Si chiude il padiglione di Mosca alla Biennale, ma alla grande mostra d'arte c'è spazio per Cuba e altre autocrazie. E intanto, per il testardo rifiuto di trattare con la Russia, siamo tutti costretti a subire una gravissima crisi energetica.
Abbiamo ampiamente raccontato come gli antagonisti di Askatasuna abbiano celebrato il primo maggio: scontrandosi con la polizia. Cioè tentando di menare dei lavoratori in divisa costretti ogni volta a confrontarsi con le intemperanze del centro sociale. Questo però è solo uno spicchio del curioso rapporto che i militanti torinesi hanno con il lavoro. Un’altra parte, rimasta decisamente più in ombra, emerge dalle carte del processo che nel 2025 ha portato ad alcune condanne per vari attivisti e all’assoluzione per un reato particolarmente grave, cioè associazione a delinquere.
Da qualche settimana è iniziato il processo di appello, e diventa interessante osservare ciò che gli investigatori hanno scoperto nel corso degli anni.
Emerge infatti come molti antagonisti abbiano lavorato o lavorino per una cooperativa torinese che si chiama La Testarda. Una realtà imponente, che conta tanti dipendenti (ovviamente non tutti gravitanti nell’orbita di Askatasuna) e un fatturato robusto: 11.154.928, stando all’ultimo bilancio disponibile sul sito, cioè quello relativo al 2023. Lo stesso bilancio mostra come fra i consiglieri di amministrazione della coop vi sia un nome notevole, quello di Guido Borio. Si tratta di un pezzo di storia della sinistra radicale torinese. Settant’anni, durante gli anni di piombo militò nei Nuclei Comunisti Territoriali, formazione dell’autonomia, che nel 1980 si rese responsabile di un sabotaggio alla ditta Framtek del gruppo Fiat. Durante l’azione morì un sorvegliante e negli anni successivi Borio si prese una condanna molto pesante che ha scontato in carcere e in semilibertà. Borio è stato anche fra gli imputati del procedimento a carico di Askatasuna conclusosi nel 2025 e che ora affronta la fase d’appello.
Nelle carte giudiziarie, il pm «osserva che come risulta dagli estratti conto contributivi Inps, al servizio della Cooperativa La Testarda hanno lavorato, negli anni, oltre a Borio Guido numerosi imputati e, segnatamente, Bosser Peverelli Maya, Gentile Stella, Munari Sara Andrea, Raise Silvano, Raviola Umberto, Bruni Francesco, Cientanni Luca, Collovati Loris, Fiumara Alessandro, Piana Costanza».
E fin qui poco male. Si trova tuttavia una conversazione del giugno 2020 in cui due militanti (Lauriola e Raviola) «recriminano sul fatto che Borio Guido metta dentro la cooperativa “I compagni peggiori e che prima di procedere a qualche assunzione dovrebbe chiedere a loro”». A quanto pare, dunque, sono gli stessi militanti a lamentarsi del fatto che alla coop La Testarda vengano presi a lavorare antagonisti che non si meritano il posto. E non sono i soli.
Nel luglio del 2020 è un dipendente della coop, tale Claudio, a dire a Borio in una telefonata: «A me sembra che certe persone hanno la precedenza su tutti e so, non li vedo cosi bravi, ste persone che hanno tempi indeterminati, cioè sta arrivando tutta l’Askatasuna cioè, non mi sembrano cosi bravi rispetto ad altri che noi mandiamo via». Sembra dunque che vi sia una sorta di canale preferenziale per i militanti di Aska, i quali però non si distinguono per capacità. È lo stesso Borio a notarlo nel marzo del 2020, irritandosi per via di «tutti questi giovinastri in cooperativa e che non lavorano mai». Alcuni, dice Borio, si sono «messi in mutua»: «A volte sono agli arresti, e una volta è una cosa, e una volta è un’altra». Insomma, i militanti di Aska che lavorano nella coop non sembrano rendere felice nessuno se non loro stessi, percepiscono stipendi ma non si danno da fare.
C’è poi un altro aspetto della questione. La Testarda è una coop aperta dai primi anni Ottanta che lavora tanto con le istituzioni torinesi. Con la sanità, con il Comune. Sara Sonnessa, collega di TorinoCronaca, ha scoperto che ha in dotazione una decina di appartamenti popolari tra la città di Torino e Nichelino. Ebbene, è curioso che tanti antagonisti lavorino per una coop sostenuta anche da molti soldi pubblici. Ed è ancora più curioso che i militanti vadano a organizzare proteste contro gli sgomberi delle case popolari davanti all’Atc (l’ente che gestisce l’edilizia pubblica) quando alcuni di loro lavorano per una coop che da Atc riceve appartamenti.
«Sicuramente La Testarda lavora con il Comune di Torino per quel che riguarda le politiche sociali», dice l’assessore piemontese Maurizio Marrone. «Abbiamo visto emergere il nome di questa cooperativa su un progetto di assistenza alle persone senza fissa dimora nel circuito degli enti del Terzo settore a cui il Comune dà affidamenti in tale ambito. E sappiamo anche che, sempre il Comune, porta avanti dei progetti di assistenza sul tema casa. Utilizzando delle case che sarebbero destinate a essere alloggi popolari e che vengono invece tagliate fuori dalle assegnazioni alle famiglie che aspettano in graduatoria e sono utilizzate per progetti definiti “sociali”. È molto particolare», continua Marrone, «per non dire vergognoso, trovare persone attive a livello professionale in ambito sociale e pagate con soldi pubblici che poi animano i picchetti antisfratto».
Marrone intende approfondire la questione. Non gli va giù l’idea che ci possano essere «cooperative che servano a garantire stipendi agli antagonisti, al punto che chi vi lavora davvero si lamenta del fatto che deve lavorare anche per chi invece va in piazza». L’assessore spiega che «finora le norme hanno previsto da parte della regione solo un controllo formale tecnico, ma anche alla luce di questi ultime evidenze cambieremo la normativa in modo che via sia un controllo nel merito sui vari progetti».
Sia chiaro: non è un reato il fatto che molti antagonisti lavorino per una cooperativa. E secondo i giudici che hanno esaminato il caso in primo grado le assunzioni alla Testarda non servivano al presunto «sodalizio criminale» del centro sociale. Resta però che i ribelli di Aska hanno mostrato di avere negli anni una certa frequentazione con una coop che lavora tantissimo con il pubblico, ricevendo denaro da Comune e Ausl e casa dall’Atc. Pretendono di combattere il sistema, ma a quanto pare c’è, a Torino, un tipo di sistema che fa comodo pure a loro.
«È iniziato l’assedio, è iniziata la guerriglia. Sono ancora in giro i ragazzi di Vanchiglia». Venerdì Primo maggio gli antagonisti di Askatasuna hanno annunciato al microfono l’apertura delle ostilità con le forze dell’ordine. Un momento accuratamente preparato e con tutta probabilità ampiamente desiderato.
Gli antagonisti hanno deliberatamente deciso di trasformare il corteo in una marcia verso lo stabile di viale Regina Margherita da cui sono stati sgomberati mesi fa, e il risultato non poteva che essere un ruvido confronto con le forze dell’ordine.
A scontri avvenuti, i militanti hanno rivendicato con fierezza tutto quanto, tramite un articolo uscito su Infoaut, il loro sito Web di riferimento. «A fronte di un imponente dispositivo di forze dell’ordine, una breccia è stata aperta, il cancello del giardino di via Balbo è stato aperto. Tantissime le persone che inondavano le vie di un quartiere ferito, che in questi mesi ha dato prova di resistenza e di voglia non solo di curarsi le ferite ma di costruire qualcosa di più forte, di nuovo, di vero. Al grido di Askatasuna vuol dire libertà, nonostante cariche, lacrimogeni e idranti, i giovani e i meno giovani di questa città hanno espresso una necessità: tornare in uno spazio che dev’essere popolare».
Non mancano, nell’articolo autocelebrativo, i consueti toni minacciosi nei riguardi dei nemici politici. «Maurizio Marrone, probabile candidato a sindaco fascista alle prossime elezioni, ha avuto la faccia tosta di presentarsi e fare un pezzo di sfilata con le istituzioni», scrivono gli antagonisti rivolti all’assessore di Fdi che li ha fatti sgomberare.
Deliri da esaltati rossi, si dirà. Ed è vero. Il problema è che questi tronfi soggetti che hanno collezionato denunce e condanne e che ancora picchiano, devastano e minacciano godono - chissà perché - di coperture istituzionali e appoggi da parte dei partiti di sinistra. Poco prima degli scontri del Primo maggio, non a caso, abbiamo assistito all’ennesimo episodio di gentilezza del Comune guidato da Stefano Lo Russo del Pd nei riguardi di Askatasuna. I militanti si fanno ora rappresentare da una sorta di comitato di quartiere che per loro conto richiede spazi e autorizzazioni. Tramite questa associazione, Aska aveva chiesto di utilizzare il giardino del centro sociale per la tradizionale grigliata.
Fortunatamente il Comitato provinciale torinese per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunito in prefettura, ha dato parere non favorevole allo svolgimento della grigliata. Ed è difficile dargli torto visto quello che è accaduto dopo. Ma ecco il punto. Sapete chi ha cercato di trattare a nome degli antagonisti per concedere loro di cucinare salamelle? Ovvio: il vicesindaco pd di Torino, Michela Favaro, che - come ha scritto anche il Corriere della Sera, «si era fatta portavoce della proposta avanzata dall’associazione Vanchiglia».
È piuttosto ridicolo condannare scontri e violenze dopo che sono avvenuti, quando fino al giorno prima si è tentato di coprire o spalleggiare gli antagonisti. Delle due l’una: o si sta con i violenti o contro. «Quando un vicesindaco va in prefettura, mettendo la faccia dell’istituzione che rappresenta, a chiedere di autorizzare il sedicente comitato di quartiere fondato da Aska per organizzare la tradizionale grigliata antagonista nel cortile del centro sociale sgomberato e poi quegli stessi militanti forzano il cancello assaltando le forze dell’ordine, il problema dell’appiattimento totale del Pd sui violenti di estrema sinistra diventa un problema di tutta la città », dice Marrone alla Verità. «La regolarizzazione tentata dalla giunta comunale ha un importante risvolto di business per Askatasuna, che avrebbe ancora altri immobili a disposizione, ma ha bisogno della struttura storica in zona universitaria per lucrare su eventi e ristorazione in nero. Non stupisce quindi che in questo ultimo anno lo spezzone antagonista del corteo del Primo maggio non abbia tentato l’abituale aggressione allo striscione del Pd. Il messaggio che lanciano ai dem sul loro giornale online, invece, è che se gli lasciassero più briglia sciolta potrebbero impedire a me di partecipare al corteo dei sindacati, nonostante sia assessore al lavoro in Regione Piemonte, attuando così l’“antifascismo dal basso”. Ma grazie allo sgombero del dicembre scorso non gli resta che prendersi qualche scarica di idrante dalle forze dell’ordine». Scarica che però non sembra aver calmato i bollenti spiriti dei militanti. I quali continuano a puntare sulla rioccupazione e dichiarano: «Ciò che viene sottratto con la forza bruta va restituito e, se necessario, va riconquistato».





