molecolari dell’effetto dell’aspirina sulla struttura della proteina Spike, riducendo la capacità del virus di legarsi alle cellule dell’ospite e limitando il danno polmonare. E per fortuna che l’ex dg di Aifa ha affermato: «Le linee guida terapeutiche progrediscono con il progredire delle evidenze, che nel caso del Covid sono progredite di mese in mese, in alcuni momenti anche di settimana in settimana». Nessun mea culpa per quello che la nostra agenzia regolatoria impedì che venisse attuato, escludendo trattamenti importanti?
Magrini ha spiegato in commissione che aveva ragione l’articolo apparso il 14 aprile su Nejm dal titolo «Valutazione dei farmaci durante la pandemia di Covid-19», nel quale «Jerry Avorn affermava che avremo problemi, come disegni di studi clinici inadeguati e sicurezza in studi randomizzati prima della immissione sul mercato o loro autorizzazione». Nel testo si affermava che «l’ampliamento dell’accesso a terapie sperimentali non ancora completamente valutate potrebbe avere diverse conseguenze indesiderate» e Magrini ha fatto l’esempio di Trump. «Diceva che aveva l’intuito che funzionasse l’idrossiclorochina, la preoccupazione della scienza era di un input politico […] occorre proteggere le persone da farmaci inefficaci o poco sicuri». L’ex dg non ha dubbi: «La salute dei singoli pazienti, sia della popolazione si preserverà restando fedeli ai principi di valutazione delle attività regolatorie». Il giudizio su Aifa, guardando all’epoca pandemica, invece per molti italiani non è affatto positivo.
Sotto il titolo «Adda passà ‘a adunata!», circolano sui social alcuni vergognosi avvertimenti formulati da Rete di donne per la politica, un’organizzazione di volontariato (Odv) che ha sede a Genova. A farne le spese sono sempre le penne nere, viste come una minaccia per l’ordine pubblico e per l’integrità del genere femminile, ma anche di quello non binario.
A pochi giorni dall’adunata nazionale, prevista da venerdì 8 a domenica 10 maggio, ancora si grida attenti agli assatanati calpestando l’immagine e l’onore degli Alpini. «Abbiamo pensato di fornire alle donne e alle persone della comunità Lgbtqia+ strumenti per affrontare queste giornate di potenziali disagi, molestie e cat calling», ovvero apprezzamenti e commenti volgari, scrive l’associazione del Terzo settore, assieme a Non una di meno, Unione donne Italia (Udi) e Centro antiviolenza Mascherona.
Invitano alla mobilitazione, a non abbassare la guardia, nemmeno fosse in arrivo un raduno internazionale di incel o di adepti della manosfera, comunità di uomini che odiano le donne. «Per reagire sul momento», scrivono, «automunitevi di fischietto. Può servire da deterrente e per attirare l’attenzione di chi vi sta intorno». Inoltre, raccomandano di andare nei loro centri «se avete subito comportamenti inappropriati o molestie/violenze e sentite la necessità di un supporto».
Così pure di segnalare molestie perché, spiegano, «intendiamo monitorare e raccogliere testimonianze per dare ascolto e visibilità a esperienze troppo spesso sottovalutate». Aspettiamoci un libro nero post adunata degli alpini, con nostri contributi veicolati dalla sinistra compiacente. Donne ed Lgbt sarebbero infatti oltremodo preoccupati: «La città verrà occupata da un’associazione di ex militari in un’Italia sempre più militarizzata, dove l’esercito si insinua nelle scuole e il linguaggio bellico cerca di pervadere le menti dei più giovani», è l’allarmismo che si vuole veicolare. Purtroppo, potranno esserci infiltrati solo per creare problemi e confermare che i timori erano fondati.
L’attacco agli Alpini così prosegue: «Dietro alla narrazione simpatica e solidale che parla di uomini pronti a intervenire per alluvioni e terremoti, dietro all’immagine di allegre compagnie di vecchietti goliardi, si nasconde quella cultura che da sempre vogliamo cambiare. Perché il militarismo è ideologia basata sulla forza, sull’autorità gerarchica, sul machismo». Insuperabile il delirio conclusivo: «Il fascino della divisa indora il suo scopo, quello di essere pronti a combattere in nome della Patria e degli interessi nazionali. Anche questo è patriarcato».
Insomma, penne nere sporche (perché si dice che insozzeranno Genova) e cattive, in quanto godrebbero di privilegio sociale. Poveri Alpini, loro che sono sempre così orgogliosi delle manifestazioni che organizzano, occasione di incontro, di rimpatriata ma anche all’insegna di motti che ne sottolineano i valori solidi, la capacità di sacrificio e lo spirito comunitario.
«Esprimo piena solidarietà agli Alpini per i manifesti offensivi comparsi oggi a Genova. Le penne nere sono memoria viva della nostra Nazione, presidio di valori ed esempio di solidarietà», ha dichiarato sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la cui «condanna per questi gesti vergognosi è ferma e senza ambiguità».
In una nota, Edoardo Rixi, deputato della Lega e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha così protestato: «Distorcere la realtà, generalizzare e infangare una storia costruita su sacrificio e solidarietà significa superare il limite del rispetto e della civiltà. Genova è una città che conosce bene il valore della presenza degli Alpini, soprattutto nei momenti più difficili».
A provocare questo clima di rifiuto delle penne nere era stata Lorena Lucattini, direttore della Procura di Genova, già candidata al consiglio comunale per Avs alle ultime elezioni comunali, che aveva affidato ai social un violento attacco. «Ci siamo ereditati questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per tre giorni, la sporcano, bevono, fanno casino, ma a cosa servono questi raduni a spese della collettività. Non vedo l’ora se ne vadano ancora prima che arrivino», aveva scritto, tra un post sul Liguria Pride e la condivisione di un elogio al premier spagnolo Pedro Sánchez che «avrebbe ridato dignità alla parola “sinistra”»
Dopo le reazioni indignate da ogni parte d’Italia, la funzionaria ha inviato una lettera di scuse all’Associazione nazionale alpini (Ana), definendo «breve ed infelice» il suo commento su Facebook. «Con questa mia intendo esprimere le mie scuse circa l’uso improprio del termine “pagliacciata” utilizzato per lamentarmi dei disagi che i cittadini genovesi potrebbero subire», si legge nel documento pubblicato dall’Ana sulla sua pagina social.
Spiega: «Non avevo intenzione alcuna di offendere il valoroso corpo degli Alpini, di cui ben conosco gli interventi nel caso di bisogno […] spero che l’incontro con la città di Genova dimostrerà ancora di più il mio torto». Tra i tantissimi commenti sempre di critica a Lucattini malgrado la lettera, un utente osserva: «Non una parola di scuse sull’affermazione “bevono, sporcano, si pagassero gli alberghi”. Scuse tardive e su suggerimento, non sue».
- Nasce un nuovo gruppo, che si affianca all’Agenzia europea del farmaco, per spronare i cittadini a porgere il braccio per le punture. Nel board c’è anche il prof. Paolo Bonanni, che chiedeva ai giovani di sacrificarsi per tutelare gli over 60 e interrompere il contagio.
- L’azienda riceve l’ok per sviluppare mCombriax, nonostante i dubbi sulla sicurezza.
Lo speciale contiene due articoli.
L’ultima trovata dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) è il gruppo consultivo sulla fiducia nei vaccini. Offrirà consulenza all’organismo della Ue, ma soprattutto collaborerà in tema di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini. «L’esitazione vaccinale è una minaccia globale crescente per la salute pubblica. Quando la fiducia del pubblico diminuisce, le malattie infettive possono riemergere, mettendo a rischio vite umane», ha spiegato Emer Cooke direttore esecutivo dell’agenzia, annunciando il neoformato panel internazionale.
Ne fanno parte 21 esperti, tra professionisti sanitari, società mediche, appartenenti al mondo accademico, organizzazioni di pazienti, enti di sanità pubblica. Il gruppo si riunirà ogni tre mesi. Il primo incontro è avvenuto mercoledì scorso alla presenza dei copresidenti, che fanno parte di Ema: Melanie Carr, responsabile della divisione Relazioni con le parti interessate e comunicazione; Marco Cavaleri, responsabile del dipartimento per le minacce alla salute pubblica. Gli altri prescelti italiani sono Paolo Bonanni, professore di Igiene all’Università di Firenze, e Stefano Del Torso direttore della European academy of pediatrics.
Ma vediamo un po’ da vicino qual è l’atteggiamento anche comunicativo nei confronti del vaccino Covid di alcuni dei componenti del nuovo gruppo, attraverso loro posizioni e dichiarazioni in epoca pandemica e più di recente. Partiamo da un italiano. In un video del dicembre scorso su Salute.eu, Bonanni raccomanda l’antinfluenzale «ogni anno sopra i 60» e afferma che «è importante la vaccinazione anti Covid, perché la malattia non è scomparsa».
A luglio 2021, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il professore dichiarava che i giovani «anche loro devono vaccinarsi il prima possibile perché oltre a interrompere la catena dei contagi tutelano pure quegli over 60 che per ora non vogliono ricevere le dosi». Bonanni aggiungeva: «Chi non si vaccina sta facendo un errore clamoroso, sta mettendo a repentaglio la sua salute, compra un biglietto alla lotteria della morte. Le due dosi riducono la mortalità del 99,9%, gli effetti indesiderati sono di gran lunga inferiori alle conseguenze del coronavirus».
L’igienista è anche coordinatore del Board del Calendario per la Vita, che nell’edizione 2025 ribadiva: «Dovrebbero fare la vaccinazione anti Covid» le donne «che si trovano in qualsiasi trimestre della gravidanza o nel periodo “postpartum” comprese le donne in allattamento senza necessità di interrompere l’allattamento».
Un altro dei 21 esperti è il pediatra Paul Offit, direttore del Vaccine education center del Children’s Hospital di Philadelphia, membro esterno della Fda. A Repubblica lo scorso settembre, lamentandosi per le scelte sanitarie del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. dichiarò: «Purtroppo, circa la metà delle migliaia di piccoli ricoverati in ospedale con Covid-19 lo scorso anno non presentavano fattori di rischio: quindi questa politica oggi mette a rischio moltissimi bambini».
Nel marzo del 2024, in un’ampia intervista all’organizzazione no profit Vaccinate your family affermò che «qualsiasi prodotto che può causare una buona risposta, può anche causare una cattiva risposta. Tuttavia, se si guardano gli eventi avversi gravi associati a un vaccino verificatisi negli ultimi 100 anni, questi si sono invariabilmente manifestati entro sei settimane. Quindi, se si hanno due mesi di dati su decine di migliaia di persone, questo mi fa sentire molto tranquillo riguardo alla sicurezza […] Non si può condurre una sperimentazione di tre anni prima di rilasciare un vaccino sapendo che quest’anno sono morte 400.000 persone. Non si può fare». Insomma, bisognerebbe chiudere gli occhi in tema di sicurezza.
Nel 2021 affermò: «È impossibile che l’Rna messaggero influenzi in alcun modo il Dna. Hai più probabilità di diventare Spider-Man se ti viene somministrato un mRna, piuttosto che di vedere il tuo Dna alterato in qualche modo dal tuo Rna messaggero». Molti studi hanno invece dimostrato il contrario
E c’è Zoi Dorothea Pana, specialista in pediatria, epidemiologia e controllo delle infezioni presso l’Università Europea di Cipro. Fa parte di Vaccelerate, rete paneuropea per lo sviluppo di vaccini che, tra l’altro, mappa i siti di sperimentazione clinica e di laboratorio in tutta Europa individuando le sedi più idonee per condurre le sperimentazioni cliniche di fase 2 e 3.
Su Horizon, il magazine ufficiale della Commissione europea dedicato alla ricerca e all’innovazione a ottobre 2021, dichiarò: «La sinergia tra la promozione di una copertura vaccinale completa, l’implementazione di Npi, interventi non farmacologici a più livelli come quarantene, chiusure e distanziamento sociale (adattati ai livelli di trasmissione nella comunità) e il supporto a rigorosi test di contatto sembra essere un modo equilibrato per procedere». Purtroppo, invece, abbiamo visto solo una piccola fetta dei danni che lockdown e didattica a distanza hanno provocato nei giovanissimi, mentre ancora non si indaga a dovere sugli effetti di vaccini a mRna nei bambini e adolescenti.
Più che pensare a comunicazioni tranquillizzanti, come si fa in Europa, negli Stati Uniti si pensa a informare su reazioni avverse. Sono appena state approvate le nuove norme del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (Acip), che fornisce indicazioni sull’uso dei vaccini negli Stati Uniti e consiglia i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc).
Il nuovo statuto, che reca la firma di Robert F. Kennedy Jr. prevede che i membri, oltre all’esperienza nel campo dei vaccini, debbano possedere conoscenze in materia di «recupero da gravi danni da vaccino». Alla voce «Obiettivo e ambito di attività, ora si precisa che l’Acip fornisce «consulenza e orientamento al direttore dei Cdc sull’uso dei vaccini […] nonché sulle lacune nella ricerca sulla sicurezza dei vaccini, inclusi gli effetti avversi successivi alla vaccinazione».
L’Acip sarà inoltre responsabile «della valutazione del profilo rischio/beneficio dei vaccini sulla base della sorveglianza in corso e dei nuovi risultati della ricerca; della considerazione dell’analisi degli effetti cumulativi dei vaccini e dei loro componenti; della rianalisi della sicurezza e dell’efficacia dei vaccini man mano che vengono individuate lacune e diventano disponibili nuove informazioni». Servirebbe un approccio simile, per migliorare la percezione dei vaccini nei cittadini della Ue.
Moderna, vedova allegra pandemica: dose combinata per Covid e influenza
Altri soldi che dovremo pagare alla Ue oltre a nuove tasse? Moderna ha ottenuto il via libera dalla Commissione europea per il suo vaccino combinato contro l’influenza e il Covid-19, mentre negli Stati Uniti la stessa azienda farmaceutica aveva ritirato a maggio 2025 la richiesta di approvazione, viste le notevoli difficoltà con la Fda. Il vaccino, che avrà il nome commerciale mCombriax, combina il vaccino anti-Covid-19 di nuova generazione mNexspike e il vaccino antinfluenzale sperimentale mRna-1010. L’approvazione europea ne consente l’uso in tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia, per l’immunizzazione attiva delle persone dai 50 anni in su. «Restiamo sorpresi dalla disponibilità della Commissione europea a concedere l’approvazione», ha dichiarato la società di investimenti bancari e gestione patrimoniale William Blair in una nota agli investitori, poiché mRna-1010 non è ancora stato approvato come vaccino singolo nell’Ue. Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema ha espresso un parere positivo sul vaccino combinato a febbraio, raccomandandone di fatto l’approvazione. Le autorità regolatorie statunitensi, invece chiedono una revisione completa del candidato vaccino contro l’influenza prima ancora di prendere in considerazione il prodotto combinato. «La combinazione di questi due vaccini a mRna, mentre non può risolvere i problemi di efficacia di ciascuna componente, paradossalmente presenta incognite e rischi che possono eccedere la somma riferibile a ciascuna componente», afferma a titolo personale Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso il Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Spiega: «Al di là dell’evidenza che la singola componente anti-flu “mRna-1010” non ha ancora passato l’esame presso la Fda, il “peccato originale” dell’approccio riproposto in combinazione è la scarsa o nulla immunizzazione funzionale che questa tecnica ha dimostrato di indurre nei tessuti più rilevanti per qualsiasi malattia infettiva respiratoria, vale a dire l’apparato respiratorio, laddove i virus dell’influenza e il Sars-CoV-2 trovano la loro “porta di ingresso” dell’organismo infettato». C’è poi il grande tema sicurezza, che dopo la gestione dell’emergenza Covid con sciagurate campagne vaccinali a tappeto e l’evidenza di troppe reazioni avverse (però ancora minimizzate o ignorate), lascia oltremodo preoccupata gran parte della popolazione. «Lasciando pure da parte gli effetti avversi indotti dalla Spike», precisa il biologo e virologo, «in base alle evidenze sperimentali già pubblicate, la combinazione di due preparazioni di mRna dovrebbe aumentare almeno due rischi. Innanzitutto, insieme rappresentano uno stimolo ancora più forte per la produzione sulla superficie delle cellule tumorali, sia neo-formate sia pre-esistenti, della molecola immunosoppressoria PDL-1, con conseguente inibizione del sistema immunitario nel controllare la crescita dei tumori». Inoltre, fa sapere il ricercatore, si aggiunge la «possibile generazione di prodotti proteici ignoti e immunogenici, così come è già stato dimostrato che accade nelle molecole di mRna artificiali, quali sono quelle di questi vaccini. Questo accade a causa del fenomeno dello frameshifting “scorrimento di lettura” dovuto alla presenza negli mRna vaccinali del componente artificiale “N1-metil-pseudouridina”». Questo nucleoside modificato inganna il meccanismo di lettura nella traduzione dell’mRna in proteine, causando spostamenti della cornice di lettura dei codoni con la conseguenza di sintetizzare altre proteine «non intenzionali», che potrebbero avere conseguenze imprevedibili. Conclude l’esperto: «Così come già accaduto recentemente per i vaccini Covid autoreplicanti, va sottolineato come le autorità regolatorie europee siano state le più rapide ed efficienti nell’autorizzare questi tipi di prodotti, malgrado una così scarsa quantità di studi di sicurezza». Decisioni sulla pelle nostra, ancora una volta





