Se dovessimo scegliere una sola parola per sintetizzare l’incredibile vita di Jordan Peterson, con tutta probabilità quella parola sarebbe «lotta». È stata la lotta a donargli un fardello pesante come la celebrità globale. Psicologo e autore già affermato, tra i più importanti intellettuali partoriti dal Canada in tempi recenti, è divenuto famosissimo grazie alla sua battaglia contro le imposture gender e le mordacchie woke.
A cui risponde con intelligenza appuntita e lingua raffinatissima. I suoi libri e i suoi video sono stati compulsati da milioni di persone, e lo psicologo si è fatto pienamente carico del compito di guidare masse dei conservatori in cerca di riferimenti. I suoi match televisivi contro i più fanatici sostenitori del delirio buonista sono uno spettacolo imperdibile, da cui Peterson esce sempre imbattuto. O, meglio, usciva.
Negli ultimi anni ha avuto problemi fisici e neurologici, si è trovato fra la vita e la morte, si è ripreso e poi - di recente - è nuovamente precipitato nel baratro. Peterson oggi soffre di acatisia, terribile sindrome psicomotoria che causa irrequietezza costante e bisogno incontrollabile di muoversi. Sua moglie Tammy, un paio di giorni fa, ha dichiarato al New York Post che «il dottor Peterson è a casa con la famiglia e persone che lo assistono... non ha ancora intenzione di tornare al lavoro. Sente come se fosse in un altro mondo fatto di dolore. Le sue mattine sono terribilmente dolorose e scoraggianti. Più tardi, molto più tardi nel corso della giornata, a volte prova un po’ di sollievo. I danni causati dai farmaci psichiatrici assunti più di sei anni fa richiedono pazienza, tempo e amorevole attenzione».
È una nuova lotta, la più dura. Ed è una coincidenza davvero significativa che l’ultimo libro di Jordan Peterson (appena uscito in Italia per l’editore My Life) sia Noi che lottiamo con Dio. È un saggio straordinario, frutto di anni di studi e conferenze a cui Peterson ha dedicato tutte le sue energie quando ancora era in forze. Il dottor Jordan, benché sua moglie e sua figlia siano cristiane, non si professa credente. Eppure guarda alla Bibbia con totale devozione. «Nel bene o nel male, è la storia che conta», scrive. «Nel bene o nel male, la storia su cui si fondano, seppure precariamente, le menti e le culture occidentali è fondamentalmente quella narrata nella biblioteca che costituisce il corpus biblico, la serie di drammi che sta alla base della nostra cultura e attraverso cui guardiamo il mondo. E la storia su cui si regge la civiltà occidentale. E una raccolta di descrizioni non solo di Dio, la cui imitazione, adorazione o, addirittura, incarnazione è ritenuta il più alto di tutti gli obiettivi possibili, ma anche dell’uomo e della donna, la cui essenza è definita dalla relazione con quel Dio, e della società, vista attraverso il prisma dell’individuo e del divino, È anche la rivelazione del sacrificio che permette di raggiungere tale obiettivo, e un’analisi in forma di epopea del traguardo trascendente che si ritiene unisca tutte le cose nel miglior modo possibile. Per quanto riguardo l’Occidente, la storia biblica è, nel suo complesso, il quadro attraverso cui il mondo dei fatti si rivela, la descrizione della gerarchia di valori entro cui la scienza stessa (quella che persegue il bene) è resa possibile. La Bibbia è la biblioteca di storie su cui si basano le società più produttive, libere, stabili e pacifiche che il mondo abbia mai conosciuto: il fondamento dell’Occidente, puro e semplice».
Tra i tanti temi fondamentali che il libro tocca seguendo la Bibbia uno è particolarmente avvincente e in linea con le idee di Peterson. L’idea di lotta, di sfida, di avventura e combattimento in nome della Verità, perfettamente condensato nella vicenda di Abramo. Un uomo che viene chiamato alla sfida. E viene chiamato da una voce che è «lo stesso spirito che incita il poppante ad accettare il compito di diventare bambino, il bambino a diventare adolescente e l’adolescente a diventare un adulto autonomo. È lo stesso spirito che si manifesta nell'anima del figlio o della figlia a cui vengono concesse sempre più responsabilità e opportunità a ogni passo volontario verso la maturità.. In secondo luogo, questi brevi versetti contengono una promessa straordinariamente ottimistica: a coloro che danno ascolto alla vera avventura al servizio di ciò che è più elevato, Dio dice che la loro ricerca non solo soddisferà il desiderio più profondo dell’anima intenta a progredire, ma costituirà anche la strategia più efficace possibile per il successo».
Nei fatti, spiega Peterson, «la fonte dello slancio allo sviluppo personale dev’essere considerata identica al Dio monoteista ebraico e la manifestazione dello spirito divino è ciò che ci spinge ad ammirare e a imitare il successo vero e autentico. [...] È l’ispirazione divina che si concretizza nella chiamata a lottare con se stessi, il mondo, la natura e Dio. [...] Questo è lo spirito che è insieme Dio, la voce incoraggiante che chiama Abram, e ciò che Abram potrebbe essere e poi è: il padre delle nazioni. Significa che l’essenza stessa della paternità, sia essa concepita come qualcosa di divino o di umano, è proprio quella voce incoraggiante che premia l’impulso o forse l’istinto che spinge un bambino, un adolescente e persino un adulto ad accettare le sfide, a svilupparsi ulteriormente, a maturare, a elevarsi e a crescere verso la luce, ad affrontare serpenti e draghi anziché cercare sicurezza, gratificazione edonistica o potere. Pertanto, il Verbo di Dio nella storia di Abram è inteso identico alla propensione innata (anche se non con la necessità deterministica) del bambino a muovere i primi passi; a tendere la mano dell’amicizia e a giocare con gli sconosciuti con coraggio e cordialità in un parco giochi, a rifiutare la falsa amicizia di coloro che raccolgono la palla nel cortile e se ne vanno a casa se non riescono ad avere ciò che vogliono; a opporsi ai bulli nei corridoi della scuola e nei vicoli a favore di chi è più piccolo o più debole e vulnerabile; a desiderare e a correre il rischio di instaurare una relazione con un membro del sesso opposto, e a diventare mariti e mogli affidabili e amorevoli, padri e madri adulti».
La voce divina chiama a una lotta per la verità: «È la vera avventura, non la falsità della menzogna, a costituire il significato autentico e necessariamente sostenibile della vita. Instaurando un’alleanza con l’unico vero Dio, Abram giura di vivere secondo la verità. All’inizio non ne è perfettamente in grado: è, nel migliore dei casi, un uomo comune; un’ottima notizia per tutti noi che ci sforziamo di raggiungere un obiettivo superiore e di mettere ordine nella nostra vita.. Nonostante la sua ordinarietà, Abram decide di correre il rischio». Ecco, correre il rischio a fin di bene: tutta la vita di Peterson e tutto il suo insegnamento si riassume in questo concetto. Una lotta, una buona battaglia.
A Bologna va in scena l'ennesima censura chiesta a gran voce da Pd e sinistra. Che chiedono di cancellare il presidio sulla remigrazione. E ottengono di confinarlo in una piazza periferica. Intolleranza in nome della democrazia.
Non vediamo l’ora di assistere al grande evento. Parliamo di una occasione davvero imperdibile: la festa dell’Europa che si celebra sabato. A Roma verrà srotolata una bandiera europea di dimensioni record e saranno illuminati di blu Campidoglio e Colosseo. A Ravenna il sindaco del Pd farà suonare la banda e ha chiamato in piazza i cittadini. A Torino ci saranno musica e conferenze, idem a Bologna. Tutto davvero meraviglioso.
In alcune città sono stati anche affissi dei manifesti che celebrano alcune delle splendide qualità dell’Unione europea. Sono ripresi direttamente dal sito della Commissione Ue, e sono veramente formidabili. La Commissione li presenta con un comunicato commovente dal titolo «La democrazia merita di essere protetta», e già basterebbe a farsi una idea. «Che si tratti di scorrere le notizie online, guardare i tuoi programmi preferiti in streaming o discutere con gli amici al bar, la democrazia all’interno dell’Ue ci garantisce la libertà nei gesti della vita di tutti i giorni», dice il testo. «È difficile immaginare una vita senza queste forme di libertà. Tuttavia, i diritti e le libertà che abbiamo oggi non sono sempre stati garantiti, ma sono stati costruiti e difesi di generazione in generazione. Oggi», spiega la Commissione, «i principi democratici sono messi sempre più a dura prova, anche in Europa. Insieme però possiamo arginare questo fenomeno».
Viene da chiedersi chi sia il responsabile di tale scempio. Chi mette a dura prova i principi democratici? Viene il sospetto che la Commissione ce l’abbia con i suoi nemici di sempre: sovranisti, populisti, destre ed euroscettici in genere. Veramente strabiliante: l’Ue si vanta della sua democrazia producendo un comunicato che sembra una caricatura della propaganda di regime. Sentite come prosegue il documento: «Anche tu puoi aiutare a dare forma alla democrazia in Europa. Esprimendo il tuo voto nelle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee, puoi difendere le tue idee e i tuoi valori. Puoi anche avviare un’iniziativa dei cittadini per far approvare nuove legislazioni, condividere le tue opinioni sulle politiche in atto, presentare petizioni all’Ue su questioni che ti stanno a cuore o fare volontariato nella tua comunità. Il potere è nelle tue mani. Proteggere la democrazia e rafforzare la resilienza democratica dei cittadini, delle società e delle istituzioni è uno sforzo collettivo urgente per proteggere ciò che conta per gli europei. Per proteggere i nostri valori democratici, le nostre libertà e il nostro stile di vita». Di nuovo, viene da chiedersi: proteggere da chi? Da chi dobbiamo guardarci? Da Putin? Dall’Iran? Da Trump?
I manifesti ispirati a questi sublimi concetti, dicevamo, sono memorabili. Sono tutti più o meno simili. Mostrano immagini di giovani che si suppone siano europei e hanno tre slogan diversi: stampa libera, espressione libera, scienza libera. E se non li avessimo visti nelle strade penseremmo a uno scherzo.
Il fatto è che stampa, espressione e scienza sono esattamente le cose che l’Unione Europea da anni minaccia. Riprendendo il comunicato della Commissione Ue, potremmo dire che il nostro stile di vita e i nostri valori sono sì sotto pressione e sotto attacco, ma a metterli in pericolo non sono chissà quali nemici esterni: sono semmai i burocrati di Bruxelles a costituire la principale minaccia. L’Ue ha clamorosamente cercato di controllare la libera scienza durante l’emergenza Covid, diventando il principale ostacolo alla diffusione di informazioni. Da anni cerca di porre limiti ai social network, di dare la caccia ai dissidenti e di colpire chi osa uscire dai confini del politicamente corretto. Inoltre, come ha dimostrato il ricercatore Thomas Fazi, spende milioni per farsi propaganda sui media. Se la democrazia in Europa è a rischio, occorre ringraziare Bruxelles.





