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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.

La sinistra strilla ma ha avuto ciò che voleva
Beppe Sala (Getty Images)
Il sindaco milanese, che si oppose a un convegno sulla remigrazione, invoca espulsioni una volta compreso che i balordi clandestini hanno reso la città un far west. Gli editorialisti progressisti martellano il governo: ma siamo qui grazie a politiche sui flussi care a loro.

Beppe Sala, sindaco di Milano, è sul piede di guerra e affila le spade della polemica. Se la prende con il governo dopo il brutale omicidio di Aurora Livoli, per cui è fortemente indiziato un peruviano di 57 anni, Emilio Gabriel Valdez Velazco, che aveva già commesso almeno altre tre violenze sessuali e aveva altri precedenti penali per rapina aggravata. Sala, furibondo, dichiara alla stampa che Velazco «aveva ricevuto un foglio di via nel 2024, ma non era stato eseguito perché ritenuto inidoneo a stare in un Cpr. Di fatto è risultato idoneo ad ammazzare una ragazza; si continua a blaterare su rimpatri, remigration, ma nella realtà non succede nulla, chi commette un crimine piccolo o grande deve pagare una pena».

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