Delitto di Garlasco: Chiara uccisa in cucina? La verità del genetista Fabbri | Segreti - Ep.23
Nel delitto di Garlasco tornano al centro DNA, computer e dinamica dell’omicidio.Ospite a Segreti, il genetista Matteo Fabbri smonta letture forzate: il DNA sulle cannucce e i reperti di cucina non sono databili e non possono riscrivere da soli la scena del crimine.
Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine.
«Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne».
Di nuovo, sante parole. Le tempistiche sono probabilmente il tema centrale di tutta questa vicenda. Le autorità sono state piuttosto veloci, infatti, nel sottrarre i bambini alla famiglia. Un po’ meno a prendersi cura di loro. Risulta, tanto per fare un altro esempio, che dal 20 novembre i piccoli non stiano svolgendo alcuna attività scolastica. Una insegnante avrebbe dovuto presentarsi nella casa famiglia il 7 gennaio, ma non è arrivata. Ora, stando alle indiscrezioni, sarebbe stata individuata un’altra figura: una insegnante in pensione che sarebbe disponibile a seguire i Trevallion e che dovrebbe iniziare a lavorare a giorni. Vedremo. Le perplessità restano tutte, però: era davvero necessario separare la famiglia per costringere i genitori ad accettare il supporto di una maestra in pensione? Da settimane il padre Nathan e i legali della famiglia dicono di essere disposti a trattare su ogni punto critico sollevato dal tribunale. Eppure i minori restano lontani, reclusi. Quello che prima sembrava un ricatto ora appare come una sorta di punizione.
Ed è qui che emerge un argomento che non si può facilmente trascurare, e cioè quello economico. Risulta infatti - lo ha confermato il sindaco Giuseppe Masciulli, che il Comune di Palmoli spenda 244 euro al giorno per mantenere mamma e bambini nella casa famiglia. «Cifra che, grazie all’utilizzo di contributi statali, potrà essere affrontata per un massimo di 4-5 mesi. Viceversa comincerà a gravare direttamente sul bilancio del Comune e allora la situazione potrebbe diventare preoccupante», ha detto Masciulli. Fate due conti: a spanne siamo oltre i 10.000 euro a carico dei contribuenti. Che cosa avrebbero potuto fare i Trevallion se avessero ricevuto direttamente dal Comune quella cifra? Magari sistemare la casa più rapidamente. La stessa domanda si può porre per le altre famiglie a cui sono stati tolti i figli, come l’altra famiglia nel bosco di Caprese Michelangelo (Arezzo), che sta perfino peggio dei Trevallion dato che non sa dove siano finiti i due minori allontanati. L’intero meccanismo degli allontanamenti ha una componente di business che non si può trascurare. Non vogliamo dire che si strappino i bambini ai genitori per arricchire i gestori delle strutture di accoglienza, ma è evidente che per funzionare la macchina del controllo minorile va oliata. Parliamo di rette che vanno dai 100 ai 300 euro al giorno e anche di più. Per i piccoli che rischiano davvero la vita o si trovano in situazioni di gravissimo disagio avere un luogo sicuro in cui stare è di sicuro fondamentale. Ma che famiglie in cui regna l’amore siano separate e si finisca per spendere migliaia e migliaia di euro a beneficio di strutture protette, beh, è decisamente sgradevole.
Il sistema, in fondo, non è poi molto diverso da quello vigente nella gestione dei migranti: per ogni ospite delle strutture lo Stato sborsa. Solo che qui parliamo di bambini che una casa ce l’hanno e hanno pure genitori che non li maltrattano. Perché i contribuenti devono spendere 244 euro al giorno per finanziare un ricatto (o una punizione) istituzionale? Nel caso di Palmoli, altri quattro mesi con questo regime metterebbero in seria difficoltà il Comune. E chi ne trarrà beneficio? I Trevallion o il sistema che vuole rieducarli?
«Criminali a spasso anche se i carabinieri rischiano la vita, la colpa è delle toghe»
Clicca qui per vedere il video dell'intervista a Rita Dalla Chiesa.
Rita Dalla Chiesa, onorevole di Forza Italia: condivide la battaglia della Verità a favore del carabiniere condannato?
«I carabinieri e i poliziotti molte volte si chiedono: ma noi che dovremmo fare? Ci dovremmo vergognare tutti per quello che rischiano a fronte di ciò lo Stato dà loro come stipendio, e con il quale devono mantenere non solo sé stessi ma anche le loro famiglie... E poi ti vedi sbattuto in galera per tre anni mentre normalmente i delinquenti sono liberi. Loro ti dicono: noi lavoriamo tanto e poi ce li ritroviamo fuori dopo neanche una settimana, ma perché questi ragazzi dovrebbero allora rischiare la vita? In più le famiglie per bene non hanno quasi mai la possibilità di avere un risarcimento, le famiglie dei delinquenti invece il risarcimento lo chiedono e ce l’hanno. Allora spiegatemi: i carabinieri, la polizia e le forze dell’ordine che cosa dovrebbero fare?».
Pensa che noi abbiamo, come società italiana, un atteggiamento sbagliato nei confronti delle forze dell’ordine?
«No, però c’è una parte della popolazione, soprattutto tra i giovani... Quello che mi spiace è che se uno di questi ragazzi che sputano sulle bare dei carabinieri o dei poliziotti durante un funerale, fosse in difficoltà, il carabiniere o il poliziotto lo salverebbe se lo vedesse in pericolo. Questa è la differenza, ed è una differenza che fa male, soprattutto per chi in mezzo alle divise ci ha vissuto. Non so perché certe persone abbiano un atteggiamento così poco collaborativo, ma io parlo anche della magistratura, perché chi è che li rimette fuori i delinquenti?».
Questo è un altro tema enorme: c’è un grosso problema di sicurezza, creato da persone con precedenti che per un motivo o per l’altro…
«Che non vengono rimandate a casa. Possibile che non ci sia nessuno che si occupi di metterli su un aereo e rispedirli al proprio Paese? E questi continuano a delinquere».
Pensa ci sia una responsabilità dei magistrati?
«La responsabilità è dei magistrati. Io non voglio metterli tutti insieme, però di molti magistrati sì, perché molti pensano di essere anche psicologi. Allora c’è la psicologia della magistratura che ti dice, beh no, questo chissà se lo rimandiamo al suo Paese, poi viene trattato in modo crudele. Non è così, non è così. Tu sei venuto in Italia, se tu delinqui in tutta l’Italia te ne devi andare. Stando in Parlamento avresti voglia di fare tanto e non puoi fare molto invece, non lo puoi fare, perché comunque non dipende tutto da te, dipende da tanti altri. Adesso c’è la discussione sui soldati per le strade: io li vorrei, parlo a titolo personale, non in nome di Forza Italia. Vorrei vedere in mezzo alla strada le camionette con i soldati, secondo me è un deterrente, come ai tempi del maxiprocesso a Palermo».
Quindi c’è un problema di ideologia di alcune toghe?
«Le famose correnti. Io credo che alcuni magistrati abbiano voglia di mantenere questo potere, perché per loro è un potere che devono avere sulla politica».
Quindi lei è a favore del Sì al referendum.
«Ma certo. Sono anni che lo vado dicendo, una giustizia giusta. Lo dicevo dai tempi di Silvio Berlusconi. Però la giustizia giusta il più delle volte non arriva. Facevo una trasmissione anni fa, in cui mi capitò un padre che aveva avuto la figlia uccisa dall’ex ragazzo. Se l’è ritrovato fuori, dopo nemmeno 15 giorni, perché il giudice aveva deciso che aveva dei grossi problemi e quindi lo rimise fuori».
[...] Il tema della sicurezza legata ovviamente si lega a quello dell’immigrazione.
«Ci sono troppi immigrati clandestini. Lo stesso presidente Meloni l’ha detto: era la cosa su cui quando si è formato questo governo avremmo dovuto lottare di più, ma si potrà fare di più. [...] C’è anche una percezione diversa da parte della gente nei confronti di questi immigrati, perché prima, quando arrivavano da Paesi disastrati, da dittature, eravamo quasi tutti più accoglienti nei loro confronti. Adesso no. Adesso anche io, garantista fino al midollo, dico basta».
Attacchi come quelli che ha sentito alle persone in divisa, li sentiva anche ai tempi in cui lavorava suo padre?
«Ci sono momenti in cui vorrei chiedere a mio padre: tu cosa faresti? Papà aveva un grande rispetto per i suoi carabinieri, in un momento come questo francamente non so che cosa avrebbe potuto fare. Oggi questo rispetto non lo sento più. C’è un militare a Torino che nel 2020 è stato messo sotto da una donna francese completamente fuori di testa: gli hanno dovuto amputare l’arto. Qualcuno ha pensato a questo lui? No, è partita una sottoscrizione come la vostra per potergli pagare un arto che gli consenta di vivere meglio di come sta vivendo ora. Credo che dovremmo stare vicini a queste persone. Ecco perché poi si dice che ci sono pochi carabinieri, o poca polizia. Quei pochi che ci sono vengono massacrati nelle piazze, gli tirano addosso di tutto, tornano a casa che sono maschere di sangue. Mi chiedo: si rende conto la gente, le persone non perbene, che non capiscono il valore di queste divise? È possibile che si attacchino le forze dell’ordine quando qualche delinquente viene ferito o ucciso? Può succedere: purtroppo sì, ma tu lo sai che se vai a delinquere è un rischio che corri, puoi anche essere ucciso».





